Carlo Goldoni

 

LA VENDEMMIA

 

Intermezzi per Musica a quattro voci del celebre Signore Avvocato

Carlo Goldoni da rappresentarsi nel Teatro Capranica nel Carnevale

dell'Anno 1760. Dedicata all'Illustrissima ed Eccellentissima Signora

la Signora Principessa Donna Cecilia Mahony Giustiniani

 

 

 

 

Edizione di riferimento

Tutte le Opere di Carlo Goldoni, a cura di Giuseppe Ortolani, Mondadori, Milano 1951

 

 

PERSONAGGI

IPPOLITO Padrone della vigna. Il Sig. Domenico de Dominicis.

FABRIZIO Amico d'Ippolito. Il Sig. Antonio Rossi.

CECCHINA Vignajola.

Il Sig. Luca Fabri, Virtuoso di Sua Eccellenza

il Sig. Principe di S. Croce.

ROSINA Lavoratrice.

Il Sig. Gaetano Bartolini.

Berto

Geppino

}

Villani che non parlano.

 

Altri Villani vendemmiatori.

Villanelle vendemmiatrici.

Servitori.

 

 

La musica è del Sig. Antonio Sacchini,

Maestro di Cappella Napolitano.

Ingegniere e Pittore delle Scene, il Sig. Filippo Ferraye detto Arnò, Romano

 

 

 

 

PARTE PRIMA

 

SCENA PRIMA

 

Esterno di Giardino.

Cecchina, Rosina con altri Contadini e Villanelle raccolti

per la vendemmia. Ippolito e Fabrizio

 

Tutti:                                        Bel goder la fresca aurora

Che c'invita a respirar.

Quando il sol non ci martora,

E pur dolce il fatigar.

Ippolito:

Rosina:

{

a due

       Bel sentir canori augelli

             Salutar il nuovo dì,

             E cantar sugli arboscelli

             Quell'amor che li ferì.

Cecchina:

Fabrizio:

{

a due

       Bel veder sull'erbe i fiori

             La rugiada distillar,

             E di nuovi e bei colori

             Le campagne a tempestar.

Tutti:                                        Bel piacer le viti belle

De' suoi grappoli spogliar;

Su, pastori e pastorelle,

Su venite a vendemmiar.

(Cecchina e Rosina con l'altri vanno a vendemmiare)

 

 

SCENA SECONDA

Ippolito e Fabrizio

 

Fabrizio:                          Ippolito, davvero

Obbligato vi son; voi mi faceste

Un piacere infinito

Nel condurmi con voi a villeggiare

Nella bella stagion del vendemmiare.

Ippolito:                           Veramente per solito

Soglio venir da me; ma questa volta

Con voi, mio caro amico,

Dividere ho voluto

Quel piacer ch'altre volte mi ho goduto.

Fabrizio:                          Oh quanto mi fa bene

L'aria della campagna.

A che ora si magna?

Ippolito:                           Oh, oh, per tempo

Vi sovviene il mangiar!

Mancano forse

Poche ore al mezzodì?

Fabrizio:                          E fino allora s'ha da star così?

Ippolito:                           Berrem la cioccolata.

Fabrizio:                                                             Eh, a cosa servono

Queste sciocche bevande?

Vonn'essere vivande: per esempio,

Si potrebbe pigliar per colazione

Una zuppa nel brodo di un cappone.

Ippolito:                           Bene, ma poi a pranzo

Non potrete mangiar.

Fabrizio:                                                                Io? Compatitemi,

Mi conoscete poco.

So ch'avete buon cuoco:

Si metta pure a lavorar di core,

Che m'impegno con voi di fargli onore.

Ippolito:                           (Costui, a quel ch'io sento,

Venuto è a diluviar).

Fabrizio:                                                              Con buona grazia. (in atto di partire)

Ippolito:                           Dove andate?

Fabrizio:                                                  In cucina.

Ippolito:                                                                    Ed a che fare?

Fabrizio:                          Vado a sollecitare,

Perché non posso più; sono a digiuno

Da ieri sera in qua.

Vi giuro in verità, sento ch'io peno

Quando non mangio ogni tre ore almeno.

