Il Libro della scala di Maometto

Tabelle esplicative e riassuntive

a cura di Giuseppe Bonghi

Edizione di riferimento:

Enrico Cerulli, Il ‘libro della scala” la questione delle fonti arabo‒spagnole della Divina Commedia, Città del Vaticano Biblioteca Apostolica Vaticana Roma mcmxlix

Il libro della Scala

Tabelle esplicative

le tre voci che lusingano Maometto:

prima dimostrazione della sua sapienza

§ 7‒8

legge giudaica

una voce soave

chiama Maometto, ma lui: non volli voltarmi per guardare verso la parte da cui proveniva la voce, e continuai per la mia strada senza rispondere

la legge cristiana

un’altra voce

udii che mi chiamava forte: non risposi né mi curai di guardare verso il punto da cui la voce era giunta, ma proseguii il mio cammino

questo mondo, che è ripieno di ogni delizia

una donna, più bella d’ogni altra donna che mai avessi vista, in vita mia, rivestita di tutti i colori che è possibile immaginare, per tre volte dolcemente mi chiamò dicendo: ‘Ehi, Maometto, aspettami’. Io l’attesi, ma quando lei si avvicinò e volle parlarmi, la lasciai, non poco sdegnato

1

La scala di Maometto

§ 11

La Scala

Era quella scala la cosa più bella che si fosse mai vista, e i suoi piedi poggiavano su quella pietra sulla quale in precedenza ero disceso. I suoi gradini erano fatti in questa maniera: il primo era di rubino, il secondo di smeraldo, il terzo di perla bianchissima e tutti gli altri di pietre preziose, ognuna secondo la sua natura, lavorati con perle e oro purissimo, tanto riccamente che nessuna mente umana potrebbe concepire. Ed era tutta ricoperta di sciamito verde più splendente di uno smeraldo, e tutta circondata di angeli che la custodivano. E tale era la sua luminosità che appena si poteva darle un’occhiata.

2

L’angelo della morte

§ 13

L'angelo della

morte

‒ A destra aveva molti altri angeli, coi volti rilucenti come luna piena, e questo splendore era la gloria di Dio. E tutti avevano indosso vestimenti verdi, che erano più splendenti dello smeraldo, e avevano un profumo più soave del muschio e dell’ambra.

‒ A sinistra c’era una schiera di angeli più neri dell’inchiostro, con gli occhi rubicondi come il fuoco, ed erano oltremodo puzzolenti e avevano voci più potenti del tuono e tutti avevano un aspetto mirabilmente orribile.

§ 14

 

‒ gli chiesi: in che modo traesse fuori le anime dai corpi degli uomini alla loro morte. rispose: ‘dal momento in cui Adamo, fu creato Dio mi diede il compito di trarre le anime fuori dai corpi fino alla venuta del gran giorno del giudizio, finchè nessuno resti vivo, eccetto Dio, e me con Lui. Alla fine Dio estrarrà l’anima a me’.

‒ ‘Quando nello stesso momento muoiono due uomini, uno in oriente e l’altro in occidente, in che modo puoi contemporaneamente estrarre le anime di entrambi?’: ‘Non comprendi tu, Maometto, che tutto il mondo sta davanti a me in modo che non sia possibile che egli mi nasconda neppure un soldo, perché io vedo tutto. E così, non mi è grave estrarre nello stesso istante due anime una qui e l’altra là’.

§ 15

‒ Capito quel che di me, Maometto, e del mio popolo aveva detto il grande angelo, chiesi a Gabriele chi fosse quell’angelo. E Gabriele disse che era l’angelo della morte. Udito questo, andai verso di lui e chiesi: ‘Tu sei l’angelo della morte?’. E rispose: ‘Sì’. E chiesi di dirmi in che modo traesse fuori le anime dai corpi degli uomini alla loro morte. E rispose: ‘Sappi, che dal momento in cui Adamo, che fu il primo uomo, fu creato da Dio e posto sulla terra Dio mi diede il compito di trarre le anime fuori dai corpi degli uomini fino al gran giorno del giudizio, così che nessuno resti vivo, eccetto Dio, e me con Lui. Alla fine Dio estrarrà l’anima a me, così da stare Lui solo in vita’; gli posi un’altra domanda: ‘Quando nello stesso momento muoiono due uomini, uno in oriente e l’altro in occidente, in che modo puoi contemporaneamente estrarre le anime di entrambi?’. E rispose: ‘tutto il mondo sta davanti a me in modo che non sia possibile che egli mi nasconda neppure un soldo, perché io vedo tutto. E così, poiché tutto il mondo sta al mio cospetto in modo tanto piccolo, non mi è grave estrarre nello stesso istante due anime una qui e l’altra là’.

§ 16

 

‒ gli chiesi ancora e dissi: ‘Quando si combattono grandi battaglie, e in esse muoiono molti uomini, come puoi estrarre insieme tante anime dai morti?’. E lui a me: ‘Sappi, Maometto, che quando accade quello che tu hai detto, io tutte insieme le chiamo a gran voce, perché esse vengano a me, e così posso riceverle’. E dopo gli domandai: ‘Dimmi, angelo della morte, quando le anime sono davanti a te, come fai a distinguere quelle che debbono andare in Paradiso e quelle all’inferno?’. Ed egli così mi rispose: ‘Maometto, non vedi che i nomi di tutti gli uomini che un tempo furono, che ora sono e che saranno fino alla fine del mondo tutti stanno scritti su questa tavola, insieme alla morte destinata ad ognuno, insieme anche al bene e al male che Dio gli ha riservato secondo i suoi meriti? Per questo so bene chi dovrà andare in Paradiso e chi all’inferno’.

§ 17

Le

anime

dei giusti

‒ quando chi è destinato ad andare in Paradiso si avvicina alla sua fine, gli invio alcuni angeli che stanno alla mia destra. Ed essi, parlano in modo soave al moribondo, e gli annunziano buone novelle sulla grande pietà del nostro Dio. E, mentre parlano, con dolcezza estraggono dal corpo l’anima, e la portano a me. Ed io, tendo la mano destra per cogliere l’anima, che affido all’angelo più bello e profumato di quanti mi stanno intorno. E questi la porta da un cielo all’altro fino a Dio. E subito Dio comanda a un angelo pieno di splendore che accolga quell’anima la metta nella gola di un uccello tutto verde che la porterà in Paradiso.

§ 18

Le anime

dei

peccatori

’Ma quando un peccatore sta per morire, gli mando uno degli angeli che stanno alla mia sinistra, deformi e orribili. Parla al peccatore in modo aspro e sulla pena gli dice notizie che incutono terrore. E mentre gli parla estrae con crudeltà l’anima dal corpo e me la porta. Io allora, stendo la mano sinistra, l’afferro con violenza, e la consegno al più turpe ed orribile e fetido degli angeli che mi stanno davanti. E questi, prende l’anima e la porta in cielo; ma quando arriva le porte si serrano, e non la ricevono.

3

L’Angelo tesoriere dell'inferno

§ 20

vidi un altro angelo, che era per una metà di fuoco e per l’altra di neve, ed era fatto in modo tale che il fuoco non distruggeva la neve, e la neve non spegneva il fuoco

§ 21

E vidi un altro angelo, mirabilmente enorme. E la sua grandezza era il riflesso della potenza di Dio. Ed io lo salutai, ma poiché stava pregando non mi rispose. Gabriele gli disse: ‘Perché non salutate l’uomo più nobile di tutti i tempi?’. E l’angelo a Gabriele: ‘chi?’. E Gabriele: ‘È Maometto’. E l’angelo domandò: ‘È già stato inviato?’. E Gabriele: sì. Ed ecco quell’angelo e tutti gli altri che avevo visto mi salutarono, e mi annunziarono buone cose che Dio aveva preparato per me.

 

 

§ 22

 

 

 

 

 

 

 

§ 23

‒ vidi un angelo di mirabile grandezza che sedeva sopra un seggio e teneva tra le sue mani una colonna molto grande colla quale, con un solo un colpo, avrebbe distrutto il cielo e la terra. E quando Gabriele vide quella colonna subito cominciò a piangere. dissi: ‘Perché piangi?’. E rispose: ‘sai chi è quell’angelo?’. E dissi: ‘No! solo Dio lo sa’. Disse: ‘è il tesoriere dell’inferno’. Mi diressi verso di lui e lo salutai, ma lui non mi rispose. E Gabriele gli disse: ‘Come mai non rispondi all’uomo più nobile inviato sino ad ora?’. L’angelo domandò: ‘Chi è costui?’. E Gabriele rispose: ‘È Maometto, grande nunzio di Dio’. E l’angelo: ‘È stato inviato?’. E Gabriele: ‘Sì’. Allora l’angelo mi porse il saluto e mi disse che quelli del mio popolo che andranno all’inferno patiranno meno pene degli altri.‒

‒ E quando il tesoriere dell’inferno, finì di parlare del mio popolo, io, guardandolo in viso vidi che mostrava segni di tristezza. Chiesi perché; e disse: ‘Sappi, che io molto mi dolgo per le genti che sono inobbedienti verso Dio. Allora dissi: ‘Tu dici il vero, ma ora ti chiedo di rispondere a una mia domanda’. E lui disse: ‘volentieri’.

§ 24

 

 

 

il tesoriere

racconta

‒ ’Dimmi dunque com’è fatto l’inferno, e come sono fatti gli angeli che vi stanno e che vita vi conducono’. E disse: ‘non appena creò l’inferno, Dio fece accendere su di esso un fuoco che bruciò per LXX mila anni, fino a quando divenne tutto rosso.

‒ E poi sopra quel fuoco ne accese un altro per un tempo altrettanto lungo, finché divenne tutto bianco. E dopo sopra quel fuoco ne accese un altro che durò per altri LXX mila anni, finché divenne tutto nero, e più oscuro di ogni altra cosa. E quel fuoco arde in se stesso, ma senza emettere alcuna fiamma.

