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ordine cronologico |
titolo definitivo |
luogo e data di composizione |
numero d'ordine definitivo |
| I |
Frammento: "Spento il diurno raggio..." |
Recanati, novembre-dicembre 1816 |
XXXIX |
| II |
Recanati, 1817-1818 |
x |
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| III |
Recanati, settembre 1818 |
I |
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| IV |
Recanati, settembre-ottobre 1818 |
II |
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| V |
Frammento: "Io qui vagando..." |
Recanati, fine del 1818 |
XXXVIII |
| VI |
Recanati, primavera-autunno 1819 |
XII |
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| VII |
Recanati, 1819 |
XIV |
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| VIII |
Frammento: "Odi, Melisso" |
Recanati, 1819 |
XXVII |
| IX |
Ad Angelo Mai quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica |
Recanati, gennaio 1820 |
III |
| X |
Recanati, primavera o estate-autunno 1820 |
XIII |
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| XI |
Recanati, dicembre 1820 o ottobre 1821 |
XV |
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| XII |
Recanati, estate-autunno 1821 |
XVI |
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| XIII |
Recanati, ottobre-novembre 1821 |
IV |
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| XIV |
Recanati, terminato il 30 novembre 1821 |
V |
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| XV |
Recanati, dicembre 1821 |
VI |
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| XVI |
Recanati, gennaio 1822 |
VII |
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| XVII |
Recanati, 13-19 maggio 1822 |
IX |
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| XVIII |
Recanati, luglio 1822 |
VIII |
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| XIX |
Recanati, settembre 1823 |
XVIII |
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| XX |
Frammento «Ogni mondano evento» (Dal greco Simonide) |
Recanati, 1823-24 |
XL |
| XXI |
Frammento «Umana cosa» (Dallo stesso) |
Recanati, 1823-24 |
XLI |
| XXII |
Bologna, marzo 1826 |
XIX |
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| XXIII |
Recanati, primavera 1827 (o 1828 o 1829-30) |
XXXV |
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| XXIV |
Pisa, 15 febbraio 1828 |
XXXVI |
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| XXV |
Pisa, 7-13 aprile 1828 |
XX |
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| XXVI |
Pisa, 19-20 aprile 1828 |
XXI |
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| XXVII |
Recanati, 1829 (?) |
XI |
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| XXVIII |
Recanati, 26 agosto - 12 settembre 1829 |
XXII |
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| XXIX |
Recanati, 17-20 settembre 1829 |
XXIV |
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| XXX |
Recanati, terminato il 29 settembre 1829 |
XXV |
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| XXXI |
Recanati, 22 ottobre 1829 - 9 aprile 1830 |
XXIII |
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| XXXII |
Firenze, tarda primavera 1831 (?) |
XXVI |
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| XXXIII |
Firenze, estate 1832 (?) |
XXVII |
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| XXXIV |
Firenze, autunno 1832 (?) |
XVII |
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| XXXV |
Firenze, estate 1833 |
XXVIII |
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| XXXVI |
Napoli, prinavera-estate 1834 |
XXIX |
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| XXXVII |
Firenze aprile 1831 - Napoli settembre 1835 (o Napoli, inverno 1834-1835) |
XXX |
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| XXXVIII |
Sopra il ritratto di una bella donna |
Firenze aprile 1831 - Napoli settembre 1835 (o Napoli, inverno 1834-1835) |
XXXI |
| XXXIX |
Napoli, tra la fine del 1834 e l'inizio del 1835 |
XXXII |
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| XL |
Torre del Greco, Villa Ferrigni, primavera 1836 |
XXXIV |
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| XLI |
Torre del Greco, Villa Ferrigni, primavera 1836 |
XXXIII |
Alcune date di composizione sono congetturali, tuttora oggetto di discussione fra gli studiosi;
pertanto l'ordine cronologico in alcuni punti è ipotetico; le date precise, con l'indicazione dei giorni, sono quelle indicate dal Leopardi stesso
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Edizione elettronica: Giuseppe Bonghi
Trascrizione da: Giacomo Leopardi,
Canti, a cura di Giuseppe e Domenico De Robertis, ed. A.
