Anonimo

LA LEGGENDA DI GIUDA.

Edizione di riferimento

La leggenda di Vergogna e la Leggenda di Giuda, Gaetano Romagnoli, Bologna 1869 - Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XIX, dispensa XCIX

- Reprints, ed. Forni, Bologna 1968

LEGIENDA DI GIUDA SCARIOTTE

(cod. Riccardiano 1254, car. 78)

Leggesi (in) una storia, avegna che non sia autenticata dalla Chiesa, che fue uno uomo in Gerusalem che avea nome Ruben, il quale per altro nome era chiamato Simeon della schiatta di Giuda, o vero, secondo Geronimo, della schiatta di Isaccar: il quale ebbe una moglie che fu chiamata Ciborea. Sicchè una notte, abbiendosi insieme il debito, [1] dormendo, Ciborea vidde in sogno quello ch'essa dovea partorire con pianti e con sospiri: lo quale sogno ridisse al marito suo in questo modo: E' mi parea ch'io partorissi uno figliuolo molto pieno di retade e malizie, il quale sarebbe cagione di perdimento di tutta quanta la gente nostra. Alla quale disse Ruben: Maladetta cosa di' tu che non è degna di mentovare, e pensomi che tu se' rapita dallo spirito di Fitone [2]. E quella disse: Se io mi sentirò d'avere conceputo e partorito figliuolo, sanza dubbio non è stato spirito fitonico, ma rivelazione certa [3]. Sicchè vegniendo il tempo, quando ella ebbe partorito il figliuolo, li parenti temettero molto, e cominciarono a pensare quello che dovessono fare di lui; e conciò fosse cosa che avessoro in orrore d'ucciderlo, [4] nè nutricare non volendo colui che dovea essere distrugitore della sua generazione, [5] misserlo entro in una navicella coperta, e lasciarola andare per lo mare entro; e l'onde del mare sì l'aprodarono ad una isola che si chiama Scarioth: onde da quella isola è appellato Giuda Scarioth. Sicchè la reina di quella contrada non avendo figliuoli, se n'era andata per solazzo alla riva del mare: e veggendovi la navicella fatta com'una cassetta approdata là per l'onde del mare, sì comandò che fosse aperta, e trovaronvi un fanciullo di bella forma. Sospirando disse: O, s'io fossi sollevata da' solazzi di così fatto figliuolo, [6] acciò ch'io non fossi privata di successore del reame mio! Sicchè fece nutricare il fanciullo segretamente, et infinsesi d'essere gravida. Alla perfine mostrò falsamente d'avere partorito uno figliuolo maschio, et andò questa fama palese per tutto il reame con grande festa. Li baroni s'allegrarono per la ricevuta schiatta, e il popolo si rallegra con grande letizia. Fecelo adunque nutricare secondo la grandezza del reame. Non passòe molto tempo che la reina concepette del re: nel suo tempo parturìo uno figliuolo. Et essendo già cresciuti e' fanciulli alquanto, sì si trastullavano ispessamente insieme: e Giuda faceva molto increscimento con molte ingiurie al figliuolo del re, e spesse volte lo faceva piagniere. E la reina recandosi ciò a noia, sappiendo e conosciendo che Giuda non s'aparteneva a lei, sì lo battea molto spesso: nè per tanto si rimoveva Giuda di fare noia a quello fanciullo. Alla perfine si manifestòe il fatto, e fu aperto come Giuda non era verace figliuolo della reina, ma era stato trovato; et essendosi Giuda accorto di ciò, fortemente si vergognò; e 'l fratello suo pensativo, [7] figliuolo del re, uccise celatamente; e temendo per questo fatto la sentenzia della testa [8], sì si fuggi con esso coloro ch'andavano ricogliendo il tributo: e andonne in Gerusalem, e mancepossi [9] nella corte di Pilato il quale era in quello tempo preside. Et imperò che le cose simiglianti s'acostano volentieri insieme, veggendo Pilato che Giuda si confacea a' costumi suoi, cominciollo a tenere molto caro, tanto che fu fatto proposto di tutta la corte di Pilato, et al suo senno erano ordinate tutte le cose. Sicchè un die Pilato guardando del suo palagio in uno giardino, fu tanto invaghito de' frutti ch'erano in detto giardino, che poco meno che non ne moriva; e quello giardino era di Ruben padre di Giuda: ma non conosceva Giuda il padre, nè Ruben il figliuolo, però che pensava ched'e' fosse perito nell'onde del mare. E Giuda non sapea al postutto chi fosse suo padre, nè quale fosse la sua madre, nè la sua cittade. Chiamòe dunque Pilato Giuda e sì gli disse: Io sono sì preso dal desiderio di quelli frutti, che se io no' n' abbo al mio senno, io credo veramente morire tosto. Sicchè Giuda andò, e saltò immantinente nel giardino e prese di quelle mele. Infratanto venne Ruben, e trovò Giuda che gli aveva colte le mele sue; sicchè incominciarono a contendere fortemente insieme amendue, e doppo il contendere vennero a darsi insieme e villania [10]; poscia vennero alle mani, e batteronsi bene insieme [11]. Alla perfine Giuda ricolse una pietra, e ferì Ruben con essa in quella parte del capo ch'è collegato al collo, sicchè egli l'uccise: ma pure tolse le mele e portolle a Pilato, e raccontolli ciò ch'era intervenuto. Sicchè facendosi sera, Ruben fu trovato morto, e pensarono le persone ched'e' morisse di morte subitana.