‒ Gli angeli infernali, Dio li ha creati dal fuoco e nel fuoco si nutrono. E se uscissero dal fuoco, anche per un’ora soltanto, subito morirebbero, non potendo vivere senza il fuoco: come i pesci senz’acqua. E allo stesso modo Dio li fece muti e sordi, e mise nei loro cuori tanta durezza e crudeltà: non sanno far altro che torturare crudelmente e affliggere i peccatori. E per questo Dio li fece muti e sordi affinché non udissero voci e lamenti di peccatori quando tormentano. I peccatori, oltre la pena del fuoco dell’inferno, ne sostengono un’altra altrettanto crudele gli angeli infernali con enormi magli di ferro li torturano e li battono con durezza, come dice Dio nel Corano: ‘Ponemmo nell’inferno i nostri angeli forti e duri e crudeli perché eseguano i nostri ordini mettano in atto e osservino i nostri comandi; ed obbediscano in tutto a ciò che ordinammo’.

4

Gli otto Cieli maomettani

 § 78 – Gabriele riferisce a Maometto, rispondendo a una sua domanda, che la distanza fra la terra e il primo cielo è pari a seicentosessantatré anni di cammino.

§ 79 ‒ E capii bene che ogni cielo ha uno spessore pari a mille anni di cammino; e altrettanto spazio separa un cielo dall’altro. E inoltre capii che, comprendendo cieli, cortine e separatori, lo spazio totale era di quarantaduemila anni di cammino.

n.

nome del cielo

anime – angeli ecc

1

§ 26

§ 27

 

 

§77

cielo della luna

tutto di ferro

spessore di 500 anni di cammino – distanza dal II cielo pari a 500 anni di cammino

angelo alto 1000 anni di cammino (

avevano volti umani e corpi come di vacca e anche ali come le aquile. E quegli angeli erano in numero di 70mila, e ognuno aveva 70mila teste, ed ogni testa 70mila corna, ed ogni corno 70mila nodi; e tra un nodo e l'altro c'era una distanza pari a 40 anni di cammino. E in ognuna delle teste vi erano 70mila volti e ogni volto aveva 70mila bocche, e ogni bocca 70mila lingue. E ogni lingua conosceva 70mila linguaggi e lodava Dio 70mila volte al giorno.

‒ incontra due uomini Giovanni figlio di Zaccaria che siede su uno scranno in basso, e Gesù che è lo spirito di Dio generato dalla sua parola, che siede su uno scranno più alto.

‒ Dista dalla terra 663 anni di cammino

2

 

§ 28

§ 29

§ 30

tutto di rame

spessore pari a 500 anni di cammino e altrettanti anni per la distanza dal III cielo

‒ l'angelo era così grande che teneva il suo capo nel settimo cielo e i suoi piedi nel profondo della terra.

– angeli i cui corpi erano 70mila volte più grandi di quelli che avevamo visto nel primo cielo

– incontro con Giuseppe, figlio di Giacobbe

3

§31

§32

§33

tutto d'argento

si estendeva per cinquecento anni di cammino, e altrettanta era la distanza fra esso e il quarto cielo

‒ un angelo che era così grande e forte che avrebbe potuto tenere su di un palmo tutto il mondo, con tutte le cose che contiene, senza neppure accorgersene. – angeli con volti bovini e mani di splendore. E non cessavano di lodare Dio.

‒ guardandoli vidi che erano ordinati per schiere e tanto fitti che fra essi un uomo non avrebbe potuto inserire un sol capello. Tutti tenevano il capo chino per il timore che avevano di Dio. Ed erano molto obbedienti. Le schiere avanzavano in circolo lodando Dio e benedicendo il suo nome.

‒ vede due vecchi: Enoc ed Elia, che insieme agli angeli, null’altro facevano che lodare Dio, senza smetter di farlo, neppure per un battere di ciglia

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§34

§35

§36

tutto d'oro purissimo

aveva uno spessore di cinquecento anni di cammino, la stessa distanza che lo separava dal quinto cielo

un angelo così grande che sul pollice della mano destra teneva tutte le acque dolci, e sul pollice della sinistra quelle salate

‒ 70mila angeli, dal volto d’aquila, e ognuno aveva 70mila ali, ed ogni ala 70mila penne, ed ogni penna lunga 70mila cubiti.

‒ notai un uomo mirabile d’aspetto, sedeva su un seggio di splendore, e indossava vesti di luminoso splendore, in capo aveva un diadema di splendore, così fulgido che a stento un uomo poteva guardarlo. E domandai a Gabriele chi fosse. E lui mi rispose che si trattava di Aronne

5

 

§37

 

§38

 

 

 

§39

fatto tutto di una perla soltanto, totalmente pura e risulta più bianca della stessa neve. Aveva uno spessore di cinquecento anni di cammino, la stessa distanza che lo separava dal sesto cielo.

‒ quantunque avessero un corpo nobilissimo, tuttavia avevano un volto da avvoltoio, e avevano ali che splendevano di purissimo splendore.

‒ angeli che, quantunque avessero un corpo nobilissimo, avevano un volto da avvoltoio, e avevano ali che splendevano di purissimo splendore. E lodavano incessantemente Dio, né interrompevano mai le loro lodi.

‒ incontra Mosè, colui che parlò a Dio. Lo salutai. E dopo che Gabriele gli ebbe detto chi ero, subito Mosè mi restituì il saluto e mi disse: ‘Sappi,  che Dio vuole gravare te e il tuo popolo di lunghi digiuni e di non poche orazioni. Ma tu pregalo di rendere più lievi questi doveri perché tu e il tuo popolo non potrete altrimenti reggerlo. Io stesso e i figli d’Israele già ci trovammo per questo in difficoltà così grandi che nessuno può raccontare. Ti consiglio di tentar tutto con insistenza, affinché il tuo popolo non sia troppo gravato. Perché se lo farai, la tua gente ti amerà e ti seguirà ovunque vorrai. In caso contrario, non ti ameranno, ed anzi proveranno un odio e non ti crederanno’. Io, Maometto, giuro sul nome di Dio che non vidi mai un altro uomo che mostrò tanta pietà per il mio popolo quanto Mosè, fratello mio.

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§40

§41

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§42

 

 

tutto di smeraldo, di un verde così puro che ogni altra cosa verde ne era superata. E aveva uno spessore di cinquecento anni di cammino, la medesima distanza che lo divideva dal settimo cielo.

 

 

 

 

 

 

 

 

il settimo cielo è riservato ai musulmani

Un angelo che era 70mila volte più grande degli altri visti prima. La sua grandezza era tale che, se avesse voluto, avrebbe potuto inghiottire cielo e terra senza turbamento alcuno.

‒ angeli 70mila volte più grandi di tutti quelli veduti prima, con volti come quelli dei cavalli ed erano anche tutti armati; e ognuno di loro aveva 70mila cavalli, e ogni cavallo aveva 70mila selle, che erano tutte di smeraldi, di rubini e di perle incastonate soltanto nell’oro e nell’argento. E il cavallo di Gabriele stava fra quelli. Gli angeli erano ordinati per schiere e le loro armi erano così risplendenti che a stento un uomo poteva rivolgervi uno sguardo.

‒ E chiesi a Gabriele perché quegli angeli tenessero i loro cavalli sellati davanti a sé. E lui disse: ‘Sappi, Maometto, che ciò avviene per volere di Dio, poiché se qualcuno dei suoi servi ha bisogno di aiuto, io prendo quanti sono necessari, e lo raggiungo. Questi cavalli non vengono mai sferrati, e non hanno per cibo o bevanda solo lodare insieme il Signore. E tutti ti aiuteranno, se ne avrai necessità, ed io, se mi chiamerai, scenderò con essi in tuo aiuto’.

‒ Quando Gabriele giunse alla fine del discorso, vidi tra quegli angeli un uomo che sedeva sopra sopra un seggio di splendore; ed era tutto avvolto in vesti anch’esse di splendore, che rilucevano più del sole in estate. Aveva sul capo una corona di luce ed era circondato da angeli che lodavano Dio insieme a lui. Io chiesi a Gabriele chi fosse, e Gabriele rispose che era Abramo, nunzio e amico di Dio. Udito ciò, andai verso di lui e lo salutai, mentre Gabriele gli diceva che io ero Maometto. E allora quello subito salutandomi, disse: ‘Sappi, Maometto, che Dio ti ama molto, per amor tuo ama molto anche il popolo tuo. Per questo ti dico che tutto il Paradiso risuona di queste parole, cioè: « zokay halla, bille dille ylle halla », che significano: « sia onore e lode a Dio, e a Lui rendiamo grazie poiché non c’è altro Dio all’infuori di Lui. » E nemmeno esiste altra virtù o altra potenza all’infuori di quella di Dio altissimo e grande’. ‒ Abramo mi chiese di esortare il mio popolo a recitare frequentemente quelle parole: quanto più le avesse ripetute, tanto più dile suono tutti d’oro purissimo fino alle mura, e la parte soprastante è di puro argento, e muschio e la calce è semplicemente muschio, perché i muri sono compatti; e che questo Paradiso è preparato per me e per tutti quelli che crederanno in me e nella mia legge. E dopo che mi ebbe detto queste cose, io e Gabriele ci allontanammo,camminammo, finché giungemmo al settimo Cielo.

7

 

§43

 

 

 

 

 

 

 

 

§44

§46

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§58

 

 

 

 

 

 

§59

 

 

 

 

§60

 

 

 

 

§61

tutto di un rubino più splendente e più rosso di quanto si possa descrivere.

Il suo spessore era di cinquecento anni di cammino, e altrettanta distanza lo separava dall'ottavo cielo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cherubini

‒ cherubini -

‒ un angelo di cui nessuno saprebbe dir nulla, tranne Dio che l’aveva fatto e creato

‒ angeli così grandi per dimensioni e così meravigliosi per forma erano tali che in nessun modo potrei dirne qualcosa né oserei farlo perché Dio mi proibì di parlare di costoro a qualunque uomo vivente. Tenevano occhi rivolti a Dio e cantavano e lodavano Dio. Quando mi videro, subito alzarono le loro voci. Era il loro canto così maestoso e anche così potente che mi parve che tutti gli angeli, visti nei cieli precedenti, fossero come semiaddormentati o come partorienti svenute; e mi parve che tutti i cieli e le terre stessero udendo quel canto. Allora io, Maometto, e Gabriele, cominciammo a piangere per il timore che avevamo di Dio.

