Anonimo

Le mistiche nozze

di San Francesco e Madonna Povertà

Allegoria francescana del secolo XIII

Edita in un testo del Trecento da Salvatore Minocchi

Edizione di riferimento:

Le mistiche nozze di San Francesco e Madonna Povertà, Allegoria Francescana del secolo xiii, edita in un testo del Trecento da Salvatore Minocchi, Firenze, Biblioteca scientifico-religiosa, Via Ricasoli 21, 1901, Tip. di E. Ariani, Via Ghibellina, 53-55

A sua Eccellenza

Donna Elisabetta Narischkine

nata Principessa Kourakine,

Pietroburgo

 

Signora mia,

Si ricorda, l'anno scorso, a Roma e a Firenze, delle nostre piacevoli conversazioni, e come Lei, gentile e pia, mi invitava a ragionarle di san Francesco. Occupato allora ne' miei studi sulle fonti biografiche dell'Assisiate, io cominciavo a parlare di codici, di critica, di tutta quella scienza così vana, se non conduce all' ideale; ma poi, rapiti ambedue in celesti pensieri, andavamo errando per gli orti fragranti della leggenda francescana, e germogliavano dalle parole i ricordi, come fior da fiore, né mai ci saremmo stancati di correr dietro alle farfalle angeliche degli umbri giardini.

Quella dolcezza, ancora io la sento in me, che dal roseto di Santa Maria degli Angeli colgo le Mistiche nozze di san Francesco e madonna Povertà, il fiore più soave che abbellì mai la primavera francescana. Io l' offro, vivace e fresco, a Lei, che nell'anima nobilissima ha un culto per le memorie d'Italia. A sentirne l'odore squisito, tutta rivivrà nel Suo spirito, l'immagine di san Francesco, di Giotto e di Dante, quella sacra età, cui la risorta Italia con religioso affetto perennemente ritorna,

Firenze, 19 maggio 1901.

Salvatore Minocchi.

Francesco e Povertà per questi amanti

Prendi oramai nel mio parlar diffuso.

Le mistiche nozze di San Francesco e di Madonna Povertà

MEDITAZIONE DELLA POVERTÀ DI SANTO FRANCESCO

In fra le eccellentissime e preclare virtù, le quali fanno l'uomo essere amico e buon servo di Dio, è la virtù della santa Povertà; e quella prepara ne l'uomo abitazione a Dio, e dàlli modo e via d'andare e pervenire a lui, et eccede e superavanza tutte l'altre virtù. Però che questa è fundamento e guardia d'esse virtù evangeliche. Se sopra a questa si fa il fundamento, non bisogna temere di nessiuna ruvina, che venga, per acqua o per venti, cioè tentazioni: però che è fundata sopra la ferma pietra.

E meritamente, quindi, il figliuol di Dio signore delle virtù e re della gloria, con speziale amore e dilezione questa amòe, e cercolla e trovolla, operando salute in questo mondo. Questa, in principio della sua predicazione, sì come lume della nostra fede, questa disse esser porto a quelli che c'entrano. E sì come ferma pietra, disse, questa esser fundamento della casa, cioè del regno del cielo. E sopra questa tutte le virtù si debbono fundare.

Onde disse Gesù Cristo: Beati quelli che son poveri di spirito, però che è loro il regno del cielo. Degnamente è loro il regno del cielo, però che niuna cosa posseggono de' beni temporali con la propria voluntà; perocché la loro speziale intenzione è al regno del cielo. Quello il quale non cura le cose terrene, vive delle cose celestiali, e pascesi delle miche che cascon della mensa degli angeli santi.

In questo presente esilio, è felice quello il quale riputa tutte queste cose temporali come sterco, acciò che esso possa gustare quanto dolce e suave è il nostro signore; il quale è vera invenzione del regno del cielo, et è vera sicurtà della eterna possessione, et è preambulo de la santa beatitudine.

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Il beato Francesco cercò sollecitamente la santa Povertà.

E però, il glorioso santo Francesco, sì come vero seguitatore e discepolo del Salvatore, nel principio della sua conversione, con ogni studio e con ogni suo desiderio e con ogni diliberazione, si diede a cercare e trovare e tenere la santa Povertade, non dubitando né temendo niuna avversità, né niuna cosa sinistra o contraria; non fuggendo niuna fatica, né non sottraendosi d'alcuna angustia di corpo, pur che egli potesse pervenire a quella, alla quale il signore diede le chiavi del regno del cielo.

Incominciò sollecitamente, sì come desideroso, circuire per vie e per piazze, cercando quella cosa la quale amava l'anima sua. E domandava quelli che trovava e quelli che venivano, così dicendo: Avete voi veduto quello il quale ama l'anima mia? Ma questo parlare era incognito, cioè non conosciuto da quelli. E sì come fusse stato barbaro o di Barbarìa, gli dicevano: Non sappiamo quello che tu ci di'; parlaci nella nostra lingua, e noi ti risponderemo.

Non era ne' figliuoli d'Adamo questo parlare, né questo intelletto, ch'eglino voléssono considerare o parlare della Povertà in fra loro, ma avevanla sommamente in odio, — sì come fanno oggi molti, — e non potevano pacificamente parlare a quello che la cercava. E però gli rispondevano come a uomo non conosciuto, e dicevano di non sapere niuna cosa di quello ch'egli andava cercando.

Disse il beato e glorioso santo Francesco: Io andrò ai gentili e savi uomini, e parlerò con loro, imperò ch'egli anno intesa e conosciuta la via di Dio e il suo giudicio. Andovvi, et essi gli rispòseno più duramente, dicendo: Che nuova dottrina è quella che tu suoni ai nostri orecchi? La povertà la quale tu cerchi, sempre sia teco e ai tuoi figliuoli e al tuo seme dopo te. E a noi sia godere nelle dilicatezze et abundare nelle ricchezze: imperò che il tempo della vita nostra è poco e con tedio, e non è niuno rifrigerio alla fine de l'uomo. E però noi conosciamo che non c'è meglio che mangiare e bere, e godere e darsi buon tempo, mentre che l'uomo vive.

E il beato Francesco, udendo questo, si meravigliava nella mente sua, e rendendo grazie a Dio diceva: Benedetto sie tu. Signore, il quale ài nascose queste ottime cose ai sapienti e prudenti, et à'le rivelate ai minimi. Così è, Padre, però che così è piaciuto nel tuo cospetto. Signore e padre, e dominatore dell' anima mia e vita mia, non m'abbandonare e non mi lassare nel loro consiglio e nel loro cospetto, e non mi lassare cadere in quella confusione. Ma per la tua grazia concedimi di trovare quello ch'io cerco, però che io son tuo servo, e figliuolo della tua serva Povertà.

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Due vecchi dimostrorono al beato Francesco la santissima Povertà.

Uscito adunque prestamente il beato Francesco della città, venne a un certo campo, dove sedevano due vecchi molto maninconosi; li quali, — vedendoli dalla lunga, — s'accostò a loro. L' uno dei quali parlò in questo modo: Quale raguarderò io, se non a qualche poverello, che sia con lo spirito contrito et umile? E a quello io dirigerò il mio parlare. E l'altro diceva in questo modo: Niuna cosa arregamo in questo mondo, e non è dubbio che né una cosa ne possiamo portare. E sì aviamo tanto che noi ne possiamo vivere e coprirci le carni, cioè poveramente vestirci, e di questo doviamo esser contenti.

