Cristoforo Rivolta

introduzione e glossario

su

La leggenda di Tobia e di Tobiolo

Edizione di riferimento:

Leggenda di Tobia e di Tobiolo ora per la prima volta pubblicata con note e con un indice delle voci più notabili, testo del buon secolo della lingua, per Cristoforo Rivolta, Milano MDCCCXXV.

Avvertimento.

A comodo e utilità de’ giovani studiosi della nostra lingua si sono distribuiti qui appresso per ordine et alfabeto e dichiarati i vocaboli e i modi di dire più notabili della Leggenda, e posti a’ medesimi gli esempj corrispondenti: e se questi di quando in quando si confermano con altri cavati da opere appartenenti al buon secolo della favella, ciò si fa per mostrare che la Leggenda merita, luogo fra le scritture di quel tempo. Chi dubitasse poi se alcuna dell’opere, delle quali vedrà qui talora allegarsi qualche passo, non essendo ricordata nel Vocabolario della Crusca, possa a buon diritto far autorità in nostra lingua, rifletta che, quando un’opera alle voci antiche e alle pure e schiette forme del dire si dà a conoscere per fattura del trecento, pare che basti ciò a stabilirne l’autorità, il che sia detto eziandio della nostra Leggenda. Vedasi quello che in simil proposito avverte il chiariss. signor Ab. Luigi Fiacchi [1] nell’erudita Prefazione al Volgarizzamento del Trattato di Cicerone sull’amicizia, facc. 32.

AUTORI E OPERE CHI SI CITANO IN CONFERMAZIONE

DE’ VOCABOLI E DE’ MODI

DELLA LEGGENDA QUI APPRESSO REGISTRATA

Albertano Giudice da Brescia. Trattati tre scritti in lingna latina dall’anno 1235 in fino all’anno 1246 e traslatati ne’ medesimi tempi in volgar Fiorentino. Firenze appresso i Giunti 1610 in 4°

Boccaccio Giovanni. Comento sopra la Commedia di Dante Alighieri con le annotazioni di Anton Maria Salvini. Firenze (Napoli) 1724. Volumi 2 in8.

Dante Alighieri. La Divina Commedia. Padova presso Giuseppe Comino 1726, 1727, Volumi. 5 in 8.

Cavalca Domenico. Specchio di Croce. Roma nella Stamperia di Antonio de’ Rossi 1738 in 8.

— Sposizione del Simbolo degli Apostoli. Roma nella Stamperia di Marco Pagliari ni 1763 in 8.

Ceffi Filippo. Dicerie. Torino nella Tipografia Chirio e Mina 1800.

Compagni Dino. Istoria Fiorentina dall’anno 1280 fino al 1312. Firenze presso Domenico Maria Manni 1738 in 4°

Cronichette antiche di varj Scrittori delbuon secolo della lingua toscana. Firenze appresso Domenico Maria Manni 1733 in 4°

Introduzione alle Virtù. Firenze presso Molini, Landi e Comp. 1810 in 8°.

Morali di S. Gregorio volgarizzati da Zanobi da Strata. Napoli presso Giovanni di Simone 1745 , 1746, Vol. 4 in 4°.

Novelle antiche cento. Milano per cura di Paolo Antonio Tosi 1825 in 8.

Petrarca Francesco. Le Rime. Padova presso Giuseppe Comino 1732 in 8.

Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte. Roma presso Carlo Mordacchini 1816 in 8.

Storia di Tobia e Sposizione della Salveregina. Livorno nelle case dell’editore 1799 in 8.

Vita di Tobia e di Tobiuzzo. Sta nel iv volume delle Vite de’ ss. Padri ristampate in Verona dal Ramanzini 1799 in 4. [2]

Volgarizzamento antico della Bibbia o Bibbia volgarizzata , e secondo i Bibliografi, = Biblia in lingua italiana, o Biblia in lingua volgare tradotta =. Senza nota di luogo e di Stampatore 1471 , Vol. 2 in foglio massimo.

Edizione, secondo il Crevenna [3], di un merito particolare e di una estrema rarità, e ammirabile tanto per la forma del carattere tondo e bello, quanto per la qualità della carta. Un esemplare di questo libro che appartenne alla Casa Pisani, si conserva ora nella ricca e sceltissima libreria dell’egregio Sig. Don Gaetano de’ Conti Melzi, che per la sua impareggiabile gentilezza mi ha concesso il poterne far uso, di che gli avrò sempre la maggior riconoscenza che per me si possa

Questo Volgarizzamento è forse una cosa stessa con quello manoscritto, già posseduto dal Redi, e citato nelle sue annotazioni sopra il Ditirambo, e nel Vocabolario della Crusca alla voce Cisposo, come dà luogo a inferire la conformità de’ passi, e, quand’anche sia diverso, le voci antiche e le forme del dire lo mostrano lavoro del trecento; il che può bastare a conciliargli pregio e autorità in fatto di lingua presso gl’intendenti) [4]. E (mi si conceda il dirlo) reca ben maraviglia, come o questo, o altro antico Volgarizzamento del primo e del più eccellente di tutti i libri, il quale alla nostra lingua, alla poesia, e singolarmente all’oratoria sacra offre un tesoro infinito di voci e di locuzioni bellissime e piene di maravigliosa energia, così poco sia stato adoperato da’ Compilatori del Vocabolario. Ma del pregio di quest’opera in altra occasione più, a lungo sarà detto. Per ora solamente avvertirò che gli esempj addotti nel Vocabolario del Volgarizzamento scritto a mano del I libro de’ Maccabei, se pongami a confronto con quelli dello stampato, si troveranno presso che in tutto conformi.

Volgarizzamento del Messale, o Messale volgarizzato, che si voglia dire, e secondo i Bibliografi Epistole, Lezioni e Vangeli che si leggono in tutto l’anno alla Messa . Venezia per Cristoforo Arnoldo 1472 in foglio piccolo.

Anche quest’opera è una cosa stessa col testo a penna citato nel Vocabolario (forse erroneamente) col titolo: Annotazioni a’ Vangeli. [5]

La stampa di questo Volgarizzamento (poco infino a qui conosciuto in quanto a bontà di lingua ) è molto bella e non comune, e il lodato signor Don Gaetano de’ Conti Melzi ne possiede un pregevole esemplare del quale mi ha permesso di valermi in fino ad ora. Nelle citazioni m’è convenuto esser lungo, per non trovarsi nel libro numerazione di pagine.

INDICE

DE VOCABOLI E DE MODI DELLA LEGGENDA CHE O GLI STESSI,

O SIMILI SI TROVANO IN ALTRE OPERE DEL SECOLO XIV,

E CHE NEL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA

O NON SON NOTATI, O MANCANO DI OPPORTUNI ESEMPJ.

Acciecare, neutro. Rimanere accecato. Non è nel Vocabolario. Leggenda, facc. 3, 4: « E riposandosi teneva gli occhi aperti, ed una rondina che avea il nido sopra il letto, sì mandò del suo sterco negli suoi occhi, laonde Tobia acciecò ».

Il Cavalca nella Esposizione del Simbolo degli Apostoli, lib. I, cap. xxi, facc. 179, usò in detto senso questo verbo, dicendo: « E anche questa cecità figurata per quella di Tobia, del quale si legge che acciecò, perchè li cadde in su gli occhi lo sterco caldo della rondine ».

Altro esempio dello stesso autore si legge nelle Giunte Veronesi,

Adoperare, colla particella in, per Impiegare, Collocare, Porre: non è notato. Legg. facc. 32: « Per l’amore e sollicitudine e fatica che tu hai adoperata ne’ poveri bisognosi, ... Domeneddio t’ ha voluto consolare ».

A guisa, posto avverbialmente, A similitudine. È senza esempio di prosatore del trecento. Legg. 14: « Vide uno fancello presto ed alzato a guisa di buòno corriere ».

Vedine altri esempj nelle Giunte.

Albergare, neutro. Fermarsi e star in albergo, Dimorare, Abitare. Legg. 21 : « lo voglio che noi alberghiamo qui con questo gentile uomo ».

Altri esempj. Novelle antiche, xxxviii, facc. 58: « Questo savio albergò una notte in una casetta di una femmella v. Storia de’  ss. Barlaam e Giosafette, facc. 132 : « E quando venne la notte, ed elli albergò in una casetta d’uno povero ».

Il Vocabolario non ha esempj di prosa per questo verbo.

Albergaria, voce antica, notata nelle Giunte di Verona con esempio di poeta; Albergheria, Albergo, Alloggio. Legg. 13: « Andrai alla piazza e alle albergarie ».