‒ E mentre piangevamo, si levò un angelo (l’«almokaden» di quel cielo), che in arabo significa: colui che nelle ore stabilite chiama i Saraceni alla recita delle preghiere. E appena si fu alzato, cominciò a recitare: « halla huha kybar », che significa: ‘Dio è grande’. E dopo: « le hille halla hilalla », ‘Non v’è altro dio che Dio’. E ancora: « Haxedu le halla hilalla », ‘Attestiamo che Maometto è il suo profeta’. E poi: « haia lazala haya lalfala », ‘Venite a fare la vostra preghiera e a prendere la vostra ricompensa’. E, Gabriele mi chiamò dicendo: ‘Maometto, prega, poiché Dio ha posto te innanzi a tutti gli altri nunzi e al di sopra di tutti coloro che hai visto nei sette cieli’. E mi feci avanti e mi prosternai sulle braccia e sulle ginocchia, e recitai due preghere in verità abbastanza brevi. E subito tutti gli angeli che avevo visti nei cieli precedenti abbassarono il volto e presero a pregare insieme a me.

Adamo: E fra loro vidi un uomo che sedeva su di un seggio di splendore, e che indossava vesti di puro splendore, e sul capo aveva una corona che era fatta alla stessa maniera del seggio e delle vesti. E anche il suo viso brillava di purissimo splendore. E chiesi a Gabriele chi fosse. E lui mi rispose che era Adamo, che fu il primo tra gli uomini. Ed io subito lo salutai. E lui chiese a Gabriele chi fossi. E Gabriele gli disse che ero Maometto. E subito Adamo mi salutò e  mi fece molti onori. E disse che Dio voleva conferirmi più beni e più onori di quanti non ne avesse mai conferiti a tutti gli altri uomini che erano stati e che saranno, ed aggiunse: ‘Sappi, Maometto, tu che sei il padre dei miei figli, che il Paradiso è chiuso, e che né profeta né altro uomo vi entrerà fino a quando tu e il tuo popolo sarete qui. Dio stesso ha stabilito che fosse così’. E quando ebbe finito di parlare, venne ad abbracciarmi e ponendomi una mano sul capo, pregò Dio per me con grande fervore e con grande umiltà e devozione.

‒ discendemmo al settimo cielo, dove c’erano gli angeli che sono chiamati Cherubini. E vidi che quegli angeli erano così numerosi come nessuno avrebbe potuto dire quanti erano, tranne Dio solo che li aveva fatti. E tutti lodavano Dio, con tanta forza che se le genti del mondo ne udissero anche una soltanto morirebbero tutte per lo spavento. Gli angeli: nessuno di loro assomigliava ad un altro, né per aspetto, né per favella, né in alcun membro. E, la lode a Dio in nulla era somigliante a quella di ogni altro. Sono così obbedienti a Dio che dopo che furono creati nessuno di loro volse mai il capo a guardare il compagno, ma tutti lo tenevano inchinato per il timore che avevano di lui, e perché gli erano sottomessi in tutto e devoti. ... vidi anche 70mila schiere una davanti all’altra di angeli che erano ancor più grandi degli altri. ‒ col capo arrivavano sopra il settimo cielo, e coi piedi penetravano sotto l’abisso. Fra le settanta schiere c’erano altre nove schiere, una davanti all’altra, ognuna novanta volte più grande dell’altra. Gli angeli non avevano nessuno spazio fra il capo e le spalle, ed eran somiglianti in tutto. Fra l’una e l’altra schiera v’era tanto spazio quanto un uomo ne avrebbe percorso in 50mila anni di cammino.

‒ E nuovamente guardai e vidi che quelle nove schiere di angeli, si intrecciavano, entrando l’una nell’altra, così come usano fare i cambiavalute quando pesano le monete per determinarne il valore. E fra quelle schiere scorre un fiume d’acqua di cui nessuno conosce la fonte e la foce, se non Dio che l’ha fatto. Le sue acque sono limpide e risplendenti che nessuno osa guardarle, temendo, di perdere la vista. E ce n’era un altro, tutto di tenebre, le più fitte e oscure. E ve n’era un altro tutto di fuoco, che ardeva in se stesso. Il suo calore nessuno sarebbe in grado di concepirlo.

‒ E dopo i fiumi c’erano montagne altissime, fatte solo di neve, così candida che a stento un uomo avrebbe potuto guardarla.

‒ E dopo c’era il grande mare che attraversa tutte le sette terre, popolato di angeli che sono così alti che l’acqua gli arriva appena alle anche. E nel giorno del giudizio pregheranno Dio per i pesci del mare e di tutte le altre acque. E con la testa toccano il cielo in cui si trova il trono di Dio. E sono così obbedienti a Dio che di notte e di giorno non cessano di lodarlo dicendo: ‘Tu sia benedetto, Dio, che sei circondato di cortine, di nuvole, d’acque, di tenebre, di fuoco, di mare ed anche di splendore’.

‒ Dopo notai che dopo quel gran mare ce n’era un altro immenso, d’un’acqua chiara e limpida. In questo mare vidi molti angeli che, stando sempre eretti, non cessano di lodare Dio e di dire: « le hille halalla », che significa: ‘Non c’è altro dio all’infuori di Dio’. E sono così strettamente allineati per schiere che sembrano un muro a difesa di una città o di una rocca.

‒ Vidi che il cielo in cui si trovano questi angeli è circondato da quattro grandi fiumi, dei quali uno era di tale luminosità da superare ogni altra cosa splendente, tranne Dio. L’altro era di acque più bianche del latte e della neve e d’ogni altra cosa bianca. Quell’acqua era trasparente che tutto ciò che stava sul fondo lo si poteva vedere come se uno lo tenesse nella sua mano, e la sua profondità era tale che nessuno potrebbe determinarla. La rena di questo fiume era di pietre preziose, di tutte le specie concepibili da mente umana. E da questo fiume hanno origine gli altri fiumi del Paradiso. E dopo questo fiume ve ne era un altro tutto di neve, così bianca che nessuno può guardarla, atterrito dal timore di perdere la vista. E dopo questo fiume di neve ce n’era un altro, tutto di acque così chiare, così salubri e così saporose che è impossibile dirlo. E questo fiume è tutto pieno di angeli che, stando ritti in piedi, andando e venendo continuamente lodano Dio in molteplici modi. E sebbene guardassi gli angeli, i fiumi e le altre cose anzidette, mai per vederle perdevo di vista il cielo dove si trova il trono di Dio, di cui vi ho parlato.

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§47

 

 

 

 

§48

 

 

 

 

 

 

§49

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§50

 

 

 

§51

formato da un unico topazio. aveva uno spessore di 500 anni di cammino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

gli angeli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

parla con Dio

‒ apre la porta un angelo di luce, il cui splendore era 70mila volte maggiore di quello del sole. Esso aveva 70mila teste, ed ognuna aveva 70mila volti, ed ogni volto 70mila occhi; e ciascun occhio aveva 70mila pupille, ognuna delle quali tremava 70mila volte al giorno, atterrita dal timore di Dio.

‒ E ci inoltrammo in quel cielo fino a giungere a un limite fatto di cortine, che separa Dio dagli angeli. E c’erano dei cerchi che servivano da ulteriore separazione. E intorno a quei cerchi c’era una grandissima moltitudine di angeli che sono detti Cherubini. E solo Dio, ne conosceva il numero, che era di due volte settantamila maggiore di quello di tutti gli altri angeli che avevo visto. E come giungemmo presso di loro, Gabriele prese a lodare Dio, ed io feci lo stesso

‒ (cerchi e separatori ogni separatore era d'un solo colore e aveva 70 cortine, o era composto di perle, pietre preziose)

‒ le cortine della 1a separazione erano 70, tutte di sciamito tanto rosso e tanto splendente che a stento un uomo poteva guardare. E dopo altre 70, tutte di sciamito verde più lucente e splendente di ogni cosa esistente. E dopo altre 70, e così procedevano di 70 in 70, ed erano di ogni colore che un uomo possa concepire ed esprimere, e tutte chiare e luminose come le prime. E dopo trovammo altri 70 separatori, tutti di perle più bianche di quanto qualunque cosa possa mai esser bianca. E c’erano altrettanti separatori di rubini, e altrettanti di smeraldi. E così le separazioni erano l’una dopo l’altra, di 70 in 70, tutte di pietre preziose e di tutti i tipi che si possano dire o pensare. E dopo i predetti separatori ne trovammo altri 70, che erano tutti d’acque. E ce n’erano altrettanti di neve; e altrettanti di grandine, e altrettanti di nubi, e altrettanti di tenebre, e altrettanti di fuoco, e altrettanti di splendore e altrettanti di gloria di Dio. E altrettanti di tutti i colori che un uomo sia in grado di immaginare. E in tutti i separatori si trovavano angeli in così gran numero che nessuno sarebbe in grado di dirlo. E questi angeli andando e venendo in circolo, mai cessavano di lodare Dio.

‒ 70mila schiere di angeli, tutte ordinate una dietro l'altra ‒ percorrevano continuamente la circonferenza del cielo, così da incontrarsi lungo il percorso le une con le altre.

‒ quando si incontravano, gli angeli cantavano assai forte; e tanto alzavano la loro voce nel lodar Dio che tutti i cieli li udivano. ‒ altre 70mila schiere di angeli eretti con le mani congiunte dietro il collo.