Disse allora il beato Francesco: Io vi priego, che voi mi diciate dove abita la santa Povertà, dove ella mangia e dove ella si riposa, però che io languisco per lo suo amore. Et eglino gli risposero: O buon fratello, noi siamo qui per lungo tempo, e spesso l'aviamo veduta passare per questa via. E alcuna volta era accompagnata da molti, e spesse volte tornava sola, senza niuna compagnia, et innuda senza niuno ornamento o vestimento, solamente circundata da una nuviletta. E piangeva amarissimamente e diceva: Li figliuoli della madre mia anno combattuto contra di me! E noi diciavamo: Abbi pacienzia, perocché quelli che son buoni amano te.

« Et ora diciamo a te: O fratello, sali nel monte grande et alto, dove il Signore à data ad essa l'abitazione ne' santi monti, però che Dio l'ama sopra tutte l'abitazioni d'Iacob, cioè sopra tutte le virtù. Li giganti non si poterono accostare ai suoi passi, e l'aquile non anno potuto volare insino al collo suo. La Povertà è cosa singulare, la quale da ogni uomo è disprezzata, però che non si trova nella terra di quelli che vivino suavemente; e però è nascosa agli occhi loro, et è nascosa agli uccelli, cioè agli uomini superbi che voglion volare in alto. Iddio intende la via sua, e sa dove è il suo luogo.

« Adunque, fratello, se tu vuoi andare a lei, spogliati di vestimenti nobili, e poni a terra ogni peso e circunstanzia di peccato, però che si tu non sarai nudo di queste cose, non potrai salire a lei, la quale è in tanta altezza. Ma perché essa è benigna, agevolmente la veggon quelli che l'amano, e quelli che la cercano, agevolmente la trovano. Fratello, pensa ad essa, però che quelli li quali attendono ad essa, sono sicuri. Piglia compagni fideli, acciò che quando tu salirai nel monte, tu ti possi consigliare con loro, et essi siano tuoi aiutatori. Però che guai a quello che è solo; perocché se egli [cade], non à chi l'aiuti levare. Ma si uno cade, da l'altro è sollevato et aiutato.

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De' primi compagni che ebbe santo Francesco.

Auto adunque tal consiglio, venne il beato Francesco et elesse alquanti compagni fideli, con li quali prestamente venne al monte di Dio et alla casa di Madonna Povertà — acciò ch' ella c' insegni le sue vie e seguitiamo li suoi passi. Considerando, ad ogni parte, l'altezza del monte e le sue vie da ogni parte, quanto era difficile il salirvi su, alquanti di loro parlavano insieme, dicendo: Chi potrà salire in su questo monte, e chi potrà venire alla sua summità?

Intendendo questo, il beato Francesco disse a loro: Fratelli, stretta e faticosa è la via che conduce l'uomo a vita, e pochi sono che trovino questa via. Confortatevi nel Signore e nella potenzia della sua virtù, però che ogni difficultà e malagevolezza ci sarà agevole e leggieri. Gittate a terra la summa della propria voluntà, e li pesi dei peccati levate via. E sforzatevi, come potenti e gagliardi uomini, e gittate via le cose passate, e raguardate a le cose che seguitano e che debbono venire. Dicovi, che in ogni luogo, dove voi porrete il piede, sarà vostro. E lo Spirito santo e Gesù Cristo ci tirerà a l'altezza del monte con legami di carità.

« Fratelli, mirabile è la dispensazione della Povertà. Ma agevolmente potremo avere li suoi abbracciamenti; però che essa Madonna Povertà, delle genti e de' populi è fatta quasi vedova. E la reina di tutte virtù è fatta vile et è in dispregio di tutti; niuno è che sia ardito a chiamarla. E non sarà niuno che ci contradica, e niuno sarà che ci possa vietare tal compagnia. Tutti li suoi amici l'anno dispregiata, e son fatti suoi nimici.

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Come il beato Francesco e li suoi compagni

trovorono Madonna Povertà in sul monte.

Per queste parole, tutti incominciorono ad andare e seguitare il beato Francesco, e con facile e agevole passo pervénneno alla summità del monte. E Madonna Povertà, stando sopra l'altezza del monte, raguardando ad essi, e vedendo questi tanto potentemente salire, che non pareva che camminasseno, ma che volasseno, — meravigliandosi disse: Quali son questi, che quasi come nuvole volano, e quasi come colombe quando vanno alle loro finestre? Lungo tempo è che io non vidi li simili, né così spogliati di tutti li pesi del mondo.

Io parlerò a loro, li quali son secondo il cuor mio, e dirò loro che non faccino come molti altri, cioè che non si pentino aver salito in sul monte, e tornino adrieto cercando le cose infime e basse. Io so che me non possono avere, senza il mio consentimento; ma sarà a me laude e gloria in nel cospetto del mio padre celestiale, se io darò a loro consiglio di salute.

Onde venne una voce la qual disse: Non volere temere, figliuola di Dio, però che questi son seme il quale ha benedetto Dio, et àlli eletti in carità non maculata. E levandosi su, Madonna Povertà pervenne a loro, e con dolcezza li benedisse, e disse loro: Quale è la cagione, fratelli miei, che voi siete venuti qui, e perché siete venuti con tanta velocità della valle delle miserie al monte della clarità? Or cercate voi me, che vedete che son poverella, e son percossa dalle tempeste, senza niuna consolazione?

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Il beato Francesco e li compagni pregano Madonna Povertà,

ch'ella sempre sia con loro, commendandola per molti modi.

Allora risposono dicendo: A te vegnamo, Madonna nostra, e preghiamoti che tu ci riceva in pace. E disideriamo d'esser servi del signore delle virtù, però ch'egli è re della gloria. E aviamo udito che tu se' reina delle virtù, e questo aviamo inteso per sperienzia, e però ci inchiniamo ai tuoi piedi, pregandoti umilmente che tu ti degni d'esser insieme con esso noi. Conciossia cosa che sia via di pervenire al re di gloria, sì come tu fosti via a lui quando egli si degnò di pervenire a visitare quelli li quali sedevano nelle tenebre e ne l'ombra della morte, discendendo dall'altezza del cielo.

« Sappiamo certo che tua è la potenzia, tuo è il regno, tu se' sopra tutte le virtù, e dal re delli re se' fatta reina e madonna.

Solo questo, che pace sìa in fra te e noi, e saremo salvi: acciò che quello il quale ci ricomperò, per tua mezzanità, per tuo amore ci riceva. Si tu diterminerai di salvarci, subito saremo liberati. Certo, egli è re delli re e signore di tutti li signori, e creatore del cielo e della terra. Disiderò le tue bellezze, essendo re nella abitazione, cioè nel cielo, e ricco e glorioso nel suo regno ; abbandonò la sua stanzia e la sua eredità, nella quale son ricchezze e gloria, e venne a cercar te.

