C. Salvioni

Nota introduttiva

a

Il „Sermone“ di Pietro da Barsegapè

riveduto sul cod. e nuovamente edito.

(edizione integrale)

Con una Appendice

di documenti dialettali antichi.

 Edizione di riferimento:

C. Salvioni, Il "Sermone di Pietro da Barsegapè" riveduto sul cod. e nuovamente edito, in Zeitschrift für romanische Philologie, Herausgegeben von Dr. Gustav Gröber, Professor an der Unversität Strassburg i.e., 1891, XV. Band., Halle, Max Niemeyer, 1891.

Il desiderio di vedere ripubblicato il poemetto di Pietro da Barsegapè è stato espresso anni or sono da Adolfo Mussafia (cfr. Literaturblatt für germ. u. rom. Phil. 1882 col. 276) e venne ripetuto in seguito da altri studiosi (Studi di fil. rom. I 268). Ed è un desiderio che risulterà ben legittimo ove si pensi che il testo su cui s'è dovuto fare assegnamento fino ad oggi abbonda sia detto senz'intenzione di detrarre ai molti meriti dell'editore di inesattezze e che le due stampe [1] nelle quali da bel principio ci è stato regalato il poemetto sono andate facendosi ogni dì più rare.

Nessun dubbio quindi che ai romanologi debba riuscire gradita la nostra fatica; tanto più gradita in quanto essa si avvantaggi della preziosa collaborazione di Pio Rajna il quale con quella preclara e non mai smentita cortesia che tutti conoscono ha voluto cedermi una sua collazione della stampa biondelliana eseguita sul codice.

    Il quale codice s'appalesa evidentemente e subito come una copia; una copia del sec. XIV e non del XIII come taluno tratto in inganno dalla data che si legge al v. 2434 ha ancora recentemente asserito [2]. Parlano per il sec. XIV il carattere calligrafico del ms. di cui ognuno può farsi un'idea esaminando il fac-simile pubblicato dal Monaci [3]il concorde parere del Mazzuchelli del Rajna e di altri e qualche altra circostanza. [4]

    Il codice è stato non ha guari descritto dal signor Francesco Carta [5]. Se tuttavia noi non ci limitiamo a richiamare quella descrizione gli è che ci è dato di arrecarvi qualche aggiunta e qualche rettifica. Anche qui ci sono di grande giovamento gli appunti che il Rajna aggiunge alla sua collazione del ms. Apparteneva già questo alla Biblioteca Archinti e passò alla Braidense dove attualmente lo si conserva sotto la segnatura Ad. XIII. 48 nel 1863. È in istato complessivamente buono la rilegatura n'è moderna e spettano a questa i due fogli cartacei di guardia in principio e in fine del volume. Il codice stesso consta di 57 carte membranacee numerate da mano moderna e divise in sette quaterni e una carta la quale deve rappresentarci il secondo foglio di un duerno. Il primo foglio quello che doveva seguire immediatamente alla carta 56 manca come lo provano il richiamo che riman senza risposta la sospensione del senso e della rima. É questa la lacuna che si deplora dopo il v. 2397 e che già è stata avvertita dal Biadene (Studii di fil. rom. 1 268 n.) e dal Rajna. Il Biondelli cosa strana! s'era bensì accorto che dopo il v. 2397 c'era una interruzione violenta ma non avvertì poi che dopo questa interruzione certamente di pochi versi [6] il poemetto continuava colla preghiera finale che è accolta nella carta 57. In questa preghiera ravvisava egli un componimento nuovo indipendente affatto dall'altro [7]; e però omise nella sua stampa i vv. 2398-2429 che appunto contengono la preghiera [8].

    Non v'ha nessun legittimo motivo per ritenere che il cod. non sia tutto [9] d'una stessa mano. La scrittura è calligrafica e le differenze sempre ben lievi che quà e là si notano non sono certamente tali da non potersi imputare a un solo amanuense il cambiamento de' quaternioni il trovarsi lo scriba in principio o alla fine di questi la maggiore o minore arrendevolezza della penna la diversità del momento in cui il menante accudiva all'opera sua sono più che bastevoli per renderci ragione di tali differenze.