Mondadori, serie Oscar studio, Milano 1978
"Il testo è quello costituito da Francesco Moroncini nella sua edizione critica
pubblicato da Cappelli, Bologna 1927, sulla base della copia dell'edizione
Starita del 1835 corretta di mano del Leopardi e di Antonio Ranieri e ora alla
Biblioteca nazionale di Napoli (N35c), e sulle testimonianze manoscritte
dell'autografo(salvo gli ultimi 6 vv. di mano del Ranieri) del Tramonto della
luna e di uno dei tre apografi, pure di mano del Ranieri, della Ginestra, l'uno
e l'altro annessi, e il primo col numeo XXXIII (sempre autografo) corrispondente
all'attuale sua collocazione, alla citata copia N35c: in sostanza il testo
stabilito dal Ranieri stesso per l'edizione lemonnieriana del 1845, con la quale
questi ultimi due canti vennero per la prima volta in luce (Opere di G.L.,
edizione accresciuta, ordinata e corretta secondo l'ultimo desiderio dellautore
da A.R., Firenze, Le Monnier, 1845, vol. I), ma già rivisto sui detti originali
da Giovanni Mestica per l'edizione (postuma) delle Opere di di G.L. da lui
approvate, Firenze, Le Monnier, 1906, dalla quale dipende quella di Alessandro
Donati per la collana degli "Scrittori d'Italia".
Giacomo Leopardi, Canti, a cura di Giuseppe e
Domenico De Robertis, Oscar Studio Mondadori, Milano 1978
Giacomo Leopardi, Tutte le opere, con introduzione e a cura di
Walter Binni, con la collaborazione di Enrico Ghidetti, Sansoni, Milano 1969
Giacomo Leopardi, canti (Canti, Argomenti e Abbozzi, Memorie,
Puerili, Prose e poesie varie), a cura di Lucio Felici, paperbacks poeti 30,
Newton Compton editori, Roma 1974, stampato da Grafica di Perugia
Giacomo Leopardi, Canti, Introduzione e note di Franco Brioschi, Rizzoli Milano 1949, R.C.S. Milano 1994, Fabbri Milano 1997
| sigla | titolo | luogo | anno | editore |
| R18 | Canzoni | Roma | MDCCCXVIII | presso Francesco Bourlié |
| B20 | Canzone ad Angelo Mai | Bologna | MDCCCXX | Per le stampe di Jacopo Marsigli |
| B24 | Canzoni | Bologna | 1824 | per i tipi del Nobili e Comp.° |
| Nr25 | Nuovo Ricoglitore n. 9, 10, 11 e 12 | Milano | 1825 | (sul n. 12 è stampato L'Infinito) |
| Cp | Notizie teatrali bibliografiche e urbane, ossia il Caffè di Petronio (rivista redatta dal Brighenti - n. 33 (Il sogno, Elegia) | Bologna | 13 agosto 1825 | Bologna : Per le stampe di Annesio Nobili e comp. |
| Nr26 | Nuovo Ricoglitore n. 1 gennaio | Milano | 1826 | |
| B26 | Versi | Bologna | 1826 | Stamperia delle Muse |
| F | Canti | Firenze | 1831 | presso Guglielmo Piatti |
| N | Canti | Napoli | 1835 | Starita |
| F45 | Opere a cura di Antonio Ranieri | Firenze | 1845 | Felice Le Monnier |
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Creazione: La canzone è stata composta a Recanati nel settembre del 1818 e pubblicata a Roma l'anno stesso insieme con la canzone Sopra il monumento di Dante e con una lettera dedicatoria a Vincenzo Monti, posta in testa alle dieci Canzoni nell'edizione del 1824.
Metro: sette strofe di 20 versi ciascuna:
schema delle strofe dispari: ABcdABCeFGeFHGhlMiM (quarto e quart'ultimo verso liberi),
schema delle strofe pari: AbCDaBDEFgEfHgIHLMiM (terzo e quart'ultimo verso liberi)
Creazione: canzone composta a Recanati tra il settembre e l'ottobre del 1818 [in "10 o 12 giorni"], pubblicata in Roma l'anno stesso.