« Adunque, grande è la tua degnità, e la tua altezza è incomparabile, quando il re delli angeli venne a cercar te nelle infime parti della terra, giacendo tu nel loto e ne la feccia e nell'ombra della morte : et essendo tu, non poco, ma assai odiosa a tutti quelli che erano sopra la terra, e tutti ti fuggivano, e, quanto potevano, ti cacciavano da loro. E ben che alquanti non ti potesson fuggire, non meno eri a loro odiosa. Ma poi che il Signore dei signori venne, e ricevendoli in sé medesimo alzò il tuo capo in cospetto di tutti li populi, e si come speciosa e nobile e bella ti ornò e incoronotti, sopra l'altezza delle nuvole ti inalzò. E ben che molti ancora t'abbino in odio, perché non conoscono e non sanno la tua virtù e la tua gloria, tu non ne perdi niuna cosa: però che tu abiti nelli tuoi monti santi e nella ferma abitazione della gloria di Cristo.

« E però, il figliuolo del sommo Padre si fece amatore della tua bellezza e nobilità, perchè ti trovò e provotti in tutte le cose felicissima. E innanzi che egli discendesse della luminosa patria a terra, tu gli apparecchiasti congruo luogo, e magna sedia sopra la quale egli sedesse, e nobile letto nel quale egli si riposasse, cioè la gloriosa Vergine, della quale egli nacque in questo mondo. E nato ch' egli fu, andasti a lui fidelmente, acciò che in te si riposasse, e non nelle dilicatezze. Trovò adunque quel luogo, il quale a lui piaceva. Onde la gloriosa Vergine il pose nella mangiatoia delle bestie, perché non avea altro luogo dove metterlo, sì come dice il vangelista.

« E così sempre magnificamente l'accompagnasti tutto il tempo nel quale egli fu veduto in terra, et ebbe conversazione con le creature di questo mondo. E conciossia cosa che le volpi abbino loro stanze in terra, e li uccelli anno li nidi, dove si possino nutricare li lor figliuoli; e Gesù Cristo non ebbe luogo, dove potesse posare il capo suo. Nel tempo passato aveva aperta la bocca e lingua de' profeti; e di poi aperse la sua propria bocca, e, in fra molte cose ch'egli disse, laudò te e magnificò te dicendo: Beati quelli li quali son poveri con lo spirito, però che di loro è il regno del cielo. Nel tempo ch'egli conversò nel mondo, e nel tempo della sua predicazione, volendo avere alquanti testimonii, per la salute della umana generazione, a questo idonei ; non elesse uomini ricchi e mercatanti, ma poveri pescatori, per dimostrare che esso, tanto te estimando, acciò che tu fossi da tutti amata.

« Finalmente, acciò che la tua bontà e magnificenzia fusse manifestata a tutti, e come tu precedi tutte le virtù, e come senza te niuna si può chiamare virtù, e come il regno tuo non è di questo mondo, ma sì del cielo; sola tu t'accostasti al re della gloria, ben che molti l'abbandonassono. Ma tu, fidelissima sposa e dolcissima amatrice, per un momento d'ora non ti partisti da lui, ma allora più a lui t'accostavi, quando vedevi che tutti il dispregiavano. E certo, che si tu non fossi stata con lui, non sarebbe stato tanto dispregiato. Tu eri con lui nelle ingiurie che gli facevano li Giudei, nelle insultazioni de' Farisei, nelli obbrobrii de' principi de' sacerdoti. Con lui eri quando era schernito, dandoli le guanciate e le collate, e quando era sputacchiato e flagellato. Quello il quale da tutti doveva esser riverito et onorato, da tutti era beffato et oltregiato; e tu sola sollazzavi con lui. Non lo abbandonasti insino alla morte, cioè alla morte della croce, dinudato e spogliato, distese le braccia, e le mani confitte e li piedi. Tu sola eri con lui, e niuna cosa gloriosa si dimostrava in lui, si non solamente tu. E finalmente, quando salì in cielo, ti lassò il segnàculo, ovvero suggello, acciò che tutti quelli li quali disiderano andare al regno eterno, venghino a te, e te domandino, e mediante te pervenghino ad esso regno; e sì del tuo segno non saranno segnati, non vi potranno per niuno modo entrare.

« Adunque, Madonna, abbi di noi compassione, e segnaci del segno della tua gloria. Quale è quel tanto pigro, e sì stolto o poco savio, che non ti debba con tutto il cuore amare, da poi che così sei eletta e preparata dallo altissimo Signore eternalmente? Quale è quello che non ti debba onorare, da poi che quello il quale è adorato da tutte le virtù del cielo, et atti adornata di tanto onore? Quale è quello che non si debba inchinare ai tuoi piedi volentieri e farti reverenzia, da poi che il Signore della maestà tanto umilmente si inchinò a te, e tanto amichevolmente teco s'accompagnò, e con tanta carità s'accostò a te? Preghiamo, adunque, te, Madonna, per quel Signore e per lo suo amore, che tu non dispregi li nostri prieghi nelle nostre nicessità; ma sempre liberaci da li pericoli, tu, la qual se' gloriosa e benedetta in sempiterno.

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Risponsione di Madonna Povertà.

Madonna Povertà, con allegro cuore e chiara faccia e dolce voce, rispose e disse: Io vi fo noto et avvisovi, fratelli et amici carissimi, che, poiché voi incominciaste a parlare, io son piena di letizia, e superabundo d'allegrezza. Intendendo il vostro fervore e sappiendo il vostro santo proposito, le vostre parole mi sono state più grate e care che oro o pietre preziose, e più dolce che il mèle. Non siete voi che parlate, ma è lo Spirito santo il qual parla in voi; e la sua unzione, cioè grazia, vi insegna, o avvi insegnato tutte quelle cose le quali avrete parlato dello altissimo re, il qual per la sua altissima grazia prese me in sua diletta sposa, levando l'obbrobrio di terra, e collocommi in fra li nobili e gentili del cielo. E però, io disidero, se a voi non è grave, raccontarvi, per lungo parlare ma molto utile, tutta la storia del mio stato, acciò che voi impariate in che modo vi bisogna andare e piacere a Dio; e poiché voi volete metter mano allo arato, che vi guardiate di non raguardare indrieto.

« Io non son nuova, sì come molti pensano, ma, come sono antica e piena di numero di dì, e so la disposizione di tutte le cose, e so la vanità delle creature e la mutabilità de' tempi. Et ò conosciuta la tempesta del cuore umano, parte per esperienzia, e parte per sottilità di natura, e parte per degnità di grazia. Fui per un tempo nel paradiso di Dio, dove era il primo uomo nudo, e in lui era e con l'uomo nudo andavo per tutto quello spazio del paradiso, non dubitando di niuna cosa, né temendo; e non avendo sospetto di niuna avversità, pensavo essere con lui in sempiterno. Però che fu creato dallo altissimo Dio buono e savio, e posto in bello luogo e dilettoso. Era allegra e gaudente, e tutti li miei pensieri erano dinanzi a Dio, e non avevo pensieri a niuna proprietà.

« Dolgomi che venne il nimico dell'umana natura, non pensando a questo. E quello il quale aveva perduta la sua degnità e la sua sapienzia, e non potè stare in cielo, entrò nel serpente e mal consigliò l'uomo. E sì come egli fu trasgressore del comandamento di Dio, così s'ingegnò che facesse il primo uomo. Credette il misero uomo al cattivo consiglio, e non si ricordò del comandamento del suo creatore Dio. Era nudo, e non se ne vergognava, però che era vestito e pieno di innocenzia. E avendo peccato, si conobbe esser innudo: e per la vergogna corse e prese delle foglie del fico, e con quelle si coperse la natura sua.