Alla fidanza di Dio, posto avverbialmente, Colla fiducia in Dio, Confidando in Dio. Non è notato. Legg. 23: « Tu farai queste cose alla fidanza di Dio, e sopra il capo mio».

L’antichissimo Volgarizzatore di Albertano, trattato II, cap. 1, facc. 130, disse in questo senso Con la speranza di Dio: «La tua figliuola con la speranza di Dio guarrà bene ». Alla speranza di Dio si trova nell’Introduzione alle Virtù, pag. 5: « Di questa malattia ti credo alla speranza di Dio tostamente guerire ». Locuzioni anche queste non registrate.

Alzato, addiettivo da Alzare; Colla veste alzata e cinta affianchi: in questo senso non è nel Vocabolario. Legg. 14. «Vide uno fancello presto ed alzato a guisa di buono corriere ».

Un esempio simile è nelle Giunte. Vedasi la nota nella Leggenda.

Andare dinanzi, Condursi alla presenza, nel cospetto, Presentarsi. Non è notato. Legg. 28, 29: « E quando Tobiuolo e gli altri furono ismontati, sì andarono dinanzi a Tobia; e Tobiuolo s’inginocchiò a’ piedi suoi ».

Anche nella Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte se ne trovano esempj, facc, 2: « Allora gli benavventurati del nostro Signore Giesù Cristo suoi amici andavano dinanzi dallo re. » Ivi, 13: « E fece tutto ciò, com’ elli disse, e poi n’andò dinanzi allo re ».

Andare per una cosa, andare a pigliarla, spiega il Vocabolario, adducendo un solo esempio. Legg. 12,13: « D’andare per l’avere a quello Gabello, io non so come io mi facessi ».

Anche nelle Giunte Veronesi si trova esempio di questo modo di dire. Ma la dichiarazione, che dà il Vocabolario, potrebbe a taluno parere men che esatta; e in quel passo della xxvii tra le Novelle antiche, dove si legge, facc. 46: « Uno grande Moaddo andò ad Alessandro, et andava un giorno per sue bisogne per la terra », certamente s’adatterebbe poco bene alle parole andava per sue bisogne.

Avere amore, Amare, Portare affezione. È con un solo esempio di prosa. Legg. 31: « Per l’amore che hai in Domeneddio e nel prossimo».

È da notarsi qui aver amore in alcuno. Parmi che sia detto per la figura ellissi, e che vi s’intenda il participio posto, collocato, o altro simile. — Per l’amore che hai posto in Domeneddio e nel prossimo ».

Altri esempj: Introduzione alle Virtù, facc. 93: « A queste cose fare si muove l’amico o il parente solamente per amore che nel suo amico e parente dee avere ». Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, facc. 87 : « Se tu vogli che io abbia amore verso te, non adorare più li Dei ».

Avere bisogno, Abbisognare, spiega la Giunta di Napoli, e adduce un solo esempio, Legg. 27: « Io vorrei che noi ripartissimo e ritornassimo al tuo padre, che so che aspetta, ed ha bisogno della tua tornata ».

Altri esempj. Novelle antiche, lxxiii, facc. 104: « Il Soldano, avendo bisogno di moneta, fu consigliato che cogliesse cagione a un ricco giudeo ». Comento del Boccaccio sopra Dante, I, 2: « Se Platone confessa, se, più che alcuno altro, avere del Divino ajuto bisogno, io che debbo di me presumere, conoscendo il mio intelletto tardo, lo ’ngegno piccolo, e la memoria labile »?

Aver consiglio, vale talora Consigliarsi, Domandare, prender consiglio: il qual senso non pare indicato nel Vocabolario. Legg. 11: « Or tuoi consigli abbia col Savio ».

La Vulgata, cap. iv, ver. 19, ha: Consilium semper a sapiente perquire: le quali parole nella Storia di Tobia della stampa di Livorno sono così tradotte, facc. 16: Sempre domanderai il tuo consiglio a uomo savio e buono. E con assai poca diversità in quella di Verona si legge, facc, 13: Sempre addomanda il tuo consiglio dal savio».

Usò Aver consiglio pel detto senso anche il Volgarizzatore d’Albertano, trattato I, cap. xviii, facc, 10: « Non aver consiglio con ogni uomo, ma di mille ti eleggi un consigliere ». E nel III, facc. 196: « Se tu vuoli aver consiglio di cose segrete, manifestale al tuo fedelissimo amico ».

Avere la carità con alcuno, Esser caritatevole. Manca nel Vocabolario. Legg. 34; « E sempre egli e la donna sua col figliuolo e figliuola si ebbero la carità con loro ».

Se n’ha esempio anche nel Volgarizzamento del Messale, epistola di s. Paolo a’ Colossensi, cap. iii, ver. 14, la quale dicesi la quinta Domenica dopo la Epifania: « Sopra tutte le altre cose abbiate insieme l’uno con l’altro la carità ».

Avere pazienza (che gli antichi scrissero anche pacienzia) Sopportare, spiega il Vocabolario, citando solamente esempj di poesia. Legg. ii: « E di ciò che t’intervenisse abbine pazienzia». E più sotto, 32 : « Per la pacienzia che hai auta nelle tue fatiche, e per la grande umiltade che hai in te, Domeneddio t’ha voluto consolare e meritare ».

Altri esempj. Volgarizzamento del Messale; nel Vangelo secondo Matteo, Cap. xviii, ver. 29, per la xxi Domenica dopo la Pentecoste: « Allora quello servo si gittò in terra inginocchioni, e pregò questo signore, dicendo: abbi paziènzia in me, et ogni cosa ti renderò ». E nella Sposizione della Salveregina, facc. 51, 52: « O Madonna mia, abbi paciènzia inverso me che sono vilissimo più che tutte le creature ».

Vedi le Giunte Veronesi.

Avere Speranza, Sperare. È nella Giunta di Napoli con un solo esempio. Legg. 5: « Ahi istolti e semplici, quanto siete vani, che avete speranza nelle cose terrene! aviate speranza in Dio di cui sono tutte le cose ».

Altri esempj. Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, facc. 46: « Nessuna altra speranza abbi in me in nessuno modo ». Petrarca, Son. cccxiii : Tu sai ben, che ’n altrui non ho speranza,

Introduzione alle Virtù, facc. 24 « Non è da avere alcuna buona speranza dell’uomo che ha in sè buone opere sanza fede ». E il Boccaccio, Comento sopra Dante, II, 117: « Quando il vizio è convertito in costume, poca speranza ti poterlo rimuovere si puote avere ».

Avere, sostantivo maschile, riferito a Quantità, somma di argento: non è notato. Legg. 18: « Io ti saròe tale procuratore, che tu riaverai lo tuo avere ». Ivi, 27: « Gabello rendette tutto suo avere a Tobiuolo ».

A volontà, posto avverbialmente, A grado, A piacere. Non è nel Vocabolario. Legg. 17: « Io ti meriterò a tua volontà »; Le Giunte ne hanno esempj.

Buono, addiettivo, per Giovevole, Utile: non è registrato. Legg. 19: « Deh! compagno mio, dimmi a che sono buone queste cose del pesce»?

Il Cavalca usò questa voce ( parlando di persona ) nello Specchio di Croce, cap. vii , facc. 31: « Predica prima a te, e poi predicherai altrui, e farai utilità. Che, come dice la Scrittura, chi a sè è rio, a cui può esser buono »? Se ne trova esempio anche nelle giudiziosissime Annotazioni dell’egregio signor Parenti sopra il Dizionario di Bologna. Vedi alla voce Buono.

Sembra locuzione venutaci dal francese a quoi bon. Se altri l’usasse oggidì, e non avessimo esempio d’antico scrittore, gli s’imputerebbe a pretto gallicismo.

Cacciar via, Discacciare, Allontanare, Rimuovere, spiega il Vocabolario nel §. xv della voce Via, dove questo verbo è con un solo esempio. Legg. 24: « Lo fumo caccerà via quelle sette dimonia ».

 Altri esempj. Cavalca, Specchio di Croce, cap. x, facc, 46 « La carità caccia via il timore », Introduzione alle Virtù, facc. 74: « Elle medesime caccieranno via i vizii da quella gente ». Figuratamente in questi due passi.

Cercare, Adoperarsi per trovare. Legg. 3: « Tobia era uomo di misericordia, e sempre andava cercando de’ poveri bisognosi ».

Il Vocabolario non pare che abbia esempio di questo verbo così adoperato. Vedi le Giunte Veronesi.

