Niccolò Machiavelli

 

Andria

 

 

ATTO PRIMO

 

Scena prima

Simo, Sosia

 

SIMO  (agli schiavi) Portate voi altri drento queste cose, spacciatevi! [1]. Tu, Sosia, facti in qua: io ti voglo parlare uno poco.

SOSIA  Fa' conto d'havermi parlato; tu vuoi che queste cose s'acconcino bene.

SIMO  Io voglo pure altro.

SOSIA  Che cosa so io fare, dove io ti possa servire meglo che in questo?

SIMO  Io non ho bisogno di cotesto per fare quello che io voglo, ma di quella fede et di quello segreto [2] che io ho conosciuto sempre essere in te.

SOSIA  Io aspecto d'intendere quello che tu vuoi.

SIMO  Tu sai, poi che io ti comperai da piccolo, con quanta clemenza et giustitia io mi sono governato teco, et di stiavo [3] io ti feci liberto, perché tu mi servivi liberalmente, et per questo io ti pagai di quella moneta che io potetti.

SOSIA  Io me ne ricordo.

SIMO Io non mi pento di quello che io ho facto.

SOSIA Io ho gran piacere, se io ho facto et fo cosa che ti piaccia: et ringratioti che tu mostri di conoscerlo: ma questo bene mi è molesto, che mi pare che, ricordandolo hora, sia quasi un rimproverarlo ad uno che non se ne ricordi. Che non di' tu in una parola quello che tu vuoi?

SIMO Così farò. Et innanzi ad ogni cosa io t'ho a dire questo: queste noze non sono, come tu credi, da dovero.

SOSIA  Perché le fingi adunque?

SIMO Tu intenderai da principio ogni cosa, et a questo modo conoscerai la vita del mio figluolo, la deliberatione mia et quello che io vogla che tu facci in questa cosa. Poi che 'l mio figluolo uscì di fanciullo et che ei cominciò a vivere più a suo modo (imperò che chi harebbe prima potuto conoscere la natura sua, mentre che la età, la paura, il maestro, lo tenevono a freno?

SOSIA   Così è! ...

SIMO ... di quelle cose che fanno la maggior parte de' giovanetti, di volgiere l'animo a qualche piacere, come è nutrire cavagli, cani, andare allo Studio, non ne seguiva più una che un'altra, ma in tutte si travaglava mediocremente [4]; di che io mi rallegravo.

SOSIA Tu havevi ragione, perché io penso nella vita nostra essere utilissimo non seguire alcuna cosa troppo.

SIMO  Così era la sua vita: sopportare facilmente ognuno; andare a' versi [5] ad coloro con chi el conversava; non essere traverso [6]; non si stimare più che gli altri; et chi fa così, facilmente sanza invidia, si acquista laude et amici.

SOSIA Ei si governava saviamente, perché in questo tempo chi sa ire a' versi, aquista amici, et chi dice il vero, aquista odio.

SIMO  In questo mezo una certa femmina, giovane et bella, si partì da Andro per la povertà et per la negligenza de' parenti, et venne ad habitare in questa vicinanza.

SOSIA  Io temo che questa Andria non ci arrechi qualche male.

SIMO Costei in prima viveva onestamente, guadagnandosi il vivere col filare et con il texere; ma poi che venne hora uno, hora un altro amante promettendole danari, come egli è naturale di tutte le persone sdrucciolare facilmente da la fatica a l'ozio, l'acceptò lo invito; et a sorte, come accade, coloro che alhora l'amavano, cominciorno a menarvi il mio figluolo; onde io continuamente dicevo meco medesimo: - Veramente egli è stato sviato! egli ha hauto la sua! [7] -. Et qualche volta, la mattina, io appostavo [8] i loro servi, che andavano et venivono, et domandavogli: – Odi qua, per tua fé: a chi toccò hiarsera Chrisyde? – perché così si chiamava quella donna.

SOSIA  Io intendo.

SIMO  Dicievano: – Phedria, o Clinia, o Nicerato – perché questi tre l'amavano insieme. – Dimmi: Pamphilo che fece? – Che? Pagò la parte sua et cenò –. Di che io mi rallegravo. Dipoi, anchora l'altro dì io ne domandavo, et non trovavo cosa alcuna che apartenessi a [9] Pamphilo. Et veramente mi pareva un grande et rado exemplo di continenza, perché chi usa con huomini di simil natura, et non si corrompe, puoi pensare ch'egli ha fermo il suo modo del vivere. Questo mi piaceva, et ciaschuno per una bocca [10] mi diceva ogni bene, et lodava la mia buona fortuna, che havevo così facto figluolo. Che bisognano più parole? Cremete, spinto da questa buona fama, venne spontaneamente a trovarmi, et offerì dare al mio figluolo una unica sua figluola con una gran dote. Piacquemi, promissigli, et questo dì è deputato a le noze.