 

La fame vorace

Tormento mi dà.

Nel corpo il rumore

Sentite che fa.

Borbotta, tarocca,

Fa strepito e chiasso,

E dice alla bocca:

« Son stanco, son lasso ».

Io, come un cavallo

Che corre veloce,

Men vado in cucina

Per farlo quietar. (parte)

 

 

SCENA TERZA

Ippolito e Cecchina

 

Ippolito:                           Ho fatto un buon negozio

A condurmi costui se stiamo troppo,

Egli mi mangia vivo.

Cecchina:                         Serva, signor padrone.

Ippolito:                                                                 Addio, Cecchina.

Che vuol dir, poverina,

Siete assai fatigata!

Cecchina:                                                         Ho lavorato,

Finora ho vendemmiato,

Or venni in questo loco

Col mio padrone a divertirmi un poco.

Ippolito:                           Brava, brava davver; così mi piace.

Cecchina:                         Ma voi con vostra pace

Non mi volete ben.

Ippolito:                                                           Per qual ragione?

Cecchina:                         Perché gli anni passati

M'avete regalato.

E in quest'anno...

Ippolito:                                                        Il regalo è preparato.

Cecchina:                         Davver?

Ippolito:                                            Sì, gioia mia,

Eccovi un regaletto,

Eccovi di ricamo un fazzoletto.

Cecchina:                         Oh bello! oh quanta invidia

Rosina proverà!

Ippolito:                                                     Non gliel mostrate.

Cecchina:                         Non glielo mostrerò, non dubitate.

 

 

SCENA QUARTA

Rosina e detti.

 

Rosina:                             Bravi, bravi.

Ippolito:                                                  Rosina,

Venite qui con noi.

Rosina:                             Che volete da me? non son per voi.

Ippolito:                           Perché?

Rosina:                                            Perché Cecchina

È sol la fortunata.

Cecchina:                         Sì signora, il padron m'ha regalata;

(Sì, per farle dispetto)

M'ha regalato questo fazzoletto.

Ippolito:                           Gran donne, per tacer.

Rosina:                                                                    Me ne consolo.

                                           Serva di for signori. (vuol partire)

Ippolito:                                                              E dove andate?

Rosina:                             A fare i fatti miei:

Vedo che siete bene accompagnato;

La grazia di Cecchina, e poi non più. (con ironia)

Cecchina:                         Anzi, anzi lei vale un perù.

Ippolito:                           Or via, ragazze belle,

Non entri fra di voi la gelosia;

 Prendi, Rosina mia: questa fettuccia

Già tenevo per te.

Rosina:                                                              Bene obbligata.

                                           Oh che bella fettuccia!

Cecchina:                         Che nobil fazzoletto! (ne fanno pompa)

Il cor del mio padrone

E tutto mio.

Rosina:                                                  La sbagli.

Io son la più diletta.

Cecchina:                         Signor padron, di noi...

Rosina:                             Chi gode il vostro amor?

Cecchina:

Rosina:

}

a due

Ditelo voi.

Cecchina:                         Oh questo sì ch'è imbroglio;

Tacer non posso, e decretar non voglio.

Cecchina mia carina,

Tu m'hai rubato il cor.

Amata mia Rosina,

Per te mi struggo ognor.

Quell'occhio tuo furbetto, (a Cecchina)

Quel labbro vezzosetto, (a Rosina)

Cara, mi fa languir.

Tu sei... ma già m'intendi...

Tu sei... ben mi comprendi...

Ah care pastorelle,

Voi siete tutte belle,

Degne d'eguale amor. (parte)

 

 

SCENA QUINTA

Rosina e Cecchina

 

Rosina:                             Or io son persuasa

Dell'amor del padron.

Cecchina:                                                               Pianino un poco;

Il padron ama me, se tu noi sai.

Rosina:                             Ma più di me son guai.

Cecchina:                         Sì, più di te; s'è visto

Che, quando mi guardava,

Dava segni d'amor, né m'ingannava.

Rosina:                             Stai fresca in verità: mi avvidi anch'io

Quel che il padron faceva.

Ti dava un'occhiatina, e poi rideva.