Chiamare a sè, parlandosi di Dio, s’intende talora del Permettere che fa Dio, che alcuno parta di questa vita. Legg. 8  « E quando ebbe fatta questa orazione, ed egli credendo che per la sua orazione gli chiamasse certamente l’anima sua a sè, sì chiamò il figliuolo ». E 10: « Quando Domeneddio chiamerà l’anima mia a sè, tu sì farai sopellire ... ».

Nel Vocabolario all’articolo Chiamare, §. 1, si nota: Chiamare a sè alcuno, s’intende del Permettere che fa Dio che alcuno ecc., come sopra. Ma così fatta dichiarazione potrebbe parere di troppo ristretta. E certamente il Boccaccio in quel luogo del Comento sopra Dante, I, 157, nel quale dice che « il monte del Purgatorio, quando alcuna anima purgata sale al cielo, tutto triema; e tutti gli spiriti di quello, sentendo il tremore, ed intendendo ciò che significa, da carità mossi cantano e ringraziano Iddio, che a sè quell’anima beata chiama »; non intende già significare, che Iddio permetta che quell’anima parta di questa vita, ma sì bene che esca delle pene del Purgatorio, e vada in cielo.

Confidare, con le particole mi, ti, si, ecc. e la preposizione Con, Aver confidanza. Nel Vocabolario non si trova esempio di questo verbo così accompagnato. Legg 11, 12 : « E di ciò che t’intervenisse, abbine pacienzia, e di tutto ti confida con Domeneddio ».

Fu pure usato questo verbo colla particola sopra. Volgarizzamento della Bibbia, Isaia, cap. x, ver. 20: « E serà in quel dì che non aggiugnerà rimanente d’Israel, e quelli che saranno fuggiti della casa di Jacob a confidarsi sopra colui il quale li percote; ma si confiderà sopra lo Signore Santo d’Israel nella verità ». E ivi, cap. xxxvi, ver. 5, si legge Aver fidanza con la particella stessa. « Sopra cui hai fidanza, però che tu ti partisti da me »?

Confortarsi, neutro passivo, Animarsi, Incoraggiarsi. Non pare notato in questo senso. Legg. 33: « Ti conforta, che tu perseveri la vita che hai fatta insino a qui  ».

Altri esempj. Volgarizzamento della Bibbia, I de’ Re, cap. iv, ver. 9: « Confortatevi acciò che voi non serviate agli Ebrei ». Ivi, III, cap. ii, ver. 1,2: « E appressaronsi gli dì, che Davit dovea morire, e comandò al suo figliuolo Salomone, dicendo: Ecco ch’io voe per la via, per la quale va ogni carne; confortati, e sie forte uomo ». E I de’ Maccabei, cap. II, ver. 64: « Voi adunque, figliuoli miei, confortatevi e valentemente adoperate nella legge ».

Conforto, sustantivo maschile, figuratamente, per Consistenza, Stabilità, Avvaloramento, Sostegno: nel qual senso non è notato. Legg. 30, 31: « Tu se’ stato mio figliuolo e ajutatore a sollicitare lo mio bisogno, e se’ conforto della mia allegrezza ».

Pare che Dante usasse anch’egli la voce Conforto in questo significato, quando disse, Infer. 11, 18: « Andovvi poi lo vas d’elezione, Per recarne conforto a quella fede, Ch’è principio alla via di salvazione »; sponendo il Boccaccio, Contento, I, 107: Ben dice la fede cattolica esser principio alla via di salvazione, alla quale, ancora debole e fredda nelle menti di molti già cristiani divenuti, s. Paolo con la dottrina appresa nel celeste regno recò molto conforto.

Dalla parte , lo stesso che Per parte, A nome. Il Vocabolario in questo significato ha solamente Da parte. Legg. 25: « Io rapporto questa carta dalla parte dell’antico Tobia ».

Altri esempj. Volgarizzamento della Bibbia, Levitico, cap. viii, ver. 36: « Fecero Aaron e li figliuoli ogne cosa che Moise gli disse dalla parte di Dio ». E nella ii delle Novelle antiche, facc. 7: « Donatele allo ’mperadore, e diteli dalla parte mia, che vi dica quale è la migliore cosa del mondo ».

Dare del suo, Far parte delle proprie cose. È senza esempio nel Vocabolario. Legg. 3: « Tobia .... sempre andava cercando de’ poveri bisognosi, e dava loro del suo di quello che faceva loro bisogno ». Usò questo modo anche Dino Compagni, lib. iii, facc. 56: « Ognuno, chi per paura, chi per minacce gli dava del suo ».

Locuzione simile si legge nella Bibbia volgarizzata, Ecclesiaste, cap. xi, ver. 2: « Dà sette volte del tuo, danne otto ». E nel volgarizzamento d’Albertano, tratt. I, cap. vi , facc. 17: « Di tal larghezza usare dovemo, che diamo del nostro, e non dell’altrui ».

Dare il decimo, cioè la decima parte de frutti della terra e dell’altre, cose prescritte da Dio nell’antica legge. Non è nel Vocabolario. Legg. 1: « E di tutte le sue cose dava primamente il decimo a Domeneddio, secondo che comandava quella legge ».

Si disse pure in questo senso Dare le decime, Offerir le decime, Recar le decime. Storia di Tobia, stampa di Livorno, facc. 4: « Il terzio anno ebbe dato a’ poveri e a’ forestieri tutte le sue decime ». E facc. stessa: « Solo questi fuggiva le compagnie di tutti, e andava in Gerusalem al tempio del Signore Iddio, e ivi orava il Signore Iddio Israel, offerendo fedelmente a lui tutte le sue cose primaje e le sue decime ». Bibbia volgarizzata, I de’ Maccabei, cap iii , ver. 49: « Trassono fuori gli ornamenti sacerdotali e recarono le primizie e le decime ». Ho notato queste locuzioni per consiglio del chiariss. signor Professore Ottavio Morali.

Dare per moglie, e Dare assolutamente, parlando di fanciulle, vagliono lo stesso. Così nel Vocabolario, dove mancano esempj di scrittori del trecento. Legg. 21: « Io ti consiglierei che tu dessi questa tua fanciulla a questo mio compagno ». E appresso: « Ruginello fece tutto ciò che gli disse questo Azaria, e diede la figliuola a Tobiuolo ». E 26 : « Ruginello gli ha data la figliuola per moglie ».

Usò questo modo anche il Boccaccio nel Comento sopra Dante, I, 213: « Al quale poi Priamo re di Troja, splendidissimo signore, diede Creusa sua figliuola per moglie ».

Darsi pace, neutro passivo, Quietarsi, spiega il Vocabolario, adducendo un solo esempio d’autore del trecento. Legg. 5: « E Tobia udendo ciòe, si dava pace ».

All’articolo Pace, §. xii, ne sono altri esempj nel Vocabolario, e si possono aggiunger questi del Cavalca; Esposizione del Simbolo degli Apostoli, I, cap. xl, facc. 343: « D’ogni cosa ci diamo pace, considerando che non senza gran cagione Dio percuote la sua fattura ». Specchio di Croce, cap. xlviii, facc. 238: « Ma per questa non solamente l’uomo si dà pace, anzi si rallegra, e sente nuova letizia in essere tribolato ».

Di bene in meglio, posto avverbialmente, esprime il passaggio di una in maggior prosperità. Così spiega il Vocabolario; ma non cita esempio di prosa. Legg. 34: « E si fu ristorato di bene in meglio ».

Dio ti salvi, Dio vi salvi , modo di salutare altrui, spiega il Vocabolario al §. vi della voce Salvare, non citando che un esempio del Firenzuola. Legg. 29: « Tobiuolo s’inginocchiò a’ piedi suoi e disse: padre mio, Iddio ti salvi ».

Ne sono esempj in altri antichi. Bibbia volgarizzata, II de’ Re, cap. xvi, ver. 16: « E venuto Cusi (Cusai) Arachito amico di David ad Assalon, disse: Idio ti salvi, re, Dio ti salvi, re ». Ivi, xx, 9: « E Joab disse: Amasa fratello mio, Dio ti salvi »; Novelle antiche, lxi, facc. 832 « Giunsero, e dissero: Dio ti salvi, uomo di grande Sapienzia ». Cronichette antiche, facc. 104: « Queste genti teneano i corbi, e’ pappagalli in mano, e questi uccelli diceano: salviti Iddio, Cesere Angusto ».

Dire col cuore , lo stesso che Discorrer tra sè, dentro di sè. Non è nel Vocabolario. Legg. 21: « Ma Ruginello dice bene col cuore! Questi va cercando la morte ».