Metro: dodici strofe, le prime undici di 17 versi ciascuna, l'ultima di 13 versi.
schema delle strofe dispari: aBcADBeFDGEFGHIhI
schema delle strofe pari: ABcADbEfDGEfGHIhI
schema ultima strofa: AbACbDEDeFGfG
Creazione: canzone composta a Recanati nel gennaio 1820, pronta per la stampa il 4 febbraio, pubblicata a Bologna nel mese di Luglio con lettera dedicatoria al conte Leonardo Trissino.
Metro: dodici strofe di 15 versi ciascuna con lo schema: AbCBCDeFGDeFGHH
Creazione: canzone composta a Recanati tra l'ottobre e il novembre 1821 in occasione delle progettate nozze, poi sfumate, della sorella Paolina con un benestante di Sant'Angelo in Vado; pubblicata per la prima volta in Bologna nel 1824
Metro: sette strofe di 15 versi ciascuna, con lo schema aBCACBDefGFEghH (il settimo verso libero) eccettuata la quarta che per i primi sei versi ha la variante aBCBAC.
Creazione: Canzone composta a Recanati nel novembre 1821, anno in cui si comincia a costruire a Macerata un grande sferisterio; pubblicata in Bologna nel 1824
Metro: cinque strofe di 13 versi ciascuna con lo schema AbCBACDEFDGgG
Creazione: canto composto a Recanati nel dicembre 1821 ("opera di 20 giorni"), pubblicato in Bologna nel 1824, preceduta dalla Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e Teofrasto vicini a morte [del marzo 1822, che sarà destinata a trovar posto fra le prose]
Metro: otto strofe di 15 versi ciascuna, con lo schema AbCDCEfGhILHmnN (solo 6 versi rimati a due a due e 9 versi sciolti)
Creazione: Composta a Recanati nel gennaio 1822 ("opera in 12 giorni") pubblicata per la prima volta in Bologna nel 1822. Il primo spunto per questa canzone sembra fornito da uno spunto per lo Zibaldone del 1819 (pp. 63-64)
Metro: cinque strofe di 19 versi ciascuna, con lo schema aBCDbEFGHGiKlMNoMPP ( solo 8 versi rimati due a due, e 11 versi sciolti)
Creazione: Composto a Recanati nel luglio 1822 in 17 giorni e pubblicato a Bologna nel 1824, ultima delle canzoni scritte nel 1822
Metro: endecasillabi sciolti
Creazione: canzone composta a Recanati in sette giorni fra il 13 e il 19 maggio del 1822 [secondo la ricostruzione del Moroncini], pubblicato in Bologna nel 1824
Metro: quattro strofe di diciotto versi ciascuna, con lo schema ABCDEFGHILMNOPQRsS [ossia una sequenza di endecasillabi sciolti chiusa da una coppia di versi a rima baciata settenario+endecasillabo]
- Il motivo generatore della canzone sembra essere la pagina 718-719 dello Zibaldone:
"L'uomo d'immaginazione di sentimento e di entusiasmo, privo della bellezza del corpo, è verso la natura appresso a poco quello ch'è verso l'amata un amante ardentissimo e sincerissimo, non corrisposto nell'amore. Egli si slancia fervidamente verso la natura, ne sente profondissimamente tutta la forza, tutto l'incanto, tutte le attrattive, tutta la bellezza, l'ama con ogni trasporto, ma quasi che egli non fosse punto corrisposto, sente ch'egli non è partecipe di questo bello che ama ed ammira, si vede fuor della sfera della bellezza, come l'amante [719] escluso dal cuore, dalle tenerezze, dalle compagnie dell'amata. Nella considerazione e nel sentimento della natura e del bello, il ritorno sopra se stesso gli è sempre penoso. Egli sente subito e continuamente che quel bello, quella cosa ch'egli ammira ed ama e sente, non gli appartiene. Egli prova quello stesso dolore che si prova nel considerare o nel vedere l'amata nelle braccia di un altro, o innamorata di un altro, e del tutto noncurante di voi. Egli sente quasi che il bello e la natura non è fatta per lui, ma per altri (e questi, cosa molto più acerba a considerare, meno degni di lui, anzi indegnissimi del godimento del bello e della natura, incapaci di sentirla e di conoscerla ec.): e prova quello stesso disgusto e finissimo dolore di un povero affamato, che vede altri cibarsi dilicatamente, largamente, e saporitamente, senza speranza nessuna di poter mai gustare altrettanto."