Cecchina:                         E che vuoi dir per questo?

Rosina:                             Basti così, non ti vuò dire il resto.

Cecchina:                                Rabbiosetta ti conosco,

Ma soffrire ti conviene.

Il padrone mi vuol bene,

Così è, signora sì.

E sarà sempre così.

Se tu sei più vezzosa,

Io sono più graziosa,

Ma un brio si trova in me

Che certo in te non è.

È data la sentenza,

E ci vorrà pazienza.

Quel cor non è per te. (parte)

 

 

SCENA SESTA

Rosina, poi Ippolito

 

Rosina:                            Oh vedete che aria!

Ippolito:                         Rosina, cosa avete?

Rosina:                            Niente, niente.

Ippolito:                          Siete meco sdegnata?

Rosina:                             Sono mortificata.

Ippolito:                           Perché?

Rosina:                                            Perché Cecchina...

Basta, non vuò parlare...

Ippolito:                           Cosa potete dir?

Rosina:                                                           Quella fraschetta

Vi fa la graziosetta, e so di certo

Che fa all'amor segretamente a Berto.

Ippolito:                           Oh questo non lo credo.

Rosina:                             Non lo credete? Or ben, presto vedrete

Che tutt'oro non è quel che riluce.

Ippolito:                           Lo credo sì, ma dite:

Voi non fate all'amor, Rosina mia?

Rosina:                             Non mi passa nemmen per fantasia.

Ippolito:                           Ma un tantin d'amicizia...

Rosina:                             Ih che dite, signor? non ho malizia.

 

        Son fanciulla tenerella,

Semplicetta, innocentina,

E malizia in me non v'è.

Ma un certo non so che

Mi pizzica, mi stuzzica,

E fa balzarmi il cor.

Toccate, sentite,

Che salti che fa.

Ah caro, che gusto,

Che gioia mi dà. (parte)

 

Ippolito:                           Oh quanto mai gustose

Son queste villanelle;

Costei non mi dispiace, ma Cecchina

Veramente è carina, e per lei sento

Che amor mi fa provar qualche tormento. (parte)

 

 

SCENA SETTIMA

Veduta di vigna in cui sono Cecchina e Rosina con altri

Villani e Villanelle a vendemmiare.

 

Tutti:                                        Viva Bacco e viva Amore,

        Che c'invitano a goder.

        Gusta il labbro e prova il core

        Il più amabile piacer.

(Vengono alcuni Famigli con cesti ove sta il pranzo de' Lavoratori)

Cecchina:

Rosina:

{

a due

   Cessate, cessate

           Dal lungo lavoro;

           Prendete ristoro,

        Venite a mangiar.

Cecchina:                                       Venite al riposo

              Più bello e gustoso.

Rosina:                                           La mensa imbandita

              All'ombra v'invita.

Tutti:                                              Prendiamo ristoro,

              Lasciamo il lavoro,

              Corriamo a mangiar.

(Li Famigli preparano l'occorrente,

 e i Lavoratori si avanzano e si mettono a mangiare)

Cecchina:                         Su via, Berto, mangiate. (ad un Contadino)

Rosina:                             Mangiate, il mio Geppino. (ad un altro)

Cecchina:                         Ecco un fiasco di vino,

Di quello che il padron per sé ha serbato.

Rosina:                             Eccovi un piattellino regalato.

Cecchina:                         Brava, brava, signora. (rimproverandola)

Rosina:                             Brava, brava voi pure.

Il vino del padrone

Si fa bere a costui?

Cecchina:                                                         Coll'occasione!

Rosina:                             Ma se il signor Ippolito

Sarà di ciò informato,

Sì, vi manderà via.

Cecchina:                         Eh, mi ci averà mandato.

Voi sì ve n'anderete.

Rosina:                             Col tufo.

Cecchina:                                        Lo vedrete.

 

 

SCENA OTTAVA

Fabrizio e detti.

 

Fabrizio:                          Buon pro, buon pro vi faccia. (ai Lavoratori che mangiano)

Belle ragazze, addio;

Potrei un poco divertirmi anch'io?

Cecchina:                         Come? vi degnereste

Mangiar coi contadini?