Dir nel suo animo, significa lo stesso. Bibbia Volgarizzata, Giudici, cap. xvi, ver. 20: « E disse Dalila a Sansone: Sansone, i Filistei ti sono addosso: il quale, levandosi suso dal sonno, disse nell’animo suo: io uscirò fuori come ho fatto l’altre volte ». Ecclesiaste, ii, 1: « Io dissi nell’animo: anderòe, ed abonderòe in diletti, e darommi a morbidezze ». E i de’ Maccabei, vi, 10: « El sonno s’ è partito dagli occhi miei, e sono caduto e venuto meno nel mio cuore per la sollecitudine; e dissi nel mio animo: in quanta tribulazione sono io scorso »! Novelle antiche, xx, facc. 34: « Un povero cavaliere avvisò un giorno un coperchio d’uno nappo d’ariento; e disse nell’animo suo: se io posso nascondere quello, la masnada mia ne potrà stare molti giorni ».

Dire rimproverii, Dir parole di biasimo, Dire ingiurie, villanie, oltraggi. Legg. 7: « E di questo rimbrottava lui villanamente, e dissegli assai rimproverii ».

Simile è Dir rimproveri, modo anch’esso non notato nel Vocabolario, quantunque alla voce Rimprovero ne sia esempio. Vedasi la nota nella Leggenda.

Durar fatica, colla particola In, Sostenere, sofferire affanno, pena. Alla voce Fatica, §. v, è notato, ma in altro senso, questo modo di dire. Legg. 10: « Pensa la fatica che ella hane durata in te ».

Il Boccaccio l’usò con questa particola nel Comento, II, 45: « Noi veggiamo spesse volte adivenire, che alcuno per eredità diverrà abbondante, senza avere in ciò alcuna fatica durata ».

Ecco, avverbio, che talora semplicemente dimostra che che sia, senza che sopravvenga. Così il Vocabolario, riportando un solo esempio, e di poeta. Legg: 17: « Andarono a Tobia. E Tobiuolo disse: padre mio, ecco qui uno che è delle parti di Cabello » E 29: « Tobiuolo s’inginocchiò a’ piedi suoi, e disse: padre mio, Iddio ti salvi; ecco lo tuo figliuolo e la tua figliuola, la quale è mia sposa ».

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, Giudici, cap. xiv, ver. 8: « Andò fuori della strada per vedere il corpo morto del lione, ed ecco che era nella bocca del leone uno sciame d’api e dentro il mele ». E nel IV de’ Re, i, 14: « Ecco che il fuoco di Dio è disceso da Cielo, e ha divorato i due principi primi di cinquanta, e’ cinquanta i quali erano con esso loro ».

Essere, riferito ad epoca, per Vivere; il qual senso non è notato. Legg., nel titolo: « Comincia la Leggenda di Tobia e di Tobiolo suo figliuolo, i quali furono a tempo del vecchio Testamento ». Appresso: « Qui si legge d’uno buono e santo uomo il quale fu nel vecchio Testamento ».

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, IV de’ Re, cap. xvii, ver. 1, 2; « Regnò Osee figliuolo di Ela in Samaria sopra Israel nove anni. E fece male nel cospetto di Dio, ma non come i re d’Israel i quali erano stati dinnanzi a lui ». II de’ Paralipomeni, cap. i, ver. 12: « Le ricchezze e la sustanzia, e la gloria io te le daròe, sì che niuno de’ re che sono vissuti dinnanzi a te e che saranno dopo te, non sia simile a te ».

Boccaccio, Comento sopra Dante, I, 250 : « Egli (Lino) fu maestro di Ercole: e fu a’ tempi di Bacco, ... regnante Pandione in Atene, e Stenelo appo gli Argivi, e perseverò insino al tempo che Atreo e Tieste regnarono in Micena ». Ivi, 256: « Alcuno scrive, lui (Tolommeo) essere stato nel torno di cxxix anni dopo la Incarnazione di Nostro Signore, cioè a’ tempi di Adriano imperadore ».

Essere, in significato di Arrivare, Giungere. Legg. 25: « E l’agnolo Azaria si fue per sua virtute incontenente a Cabello ».

Altri esempj. Novelle antiche, ii, facc. 7: « Furo allo ’mperadore dove erano mandati per lo loro signore ». Dino Compagni, lib. ii, facc. 50: « La parte Nera passò l’alpe; ville e castella arsono, e furono nel Santerno nell’orto degli Ubaldini, e arsollo ». Introduzione alle Virtù, facc. 23: « Movemmo e cavalcammo tanto, che fummo a un prato, là ove avea una bellissima fonte ».

E per metafora si disse di cosa non animata in questo significato stesso. Bibbia volgarizzata, I de’ Maccabei, cap. xiv, ver. 16: « In questo tempo intesono i Romani che Jonata era morto, e della sua morte fue la fama infino agli Sparziati ». Novelle antiche, lxxxii, facc. 117: « Il grido fu per la corte ». Il Boccaccio, Comento sopra Dante, II, 144: « La qual novella come fu in Firenze, sentendo i Guelfi che i Ghibellini con le masnade del re Manfredi ne venivano verso Firenze, . . . se ne uscirono ».

Il Vocabolario nota Esser a uno, o da uno, nel significato d’Andare a quello ecc., ma cita un solo esempio.

Essere, per Provenire, Esser nativo, originario, non è registrato. Legg. i: « Ebbe nome Tobia, e fu della schiatta di Jacob ». E 16: « Io sono d’una città che si chiama Emedia ». E 17: « Ecco qui uno che è delle parti di Cabalo ».

Anche il Boccaccio usò Essere in questo senso. Comentò sopra Dante, I, 229: « Aristotile fu di Maccedonia ». E 239: «Diogene, cui figliuol fosse, o di qual città, non mi ricorda aver letto ».

Essere a lungi, Distare, Essere lontano, discosto. Non è registrato. Legg. 13: « Io non so lo paese là dov’egli dimora, ed è tanto a lungi, ch’io non so com’io vi potessi andare ».

Esser bisogno, Bisognare, Occorrere, Far mestiere, Esser uopo. Manca nel Vocabolario. Legg. 31: « Cotesto che tu hai detto, non è a me bisogno nè mestieri ». Vedi le Giunte Veronesi.

Esser di bisogno importa lo stesso, e non è notato. Boccaccio, Comento sopra Dante, 1, 154 « Il savio re pone il suo real solio in quella parte del suo regno, nella qual conosce esser di maggior bisogno la sua presenza ». E 353: « Se stati fosser contenti a quello che loro era di bisogno, non avrebbono portata invidia a’ più ricchi di loro ». Il medesimo usò pure Essere per bisogno; altra locuzione che non si trova nei Vocabolario. Comento, II, 41: « Entrato ... il veleno pestifero del volere ciascun più che per bisogno non gli era, nelle menti degli uomini, si cominciarono i campi a partir con le fosse ».

Esser debito, per Esser debitore, Esser obbligato: non è notato nel Vocabolario, benchè all’articolo Debito, §. 1 , ne sia esempio. Legg. 50: « Io ti terrò mia reda come mio figliuolo: e di ciò sono io bene debito ».

Esser figliuolo, parlando di chi non è tale, importa Esser amorevole come figliuolo. Operare con filiale amore. Locuzione non registrata. Legg. 30: « Se’ stato mio figliuolo e ajutatore a sollicitare lo mio bisogno ».

Esser in età, Trovarsi, venir in età, in tempo. Manca nel Vocabolario. Legg. 2: « Dice che quando fue in età di potere intendere, ed egli lo cominciò ad amaestrare sì com’egli si guardasse dal peccato ». Esempio simile si legge nella Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, facc. 9: « E quando lo fanciullo fu in età ch’elli poteva istare senza latte, sì lo mise in quello palazzo ».

Esser mestiere , Bisognare, Far bisogno, Esser uopo: non è registrato. Legg. 8; « In me è vie maggiore mestiere di morire, che di vivere ».

N’ha un esempio il Vocabolario al §. II della voce Mestiere, e ivi ne hanno pure le Giunte.

Esser sicuro Da alcuna cosa, vale talora Esserne immune, Non averne a temere. Legg. 24: « E lo fumo caccerà via quelle sette dimonia che v’abitano, i quali hanno morti quelli sette mariti; e così tu sarai da loro sicuro ».

È locuzione pur questa che non è notata nel Vocabolario, e all’Addiettivo Sicuro ne è esempio di Dante; e nel Comento del Boccaccio sopra quel poeta, II, 205, si legge: « La Chiesa è abitazion di Dio, e chiunque è in quella, dee così essere da ogni secolare violenza sicuro, o ancora legge, o podestà, come se nel grembo di Dio fosse ».