    Le pagine misurano mll. 257 per 182 hanno ampio salvo che non venga occupato da una miniatura il margine esterno e l'inferiore scarso invece il superiore.  Le linee di quelle pagine dove non interviene nessuna miniatura sono generalmente 29 talora anche sole 28. - Le miniature in numero di 90 sogliono quando questo ne fornisca la materia illustrare il passo che precede; vuol dire che esse corrispondono ad una pausa del racconto ed è quindi legittimo che si passi dopo la figura ad un nuovo capoverso indicato con una iniziale grande colorata alternativamente in rosso ed in azzurro [10]. - Uno spazio bianco per lo più di due righe serve ad indicare le pause di maggior conto (v. ai vv. 10 860 888 2104 ecc.).

    La bibliografia del cod. già ce l'ha data il Carta; qui vadano alcune poche aggiunte suggeritemi da pubblicazioni apparse per lo più dopo quella nota. Edizioni Cantú Storia univ. (VIIa ediz.) [11] t. III. A p. 1292 sono riprodotti i vv. 29-40 e gli ultimi sei; - Bartoli Crestomazia della poesia italiana nel periodo delle origini Torino 1882. A pp. 9-12 sono riprodotti i vv.1-103; - Ulrich. Altitalienisches lesebuch I Halle 1886.     A pp. 17-20 lo stesso brano che nella Crestomazia del Bartoli [12]; - Monaci Crestomazia italiana dei primi secoli fasc. 1o Città di Castello 1889. A pp. 149-152 sono riprodotti i v. 1-223 [13] e 2398-2439. Storia letteraria e fonti Gaspary Geschichte der italienischen literatur 1 Berlin 1885 P. 130-32494; Storia della letteratura italiana 1. trad. da N. Zingarelli Torino 1887 pp. 112-3430; - Tobler Das buch des Uguçon da Laodho Berlin 1884 pp. 8-9. Miniature d'Adda e Mongeri in Arch. stor. lombardo 1885 pp.528-30

    Questa nostra edizione intende di riprodurre il codice tal quale rispettandone anche gli errori più evidenti. Un capitolo delle "illustrazioni" [14] verserà intorno agli emendamenti da introdursi nel testo e sarà allora il caso di indicare tutte le correzioni le più ovvie e le meno ovvie. - Le sole modificazioni da noi introdotte consistono nell'avere sciolte le abbreviazioni (meno quella di xp = christ-) e le legature e nell'avere riunite insieme le parti di una parola che il ms. scrive staccate. Questo s'intende quando lo si sia potuto fare con sicurezza assoluta.

    La descrizione assai succinta delle miniature é data nelle note e vi si rimanda con degli asterischi. S'intende che il posto della figura é immediamente dopo il verso che é munito dell'asterisco. - Per la descrizione mi sono valso anche degli appunti del Mazzuchelli contenuti in una sua copia non più pregevole di quella del Biondelli che del nostro codice si conserva in un volume miscellaneo (Y. 147 sup.) dell'Ambrosiana.

http://www.melegnano.net/cognomi/cognomi0002as.htm

    Nel 1264, ma l'indizione indica il 1274, Petro de Barsegapè, finisce la stesura del "Sermon Divin", composto da 2440 versi "Del novo e del vedre Testamento", scritti in volgare. Di Petro, sappiamo che era un "fanton" , uomo d'arme, come scritto alla fine del suo poema (in cui si cita quattro volte), oltre ad annotare di averlo finito in quell'anno, il venerdì primo giugno, sul calare del sole.  Pare sia "sua" la lettera datata 31 marzo 1260, mandata al Podestà di Firenze, nella quale "Petro de Bazagapè de Mediolano" si offre di aiutarlo con alcuni cavalieri, ma persona di indubbia cultura, in un rogito del 17 dicembre 1279, compare "Petrus filius domini Maynfredi de Basilicapetri, civitati Mediolani …", notaio del Capitolo del Duomo.

notizia biografica

Molto scarse sono quindi le notizie intorno alla vita di Pietro da Barsegapè, nato verosimilmente nei primi anni del 1200 (circa 1220) e morto intorno al 1280. Una data sicura ci è presentata nel sermone, ed è il 1264, anno in cui finisce di scrivere il Sermone il venerdì primo di giugno sul far della sera durante la seconda indizione: ma la seconda indizione è l'anno 1274 nel quale oltretutto il primo giugno è proprio un venerdì, mentre il primo giugno 1264 cadeva di domenica).

Pietro da Barsegapè aveva certamente una certa cultura media, tipica di quella classe sociale che si poneva al di sopra della plebe contadina e cittadina, di quella piccola nobiltà che aveva tante aspirazioni ma poche possibilità di mettere in piedi qualcosa di importante, a meno che non si possedeva un ingegno ardimentoso e brillante, che aveva due sole strade per mantenere almeno la posizione ereditata: o la via laica delle armi come molti cadetti o quella religiosa di un ordine monastico o del sacerdozio.

