Angelo Pasquali

 

Introduzione.

a

CARLO GOLDONI

 

 

 

 

Edizione di riferimento

Antologia della Letteratura italiana a cura di Angelo Gianni, Mario Balestreri, Angelo Pasquali, vol. II parte II, Ed. D'Anna, Firenze ristampa 1979

 

 

La più recente critica goldoniana, quella, per intenderci, fiorita nel secondo dopoguerra, respinge il giudizio romantico di un Goldoni superficiale e apassionale, e l'immagine di un Goldoni realista-naturalista, indifferente riproduttore della realtà naturale e documentabile; e quella, nata in opposizione a quest'ultima, di un Goldoni poeta di fantasia, poeta di un suo mondo poetico affatto personale, sia pure poco profondo, o poeta addirittura del « teatro puro », musico e ballerino, geniale ed estremo frutto dell'esperienza mimica settecentesca.

La critica odierna non va a ricercare nell'opera del Goldoni un risultato più alto e moderno di quello che i tempi, la cultura, le condizioni storiche consentivano, quello cioè che il Goldoni non poteva dare, ma mira ad una interpretazione integralmente storicistica del teatro del veneziano; tende cioè a cogliere il rapporto dialettico tra lo scrittore di teatro e il mondo culturale e sociale in cui questi visse, a porre in rilievo gli intendimenti morali e sociali dello scrittore, la sua partecipazione ai problemi, ai costumi, agli ideali, alla morale della classe borghese settecentesca; e spiega la sua riforma come espressione dell'impegno di realizzare un teatro nuovo nelle forme e nei contenuti, per una nuova società, desiderosa di riconoscersi sulla scena nella sua realtà: una commedia cioè borghese e quotidiana; riconosce nella sua opera il frutto maturo, la necessaria, felice espressione artistica di quel nuovo mondo che andava sorgendo. Questa critica, recando un notevole contributo alla conoscenza del mondo morale, intellettuale, poetico dell'autore, ci ha consentito una più storica e profonda comprensione della poesia goldoniana, non più come di semplice copia della natura, né come di fantastica o musicale trasfigurazione di essa, ma come espressione in forme nuove di quella nuova visione della vita che il poeta, partecipando alla civiltà, alle idee della sua età, s'era formato: essa è giunta insomma ad un approfondimento assai fecondo, ad uno sviluppo effettivo dei suggerimenti offerti dal giudizio del De Sanctis, che faceva del Goldoni uno degli eroi della nuova letteratura, il creatore di un mondo poetico « il cui centro è l'uomo... ridotto alle sue proporzioni naturali e calato in tutte le particolarità della vita reale »; ad una puntuale spiegazione del carattere del realismo goldoniano, a ravvisare, proprio in questo particolare realismo, il carattere nuovo e distintivo della poesia del veneziano.

 

 

Le idee e la riforma del Goldoni.

 

«La nuova letteratura — come scrive il De Sanctis — fa la sua prima apparizione nella commedia del Goldoni, annunziandosi come una restaurazione del vero e del naturale nell'arte. Se la vecchia letteratura cercava di ottenere i suoi effetti scostandosi possibilmente dal reale, correndo appresso allo straordinario o al meraviglioso nel contenuto e nella forma, la nuova cerca nel reale la sua base e studia dal vero la natura e l'uomo. La maniera, il convenzionale, il rettorico, l'accademico, l'arcadico, il meccanismo mitologico, il meccanismo classico, l'imitazione, la reminiscenza, la citazione, tutto ciò che costituiva la forma letteraria è sbandito da questo mondo poetico, il cui centro è l'uomo, studiato come fenomeno psicologico, ridotto alle sue proporzioni naturali e calato in tutte le particolarità della vita reale. Vero è che la realtà è appena lambita e le sue profondità rimangono occulte. Ma la via era quella, e in capo alla via trovi Goldoni ».

Ora questo giudizio del De Sanctis è ancor utile a indicare il carattere di novità e a suggerire il significato dell'opera goldoniana nella storia della nostra civiltà letteraria.