Creazione: canto composto tra il 14 e il 16 dicembre del 1817 a Recanati ed è il primo canto che Leopardi scrisse e accettò intero, ispirato alla situazione descritta nel Diario, cioè all'incontro con la cugina Geltrude Cassi ospite dall'11 al 14 dicembre
Metro: terza rima.
Creazione: pubblicato per la prima volta nel 1835; di data incerta (i critici lo pongono tra il 1828 e il 1835), quasi certamente fra la fine del 1831 e il 1834.
Metro: strofe libere con rime al mezzo
Creazione: Composto a Recanati forse nella primavera del 1820.
Metro: endecasillabi sciolti.
È un idillio, come direbbe Domenico De Robertis, che nasce "dalla rinuncia a pensare e a riflettere", che con poche immagini esprime da un lato la solitudine mista a una infelicità ancora inconsapevole, e dall’altro il superamento della stessa attraverso un lasciarsi andare alla contemplazione della natura e della sua bellezza, a quel confuso e sensibilissimo alternarsi di sensazioni dominate dalla storia umana, di cui non restano più vestigia (in cui si presumeva che l’uomo vivesse una vita serena e tranquilla, sicuramente non affaticata spiritualmente da norme di comportamento che ne limitavano l’agire materiale e spirituale) e dalla stagione presente e viva, spesso vissuta tanto dolorosamente. È un idillio che nasce da quel senso di inappagamento, di separazione e di esclusione dal mondo (è questa la funzione della siepe, che non è un’immagine di tipo naturalistico ma un simbolo esistenziale), di una vitale mancanza di partecipazione alla vita sociale quotidiana, che provocherà col passare del tempo la sua stessa incpacità di vivere, dalla quale lo esclude la sua stessa condizione di appartenente alla classe nobile.
Ma superando la siepe e la sua condizione, lo spirito del poeta può percorrere gli interminati spazi e l’eterno tempo delle "morte stagioni" e della stagione presente e, in cui può finalmente placarsi rinunciando alla ricerca stessa di un possibile modo diverso di vivere. Il naufragio nel mare dell’immensità è tuttavia non definitivo, anche perché il Nulla resta lontano, anche se provoca profondissime quieti, e la ragione tiene desti i sentimenti.
"Questo breve idillio", scrive Giovanni Macchia sul Corriere della Sera del 16 dic. 1980, "venuto da una terra lontana, scritto da un giovane provinciale di ventun anni, sperduto in un "borgo selvaggio" era un testo capitale in cui veniva fissata la condizione stessa della vita moderna. Era quasi un messaggio spedito ai quattro venti, quasi un manifesto sufficientemente oscuro, come sono i messaggi della poesia. La storia della poesia moderna è la grande vittoriosa storia di un naufragio nell’attesa del ‘nuovo’. Ed è retta sulla ‘corrispondenza’: corrispondenza fra il cielo e la terra, tra il silenzio degli altri e la voce della natura, tra l’inaccessibile e ciò che si vede, tra il contingente e l’eterno, tra le stagioni morte ‘e la presente e viva’. Non si può far poesia del silenzio. Si può far poesia se quel silenzio lo si aggancia alle immagini della terra. E non sarà la conquista di una certezza."
Dividiamo la poesia in quattro segmenti, facilmente individuabili attraverso gli elementi: 1) Sempre, 2) 3) E come, 4) Così. Già attarverso la successione di queste quattro parole possiamo individuare la struttura globale della poesia formata da un’idea di partenza (Sempre) che trova subito un’idea oppositiva (Ma), seguita da una similitudine (E come) che conserva le sue opposizioni precedenti (Così). La poesia è quindi fondata su una struttura binaria, che rappresenta il mondo reale (che si trova al di qua della siepe e rappresenta ciò che quotidianamente si vive) e il mondo ultrareale (o surreale, o Nulla, o interminato spazio e sovrumano solenzio, o profondissima quiete, o immensità, ecc., e rappresenta ciò che si vorrebbe vivere: l’ultrarealtà non è ciò che non esiste ma ciò che esiste e che non può essere colto normalmente con la sensibilità di cui l’uomo dispone) nella quale le due parti sono contrassegnate dagli aggettivi dimostrativi ‘questo’, che rappresenta la realtà vicina, e ‘quello’, che rappresenta la realtà lontana.
