Walter Bombe

La châtelaine de Vergy

Introduzione

Traduzione di Giuseppe Bonghi

edizione di riferimento

Walter Bombe, La châtelaine de Vergy en Italie, in Revue des langues romaines, publiée par la Société pour l'étude des langues romanes, Montpellier 1914, reprint 1970

Il restauro del palazzo Davizzi-Davanzati a Firenze, eseguito dal professor Elia Volpi, che è stato una vera resurrezione del Trecento, ha riportato alla luce una serie di affreschi il cui soggetto ha posto gli eruditi davanti a un enigma. Nella camera da letto che fu senza dubbio, nel 1395, la camera nuziale di Tommaso Davizzi e di Catelana degli Alberti, l'alto fregio che domina al di sopra di una cortina dipinta con gli stemmi dei Davizzi e degli Alberti, mostra due coppie che intrecciano i loro incontri e le loro conversazioni sopra uno scenario di torrette o di alberi. Alla fine della storia tre colpi di spada lasciano vivo solo uno dei personaggi su quattro. Il segreto di questo racconto d'amore e di morte fu rivelato da Hermann Suchier e Pio Rajna. È grazie ad essi che abbiamo potuto far conoscere nella Gazette des Beaux-Arts, gli affreschi del palazzo fiorentino, dando una spiegazione di ciascuna scena. Questi affreschi raccontano nella lingua dell'arte fiorentina un romanzo francese, la celebre storia della castellana di Vergy.

Questa storia apparve in Francia verso il 1280, e più esattamente, come ha stabilito Gaston Raynaud, tra il 1282 e il 1288. Essa diventa popolare molto rapidamente, le dame la trovavano raccontata non solo nei libri, ma anche sulle miniature d'avorio che impreziosivano i cofanetti da toilette fabbricati in gran quantità come i pettini e gli specchietti dai miniatori di Parigi.

Le avventure della castellana di Borgogna e del cavalier Guglielmo, i loro amori contrastati dall'amore geloso e crudele della «Duchessa di Borgogna» entrarono ben presto nell'ambito delle letterature straniere, che seguivano la moda della Francia. La storia della Dama di Vergi fu tradotta in inglese, in tedesco, in olandese. È comunque in Italia ch'essa ebbe la più rapida e completa fortuna. I poeti e i narratori di Venezia e di Firenze hanno dato ai due amanti borgognoni un posto d'onore fra gli eroi dell'amore. Fiammetta e Dioneo cantano l'amore sventurato di Messer Guglielmo e della Dama del Vergiù.

 

Giacché il nome della Castellana di Vergy era poco conosciuto fuore della Borgogna, Vergy diventa per gli Italiani, e per altri ancora, un verziere. Il nobile veneziano Sabelo Michiel riassume nella terza Epistola del suo [Vago] Filogeo (verso il 1370) la storia della «Dama di Borgogna» che nel verziere tesseva le sue trame amorose; egli raffronta le sventure a quelle di Tisbe, l'amante di Piramo; Domenico da Prato ripete, nel XV° secolo lo stesso raffronto nel suo «Pomo del bel fioretto» e cita una epistola d'amore, pubblicata da Al. Alexandre Wesselofsky nell'appendice del Paradiso degli Alberti di Giovanni da Prato « Messer Guglielmo e del verzieri la dama, come per quella malvagia duchessa morirono ».

Nel XVI° secolo, Bandello consacra una dele sue 314 novelle alla Dama del Vergiere. La sua versione, che servì da tema alla novella inserita da Margherita di Valois nel suo Heptaméron, differisce notevolmente dalle prime redazioni francesi. Essa non ha potuto avere come origine la redazione fiorentina, che è stata conosciuta alla fine del XIV° secolo dal pittore del palazzo Davizzi.

Questa redazione si è conservata: essa si trova in un manoscritto di Rime diverse della Biblioteca Riccardiana (Cod. 2733). La novella, raccontata in versi di forma popolare e molto viva, ha per titolo: La storia della donna del Vergit et di Messer Ghuglielmo, piacievolissima choxa.

Questo testo della Riccardiana è stato pubblicato nel 1861. in maniera estremamente scorretta da Salvatore Bongi, in un opuscolo introvabile, dedicato a Giambattista Passano, di Genova. Questi ha citato, nel 1868, un aaltro manoscritto dello stesso testo, che apparteneva al Carme Sante Mattei: conteneva un'ottava in più del ms. della Riccardiana: gli amanti di Borgogna erano paragonati a Paolo e Francesca da Rimini.