« Vedendo, adunque, io il mio compagno esser fatto trasgressore e disubbediente, e coperto di foglie, perchè non aveva altro da coprirsi; dilungarmi da lui, stando discosta, e col volto lacrimabile lo raguardai. E aspettavo quello il qual mi facesse salva dalla paura, e dallo spirito di tanta tempestade. E così stando, subito fu fatto romore grandissimo da cielo, facendo tremare tutto quel paradiso terresto. E con quello venne una gran luce e splendidissima da cielo. E raguardando, io vidi la maestà di Dio andare in esso paradiso nell'ora del mezzodì; la gloria del quale era tanta, che non si potrebbe dire, con incredibile splendore. Era con lui moltitudine d'angeli, li quali cantavano e dicevano: Santo, santo, santo. Dio dello esercito! piena è tutta la terra della tua gloria. Migliaia di miglia erano al suo servigio, e dieci centinaia di milioni erano appresso di lui.

« Io ebbi gran timore e tremore, e tutta piena di stupore quasi io venni meno, e col corpo e col cuore stupefatto e timido io incominciai a gridare e dire: Signore, abbi misericordia di me. Non entrare in giudicio con la serva tua, però che nessiuno che vive non sarà giustificato nel tuo cospetto. Et egli mi disse: Va e nasconditi per un poco, tanto che passi la mia indignazione. E subito chiamò il mio compagno, dicendo: Adam, Adam, dove se'? Et egli rispose, sentendo la voce sua: Ebbi timore, essendo io nudo e nascosimi. Veramente era nudo, e significava quello il quale discendendo da Jerusalem per andare in Jerico, venne nelle mani de' ladroni, li quali lo spoglioron e ferironlo mezzo vivo e mezzo morto.

« Il sommo re altissimo, e non meno benignissimo, aspettò ch'egli avesse contrizione del suo peccato, e tornasse a lui domandandoli misericordia. Ma egli inchinò il cuor suo e in parole di malizia e di sensazione in peccato. E così si accrebbe colpa a colpa, e peccato a peccato. E in questo modo cercò che maggiormente Dio si conturbasse con lui. Onde Dio non perdonò a lui, né a tutti quelli che di lui dovevano discendere, ma diedili la terribile maladizione della morte, la quale doveva venire sopra di lui, e sopra il suo seme, e cacciollo fuori del paradiso. Feceli vestimento di pelli, disegnando per quel vestimento, che egli dovea morire, e che era vestito di ignoranzia.

« Vedendo io, adunque, il mio compagno vestito di pelli di morti, al tutto mi partì' da lui, però che era condutto a multiplicare le fatiche per diventare ricco. Andavo poi vagabonda e fuggitiva piangendo: e in quel tempo non trovai luogo dove io potessi posare li miei piedi. Abraam, Jsaac e Jacob e gli altri ebbono in promissione avere la terra fluente e abundante di latte e di mèle. In tutti questi cercai riposo e non lo trovai. Un cherubino stava con la spada affocata in su la porta del paradiso, infino a tanto che venisse lo Altissimo nel mondo, del seno del Padre, e quello cercò me. E quando furono adempiute tutte quelle cose che voi diceste, volendo tornare al suo padre, il qual l'aveva mandato, fece di me testamento a li suoi eletti, e con irrefragabile giudicio, dicendo:

« Non vogliate possedere oro, né argento, né pecunia: non vogliate portare sacco, né tasca, né pane, e non portate bastone, né calzari, e non abbiate due vestimenti. Se alcuno volesse con voi contendere in giudicio, e volessevi torre il vestimento, lassateli ancora il mantello. E chi ti facesse ingiuria per mille passi, va' ancora con esso du' mila passi. Non vogliate avere tesoro in terra, dove la ruggine e le tignuole il consumano, e dove li ladri il cercano e furanlo. Non vogliate avere sollecitudine dicendo: Che mangeremo, o che berremo, o in che modo ci vestiremo? Non vogliate esser solleciti del dì di domane, dicendo: Domane è il dì sollecito, da far questa o quella cosa. E quello che non rinunzierà a tutte quelle cose che possiede, non può esser mio discepolo. — E l'altre cose che in quel libro sono scritte.

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Delli apostoli.

« Queste cose tutti gli apostoli e tutti li discepoli con summa diligenzia osservorono, e quello che udirono dal lor maestro, non lassaron per una ora. Et essi, fortissimi cavalieri e giudici de l'universo mondo, adempierono il comandamento a loro fatto. E quello predicorono in ciascun luogo, adoperante il Signore, e seguitaron li segni a loro dati. Ardevano in carità, abundanti di affezione di pietà, e davano loro medesimi a ogni nicessità, con ogni sollecitudine, acciò che non si dicesse: Questi dicono, e non fanno. Onde un di quelli, con gran confidenzia parlando, disse: Io non ò ardire di parlare alcuna cosa, la quale non faccia in me Cristo per virtù dello Spirito santo. E uno altro: Oro né argento, non ò. « E così li summi predicatori in vita e in morte esaltarono le loro opere. Quelli che gli udivano, si ingegnavano d'aempiere tutto quello che era loro annunziato e detto dai lor maestri. E vendevano le loro possessioni e le loro sustanzie, e dividevano a ciascheduno secondo che era il bisogno. E tutti erano insieme, e tutto quello che avevano era comune a tutti. E laudavano Dio et avevano grazia da tutto il populo.

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De' seguaci delli apostoli.

« E però il Signore con tinovam ente accresceva quelli, li quali in lui e per lui fussono salvi. Molto abitò la verità del lor parlare in molti, e massimamente essendo nella lor memoria caldo il sangue del povero crucifisso, et inebriando i lor cuori il calice della sua passione. E si alcuno per troppa acerbità avesse detto o cercato d'abbandonarmi, ricordandosi delle ferite e delle piaghe di Cristo, per le quali si dimostra le interiore della pietà, subito si pentivano della tentazione, e piglia[va]nne punizione e penitenzia, e più fortemente s'accostavano a me. E io continovamente ero nella lor memoria, riducendo a loro sempre il dolore della passione di Gesù Cristo. E per queste mie parole confortati, volentieri ricevevano ne' loro corpi ferri e lance, vedendo uscire della lor carne il sacro sangue. Durò questa vettoria lungo tempo, per modo che ogni dì migliaia e migliaia erano segnati del segno del sommo re, cioè del martirio.

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Pace contraria alla povertà.

« Passato alquanto tempo, fu fatto pace; la qual pace mi fu più grave che una gran battaglia. Nel principio della quale pochi furono segnati, e nel mezzo, meno, e nella fine pochissimi. E ora, al presente, la pace m'è amarissima e con dolore, però che tutti mi fuggono e tutti mi cacciano da loro. Ben che io sia cercata da alquanti, sono da oi abbandonata da loro. Ò pace con li nimici, ma non con li amici, ò pace con li strani, ma non con li figliuoli, ò nutricati e onorati li figliuoli, et eglino m'anno dispregiata. Era in quel tempo, quando luceva e splendeva la lucerna del Signore sopra il mio capo, et a quel lume andavano quelli che erano nelle tenebre. Il demonio incrudelì contra a molti li quali erano meco, e lusingandoli con le concupiscenzie del mondo, per modo che molti abbandonaron me, e seguitoron il mondo e quelle cose che nel mondo sono.