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. |
mondo della realtà Il poeta è legato alla realtà contingente, che rappresenta la sua esistenza quotidiana, ma immagin una realtà diversa col pensiero, nel quale si allargano a dismisura gli orizzonti tanto che il il cuore per poco non resta impaurito di fornte all’infinito che si spalanca davanti alla mente |
E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare. |
mondo dell’ultrarealtà: il Nulla scambio tra le due realtà: il mondo reale diventa lontano e quello ultrareale e immenso diventa vicino, e in questa immensità la mente si può serenamente perdersi ritrovando quel piacere e quella felicità negata nel mondo reale ed esistenziale che si trova al di qua della siepe. |
Il simbolo più evidente è rappresentato dalla siepe, che rappresenta non solo l’elemento separatore tra la realtà e la ultrarealtà, ma soprattutto il senso di esclusione (rafforzata dall’uso dell’aggettivo "ermo") che il poeta vive nei confronti della quotidianità esistenziale, che cerca di proiettare lontano da sé: proprio questa volontà di rigettare lontano la realtà è rappresentata dall’uso del passato remoto "fu": questa realtà gli fu sempre cara: ed ora? Ora il poeta cerca qualcosa di diverso, immagina un mondo diverso e di fronte a questo mondo immaginato per un attimo il cuore e la mente si spaventano perché oscillano tra le sicurezze, anche se intrise di infelicità di questo mondo reale, e la non conoscenza del mondo ultrareale.
In entrambi i mondi l’uomo è il centro di se stesso: potremmo parlare di solitudine, intendendo con questo il semplice senso di esclusione di Leopardi dal mondo sociale vissuto insieme ad altri uomini; ma potremmo parlare anche di fusione con un mondo divino in cui l’individuo si realizza indipendentemente dall’esistenza di un mondo sociale: il "paesaggio" interminato ed eterno potrebbe rappresentare nell’immaginario poetico la divinità universale che è madre benigna della immensità nella quale ogni elemento vivente naufraga in modo dolce.
Al rifiuto della realtà
contingente, posta in relazione con l’ultrarealtà attraverso la similitudine, fa
da contrappeso il desiderio di una realtà diversa: la guida verso questa nuova
realtà è rappresentata dalla voce del vento fra le piante, simile alla voce
dell’infinito sovrumano silenzio degli interminati spazi in cui si può
raggiungere la profondissima quiete. L’immensità si trasforma in realtà assoluta
nella quale affondare ogni pensiero.
La voce del vento porta la
corrispondenza tra le morte stagioni e la presente, tra un passato che avrebbe
potuto essere fonte di vita ma in fondo si è rivelato inutile e improduttivo, e
un presente che è comunque vivo e il solo in grado di produrre sensazioni prima
di cadere inesorabilmente nel pasato e perdere comunque vitalità.
Creazione: Composto a Recanati forse nella primavera del 1820.
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: Composto a Recanati probabilmente nel 1819 e pubblicato per la prima volta nel numero di gennaio 1826 del "Nuovo Ricoglitore". Qualche anno dopo verrano aggiunti i versi 13-14.
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: Composta a Recanati nel dicembre del 1820 o nei primi del '21; pubblicato, col titolo Elegia il 13 agosto 1825 nel giornaletto bolognese del Brighenti Notizie teatrali bibliografiche e urbane, ossia il Caffè di Petronio, poi nel "Nuovo Ricoglitore" e a Bologna nel 1826 tra gli Idilli
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: Composto a Recanati forse nell'estate del 1821 (secondo alcuni addirittura ispirato dalla villeggiatura estiva nella campagna di S. Leopardo. Pubblicato per la prima volta nel numero di gennaio del 1826 del "Nuovo Ricoglitore" come ultimo degli idilli
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: canto composto a Firenze probabilmente fra l'autunno del 1832 e la primavera del '33: appartiene al gruppo di canti ispirati dall'amore per Fanny Targioni Tozzetti, cioè al cosiddetto "ciclo di Aspasia", pubblicata per la prima volta a Napoli nell'edizione Starita del 1835.
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: canto composto a Recanati in sei giorni nel settembre del 1823; pubblicato per la prima volta a Bologna nel 1824 come ultima nell'edizione delle Canzoni.
