Carlo Goldoni

Memorie

Appendice

Edizione di riferimento:

"Memorie per l'istoria della sua vita e del suo teatro: rivedute e corrette" collezione: Biblioteca classica economica; edizione: Sonzogno; Milano, 1908

Edizione elettronica di riferimento

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APPENDICE

Goldoni, al pari di tutti coloro che menavano una vita beata, non sentiva le voci di dolore e il sordo fremito che prorompevano dal popolo francese, oppresso, angariato e deriso dal clero, dai nobili e dalla Corte. I gaudenti passeggiavano spensierati sopra un vulcano latente, che in breve, scoppiando, doveva inghiottirli tutti. Infatti nel 1789, avvenne quella tremenda e feconda rivoluzione, che mise sottosopra tutta quanta l’Europa. Col trionfo dei diritti imprescrittibili dell’uomo venivano soppressi i privilegi e i favori concessi dalla corte e niuno, fra i tanti che furono pregiudicati nei loro interessi, rimase così colpito come il Goldoni. Era giunto alla gravissima età di 85 anni, pieno di acciacchi e privo di ogni bene di fortuna, poiché aveva ceduto i suoi averi parte al fratello e parte ad una nipote, non sospettando che gli potesse incogliere una così subita sventura. La Convenzione Nazionale aveva sospeso il pagamento di ogni provvisione sovrana, e Goldoni dal luglio 1792 si trovò ridotto in uno stato di miseria tale da non poter più campare la vita, se non fosse stata la pietà di un nipote grato e riconoscente, che lo sostentava col frutto delle sue fatiche. Il grande e sventurato poeta Chénier, che lo stimava e amava, da parecchi giorni faceva ogni sforzo per salire alla tribuna della Convenzione Nazionale al fine di commuovere quella Assemblea in favore di Carlo Goldoni. Ma non gli riuscì di far udire la sua voce se non il 7 gennaio 1793, il giorno dopo la morte del commediografo italiano, la quale non era ancora nota a Chénier. Ciò nonostante le parole del poeta francese non furono vane perché, risalita la tribuna il 9 febbraio, ottenne dalla convenzione un decreto in virtù del quale erano assegnate alla vedova Goldoni lire 1200 annue, oltre il pagamento del salario sospeso al marito dal luglio 1792. Io recherò tradotte le parole pronunciate da Chénier nella gran sala della Convenzione Nazionale.

Tornata del 7 gennaio 1793.

Chénier, in nome del Comitato d’istruzione pubblica.

I Re incoraggiavano le lettere per orgoglio, e le nazioni libere devono proteggerle per un sentimento di riconoscenza, di giustizia e di sana politica. Io mi affaccio a questa tribuna per dare a tal verità uno svolgimento utile alla Francia e ai suoi legislatori. In seguito a una petizione rimandata al vostro Comitato di pubblica istruzione, vengo a eccitare in suo nome la rappresentanza nazionale in favore di un vecchio straniero, di un letterato illustre, che da trent’anni considera la Francia quale sua patria, e il cui ingegno e virtù meritarono la stima di tutta Europa.

Goldoni, autore saggio detto da Voltaire il Molière d’Italia, fu chiamato a Parigi nel 1762 dall’antico governo. Dal 1768 godeva di un’annua provvisione di lire 4000. Questa provvisione che formava tutta la sua fortuna, gli veniva pagata negli ultimi anni sui fondi della lista civile. Dal mese di luglio ultimo scorso non ricevette più un soldo, e ora in virtù di uno dei vostri decreti codesto vecchio ottuagenario, che per l’eccellenza dei suoi scritti ben meritò dalla Francia e dall’Italia, è ridotto alla miseria. In età di 86 anni, non avendo più altri mezzi che il buon cuore di un nipote che divide con lui lo scarso frutto di un lavoro assiduo, scende nella tomba pieno d’infermità e di miseria, ma benedicendo il Cielo di morire cittadino francese e repubblicano.

Voi, o cittadini, condividerete l’emozione che provò il vostro Comitato d’istruzione pubblica. Se vi avviene talvolta di esser obbligati a compiere un ufficio di rigore in nome della nazione francese, sentite pure il bisogno di mostrarvi di quando in quando rappresentanti della generosità. Voi stenderete una mano benefica a ciò che vi ha di più sacro sulla terra, alla virtù, al genio, alla vecchiaia, alla sventura. Voi non frapporrete indugi, perché la natura non rimane sospesa, e fra poche ore forse il vostro beneficio riuscirebbe tardo.

Voi non considererete come un istante perduto quello che porterà l’impronta di un atto di beneficenza e di giustizia, e non avrete altro rammarico fuorché quello di non poter rallentare il corso del tempo e prolungare i vostri benefici. Vi propongo in conseguenza l’approvazione del seguente decreto:

Art. I. L’annua provvisione di lire 4000 concessa al Goldoni nel 1768, gli sarà pagata in avvenire dalla Tesoreria Nazionale.

Art. II. Ciò che gli è dovuto della provvisione suddetta dal mese di luglio ultimo scorso, gli sarà pagato subito a sua richiesta.

La Convenzione approva.

Tornata del 9 di febbraio 1793.

Chénier.

Cittadini, allorquando, pochi giorni or sono, invocavo la vostra beneficenza verso uno straniero letterato illustre e ottuagenario, ero ben lungi dal pensare che la mia voce suonasse in questo recinto troppo tardi, e che nel momento stesso in cui parlavo Goldoni non vivesse più. Se da quindici giorni che faceva ressa per salire alla tribuna, mi fosse stata concessa la parola, della quale credo di non avere mai abusato in quest’Assemblea, Goldoni, grazie alla vostra giustizia e pietà, sarebbe morto con la consolazione di non essere stato dimenticato dalla nazione francese, che aveva adottata qual madre e amava teneramente. Ma rimane la vedova di lui, in età di 76 anni, alla quale non lasciò altra eredità che un nome illustre, molte virtù e un’estrema povertà. Vi supplico di distrarre in favore di lei una piccola parte di quei benefici, onde voi colmaste quello scrittore virtuoso. Io credo che porgervi l’occasione di fare un po’ di bene sia procacciarvi un sollievo dai vostri grandi lavori, una consolazione nelle vostre pene, nelle sollecitudini patriottiche; e la Convezione Nazionale onorerà sé stessa rendendo omaggio alla memoria di un vecchio rispettabile e accompagnandolo, per così dire, con benefici insino alla fossa in cui discese poc’anzi. Vi propongo perciò il seguente decreto:

Art. I. La vedova Goldoni godrà a vita una pensione di lire 1200, che le sarà pagata dalla Tesoreria Nazionale.

Art. II. Ciò che era dovuto a Goldoni dal mese di luglio ultimo scorso per la sua provvisione annua di lire 4000, sarà pagato subito dalla Tesoreria Nazionale a richiesta della vedova.

La Convenzione approva.

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Ultimo aggiornamento: 03 marzo 2011