È vero che il Goldoni ha il merito di aver per primo ricondotto l'arte alla vita, di aver posto al centro dell'arte l'uomo. Ma come poté giungere il Goldoni ad un'arte così nuova? Da quali propositi mosse? Il Goldoni sortì da natura e alimentò nell'ambiente familiare e cittadino, una passione fortissima, esclusiva per il teatro; egli non fece studi vasti e profondi, sì che non si può dire uomo colto nella accezione comune del termine. Fu lettore appassionato di opere teatrali, non soltanto italiane e settecentesche, ma francesi, inglesi, spagnole e latine; studiò profondamente il teatro francese, Molière soprattutto, e meditò sulle opere di critica e teoria drammatica italiane.

Egli tuttavia ha diverse commedie di grande portata e rilievo culturale nelle quali ci si rivela assai più colto di molti scrittori settecenteschi suoi contemporanei, affatto solidale, sul piano ideologico, colla cultura e colle forze sociali che andavano sorgendo.

Il Goldoni esordisce arcade, ma assimila la nuova cultura che si andava affermando, e partecipa al rinnovamento sociale. Egli opera non più in ambiente arcadico, « ma quando la cultura razionalistica cedeva il passo a quella sensistica e l'illuminismo si veniva colorando di nuovi spiriti, che si sarebbero presto rivolti contro l'Arcadia; quando si preparava e attuava la grande svolta culturale del secolo: l'Enciclopedia e Rousseau in Francia, i Verri, il Caffè e via dicendo in Italia; quando la borghesia andava acquistando una coscienza più acuta di sé e meglio, più coraggiosamente, combatteva per il riconoscimento dei propri diritti »; quando in Italia si andavano definendo nuclei borghesi, distinti dalla plebe e dal patriziato, economicamente e culturalmente attivi, «relativamente indipendenti di fronte alle autorità politiche, e molto di più di fronte a quelle religiose, aperti alle nuove dottrine d'oltralpe, attaccati alle loro proprietà e alla pratica di una pacifica virtù », sostenuti da ideali, animati da aspirazioni che il Filangeri, in una sua pagina sulla quale ha richiamato l'attenzione uno studioso del Goldoni, F. Fido, riassume come « possibilità d'esistere e d'esistere con agio; libertà d'accrescere, migliorare e conservare la sua proprietà: facilità nell'acquisto de' generi necessari o utili pel comodo della vita; confidenza nel governo; confidenza nei magistrati; confidenza negli altri cittadini; sicurezza di,non potere essere turbato operando secondo il dettame delle leggi ».

L'adesione del poeta alle idee illuministiche borghesi del tempo, che appare assai chiara ad un esame attento delle opere, non ha nulla di estremistico, né è del tutto consapevole. Il Goldoni ci dice di voler ritrarre la natura; ma, a ben guardare, questa natura, di cui il veneziano vuol farsi pittore, ci si scopre come la metafora colla quale il poeta simboleggia le sue idee sociali o la sua poetica.

Al fondo delle commedie noi avvertiamo la simpatia, la cordiale accettazione, da parte del poeta, della sana morale del mondo borghese mercantile, tutta fondata

- sulla schiettezza,

- sulla fedeltà alla parola data,

- sulla difesa della reputazione;

avvertiamo

- la fiducia nella ragione umana,

- la simpatia per l'« omo civil » che ispira le sue azioni a ragione e natura e assume come metro di giudizio, non tanto la tradizione, quanto la propria esperienza e il buon senso,

- l'adesione alle idee democratiche e umanitarie del secolo,

- la presa di posizione a favore della borghesia laboriosa, contro la nobiltà oziosa.

 

L'illuminismo del Goldoni non passò inosservato ai contemporanei che, a seconda della loro posizione ideologica, fecero oggetto di lodi o di biasimo le commedie. Così se Pietro Verri, illuminista, loda le commedie goldoniane come suscitatrici di diletto e virtù, esempio di arte viva e non pedantescamente « regolata », Carlo Gozzi, reazionario, di idee conservatrici, accusa il Goldoni di corrompere il buon criterio e il buon costume degli spettatori diffondendo le pericolose idee d'oltralpe, avverse all'ordine sociale tradizionale.

Ma l'illuminismo del Goldoni, « il suo spirito progressivo, la sua partecipazione attiva alle battaglie culturali e sociali del suo tempo – come osserva acutamente il Petronio – più ancora che in affermazioni puntuali, nelle singole soluzioni che egli dà ai singoli problemi politici e sociali di allora; più ancora che nella satira – pur così ferina, così concreta, così storica, che fa della nobiltà del suo tempo – e nella difesa che prende con fermo coraggio della borghesia veneziana, e nell'adesione sua piena alla mercatura e ai mercanti, un'adesione che lo accosta, per esempio, ai Verri e al Caffè e lo fa tanto più moderno del fisiocratico Parini, sono nello spirito del suo teatro e nello schema di questo, cioè nella forma nuova che egli diede alla commedia italiana.