Metro: cinque strofe di 11 versi ciascuna, tutte comincianti con un settenario e chiuse da una coppia di endecasillabi a rima baciata.
Creazione: canto composto a Bologna nel marzo 1826, letto dal Leopardi il lunedì di Pasqua dello stesso anno nel Casino dei Nobili, presso l'Accademia dei Felsinei di cui era vicepresidente appunto Carlo Pepoli, col quale Leopardi aveva stretto amicizia l'anno prima e col quale resterà in corrispondenza fino al 1830.
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: canto composto a Pisa, come annota il poeta, nei giorni "7 (lunedì di Pasqua)- 13 aprile, 1828 e prelude alla grande poesie degli anni seguenti
Metro: 20 strofe di 8 settenari con rima abbc-dffc, con i versi 1 e 5 sdruccioli e 4 e 8 tronchi, strofa adoperata anche da Parini nel Brindisi.
Creazione: Composta a Pisa il 19 e 20 aprile 1828 pochi giorni dopo Il risorgimento; alle due poesie Leopardi allude nella lettera alla sorella Paolina del 2 maggio dello stesso anno. Silvia è il nome della protagonista dell'Aminta del Tasso e nel suo nome spesso i critici hanno adombrato la presenza di teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi il 30 settembre 1818: ma l'accostamento è privo di fondamento.
Metro: Canzone libera di sei strofe di endecasillabi e settenari, con rime alternate e baciate
Il canto della fanciullaCanto di verginella, assiduo canto, che da chiuso ricetto errando vieni per le quiete vie; come sì tristo suoni agli occhi miei? perché mi stringi sì forte il cor, che a lagrimar m’induci? (Dante?) E pur lieto sei tu; voce festiva de la speranza: ogni tua nota il tempo aspettato risuona. Or, così lieto, al pensier mio sembri un lamento, e l’alma mi pungi di pietà. Cagion d’affanno torna il pensier de la speranza istessa a chi per prova la conobbe. |
(poesia dello stesso anno, in cui Leopardi tenta di dar voce alla speranza, quella voce che veniva intepretata fuor d’ogni prospettiva di memoria, era un’immagine e un’intuizione attuale, la prima intuizione del canto di Silvia non ancora divenuto "immagine fanciullesca" e non ancora risofferto in tutta la propria vita, ma solo nell’immediata commozione della sua percezione; per cui, nonostante l’inusitata intensità dell’individuazione, Il canto della fanciulla è solo un nuovo idillio).
Una donna di venti, venticinque o trenta anni ha forse più d'attraits, più d'illecebre, ed è più atta a ispirare, e maggiormente a mantenere, una passione. Così almeno è paruto a me sempre, anche nella primissima gioventù: così anche ad altri che se ne intendono (M. Merle). Ma veramente una giovane dai 16 ai 18 anni ha nel suo viso, ne' suoi moti, nelle sue voci, salti ec. un non so che di divino, che niente può agguagliare. Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto; allegra o malinconica, capricciosa o grave, vivace o modesta; quel fiore purissimo, intatto, freschissimo di gioventù, quella speranza vergine, incolume che gli si legge nel viso e negli atti, o che voi nel guardarla concepite in lei e per lei; quell'aria d'innocenza, d'ignoranza completa del male, delle sventure, de' patimenti; quel fiore insomma, quel primissimo fior della vita; tutte queste cose, anche senza innamorarvi, anche senza interessarvi, fanno in voi un'impressione così viva, così profonda, così ineffabile, che voi non vi saziate di guardar quel viso, ed io non conosco cosa che più di questa sia capace di elevarci l'anima, di trasportarci in un altro mondo, di darci un'idea d'angeli, di paradiso, di divinità, di felicità. [4311] Tutto questo, ripeto, senza innamorarci, cioè senza muoverci desiderio di posseder quell'oggetto. La stessa divinità che noi vi scorgiamo, ce ne rende in certo modo alieni, ce lo fa riguardar come di una sfera diversa e superiore alla nostra, a cui non possiamo aspirare. Laddove in quelle altre donne troviamo più umanità, più somiglianza con noi; quindi più inclinazione in noi verso loro, e più ardire di desiderare una corrispondenza seco. Del resto se a quel che ho detto, nel vedere e contemplare una giovane di 16 o 18 anni, si aggiunga il pensiero dei patimenti che l'aspettano, delle sventure che vanno ad oscurare e a spegner ben tosto quella pura gioia, della vanità di quelle care speranze, della indicibile fugacità di quel fiore, di quello stato, di quelle bellezze; si aggiunga il ritorno sopra noi medesimi; e quindi un sentimento di compassione per quell'angelo di felicità, per noi medesimi, per la sorte umana, per la vita, (tutte cose che non possono mancar di venire alla mente), ne segue un affetto il più vago e il più sublime che possa immaginarsi. (Firenze, 30. Giugno, 1828.).