Questo secondo manoscritto non è stato finora ritrovato. Il testo della Riccardiana può essere considerato un inedito. Ci è sembrato interessante mettere sotto gli occhi dei lettori questa versione toscana d'un romanzo francese che è una delle più graziose e toccanti novelle. Un terzo testo, differente dal primo, m'è stato segnalato quando il primo era già pronto per la stampa, dal prof. Ezio Levi: si trova nel fondo Bigazzi della Riccardiana, recentemente ordinato, e porta il numero 213. Ho aggiunto alla fine di ogni pagina del primo testo le varianti che esso offre, secondo le indicazioni del Levi, distinguendole con le lettere: Bi ed L.

Chi è l'autore di questa versione? Lorenz, al quale si deve il primo studio d'assieme sulle diverse redazioni della Châtelaine de Vergy, e che ha conosciuto il testo della Riccardiana attraverso l'edizione Bongi, è tentato di attribuire il testo al fiorentino Antonio Pucci (1310-1388), uno dei novellieri che recitavano le proprie storie in pubblico, saliti su uno dei banchi piazzati davanti alla Chiesa di San Martino del Vescovo. È agli specialisti, sotto gli occhi dei quali mettiamo la novella, che toccherà valutare questa ipotesi.

Walter BOMBE

                                                                                LA CHATELAINE DE VERGY EN ITALIE

La restauration du palais Davizzi-Davanzati, à Florence, exécutée par M. le professeur Elia Volpi, qui a été une vraie résurrection du Trecento, a remis au jour une suite de fresques dont le sujet a posé une énigme aux érudits. Dans la chambre à coucher qui fut sans doute, en 1395, la chambre nuptiale de Francesco di Tommaso Davizzi et de Catelana degli Alberti, la haute frise qui régne audessus d'une courtine peinte aux armes des Davizzi et des Alberti, montre deux couples qui entrecroisent leurs rencontres et leurs devis, sur un décor de tourelles ou d'arbres. A la fin de l'histoire, trois coups d'épée ne laissent vivant qu'un des personnages sur quatre. Le secret de ce récit d'amour et de mort fut deviné par MM. Hermann Suchier et Pio Rajna. C'est grâce à eux que nous avons pu faire connaître dans la Gazette des Beaux-Arts, les fresques du palais florentin, en donnant l'explication de chacune des scènes[1]. Ces fresques racontent dans la langue de l'art florentin un roman français, la célèbre histoire de la châtelaine de Vergy.

Cette histoire apparaît en France vers 1280, et plus exactement, comme Gaston Raynaud l'a établi, entre 1282 et 1288[2]. Elle devint très rapidement populaire, les dames la trouvaient racontée, non seulement dans les livres, mais sur les miniatures d'ivoire qui illustraient les coffrets de toilette fabriqués à la douzaine, comme les peignes et les miroirs; par les imagiers de Paris[3].

Les aventures de la châtelaine bourguignonne et du chevalier Guillaume, leurs amours traversées par l'amour jaloux et cruel de la « duchesse de Bourgogne », furent bientôt connues dans les littératures étrangères, qui suivaient la mode de France. L'histoire de la Dame de Vergy fut traduite en anglais, en allemand, en hollandais. C'est en Italie qu'elle fit la plus rapide et la plus complète fortune. Les poètes et les conteurs de Venise et de Florence donnent place aux amants bourguignons parmi les heros de l'amour. Fiammetta et Dioneo chantent les malheurs de Messer Ghuglielmo et de la Dama del Vergiù[4].

Comme le nom de la Châtellenie de Vergy était peu connu hors de Bourgogne, Vergy devient pour les Italiens et pour les autres encore, un verger. Le noble vénitien Sabelo Michiel résume dans la troisiéme Épitre de son Filogeo (vers 1370) l'histoire de la « Dame de Bourgogne, qui dans le verger tissait ses trames amoureuses[5]»; il rapproche les malheurs de ceux de Thisbé, l'amante de Pyrame! Domenico De Prato répète, au xve siècle, le même rapprochement dans son « Pome del bel fioretto [6]» et cite dans une épître d'amour, publiée par Al. Alexandre Wesselofsky dans l'appendice à l'édition du Paradiso degli Alberti de Giovanni de Prato[7] « Sire Guillaume et la Dame du Verger, que fit mourir la méchante duchesse ».