Fabrizio:                                                                    E perché no?

Oh, io non ho albagia,

E mi degno mangiar con chi che sia.

Rosina:                             Ma se or ora vi vidi

In cucina mangiar terribilmente.

Fabrizio:                          Quel che mangiai non m'ha toccato un dente.

Amici, son con voi... (vuol sedere coi Villani, e lo discacciano)

Come, non mi volete?

(Canaglia maledetta,

Troverò un'invenzion; aspetta, aspetta). (parte)

 

 

SCENA NONA

Cecchina, Rosina e Mozzatori come sopra; poi Ippolito, indi Fabrizio

 

Cecchina:                         Pare, chi sente voi,

Che siate la padrona: io finalmente

Posso parlar.

Rosina:                                                     Posso parlar anch'io.

Cecchina:                         Dopo il padron, chi è la padrona?

Rosina:                                                                                      È... addio.

Cecchina:                         Il padrone mi ama.

Rosina:                             Sì sì, ma quanto prima

Ve ne dovrete andare.

Cecchina:                         Oh quanto mi rincresce! (ridendo)

Rosina:                             Ridete pur, e si vedrà che n'esce.

 

        Per la vostra impertinenza

        Ve n'andrete, così è.

Cecchina:                                Ci vorrà un po' di pazienza,

        Il padron vuol bene a me.

Rosina:                                     Quanto va, che ve n'andate?

Cecchina:                                Quanto va, che voi burlate?

Rosina:

Cecchina:

{

a due

  Poverina, graziosina.

  Lo volete dire a me?

Ippolito:                                  Là si mangia, e qua si grida.

        Che vuol dir? che cosa è stato?

        Io voglio essere informato,

        Vuò saper che cosa c'è.

Rosina:                                     La Cecchina...

Cecchina:                                                         La Rosina...

Rosina:                                     Ha portato...

Cecchina:                                                      Ha regalato...

Rosina:                                     Al suo Berto...

Cecchina:                                                         Al suo Geppino...

Rosina:                                     Di quel vino...

Cecchina:                                                         Di quel piatto...

Rosina:

Cecchina:

{

a due

  Che serbato era per voi.

  E poi dà la colpa a me.

Ippolito:                                  Sarà vero?

Rosina:

Cecchina:

{

a due

                      Così è.

Ippolito:                                  Il mio vino. (a Cecchina)

Cecchina:                                                      Non so niente.

Ippolito:                                  Dunque voi? (a Rosina)

Rosina:                                                           Sono innocente.

Ippolito:                                  Tutte due vi scaccerò.

Rosina:

Cecchina:

{

a due

   Padron caro, padron bello,

   Non volete bene a me?

   Voi mi date un fier martello,

E il mio cor non sa il perché.

Ippolito:                                 Ragazzine mie belline,

      Certo foco sento in me.

Cecchina:

Rosina:

Ippolito:

{

a tre

   Cresce il foco a poco, a poco,

   E il mio cor non sa il perché.

Fabrizio:                                  Presto, presto, guarda, guarda. (Esce Fabrizio correndo)

        Dai al ladro, che ha rubato.

        Fin adesso ha vendemmiato,

        E con l'uva se ne va.

Tutti:                                        Guarda, guarda, presto, presto;

                                                  Dai al ladro che sen va.

(Tutti corrono via; Fabrizio con somma pace si pone a mangiare)

Fabrizio:                                  Che spirito pronto,

        Che bella invenzione!

        Per far colazione

        Pensato ho così.

        Che buona pietanza,

        Che vino perfetto!

        Che sia maledetto,

        Ritornano qui.

Cecchina:                                Dov'è il ladro? (a Fabrizio)

Fabrizio:                                                           Chi lo sa? (mangiando)

Rosina:                                     Dov'è andato? (a Fabrizio)

Fabrizio:                                                           Per di là. (come sopra)

Ippolito:                                  Buon pro vi faccia.

Fabrizio:                                  Signor sì.

Ippolito:                                  Dov'è il ladro?

Fabrizio:                                  Eccolo qui. (prende un fiasco, e beve)

Ippolito:                                  Bravo, bravo, vi ho capito.