Creazione: canto composto a Recanati dal 26 agosto al 12 settembre 1829, fu pubblicato per la prima volta in Firenze nel 1831.
Metro: endecasillabi sciolti, divisi in stanze (o meglio "lasse narrative") di varia misura.
Creazione: canzone composta, come annota lo stesso Leopardi, nel periodo "1829. 22 Ottob.-1830. 9 aprile" e fu pubblicata prima in Firenze nel 1831 (col titolo Canto notturno di un pastore vagante dell'Asia), poi nell'edizione Starita
Metro: sei strofe libere di endecasillabi e settenari variamente alternati; tutte le strofe presentano rime al mezzo (soprattutto la quarta) e si chiudono con la medesima rima in -ale.
Creazione: canzone composta a Recanati, come annotò Leopardi sul manoscritto, nei giorni "17-120 Sett. 1829"; fu pubblicata prima in Firenze nel 1831, poi nell'edizione Starita del 1835.
Metro: tre strofe libere (l'ultimo verso di ciascuna strofa sempre in rima con uno dei versi precedenti. Il primo verso dell'ultima strofa rima col penultimo della precedente).
Creazione: canzone composta a Recanati nel settembre del 1829 (iniziata dopo il giorno 20 e terminata il giorno 29); fu pubblicata prima in Firenze nel 1831, poi nell'edizione Starita del 1835.
Metro: canzone libera di quattro strofe con qualche rima al mezzo (l'ultimo verso della terza e quarta strofa rima con uno dei versi precedenti, nella terza, brevissima, col primo verso della strofa.
Creazione: canzone di datazione incerta; la data più probabile è l'estate del 1832 a Firenze; meno probabili le ipotesi che la collocano nella primavera-estate 1831 o fra l'estate 1833 e la primavera del '35 secondo Umberto Bosco, quando ormai era venuto a cadere l'elemento ispiratore. Venne pubblicata per la prima volta nell'edizione Starita. Questa è la sola, tra quelle che appartengono al "ciclo di Aspasia" e all'amore per Fanny Targioni Tozzetti, che nasce non tanto da un momento particolare ma dalla passione che gli riporta alla memoria alcune sensazioni che aveva provato per Geltrude Cassi.
Metro: strofe libere con rime al mezzo.
Creazione: Composto a Firenze nel 1832, forse prima della fine dell'estate; pubblicato per la prima volta nell'edizione Starita .
Metro: strofe libere (95 versi su 124 sono rimati - 2 rime al mezzo.
Creazione: Composto a Firenze anteriormente al settembre 1833 (secondo Umberto Bosco nella primavera del 1835), pubblicato per la prima volta nell'edizione Starita.
Metro: strofa libera.
Creazione: canzone composta a Napoli nella primavera del 1834 o del 1835 e pubblicata per la prima vola nell'edizione Starita; non se ne conserva alcun autografo; Aspasia è il nome dell'etera amata da Pericle e questo nome assume per Leopardi Fanny Targioni Tozzetti: l'identificazione è testimoniata da Antonio Ranieri in una lettera alla stessa Fanny.
Metro: endecasillabi sciolti.
Creazione: canzone composta probabilmente a Napoli nell'inverno 1834-1835 e pubblicata per la prima volta nell'edizione Starita del 1835. Secondo A. Giuliani (G.L., Carlotta Lenzoni, Pietro Tenerani, articolo pubblicato in "Paragone" alle pp. 87-94 del 1966) il bossorilievo è quello scolpito da Pietro Tenerani nel 1825 per la tomba di Clelia Severini, scultura che Leopardi avrebbe visto a Roma nell'ottobre 1831. Da rilevare che il tema del canto si ricollega alle ultime pagine del Dialogo di Plotino e di Porfirio.
