Carlo Goldoni

La putta onorata

Edizione di riferimento

Tutte le opere di Carlo Goldoni, a cura di Giuseppe Ortolani, vol. II, Mondadori, Milano 1936

 Pare questa la prima commedia scritta dal G. dopo il suo ritorno a Venezia nell'autunno del 1748: commedia veramente veneziana e di carattere popolare. Come nel primo ritorno, nel 1734, il G. s'intratteneva a udire i ciarlatani in Piazza e scriveva un Intermezzo, la Birba, così ora andava raccogliendo dalla bocca dei gondolieri, come racconta nella prefazione, il vivo fiore del linguaggio veneziano, e lo serbò in un'opera d'arte non peritura. La Putta onorata è la rivendicazione della virtù del popolo nostro offesa, con triste tradizione, dalla leggerezza e dalla maldicenza dei viaggiatori stranieri; e pur troppo maltrattata dagli stessi comici dell'arte sui nostri teatri. Anche in questo il G. precorreva di quasi un secolo l'autore dei Promessi Sposi.

La commedia fu applaudita nel teatro di Sant'Angelo nel carnovale del 1749 per ventidue sere di seguito, e fu recitata anche nell'autunno seguente: ma lontano da Venezia non si poterono godere a pieno i tesori del dialetto e la viva spontaneità delle scene. Tuttavia la novità di questo realismo goldoniano doveva colpire il pubblico dopo tanta letteratura accademica: basta pensare ai monologhi di Bettina (i, 5 e 16), al dialogo di Pasqualino e Catte i, 7), a quello di Pantalone e Bettina (i, 10), all'eterno litigio fra i due gondolieri, Nane e Menego (ii, 21). Bellissimo il carattere di Bettina (interpretato la prima volta da Teodora Medebach), schietto, onesto, affettuoso: quanto diverso e in certo senso più vero e spontaneo della Lucia dei Promessi Sposi. Fu osservato che anch'essa viene rapita, come Lucia, da un marchese, e si salva; e da un protettore anch'essa, non però superiore alle debolezze amorose: il vecchio Pantalone. Il Manzoni dovette conoscere la commedia, ma le affinità sono forse da attribuirsi al caso.

Con quanta naturalezza si schermisce Bettina dalle proposte di matrimonio del vecchio (i, 10), e con che bella indignazione respinge quelle più turpi del marchese, difendendo l'onore delle putte veneziane (i, 13). In tutto il teatro di Molière non si trova una figura femminile così viva e forte. Carattere vivo anche quello di Catte, sorella di Bettina, ma, così diversa moralmente. Fu anche osservata e lodata la varietà e originalità delle scene, per lo più all'aria aperta, dalla calle alla «fondamenta» e al canale, dall'altana alla porta del teatro. «Un'epopea della strada» la chiama Chatfield-Taylor; e nota la mancanza dell'elemento buffonesco (Goldoni, per cura di E. Maddalena, Bari, 1927, pp. 175-176). Peccato che il vecchio romanzo turbi ancora la serenità della commedia: volgare quel marchese con la sua degna consorte, e più volgare Lelio: anche qui bravi, birri, rapimenti, travestimenti, riconoscimenti, scene notturne. Tuttavia il magnifico dialogo in dialetto di Pantalone e d'altri nove personaggi ci richiama di continuo alla realtà della vita comica, e fa, nel suo genere, un vero capolavoro di questa vecchia creazione, poco conosciuta in Italia.

Dopo la Medebach, fu un'ottima Bettina la Gavardina (Margherita Gavardini Cottei Galletto) che nell'anno 1769-70 recitò per ventisei sere la Putta onorata. Intorno al 1830 la commedia trionfò in Italia per merito della compagnia Goldoni, e soprattutto di Luigia Bon. Ma nella seconda metà del secolo si può dire che scomparisse dal teatro.

 L'autore la stampò nel 1751, nel tomo II dell'ed. Bettinelli; e l'anno dopo fu tradotta e recitata a Vienna (Maddalena, Lessing e G., dal Giorn. Stor. Lett. It., 1906, p. 3, n. 1). Una traduzione inglese fu fatta di recente da Margherita Tracy (Four comedies by C. G., London, 1922). Pur troppo non si conoscono della Putta buone edizioni recenti, oltre quella delle Opere complete per cura del Municipio di Venezia. Diligenti notizie si leggono nel libro di Antonio Zardo, Teatro Veneziano del Settecento (Bologna, 1926): qualche buona osservazione nel Saggio d'uno studio estetico e stilistico delle commedie goldoniane dialettali di Giacinta Toselli (Venezia, 1904, pp. 63-64) e ne L'opera di C. G. di Mario Apollonio (Milano, 1932, pp. 152-154).

Intestazione. Il cenno sulla recita si legge nel tomo IX (1755) dell'edizione Paperini.

Lettera di dedica. Il G. dedicò la commedia al conte Giuseppe Antonio Arconati Visconti (1698,1763) che fu a Milano il suo più  fervido ammiratore e il più potente protettore. Gli fece visita la prima volta nell'estate del 1750 nella villa di Castellazzo, forse in compagnia del capocomico Medebach, che il conte aveva incoraggiato nella sua riforma teatrale fin dalla primavera del 1748, a Mantova. Con l'Arconati Visconti, amantissimo del teatro, il G. carteggiò poi dall'ottobre del 1750 al febbraio del 1758: vedi Lettere di C. G. e di Girolamo Medebach al Conte G. A. Arconati Visconti, edite da A. G. Spinelli, Milano, 1882, e Fogli sparsi del G., raccolti dallo stesso, Milano, 1885. Questa dedica fu stampata l'anno 1751 nel tomo II dell'ed. Bettinelli di Venezia.

 Notevoli queste righe che ci rivelano l'animo del G. superiore alla propria fortuna.

Questa villa celebrata in versi dal Passeroni nel Cicerone, e dal Frugoni. Si vedano poi Le Delizie della Villa di Castellazzo descritte in Verso dall'Abbate Domenico Felice Leonardi, Lucchese, fra gli Arcadi Ildosio Foloetico, in Milano, MDCCXLIII, per Luigi Richino Malatesta: libro ornato da 24 grandi tavole dell'incisore Dal Re, compreso il ritratto del conte lombardo.

Allude il G. all'imperatrice e regina Maria Teresa d'Austria, che signoreggiava l'antico Ducato di Milano.

Lettera dell'Autore al Bettinelli. La presente lettera fu stampata la prima volta nel tomo ii (1751) dell'ed. Bettinelli e ristampata poi nel tomo ix 1755) dell'ed. Paperini.

Varianti e note: Il testo della presente Commedia fu riprodotto dal tomo IX (1755) dell'ed. Paperini, collazionato sull'edizione precedente del Bettinelli e su quella posteriore dello Zatta, tomo IX (1791) delle Commedie buffe.

G. Ortolani

 

Atto 1

Atto 2

Atto 3

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Ultimo aggiornamento: 07 maggio 2011