Esser uomo di misericordia, Esser misericordioso, o Aver misericordia. Legg. 3: « Tobia era uomo di misericordia, e sempre andava cercando de’ poveri bisognosi ».

Un simile esempio è nel Volgarizzamento del Messale, lezione v, per più Martiri che non hanno proprio: « Costoro sono uomini di misericordia ». È modo anche questo non notato.

Essere, col Di vale Aver la tal qualità: così le Giunte Veronesi; ma tale spiegazione potrebbe a taluno forse parere men che precisa; perciocchè il verbo Essere così costruito segna talora la patria ; come in quel luogo del Decamer., gior. III, nov. 7: « Madonna, io son di Costantinopoli, e giungo testè qui ».

Fallire a Dio, Mancare a Dio, Non adempire con Dio quanto si dee. Non è nel Vocabolario. Legg. 7,8: « Io so bene ch’io t’ ho fallito, e disubbidito a’ tuoi comandamenti ».

Fanciulla, per Figliuola, secondo le Giunte Veronesi. Legg. 21: « Io ti consiglierei che tu dessi questa tua fanciulla a questo mio compagno.... E Ruginello fece tutto ciò che gli disse questo Azaria, e diede la figliuola a Tobiuolo ».

Pare, che la voce Fanciulla stia per Figliuola anche in questo luogo della Vita di Tobia impressa in Verona, facc. 18: « E prendendo la mano diritta della fanciulla (della sua fanciulla), legge la Bibbia. volgarizzata, sì la porse alla mano diritta di Tobiuzzo ». Il sacro testo, cap. vii, ver. 151 dice: Et apprehendens dexteram filiae suae dextra Tobia tradidit.

Fare, trattandosi di tempo, esprime quantità passata; ed usasi allo stesso modo che i verbi Essere o Avere quando sono adoperati in questo medesimo significato. Molto tempo fa; è già o pure ha già molto tempo, vaglion la stessa cosa. Legg. 18: Presta’gli, già fa più tempo, diece piastre d’argento ». E di sopra, facc 10, era stato detto: « Ebbe, già è lungo tempo, da me diece piastre d’ariento ».

Fare allegrezza, Rallegrarsi, Dar dimostrazioni d’allegrezza. È notato con un solo esempio di prosa. Legg. 27: « Fecero grande festa ed allegrezza insieme ». Ivi 28: « E ’l catellino faceva grande allegrezza all’antico Tobia ».

Il Cavalca nello Specchio di Croce cap. xxvi, facc. 118, disse egli pure: « Dobbiamo fare grande allegrezza, considerando che Cristo per lo merito e per la virtù della sua passione ha per noi ripresa la terra di vita eterna ».

Fare bene, Operare con giustizia, con saviezza, con perfezione: così il Vocabolario, adducendo solamente esempj di poesia. Legg. 4:  Con tutto che Tobia avesse sempre fatto bene, non si adirò mai con Domeneddio ».

Altri esempj. Volgarizzamento del Messale, nella lezione che dicesi il dì di s. Giovanni evangelista, cap. xv, ver. 1 dell’Ecclesiastico: « Colui che teme Dio, farà bene: e colui che è continente della justizia, sì la piglierà; et ella gli si farà incontro quasi come madre onorificata. Cavalca , Specchio di Croce, cap. xviii, ,pag. 86: «La vita de’ santi è far bene, e patire male ».

Ecco uno de’ molti passi di questo Volgarizzamento che da’ Compilatori del Vocabolario si cita col titolo « Annotazioni a’ Vangeli ». Vedi alla voce Onorificato.

Fare bisogno, abbisognare. È con un solo esempio di prosa, e di scrittore non antico. Legg. 3: « Dava loro del suo di quello che faceva loro bisogno ».

Altri esempj. Boccaccio nel Comento, II, 118: « Non essendo tanto pienamente informato, quanto bisogno fa a ciascuno che intera contrizione vuole avere, e per conseguente pervenire ben disposto alla confessione, s’ingegna di doverlo far cadere nella ostinazione ». Lo stesso Boccaccio in questo senso disse pure Far per bisogno. Ivi, II, 107: « Perciocchè della favola non s’avrebbe quello che per bisogno fa, se il senso allegorico non si ponesse, verrò a quello »: locuzione che pur manca nel Vocabolario. - Introduzione alle Virtù, facc. 20: « E però fa bisogno a coloro che vi vanno, che sian forniti di fedeli amici ».

Ne recano esempj anche le Giunte Veronesi.

Fare erede in tutto qualcuno per costituirlo, dichiararlo erede universale, non è nel Vocabolario. Legg. 21: «E diede la figliuola a Tobiuolo, faccendolo in tutto suo erede».

Fare grazia, Beneficare, Dar del bene. In questo senso manca nel Vocabolario» Legg. 10: « Priegoti, figliuol mio, che tue non ti sgomenti, perchè noi siamo impoveriti; che Domeneddio ti faràe ancora assai grazia, se tu viverai nel suo servigio ».

Fare l’albergaria, in significato d’andare ad albergare, ad alloggiare, non è nel Vocabolario. Legg. 19: « La prima giornata fecero l’albergaria ad uno albergo che era longo a uno fiume che si chiamava Tigris ».

Fare misericordie, per Esercitare opere di misericordia, non è registrato. Legg. 3: « Soppellia i morti, che erano poveri, e maritava fanciulle povere, e faceva assai misericordie ».

N’ha esempio anche il Cavalca nella Esposizione del Simbolo degli Apostoli, lib. II, cap. IX, facc. 76: « Dobbiamo, come veri figliuoli di Dio, far alli nostri fratelli e prossimi quelle misericordie, e in quelli modi, che Dio fa a noi ».

Fare un presente, o Fare de’ presenti, Presentare, Donare. Mancano a questo articolo esempj di prosa nel Vocabolario. Legg. 27 : « E feceli ricchi presenti a lui e alla moglie ».

Altri esempj. Boccaccio, Comento sopra Dante, II, 202: « Io intendo di fargli un bello ed un grande presente ». Cronichette antiche, facc. 60: « Marco Curio era un vertudioso uomo di Roma, a cui i Sanniti feciono un ricco presente d’oro e d’argento ».

Fare rimproverio, e rimproverii: Rimproverare, rinfacciare: non è notato. Legg. 5: « Gli parenti e gli amici di Tobia sì gli facevano assai rimproverii ».

Fare un parentado, o il parentado, Trattare e conchiudere un matrimonio, spiega il Vocabolario, e adduce un esempio solo d’autore del buon secolo. Legg, 26: « Grande cortesia serebbe di te, che ... tu gli ti facessi incontro per amore del grande parentado che egli hane fatto ».

Fare viaggio, Viaggiare. È senza esempio di prosatore del trecento. Legg. 27: « Anch’io hone a tornare a fare altro mio viaggio».

Se ne trova esempio anche nella Bibbia volgarizzata, Giudici, cap. xix, ver. 14:, « E passarono Gebus, e faceano il viaggio loro, e tramontò loro il sole allato a Gabaa la quale è nella schiatta di Bengiamin ».

Fare vita, Vivere. Nel Vocabolario a questo articolo è un solo passo, e di poeta. Legg. 35 : « E però ti conforta che tu perseveri la vita, che hai fatta infino a qui ».

Altro esempio. Cronichette antiche, facc. 60: « Vedete la vita mia, e potete conoscere, ch’io non fo vita, che mi bisogni oro, o argento, o schiavi ».

Fare vita buona, o la vita buona, Vivere bene, Menar mia di buoni costumi: Legg. 8: « Onde io ti priego che tu faccia la vita tua buona ».

Al §. xxi della voce Vita si registra nel Vocabolario un modo simile a questo, ma senza esempio.

Gittare il suo, Mandar male, dissipare la propria roba, l’avere. Non trovasi nel Vocabolario. Legg. 5: « Or togli, Tobia, la speranza tua: ed hai ispeso e gittato sempre il tuo a’ poveri ». Il Boccaccio nel Comento sopra Dante, II, 50, n’ha esempio, « La povertà è ottima medica a cotale malattia, ed in essa si perviene assai agevolmente da chi gitta e scialacqua senza modo e senza misura il suo ».

Gittarsi a’ piedi d’alcuno, Inginocchiarsi dinanzi a lui, Metterglisi a piedi. Legg. 33. 54: « Tobia udendo questo che egli era Agnolo di Dio, sì gli si volse gittare a’ piedi. Questo modo non è notato.

