Niccolò Machiavelli

 

Andria

 

 

ATTO SECONDO

 

Scena prima

Carino, Birria, Pamphilo

 

Carino:  Che di' tu, Birria? maritasi hoggi colei a Pamphilo?

Birria:  Così è.

Carino:  Che ne sai tu?

Birria:  Davo, poco fa, me lo ha detto in mercato.

Carino:  O misero a me! Come l'animo è stato, innanzi a questo tempo, implicato nella speranza et nel timore, così, poi che mi è mancata la speranza, stracco ne' pensieri, è diventato stupido.

Birria:  Io ti priego, o Carino, quando e' non si può quello che tu vuoi, che tu vogla quello che tu puoi.

Carino:  Io non voglo altro che Philomena.

Birria:  Ha! quanto sarebbe meglo dare opera che questo amore ti si rimovessi da lo animo, che parlare cose per le quali ti si raccenda più la vogla.

Carino:  Facilmente, quando uno è sano, consigla bene chi è infermo: se tu fussi nel grado mio, tu la intenderesti altrimenti.

Birria:  Fa' come ti pare.

Carino:  Ma io veggo Pamphilo; io voglo provare ogni cosa prima che io muoia.

Birria:  (a parte) Che vuole fare costui?

Carino:  (a parte) Io lo pregherrò, io lo suplicherò, io gli narrerò il mio amore: io credo che io impetrerrò [1] ch'egli starà qualche dì a fare le noze; in questo mezo spero che qualche cosa fia.

Birria:  (a parte) Cotesto qualche cosa è nonnulla.

Carino:  Che ne pare egli a te, Birria? Vo io a trovarlo?

Birria:  Perché no? Se tu non impetri alcuna cosa, che almeno pensi havere uno che sia parato a farlo becco, se la mena.

Carino:  Tira via in mala hora con questa tua sospitione, [2] scelerato!

Pamphilo:  Io veggo Carino. Dio ti salvi!

Carino:  O Pamphilo, Dio ti aiuti! Io vengo a te domandando salute, aiuto et consiglo.

Pamphilo:  Per mia fé, che io non ho né prudenza da consiglarti né facultà da aiutarti. Ma che vuoi tu?

Carino:  Tu meni hoggi donna?

Pamphilo: . E' lo dicono

Carino:  Pamphilo, se tu fai questo, e' sarà l'ultimo dì che tu mi vedrai.

Pamphilo:  Perché cotesto?

Carino:  Heimè! che io mi vergogno a dirlo. De! diglene tu, io te ne priego, Birria.

Birria:  Io glene dirò.

Pamphilo:  Che cosa è?

Birria:  Costui ama la tua sposa.

Pamphilo:  Costui non è della opinione mia. Ma dimmi: hai tu hauto a fare con lei altro, Carino?

Carino:  Ha! Pamphilo, niente.

Pamphilo:  Quanto l'harei io caro!

Carino:  Io ti priego, la prima cosa, per l'amicitia et amore nostro, che tu non la meni.

Pamphilo:  Io ne farò ogni cosa.

Carino:  Ma se questo non si può et se queste noze ti sono pure a quore...

Pamphilo:  A quore?

Carino:  ...almeno indugia qualche dì, tanto che io ne vada in qualche luogo per non le vedere.

Pamphilo:  Ascoltami un poco: io non credo, Carino, che sia ofitio d'uno huomo da bene volere essere ringratiato d'una cosa che altri non meriti: io desidero più di fuggire queste noze che tu di farle.

Carino:  Tu m'hai risucitato.

Pamphilo:  Hora, se tu et qui Birria potete alcuna cosa, fatela, fingete, trovate, concludete, acciò che la ti sia data; et io farò ogni opera perché la mi sia tolta.

Carino:  E' mi basta.

Pamphilo:  Io veggo appunto Davo, nel consiglo del quale io mi confido.

Carino:  (rivolto a Birria) Et anche tu, per mia fé, non mi rechi mai innanzi cose, se non quelle che non bisogna saperle. Vatti con Dio, in mala hora!

Birria:  Molto volentieri.