‒ centomila schiere di angeli in piedi e con le mani sul petto, la destra sopra la sinistra. ‒ angeli erano coperti di peli e di piume. ‒ tutti i peli e tutte le piume lodavano Dio in modi infiniti. E tutti avevano ali; e c'era tanto spazio tra l'una e l'altra schiera pari a 300 anni di cammino. E altrettanta distanza dall'orecchio alla spalla, da una spalla all'altra c'erano 500 anni. ‒ dalla caviglia al ginocchio 200 anni ‒ ginocchio esteso per 100 anni di cammino. ‒ dal ginocchio all'anca 300 anni, e fra una costa e l'altra 200. E dal palmo al gomito altrettanto cammino. E dal gomito alla spalla ce n'erano 300. Le palme delle mani erano così vaste che avrebbero il palmo di una mano avrebbe contenuto tutte le montagne del mondo, e l'altro tutte le pianure, e nessuno di loro se ne sarebbe neppure accorto.

‒ gli angeli che reggono il cielo dove si trova il trono di Dio hanno un'altezza di 217mila anni di cammino. I piedi hanno un'ampiezza di 7mila anni di cammino. E ognuno di loro aveva tante facce e tanti occhi che nessuno potrebbe dirne o concepirne il numero, tranne Dio che li aveva creati. E quando questi angeli vogliono portare il cielo si inginocchiano, e gli altri angeli li esortano a dire: « le halille zohani hille bille », che significa: ‘Non c'è altro dio che Dio. Egli è potente sopra tutte le cose’. Dopo aver così detto, subito quegli angeli si rialzano in piedi. E sono così alti che coi piedi penetrano tutti i cieli e la terra fino al vento che sta sotto di essa, per uno spazio pari a 500 anni di cammino.

‒ L’Angelo Gabriele lascia solo Maometto.

Maometto parla con Dio

Io, Maometto, vidi che ero solo, avendomi Gabriele lasciato, ma ricevevo forza e coraggio nell’amore di Dio, andai così avanti che superai tutti i suddetti separatori, tranne quello che era rappresentato dalla gloria di Dio. E avvicinandomi ad esso, udii una voce che mi diceva: « hacrop kodem, ya habibi, ya Muhagmet », che significa: ‘Avvicinati a me, amico Maometto’. E andai ancora più avanti e udii un’altra voce [che mi disse la stessa cosa. E quando arrivai più vicino, udii un’altra voce che mi disse] le stesse parole aggiungendo: ‘Sappi, Maometto, che tu sei più onorato di tutti gli altri nunzi e più esaltato di tutte le altre creature che ho fatto’. E quando udii quella lode e quell’elogio, subito andai ancora avanti, avvicinandomi tanto che tra lui e me rimase solo lo spazio di due tiri di balestra. Allora io salutai Dio, e Lui me. E poi mi domandò come si comportava il mio popolo. Ed io gli dissi che gli era molto obbediente. E Lui disse: ‘Maometto, ti raccomando di far digiunare il tuo popolo per 60 giorni ogni anno, e di fargli recitare 50 preghiere ogni giorno’. E, dopo che ebbe così parlato, io mi allontanai da Lui, e torni indietro finché ritrovai Gabriele.

§52

Nel cielo del trono di Dio:

la grande tavola

i 4 elementi

 

fatta di perla con

bordi di rubino

centro in smeraldo

 

 

la penna

‒ E andando in quel cielo guardando la dimora di Dio, vidi il suo trono che era così unito al cielo che cielo e trono sembrava fossero stati creati insieme. E il trono era di tale splendore che nessuno sarebbe in grado di dirlo. E nel trono si trovavano i quattro elementi, ossia fuoco, aria, acqua e terra. E l’uno e l’altro mondo, e il Paradiso e anche l’inferno. Tutte le cose che Dio aveva creato si trovavano dunque in quel trono, che splendeva molto più d’ogni altra cosa splendente mai vista prima.

‒ Insieme al trono Dio creò una tavola da scrittura, che un uomo a percorrerla impiegherebbe mille anni. Era di perla bianchissima, e aveva i bordi di rubino e la parte centrale di smeraldo. E le lettere scritte erano di purissimo splendore. E Dio guardava nella tavola cento volte ogni giorno, e ogni volta che guardava, costruiva e distruggeva, creava e annullava. Ad alcuni elargiva onori e ad altri li toglieva, e alcuni levava in alto e altri sprofondava in basso. E ogni cosa giudicava e faceva secondo la propria volontà.

‒ Con la tavola Dio creò una penna, che aveva una lunghezza pari a 500 anni di cammino e altrettanto in larghezza. E dopo averla creata Dio le ordinò di scrivere. E la penna disse: ‘Che devo scrivere?’. E Dio rispose: ‘Scrivi la mia sapienza e tutte le mie creature, dal principio del mondo alla fine’. E la penna prese a scrivere ed era veloce. La penna aveva un taglio (sulla punta) da cui usciva l’inchiostro.

§ 53

gli angeli che portano e reggono il trono

Gli angeli che portano e reggono il trono sulle spalle nacquero insieme ad esso ‒ la lunghezza dalle spalle al capo è pari a quella del trono, che ha una grandezza tale che nessuno saprebbe dirla se non Dio che lo creò. E ognuno di quegli angeli aveva quattro facce: una davanti, una dietro, una a destra e una a sinistra. E similmente quattro figure: d’uomo, d’aquila, di leone e di toro. E i loro corpi erano tutti pieni d’occhi. E ognuno di loro aveva sei ali: due per volare, due per lodare Dio, e con le rimanenti due, che erano di fiamme di fuoco, si coprivano i volti. Quegli angeli lodavano Dio: ‘Santo, santo, santo è Dio, della cui gloria son pieni i cieli e la terra. Tu sia lodato e anche benedetto all’infinito, perché sei Dio, alto, grande e potente. E per questo devi esser benedetto e santificato in tutte le lingue e in tutti i tempi e in tutti i luoghi, dovunque tu sei o sarai’.

§54

 

 

 

 

 

§55

 

 

§56

 

Il trono

o cattedra

gli angeli

e  le cortine

Il trono ha quattro piedi, e ognuno era 70mila volte più lungo della distanza fra il cielo e la terra. E nel trono stanno il cielo, la terra e il mondo, che sembra così piccolo nel trono, come se fosse un granello di senape sul palmo di un uomo grande. Gli angeli che portano il trono non sanno quanto siano lontani o vicini a Dio. E tra questi angeli e quelli che reggono il cielo ci sono tre separatori: nel primo dei quali ci sono 70 cortine tutte di tenebra, nel secondo 70 tutte di grandine, nel terzo 70 tutte di purissimo splendore. E ognuna si estendeva per 70 anni di cammino, e altrettanti  fra l’una e l’altra. Dio creò tali separatori; perché tanto grande e così intenso è lo splendore che gli angeli che sarebbero rimasti bruciati.

‒ Quattro sono gli angeli che portano il trono. Ma il giorno del del giudizio, Dio ne metterà altri quattro.

‒ E l’angelo che ha figura d’uomo pregherà Dio per gli uomini,

‒ Quello che ha figura d’aquila pregherà per gli uccelli.

‒ Quello che ha figura di leone pregherà per gli animali selvatici;

‒  Quello che ha figura di toro pregherà per gli animali domestici.

‒ la grandezza fisica e il gran numero di schiere angeliche  che destano stupore e pregano Dio per donne e uomini che credono in lui e osservano i suoi precetti.

§68

l'angelo

Ankocrofin

E quando fui così disceso trovai un angelo di mirabile grandezza, che ha nome Ankocrofin.

‒ Teneva in mano una penna tutta di splendore, che era lunga 500 anni di cammino.

‒ E aveva una fessura, dalla quale scorreva un inchiostro tutto di splendore. E quella penna conosceva 70mila lingue che nessun altro intendeva al di fuori dell’angelo Ankocrofin. E costui ne conosceva altrettante non conosciute da altri se non dalla penna medesima. Sia benedetto Dio che fece e creò le cose secondo il suo volere.

§70

l'angelo di fuoco e di neve

E quando smisi di guardare questo gallo, vidi un angelo che stava di fronte a Dio, mirabile a vedersi. Il suo corpo era per metà neve e per metà fuoco. E la neve non estingueva il fuoco, né il fuoco scioglieva la neve.

‒ Quest’angelo sta sempre innanzi a Dio, ritto in piedi, e dice: ‘Benedetto sia, Dio alto e potente, che impedisce al calore del fuoco di sciogliere la neve, e al gelo della neve di spegnere il fuoco’.

‒ E diceva anche: ‘Signore Iddio, che hai così unito la neve e il fuoco, io ti prego affinché ti degni di unire allo stesso modo i cuori dei tuoi servi perché ti possano servire ancor meglio’. E intorno a quest’angelo ne vidi molti altri, che pregavano Dio a voce alta; ed erano così tanti che il loro numero nessuno potrebbe dirlo o anche solo pensarlo. Tutti tenevano il capo eretto, e guardavano dinanzi a sè, né più in alto né più in basso, per il timore che avevano di Dio.

§71

Il muro del paradiso

Dopo aver visto le cose anzidette, io e Gabriele tanto andammo avanti e giungemmo al gran muro del Paradiso. E vidi le grandi pietre quadrate: alcune erano d’oro, altre d’argento, con altre di rubino. Quel muro era di tale e tanta luminosità che a stento un uomo lo poteva guardare. E vidi che la calce, era mescolata con muschio ed ambra ed acqua di rose, e profumava in un modo che nessuno avrebbe saputo dirlo. E nessun uomo sarebbe stato in grado di dire l’altezza, e nemmeno concepirla, tranne Dio.

5

Io, Maometto, conobbi che Dio aveva creato:

‒  diciottomila mondi, uno dei quali è quello in cui siamo.

‒ mille specie di creature, oltre agli uomini, ai demoni, e ai fantasmi, e anche Gog e Magog che sono tra gli uomini e i demoni. Nessuno invece può conoscere il numero di queste creature, se non Dio solo che le ha create. Ma su mille specie di queste, quattrocento sono terrestri e seicento marine.

Il mondo della Terra Bianca

Dio si era riservato un mondo: la Terra Bianca

§65

 

 

 

 

 

 

 

§66

 

Io, Maometto, dopo che mi allontanai dagli angeli di cui vi ho appena parlato, ecco che Gabriele mi condusse ad una terra che Dio aveva fatto solo per sè e che era tutta bianca. La sua bianchezza era di purissimo splendore, ed era tutta popolata da creature create da Dio stesso.

