Niccolò Machiavelli

La mandragola

 

 

Edizioni di riferimento:

Niccolò Machiavelli, Il Teatro e tutti gli scritti letterari, a cura di Franco Gaeta, ed. Feltrinelli, Milano 1965;

Niccolò Machiavelli, Il Principe e altre opere a cura di: Anselmi, Menetti, Varotti; ed. B. Mondadori, Milano 1993

Indice

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Atto I

Atto II

Atto III

Atto IV

Atto V

Scritta e rappresentata quasi certamente tra il gennaio e il febbraio del 1518, in occasione dell'annuncio ufficiale delle nozze del duca Lorenzo de' Medici con Maddalena de la Tour d'Auvregne, la Mandragola fu di nuovo rappresentata a Firenze nel settembre dello stesso anno al ritorno del duca con la sposa francese. Sempre al 1518 risalirebbe la prima edizione, realizzata da un umile tipografo anonimo che dette alla commedia il titolo di Comedia di Callimaco et di Lucretia. Il capolavoro teatrale di Machiavelli fu recitato a Roma, su richiesta del papa Leone X, nel 1520, e poi forse di nuovo a Roma nel 1524, dietro istanza di Clemente vii. Fu recitato inoltre diverse volte a Venezia, tra il 1522 e il 1526, e a Modena, nel 1526, su richiesta del Guicciardini. La seconda edizione della Mandragola fu stampata a Venezia da Alessandro Biondoni nel 1522, con lo stesso titolo non autorizzato della prima. La terza edizione, uscita a Roma presso i tipografi Calvo nel 1524, recuperò il titolo legittimo: Comedia facetissima intitolata Mandragola et recitata in Firenze. Lo stesso titolo fu assegnato alla quarta edizione di Cesena pubblicata da Girolamo Soncino del 1526. Secondo Ridolfi la correzione del titolo fu dovuta a un diretto intervento di Machiavelli su Della Palla per l'edizione romana e su Guicciardini per l'edizione di Cesena. La vicenda della Mandragola, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze, dove il giovane Callimaco tenta di conquistare Lucrezia, moglie del vecchio uomo di legge Nicia. Con l'aiuto del «parassito» Ligurio e del «mal vissuto» frate Timoteo, egli realizza il suo desiderio, sfruttando la credulità e l'ostinazione di Nicia che vuole avere a ogni costo dei figli: si fa credere al vecchio che Lucrezia potrà avere la fecondità solo se berrà una pozione di erba mandragola, che causerà la morte del primo uomo che giacerà con lei. Un «garzonaccio» viene preso per strada e condotto nella camera di Lucrezia; in realtà sotto i suoi panni si nasconde lo stesso Callimaco che svela alla donna la sua vera identità e la convince ad abbandonare ogni resistenza. La commedia si conclude con la beffa ai danni del vecchio Nicia che, ignaro del rapporto ormai instauratosi tra Callimaco e la moglie, accoglie in casa il giovane come «compare». Assai rilevante è l'influsso del Decameron boccacciano per la presenza di spunti e suggestioni tratti da almeno tre novelle: quella di Ricciardo Minutolo e di Catella (iii, 6), di Lodovico e di Beatrice (vii, 7) e di mastro Simone da Villa (viii, 9). Di fondamentale importanza è anche l'apporto della tradizione fiorentina comico-burlesca, utile per ricostruire il realismo vernacolare della lingua e delle situazioni descritte nel testo mandragolesco.

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Ultimo aggiornamento: 04 maggio 2011