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, Esther, cap. viii, ver. 3: « La regina, perciò che voleva più grazia, gittossi ai piedi del re, e piangendo, lui pregava dolcemente, che la malizia e le cose pessime e le cogitazioni che Aman avea nella vita sua ordinate contra i Giudei, dovessero essere casse e vane ». Cavalca, Specchio di Croce, cap. xii, facc. 54: « Con gran pianto (la Maddalena!) si gettò a i piedi di Cristo, riputandosi indegna di stargli dinnanzi ».

Gittarsi in orazione, Mettersi in orazione, o Inginocchiarsi ad orare, secondo che spiegano le Giunte Veronesi. Legg. 7: « E poi si gittò in oratione ». Non è notato.

Mettersi in orazione si legge nella Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, facc. 138: « E cotali grazie faccendo al nostro Signore, l’ora del vespro fu venuta: e misersi in orazione ». È locuzione anche questa non registrata.

Giudicare, per Sentenziare, Castigare, Punire, non è registrato. Legg. 8: « Tu vedi ch’io sono vissuto in questo mondo grande tempo, e ora sono da Dio così giudicato ». E facc. 18: « Tu vedi che Iddio m’ hae giudicato ».

Usollo in questo senso anche il Cavalca nello Specchio di Croce, cap. xx, pag. 93: « E pogniamo che l’uomo non abbia commessa la colpa della quale è punito, può pensare che Dio l’abbia giudicato per gli altri suoi peccati».

Esempj di grande evidenza se ne trovano nella Bibbia volgarizzata; Esther, cap. xvi, ver. 24: « Di coltello e di fuoco siano puniti e giudicati ». Giobbe, cap. xxxvi, ver. 29, 30, 31: « Se vorrà stendere i nuvoli, come suo tetto, e folgorare collo lume suo di sopra, coprirà l’estremità del mare; per queste cose giudica li popoli, e dà l’esca a tutti i mortali». Ezechiele, cap. xxxviii, ver. 21,22: « Lo coltello di ciascuno si dirizzerà nel suo fratello, et allora il giudicherò di pestilenzia, e di sangue, e di forte vento acquajo,e di grandi pietre».

Nel volgarizzamento de’ Morali di s. Gregorio, vol. II, facc. 56, dichiarasi la forza della voce Giudicare colle seguenti parole: « In due modi Iddio giudica l’uomo: chè ovvero per le pene di questa vita egli gli comincia già a dare parte de’ tormenti che deono seguire: ovvero che co’ flagelli presenti egli spegne i tormenti eterni ».

Le Giunte di Verona ne hanno esempj esse pure.

Grande tempo, è lo stesso che Per lungo tempo, Per grande spazio di tempo: così il Vocabolario all’articolo Tempo, §. 1, allegando esempio di poesia. Legg. 8: « Io sono vissuto in questo mondo grande tempo ».

Infino a qui, Infino ad ora, Infino a questo punto. È con un solo esempio. Legg. 33: « Ti conforta che tu perseveri la vita che hai fatta infino a qui ». Un altro esempio è nelle Giunte.

Infinochè, Finchè, Infinchè, e si usa (nota il Vocabolario) non pure col coniuntivo, ma coll’indicativo ancora: e segue un solo esempio. Legg. 1: « Tobia, infino ch’egli era fanciullo, fu uomo perfetto e buono ».

 In questo esempio vale in fin dal tempo in cui; infino da quando. È usato in un modo alquanto singolare.

Inviarsi per lo cammino, lo stesso che Mettersi per lo cammino, o in cammino. Manca nel Vocabolario. Legg. 19. « Allora tolsero la carta, e inviaronsi per lo cammino ».

Mettersi per lo cammino si trova usato nelle Novelle antiche, iv, facc. 14: « Lo cavaliere si partì dal giullare, e misesi per lo cammino a ritornare in sua terra ». E Mettersi in cammino si legge nel I de’ Maccabei, cap. iii, ver. 40: « E così si misono in cammino con tutta la loro potenzia, e capitarono nella cittade di Amaum (Emmaum) nella pianura ». Locuzioni anche queste non rigistrate.

Lauldare,  voce antica, Lodare, Legg. 4: « Anzi stette sempre fermo lauldando Iddio, e reputando che gli avvenisse per gli suoi peccati, e sempre lauldava Iddio ».

Di questa voce non registrata si trova esempio anche nella vita di Tobia della stampa di Verona, facc. 25: « O figliuoli, confessatevi a Dio, e dinanzi dalle genti lauldate lui ».

Lungo, per Lontano, spiega il Vocabolario, adducendo un solo esempio. Legg. 15: « Parea bene di lungi paesi ». Vedi a questo articolo le Giunte Veronesi.

Mandare, Lasciar cadere, Lasciar andare, significazione che non pare notata. Legg. 3,4: « Gittossi in sullo letto per riposarsi; e riposandosi teneva gli occhi aperti, ed una rondina che avea il nido sopra il letto, si mandò del suo sterco negli suoi occhi, laonde Tobia acciecò».

Mangiare il suo pane col povero (frase della sacra Scrittura) Dividere il proprio pane col povero, o sia Fargliene parte. Non trovasi nel Vocabolario. Legg. 11: « Sopra tutto io ti priego che lo tuo pane lo mangi co’ poveri affamati ».

Meravigliarsi, neutro passivo, lo stesso che Maravigliarsi, Prendersi, darsi maraviglia. Legg. 27: « Il padre e la madre si meravigliavano in tra loro ». E 28: « E quando il padre e la madre sentirono all’uscio loro tanta gente, ... allora si meravigliarono molto ». Si trova questo verbo usato come neutro anche nelle Dicerie del Ceffi, ora pubblicate in Torino dall’egregio Signor Luigi Biondi, facc. 48: Non è da meravigliare se la loro grande potenza è tornata a niente ». Il Vocabolario non registra così scritto questo verbo, il che fassi nelle Giunte di Verona.

Darsi meraviglia, benchè non si legga nel Vocabolario, pure non è senza esempj. Introduzione alle Virtù, facc. 7: « E dommene gran maraviglia, perchè essendo in qua dietro in buono stato, poco meno che in una trista ora la vita mia non termino ». E 23: « Io dissi: non te ne dare maraviglia perch’ io te n’ abbia domandato ».

Nome, in significato d’Onore, Gloria, Reverenza, Ossequio, Considerazione, manca nel Vocabolario.  Legg. 8, 9: « Io ti priego che tu faccia la vita tua buona, e tutta la spendi in Dio piacere , sicchè sia sempre nel suo nome ». E 22: « Azaria disse: tu lo farai al nome di Dio, e fia bene volontà di Dio, e del padre tuo ».

Altri esempj. Messale volgarizzato, epistola di s. Paolo a Colossensi, cap. iii, ver. 17, la quale dicesi la v Domenica dopo l’Epifania: « Tutte le cose che voi fate in parole et in fatti, ogni cosa fate nel nome del nostro Signore e Salvatore Jesu Cristo». Ivi, epistola dello stesso Apostolo a’ Romani, cap. 1, ver. 5, la quale si dice nella vigilia della Natività di Gesù Cristo: « Per lo quale (Gesù Cristo) noi ricevemmo grazia, et apostolato ad obedire alla fede in tutte le gente per lo suo nome ».

Non sapere una cosa, Non averne cognizione, o Ignorare dov’essa sia. Legg. 13: « io non so lo paese là dov’egli dimora».

È maniera di dire notata anche nelle Giunte Veronesi, della quale è un esempio affatto simile nel Messale volgarizzato, lezione di Daniele Profeta, cap. xiv, ver. 34, la quale dicesi il martedì dopo la v Domenica di quaresima. « Disse Habacuc a l’Angiolo: io non so Babilonia, io non la viddi mai, e anche io non so il lago».

Non veder lume, Mancare del senso della vista. Legg. 4: « Tobia acciecò, e non vedea lume ». E 18: « Iddio m’hae giudicato, e non veggio lume ».

Il Vocabolario nota questo modo, ma in senso figurato. Esempio simile si legge nel Messale volgarizzato, lezione degli Atti degli Apostoli, cap. ix, ver. 9, la quale si dice il dì della Conversione di s. Paolo. « Quivi stette tre dì che non vidde lume, e non mangiò, nè bebbe ».

Pensare, per Considerare, col quarto caso non ha esempio di prosa nel Vocabolario. Legg. 10: « Pensa la fatica, ch’ella hane durata in te ».

Vedi nelle Giunte di Verona un passo al tutto simile.

