Niccolò Machiavelli

Scritti politici su Pistoia

De rebus pistoriensibus

Edizione di riferimento:

Niccolò Machiavelli, Tutte le opere, a cura di Mario Martelli, Sansoni editore, Firenze 1971.

De rebus pistoriensibus

Egli è cosa notissima come d’agosto 1500 e Panciatichi fumo cacciati di Pistoia da e Canciellieri, et come dipoi seguirno uccisioni et mine gravissime in detrimento dell’una et dell’altra parte; et venne la cosa in tanto, che questa Signoria haveva perduta interamente la obbedienza et della città et del contado; tale che quelli Signori che sederno el marzo et lo aprile hora fa l’anno, pensorno ad ogni modo di rimediarvi, dubitando che, procedendo la cosa così, e’ non seguissi di Pistoia come di Pisa. Et facto sopr’ad questo adsai pratiche con loro venerabili Collegi et spettabili Octo, deliberorno mandarvi un commissario con buone forze, per insignorirsi della ciptà et rihaverne la obbedienza. Et così deliberato, circha addì 16 di aprile passato vi mandorno un commissario con buono numero di huomini d’arme, fanterie paghate et buona quantità di comandati, et con sei pezi di artiglierie et con ogni altro ordine da potere usare la forza, quando la fussi suta di bisogno. Entrò el commissario con questo ordine nella terra, et insignorissene da poterla comandare. Parve dipoi a quelli Signori mandarvi dua altri commissarii et con nuove forze, e quali partirno medesimamente de aprile, circha addì 23. Et la Signoria intanto haveva concluso et fermo e capituli, secondo e quali e commissarii si havessino ad governare; et per ordine loro venne qui buon numero di Panciatichi et Cancellieri, usossi ogni mezo per tòrre loro tucte le armi, rimessesi quelli Panciatichi che vollono tornare. Et così seguì la cosa quieta qualche dì. Ma, sendo venuto dipoi el Valentinese in sulle porte di questa città, et non possendo la Signoria attendere ad quelle cose di Pistoia, ne seguì che le forze si hebbono ad levare da Pistoia, et per loro medesime sendo etiam in buona parte diminuite. E Panciatichi, o che per loro medesimi se n’andassino, o pure che ne fussino cacciati, si uscirno un’altra volta di Pistoia: il che fu a pochi dì di maggio passato. Et dipoi, non dopo molto tempo, tornatosene qui tutti e commissarii et rimasa quella terra solo con li dua rectori et sanza forze, le cose si ritornorno più tosto in maggiore che in minore confusione di prima, donde seguì molti et gravissimi accidenti, et così stettono insino alla Signoria di luglio et d’agosto di questo anno 1501. La quale intendendo come quelle parti cercavano di fare certi adcordi fra loro et come li pratichavano secretamente sanza participarne o con loro Signorie o con li rectori, et dubitando ragionevolmente che tali pratiche non fussino ad proposito punto della città vostra, cominciorno con buoni mezi ad fare tentare chi era qui per l’una parte et per l’altra d’accordo. Et trovandoli in qualche dispositione, deputorno dua di   loro Signorie et dua per membro del Collegio, che tractassino la cosa; et dall’altro canto mandorno uno mazieri in Piano et uno nella città, per fare che l’una parte et l’altra non movessi; et demum, dopo lungha discussione facta da e deputati, s’inclusono, fermorno et ratificorno e capituli della pace sotto dì 21 d’agosto proximo passato. Creornosi e commissarii; e quali partirno addi cinque di septembre, et da quel tempo per insino addì 20 del sequente mese di octobre attesono ad fare e sodamenti delle famiglie et dare le sicurtà delle paci, come disponevono e capituli. Il che facto che fu, et volendo e nostri excelsi Signori dare perfectione alla pace et rimettere e Panciatichi, mandorno un nuovo commissario con forze; et addì 20 d’ottobre passato, come si è detto, rimissono e Panciatichi et ordinata dipoi la guardia, che fu giudicata necessaria ad mantenerli fermi.

La cosa si è stata così infino addì 23 di febbraio proximo passato; et la cagione di questi tumulti si è referita variamente. Lo effecto è questo, che, havendo quelli rectori facto intendere a’ nostri excelsi Signori certi tumulti seguiti, et come bisognava vi mandassino uno commissario, e Signori sùbito deputorno Tommaso Tosinghi. Il quale partì addì 23 di febbraio decto, et non giunse a∙ttempo, perché e’ trovò e Panciatichi cacciati per forza di Pistoia, feritine qualcuno et morto dua de’ Signori et el capitano de’ fanti, che tutti a 3 erono di parte panciaticha, et arse et rubate certe case. Feciono e commissarii quelli rimedii posserno, perché li scandoli non procedessino più innanzi. Entrorno dipoi questi excelsi Signori, et, volendo toccare fondo di queste cose et comporle, mandò per Tommaso Tosinghi; et hauto consiglio sopra ad questa materia, si concluse che fusse prima da insignorirsi bene della città et in modo che la si potessi comandare; et, facto questo, che si pensassi del modo del procedere. Onde ch’e nostri excelsi Signori, sanza mettere tempo in mezo, hanno ordinato che in Pistoia, insino a’ 17 dì del presente mese, si truova 700 fanti in facto et 90 balestrieri ad cavallo; et ad Pagolo da Parrano che si truova con 40 balestrieri ad cavallo ad Pescia, si è mandato la pagha et ordinato ubbidischa ad li commissarii di Pistoia. Le quali forze così ordinate, scripsono questi nostri excelsi Signori medesimamente a’ 17 dì che sùbito, paghate le genti, s’insignorissino della terra, disponendo le guardie ne’ luoghi necessarii, et dipoi punissino e delinquenti, et comandassino di quelli capi dell’una parte et dell’altra che venissino qui, ruinassino e bastioni, et tucti e luoghi facti forti riducessino allo essere loro, et così togliessino alle parti le artiglierie et più armi potevano. E quali commissarii hanno exequito in buona parte, perché sono in termine da potere comandare ad ciaschuno; hanno dato principio di punire e delinquenti et li hanno citati; hanno comandato huomini da l’una et l’altra parte, che ve ne è chi ha tempo per infino a’ 25 di questo, et buona parte ne è comparsi; hanno tolte loro tucte le artiglierie et altre armi, perché hanno ruinato ’ bastioni. Resta hora come si habbia ad procedere avanti; et maxime circha il modo di riformare la città, la quale cosa è tutta, come e commissarii riferischono, posta nello arbitrio vostro, per essere fuora tucti e Panciatichi, et de’ Canciellieri più che 150, tucti li altieri et scandolosi; in modo che drento non è per riaversi difficultà alcuna ad exequire tucto quello che per voi sarà deliberato.