 

 

Scena seconda

Davo, Carino, Pamphilo

 

Davo:  (a parte) O Idio, che buone novelle porto io! Ma dove troverrò io Pamphilo per liberarlo da quella paura nella quale hora si truova et riempiergli l'animo d'alegreza?

Carino:  Egli è allegro, né so perché.

Pamphilo:  Niente è; ei non sa anchora il mio male.

Davo:  (a parte) Che animo credo io che sia il suo, s'egli ha udito di havere a menar mogie?

Carino:  (a Pamphilo) Odi tu quello che dice?

Davo:  (a parte) Di fatto mi correrebbe dietro tucto fuora di sé. Ma dove ne cercherò io o dove andrò?

Carino:  (a Pamphilo) Che non parli?

Davo:  (a parte) Io so dove io voglo ire.

Pamphilo:  Davo, se' tu qui? Férmati!

Davo:  Chi è che mi chiama? O Pamphilo, io ti cercavo! o Carino! voi sete apunto insieme: io vi volevo tutti a dua.

Pamphilo:  O Davo, io sono morto!

Davo:  Che? De! stammi più tosto ad udire.

Pamphilo:  Io sono spacciato.

Davo:  Io so di quello che tu hai paura.

Carino:  La mia vita, per mia fé, è in dubio.

Davo:  Et anche tu so quello vuoi.

Pamphilo:  Io ho a menar mogle.

Davo:  Io me lo so.

Pamphilo:  Hoggi.

Davo:  Tu mi togli la testa; [3] perché io so che tu hai paura di haverla a menare, et tu ch'e' non la meni.

Carino:  Tu sai la cosa.

Pamphilo:  Cotesto è proprio.

Davo:  Et in questo non è alcun periculo: guardami in viso.

Pamphilo:  Io ti priego che, il più presto puoi, mi liberi da questa paura.

Davo:  Ecco che io ti libero: Cremete non te la vuole dare.

Pamphilo:  Che ne sai tu?

Davo:  Sòllo. Tuo padre, poco fa, mi prese et mi dixe che ti voleva dare donna hoggi, et molte altre cose che non è hora tempo a dirle. Di facto, io corsi in mercato per dirtelo, et, non ti trovando quivi, me n'andai in uno luogo alto et guardai atorno; né ti vidi. Ma a caso trovai Birria di costui; domandàlo di te, risposemi non ti havere veduto: il che mi fu molesto, et pensai quello che fare dovevo. In questo mezo, ritornandomi io a casa, mi nacque della cosa in sé qualche sospitione, perché io vidi comperate poche cose, et esso [4] stare maninconoso; et sùbito dixi fra me: — Queste noze non mi riscontrono —.

Pamphilo:  A che fine di' tu cotesto?

Davo:  Io me n'andai sùbito a casa Cremete, et trovai davanti a l'uscio una solitudine grande, di che io mi rallegrai.

Carino:  Tu di' bene.

Pamphilo:  Séguita.

Davo:  Io mi fermai quivi, et non vidi mai entrare né uscire persona; io entrai drento, riguardai: quivi non era alcuno aparato [5] né alcuno tumulto.

Pamphilo:  Cotesto è uno gran segno.

Davo:  Queste cose non riscontrono con le noze.

Pamphilo:  Non pare a me.

Davo:  Di' tu che non ti pare? La cosa è certa. Oltre a di questo, io trovai uno servo di Cremete, che haveva comperato certe herbe et uno grosso [6] di pesciolini per la cena del vechio.

Carino:  Io sono hoggi contento, mediante l'opera tua.

Davo:  Io non dico già così io.

Carino:  Perché? Non è egli certo che non glene vuol dare?

Davo:  Uccellaccio! Come se fussi necessario, non la dando a costui, che la dia a te! E' bisogna che tu ti affatichi, che tu vadia a pregare gl'amici del vechio et che tu non ti stia. [7]

Carino:  Tu mi amunisci bene: io andrò, benché, per mia fé, questa speranza m'habbi ingannato spesso. A Dio!

 

 

Scena terza

Pamphilo, Davo

 

Pamphilo:  Che vuole adunque mio padre? Perché finge?