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Della Persecuzione.

« La madonna delle virtù era meco, cioè Madonna Persecuzione, alla quale il Signore aveva dato il regno del cielo, sì come a me. E questa era a me fidele aiutatrice e prudente consolatrice; la quale, [se] vedeva alcuno intepidire o dimenticare la salute dell'anima sua, e porre il cuor suo nelle cose terrene, e mancare della divina carità, subito gli ammoniva, ponendo loro innanzi quelli che ferventemente pativano li supplicii, per amore di Gesù Cristo, acciò che essi ferventemente cercasseno il nome di Dio. Al presente la mia sorella m' à abbandonata, e il lume degli occhi miei non è meco: però che da poi che è fatta quiete da li persecutori, cioè che non perseguitano più li buoni e santi uomini, è fatta guerra e battaglia in fra li figliuoli, molto più che non era la battaglia della persecuzione, et insieme avevano invidia, et insieme combattevano, et ammazzavansi per le ricchezze e delizie del mondo.

« E dopo alquanto intervallo di tempo, incominciorono alquanti a respirare, e insieme con una medesima voluntà diritta volere andare. E così andarono alquanto tempo, costretti dalla nicessità. Venneno a me, e con molti prieghi e lacrime mi pregoron che io facessi compagnia con loro e perpetua pace, e fossi insieme con loro, sì come nel tempo della mia gioventudine, che io ero stata con li miei eletti, quando il Signore era con meco. Furon questi uomini vertudiosi, pacifichi, senza querela e lamentazione nel cospetto di Dio. Stettono in amore di fraternità tanto quanto stettono in questa carne umana; poveri di ricchezze e ricchi di santità e di santa vita, ricchi di doni dello Spirito santo e ferventi; gaudenti per speranza, pacienti nelle tribulazioni, pacifici et umili col cuore; servidori dello Spirito santo con pace, vivendo in concordia con unità gioconda, divoti a Dio e agli angioli, et amabili agli uomini, e rigidi a lor medesimi, e misericordiosi al prossimo, e religiosi in tutti li loro atti e costumi; con la faccia piacevole e gravi di cuore, humili nelle prosperitadi, magnanimi nelle avversitadi, nel mangiare sobrii, nel vestire poveri, nel dormire astinenti; et erano vergognosi e timorati, dilettavansi in tutti li beni che sono circa all'anima. Con questi era l'anima mia, una fede et uno spirito era in noi.

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De' falsi poveri.

« Di poi si levoron su alquanti, dicendo essere di nostra compagnia, e non erano, ma erano figliuoli del diavolo, parlando cose vane et operando operazioni inique e triste, dicendo che erano poveri e non erano. E dispregioron me e tutti quelli li quali erano gloriosi e buoni cordialmente, de' quali aviamo parlato. E seguitaron la via di Balaam, il quale amò la via della iniquità. Furono uomini corrotti della mente, e privati di verità. E pigliando l'abito della santa religione, non si vestirono del nuovo uomo, cioè di Gesù Cristo, ma sì dell'antico, Balaam. E questi detraevano, e biasimavano quelli che erano santi e buoni, e che furon principio della santa religione, e dicevano male della lor vita e de' lor costumi. E dicevano che erano indiscreti e senza misericordia e crudeli. E di me dicevano, aver presa in lor compagnia, e detraevano, e dicevano, che io ero oziosa e con poco senno, e brutta e piena d'ogni tristizia. E con quella che a me era nimica s'accostavano: e sotto pelle d'agnello era la malizia volpina e rabbia di lupo.

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Della Avarizia.

« L' avarizia, la quale è lo immoderato desiderio d'acquistare o tenere le ricchezze, era a loro amica, benché copertamente, acciò che non dimostrassero in tutto avermi abbandonata. Erano usciti della polvere, e di sterco s'erano inalzati. A me parlavano pacificamente, ma sempre pensavano d'ingannarmi. E sì come la città la quale è edificata in sul monte non si può nascondere, così la lor malizia. Puosono nome a questa loro avarizia « discrezione » ovveramente « providenzia; » conciossia cosa che tal « discrezione » piuttosto è da esser detta « confusione » e la « providenzia, » « dimenticanzia » di tutte le buone operazioni.

« E a me dicevano: Tua è la potenzia, tuo è il regno; non temere. Buono è usare le opere della misericordia e della pietà, e attendere alle buone operazioni, cioè dare delle limosine ai poveri e sovvenire li bisognosi. A li quali io rispondevo: Non contradico, fratelli, che quello che voi dite, non sia bene. Ma guardate a quello che siete chiamati, non vi vogliate volgere indrieto, non vogliate discendere del tetto per pigliare alcuna cosa di casa. Non vogliate, essendo nel campo, tornare a casa per il vestimento; non vi vogliate imbrattare nelle cose secolaresche. Non vi vogliate da capo inviluppare nelle cose del mondo e nelle cose corruttibili, le quali voi avete fuggite per cognizione del Salvatore. Nicessaria cosa è, che si voi vi inviluppate in queste cose mondane, che ve n'avanzi. E questo sarà peggio che non era in prima, e sotto nome di pietà voi tornerete adrieto, et abbandonerete il santo comandamento che v'à fatto Dio.

« Dicendo queste e simili cose, fu in fra loro discordia, però che alquanti dicevano, che io dicevo il vero, e alquanti il contrario, dicendo che io gli lusingavo, perché ellino mi seguitasseno, e che io ero misera e disideravo che tutti insieme meco fusseno miseri.

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La santa Povertà parla de' beni della religione.

« Non potè la mia nimica cacciarmi del loro collegio in quel tempo, però che in fra loro erano molti di gran fervore e di gran carità, avendo in loro quello ch'egli ebbono in principio della loro conversione, cioè fervore, picchiando il cielo con clamori et orazioni istantemente, e stando in contemplazione e dispregiando tutte le cose mondane. Allora mi comandò il creatore di tutte le cose, e quello il qual creò me, dicendomi: Abita in Jacob e piglia eredità in Jsrael, e ne' miei eletti estendi le tue radici. Tutte queste cose io facevo diligentissimamente. Essendo con questi, e camminando per la via reale, insieme con esso meco, per mio rispetto avevano buona fama dal populo, e nel cospetto delli uomini potenti erano ammirabili, et erano onorati da tutti quelli con li quali avevano notizia: e molti per loro si santificavano. Molestamente sopportavano esser chiamati santi, ricordandosi di quello che disse il figliuol di Dio, cioè: Io non ricevo gloria dagli uomini. E però, al tutto rifiutavano le lode e la gloria, che era data loro dagli uomini.

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L'Avarizia piglia nuovo modo di discrezione.