1502 - Sommario de’ Pistolesi

Sommario della ciptà

Prohibire, spegnere et annullare tuct’e dua le parte et che debbino mutare arme et nome, cum quelle pene che fussino iudicate a proposito.

Che si confini per un certo tempo, di quelli che sono fuori della parte panciatica, quel numero di homini che si iudicherà essere di bisogno per conservare la pace et unione della ciptà, et trovare modo si possino valere delle loro entrate, che ad questa parte ci saranno facilissimi modi.

Rimectere in Pistoia tucti li homini populari che sono fuori colla parte panciatica, cioè quelli che desiderano la quiete; et quelli che havessino sanza loro colpa ricevuto danno et sieno miserabili, si pensi di ricompensarli in qualche modo.

Crederremo che in luogho di confini, et per usare inverso loro più humanità, quelli che si ragionassi di confinarli, cioè li nomini da bene et non infami, fussi da ritirarli costì nella ciptà et farli per un tempo di dieci anni exempti di graveze et di gabelle, perché più facilmente potessino posare lo animo.

Fare uno governo et vivere populare, tenendo questo modo: che per li commissarii si eleggessi al presente e Priori, Collegi et Consiglio, che in numero sono nomini 111, e quali si eleggessino per 4 mesi, et che nel tempo loro havessino a riformare la ciptà et fare li loro squittinì di homini populari, nominando per expresso quelli che per nissuno modo vi havessino ad intervenire; et questo crederremo fussi la fermeza et stabilità della loro quiete.

Per remediare alli incendii et ruberie et saccheggiamenti publici, che molte volte si sono usati fare, si facessi uno capitulo, che il comune di Pistoia fussi tenuto et obbligato alla intera satisfactione di quel tale che havessi ricevuto il danno ne’ sopradecti modi, salvo che se tali delinquenti pervenissino in mano d’i rectori o commissarii, che allora il Comune ne sia al tucto libero.

Quelli ciptadini di parte cancelliera, che fussi giudicato essere a proposito tenerli fuori per pace et quiete della ciptà, se ne segui come in quelli dell’altra parte.

Che si pongha pena ad qualunche in ogni romore o tumulto pigliassi arme per qualunche delle parte o si levassi in alcuno modo.

Sommario del contado

Che tucti e comuni del contado, distretto et montagna di Pistoia debbino fare sindici cum autorità di venire a giurare fedeltà et obedientia alla excelsa Signoria di Firenze, in mano de’ commissarii existenti nella ciptà di Pistoia, et renumptiare solennemente a qualunche delle parte, promettendo, per alcuna cosa che potessi succedere per conto di decte parte, non pigliare alcuna generatione d’arme né levarsi in modo alcuno, se non quando fussino comandati dalli nostri excelsi Signori, ponendo quelle pene che si iudicheranno essere a bastanza.

Per levare sospetto al contado circha allo essere loro tolte le possessione che tengono da’ Luoghi Pii, et per posare li sdegni a chi sono state tolte dall’anno 1499 in qua, si faccia che tutte le possessioni et beni di San Jacopo, del Ceppo, della Sapientia, et di San Gregorio, che fussino da detto tempo in qua state tolte a chi le teneva et date ad altri, si debbino rendere ad quelli tali che in quel tempo le tenevono, per quelli affitti che le havevono in detto tempo, volendole loro; et dipoi per qualche anno non possino essere loro tolte et rincarate sanza licentia del capitano et podestà che saranno in Pistoia.

Et perché e’ s’è veduto per experientia che li furti et rapine et incendii, che si sono fatti per il contado, sono in buona parte stati causa della ruina di decto contado, per obviare ad questo, si provegha che qualunche arsione, saccheggiamento o ruberia publica che si facessi in decto contado, quel tale comune, dove fussi facto tale excesso, s’intenda essere et sia obbligato alla intera satisfactione di quel tale che havessi ricevuto il danno; et li rectori o commissarii, che facessino fare tale restitutione, habbino per loro diritto soldi 2 per lira di tucto quello facessino restituire; et se quel tale o tali, che havessino commisso tali excessi, pervenissino in mano d’alcuno rettore della ciptà di Pistoia, che allora et in tal caso sia libero decto comune.

Ponghasi pena ad qualunche receptassi alcuno sbandito, confinato o rebelle della ciptà, contado, montagna et distretto di Pistoia, et per questo si obblighi il conume di quelli che receptassino, a fine che ognuno vi stia vigilante et desto.

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Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2010