mac53 - Niccol?Machiavelli - Ai Palleschi (a cura di Giuseppe Bonghi)

Niccolò Machiavelli

Ricordo ai Palleschi del 1512

Edizione di riferimento

Per le nozze di Salvatore Bongi con Isabella Ranalli, Gennaio 1868, Niccolò Machiavelli Ricordo ai Palleschi del 1512, in Prato, Tipografia Guasti 1868

A Salvatore Bongi

non per ricordo d'un giorno che gioie e dolori ci rendono sempre

memorabile, ma per mostrare com’io mi rallegri delle tue nozze,

pubblico queste pagine; le quali pel nome di Niccolò Machiavelli

vivranno, almeno fra i bibliofili che, come te, cercano nel raro

anche l’utile: e vivendo, ricorderanno più lontano della nostra

vita, ciò che della vita è gran conforto, la nostra amicizia.

Cesare Guasti

Cacciato dal governo della Repubblica di Firenze quel Gonfaloniere a vita, che se fosse stato savio e tristo (come disse il suo Segretario ) si sarebbe potuto far principe, ma perchè fu buono e debole se ne dovette andare in esilo; non appena si venne a riformare lo Stato, che si scoperse una varietà di umori in que’ medesimi ch'erano apparsi così unanimi nel volere la rovina del Soderini. Gli schietti Palleschi avrebbero ricondotte volentieri le cose al 94, e magnificavano i beati giorni di Cosimo e di Lorenzo; senza pensare quanto i tempi fossero cambiati, e come, con Spagna e Francia in casa nostra, appena sarebbe stato forte quel reggimento che avesse o veri ordini di repubblica o un assoluto signore. Gli altri (e fra questi erano gli Ottimati), comie quelli che solo per isdegno o invidia aveano espulso di Palagio il Soderini, volevano mantenuto il Consiglio grande, sì caro al popolo, per dargli sodisfazione; e ne proponevano un altro ristretto, nel quale fossero sempre loro, con autorità di creare la Signoria e i primi magistrati. Ed essendo essi in maggior numero, vinsero; nè Giuliano Medici si mostrò allora scontento: ma non andò molto, che i Palleschi ricorsero a quello spediente che fu sempre buono a mutare lo Stato; intanto che Parlamento divenne sinonimo di mutamento, e i grammatici fiorentini (come si legge nell'Ercolano, storicamente lo definirono: « Far parlamento si diceva a Firenze ogni volta che la Signoria, o forzata o di sua volontà, con animo che si dovesse mutare lo Stato, chiamava al suono della campana grossa il popolo armato in piazza, e lo faceva d'insù la ringhiera dimandare tre volte, se egli, che così o così si sfacesse, si contentava; ed egli (come s'era, il più delle evolte, ordinato prima) rispondeva gridando, e alzando l'arme: Sì, sì ». E da quella scena del Parlamento tornando a bottega, il Popolo si trovò con meno il Consiglio, ch'era l'ultimo presidio fatto alla libertà da Frate Girolamo; e gli Ottimati s'accorsero, che per aver voluto male al Soderini non s'erano voluti bene per sé. Due vie, quindi, si trovarono aperte: o congiurare, o servire. E vi era chi avrebbe fatto a mezzo; ma i Medici non erano più i mercatanti d'un secolo addietro, e due esili gli avevano insegnati a confidare solamente nelle proprie mani; come disse a un altro proposito il signor Duca Cosimo. Ora, leggendo gli Storici di quel tempo, dal primo e quasi garbato congedo del Soderini alla solenne proscrizione (per la quale fino dall'altare della Nunziata se ne volle strappar l'immagine appesa per voto), s'intende come corressero alcuni mesi ne' quali la stessa fazione Medicea fu incerta se le tornasse più, conto a infamare il Soderini, o a lasciarlo senza fama. E s'intende ancora, come Niccolò Machiavelli; tra per sentirsi affezionato al suo Gonfaloniere, tra per inclinare a' Medici, ch'egli (secondo che s'aperse con Papa Leone, dopo la morte del Duca d'Urbino) voleva metter d'accordo con la Repubblica; potesse stendere e raccomandare alla parte soverchiante quel ricordo, che non sottoscritto da lui, ma scritto di sua propria mano, si trova da poco in qua nell'Archivio di Stato, fra i preziosi documenti che si piacque di legargli il signor Carlo de' Marchesi Torrigiani. E poiché quei documenti furono, in gran parte, della segreteria di Leone X, si può credere che a lui, non ancora pontefice, fosse mandata dal Machiavelli questa breve scrittura, che io chiamo

RICORDO  A' PALLESCHI

 DEL   1 5 1 2 .

Notate bene questo scripto.