Cecchina:

Rosina:

{

a due

       Ghiottonaccio, via di qua.

Fabrizio:                                  Non mi muovo in verità. (mangiando)

Cecchina:

Rosina:

{

a due

       Vendemmiatori,

       Venite fuori,

       E discacciatelo

       Presto di qua.

(Vengono i Villani per discacciarlo)

Fabrizio:                                  No, miei signori,

        Troppa bontà. (s'alza)

Ippolito:                                  Tacete, fermate,

        Che nelle vignate

        Lo scherzo, la burla,

        Sovente si fa.

Fabrizio:                                  Si scherza, si ride,

        E allegri si sta.

Cecchina:

Rosina:

{

a due

        Ma quando si mangia,

        Davvero si fa.

Tutti:                                        Allegri su stiamo,

        Ridiamo, scherziamo,

        Che il tempo sen va.

 

 

 

PARTE SECONDA

 

SCENA PRIMA

Esterno del Giardino.

Cecchina, poi Rosina

 

Cecchina:                                Sento al cor che a poco a poco

               Va crescendo un fiero ardor.

               Della smania, del mio foco,

               cagione il Dio d'amor.

                                           Se Berto non è mio,

                                           Pace mai non avrò; ma qui Rosina.

Rosina?

Rosina:                                            Che volete?

Cecchina:                         Siete in collera meco?

Rosina:                                                                 Oh! v'ingannate,

Io vi voglio più ben che non pensate.

Cecchina:                         Vogliamo essere amiche?

Rosina:                             Sì, senz'altro.

 

Cecchina:                                Se amiche noi saremo

               E se d'accordo andremo,

               La dote a poco a poco si farà,

               Ed il padron non se n'accorgerà.

 

Rosina:                             Io voglio il mio Geppino.

Cecchina:                                                                  Ed io il mio Berto.

Rosina:                             Andiamoli a trovar.

Cecchina:                                                            Lasciate prima

Che il padrone e Fabrizio

Finiscan di pranzar.

Rosina:                                                                 Vien lo scroccone.

 

 

SCENA SECONDA

Fabrizio e dette.

 

Cecchina:                         E ben, signor Fabrizio,

                                           Siete voi sazio ancor?

Fabrizio:                                                                 Non mi ricordo

D'esser mai stato sazio a' giorni miei.

Nuovamente a mangiar io tornerei.

Rosina:                             Signore, in fede mia,

Questa è una malattia.

Fabrizio:                                                                 Cos'ho mangiato?

Tre tondini di zuppa,

Un piatto di frittura,

Due libre di vitella,

Un cappone bollito,

Un lombetto arrostito,

Un quarto di capretto,

Sei fette di presciutto,

Dodici beccafichi,

E mezza provatura.

Questa per il mio corpo è una freddura.

Cecchina:                         Salute.

Rosina:                                            Guarda il lupo.

Fabrizio:                                                                    Ora mi pare

Mi venga un po' di sonno.

Vuò riposar, portatemi una sedia.

Cecchina:                         Sì sì, farete bene. (Rosina accosta una sedia)

                                           (Qualche burla a costui pensar conviene).

Fabrizio:                          Vieni, vieni, o sonno amato...

Ho mangiato ed ho bevuto. (sbavigliando)

Par che il sonno sia venuto,

E mi voglio riposar... (a poco a poco si va addormentando)

 

 

SCENA TERZA

Ippolito e detti.

 

Ippolito:                           Dorme Fabrizio?

Cecchina:                                                      Dorme.

E perciò di legarlo abbiam pensato.

Ippolito:                           Sì, legatelo pur, lupo arrabbiato. (a Fabrizio)

Cecchina:                         Ma poi, signor, venite

Col vostro servitore travestito,

E colle spade in mano,

Mostrando contrastare,

Lo farete tremando risvegliare.

Ippolito:                           Brave, brave davvero,

Mi piace l'invenzione:

Divertiamoci un po' con quel ghiottone. (parte)

 

 

SCENA QUARTA

Cecchina, Rosina e Fabrizio che dorme.

 

Cecchina:                         Dorme come una talpa.