Metro: Strofe libere con rime al mezzo - Il verso finale di ciascuna strofa è sempre in rima baciata nelle strofe 1-2-3-5.
Creazione: canzone composta probabilmente a Napoli nell'inverno 1834-1835 e pubblicata per la prima volta nell'edizione Starita del 1835. Strettamente legata alla precedente per l'argomento svolge il tema della caducità della vita e del distacco. Secondo A. Giuliani (G.L., Carlotta Lenzoni, Pietro Tenerani, articolo pubblicato in "Paragone" alle pp. 87-94 del 1966), Leopardi probabilmente trasse ispirazione da alcuni bozzetti del Tenerani per il monumento a Margherita Canton che forse era già avviato nel 1831 e che fu teminato nel 1833.
Metro: strofe libere con rime al mezzo
Creazione: canzone composta a Napoli nel 1835 e pubblicate nell'edizione Starita dello stesso anno (sulla quale furono apportate ulteriori correzioni a mano dallo stesso Laopardi e dal Ranieri
Metro: endecasillabi sciolti.
Il tramonto della luna
Creazione: Composta dopo La ginestra a Villa Ferrigni (in Torre del Greco) nella primavera del 1836, pubblicata per la prima volta da Ranieri nell'edizione del 1845
Metro: Strofe libere con rime al mezzo.
La ginestra
o il fiore del deserto
Creazione: Canto composto nella villa Ferrigni, presso Torre del Greco, alle falde del Vesuvio, nel 1836, conservato in tre copie non identiche, verosimilmente rispecchianti diverse fasi redazionali, scritte da Antonio Ranieri, che la pubblicò nell'edizione fiorentina del 1845.
Metro: strofe libere con rime al mezzo.
Creazione: La poesia è stata pubblicata per la prima volta nell'edizione Starita del 1835 e si presume scritta negli anni fra il 1828 e 1835;
Metro: strofa libera
Qualche studioso (fra cui Carducci) l'ha datata al 1818 perché in quell'anno fu pubblicata anonima e senza titolo la favola La feuille di Antoine-Vincent Arnault, sullo Spettatore straniero (vol. XI, n. 12, p. 55) in epigrafe ad un articolo intitolato La malinconia:
La feuille
De ta tige détachée, |
Creazione: Composto a Pisa, come risulta dall'autografo, conservato fra le carte napoletane, il 15 febbraio 1828, due mesi prima del Risorgimento e di A Silvia; pubblicato nell'edizione napoletana del 1835.
Metro: strofa libera, con frequenti rime, spesso baciate.
Creazione: composto a Recanati forse nel 1819, pubblicato nel Nuovo ricoglitore col titolo Lo spavento notturno, troverà una definitiva collocazione tra i frammenti.
Metro: endecasillabi sciolti
Creazione: frammento pubblicato col n. XXXVI nell'edizione Starita, tolto dall'Elegia II composta verso la fine del 1818 per un nuovo incontro, seguito da una nuova partenza, con l'ispiratrice dell'Elegia I, che fu Il primo amore, cioè Geltrude Cassi Lazzari.
Metro: terzine
Creazione: Composto tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 1816 a Recanati col titolo Appressamento della morte, apparve ampiamente ritoccato nell'edizione napoletana del 1835; rispetto alla stesura originaria sostituì alla prima la terza persona, immaginando una fanciulla come protagonista del racconto.
Metro: terzine
Creazione: composto a Recanati tra il 1823 e il 1824, è una libera traduzione di un frammento di Simonide di Amorgo, poeta giambico vissuto nel VII secolo a.C. fu pubblicato per la prima volta nell'edizione Starita
Metro: strofa libera con molte rime
Creazione: composto, come il precedente, a Recanati tra il 1823 e il 1824, è una libera traduzione di un frammento di Simonide di Amorgo, poeta giambico vissuto nel VII secolo a.C. fu pubblicato per la prima volta nell'edizione Starita
Metro: strofa libera (endecasillabi e settenari variamente rimati; solo il v. 3 non risulta rimato)
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2011 |