Pio Rajna

Libro dei Sette Savi

glossario

© ed. 2004

 

*Agumero (me) – IX. 41, mi confondo, mi avviluppo, e propriamente, se non m'inganno, mi aggomitolo, da glomus. Per gl- = g-, cfr. gomitolo stesso; poi cavicchio (claviculus), e nel nostro testo il frequentissimo pui. Fuor di rima avremmo probabilmente agomero.

anperò – XVIII. 14, 15, XXIII. 42, tuttavia.

aora – Più volte è scritto anche ahora: p. es. VIII. 10, X. 27; ben più meritevole di nota adora I. 71, ahore trovo solo in rima, e quindi come forma sospetta: XV. 77, XVII. 13.

apresarse – XV. 27, affrettarsi.

aprovo – nel suo proprio uso locale XV. 88, XVI. 11; aprovo me, col senso, se non erro, di secondo me, a mio giudizio, XVII. 2.

arente – non costrutto con da, XII. 4: arente quel molimento; assoluto XXIII. 37.

asà – XV. 47, assai.

balconada – XXIII. 9, balcone.

* brula (nol cura una) – XV. 5. Il senso della frase è chiarissimo; quanto al valore proprio del vocabolo non disconviene quello che brula ha tuttavia in veneziano, cioè giunco.

* canbra – IV. 21, sdegno, ira? Forse il vocabolo non è altro che camola, tarlo, di cui una forma cambra, naturalissima a ogni modo, mi è provata dal diminutivo cambrin, che si conserva, per es., nei dialetti valtellinesi. Se il traslato sia cosa dell'autore, stretto dalla rima, oppur no, non saprei dire adesso.

chavalo –– XV. 53, punizione ben nota delle vecchie scuole.

* comerchio – XV. 63, XVII. 27. I due passi si oscurano, invece di chiarirsi a vicenda, e la voce rimane sempre da spiegare.

da davero – XVII. 13, daddovero.

damatina – VII. 16, accanto a doman da matina III. 10, XIV. 19. XXIII. 34, e domane XIV. 19. Come si vede, in domattina, che è pur del veneto antico. (V. p. es. il Rainardo e Lesengrino v. 670 ) l'o è dovuto al m che segue, anzichè all'o di domani. Quanto al da, V. Sintassi.

da po – Devo avvertire, a rettificazione, che, se il testo non usa il dopo, adopera peraltro la forma dapoi non meno spesso di da po; p. es., dapoi la so morte XXIII. 44.

desvala – XV. 81, calare, e qui, propriamente, passare, detto di un piatto a tavola, da collegare probabilmente col fatto che, chi siede a mensa in un posto di minor onore, è detto stare di sotu XV. 26.

discopare – XV. 83, uccidere; composto col dis- o des-, così famigliare al veneto antico, e il notissimo copare, tosc. accoppare.

drieto – X. 27, dopo, di tempo.

* egressa – VIII. 14. La voce è qui forse usata fuor di luogo. A ogni modo parrebbe da mettere col prov. e ant. fr. engres e famiglia.

fina – XV. 35, finchè; fin zerti zorni XVII. 22, a capo di alcuni giorni; fin tre die XXI. 15, entro tre giorni.

fine (fare le male) – XIV. 2, trescare. Fina avrebbe qui forse il senso del fin pr., e del finis medievale in genere, cioè, pace, accordo?

folaro – XVII. 9, manifestamente una moneta di poco valore.

* induzia – XVII. 23, indugio.

* inniquitato – XVII. 27, adirato; fuor di rima inniquitoxo.

* iscognosuto – X. 25, che non conosco, stolto.

lavoriero – XIX. 6, lavoro; forma non ignota all'antico toscano.

* magaldo – IX. 18. Il senso par esser furfante; l'etimologia mi è oscura.

maieta – XV. 37. Non so che altro vederci, se non un diminutivo di maglio, ossia marte!lo. Cfr., per il femmin., il lomb. majöla. Il martello sarebbe attribuito a Dio, come simbolo della giustizia punitiva. Ma questa mia è, naturalmente, una mera ipotesi, giustificata solo dal non scorgerne adesso di migliori.

manestra – XV. 26, scodella. Il veneziano moderno ha manestro e il diminutivo manestrin, col significato di ramajolo e ramajolino; ma un riscontro ancor migliore s'ha nel milanese menestrinna, che appunto vale propriamente scodella. Quanto al verbo manestrare, scodellare, è vivo sempre anche nel veneziano.

misiere – oltrechè occorrerci col senso generico di signore, s'ha con quello di suocero XV. 16; e missier significa tuttavia suocero a Venezia. Ma anche in un altro valore speciale incontriamo il vocabolo, cioè con quello di nonno XV. 46, 48; e questo trova un riscontro ancor vivo nel milanese del contado, che possiede messee o missee in questo stesso significato, e non in altro.

mo, * mone –– Ora.

montone – V. 80, mucchio. Voce ben nota

* nèricho – XIX. 2, vocabolo forse alterato per la rima. Non lo posso supporre addirittura inventato.