Davo:  Io tel dirò: se egli t'incolpassi hora che Cremete non te la vuole dare, egli si adirerebbe teco a torto, non havendo prima inteso che animo sia il tuo circa le noze. Ma se tu negassi, tucta la colpa sarà tua: et alhora andrà sottosopra ogni cosa.

Pamphilo:  Io sono per sopportare ogni male.

Davo:  O Pamphilo, egli è tuo padre et è difficile opporsegli. Dipoi, questa donna è sola: e' troverrà dal detto al fatto qualche cagione per la quale e' la farà mandar via.

Pamphilo:  Che la mandi via?

Davo:  Presto.

Pamphilo:  Dimmi adunque quello che tu vuoi che io faccia.

Davo:  Di' di volerla menare.

Pamphilo:  Heimè!

Davo:  Che cosa è?

Pamphilo:  Che io lo dica.

Davo:  Perché no?

Pamphilo:  Io non lo farò mai !

Davo:  Non lo negare.

Pamphilo:  Non mi dare ad intender questo.

Davo:  Vedi di questo quello che ne nascerà.

Pamphilo:  Che io lasci quella et pigli questa!

Davo:  E' non è così, perché tuo padre dirà in questo modo: — Io voglo che tu meni hoggi donna —. Tu risponderai: — Io sono contento —. Dimmi quale cagione harà egli d'adirarsi teco! Et tucti i suoi certi consigli gli torneranno sanza periculo incerti: perché, questo è sanza dubio, che Cremete non ti vuole dare la figluola: né tu per questa cagione ti rimuterai di non fare quel che tu fai [8] acciò che quello non muti la sua opinione. Di' a tuo padre di volerla, acciò che, volendosi adirare teco, ragionevolmente non possa. Et facilmente si confuta quello che tu temi, perché nessuno darà mai mogle a cotesti costumi: ei la darà più tosto ad uno povero. Et farai ancora tuo padre negligente a darti mogle, quando ei vegga che tu sia parato a piglarla; et a bell'agio cercherà d'un'altra: in questo mezo qualchosa nascerà di bene.

Pamphilo:  Credi tu che la cosa proceda così?

Davo:  Sanza dubio alcuno.

Pamphilo:  Vedi dove tu mi metti.

Davo:  De! sta' cheto.

Pamphilo:  Io lo dirò: [9] ei bisogna guardarsi che non sappia che io habbi uno fanciullo di lei, perché io ho promesso d'alevarlo.

Davo:  O audacia temeraria!

Pamphilo:  La volle che io gli dessi la fede, [10] ché sapeva che io ero per observarliene. [11]

Davo:  E' vi si harà advertenza. Ma ecco tuo padre: guarda che non ti vegga maninconoso.

Pamphilo:  IO lo farò.

 

 

Scena quarta

Simo, Davo, Pamphilo

 

Simo:  (a parte) Io ritorno a vedere quel che fanno o che partiti piglano.

Davo:  (a Pamphilo) Costui non dubita che Pamphilo neghi di menarla, et ne viene pensativo di qualche luogo solitario, [12] et spera havere trovata la cagione di farti ingiuria; pertanto fa' di stare in cervello.

Pamphilo:  Pure che io possa, Davo.

Davo:  Credimi questo, Pamphilo, che non farà una parola sola, se tu di' di menarla.

 

 

Scena quinta

Birria, Simo, Davo, Pamphilo

 

Birria:  Il padrone mi ha imposto, che lasciata ogni altra cosa, vadi observando Pamphilo, per intendere quello che fa di queste noze; per questo io l'ho seguitato, et veggo ch'egli è con Davo: io ho un tracto a fare questa faccenda.

Simo:  E' sono qua l'uno et l'altro.

Davo:  (a Pamphilo) Habbi l'ochio!

Simo:  O Pamphilo!

Davo:  Vòltati ad lui quasi che allo improviso.

Pamphilo:  O padre!

Davo:  Bene.

Simo:  Io voglo che tu meni hoggi donna, come io ti ho detto.

Birria:  Io temo hora del caso nostro, secondo che costui risponde.

Pamphilo:  Né in questo né in altro mai sono per mancare in alcuna cosa.

Birria:  Heimè!

Davo:  Egli è ammutolato.

Birria:  Che ha egli detto?