Allora Pilato diede a Giuda tutte le possessioni di Ruben, e Ciborea moglie del detto Ruben sì la diede per moglie a Giuda. Sicchè un dìe che Ciborea sospirava e gravemente, e Giuda suo marito la domandava diligentemente quello ch'ella avesse, e quella rispose: Oimè, molto più disaventurata sopra tutte le femmine, [12] chè io attuffai uno mio fantisino piccolino nell'onde del mare, e trovai morto il marito mio, non so come. Pilato ancora a me misera à sopragiunto dolore, chè me dolorosissima à dato per moglie a te, e àmmiti congiunta in matrimonio, avegna che non volontarosa di ciò. E conciò fosse cosa che quella avesse narrato ognie cosa di quello fantigino, e da l'altra parte Giuda avesse narrato a lei quelle cose ch'erano intervenute a lui, trovato fu che Giuda avesse tolto per moglie la madre e morto il padre. Sicchè mosso da pentimento, e per confortamento di Ciborea, andossene al nostro Signore Iesù Cristo, e domandògli perdonanza de' suoi peccati. Insino a qui si legge di quella storia non autentica, la quale se da raccontare è, rimanga nello albitro di colui che la legge, avegna che sia maggiormente da lasciare stare che di dirla.

Sicchè il Signiore lo fece suo discepolo, e di discepolo sì lo chiamò appostolo; il quale fu tanto famigliare a lui e amato, ch'elli il fece suo procuratore, lo quale sostenne poi per suo traditore, [13] che elli sì portava la borsa di danari, e furava di quello ch'era dato a Cristo. Sicchè dogliendosi al tempo della passione di Cristo che l'unguento che valeva CCC. danari non era stato venduto, perchè potesse anche fare di forare quelli danari, [14] andò e vendèo Cristo XXX. danari , che ogni danaio valeva X. piccioli d'usuale moneta, e così ricompensòe il danaio dell'unguento che valeva CCC. danari; o vero, come vogliono dire alcuni, di quello ch'era dato a Cristo di tutto elli furava la decima parte: e però per la decima ch'elli avea perduta nell'unguento, cioè per li XXX. danari, vendette il Signore per tradimento. Sicchè costui in sino a qui usòe in sua vita tre grandissimi peccati: cioè micidio del padre: furare le cose accomandate dal suo Idio: tradimento del suo maestro. I quali danari, essendo pentuto, riportò a coloro che gliele avevano dati, et andò e impiccossi per la gola; et impiccato, crepò per mezzo e sparsonsi le 'nteriora sue. In ciò fu tolta la ragione alla bocca, chè lo spirito suo maladetto non uscisse quindi [15]; però che non era degnia cosa che quella bocca così vilemente maculata fosse, la quale avea tocco così gloriosa bocca come quella di Cristo; chè degnia cosa era [16] che le 'nteriora ch'aveano ingenerato il tradimento, cadessero rotte, e la gola, della quale era uscita la voce del tradimento, fosse costretta dal capestro, cioè dalla corda che l'affogò impiccandosi. Ancora morio in aere, acciò che colui il quale offese gli angeli nel cielo e gli uomini in terra, fosse sceverato dalla contrada delli angeli e delli uomini, e fosse accompagniato colle demonia nell'aere.

 

Note

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[1] T. lat: cum sibi mutuo debitum exsolvissent.

[2] T. lat: et spiritu, ceu puto, phytonico raperis. Il leggendario di Venezia, 1477: spirito phitonico. Il Cod. Pal. E. 5. 1. 31.: spirito fantastico.

[3] Il Cod: cieca; ma il T. lat: sed revelatio certa.

[4] Il Cod: in errore; ma il T. lat: cumque filium abhorrerent occidere.

[5] T. lat: destructorem suis generis.

[6] T. lat: O si solatiis tantae sublevarer sobolis etc. L'edizione del 1477: O piacesse a Dio che io fusse sublevata con li solazi di tanto figliolo.

[7] Il Cod: fanciullo suo pensativo. Ma il T. lat: et fratrem suum putativum. E l'ediz. del 1477: el suo putativo fratello, vero figliolo del re.

[8] sentenzia della testa: sentenza capitale col taglio della testa

[9] T. lat: seque curiae Pilati tunc praesidis, mancipavit.

[10] Forse deve dire: vennero a dirsi insieme villania.

[11] T. lat: Fortiter igitur ambo contendunt et jurgia superaddunt: postjurgia surgunt ad verbena, et mutuis se injuriis affecerunt.

[12] T. lat: Heu, infelicissima sum omnium feminarum.

[13] T. lat: Ut eum faceret suum procuratorem quem postmodum pertulit suum proditorem. Portabat enim loculos etc.

[14] T. lat : Ut illos etiam denarios furaretur.

[15] L'ediz. del 1477 : Ma fu devetato che non uscisseno per la bocca, perchè non era degna cosa ecc.

[16] L'ediz. del 1477: Digna cosa etiam era che ecc.

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Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2007