« Andando questi in tanto fervore d'amore di Cristo, l'Avarizia prese nome di « Discrezione, » e incominciò a dir loro: Non vi vogliate mostrare tanto rigidi agli uomini, et i loro onori non gli vogliate tanto dispregiare; ma mostrativi loro domestichi, e li onori che vi fanno, ricevetili, e dentro nella mente siano le buone operazioni. Buono è avere amicizia col re, e notizia con li prìncipi, e domestichezza con li gentili uomini; però che quando eglino in questo mondo vi onorano e fannovi reverenzia, molti per loro esemplo si convertono a Dio.

« Eglino, intendendo tal consiglio, l'accettoron e non raguardaron a me, et al laccio il quale fu posto loro nella via, e con tutto il cuore abbracciaron la gloria e l'onore. Et estimando d'esser dentro, come gli erano riputati di fuori, ponendo la lor gloria nella lingua di quelli che li lodavano : et erano simili a quelle vergini, che non portorono l'olio nelle loro lampane. Gli uomini che gli vedevano, pensavano che così fusseno dentro, come dimostravano di fuori, e davano loro volentieri de' loro beni, in remissione dei lor peccati. Et essi, in principio, tutte quelle cose le riputavano come loto, dicendo: Noi siamo poveri, e così desideriamo esser sempre. Non desideriamo le vostre cose, ma desideriamo la salute de l'anime vostre. Si noi aviamo pur tanto, che noi possiamo vivere e coprirci le carni, siamo contenti, però che ogni altra cosa è vanità. E però la devozione degli uomini continovamente cresceva, per modo che molti di loro dispregiavano la lor roba, vedendo questi santi religiosi farne tanto poco stima.

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L'Avarizia si fa chiamare Prudenzia.

« Quella mia nimica barbara Avarizia, vedendo questo, si cominciò terribilmente ad irare, e arrotare li suoi denti. E intratole il dolore dentro nel cuore, disse: Che farò? Ecco, tutto il mondo seguita questa mia nimica. Piglierò questo nome « Prudenzia, » e parlerò al cuor di coloro; forsi che mi intenderanno, e seguiterànnome. E con parole dolci e umili andrò a loro dicendo: Perché state voi tutto il dì qui oziosi, e non provvedete niuna cosa per il tempo che debba venire? Che danno farebbe a voi avere le cose che sono nicessarie alla vita nostra, purché voi non cerchiate d'avere le cose superflue ? Voi potete operare la salute dell'anima vostra e degli altri, si voi procurate quello che v'è nicessario, ora che avete il tempo, e sarà utile a voi e a quelli che verranno dopo voi; però che gli uomini in nel tempo che à a venire, non saranno tanto larghi e cortesi a darvi le elemosine.

« Buono sarebbe che voi sempre fossi in questo stato, ma questo è impossibile, però che continovamente il Signore vi fa crescere e multiplicare. Or non credete voi che Dio non accettasse, se voi avesse tanto, che voi potesse sovvenire ai poveri, conciossia cosa che egli dica: più beata cosa è dare, che ricevere? Perché non ricevete voi li beni, che vi sono profferti e dati, acciò che quelli che vi vogliono fare del bene,non perdino la loro mercede e la buona intenzione? Non vi bisogna temere d'avere della roba e delle ricchezze, conciossia cosa che voi non le riputiate. Non è vizio né peccato avere delle cose, ma è male a porvi troppo l'animo.

« Vide Dio che tutte le cose, le quali egli aveva fatte, tutte erano buone. Ai buoni ogni cosa è buono, e tutte le cose servono a loro, e per loro son fatte tutte le cose che Dio creò. O quanti beni farebbon quelli che son poveri, se fusson ricchi! E così, se voi fosse abundanti, li convertireste in buono uso, però che il vostro proposito è santo, e santo è il vostro desiderio. Non vostra volontà arricchire li vostri parenti, è perché anno roba assai. Ma quando voi avesse quello che v'è nicessario, vivereste più ordinatamente, e con più onestade conversereste.

« Queste e simile parole dicendo, alquanti di loro, la coscienzia de' quali era corrotta, subito consentirono a questo, et alcuni altri, li quali avevano buona coscienzia, a cotal cosa non volevano acconsentire, ma con parole acerbe rispondevano, assegnando per testimonianza della sacra Scrittura, che questo non era buon consiglio.

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L'Avarizia domanda aiuto dall'Accidia.

« La maladetta Avarizia, vedendo che per se medesima non poteva fare niuna cosa, per adempiere il suo desiderio in questi, mutò consiglio per adempiere il suo proposito. Chiamò l'Accidia, la quale era pigra a cominciare alcun bene, e quelli che son cominciati gli lassa adrieto, e fece compagnia con lei, e patto contra a questi. Questa Accidia non era molto domestica con l'Avarizia; nientedimeno in nel male tutte a due s'accordarono insieme, sì come feceno Erode e Pilato contra a Gesù Cristo. E fatto insieme il consiglio, l'Accidia con tutto il suo sforzo e li suoi amici, entrò a questi con empito, e i lor parlari si ingegnoron di corrompere in parole vane; le loro veritade e le sante meditazioni le ridusseno in pigrizia; e in questo modo con poco spirito stavano oziosi e pigri, parlando più volentieri delle cose del mondo, che di Dio.

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De' religiosi vinti dall'Accidia,

« Incomincioron alquanti di loro a pensare a quelle cose che avevano lassate al mondo, e miseramente a sospirare e disiderare quelle cose che con magnifico e buon cuore avevano abbandonate. Stavano et andavano tristi e maninconosi: e nella via di Dio e ne' suoi comandamenti erano pigri e col cuore arido. Quelle cose ch'era loro comandate facevano mal volentieri, et ogni cosa pareva loro grave, e per povertà di spirito quasi non potevano respirare, e radi volte era in loro alcuna compunzione o contrizione. E poca obbedienzia, et assai mormorazioni: e cogitazioni bestiali, e nelle dissoluzioni allegri, e nel far bene pusillanimi; e parlari senza alcuna cautela, e ridere volentieri, e allegri nella faccia alle dissoluzioni, e vana mente nell'andare. E li vestimenti fini e pomposi, ben tagliati e ben cuciti, e dormire assai, e il cibo superfluo; novelle e truffe udivano e parlavano spesso. E volevano mutare le buone ordinazioni: e dispregiavano le province: li fatti e li detti altrui recitavano spesso. Niuna cura avevano dello esercizio spirituale radi volte parlavano delle cose celestiali, e di quelle avevano poco desiderio.

« Et essendo così indurati incomincioron ad avere invidia l'uno a l'altro, e provocare l'uno l'altro, e ciascuno disiderare e di signoreggiare e d'avere gli ufficii di preeminenzia, e accusare l'uno l'altro di pessimi vizii. Ritenevano in loro alcuna spezie di santità, per non esser riputati tristi o cattivi nel cospetto de' secolari, e parlando cose sante, presente li semplici, nascondevano la lor misera conversazione. Ma tanto era la loro dissoluzione intrinseca, che non si poteron raffrenare, che ancora fuori non palesasseno le lor miserie.