Nello spirito intanto, in quel saggio borghese buon senso, in quella rappresentazione sempre cordiale del mercante veneziano, con le sue virtù e con i suoi difetti, difetti, però, che non negano certe sostanziali virtù e non distruggono, nel lettore, cordialità e simpatia. Dovunque sia ambientata la scena, quali che siano i protagonisti e l'intreccio, quando di dietro le quinte entra, a dire la sua, Pantalone, è un soffio, sempre, di sanità morale e di buon senso, è la voce, veramente, di una umanità superiore, non per quelle virtù eroiche che Goldoni disprezzava sulla scena come nella vita, ma per quelle virtù quotidiane, medie, che erano proprie della borghesia europea in quella fase della sua storia.

 

Prima ancora che nei Promessi Sposi il terzo stato italiano aveva avuto la sua celebrazione nel teatro goldoniano, ed una celebrazione che per essere venuta prima della rivoluzione, non era incrinata dalle riserve, dalle inquietudini, dai timori della Restaurazione romantica.  

 

Nella forma poi soprattutto, nel fatto stesso, cioè, di sostituire alla commedia a soggetto, non solo plebeamente barocca, ma stilizzata ed astratta, la commedia scritta, borghese, realistica, in cui le classi borghesi, e più tardi quelle popolane, potessero entrare, non oggetto di riso, ma soggetto di una rappresentazione cordiale, con le loro virtù, con i loro difetti, con le loro passioni, con i loro contrasti, con i loro interessi: personaggi umanamente seri, per i quali la commedia, quella commedia, era il campo naturale d'azione, come la tragedia era stato il naturale campo d'azione per i personaggi mitologici ed eroici, nei quali potesse rispecchiarsi e idealizzarsi il primo stato, la nobiltà solo soggetto, fino allora, di un'arte seria. Per questo Goldoni, dopo aver esternato la sua antipatia per le virtù tragiche, può aggiungere: "La Comédie qui n'est qu'une imitation de la nature, ne se refuse pas aux sentiments vertuex et pathetiques, pour qu'elle ne soit pas dépouillée de ces traits comiques et jaillans qui forment la base fondamentale de son existence" (I, 256); che vuol dire mantenere sì alla commedia quell'aura media e sorridente che è sua propria e senza la quale non sarebbe più lei, ma aprirla pure al virtuoso, al sentimentale, al patetico, farla seria anche se scintillante e briosa, e darle e darsi la facoltà di portare sulla scena uomini interi, non comici nel senso caricato del termine, ma comici, direi, nel senso medioevale della parola, in quanto uomini medi, dalle avventure povere anche se interessanti, soliti a chiudere con un lieto fine le loro modeste peripezie di intrighi e di affanni.

In questo senso la commedia del Goldoni è veramente nuova, e tutta settecentesca e illuministica, apparentata strettamente con la commedia nazionale tedesca che Lessing avrebbe creata qualche anno dopo il Goldoni: con la commedia seria e borghese che Diderot avrebbe dato alla Francia proprio nel pieno della « battaglia veneziana ».

Che il Goldoni avesse chiara consapevolezza del significato teatrale e sociale della sua riforma, che avesse un suo preciso programma da realizzare, che si vantasse di essere « filosofo », cioè devoto della ragione e desideroso di riformare il costume, che avesse un suo mondo cui dar vita in forme adeguate, e che questo mondo e questo programma riflettessero chiaramente la sua adesione alla civiltà illuministica, si può constatare leggendo le sue Memorie, le prefazioni che, per chiarire i suoi propositi, scrisse alle sue raccolte di commedie; ma la prova più chiara che il Goldoni componesse sostenuto dal preciso impegno ad affermare in forme nuove la sua nuova visione del mondo, che scrivesse non per estro e capriccio della fantasia, ma colla coscienza di combattere nella condizione di uomo di teatro una sua battaglia culturale e sociale, ci è fornita dalla sua stessa vicenda di poeta di teatro, dal coraggio, dalla coerenza, da quella ostinazione che deriva da assoluta chiarezza di propositi, con cui, tra infiniti ostacoli, in una assidua vicenda di incontri e scontri col pubblico, di cui pur si faceva interprete, cogli impresari, cogli attori, condusse in porto la sua riforma, rinnovò il teatro.