‒ E tali creature erano di specie tanto numerose da non potersi dire e neanche immaginare. E tutte erano così obbedienti a Dio che non si staccavano dall’obbedienza neppure per il tempo necessario ad aprire e chiuder la bocca; e lo lodavano incessantemente in tutti i modi che potevano e sapevano.

‒ E se qualcuno mi chiedesse se tali creature erano figli d’Adamo, risponderei che esse non sapevano neppure se Dio avesse creato Adamo oppure no.

‒ E se ancora mi si volesse chiedere se erano di genere diabolico, risponderei che esse ignoravano persino se Dio avesse creato il diavolo oppure no.

‒ E se qualcuno m’interrogasse con insistenza, dicendo: ‘Dicci, Nunzio di Dio, di che natura sono queste creature, che non sono né umane né diaboliche?’, risponderei e di queste creature direi: ‘Voi non sapete nulla di loro, e io non vi dirò nulla, perché Dio me lo ha proibito e contro il suo divieto non oso andare’. E, dopo aver visto tali cose, partii da quel luogo e proseguii il mio cammino.

 

§164

la Terra bianca

E quando Dio vedrà la loro ansia e la loro angoscia, allora, mosso da pietà, comanderà agli angeli che portano il suo trono di prenderlo e di posarlo su una Terra che sarà tutta più bianca dell’argento purissimo. In quella Terra non fu mai sparso sangue, né commesso peccato. E lì Dio si manifesterà a tutto il mondo

Dopo che io, Maometto, ebbi veduto la terra bianca e le creature che la abitavano, ecco che lo spirito di Dio mi condusse per tutti i cieli; e tutto quel che in precedenza avevo visto secondo un ordine spaziale, Egli me lo ha fatto rivedere in una visione unica. E mi guidò fino a che incontrai Gabriele, e con lui anche l’angelo Raffaele, che per ordine di Dio era sceso per condurmi nelle sette terre che circondano la terra bianca anzidetta, e per mostrarmi ciò che là si trova.

6

il Gallo di Dio   il muro del Paradiso

§19

‒  andai oltre, e vidi un angelo così immenso che il suo capo arrivava in cielo e i suoi piedi si trovavano nell’abisso.

‒ aveva capelli molto lunghi e sparsi sulle spalle,

‒ le sue ali avevano i colori più vari e più belli che mai un uomo aveva visto.

‒ aveva forma di gallo. E Dio gli aveva rivelato le ore in cui bisognava dire le preghiere, e in quelle ore scendeva una voce dal cielo, dicendo: ‘creatura che a Dio sei obbediente, ti comando di lodare Dio’. E subito quell’angelo ad alta voce diceva: ‘Sia benedetto Dio, re santissimo degli angeli e delle anime e di tutte le creature’. E allora questo i galli che sono sulla terra, insieme cantano e lodano Dio, dicendo: ‘Voi, uomini che siete obbedienti a Dio, alzatevi e lodatelo perché Egli è potente su tutte le cose, che Lui stesso ha fatto e creato’.

§69

Gabriele e Raffaele mi mostrarono un gallo che apparteneva a Dio. Quel gallo era talmente grande che teneva il capo e la cresta nel cielo, dove si trovano Dio e il suo trono, e le zampe nel profondo della settima terra. Dio lo fece come a lui piacque. Quel gallo era uno degli angeli di Dio, ma nonostante questo non sapeva dove Dio fosse. Lodava Dio dicendo: ‘Tu sia benedetto, Signore Iddio, ovunque tu sia’.

‒ E aveva ali così grandi che, quando le apriva, con esse penetrava in tutti i cieli e in tutte le terre che si trovano da oriente ad occidente. A metà della notte apre le ali e le agita dicendo: « le halla hilalla », che significa: ‘Non c’è altro dio al di fuori di Dio’. E subito, al suo canto, tutti i galli terrestri agitano come lui le ali e cantando lodano Dio.

‒ E quando quel gallo angelico tace, tacciono tutti. E all’approssimarsi dell’aurora, esso nuovamente fa quel che aveva fatto a metà della notte. E aggiunge, nel suo canto: « Che tu sia benedetto, Dio grande e potente, tu che sei il Signore di tutti i cieli e di tutte le terre ». E tutti i galli ripetono quel che lui ha detto.

‒ E vidi che aveva le penne superiori così bianche che il loro candore non era dicibile. E le piume piccole che aveva di sotto erano così verdi che quel colore non si poteva nemmeno concepire.

§168 ‒

tra il cielo dove si trova il trono di Dio e il cielo che sta direttamente sotto:

lì si trovava il gallo di Dio, di cui avete già udito in precedenza, che era così grande che teneva la cresta nel cielo del trono anzidetto, e le zampe nella più bassa delle terre.

7

Maometto e il Paradiso duraturo

§ 72

genet halkolde

paradiso durabile

‒ domandai a Gabriele: ‘Cos’è quel che vedo?’; e lui disse: ‘Sappi, nunzio di Dio, che queste son le mura e le torri del Paradiso; e ti giuro sul nome di Dio che finora non è mai salito nessuno su queste mura e su queste torri, né angelo né demonio né fantasma, perché sono custodite da creature che ne impediscono la vista. Tu sei il primo e al di là di questo Paradiso si trova un giardino che in lingua araba ha nome « Genet halkolde », che significa: ‘Paradiso durevole’; e sappi che il Paradiso non è altro che diletto; e Dio lo divise in molte forme, e lo dona ai suoi secondo i meriti. Dio vuole che tu veda le forme del diletto, e quali ha deciso di scegliere per te e per il tuo popolo. E proprio il « Paradiso durevole » Dio lo ha fatto con le proprie mani, riservandolo a te. E tra questo Paradiso e Dio non ci sono che due sole cortine. E questo paradiso è più nobile e più prezioso di tutti’.

§75

il paradiso

dopo

il Giudizio

‒ E domandai: ‘quando cielo e terra muteranno, che sarà di questo Paradiso?’.

E lui: ‘Sappi, che quando il Signore nel giorno del giudizio muterà e cielo e terra, il luogo in cui ora si trova questo Paradiso si trasformerà in aria. E allora Dio trarrà di sua mano questo Paradiso e un altro che si chiama Heden, il giardino dove fu creato Adamo. E questi due Paradisi trarranno dietro a sé tutti gli altri. Lo spazio che Dio riserverà a questi Paradisi avrà l’ampiezza del cielo e della terra. E dopo che così saranno stati tratti, fra questi Paradisi e il trono di Dio non ci saranno che la sua gloria e il suo splendore, che nessuno conosce tranne lui. E in quello splendore dimoreranno gli angeli. E da quel giorno tale splendore si diffonderà per ogni dove, e la sua grandezza, a somiglianza della potenza di Dio, non avrà misura né termine. Sia benedetto Dio, alto e potente su tutte le cose’.

§76

l'Eden

Chiesi a Gabriele di dirmi come fosse fatto il giardino, che ha nome Heden, e che dimensioni avesse. E mi rispose: ‘quando lo creò, Dio abbondò in tutte le cose che vi mise. E poi nello stesso giardino ne creò un altro che si chiama Genen; e che sta fra cielo e terra, oltre il luogo da cui sorge il sole. E dopo averlo fatto, Dio lo innalzò ad una altezza di 663 anni di cammino’.

8

I fiumi del Paradiso di Adamo

§ 80

la forma

 

‒ la forma del Paradiso che Gabriele mostrò a me per primo e in cui fu creato Adamo, era tale che esso, verso la parte ad oriente, da cui sorge il sole, era tutto pieno di alberi che facevano ombra ovunque, secondo il volgersi dell’astro.

§ 81

Nilo, e Fisone

E poi vidi che v’era un gran fiume da cui hanno origine tutti i fiumi che scorrono per il mondo. Questo attraversa l’Egitto si chiama Nilo, e Fisone in latino. E lungo il suo percorso nella terra del Paradiso è tutto di miele, ma quando lascia quella terra si muta in acqua.

§ 81

Addehilla, in latino Eufrate

E dopo ne vidi un altro grandissimo che ha nome Addehilla, in latino Eufrate. Tale fiume, quando scorre nella terra del Paradiso, è tutto di latte, così bianco che è impossibile a dirsi, ma subito si muta in acqua quando esce da quella terra.

§ 81

Gayan, in latino Gyon

E ancora, dopo questo, vidi un altro fiume assai grande che ha nome Gayan, in latino Gyon, che lungo il suo corso nella terra del Paradiso è tutto di vino, ma che subito si muta in acqua quando esce da quella terra.

§ 81

Targa, Tigri

E dopo questo ne vidi un altro molto grande che ha nome Targa, Tigri in latino. Tale fiume è tutto di un’acqua così chiara e così dolce che non si può concepire.

§ 81

E questi fiumi si dipartono come segue: il fiume di miele corre verso oriente, quello di latte verso occidente, quello di vino verso mezzogiorno e quello d’acqua verso settentrione.

§ 82

la porta

E dopo aver visto i fiumi che ho detto, guardai e vidi che sopra la porta del Paradiso, verso la parte interna, stava scritto: ‘Io sono Dio e non c’è altro dio all’infuori di me. E tutti gli uomini che in vita dissero « le halla hilalla, Muahgmet razur Halla », che significa: ‘Non c’è altro dio all’infuori di Dio, e Maometto è il suo profeta’, qualunque peccato avranno commesso non entreranno all’inferno né patiranno alcuna pena’.

§ 86

sulle rive

dei fiumi

 

 

 

§ 87

E vidi che nelle tende e nelle case che si trovavano sulle rive dei fiumi predetti v’erano le dame più avvenenti e più pure, e dagli occhi più belli e dagli sguardi più amorosi che cuore umano sia in grado di concepire. E tutte sono di purissimo splendore. Le loro teste sono ornate di perle e di pietre preziose, e sopra hanno un copricapo di splendore. Ed anche le loro vesti sono tutte di splendore. E portano cinture di muschio e d’ambra con pietre preziose e perle, che profumano così soavemente che anche un uomo gravemente infermo, aspirando il loro profumo. odorandole, dovrebbe guarire.