« Finalmente comincioron a pigliare trinsiche amicizie con seculari, dando loro buone parole, e lusingarli per votar le lor borse, e accrescere li lor edificii, e multiplicare quello che solevano recusare e rifiutare. Vendevano le buone parole ai ricchi et alle gentil donne, madre delle famiglie, con umili salutazioni. Nelle corti de' signori e delli re spesso vicitavano, acciò che potessono aggiungere case a case, possessioni a possessione. Et ora son magnificati e arricchiti in questo mondo, però che di male in male sono entrati: e non anno conosciuto Dio. Quando si pensorono levarsi su e rizzarsi, cascoron in terra con le loro vanitadi. E da poi noi siamo tuoi amici.

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Lamentasi la Povertà d'alquanti, li quali furono povevi al seculo,

et alla religione alle delicatezze più abòundantemente che gli altri.

« Dolentemente mi dolgo più d'alquanti, li quali al seculo essendo miseri e poveri

e dispregiati; e da poi che son venuti a me, son fatti ricchi e impinguati e ingrassati, più fortemente che gli altri mi ricalcitrano e fanno beffe di me. Erano indegni della vita loro, per la povertà e per la fame. Mangiavano erbe e radici d'albori, et erano dispregiati per la lor miseria e povertà. E ora non son contenti della vita comune, ma dispartonsi dagli altri, e voglion fare vita particulare, senza alcun timore: la conversazion de' quali agli altri è molto molesta. E cercano di esser onorati sopra tutti li altri discepoli di Cristo. E non considerano che in nel seculo erano vili e da tutti dispregiati; e spesse volte avevano carestia del pane dell'orzo, e quando n'avevano pareva loro stare in delicatezze.

E' son figliuoli d'uomini poveri; e poi che sono venuti alla religione, biasimano me e fuggonmi dalla lungi, e sputanmi nella faccia e non se ne vergognano; e da loro ò ricevuto villanie et obbrobrii. E quelli li quali erano miei amici, e stavano presso a me, son fatti miei nimici, e dicono contro a me parole ingiuriose, e vergognansi d'esser miei amici. E tanto maggiormente sono scacciata da loro, quanto più bene anno auto da me. Per modo che non mi vogliono sentire nominare, anzi si sdegnano, quando mi sentono ricordare.

« Dolendomi, dicevo a loro: Tornate, figliuoli, e partitevi dalla mala compagnia che avete presa, et io vi sanerò delle vostre infermitadi. Guardatevi da ogni avarizia, la quale è servitù delli idoli, cioè delli demonii; però che l'avaro mai non s'empie di pecunia. Ricordatevi dei primi dì, cioè quando veniste alla religione, nei quali dì foste alluminati e sosteneste molte passioni. Non vogliate esser figliuoli del demonio, in perdizione dell'anime vostre, ma sì figliuoli di Dio, in cercare la salute dell'anima vostra. Qualunque persona fa contra alla legge di Moisè, se si prova per due o tre testimoni, merita la morte. Quanto maggiormente merita maggiori supplicii quello e quelli che dispregiano il figliuol di Dio, a non seguitare li suoi comandamenti? Adunque, o prevaricatori della legge divina e della vostra professione, tornate al cuor vostro, e considerate quello che promesso avete ; però che non è perfezione nella abbundanzia della roba. Quelli che con indegnazione rispondevano: Va' via, misera, partiti da noi, non vogliamo tuoi consigli, né seguitare le tue vie ; — e dissi a loro: Aviate misericordia di me, almeno voi, amici miei! Perché mi perseguitate senza cagione? Non vi dissi io, che li miei costumi non si convenivano con li vostri? Pentomi d'avervi veduti.

« E fatto è il parlare di Dio sopra di me, dicendo: Ritorna, ritorna, figliuola; ritorna, ritorna, acciò che noi ti vediamo! Questi son figliuoli dell'ira: non vogliono udire te, perché non vogliono udire me. E' si anno fatto il cuore incredulo, cioè non credono quello che è la salute dell'anima, et è aspro il loro cuore. Sonsi partiti, e non anno abbandonata te senza me. Certamente che tu gli ài ammaestrati contra di te, et esaltastili sopra il capo tuo, però che se non si fusseno accostati a te, e non avessono preso il tuo abito, non sarebbono mai così arricchiti. Dimostravano amarti, acciò che così beneficiati si partissono da te; e però con la tentazione a te contraria si sono accordati, e prendendo falsità non vogliono ritornare. Non credere più a loro, ben che ti parlasseno con buone parole, però che anno dispregiata te, e cercano l'anima tua, cioè la tua morte. Non pregare per loro, perocché io non ti esaudirò: io gli ò cacciati da me, perché egli anno dispregiata te.

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Madonna Povertà ammonisce beato Francesco

della perfezione e dello stato della religione.

« Ecco, fratelli! per lungo parlare, ò recitato a voi queste parole, acciò che apriate gli occhi e vediate quello che avete a fare. Molto è pericoloso il raguardare adrieto, e beffare Dio. Aviate in memoria la moglie di Lotho, e considerate quello che importa quel raguardare indrieto. Nientedimeno, io mi confido di voi, carissimi, perché veggo più in voi che nelli altri esser più propinqua e più vicina la salute, perché mi pare che voi aviate abbandonato al postutto ogni cosa. E questo è a me efficacissima esperienzia, voi esser saliti in su questo monte, in su il qual pochissimi son potuti pervenire.

« Ma io dico a voi, amici miei, che la malizia di molti mi fa avere suspetto la virtù di molti altri, però che con vestimenti di pecore si son trovati lupi rapaci. Desidero certamente che ciascun di voi seguiti lo esemplo di quelli che per fede e pacienzia anno aùta la mia eredità. Ma perché io temo che a voi non intervenga, come a molti altri, vogliovi dare buono et ottimo consiglio: cioè, che in nel principio voi non vogliate salire e toccare le cose molto alte. Ma a poco a poco salite, e in questo modo Gesù Cristo sarà vostra guida, e perverrete alla sommità.

« Attendete, che poi che voi arete lassate al pie del monte lo sterco e le cose vili, ancora non desideriate tornare a quelle. Non vogliate con tutto il vostro affetto credere alle sensualitadi, però che la voluntà de l'uomo più è inchinevole al male che al bene, et agevolmente l'animo torna alle cose usate, benché da quelle alcuna volta molto sia dilungato. Sono certa che per lo gran fervore, tutte le cose grandi vi paiono leggieri. Ma aviate a mente quello che è scritto: Ecco, quelli che lo servono, non sono stabili, e ne' suoi angeli trovò cattività. In nel principio, tutte le cose vi parranno dolcissime; ma da poi, presa sicurtà de' benificii a voi concessi, per poco curarvene, li potreste perdere. Penserete che in quell'ora che voi vorrete, potrete tornare alla prima vocazione, benché voi ne siate usciti.

« Ma poi che l'uomo s'è dato alla negligenzia, non la può agevolmente abbandonare. E da poi il cuor vostro si inchinerà ad altre cose non buone. Ma il rancore e lo stimolo griderà, e dirà che voi torniate alla prima via. E voi, entrati nella pigrizia e nella accidia, direte parole di escusazione: Non possiamo esser fòrti come fummo nel principio: sono altri tempi al presente, che non erano allora. Non intendendo quello che è detto: Quando l'uomo è consumato, vorrebbe aver fatto di molto bene. Sarà nientedimeno questa voce nell'animo vostro, dicendo cosi: Domane torneremo al primo stato, e meglio sarà allora che al presente.