Rosina:                                                                       Poverino,

L'ha addormentato il vino. (lo legano)

Cecchina:                         Stringi pure, e fa nodi;

Rosina:                             Io l'ho bene annodate;

Non lo risveglierian le cannonate.

Cecchina:                         A questo dormiglione,

                                           Finché il padron non viene,

                                           Facciarn qualche burletta.

Rosina:                                                                          Oh bene, oh bene.

Cecchina:                         A questo scrocconaccio

Coi pampani il mostaccio

Pian piano toccherò.

(Gli tocca il viso con una fronda. Dormendo Fabrizio fa atti)

Rosina:                             Per far compito il caso

                                           Anch'io d'intorno al naso

Lo stesso gli farò. (Gli tocca il viso con la fronda. Come sopra)

Cecchina:                         Con questa mia spilletta

Quella sottil calzetta

Pian pian puncicherò. (Gli punge una gamba)

Rosina:                             Zitta; con questa spina

Una puncicatina

Anch'io donar gli vuò. (come sopra)

Cecchina:                         Oh che piacere io sento!

Rosina:                             Io crepo dalle risa.

      a due                            No, che miglior contento

Provare non si può.

 

 

SCENA QUINTA

Cecchina, Rosina, Fabrizio che dorme, Ippolito travestito

colla spada in mano, ed un Servitore similmente travestito ed armato.

 

Ippolito:                           Eccoci: dorme ancora?

Cecchina:                         Ancora dorme.

Ippolito:                                                     Ora si sveglierà.

Tira de' colpi, ah.

(Tirando col Servitore, vanno intorno a Fabrizio. Cecchina e Rosina in disparte)

Voglio cavarti il core,

Parati. Ah! sei morto.

Fabrizio:                          Aiuto, aiuto. (si sveglia, vuole alzarsi e non può)

Ippolito:                                                  Ah, ah!

Fabrizio:                                                                 Cos'è accaduto?

Ippolito:                           Ah!

Fabrizio:                                  Sono assassinato.

Ippolito:                           Ah, ah!

Fabrizio:                                          M'hanno legato.

Cecchina:                         (Oh bella in verità).

Fabrizio:                           Ah fermate, signor, per carità.

        (Se discioglier mi potessi

Fuggirei lontan di qua. (tenta di sciogliersi)

Ah, signor, per carità. (lo spaventano)

Lei si fermi. (a Ippolito)

                     Lei aspetti.... (al Servo)

Oh, che nodi maladetti!

Ma la vita, per pietà.

(Son disciolto). Con licenza. (vuol partire)

Cos'è questa impertinenza? (lo minacciano)

Voglio andarmene di qua.

Cosa vedo?

(Ippolito si scopre. Cecchina e Rosina si fanno avanti)

Ippolito:

Cecchina:

Rosina:

{

a tre

                               Ah ah ah.

Fabrizio:                                        Cos'è stato?

      a tre                                                               Ah ah ah.

Fabrizio:                                       Cosi si tratta con un par mio?

             Mi meraviglio; cosa son io?

             Se son venuto con voi, signore,

             Mi sono inteso di farvi onore.

             Non sono un sciocco, non sono un scrocco,

             Quest'insolenze non soffrirò.

             Cospettonaccio, me n'anderò. (parte)

 

 

SCENA SESTA

Ippolito, Cecchina e Rosina

 

Cecchina:                         Davvero è andata ben.

Ippolito:                                                                 Mi spiacerebbe

Ch'ei se n'avesse a mal.

Rosina:                                                                       Oibò, pensate,

Lo vado ora a quietar, non dubitate. (parte)

Cecchina:                         Non vi prendete pena,

Tutto si scorderà stassera a cena.

Ippolito:                           Orsù, parliamo d'altro.

Mi ricordo stamane

Che voi detto mi avete

Delle belle parole, e certi segni

Veduti ho in quel visetto,

Che mi parvero allor segni d'affetto.

Cecchina:                         I segni del mio volto

Provengono dal cor.

Ippolito:                                                              Se fosse vero...

Cecchina:                       Ancor ne dubitate?

Questo, signore, è un torto che mi fate.

