Alessandro Manzoni

Lettera a

Victor Cousin

Edizioni di riferimento

Opere di Alessandro Manzonire, a cura di Mario Martelli,prefazione di Riccardo Bacchelli, Firenze, Sansoni 1973

Alessandro Manzoni, Scritti filosofici, Introduzione e note a cura di Rodolfo Quadrelli, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1976

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Manzoni aveva conosciuto Cousin nel '19, a Parigi, stabilendo con lui un'amicizia rinsaldata da un soggiorno del Cousin a Milano e destinata a durare, malgrado i crescenti dissensi, sempre. La presente lettera, forse non mai spedita, è documento di tali dissensi, che il Manzoni aveva già maturato per conto suo, ma che la lettura degli Opuscoli del Rosmini portò a compimento. Rosmini accusava Cousin di confusione tra sistema platonico e sistema cristiano nella misura in cui il Cousin postula una rivelazione naturale, una ispirazione oggettiva, impersonale, senza riflessione, disgiunta dalla rivelazione cristiana.

*  Victor Cousin (1792-1867), francese, fu il massimo rappresentante dell'eclettismo spiritualistico. Occupò importanti cariche pubbliche sotto la monarchia di Luigi Filippo, quali il ministero della Pubbica Istruzione. Per il Cousin tutti i sistemi filosofici si possono ridurre a quattro: sensismo, idealismo, dogmatismo, misticismo. Il compito dell'eclettismo è quello di mettere in luce, nel logico succedersi di questi sistemi, l'elemento spiritualistico.
         L'opera teoretica più originale è Du Vrai, du Bien et du Beau (1837). Ma il Cousin fu anche, o soprattutto, storico della filosofia, come il suo metodo eclettico pretendeva. E si raccomandano tra gli altri i suoi studi su Platone, che Manzoni conosceva, su Aristotele, su Pascal, su Kant. Occasione della lettera fu però la lettura del Cours de philosophe moderne, pubblicato nel '29, l'anno stesso in cui la lettera fu scritta o almeno incominciata.
         Diamo, in questa edizione, anche le Appendici e i frammenti, di particolare importanza.

(Quadrelli)

*  Victor Cousin (Parigi 1192 - Cannes 1867) filosofo francese. Promotore di un orientamento eclettico, subì prevalentemente l'influenza della filosofia del senso comune di Th. Reid, della tradizione spiritualistica francese e dell'idealismo di Hegel, del quale fu amico ed estimatore. Sebbene privo di originalità, il suo pensiero, ostile all'illuminismo sensistico e fautore invece dei tradizionali valori dello spiritualismo, accreditati col metodo dell'introspezione teorizzato agli inizi dell'Ottocento da Maine de Biran, si presentò come giustificazione teorica degli ideali moderati della borghesia francese del tempo (Del vero, del bello e del bene, 1853). Maggiore considerazione meritano le sue traduzioni di Platone e di Proclo, l'edizione critica di Cartesio e in generale gli studi di storia della filosofia, dei quali egli fu in Francia l'iniziatore, ispirandosi liberamente al concetto hegeliano dello sviluppo ideale e razionale dello spirito storico (Frammenti filosofici, 1826; Nuovi frammenti filosofici, 1828; Corso di storia della filosofia, 2 voll., 1828-29; Corso di storia della filosofia moderna, 5 voll., 184 1; Studi su Pascal, 1842).

(Enciclopedia Garzanti di filosofia..., Garzanti, Milano, 1981)

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011