Per mano, lo stesso che Per consiglio, « A persuasione, spiega il Vocabolario al §. cxxxviii della voce Mano, senza addurre esempio di prosatore antico. Legg. 29 « Figliuolo mio, hai tu dunque tolta moglie? ora piaccia a Dio ciò che tu hai fatto, e sia la sua volontà. E per cui mano l’hai fatto? Ed egli disse: Padre mio, questo mio compagno me l’ha fatto fare ».

Potrebbe qui Per mano anche valere Per mezzo, come nota il Vocabolario nel §. che sta innanzi a quello notato di sopra , e ripete al §. lxxxii. della voce Per; adducendo e nell’uno e nell’altro luogo un solo esempio d’autore antico. Eccone di trecentisti. Bibbia volgarizzata, Esodo, cap. xxxv, ver. 29: « Tutti li uomini e le femine con devota mente offersono gli doni, acciò che si facessero gli lavorii, che avea comandato lo Signore per mano di Moise ». Ivi, cap. xxxviii, ver. 21: « Questi sono li stromenti del tabernacolo della testimonianza, li quali sono annumerati secondo il comandamento di Moise nelle cerimonie de’ Leviti per mano d’Ithamar figliuolo di Aaron sacerdote, » Giudici, cap. vi, ver. 36: « E disse Gedeone a Dio Signore: Priegoti, che tu mi dichi, se tu farai salvo e libero il popolo d’Israel per mia mano, sì come tu dicesti ».

Perseverare la vita, Continuare il vivere, il modo, la qualità del vivere. Non è nel Vocabolario. Legg. 33: « Ti conforta che tu perseveri la vita che hai fatta infino a qui ».

Piastra d’argento, per Talento, o Somma, quantità di tal metallo. Legg. 10: « Anche voglio che tu sappia, che uno che ha nome Cabello, il quale dimora nella città di Media, ebbe, già è lungo tempo, da me diece piastre d’ariento ». E 18: « Egli ene di mia schiatta, e presta’gli, già fa più tempo, diece piastre d’argento ». E 25: « Priega che tu gli mandi diece piastre d’ariento, e di quello medesimo peso, il quale egli ti prestò ». Il sacro testo della Vulgata ha: decem talenta argenti, così nel cap. i, ver. 16, come nel iv, ver. 21. E nel primo, ver. 17, si legge, dedit illi memoratum pondus argenti; e nell’altro, ver. 11 : et recipias ab eo memoratum pondus argenti.

In niuno de’ due significati è notata questa voce.

Porre nome, Chiamare per nome, Nominare, o come al §. lxi della voce Porre, spiega il Vocabolario, Imporre la denominazione, dove si cita un solo esempio di scrittore del trecento. Legg. 2: « Di lei ebbe uno figliuolo al quale puose ancora nome Tobia ».

Altri esempj. Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, pag. 8: « Lo re Avenerio fu molto allegro della nativitade del suo figliuolo, e puoseli nome Giosafatte ». Cavalca, Specchio di Croce, cap. xxix, facc. 133 : « Porra’gli nome Gesù: perocchè farà salvo il popolo suo da’ loro peccati ».

Porsi a casa di alcuno, neutro passivo, Andare a star in casa di alcuno. Manca nel Vocabolario, Legg. 20: « Si puosono a casa d’uno che avea nome Reginello ».

Posarsi, neutro passivo, Istarsi, Fermarsi, Trattenersi. Legg. 25: « Io anderò a Cabello, e domanderogli lo tuo tesoro; ed io sono certo che lo ti manderà, e tu sì ti poserai colla tua compagna ».

Altri esempj. Messale volgarizzato, lezione del lunedì della in Domenica di quaresima, lib. IV de’ Re, cap. v, ver. 9: « Naaman venne al profeta con li cavagli e con le carrette, e posossi dinanzi all’uscio della casa di Eliseo ». Bibbia volgarizzata, I de’ Maccabei, cap. vi, ver. 31: «E vennero per lo paese d’Idumea, e posaronsi a Bethsura, e combatteronla per molti dì ».

Questo verbo con particella ha un solo esempio nel Vocabolario.

Poter essere, vale Esser possibile. Un solo esempio di prosa ha il Vocabolario. Legg. 28: « Oggimai potrebbe essere che lo nostro figliuolo tornerebbe ».

Ne sono esempj anche nelle Novelle antiche, lxviii, facc. 99: « Metteteci consiglio, se essere pò. E nella xcvi, facc. 130 : « Disselo alla fante. Ella rispose: non può essere ».

Rapportare, per Portare semplicemente, o Presentare. Significazione non notata. Legg. 25 : « Io rapporto questa carta dalla parte dell’antico Tobia ».

Questa voce può anche spiegarsi per Rendere, Dare, Consegnare, dicendosi nella Vulgata cap. ix, ver. 6: reddidit ei chirographum suum, e nel Testo greco, edoken, siccome opportunamente mi avverte il dotto sig. Professore Morali.

Rendere gloria e glorie, Glorificare, Dar gloria. Manca nel Vocabolario. Legg. 4,5: « E sempre lauldava Iddio, e sempre rendendo glorie a Domeneddio di ciò ch’egli faceva ».

Altri esempj. Messale volgarizzato, Vangelo secondo s. Giovanni, cap. ix, ver. 24 nel mercoredì della iv Domenica di quaresima: « I Judei chiamorono un’altra volta l’uomo che era stato cieco, e dissono a lui: rende gloria a Dio; imperò che noi sappiamo che questo uomo è peccatore ». Ritengo così scritta questa voce, perchè la trovo sempre così scritta nel testo dell’Arnoldo.

Usò questo modo anche il Cavalca nella Esposizione del Simbolo degli Apostoli, lib. II, cap. 1, pag. 4. «Rendeteli gloria e laude con amore di cuore ».

Rendere guiderdone, che i più antichi dissero guidardone, Guiderdonare, Rimeritare, Ricompensare. Non è notato, Legg. 11: « E chi serve a te, tosto gli rendi guiderdone ».

Se ne trova esempio anche nella Storia di Tobia impressa in Livorno, facc. 38: « Padre mio, che guidardone li renderemo noi »? E nella Storia de’ ss. Barlaam e Giosafatte, pag. 102: « Signore Iddio, in cui io credo, rendi buono guidardone al santo Barlaam.

Render merito, vale Rimeritare, Ricompensare, Dar la ricompensa. Un solo esempio di scrittor del trecento è allegato dal Vocabolario. Legg. 33: « Egli mi mandòe a te, acciò che io fossi messo a solicitare del merito che Iddio t’ha renduto secondo il mondo ».

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, Ruth, cap. ii, ver. 12: « Priego Iddio che ti renda merito secondo l’operazione tua, e sì ne riceva piena mercede e merito da Dio Signore d’Israel ». El de’ Re, cap. xxiv, ver. 20: « Idio ti renda buono merito per questo che oggi hai fatto in me ».

Ritenere, per Accogliere, Ricevere; non l’ha il Vocabolario. Legg. 11: « Azaria disse a Tobiuolo: io voglio che noi alberghiamo qui con questo gentile uomo, e faratti volentieri onore. E così Riginello gli ritenne allegramente ». La Vulgata, cap. vii, ver. 1: Et suscepit eos Raguel cum gaudio: le quali parole nella Storia di Tobia stampata in Livorno sono tradotte così, facc. 24: « Andaro dentro a Raguel, il quale li ricevette con grande allegrezza ». E quasi a uno stesso modo si legge nell’altra di Verona.

Ripartire, Partire, Andar via; manca nel Vocabolario. Legg. 27: « Io vorrei che noi ripartissimo e ritornassimo al padre tuo».

Questo verbo si usa qui semplicemente in forza di andar via di là, nè la particella ri vi fa nulla. Così dicesi indifferentemente anche tornare e ritornare, e questi due verbi significan nè più nè meno lo stesso, e così parimente trovare e ritrovare che s’usano nello stesso senso ambidue.

Rondina, sostantivo femminile; La femmina della Rondine. Legg. 5,4: « Ed una rondina che avea il nido sopra il letto, sì mandò del suo sterco negli suoi occhi». Di questo sustantivo femminile nel minor numero il Vocabolario non ha esempio.

Sgomentarsi, neutro passivo, Sbigottirsi. Il Vocabolario ha solamente un esempio di prosa. Legg. 10: « Priegoti, figliuol mio, che tue non ti sgomenti, perchè noi siamo impoveriti ».