Le dame siedono ordinate una vicina all’altra e paiono le creature più belle del mondo. Esse innalzano le loro voci e cantano così bene, così chiaramente e dolcemente, che tutte le altre voci e gli strumenti che si possano dire e immaginare nulla valgono in confronto col loro canto mirabile. E cantando dicono: ‘Noi siamo eternamente vergini, non possiamo morire e per sempre resteremo damigelle senza macchia, né ira, né cattivo pensiero. Noi siamo feconde di gioia ed eccellenti per bellezza, perché la nostra bellezza è senza fine. Noi siamo assegnate a uomini onorati, fedeli e obbedienti al nostro Dio. Ah! come sono fortunati quelli che a noi sono promessi, e a cui noi siamo promesse’

§ 89

Ogni dama indossa 70mila mantelli, l’uno sull’altro, che hanno la foggia di quelle vesti dalle maniche ampie che portano i chierici in chiesa per recitarvi gli Uffici. E sono di oro purissimo e mirabilmente intessuti dei più diversi colori

9

I sette Paradisi

§83  I sette Paradisi

1 - Heden

dove fu creato Adamo

2 - Daralgelel

Dār al-ĝalāl – Dimora della Gloria

3 - Daralzelem

Dār as-salām ‒ Dimora della pace

4 - Genet halmaulz

ĝannat al-ma’wà ‒ Paradiso del Rifugio

5 - Genet halkolde

ĝannat al-huld Paradiso dell'Eternità

6 - Genet halfardauz

ĝannat al firdaws ‒ Giardino del Paradiso

7 - Genet hanaym

è come la rocca dei Paradisi: infatti è il più alto, e da esso tutti gli altri sono visibili.

ĝannat an-na‘īm ‒ Paradiso della Delizia

‒ Anche Dio va su quel monte quando vuole vedere i Paradisi, ed allora esso è la Sua casa.

‒ Vidi due grandissime colonne: una di smeraldo e l’altra di rubino. Le dimensioni le conosce solo Dio. Dall’una all’altra colonna vi è tanto spazio quanto da oriente a occidente. E quello che si trova in mezzo è tutto di splendore. Ed stanno all’ingresso del Paradiso di Dio.

Genet hanaym, è la casa che Dio ha nei Paradisi ed è più alto di tutti gli altri. Genet hanaym vuol dire: giardino ricolmo di tutte le delizie che cuore umano possa concepire. I muri sono di rubino; e la torre e l’interno della casa, ma i letti e i giacigli, e le scale per cui si sale alle terrazze, e tutto il vasellame, e le porte sono di perla.

‒ E all’interno vi sono giovinette amorosissime, centomila volte più belle e gioiose delle altre di cui vi ho parlato.

‒ E vi sono tende, di rubini, smeraldi, perle e pietre preziose d’ogni natura, le più belle e meravigliosamente lavorate che si possa concepire. E queste tende son poste presso a fonti da cui sgorgano acque e vini d’ogni sorta di colori e sapori. E vi sono dolci canti e damigelle mirabili, che siedono sotto gli alberi, tutti di pietre preziose. E i loro frutti, sono più dolci e saporosi d’ogni altra cosa. E vi sono strumenti musicali, che sono tanto soavi e piacevoli a udirsi che nessun cuore umano sarebbe in grado di concepirlo.

‒ E sotto questo giardino ve ne sono altri due, il primo dei quali è circondato, dall’interno e dall’esterno, di pietre preziose; e l’altro d’oro rosso purissimo. Il giardino, che si chiama Hanaym, è tutto fatto di gradoni, che sono in numero di cento. E questi gradoni sono fatti in modo tale che ognuno di essi ha un’altezza pari a 250 anni di cammino, e altrettanta in larghezza. E uno era d’oro, un altro d’argento, un altro di rubino, un altro di smeraldo, un altro di perla. E la calce, con cui sono congiunti i gradoni, è tutta di muschio e d’ambra che mirabilmente profumava.

«Zaderat halmouta»:

 ‘luogo spazioso’

un albero così grande e bello che a stento si potrebbe descriverlo

9

L'albero Thuba e l'albero delle adunanze

§99

Io, Maometto, ancora desidero che le genti sappiano che nel Paradiso esiste un albero denominato in arabo Thuba, che significa: ‘Albero della gioia e del piacere’. E quest’albero è alla base così grande che un uomo sul cavallo migliore e più veloce del mondo che corresse senza fermarsi, non riuscirebbe a farne il giro in cento anni. E la base di quest’albero è tutta di rubino, e la terra dove è piantato è tutta di muschio e d’ambra, più bianca della neve, e profuma così che nessuno è in grado di esprimerlo. E per temperare il forte odore di muschio e di ambra, la terra è frammista alla canfora. I rami di quest’albero sono tutti di smeraldo, e le sue foglie di sciamito; e i fiori di drappi d’oro più belli di quanto un uomo possa narrarlo agli altri. E i suoi frutti sono come perle, e tanto grandi che se uno di essi fosse qui nel mondo, basterebbe a a far mangiare cento uomini per un anno. Questi frutti sono più bianchi della neve e più chiari del cristallo e d’ogni altra cosa esistente, e il loro sapore è come di zenzero e miele mescolati insieme. E l’erba che cresce lì intorno come l’erba di un prato è tutta di zafferano verde, che profuma soavemente.

§100

E ai piedi di quell’albero sgorgano molte fonti, tutte di vino, che scorrono come fiumi per il Paradiso. E di questi vini alcuni sono più bianchi e più chiari dell’acqua, altri più rossi e più chiari del rubino. Ed essi sono così saporosi e delicati al palato che nessuno dei viventi lo può spiegare. E ivi ci sono anche vini di altre due qualità: alcuni sono piuttosto acerbi di gusto, e nel colore tendono al verde; gli altri sono gialli e chiari come il topazio, e di tale maturità e forza nel berlo che nessun uomo sarebbe capace di esprimerlo. E quattro erano le fonti principali; ma fra di esse ve n’erano numerose altre, tutte di vino e di tante varietà di colori e di sapori da non potersi neppure concepire.

§101

Dopo che io, Maometto, vidi l’albero anzidetto, il cui nome è Thuba, guardai ancora e ne vidi un altro che è fra i primi e più belli del Paradiso. Sotto questo albero stanno seduti e si radunano tutti gli abitanti del Paradiso, e ascoltano le favole e i racconti che narra loro un angelo che non ha nessun altro ufficio che quello.

102

E mentre osservavo l’angelo narratore, guardai ed ecco che vidi venire una grande schiera di angeli, che venivano tutti a dorso di cammello. E i cammelli avevano tutti finimenti d’oro intorno al collo e i loro musi sembravano candele ardenti. Il loro pelo era serico e di colore rosso misto al bianco, e mi sembrava il più bello che da lungo tempo già trascorso avessi visto Erano di natura mansueta, e così bene addestrati che non avevano bisogno di alcuna punizione. Nessuna fatica che essi sopportavano li poteva affaticare. E questi cammelli erano onerati dal peso di oro e argento, perle ed altre pietre preziose di tutte le specie, che portavano dietro il dorso dei cavalieri.

10

fiume che circonda tutti i Paradisi, e delle tende e delle dame

Alketynon

§116

500 anni di cammino largo

– lungo non si sa

donne: Halkoralen, ammirabili e meravigliose

– la bellezza non si può descrivere

11

I quattro vasi da bere - significato

1

odore simile al muschio e aveva un sapore di latte

significa: come il latte nutre e regola il corpo  umano più d’ogni altra bevanda, così Dio nutrirà e governerà il tuo popolo sopra ogni altro sino alla fine

2

odore era come d’ambra e il sapore di miele

Del vaso, di miele: come il miele è curativo ed entra in molti farmaci, così sarà la medicina del tuo popolo sino all’ultimo giorno.

3

odorava di muschio e il gusto era d’acqua  chiara e saporosa

E donò il terzo vaso, quello dell’acqua perché, come l’acqua purifica ed elimina le lordure, così fino al giorno del giudizio terrà mondo e puro il tuo popolo, sopra tutti i popoli che furono, che sono e che in futuro seguiranno.

4

riconoscendo odore e sapore simile al gusto del vino, lo detestai ed evitai di berlo

Quanto al vaso di vino, che induce l’uomo alla follia e all’immoralità: rifiutandolo e non bevendolo, allontanerà da te e dal tuo popolo ogni stoltezza e turpitudine. E a Maometto che al suo popolo il vino sarà sempre proibito, tranne quello che si beve in Paradiso.

12

Pre-descrizione dell'inferno

fuoco acceso per 70 mila anni

il fuoco diventa tutto rosso

    "          "             70 mila anni

il fuoco diventa bianco

    "          "            70 mila anni

il fuoco diventa nero

angeli fatti di fuoco

LXX mila dame di fuoco

angeli privi di pietà e di umiltà, muti e sordi per restare indifferenti davanti alle lamentele dei dannati

angeli

13

L'inferno Le sette terre

Ø      Maometto non vede le sette Terre, ma di esse ascolta il racconto di Gabriele – Ogni Terra ha il suo mare e la Terra (§136 Arauka che non è collegata a nessun’altra terra) su cui parlano Maometto e l'angelo Gabriele ha sette mari

Ø      Tutte le Terre hanno una lunghezza e una larghezza pari a mille anni di cammino e uno spessore pari a 500 anni di cammino. (§158)

Ø      Sotto le sette Terre c'è una grande pietra che tutte le sostiene

Ø      Tra la prima Terra e la seconda si trova un mare, che sta sotto di essa, e si estende per trecento anni di cammino. E fra la seconda Terra e la terza, che sta sotto di essa, c’è un altro mare che ha un’estensione di trecento anni di cammino. E altrettanta ne ha ognuno degli altri mari, che sono fra una Terra e l’altra, fino alla settima e ultima Terra, che fa parte a sé stante.