SOSIA   Che mancha, dunque, perché le non sono vere?

SIMO  Tu lo intenderai. Quasi in quegli dì che queste cose seguirono, questa Criside vicina si morì.

SOSIA  Ho! io l'ho caro! Tu m'hai tutto ralegrato: io havevo paura di questa Crisyde.

SIMO Quivi il mio figluolo, insieme con quegli che amavono Crisyde, era ad ogni hora: ordinava il mortoro, [11] malinconoso, et qualche volta lacrimava. Questo anche mi piacque; et dicevo così meco medesimo: – Costui per un poco di consuetudine sopporta nella morte di costei tanto dispiacere: che farebb'egli, se l'havessi amata? che farebb'egli, s'io morissi io? –. Et pensavo queste cose essere inditio d'una humana et mansueta natura. Perché ti ritardo io con molte parole? Io andai anchora io per suo amore a questo mortoro, non pensando per anchora alcun male.

SOSIA  Che domin sarà questo?

SIMO  Tu il saprai. Il corpo fu portato fuora, noi gli andamo dietro: in questo mezo, tra le donne ch'erano quivi presenti, io veggo una fanciulletta d'una forma...

SOSIA  Buona, per adventura!

SIMO ...et d'un volto, o Sosia, in modo modesto et in modo gratioso, che non si potrebbe dire più, la quale mi pareva che si dolessi più che l'altre. Et perché la era più che l'altre di forma bella et liberale, m'accostai a quelle che le erano intorno, et domandai chi la fussi. Risposono essere sorella di Crisyde. Di facto, io mi senti' raviluppare l'animo: ha! ha! questo è quello! di qui nascevono quelle lacrime! questa è quella misericordia!

SOSIA  Quanto temo io, dove tu habbi a capitare!

SIMO  Intanto il mortoro andava oltre: noi lo seguitavamo et arrivamo al sepolcro; la fu messa nel fuoco; piangevasi. In questo tanto, questa sua sorella che io dico, si accostò alle fiamme assai imprudentemente et con periculo. Allotta Pamphilo, quasi morto, manifestando il celato et dissimulato amore, corse et abbracciò nel mezo [12] questa fanciulla, dicendo: — O Glicerio mia, che fai tu? perché vai tu a morire? —. Alhora quella, acciò che si potessi vedere il loro consueto amore, se gli lasciò ire adosso, piangendo molto familiarmente.

SOSIA  Che di' tu?

SIMO Io mi diparti' di quivi adirato et male contento; né mi pareva assai giusta cagione di dirgli villania, perché ei direbbe: — Padre mio, che ho io facto? che ho io meritato? o dove ho peccato? Io ho prohibito che una non si gietti nel fuoco et la ho conservata: [13] la cagione è honesta! —.

SOSIA Tu pensi bene, perché, se tu di' villania a chi ha conservata la vita ad uno, che farai tu a chi gli facessi danno et male?

sarto L'altro dì poi venne a me Cremete gridando havere udito una cosa molto trista, che Pamphilo haveva tolto per mogle questa forestiera; io dicevo che non era vero; quello affermava ch'egl'era vero. In summa io mi parti' da lui al tutto alieno da il darci la sua figluola.

SOSIA  Alhora non riprehendesti tu il tuo figluolo?

SIMO  Né anchora questa cagione è assai potente a riprehenderlo.

SOSIA  Perché? dimmelo!

SIMO — Tu medesimo, o padre, hai posto fine a queste cose: e' si appressa il tempo che io harò a vivere a modo d'altri; lasciami in questo mezo vivere a mio modo! —.

SOSIA  Quale luogo ci è rimaso adunque per riprenderlo?

SIMO Se per amor di costei ei non volessi menare donna [14], questa è la prima colpa che debbe essere correpta. Et hora io attendo che, mediante queste falze noze, nasca una vera cagione di riprehenderlo, quando ei neghi di menarla. Et parte quel ribaldo di Davo consumerà, s' egli ha facto disegno alcuno, hora che gl'inganni nuocono poco: il quale so che si sforza con le mani et co' piè fare ogni male, più per fare iniuria a me, che per giovare al mio figluolo.