Io vi voglio advertire circha questa opinione di coloro che dicono come el sarebbe bene scoprire e difecti di Piero Soderini per torli reputatione nel populo: et che voi guardiate bene in viso questi tali, et consideriate quello che li muove: et vedrete come ei non gli muove el fare bene ad questo Stato, ma sì bene dare reputatione a loro proprii: prima, perchè a me non pare che cosa alcuna, di che si truovi in colpa Piero Soderini, possa dare reputatione ad questo Stato apresso al popolo; perchè di quelle medesime cose, di che potessi essere incolpato Piero, sempre questo Stato ne sarà o incolpato o sospecto. Pertanto, nel ritrovare e difecti di Piero, non sì faccendo reputatione ad questo Stato, si fa reputatione solamente ad quelli cittadini che li hanno voluto male, et che in Firenze apertamente l'urtavano: perchè dove hora e’ si dice, ch'e detti cittadini volevano male a Piero per torre al popolo lo Stato; quando Piero fussi scoperto tristo, si direbbe: Vedi che dicevono el vero! egli erono epure buoni cittadini; et volevono male a Piero perchè lo meritava: et se le cose sono poi successe così, egli è contro ad lor voglia. Pertanto questo Stato, scoprendo Piero Soderini, torrebbe reputatione ad lui, et non la darebbe ad sé; ma ad quelli cittadini che gli erano nimici, et che ne dicevono male; et farebbegli venire più in gratia del popolo: il che non è punto ad proposito di questo Stato; perchè questo Stato ha bisogno di trovare modo che sieno odiati non ben voluti dal populo; acciò ch’egli habbino con tanta più necessità ad stare uniti con lo Stato, et ad quel bene et ad quel male che starà lui. Et se voi ricercherete bene chi sono questi che fanno questa calpa; voi conoscerete essere vero quello che io vi dico: perchè pare loro havere adquistato uno odio grande con lo universale, sendo stati nimici di Piero, se non si truova che sia un tristo, et che lo meriti. Et vorrebbono purgare questo odio per fare el facto loro, non quello dei Medici: perchè la causa della mala contenteza tra l’universale et e Medici non ne è cagione nè Piero, nè la sua ruina; ma sì bene l’ordine mutato. Però di nuovo dico, che trovare e difecti di Piero non dà reputatione ad lo Stato de' Medici, ma ad particulari cittadini: et questo Stato ne perderebbe questo, che torrebbe reputatione ad uno che è di fuora, che no gli può fare male; et darebbela ad chi è in essa, che ogni dì lo può offendere, et farli uno rinbocco addosso di tucto questo universale.

Di nuovo dico, per ristrignere questa conclusione meglio: che questo Stato non ha per nimico Piero Soderini, ma sì bene l’ordine vechio: et però bisognerebbe, ad giovare ad questo Stato, dire male di quello ordine, non di Piero: ma alcuni cittadini, et in spetie è questi che puttaneggiono infra el popolo et e Medici, hanno bene per nimico Piero, et vorrebbollo scoprire tristo per levarsi quello carico ch'egli hanno con el popolo di haverlo inimicato. Il che se fa per loro, non fa pe' Medici, nè per chi vuole stare con loro al bene et al male.

Anchora voglio chiarire questa cosa in uno altro modo. Alcuni cittadini che ci sono, si tirono sotto a' Medici perch'egli hanno paura di dua cose: l’una, di non essere offesi da’ Medici, discostandosi da loro: l’altra, che se l’ordine vechio risurgessi con Piero Soderini, di non essere cacciati da Firenze da lui. Scoprire addunque Piero Soderini un tristo, et farlo venire in odio ad lo universale, non fa altro; se non che quelli cittadini manchino della paura di Piero, et sperino succedere nel loco suo qualunque volta l’ordine vechio risurga; et habbino, per questo, manco bisogno di adherirsi a’ Medici; et possino più sperare, declinando e Medici. Il che quanto sia contrario al bene de’ Medici ognuno lo può vedere: perchè e Medici non possono stare ad Firenze, resurgendo l’ordine vechio, o con Piero o sanza Piero che risurga: ma alcuni cittadini, quando e’ risurga con Piero Soderini, non ci possono stare; ma quando e' risurga sanza Piero, si possono: et però e' vorrebbono torre la riputatione ad Piero per recare securtà ad loro proprii, non a’ Medici. Il che non fa punto pe’ Medici; anzi è in tucto et per tucto cosa dannosissima et periculosissima per la Casa et Stato loro, perchè cava per questo mezo un freno di bocca ad molti, che più securamente et con meno rispecti la possino mordere.

 

N.B. - Scritta nel novembre 1512 ai Palleschi, definiti così i partigiani filomedicei

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011