Simo:  Tu fai quello debbi quando io impetro amorevolmente da te quel che io voglo.

Davo:  (a Pamphilo) Ho io detto il vero?

Birria:  Il padrone, secondo che io intendo, farà sanza mogle.

Simo:  Vattene hora in casa, acciò che, quando bisogna, che tu sia presto. [13]

Pamphilo:  Io vo.

Birria:  E egli possibile che innegli huomini non sia fede alcuna? Vero è quel proverbio che dice che ognuno vuole meglo a sé che ad altri. Io ho veduta quella fanciulla et, se bene mi ricordo, è bella; per la quale cosa io voglo men male a Pamphilo, s'egli ha più tosto voluto abracciare lei che il mio padrone. [14] Io glene andrò a dire, acciò che per questa mala novella mi dia qualche male.

 

 

Scena sesta

Simo, Davo

 

Davo:  (a parte) Costui crede hora che io gli porti qualche inganno et per questa cagione sia rimaso qui.

Simo:  Che dice Davo?

Davo:  Niente veramente.

Simo:  Niente, he?

Davo:  Niente, per mia fé!

Simo:  Veramente io aspettavo qualche cosa.

Davo:  (a parte) Io mi adveggo che questo gli è intervenuto fuori d'ogni sua opinione. [15] Egli è rimaso preso.

Simo:  E egli possibile che tu mi dica il vero?

Davo:  Niente è più facile.

Simo:  Queste noze sono a costui punto moleste per la consuetudine che lui ha con questa forestiera?

Davo:  Niente, per Dio; et, se fra, sarà uno pensiero che durerà dua o tre dì, tu sai? perch'egli ha preso questa cosa per il verso [16].

Simo:  Io lo lodo.

Davo:  Mentre che gli fu lecito et mentre che la età lo patì, egli amò; et alhora lo fecie di nascosto, perché quella cosa non gli dessi carico, [17] come debbe fare uno giovane da bene; hora ch'egli è tempo di menar mogle, egli ha diritto [18] l'animo alla mogle.

Simo:  E' mi parve pure alquanto maninconoso.

Davo:  Non è per questa cagione; ma ei ti accusa bene in qualche cosa.

Simo:  Che cosa è?

Davo:  Niente.

Simo:  Che domine è?

Davo:  Una cosa da giovani.

Simo:  Horsù, dimmi: che cosa è?

Davo:  Dice che tu usi troppa miseria [19] in queste noze.

Simo:  Io?

Davo:  Tu. Dice che affatica hai speso dieci ducati: e' non pare che tu dia mogle ad uno tuo figluolo. Ei non sa chi si menare de' sua compagni a cena. Et, a dire il vero, che tu te ne governi così miseramente, io non ti lodo.

Simo:  Sta' cheto.

Davo:  (a parte) Io l'ho aizato.

Simo:  Io provedrò che tutto andrà bene. (a parte) Che cosa è questa? Che ha voluto dire questo ribaldo? Et se ci è male alcuno, heimè, che questo tristo ne è guida.

 

Note

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[1] inpetrerrò: otterrò.

[2] sospitione: supposizione.

[3] mi togli la testa: mi dai noia (mi fai perdere la calma).

[4] esso: Simone.

[5] aparato: preparativo.

[6] uno grosso: cinque soldi.

[7] non ti stia: non rimanga fermo.

[8] ti rimuterai ... fai: cesserai di fare con Glicerio quello che ora fai.

[9] Io lo dirò: dirò di sì al matrimonio.

[10] la fede: la mia parola.

[11] ero per observarliene: gliela avrei mantenuta.

[12] ne ... solitario: viene da qualche luogo solitario dove ha potuto meditarci su.

[13] presto: pronto.

[14] ha più ... padrone: «se ha preferito che fosse lui, anziché il mio padrone, a tenersela tra le braccia la notte ("si se illam in somnis quam ilium amplecti maluit")» (Blasucci-Casadei).

[15] fuori ... opinione: contrariamente alle sue aspettative.

[16] per il verso: favorevolmente.

[17] carico: «biasimo» (Inglese).

[18] diritto: rivolto.

[19] usi troppa miseria: sei troppo avaro.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento  14 agosto, 2004