Au XVIe siècle, Bandello consacra l'une de ses 314 nouvelles à la Dama del Vergiere. Sa version, qui servit de thème à la nouvelle insérée par Marguerite de Valois dans son Heptaméron, diffère notablement des premières rédactions françaises. Elle n'a pu avoir pour origine la rédaction florentine, qui a été connue à la fin du XIVe siècle par le peintre du palais Davizzi.

Cette rédaction s'est conservée: elle se trouve dans un manuscrit de Rime diverse, à la Biblioteca Riccardiana (Cod. 2733). La nouvelle, racontée en vers d'une forme populaire et vivante, a pour titre: La storia della donna del Vergit et di Messer Ghuglielmo, piacievolissima choxa.

Ce texte de la Riccardiana a été publié en 1861, d'une façon extrêmement fautive par Salvatore Bongi, dans un opuscule introuvable, dédié à Giambattista Passano, de Gênes. Celui-ci a cité, en 1868, un autre manuscrit; du même texte, qui appartenait au Carme Sante Mattei ; il contenait une ottava de plus que le manuscrit de la Riccardiana: les amants de Bourgogne étaient comparés à Francesca et Paolo de Rimini[8].

Ce second manuscrit n'a pas été retrouvé jusqu'ici. Le texte de la Riccardiana peut étre considéré comme inédit. Il a paru intéressant de mettre sous les yeux des lecteurs cette version toscane d'un roman français, qui est l'une des plus gracieuses et des plus touchantes novelle. Un troisième texte, différent du premier, m'a été signalé quand le premier fut déjá composé, par M. le professeur Ezio Levi. Il se trouve au fond Bigazzi de la Riccardiana, récemment ordiné, et porte le numéro 213. J'ai ajouté à la fin de chaque page du premier texte les variantes qu'il offre, selon les indications de M. Levi, en les distinguant par des lettres en parenthèses: Bi et L.

Quel est l'auteur de cette version? M. Lorenz, auquel on doit la dernière étude d'ensemble sur les diverses rédactions de la Châtelaine de Vergy[9], et qui connaît le texte de la Riccardiana par l'édition de Bongi, est tenté d'attribuer le texte au Florentin Antonio Pucci (1310-1388), un des conteurs qui récitaient ses histoires au public, montés sur l'un des bancs placés devant l'église de S. Martino del Vescovo. C'est aux spécialistes sous les yeux desquels nous mettons la novella qu'il appartiendra d'apprécier cette hypothèse.

Walter BOMBE

Note  

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[1]Septembre 1911, pp. 231 et suiv.

[2] Romania, XXI, Pp. 145-193. 

[3] E. Bertaux, La Femme et d'Art du moyen âge français (Revue de Paris, 15 nov. 1909. C. l'étude de M. Karl Borinski (Monatshefte für Kunstwissenschaft, 1909, pp. 58-63.

[4] Décaméron, 3e journée, nou. 9.

[5] « Perché la Morte a noi si studiosa

Fesse vegnir la fama

Di prova al mondo di Tisbe amorosa,

E perché affarasse tanto grama

 La dama di Bergogna

Che nel verzier tessea la sua trama,

Tener le umane voglie

In tutto fuori de la sua bisogna... »

[6] « Messer Guglielmo, la cui fama è eccelsa, Insieme colla Dama del Verzieri. » (Edition de Florence, 1863, p. 51.)

[7] « Messer Guglielmo e del verzieri la dama, come per quella malvagia duchessa morirono ». (Bologna, 1886, vol. 1, P. 2; p. 368.) Nous devons la plus grande partie de ces indications á l'érudition de M. le sénateur Guido Mazzoni.

[8] J Novellieri italiani in verso indicati e descritti da Giambattista Passano; Bologne, Romagnoli, 1868, p. 269. Voici, l'ottava supplémentaire, d'après la copie de Passano

« Dicendo tutti sien per simile crimine

Colla Francesca di Paol da Rimine,

El duca avea di quella morte colpa

Del barone e della donna felice,

Ond' egli per tristitia si discolpa

Come questa leggienda conta e dice:

Ella duchessa fortemente incoalpa,

Chiamandola malvagia, moritrice,

E penteci ché gliele avea contato

E lui che' gliele avea rimproverato.»

[9] D'Emil Lorenz, Die Kastellanin von Vergi in der Literatur Frankreichs, Italiens, der Nieder1ande, Englands und Deutschlands, Halle, 1909.

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Testo de La dama del Vergiù

La Dama del Vergiù

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Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2011