SOSIA  Per che cagione?

SIMO Domandine tu? Egli è huomo di cattiva mente et di cattivo animo, il quale veramente, se io me n'adveggo... Ma che bisognano tante parole? Facciamo di trovare in Pamphilo quel ch'io desidero, che per lui [15] non manchi. Resterà Cremete, il quale dipoi harò a placare, et spero farlo: hora l'ufitio tuo è simulare bene queste noze et sbigottire [16] Davo et observare quel che faccia il mio figluolo et quali consigli sieno i loro.

SOSIA  E' basta; io harò cura ad ogni cosa. Andiamone hora drento.

SIMO  Va' innanzi; io ne verrò.

 

 

Scena seconda

Simo, Davo

 

SIMO  (solo) Sanza dubbio il mio figluolo non vorrà mogie, in modo [17] ho sentito temere Davo, poi ch'egli intese di queste noze... Ma egli esce fuora.

DAVO  (a parte) Io mi maraviglavo bene che la cosa procedessi così, et sempre ho dubitato del fine che havessi havere questa humanità del mio patrone; il quale, poi ch'egli intese che Cremete non voleva dare mogle al suo figluolo, non ha detto ad alcuno una parola et non ha mostro d'haverlo per male.

SIMO  (a parte) Ei lo mosterrà hora, et, come io penso, non sanza tuo gran danno.

DAVO (a parte) Egli ha voluto che noi, credendoci questo, ci stessimo con una falsa allegreza, sperando, sendo da noi rimossa la paura, di poterci come negligenti giugnere al sonno, et che noi non havessimo spatio a disturbare queste noze. Guarda che astutia!

SIMO  (a parte) Che dice questo manigoldo?

DAVO  (a parte) Egli è il padrone, et non lo havevo veduto.

SIMO  O Davo!

DAVO  O! Hu! Che cosa è?

SIMO  Vieni a me!

DAVO  Che vuole questo zugo? [18]

SIMO  Che di' tu?

DAVO  Per che cagione?

SIMO  Domandine tu? Dicesi egli che 'l mio figluolo vageggia? [19]

DAVO  Il popolo non ha altro pensiero che cotesto.

SIMO  Tiègli tu il sacco o no?

DAVO  Che! Io cotesto?

SIMO  Ma domandare hora di queste cose non sta bene ad uno buono padre, perché m'importa poco quello ch'egli ha facto innanzi a questo tempo. Et io, mentre ch 'l tempo lo pativa, ne sono stato contento, ch'egli habbi sfogato l'animo suo. Hora, per lo advenire, si richiede altra vita et altri costumi: però io voglo, et, se lecito è, io ti priego, o Davo, che ei ritorni qualche volta [20] nella via.

DAVO  Io non so che cosa si sia questa.

SIMO  Se tu ne domandi, io tel dirò: tucti coloro che sono innamorati hanno per male che sia dato loro mogle.

DAVO Così dicono.

SIMO Alhora, se alcuno pigla a quella cosa per suo maestro uno tristo, [21] rivolge il più delle volte l'animo infermo alla parte più cattiva.

DAVO  Per mia fé, io non ti intendo.

SIMO  No, he?

DAVO  Io son Davo, non propheta.

SIMO  Quelle cose, adunque, che mi restono a dirti, tu vuoi che io te le dica a lettere di spetiali? [22]

DAVO Veramente sì.

SIMO Se io sento che tu ordini hoggi alcuno inganno in queste noze, perché le non si faccino, o che tu vogla mostrare in questa cosa quanto tu sia astuto, io ti manderò carico a morte di mazate a zappare tucto dì in uno campo: con questi pacti, che, se io te ne cavo, che io habbia a zappare per te! Ha' mi tu inteso o non anchora?

DAVO Anzi ti ho inteso appunto, in modo hai parlato la cosa aperta et sanza alcuna circunlocutione.

SIMO  Io sono per sopportarti [23] ogni altro inganno più facilmente che questo.

DAVO  Dammi, io ti priego, buone parole.

SIMO Tu mi uccelli? [24] Tu non mi inganni di nulla; ma io ti dico che tu non facci cosa alcuna inconsideratamente, et che tu non dica anche, poi: — E' non mi fu predetto! —. Habbiti cura.