Ippolito:                           Cecchina, io non ho moglie.

Cecchina:                         Ed io non ho marito.

Ippolito:                           Bisogno ho di governo.

Cecchina:                         Ed io di compagnia.

Ippolito:                           Dunque, ragazza mia, cosa pensate?

Cecchina:                         Tocca parlare a voi.

Ippolito:                                                              Dunque ascoltate:

 

        Siete bella e graziosetta,

               M'ispirate in seno amor.

               Ma vi credo un po' furbetta,

               Ho di voi qualche timor.

Cecchina:                                Siete caro ed amoroso,

               Voi avete un nobil cor.

               Ma se siete un po' geloso,

               Gelosia tormenta ognor.

      a due                                           Io vorrei e non vorrei;

               Fra l'amore ed il timore

               Il mio cor dubbioso è ancor.

Ippolito:                                          La contadina

               Dovrò sposar?

Cecchina:                                        Il mio ragazzo

               Dovrò lasciar?

Ippolito:                                          Che fare non so.

Cecchina:                                        Lasciarlo non vuò.

Ippolito:                                          Pensiamo, vediamo,

               Risolver saprò.

Cecchina:                                        Pian piano il baggiano

               Gabbare saprò.

Ippolito:                                          Orsù, Cecchina mia,

               Godiamo in allegria:

               Qualcosa un dì sarà.

Cecchina:                                        Sì sì, signor padrone,

               Facciam conversazione,

               Che un di si goderà.

Ippolito:                                          Quel viso bricconcello

               M'ha fatto innamorar.

Cecchina:                                        Quell'occhio tristarello

               Vuol farmi delirar.

      a due                                           Che bel piacer ch'io sento,

               Che gioia, che contento.

               Mi sento giubilar.

 

 

SCENA SETTIMA

Pergolato delizioso in detta vigna.

Fabrizio solo.

 

Non son chi sono

S'io non mi vendico;

Se quel che medito

Non seguirà.

Vuò vendicarmi,

Vuò sodisfarmi;

Chi me l'ha fatta

La pagherà.

 

So ch'è stata una burla

Quella che m'hanno fatto; e nell'impegno

Son di burlarli anch'io,

Ma vuò farla sonora, e da par mio...

Sì, l'ho pensata...

Oh bella, oh bella affé.

Oh cospetto! l'avranno a far con me. (parte)

 

 

SCENA OTTAVA

Ippolito solo.

 

Augelletti soavi e canori

       Che nudrite i più teneri amori,

       Consigliate pietoso il mio cor.

L'usignolo fra tremule fronde

       Col suo canto gentil mi risponde:

       E pur bella la pace del cor.

 

Ma io, quando ci penso,

Conosco che son pazzo.

E perché avere

Del mondo soggezione,

Se di fare a mio modo io son padrone?

La Cecchina mi piace,

Io non dispiaccio a lei...

Orsù, signori miei,

Dite quel che volete, io non m'imbroglio;

La vuò sposare, e consolar mi voglio. (resta pensoso passeggiando)

 

 

SCENA ULTIMA

Cecchina, Rosina e detto; poi Fabrizio con due Villani

vestiti da signori. Indi Berto e Geppino

 

Cecchina:                         Che fa, signor padrone?

Rosina:                             Che fa così soletto?

Ippolito:                           Stavo pensando a voi. (a Cecchina)

Rosina:                             Maliziosetto.

Ippolito:                           Rosina, andate un poco

A far qualche faccenda.

Rosina:                                                                      Poverina!

Così mi discacciate?

Ippolito:                           Ho da parlar con la Cecchina; andate.

Cecchina:                         Da ridere mi viene.

Rosina:                             Io vi vuò tanto bene,

E voi siete sì crudo?

Ippolito:                                                              Andate via.

Cecchina, non abbiate gelosia.

Cecchina:                         No no, non vi è pericolo.

Rosina:                                                                       Pazienza!

Non merito; lo so,

Povera disgraziata! morirò. (mostra di piangere)

Ippolito:                           Mi muove a compassione.

Cecchina:                         Bravo, signor padrone.

Vi conosco, lo vedo,

Mi volete tradir; più non vi credo.