Altri esempj. Cavalca, Esposizione del Simbolo, lib. I, cap. xxviii, facc. 269: « Dico somigliantemente delle tribolazioni, e delli flagelli, e d’ogni altra aversitade, cioè, che non se ne dee l’uomo sgomentare, nè disperare ». Ivi, 262: « Nella tristizia dell’animo si sgomenta, e indebolisce lo spirito ». Ceffi, Dicerie, facc. 17: « Non mi sgomento d’adomandare nella mia avversitade consiglio e conforto a voi, amici miei e parenti ».

Sollicitare per Proccurare, Procacciare, non è notato. Legg. 30: « Se’ stato mio figliuolo e ajutatore a sollicitare lo mio bisogno ».

Solicitare ( che dicesi oggi sollecitare ), in senso neutro, e costruito col secondo caso, per Prendersi cura, Divenir sollecito di che che sia, manca nel Vocabolario. Legg. 32: « Egli mi mandòe a te, acciò che io fossi messo a solicitare del merito che Iddio t’ha renduto secondo il mondo ».

Sopra il proprio capo, Con promessa della propria fede, Sulla propria fede. Non è registrato. Legg. 13: « Tu farai queste cose alla fidanza di Dio, e sopra il capo mio ». Al § xvi della voce Sopra il Vocabolario in questo medesimo significato ha Sopra di sè.

Soprattutto, posto avverbialmente, che anche si scrive sopra tutto, Principalmente, Totalmente, In tutto e per tutto: il Vocabolario; ma con un solo esempio di scrittore del trecento. Legg. 11: « Sopra tutto io ti priego che lo tuo pane lo mangi co’ poveri affamati ».

Spendere del suo, Impiegare il proprio avere. Legg. 3: « E tanto avea ispeso del suo in misericordia ed in cortesia, ch’egli era inpoverito ».

Spendere il suo, Consumare il proprio avere. Legg. 5: « Or togli, Tobia, la speranza tua: ed hai ispeso e gittato sempre il tuo a’ poveri ».

E questa locuzione, e quella di sopra non sono registrate.

Stando un poco, posto avverbialmente, lo stesso che Stante un poco, Poco stante, cioè Poco dopo. Manca nel Vocabolario. Legg. 28: « E stando un poco, e Tobiuolo tornò ».

Ne sono esempj anche nelle Giunte.

Star fermo figuratamente, Esser costante Persistere; con un solo esempio. Legg. 4: « Anzi stette sempre fermo lauldando Iddio ».

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, I de’ Maccabei, cap. II, ver. 16: «Avvenne che veramente molti del populo d’Israel consentendo, se n’andarono a loro; ma Matatia e li suoi figliuoli costantemente istettono fermi ». Ivi, cap. x, ver. 26: « Aviamo inteso e veduto che voi ci avete osservati i patti avuti con noi, e sete stati fermi nella nostra amistade». Anche il Boccaccio nel Comento sopra Dante, II, 2, disse: « Similmente si può vedere, lui essere stato trasgressore, inquanto non istette fermo nella verità, nella quale fu creato ».

Tenere alcuno erede, o reda, come dissero gli antichi, Farlo erede. Non trovasi nel Vocabolario. Legg. 30: « Io ti terrò mia reda come mio figliuolo ».

Testamento, per la Legge data da Dio al popolo Ebreo: il qual significato potrebbe forse parere a taluno non indicarsi abbastanza nel Vocabolario. Legg. 1: « Qui si legge d’uno buono e santo uomo il quale fu nel vecchio Testamento ».

Altri esempj. Bibbia volgarizzata, Esodo, cap. xxx, ver. 26: « Ugnerai di quello lo tabernacolo del Testimonio, e l’arca del Testamento, e la mensa colli vaselli suoi ». E I de’ Maccabei, cap. 1, ver. 16; « E partirsi del santo Testamento, e aggiunsonsi alle nazioni, e straniaronsi. » Ivi, cap. 11, ver. 50: « Ponete l’anime vostre per difensione del Testamento de’ padri ».

Togliere , Torre , Tollere alcuna cosa, ironicamente, Prendere, cogliere il frutto di talcosa. Manca nel Vocabolario. Legg. 5: « Or togli, Tobia , la speranza tua: ed hai ispeso e gittata sempre il tuo a’ poveri, e non sai a cui ». E più sotto: « Or come mi pare folle la tua speranza? vieni e tolli le tue offerte e le tue limosine; ora sarebbe mestiere che ne fosse dato a te ».

Venire a compimento, lo stesso che Venire a conclusione, a fine. Legg. 24: « E così venne a compimento questo matrimonio ».

È locuzione anche questa non notata.

Venire al poco, per Impoverire, è con un solo esempio. Legg. 18 : « Prestargli, già fa più tempo, diece piastre d’argento, sicch’io sono Tenuto al poco, e farebbemi grande mestiere di riaverle».

Venire il tempo da ciò, manca nel Vocabolario, vale essere il tempo opportuno a far ciò. Legg. 2 : « E quando venne il tempo da ciò, e Tobia tolse moglie ».

Venire inverso alcuno, Venire alla volta di lui. Legg. 19: Uno pesce venia inverso lui ».

Il Vocabolario ha Venire addosso, addietro, avanti, ma non Venire inverso. Anche Dante, Inferno, iii, 82, disse: « Ed ecco verso noi venir per nave Un vecchio bianco per antico pelo ».

Venire tanta via, Far molto cammino, molto viaggio. Non è notato. Legg. 26: « Grande cortesia serebbe di te, che, poich’egli è venuto tanta via, che tu gli ti facessi incontro »

Sotto alla voce Venire le Giunte di Verona adducono un esempio del tutto simile.

Vita beata, vale il Paradiso, spiega il Vocabolario, allegando un solo esempio di prosa. Legg. 7: « Quello Iddio che ci diede l’avere, quegli ci darà la vita beata ». Più sopra, 6 : « Noi siamo fatti da Dio, e da lui doviamo avere la vita de’ santi beati »; dove pure la Vita de’ santi beati significa il Paradiso.

Fine dell’ Indice.

AVVISO DELL’EDITORE.

Non rincresca al cortese Lettore che io qui in ultimo lo avverta di due cose. L’una si è che le note, segnate nell’indice con una stelletta, sono state aggiunte al medesimo da un mio pregiabilissimo amico. La sua modestia m’ha vietato di nominarlo: ma egli è uno de più insigni letterati che abbia oggi l’Italia, e l’opere di lui mostrano quanto sia grande la sua perizia in nostra lingua. L’altra cosa è che, allegando talora nell’indice il Volgarizzamento stampato della Bibbia, ho preferita, in quanto al Libro de’ Giudici, e al I de’ Maccabei, la lezione del Codice Senese indicato già sopra, parendomi più buona e più corretta dell’altra. Voglia poi il Leggitore discreto, anzi che al Tipografo, il quale ha posta ogni cura, perchè la stampa del presente Libretto riuscisse quanto più si poteva emendata, attribuire i difetti che troverà in essa, alla condizione delle opere umane, le quali ben rare volte succede che sieno perfette.

FINITO DI STAMPARE IL GIORNO VII DI LUGLIO

dell’ anno MDCCCX

Note

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[1] Questo valentuomo, che a un sommo sapere accoppiava una singolar modestia, ed era veramente specchio d’aurei costumi, passò della presente vita, ha pochi giorni, con grave danno della repubblica letteraria, e con dolore di tutti i buoni che il conobbero. In esso la nostra lingua ha perduto un gran sostegno, e uno scrittore quanto corretto e puro, tanto sensato e giudizioso. Niuno fra’ Toscani si adoperò con maggior zelo, nè contribuì più di lui a’ progressi, e allo splendore della lingua.

[2] Si trova anche nella Bibbia volgarizzata, e con lezione assai buona e corretta.

[3] Catalogue raisonné, premier volume, pag. 16,17.

[4] Nella maggior parte de’ libri del Testamento vecchio concorda presso che affatto questo Volgarizzamento a stampa colla lezione del Codice cartaceo in foglio massimo, scritto sulla fine del secolo xiv, e segnato F I 4 , che si conserva nella pubblica libreria di Siena col titolo: ≡ Biblia sacra tradotta in volgare ≡ Alla singolar cortesia del chiariss. Bibliotecario signor Ab. De Angelis vado debitore dell’averne ottenuti di là trascritti diversi capitoli e libri, onde far gli opportuni confronti.

[5] Una parte di questo Volgarizzamento, cioè quella de’ Vangeli, è stata pubblicata, ha già due anni, in Venezia nella Tipografia Picotti per cura del chiariss. signor Emmanuele Cicogna.

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Ultimo aggiornamento: 09 aprile 2011