 

 

Scena terza

Davo solo

 

Veramente, Davo, qui non bisogna essere pigro né da poco, secondo che mi pare havere hora inteso per il parlare di questo vechio circha le noze: le quali, se con astutia non ci si provede, ruineranno me o il padrone; né so bene che mi fare, se io aiuto Pamphilo o se io ubbidisco al vechio. Se io abbandono quello, io temo della sua vita; se io lo aiuto, io temo le minaccie di costui: et è difficile ingannarlo, perché sa ogni cosa circha il suo amore et me observa perché io non ci facci alcuno inganno. S'egli se ne advede, io sono morto; et, se gli verrà bene, [25] e' troverrà una cagione per la quale, a torto o a ragione, mi manderà a zappare. A questi mali questo anchora mi si agiugne, che questa Andria, o amica o mogle che la si sia, è gravida di Pamphilo; et è cosa maraviglosa udire la loro audacia; et hanno preso partito, da pazi o da innamorati, di nutrire ciò che ne nascerà, et fingono intra loro un certo inganno, che costei è cittadina ateniese, et come fu già un certo vechio mercatante che ruppe [26] apresso a l'isola d'Andro et quivi morì; dipoi il padre di Crisyde si prese costei ributtata dal mare, piccola et sanza padre. Favole! Et a me, per mia fé, non pare verisimile: ma alloro[27] piace questo trovato. Ma ecco Misyde ch'esce di casa; io me ne voglo andare in mercato, acciò che il padre non lo giunga sopra questa cosa improvisto. [28]

 

 

Scena quarta

Miside ancilla

 

Io ti ho intesa, Archile: tu vuoi che ti sia menata Lesbia. Veramente ella è una donna paza et obliàca [29] et non è sufficiente a levare il fanciullo d'una che non habbi mai partorito; nondimeno io la merrò. [30] (rivolta al pubblico) Ponete mente la importunità di questa vechia! solo perché le si inobliacano insieme. O Idio! io ti priego che voi diate facultà a costei di partorire, et a quella vechia di fare errore altrove et non in questa. Ma perché veggo io Pamphilo mezo morto? Io non so quel che sia; io lo aspetterò per sapere donde nasca ch'egli è così turbato.

 

 

Scena quinta

Pamphilo, Miside

 

PAMPHILO È questo cosa humana? È questo ofitio [31] d'un padre?

MISIDE Che cosa è questa?

PAMPHILO Per la fede di Dio et degli huomini, questa che è, se la non è iniuria? Egli ha deliberato da se stesso di darmi hoggi mogle: non era egli necessario che io lo sapessi innanzi? Non era egli di bisogno che me lo havessi comunicato prima?

MISIDE Misera a me! che parole odo io?

PAMPHILO Cremete, il quale haveva denegato [32] di darmi la sua figluola, perché s'è egli mutato? Perché vede mutato me? Con quanta obstinatione s'affatica costui per sveglermi [33] da Glicerio! Per la fede di Dio, se questo adviene, io morrò in ogni modo. È egli huomo alcuno che sia tanto sgratiato et infelice quanto io? È egli possibile che io per alcuna via non possa fuggire il parentado di Cremete in tanti modi schernito et vilipeso? Et non mi giova cosa alcuna! Ecco che io sono rifiutato et poi ricercho; il che non può nascere da altro, sed non che nutriscono qualche mostro, il quale perché non possono gittare adosso ad altri, si volgono a me.

MISIDE Questo parlare mi fa per la paura morire.

PAMPHILO Che dirò io hora di mio padre? Ha! doveva egli fare tanta gran cosa con tanta negligentia che, passandomi egli hora presso in mercato, mi dixe: — Tu hai hoggi a menar mogle: aparéchiati, vanne a casa —. Et proprio parve che e' mi dicessi: — Tira via, vanne ratto, et impiccati! -. Io ri­masi stupefacto. Pensi tu che io potessi rispondere una parola o fare qualche scusa almeno inepta o falsa? Io ammutolai. Ché, se io l'havessi saputo prima... che harei facto? Se alcuno me ne domandassi, harei facto qualche cosa per non fare questo. Ma hora che debbo io fare? Tanti pensieri m'impediscono et traggono l'animo mio in diverse parti: l'amore, la misericordia, il pensare a queste noze, la reverenza di mio padre, il quale humanamente mi ha infino a qui conceduto che io viva a·mmio modo... Ho io hora a contrappormegli? Heimè! che io sono incerto di quello habbi a fare!