Ø      ‒ i peccatori che cadranno nell’inferno avranno un’altra pena oltre a quelle descritte, ossia taglieranno legna per tutto il giorno, e quando verrà notte si bruceranno su di essa

§153‒§154

sette terre

JJJ

 

uno degli otto angeli che reggono il trono ‒ regge le sette terre

JJJ

pietra tutta verde e quadrata ‒ regge l'angelo

JJJ

uno dei buoi delle terre del paradiso – regge sulla groppa la pietra verde

JJJ

pesce  ‒ regge sul dorso la pietra verde

1

§137

Arauka – è la terra non collegata a nessun'altra

‒ terra tutta di fuoco

‒ vento infernale: « arre alakin », che significa ‘vento sterile’

2

§139

Halgelada – scorpioni infernali, grandi come muli; e le loro code sono lunghe come un’asta di lancia o ancor di più; e in ciascuna coda ci son 360 nodi, ed ogni nodo ha 360 corni, in ognuno dei quali ci sono 360 vasi

‒ scorpioni, che son tutti colmi di veleno. E tale veleno è così potente che se si ponesse uno soltanto di quei vasi nel mondo, sia gli alberi che le acque, e le genti, e le bestie e tutte le altre cose che vi dimorano sarebbero distrutte per il grandissimo fetore che ne esce, e per l'orrore che incute.

‒ Quando li trovano, li prendono per i capelli e li scuoiano dalla testa ai piedi, per cui quelli restano a tal punto stupefatti che un uomo non potrebbe capire se sian morti o vivi. E dopo averli così scuoiati vi spandono sopra il veleno di uno dei vasi predetti. E quel veleno è così potente che seziona il corpo mettendo da una parte la carne, da un'altra le ossa, da un’altra ancora i nervi, e in ‒ tal modo totalmente li annienta. Ma Dio li ricompone facendoli tornare com’erano prima, affinché siano torturati più di nuovo e di più.

3

141

Area

bestie infernali di nome catas, grandi come grandi montagne; fatte tutte di terra frammista a fuoco, orribili, e più nere di una notte scurissima.

‒ grandi come montagne; fatte tutte di terra frammista a fuoco

‒ orribili, e più nere di una notte molto oscura.

‒ sono tutte circondate di tenebre, più oscure di una notte molto oscura.

‒ ognuna di quelle bestie ha un veleno che profondamente brucia, più del grande fuoco dell’inferno. ‒ quando trovano i peccatori, li prendono per i capelli e li scuoiano dalla testa ai piedi ‒ poi vi spandono il veleno di uno dei vasi. E quel veleno seziona il corpo mettendo da una parte la carne, da un'altra le ossa, da un’altra ancora i nervi. Dio li ricompone facendoli tornare com’erano prima, e il tormento può ricominciare.

4

144

Alhurba

popolata di serpenti infernali, così grandi e grossi che nessuno potrebbe ridirlo.

‒ Ognuno di tali serpenti ha nella bocca diciottomila denti

‒ le radici d’ogni dente hanno settantamila vasi, tutti pieni di un veleno così forte e ardente che infiamma il fuoco infernale

‒ se Dio ordinasse ad uno di quei serpenti di colpire il monte più grande del mondo con un unico dente, tutto lo distruggerebbe e lo ridurrebbe in cenere ‒

5

145

146

Malca

pietre sulfuree dell’inferno

‒ sono le pietre che Dio preparò per tormentare i peccatori che stanno all’inferno.

‒ Assomigliano allo zolfo vermiglio, e sono altrettanto splendenti: la più piccola di queste pietre è settantamila volte più grande della più grande montagna dell’intero mondo. nell’inferno, subito accostano il fuoco alla pietra, che immediatamente si incendia, così ché pietra e peccatore formano un'unica fiamma. E quella fiamma s’innalza sopra il peccatore a un’altezza che nessuno potrebbe concepire.

6

147

148

Zahikika

libri e carte di tutti i peccati ‒ mari d’acque amarissime

‒ In questa Terra Dio pose i libri e le carte di tutti i peccati commessi dagli uomini fino al giorno del giudizio. Lì infatti stanno scritti tutti i loro nomi, e i peccati di ognuno e il come e il dove e il perché;

‒ mari d’acque amarissime, Halmochale in arabo, ossia ‘ripugnanti’. E senza dubbio sono più ripugnanti

‒ le bestie dell’inferno ne provano ribrezzo.

‒ quell’acqua è così amara e così calda che se qualcuno vi immergesse una pietra durissima e grande come il più gran monte del mondo, subito la ridurrebbe in niente.

7

Hagib

‒ c’è la sede e l’abitazione del demonio e il suo regno, le sue milizie e le sue genti. Legato mani e piedi con catene di ferro.

‒ La bocca dell’inferno si apre al centro della settima Terra, come un grande pozzo.

§166

Kaf

‒ Dio creò tutte le sette terre di cui sopra s’è detto, e comandò ad un angelo di nome Arzaniel, che si trova sotto la settima Terra, di sostenerle sulle sue spalle. È costui infatti uno degli angeli spirituali, e un compagno dell’angelo della morte.

‒ Ha una statura pari a cinquecento anni di cammino. E sta a cavallo del bue già detto, che ha nome Behamut. E questo bue è straordinariamente grande, e sta su una pietra verde, come in precedenza ti ho detto.

‒ Sopra tale pietra è posta una parte di quel grandissimo monte che è chiamato Kaf; e l’altra parte è di sotto; e sotto tale pietra ci sono aria e tenebre.

‒ E quelle tenebre si estendono fino all’acqua che si trova lì sotto.

‒ Fra l’acqua e le tenebre c’è quel pesce grandissimo che sostiene ogni cosa, e di cui si è narrato in precedenza. Ed intorno a quel pesce c’è il gran vento sterile come t’ho detto.

‒ E ti ho già parlato del monte grandissimo di nome Zare che ha un’orbita divisa in sette parti che si tengono per se stesse separate dalle altre terre.

‒ E ognuna di queste sette parti dista dalle altre terre cinquecento anni di cammino, ma è Kaf, il monte grandissimo, a racchiudere e circondare ogni cosa.

§172

§192

Il ponte Azirat

‒ ha una lunghezza di cinquecento anni di cammino

‒ l’Azirat è quel ponte che Dio fece per mettere alla prova chi crede e allo stesso modo chi non crede nella tua legge. È posto in alto al di sopra dell’inferno, ed è più sottile di un capello e più affilato della lama di ogni spada. Ai due lati è tutto irto di tenaglie e di uncini e di altri arnesi di ferro atti a forare, più lunghi di grandi lance e più acuti nel ferire di quanto sia possibile dirsi.

 sette ponti lo formano, uno avanti all’altro:

‒ il primo ha una lunghezza di diecimila anni di cammino;

‒ il secondo di ventimila; il terzo di quarantamila;

‒ il quarto di ottantamila;

‒ il quinto di centosessantamila;

‒ il sesto di trecentoventimila;

‒ il settimo di seicentoquarantamila anni di cammino.

14

L'inferno Il pozzo di fuoco

§170

 

§171

La bocca dell’inferno si apre al centro della settima Terra, come un grande pozzo.

‒ Intorno alla bocca dell’inferno ci sono sette mari di fuoco infernale, che arde in modo mirabile. E questi mari si uniscono per formare un mare grandissimo, in cui Dio fa immergere e purificare le anime dei peccatori che si allontanano da Lui, e lo rinnegano mentre sono in vita; e li farà torturare così fino al giorno del giudizio. Dopodiché li giudicherà secondo i meriti.

Alfalak  ‒ nome del fuoco del pozzo chiuso che si aprirà nel giorno del giudizio

verrà aperto nel giorno del giudizio

racconto di Gabriele

Dio creò tutte le sette terre, e comandò ad un angelo di nome Arzaniel, che si trova sotto la settima Terra, di sostenerle sulle sue spalle. È un angelo spirituale, e un compagno dell’angelo della morte. Ha una statura pari a cinquecento anni di cammino. E sta a cavallo del bue, ed ha nome Behamut. E questo bue è straordinariamente grande, e sta su una pietra verde. Sopra tale pietra è posta una parte di quel grandissimo monte che è chiamato Kaf; e l’altra parte è di sotto; e sotto tale pietra ci sono aria e tenebre.

‒ quelle tenebre si estendono fino all’acqua che si trova lì sotto. Fra l’acqua e le tenebre c’è quel pesce grandissimo che sostiene ogni cosa, e di cui si è narrato in precedenza. Ed intorno a quel pesce c’è il gran vento sterile. ‒ Il monte di nome Zare che ha un’orbita divisa in sette parti che si tengono ciascuna separata dalle altre terre. E ognuna di queste sette parti dista dalle altre terre cinquecento anni di cammino. È Kaf, il monte grandissimo, a racchiudere e circondare ogni cosa’.

15

L'inferno: le pene

§177

E fuori di ognuna delle porte infernali, verso la parte sinistra, ci sono 60mila montagne di fuoco. E in ognuna si trovano LXX mila fonti di fuoco. E da ogni fonte escono LXX mila fiumi, di fuoco. E su ognuno di tali fiumi ci sono LXX mila castelli di fuoco. E in ogni castello, ha LXX mila sale di fuoco.

§178

E in ogni sala ci sono LXX mila dame di fuoco, le più laide e le più orribili che cuore umano possa immaginare. Quando i peccatori giungono in queste sale, le dame li abbracciano e li stringono con grande forza e quelle incutono un timore tale da far perdere il senno. E poi li bruciano al punto che nessun fuoco potrebbe farlo di più. E questo è per loro un supplizio così grande, che preferirebbero morire LXX mila volte al giorno, perché una qualsiasi di queste dame infligge loro tormenti di LXX specie. diverse.

§179

su entrambe le rive dei fiumi, ci sono LXX mila alberi di fuoco, ognuno dei quali ha LXX mila varietà di frutti, e in ognuno frutto ci sono LXX mila vermi; e nel verme più piccolo c’è tanto veleno da sterminare tutti gli uomini della Terra,  separando anche la carne dalle ossa.