Ippolito:                           No no... sono imbrogliato.

Cecchina:                         Ah padron traditor!

Rosina:                                                                 Padrone ingrato!

Ippolito:                           Care, non so che far; veder non soffro

A sospirar nessuna;

Posso darvi il mio cor metà per una.

Cecchina:                         Il cor del mio padrone

Lo vuò tutto per me.

Rosina:                             Il caro mio padrone

Lo serberà per me.

Cecchina:

Rosina:

{

a due

 Per sposo mio vi voglio.

Ippolito:                           Oh quest'è un brutto imbroglio,

Dividermi non so.

Cecchina:                         Da me cosa vorreste?

Rosina:                             Che cosa pensereste?

Ippolito:                           Di stare in allegria

Per sino che si può.

Cecchina:                         Oh questo poi no... (tira a sé Ippolito)

Rosina:                             Lo voglio per me... (come sopra)

Cecchina:                         Passate di qua...

Rosina:                             Voltatevi a me...

Cecchina:                         Venite...

Rosina:                                           Sentite...

Ippolito:                           Fermatevi, ohimè.

Con questo grand'amore

Voi mi stroppiate, affé.

Cecchina:

Rosina:

Ippolito:

{

a tre

 Oimè! che nel mio core

 Speranza piú non v'è.

Fabrizio:       (Esce con due Villani vestiti con caricatura, che non parlano, ma secondano i gesti)

Signor Marchese,

Signor Barone,

Venga, s'accomodi;

Venga, è padrone;

Dalle ragazze

Vengano pur.

Ippolito:                                        Chi son questi signori?

Fabrizio:                                        Questi è il marchese Asdrubale,

              Questi è il baron del Pifaro.

Ippolito:                                         Che vogliono da me?

Fabrizio:                                         Veduto han la Cecchina,

               Veduto han la Rosina,

               E la vorrian per sé.

Ippolito:                                          Con lor buona licenza,

               Coteste son per me.

Fabrizio:                                          Cecchina cosa dice?

               Rosina che vuol far?

Cecchina:                                        Signor Marchese,

               Serva umilissima. (s'inchina)

Rosina:                                            Signor Barone,

               Obbligatissima. (s'inchina)

Cecchina:

Rosina:

{

a due

              Son di buon cuore.

              Sì bell'onore

              Non so prezzar.

Fabrizio:                                          Coi vostri amanti andate,

               Andatevi a sposar.

Ippolito:                                          Ingrate! mi lasciate?

Cecchina:

Rosina:

{

a due

             Ci andiamo a maritar.

(Partono coi finti Cavalieri)

Ippolito:                                         Io sono assassinato.

Fabrizio:                                        L'amico è ben burlato.

Ippolito:                                         Scroccone impertinente.

Fabrizio:                                        Voi foste l'insolente.

Ippolito:

Fabrizio:

{

a due

            Ma avrete a far con me.

Cecchina:

Rosina:

{

a due

            Signor, bene obbligate.

            Noi siamo maritate:

            Lo sposo eccolo qua.

(Cecchina conduce per mano Berto e Rosina Geppino,

accompagnate da Villani e Villanelle)

Ippolito:

Fabrizio:

{

a due

           Che novità è mai questa!

           La cosa come va?

Cecchina:                                    Questi è il marchese Asdrubale. (accennando Berto)

Rosina:                                        Questi è il baron del Pifaro. (accennando Geppino)

Cecchina:

Rosina:

{

a due

          E chi volea burlarci,

          Burlato resterà.

Ippolito:

Fabrizio:

{

a due

          Ci ho gusto in verità.

Ippolito:                           Voi foste corbellato.

Fabrizio:                          Voi foste canzonato.

      a quattro                      Da ridere mi fa.

Ippolito:                           S'è fatta, fatta sia;

Non vuò malinconia.

Fabrizio:                          Io non mi prendo pena.

Andiamo presto a cena,

Contento ognun sarà.

Tutti:                                Di già nelle vignate

Le burle sono usate,

E in allegria si sta.

Le nozze in allegria

Faremo in compagnia

Con pace e sanità.

 

Fine.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2004