MISIDE Miser'a me! che io non so dove questa incertitudine habbi a condurre costui! Ma hora è necessariissimo o che io riconcilii costui con quella o che io parli di lei qualche cosa che lo punga: [34] et mentre che l'animo è dubio, si dura poca fatica a farlo inclinare da questa o da quella parte.

PAMPHILO Chi parla qui? Dio ti salvi, Miside!

MISIDE Dio ti salvi, Pamphilo!

PAMPHILO Che si fa?

MISIDE Domandine tu? La muore di dolore; et per questo è hoggi misera, [35] che la sa come in questo dì sono ordinate le noze; et però teme che tu non la abbandoni.

PAMPHILO Heimè! sono io per fare cotesto? Sopporterò io che la sia ingannata per mio conto? che mi ha confidato l'animo et la vita sua? la quale io prenderei volentieri per mia donna? Sopporterò io che la sua buona educatione, costretta da la povertà, si rimuti? Non lo farò mai:

MISIDE IO non ne dubiterei, s'egli stessi solo a te; ma io temo che tu non possa resistere alla forza che ti farà tuo padre.

PAMPHILO Stimimi tu però sì da poco, sì ingrato, sì inhumano, sì fiero, che la consuetudine, lo amore, la vergogna non mi commuova et non mi amunisca ad observarle la fede?

MISIDE Io so questo solo, che la merita che tu ti ricordi di lei.

PAMPHILO Che io me ne ricordi? O Miside, Miside, ancora mi sono scritte nello animo le parole che Crisyde mi dixe di Glicerio! Ella era quasi che morta, che la mi chiamò; io me le accostai; voi ve ne andasti, et noi rimanemo [36] soli. Ella cominciò a dire: O Pamphilo mio, tu vedi la belleza et la età di costei; né ti è nascoso quanto queste dua cose sieno contrarle et alla honesta et a conservare le cose sua. [37] Pertanto io ti priego per questa mano dextra, per la tua buona natura et per la tua fede et per la solitudine in la quale rimane costei, che tu non la scacci da te et non l'abandoni. Se io t'ho amato come fratello; se costei ti ha stimato sempre sopra tutte le cose; se la ti ha obedito in ogni cosa; io ti do a costei marito, amico, tutore, padre; tutti questi nostri beni io commetto in te et a la tua fede gli raccomando Et alhora mi messe intro le mani lei, et di sùbito morì: io la presi et manterrolla.

MISIDE Io lo credo certamente.

PAMPHILO Ma tu perché ti parti da lei?

MISIDE Io vo a chiamare la levatrice.

PAMPHILO Va' ratta... Odi una parola: guarda di non ragionare di noze, ché al male tu non agiugnessi questo.

MISIDE Io ti ho inteso.

 

Note

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[1] spacciatevi: sbrigatevi.

[2] segreto: riservatezza.

[3] stiavo: schiavo.

[4] mediocremente: «con giusta moderazione ed equilibrio» (Davico Bonino).

[5] andare a' versi: assecondare.

[6] non essere traverso: non contrastare alcuno.

[7] ha hauto la sua: ha avuto la sua ferita.

[8] appostavo: tenevo d'occhio. 13.

[9] apartenessi a: riguardasse.

[10] per una bocca: a una voce.

[11] ordinava il mortoro: organizzava il funerale.

[12] nel mezo: all'altezza della vita.

[13] la ho conservata: l'ho salvata.

[14] menare donna: sposarsi.

[15] per lui: da parte sua.

[16] sbigottire: spaventare.

[17] in modo: in tal modo.

[18] zugo: sciocco, letteralmente significa `frittella'.

[19] vageggia: è innamorato.

[20] qualche volta: una buona volta.

[21] tristo: malvagio.

[22] lettere di spetiali: a lettere grandi, in modo da non generare equivoci.

[23] Io sono per sopportarti: sono disposto a tollerare.

[24] mi uccelli: mi prendi in giro.

[25] verrà bene: piacerà.

[26] ruppe: naufragò.

[27] alloro: a loro - questo trovato: questa trovata.

[28] non lo giunga sopra questa cosa improvisto: non lo colga sprovvisto

[29] obliàca: ubriaca.

[30] io la merrò: io la condurrò qui.

[31] ofitio: compito.

[32] haveva denegato: si era rifiutato.

[33] sveglermi: svellermi, staccarmi.

[34] lo punga: gli tocchi il cuore.

[35] misera: triste.

[36] rimanemo: rimanemmo.

[37] le cose sue: i suoi beni.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento  14 agosto, 2004