Bisogna a questo punto tener presente la condizione particolare in cui lavarava il Goldoni; che non è diversa dalla comune condizione dello scrittore e dell'artista del Settecento il quale, a differenza dello scrittore romantico che libera la sua ispirazione alto sopra il pubblico che disprezza e dal quale si sente incompreso, lavora in accordo in una sostanziale armonia col mondo, l'ambiente, la società in cui vive, con l'occhio e la mente ad essi rivolti.

Ma il Goldoni esercita un genere d'arte che già per sua natura è sociale, che più di qualunque altro genere deve tener conto del pubblico: il teatro. Egli è poeta di teatro, legato ad un preciso contratto, ad una compagnia, ad un capo-comico, ad un impresario, in ultima analisi ad un pubblico: e dei gusti mutevoli, del costume, delle convenienze sociali del pubblico, composto ormai di diversi ceti sociali, delle esigenze della scena e degli attori, egli è costretto a tener conto e perciò a limitare alcune sue ardite e nuove invenzioni, a modificare alcune situazioni, a costringere e a castigare insomma la sua effettiva ispirazione. Ma, ciò non ostante, noi vediamo che lo scrittore, pur fra le difficoltà che la sua condizione di poeta di teatro comportava, continua coraggiosamente la sua opera riformatrice, sostanzia sempre più chiaramente di spiriti illuministici e borghesi la sua opera mentre ne viene innovando le forme; vediamo che non rinuncia a dire quello che vuol dire, che non seconda passivamente il gusto del pubblico e le « specializzazioni » o le inclinazioni degli attori, ma opera su di essi, impone gradatamente la sua novità, prosegue con tenacia e coerenza per la sua strada, va sempre più decisamente verso un'arte realistica, esprime sempre più chiaramente la sua nuova visione del mondo, pone sulla scena personaggi nuovi, assunti dalla classe borghese e dal popolo, ne fa i veri, vittoriosi protagonisti del suo teatro.

Ora è soprattutto in questo impegno a farsi interprete della borghesia progredita della sua età, il senso sociale e teatrale della riforma goldoniana; la quale, se si rifà inizialmente ai principi arcadici di ragionevolezza, buon gusto, semplicità, verosimiglianza, disciplina, se s'inserisce nella storia dei tentativi compiuti all'inizio del '700 per liberare la commedia dagli artifici, dalle grossolanità, dall'inverosimiglianza del teatro barocco, proprio nel rifiuto della tecnica improvvisatrice della vecchia commedia dell'arte e delle maschere fisse, in quanto incapaci di accogliere una reale sostanza di umanità, di incarnare uomini vivi, personaggi tolti dalla vita reale, dal Mondo, come diceva lo stesso Goldoni, rivela il suo carattere chiaramente illuministico, l'adesione del poeta ai gusti e alle esigenze della borghesia progressiva, aliena da ogni forma di evasione, tutta intesa alla serena costruzione della propria vita, compiaciuta di vedersi non già idealizzata o fatta oggetto di riso, ma realisticamente ritratta; attesta insomma l'impegno del commediografo a realizzare il programma illuministico di un'arte vera, concreta, tutta cose e non parole, nuova e democratica negli spiriti e nelle forme.

E se il Goldoni maturo continua a proporre l'imitazione della natura, la semplicità, la chiarezza, egli si sforza – come spiega il Petronio – di aderire alla vita reale, di portare sulle scene l'umile realtà della vita; e s'accosta con simpatia cordiale agli umili, ed impiega « una lingua, elaborata, si capisce, come sempre è elaborata la lingua d'arte, ma pure materiata tutta di elementi concreti e quotidiani, non più letteraria nel senso trito del termine, più poetica addirittura nell'uso sapiente del dialetto », e in definitiva « riesce meglio del suo grande contemporaneo, il Parini, a trovare, almeno nelle commedie in dialetto, un mezzo espressivo adatto al mondo borghese o popolare che rappresenta, alla mentalità nuova, borghese, moderatamente illuministica, di cui si fa portavoce; e, forse perché meno letterato, può trarre anche il pié sinistro dall'Arcadia, cioè dalla convenzione letteraria, e per dei pensieri nuovi trovare se non dei versi, per lo meno una prosa, e una lingua, sia pure dialettale, nuova ».

