Pietro Borsieri

Avventure letterarie d'un giorno

o

Consigli di un galantuomo a vari scrittori

Edizione di riferimento:

I manifesti romantici del 1816 e gli scritti principali del «Conciliatore» sul Romanticismo, a cura di Carlo Calcaterra, UTET, Torino 1964, con le note dell'autore. - L'edizione riproduce quella del 19 settembre 1816, senza nome d'autore, pubblicata a Milano, presso Gio. Pietro Giegler, Libraio sulla Corsia dei' Servi n. 603.

Il 23 settembre un velenoso e bieco recensore, con tutta probabilità Francesco Pezzi, commissario di polizia, che era il redattore della Gazzetta di Milano, annunziava il libro del Borsieri, cercando di stroncarlo d'un colpo. Spigoliamo alcuni cenni significativi: «Nel capitolo III si passano in rivista due articoli pubblicati dal sig. T. C. intendi, quel bel tono di Trussardo Caleppio] e pretende giustificare la Baronessa; ma le ragioni di T. C. saranno sempre ragioni, i qui pro quo della baronessa qui pro quo, e le parole del galantuomo parole, parole e parole... La vera morale del sesto capitolo tende ad abbattere la gloria del Padre della commedia Italiana che un altro scrittore ha poc'anzi denominato " Paron Veneziano " e sa il cielo che cosa abbia inteso significare con ciò. Il ragionamento di questo capitolo mi sembra il Trissotin delle Donne saccenti e la favola del cieco e dei colori... Nel VII capitolo si va a pranzo in quattro, si discute sui romanzi, si difende un'altra volta la Baronessa, e chi guadagna in questa causa, trattata " inter pocula ", è l'oste e il cameriere. Nel capitolo ottavo il galantuomo torna in campo colla baronessa, e tenendo Delfina e Corinna nella destra e l'Alemagna nella sinistra, investe di fronte e di fianco chi scrive lo Spettatore [Davide Bertolotti]. In 18 pagine di stampa è impossibile provar meglio le dottrine del vaniloquio ». Concludeva che giacchè l'autore si proponeva di ricercar le cause della grandezza della letteratura italiana, avrebbe potuto trovarle nella modestia dei sommi uomini, che dopo una lunga vita di studi confessano di non saper nulla; e avrebbe potuto trovar quelle della decadenza nell'orgoglio cieco di taluni, inferiori ai lattaiuoli e così vani da pretendere di tener lo scettro delle lettere e delle scienze.

Il Pezzi è colui che nel Conte di Carmagnola del Manzoni negava perfino la logica; colui che il Porta nelle sestine El romanticismo designa con la frase « on Stentarell ». Il Borsieri se l'era da alcuni anni inimicato per un vivo scambio di parole sul Foscolo. (Calcaterra)

 

Dialogogo

che serve di prefazione

- Un lettore e il galantuomo

Capitolo Primo

- IO

Capitolo Secondo

- La compera di un buon libro o censura della «Biblioteca Italiana»

- Lettera di un solitario al galantuomo

Capitolo Terzo

- La visita,

o rivista di due articoli così detti «italiani» del signor T. C.

Capitolo Quarto

- Il caffe’

ovvero disputa sull’autenticità e originalità dei «dialoghi degli antichi letterati nell’Eliso

- Sogno del galantuomo

Capitolo Quinto

- Il passeggio

con quel che segue o cenni sulle «cronache di Pindo» e sull’opera buffa

Capitolo Sesto

- Incontro d’un poeta

o idee sovra Lucano, sovra l’imitazione dei grandi scrittori stranieri, e sul discorso di Lodovico di Breme

Capitolo Settimo

Il pranzo

Capitolo Ottavoo

Il teatro

La gloria italiana vendicata dalle imputazioni della signora Baronessa di Staël-Holstein.

- farsa in tre scene

Capitolo Nono

Riflessioni un po’ serie

Indice Biblioteca

Biblioteca

Scritti sul Romanticismo 

Progetto Ottocento

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati  © Edizione 2003

Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 07 maggio 2011