paisssa– II. 16, caccia, nel significato di preda; paisare ib. 15, inseguire la preda, cacciare. Il sostantivo vive tuttavia nel veneziano, ed è definito dal Boerio: « Termine o gergo de' Cacciatori, e vuol dire Selvatico di qualunque sorta siasi; ma s'intende quello che si presenta per esser cacciato. »

persentire – IX. 20, persentuto XV. 58, nell'uso del testo poco differisce dal semplice sentire. La preposizione in composizione col verbo sarà forse il noto pro, piuttosto che per; cfr. percazar, comunissimo negli antichi testi veneti, e nel nostro stesso percholatia IX. 1 , 4 , procuratia.

* pervaxo – XII. 5, scellerato; da ricondurre a perverso? Pare un po' difficile, se la terminazione non si considera come arbitraria; ma ancor più difficile sembrerebbe di veder qui uno speciale rampollo del ceppo a cui appartiene malvagio.

* pieda – XV. 4. Il senso parrebbe richiedere fanciulla, oppure – ma meno probabilmente – orfana.

piedo – X. 23. Inclinerei a identificare il vocabolo con placitum, attraverso a piaito; l'e avrebbe presso a poco l'origine stessa che in e, ho, da ai. Cfr. lo sp. pieito.

pluxor – occorre anche come maschile, XV, 46.

purasai – XV. 78, XVII. 1, assai. V. Mussafia, Beitrag, 91. La formazione di questa voce complessa si manifesta bene XVI. 3, dove il pur sembra conservare la sua forza primitiva.

ramin – XXIII. 37, brocca di rame.

* redoto – XI. 3, timore.

rendendo – XV. 20, vomitando.

rescovrati (o restovrati ??) – XV. 75, resi. Ma vedi la nota.

* rivolo (a) – VI. 17, subito. Cfr. in questo volo VII. 17, adesso, in un volo XV. 55, XXI. 33, prontamente.

* rivolto – XVI. 1, ritorno.

* rùzere (mi ò a) – V. 7, lagnare. Non è altro che il ven. ruzar, alterato forse per ragion della rima. Quanto al senso, il vocabolo presenta un caso analogo a quello del rugnire, illustrato dal Mussafia nel Beitrag, p. 96. Si deve trattare di una voce designante un grido animalesco, trasportata a diventare anche l'espressione del malcontento umano; giacchè non si può dubitare che tra i vari significati di ruzar, il primitivo non sia il ringhiar de' cani, e da esso non provengano per metafora gli altri, e segnatamente quello di brontolare e borbottare.

salvati ecc. – Agli esempi citati si aggiunga salvava XV. 61, salvato XV. 28, 66, salvando XV. 59. E il significato più solito è riporre.

sangiozando – Avrei dovuto rimandare anche al Beitrag, dove s'ha e s'illustra pregozar, p. 91. Dell'omissione mi avvertì gentilmente il Mussafia stesso.

scolari – XXIII. 3, viene a significar dotti. Cfr. l'inglese scholar.

* screnita – XIV. 13, scherno, per quel che mi pare. Cfr. stramita accanto a stormo.

sguxire – Ancora il Mussafia ebbe la cortesia di rammentarmi lo sgosio del Rainardo e Lesengrino, V. 759. Ed è lo stesso vocabolo l'antiquato nostro ciausire e il francese choisir, pr. causir, chausir.

* solia (neve di) – XIX. l0. Credo di non dover vedere nel vocabolo nulla di più recondito che il soglia, limitare, ven. sogia. La neve caduta sulla soglia, e però sulla pietra, si presenta più bianca, perchè non mescolata col fango.

* solia –beffa, antico italiano soja, ven. sogia, specialmente nella frase dar la sogia.

studiare una pianta – III. 3, curarla, coltivarla diligentemente.

tamixato, -A. IX. 34, 35, stacciato -a. Voce nota.

trafurare – X. 12, rubare.

ultimate – XIV. 49, ultimamente.

vergonza – Si aggiunga vergonzare VIII. 4, ve vergonzate XV. 57.

zafone (can) – XV. 15, forse, cane da guardia. Sarà mai da collegare con zafo, birro?

zapare – IX. 11, 44, calpestare; voce veneziana ancor viva, da collegare evidentemente con zampa. E si veda il Diez, Et. W., II.3 435.

zavariado (seti) – propr. avete delirato, come mi nota il Mussafia. La voce è viva: V. il Boerio.

* zonfo – Che è Sostantivo XVIII. 18, occorre anche come aggettivo VI. 30. E brazo zonfo è un'espressione veneziana, non morta forse ancora del tutto. Il Boerio la trovava nelle parti di S. Nicolò. Nel caso nostro il vocabolo si riferisce sempre al braccio, ma l' uso pare alquanto forzato. Gli è che fu la rima quella che indusse a ricorrere a questa parola.

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Ultimo aggiornamento: 09 aprile 2011