Così, se « quando si sforza di sciogliere le vecchie maschere nodose per presentare sulla scena uomini vivi », crea consapevolmente « caratteri rilevati anche più forti di quanto la realtà non li offra, tipi più che individui », in un momento successivo, « nelle commedie più sue, al tipico egli giunge per una strada diversa, la grande strada della tipizzazione realistica: quella, cioè, che equilibra il massimo di tipizzazione col massimo di individualizzazione, e, per così dire, crea personaggi tanto più tipici quanto più sono individui concreti e irripetibili: non astrazioni, più, ma, anzi, concretizzazioni. È la strada, per un solo esempio probante, per cui Manzoni giunge a don Abbondio; ed è la strada per cui Goldoni giunge a Mirandolina, a Lunardo ed agli amici suoi rusteghi, a sior Todero, a certi personaggi delle grandi commedie corali, non di carattere più né d'intreccio, tutte veramente nuove e moderne, tali da giustificare l'entusiasmo del Goethe alla rappresentazione delle Baruffe » (Petronio).

 

 

Aspetti della commedia goldoniana.

 

Proprio perché si fa interprete, portavoce del terzo stato, perché « fa della sua commedia la tribuna dalla quale il terzo stato possa celebrare se stesso, le proprie virtù, i propri interessi », il Goldoni può rinnovare dalle fondamenta il vecchio teatro delle maschere, ridare umana serietà e dignità alle maschere ridicole, spezzare le convenzioni teatrali che avevano ridotto i personaggi di commedia a pochi astratti tipi fissi e aprire il palcoscenico alla mirabile, multiforme varietà dei caratteri e delle condizioni umane, in tutta la loro gamma, con tutte le loro innumerevoli sfumature; può fare cioè opera veramente nuova, moderna e realistica, se per realistica si intende, come si deve intendere, quell'arte che « con i mezzi che sono suoi propri e con le convenzioni e deformazioni a lei connaturate, pure rifletta un mondo storico colto nella realtà dei suoi rapporti e delle sue strutture ed esprima la visione del mondo di un uomo pensoso della società nella quale vive ed intende operare ».

Se il Goldoni incomincia arcade e, successivamente, ci appare tutto impegnato ad offrire esempi di « cose vere », nelle commedie mature, « dimenticato ormai il vecchio teatro, esercitatosi alla rappresentazione della realtà, filtra questa realtà quotidiana attraverso una tecnica consumatissima, esprime le sue convinzioni ideologiche non più in forme oratorie o polemiche, anche se queste, però, permeano di sé tutta l'opera».

Qui veramente, in queste commedie, il mondo borghese settecentesco si riflette agevolmente, colla sua serena fiducia, col suo ottimismo, colla sua gioia di vivere risolto in tranquillo operare, col suo buon senso fondato sulla ragione e sull'esperienza, colla sua solida morale basata sull'accettazione della vita qual è, colla sua assenza di ogni senso del trascendente, colla sua visione della vita come vicenda tutta terrena di cui l'uomo, colla sua ragione e il suo buon senso, è centro e misura, colla sua mancanza di ansia per l'umano destino. Qui vera-mente l'uomo è rappresentato non in astratto ma in una concreta situazione storica e sociale, nella trama concreta di rapporti che lo legano agli altri uomini; è ritratto non in quanto ha di eccezionale, non in una condizione di solitudine e di isolamento, ma in quanto ha di comune e di mediocre, in quei difetti e in quelle virtù, in quella vita che egli vive nel quotidiano rapporto cogli altri uomini.

In altre parole, qui veramente la nuova visione illuministica e borghese della vita e dell'uomo sostiene e illumina la poesia goldoniana. E dire che l'opera del veneziano è superficiale vale quanto dire che è superficiale la visione illuministica della vita; ma non si può né si deve cercare nel teatro goldoniano quello che il Goldoni, interprete della civiltà borghese illuministica della sua età, non poteva dare, quello che alla nostra sensibilità di uomini moderni, filtrata attraverso l'esperienza romantica, può apparire più vivo e vero.

II Goldoni è l'iniziatore della nostra commedia moderna, colui che proprio perché s'accosta schiettamente alla civiltà dei suoi tempi, riporta vigorosamente la letteratura nella vita.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2005