§180

ai piedi di ciascun albero ci sono LXX mila draghi, e altrettanti scorpioni. L’inferno di bestie di specie diverse, ciascuna delle quali infligge ai peccatori torture di LXX mila forme diverse, tanto che essi preferirebbero morire LXX mila volte al giorno, piuttosto che sopportare simili pene.

16

L'inferno – Le sette Porte

Le porte erano sette e ordinate una sopra l’altra, ed erano tanto calde che se la meno calda di esse fosse in oriente e un uomo la guardasse dall’occidente, gli uscirebbe il cervello dal capo per le narici, per l’eccessivo calore.

Gabriele narra le pene dell'inferno: § 181

Tutte le genti condannate all'inferno saranno cancellate dal libro della vita.

 

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nome

specie

pena

1

Gehenne

- qui credunt ymaginibus et ydola quidem colunt

‒ quelli credono nelle immagini e adorano gli idoli, come Lui stesso si esprime nel Corano,

Vos qui de ligno et metallo ymagines colitis eritis in inferno ligna sicca et ad sollicitandum ignem ut ardeat instrumentum

‘Voi che adorate immagini di legno e di metallo sarete all’inferno legna secca, e strumento per attizzare il fuoco’.

2

Lada

- qui credunt in legem Dei rectam et eam postmodum derelinquunt

‒ per quelli che credono nella retta legge di Dio, ma poi l’abbandonano

 

3

Halhatina

- qui malo modo divicias congregant et gentibus que Gog et Magog appellantur

‒ quelli che ammassano ricchezze in malo modo, e per le genti che sono chiamate Gog e Magog.

ardebunt et duriter torquebuntur

Li bruceranno e saranno duramente torturati

4

Halzahir

- qui ludunt ad taxillos vel ad alium quemvis ludum, ex quo provocantur ad iram et Deum provocati blasphemant

‒ quelli che giocano a dadi o ad altri giochi, dai quali son provocati all’ira, così che, una volta provocati, bestemmiano Dio.

 

5

Zakar

- qui oraciones prout debent non faciunt nec de suo pauperibus elemosinas largiuntur

‒ quelli che non compiono le orazioni prescritte e non fanno elemosine ai poveri.

 

6

Halgahym

- qui prophetis et nunciis Dei credere nolunt de hiis que dicunt, ymo eos velut mendaces redarguunt et dictis contradicunt eorum, prout ipse Deus in Alkoran loquitur : ‘Vos qui prophetis et nunciis meis non creditis’

‒ quelli che non vogliono credere ai profeti e ai nunzi di Dio, ed anzi li rimproverano come bugiardi e contraddicono le loro parole,

- ecce ignis de Halgaym vester erit et in sortem eciam vestram sedet

‒ come Dio stesso afferma nel Corano: ‘O voi che non credete ai profeti e ai nunzi miei, ecco, il fuoco di Halgahym sarà destinato e voi e il luogo sarà vostro possesso’

7

Halkehuya

- qui gentes decipiunt et fraudant in ponderibus et mensuris

‒ quelli che ingannano la gente e frodano su pesi e misure

 

residuum inferni totum divisum est in partes septem

Il resto dell'inferno è diviso in sette parti

illis qui socium Deo faciunt et dicunt quod aliquis alius sit par ei; et similiter illis qui pro Deo nolunt penas aut grave aliquid sustinere et qui voluntatem propriam facere magis quam ipsius habere graciam dilexerunt

‒ Il resto dell’inferno è tutto diviso in sette parti, di cui sei sono per quelli che attribuiscono un compagno a Dio e dicono che c’è un altro dio pari a Lui; ed è anche per quelli che non vogliono sopportare pene né alcunché di gravoso in suo nome, e che preferirono fare la propria volontà piuttosto che avere la sua grazia.

 

Omnes quoque istarum gencium maneries de libro vite perpetuo sunt abrase.

Tutte queste genti dal libro della vita saranno cancellate per sempre.

17

giorno del giudizio: infernale

quel giorno per tutte le genti sarà lungo come se durasse cinquantamila anni

§ 182

giorno

del giudizio

- Deus coram se adduci quamdam bestiam, que ita maxima est quod a nemine credi posset; et ad eam ducendum erunt acierum angelorum septuaginta milia

‒ e a condurla saranno settantamila schiere di angeli, ognuna tanto grande quanto il cielo e la Terra tutta.

Eligentur pile iste in quatuor angulis inferni

prepareranno ai 4 angoli dell’inferno quattro pilastri;

unaqueque ipsarum habet in longo tantum quantum posset homo ire in septuaginta milibus annorum, et in spisso quantum est medium hujus temporis dirimiti

‒ ognuno di essi avrà una lunghezza pari a settantamila anni di cammino ed uno spessore pari alla metà della lunghezza. Tali pilastri saranno drizzati ai quattro angoli dell’inferno, e lì la bestia sarà legata per tormentare i peccatori, come più avanti udirete.

bestia

‒ Habet enim bestia hec triginta milia orum et quidlibet os triginta milia dencium, quorum quilibet trigesies milies magis acutus est quam sit ensis aliquis, quem possit homo plus acutum in hoc seculo reperire.

‒ ex labiis suis habet quemdam anulum ferreum valde magnum et similiter cathenam quamdam maximam. Et in unaquaque cathenarum sunt septuaginta milia anulorum ferreorum

‒ Quella bestia ha trentamila bocche e ogni bocca trentamila denti, ciascuno dei quali è trentamila volte più affilato della più tagliente spada che un uomo possa trovare al mondo. E in ognuna delle sue labbra ha un anello di ferro assai grande, e una grandissima catena. E in ciascuna catena ci sono settantamila anelli di ferro, e ognuno è tenuto da un angelo. E tali angeli sono tanto grandi e così forti che ognuno di loro potrebbe inghiottire tutto il mondo senza sentir nulla.

18

Il giorno del giudizio celeste

§163

guarderanno sempre verso il cielo, per vedere Dio che verrà a portare il giudizio. Essi avranno un’emozione così grande, di vederlo e una così grande angustia, che suderanno tutti, perché riconosceranno di aver commesso molti peccati. E qualcuno di loro suderà fino alle anche, altri fino ai ginocchi, altri fino ai piedi.

§164

la Terra bianca

E quando Dio vedrà la loro ansia e la loro angoscia, allora, mosso da pietà, comanderà agli angeli che portano il suo trono di prenderlo e di posarlo su una Terra che sarà tutta più bianca dell’argento purissimo. In quella Terra non fu mai sparso sangue, né commesso peccato. E lì Dio si manifesterà a tutto il mondo

19

I 7 ponti che formano il ponte Azirat § 193

1 queretur ab eis de credulitate ipsorum et quomodo crediderunt

‒ saranno interrogati sulla loro fede, e sul come essi credettero. E quelli che saranno stati di fede salda e forte passeranno. Gli altri saranno feriti dalle tenaglie e dagli uncini di ferro, di cui in precedenza s’è detto, e cadranno nei supplizi di fuoco dell’inferno.

lunghezza percorribile in 10 mila anni di cammino

2 interrogabuntur si oraciones adimpleverint que sibi fuerunt injuncte

‒ E quando quelli che avranno passato il primo ponte saranno giunti al secondo, saranno interrogati se compirono le preghiere a loro prescritte. Se l’avranno fatto, passeranno. Altrimenti precipiteranno nel fuoco come i precedenti.

lunghezza percorribile in 20 mila anni di cammino

3 queretur ab eis si de Alkoran quicquam sciant cordetenus

‒ E a quelli avranno passato il secondo ponte, non appena saranno giunti al terzo, verrà domandato se conoscano passi del Corano a memoria. Quelli che ne sapranno andranno avanti, gli altri cadranno nel fuoco.

lunghezza percorribile in 40 mila anni di cammino

4 jejunaverint in eorum quadragesima prout jejunare eciam debuerunt

‒ Ed avendo oltrepassato il terzo ponte e giungendo al quarto, sarà loro chiesto se durante la quaresima digiunarono come dovevano. E chi l’avrà fatto passerà, chi non l’avrà fatto cadrà come gli altri.

lunghezza percorribile in 80 mila anni di cammino

5 queretur ab eis si, promittentes ire Mecham in peregrinacionem, iverunt et manserunt ibi tot diebus quot debuerunt manere

‒ E avendo varcato questo ponte, come verranno al quinto verrà chiesto loro se andarono alla Mecca, come promesso, e se ci rimasero per i giorni stabiliti. E chi l’avrà fatto passerà; altrimenti cadrà nel fuoco.

lunghezza percorribile in 160 mila anni di cammino

6 interrogabuntur si balneaverunt se tempore quo debebant oraciones facere ac eciam post polluciones similiter eorundem.

‒ E avendo attraversato questo ponte, non appena giunti al sesto saranno interrogati sulle abluzioni prima delle preghiere e dopo le polluzioni. Chi le avrà fatte passerà, chi non le avrà fatte cadrà come gli altri.

lunghezza percorribile in 320 mila anni di cammino

7 queretur ab eis si patres eorum juxta mandatum legis honoraverint atque matres.

‒ E a chi sarà giunto al settimo ponte verrà chiesto se onorò padre e madre secondo l’ordine della legge. Se l’avranno fatto, passeranno; altrimenti cadranno nel fuoco dell’inferno e vi saranno tormentati in eterno.

lunghezza percorribile in 640 mila anni di cammino

20

Dopo che io, Maometto, ebbi visto le predette cose che avete prima ascoltato, appresi che Dio aveva creato diciottomila mondi, uno dei quali è quello in cui siamo. E con essi Dio creò mille specie di creature, oltre agli uomini, ai demoni, e ai fantasmi, e anche Gog e Magog che sono tra gli uomini e i demoni. Nessuno invece può conoscere il numero di queste creature, se non Dio solo che le ha create. Ma su mille specie di queste, quattrocento sono terrestri e seicento marine. (§63)

Indice Biblioteca Progetto Pirandello

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 13 aprile 2010