Un'altra cosa sappiamo: che era un "fanton", cioè un uomo d'arme, che molto probabilmente aveva ai suoi ordini una piccola compagnia di uomini, come risulterebbe da una "sua" lettera datata 31 marzo 1260, mandata al Podestà di Firenze, nella quale "Petro de Bazagapè de Mediolano" si offre di aiutarlo con alcuni cavalieri".

Certamente era un uomo in possesso di una buona cultura, come dimostra il Sermone.

Note

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[1] Poesie lombarde inedite del sec. XIII pubblicate ed illustrate da B. Biondelli (edizione di 150 esemplari) Milano 1856 pp. 35-158; - Biondelli Studi linguistici Milano 1856 PP. 193-328.

[2] Questa data è essa stessa errata come ben videro il Giulini e il Tiraboschi si tratta di '74 anzichè di '64; ef. Biondelli Poesie lombarde p. 6. - Curioso che sexanta per setanta ricorra anche al v. 763; cf. Luca X 1.

[3] Fac-simili di antichi mss. per uso delle scuole di filologia neo-latina (Roma 1883) num. 43 corrispondente alle facciate 45v-46r del codice. Questa stessa tavola è nell'opuscolo del Carta che si cita in una delle seguenti note. - Assai meno buono il fac-simile del Biondelli che riproduce le facciate 14v-15r.

[4] In una lettera manoscritta del Mazzuchelli (28 giugno 1817) a G. Favre-Bertrand della Biblioteca di Ginevra il quale gli chiedeva notizie del nostro cod. trovo questo passo "Entre les peintures de ce livre j'y ai vu un Cardinal avec l'habit rouge le quel habit date du temps de Boniface VIII qui fut Pape entre 1294 et 1303." La miniatura alla quale qui si allude dev'essere quella che segue al v. 2272 e che lo stesso Mazzuchelli così descrive "Il Salvatore ... davanti a cui sono inginocchiati cinque uomini de' quali il primo ha chierica e gran veste rossa che sembra un cardinale" ecc.

[5] Sul poemetto di Pietro da Bescapé esistente nella Biblioteca Nazionale di Milano. Descrizione bibliografica con facsimile. Roma 1885.

[6] L'andamento stesso dell'esposizione ci avverte che deve essere quistione d'una sola carta; nella quale erano forse anche delle miniature.

[7] Curioso che poi applichi al poemetto le indicazione d'autore e di data che seguono immediatamente alla preghiera sulla carta 57v.

[8] La quale ha quindi visto primamente la luce nella Crestomazia del Monaci.

[9] Compresa s'intende la preghiera nella quale non saprei nemmeno ravvisare col Biondelli "lingua e modi diversi" dal resto.- È bensì di carattere diverso ma sempre dello stesso secolo la preghiera latina con cui si chiude il codice.

[10] Manca la iniziale propria del capoverso ai v. 609 - 1534. All'incontrario s'hanno de' capoversi illegittimi ai v. 1257 - 1315 e siamo ambedue le volte in principio di pagina.

[11] È questa l'ediz. che mi sta in questo momento sott'occhio; nè ho modo di constatare in quale delle precedenti edizioni prima compajano i versi del Bescapè (nella 1a mancano) nè se nelle successive essi ancora occupino lo stesso posto.

In aggiunta alla Bibliografia del Carta mi si conceda anche di qui ricordare come l'articolo del Tenca sia stato recentemente ristampato a pp. 395 del 2° vol. delle Prose e poesie scelte di Carlo Tenca (Milano 1888).

[12] A p. VII communica poi l'Ulrich le risultanze di una sua collazione del brano da lui riprodotto (cfr Giorn. st. d. lett. it. VII 225 n.).

[13] Nella 'Crestomazia' si tratterebbe veramente di 1-218; ma vi sono omessi per un salto fatto dal compagnia di v. 209 a quello di v. 214 i vv. 210-214.

[14] Queste Illustrazioni devono venir coordinate a quelle che del Grisostomo e delle Antiche scritture lombarde si stanno stampando nell'Arch. glott. it. e però la Zeitschrift non potrà ammannirle ai propri lettori che più tardi.

Indice del sermone

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Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 28 agosto, 2011