« Ecco, io, fratelli miei, v'ò predette queste cose, e molte altre ve n'ò a dire, ma per ora non le potete sopportare. Verrà tempo, nel quale palesemente vi dichiarerò tutte le sopradette cose. »

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Il beato Francesco risponde a Madonna Povertà.

A queste cose il beato Francesco, con li suoi compagni inchinati in terra, rispose, rendendo grazie a Dio, e disse: Madonna mia, a noi piace tutto quello che ài detto. E in tutte queste cose non ci può esser niuna riprensione. Il tuo parlare, il quale ài fatto nella nostra terra, è vero: e molto maggiore è la tua sapienzia, che non si racconta per fama. Beati son gli uomini che ti seguitano, e beati sono li tuoi servi, e quelli sempre sono nel cospetto tuo et odono la tua sapienzia. Sia il tuo signore Dio benedetto in sempiterno, al quale tu se' piaciuta per sempre, et atti fatta reina, acciò che tu facci misericordia e giudicio ne' suoi servi. O quanto è buono e soave il tuo spirito, il quale corregge gli erranti, et ammonisce li peccatori.

« Ecco, Madonna, per carità del re eterno, per la quale tanto t'à amata, e per la quale tu tanto ami lui, ti preghiamo, che tu non ci defraudi al desiderio nostro, ma che tu facci a noi secondo la tua mansuetudine e la tua misericordia. Grande, e da non poterla dire né raccontare, la tua operazione! Quelli li quali si separano da te, sono indisciplinati, cioè anno poco intelletto et errano. Tu sola ne vai, e quelli non possono abitare teco per la loro insipienzia. Ma ecco, noi siamo tuoi servi e pecorelle della tua pastura. Aviamo giurato d'osservare in sempiterno li giudicii della tua giustizia, cioè li tuoi comandamenti. »

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Consentimento di Madonna Povertà.

Per le sopra dette parole, furon commosse tutte le interiore di Madonna Povertà. E sì come ad essa sempre è per proprietà avere misericordia e perdonare, non si potè contenere, ma corse e tutti gli abbracciò, dando loro il bacio della pace, e disse: Ecco, io vengo a voi, fratelli e figliuoli carissimi, e con voi sono, sapiendo che per voi io ò a guadagnare molti altri.

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Come il beato Francesco ringrazia Dio del consentimento di Madonna Povertà.

Beato Francesco, quasi non potendo per allegrezza capere in se medesimo, con alta voce incominciò a ringraziare e laudare l'altissimo Dio, il quale non abbandona quelli, li quali sperano in lui, dicendo: Benedite il Signore, tutti li suoi eletti! Nel dì della letizia e gaudio, lo ringraziate, perché egli è buono, e la sua misericordia è sempiterna. E discendendo del monte, menarono Madonna Povertà nel luogo dove eglino abitavano: l'ora era quasi sesta, cioè mezzo dì.

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Del convito di Madonna Povertà con li Frati.

Avendo apparecchiato da mangiare, la pregorono ch' ella dovesse insieme con loro

pigliare refezione. Et ella rispose : Mostratemi in prima il vostro oratorio e il capitolo e il chiostro, il refettorio e la cucina e il dormentorio e la stalla e le belle sedie: niuna di queste cose veggo, ma veggo voi tutti allegri e giocondi, e abbundanti d'allegrezza e pieni di consolazioni, così come tutte queste cose voi l'aspettiate a vostra voluntà. Et eglino rispondendo dissono: Madonna reina nostra, noi servi tuoi per lungo cammino siamo affaticati, e tu, venendo con esso noi, non ài auta poca fatica. Mangiamo e confortiamoci prima, se ti piace, e di poi così confortati al tuo comandamento si farà tutto. Rispose : Piacimi quello che voi dite. M'arregate l'acqua, che noi ci laviamo le mani, e la tovaglia, che noi ci asciughiamo. Et eglino subito portaron un mezzo vaso di terra, — perché non avevano niuno intero, che lo potessero empiere d'acqua, — e, data l'acqua alle mani, raguardavano di qua e di là per il panno d'asciugare, e, non essendovi niuno panno, uno le porse la tonica con la quale era vestito, acciò eh' ella s'asciugasse le mani con quella. Et ella rendendoli grazia, prese quella, magnificando con tutto il cuore Dio, che tanta grazia aveva data a quelli.

E da poi la menaron in quel luogo, dov' era apparecchiata la mensa. Essendo venuta in quel luogo, raguardando, non vide, si non tre o quattro pezzi di pane d'orzo. Meravigliossi molto, dicendo in fra se medesima: Chi vide mai in tutte le generazioni del seculo tal cose? Benedetto sia tu, signore Dio, il quale ài cura e guardia de' tuoi servi: et ài ammaestrato il tuo populo, che per tali operazioni siano nella grazia tua. E in questo modo sederono, rendendo grazie a Dio sopra tutti li suoi beni.

Disse Madonna Povertà, che fusseno arregate le vivande cotte nelle scodelle. Fu portata una scodella piena d'acqua fredda, acciò che tutti intignessino in quella il pane. Non era quivi molte scodelle, né molti cuochi o cucinieri.

Addomandò che almeno fusson portate alcune erbe odorifere, per mangiarle col pane. Ma non avendo orto, né ortolano, andorono nella selva, e colsono alcune erbe selvatiche e posongliele innanzi.

Et ella disse: Arregate un poco di salina, per insalare queste erbe, che sono amare. Risposono: Aspetta, Madonna, tanto che noi entriamo nella città, e arregheremone, si troveremo qualcheduno che ce ne dia.

E disse: Arregate un coltello, che io netti queste erbe, e che io possi tagliare il pane, però che è duro e secco. Risposeno: Madonna, non aviamo fabbro, che ci facci coltelli; per ora adoperate li denti in luogo di coltello, e poi provederemo.

E disse: Avete un poco di vino? Risposeno quelli: Madonna nostra, vino non aviamo, perocché il principio dell'uomo fu pane et acqua; et a te non è buono bere vino, però che la sposa di Cristo debba fuggire il vino come veleno.

E poi che ebbono mangiato e furon sazii, più furon allegri, che s' egli avessono auto abbundanzia di cibi solenni: e benedissono il Signore nel cospetto di quella nella quale avevano trovata tanta grazia.

E menoronla in luogo dove ella si potesse posare, però ch'ella era affaticata. E così sopra la nuda terra si riposò. E domandò che le fusse dato un guanciale per tenere sotto il capo. Et eglino subito portoron una pietra, e puosonla sotto il suo capo. Et ella con quiete e sobrio sonno s'addormentò.

E non molto stette, ch'ella si levò su, e domandò che le fusse mostrato il chiostro; e si la menaron in su un certo colle, donde si poteva vedere tutto il paese, e guardando dissono: Questo è il nostro chiostro, Madonna.

Ella comandò che tutti sedessono, e parlò loro parole di vita.

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Come Madonna Povertà benedisse li suoi frati,

et ammonendoli che perseverassono nella grazia data a loro da Dio,

« Siate benedetti, figliuoli miei dal Signore, il qual fece il cielo e la terra, i quali con tanta carità nella vostra casa m'avete ricevuta; per modo che m'è paruto, essendo con voi, esser stata nel paradiso di Dio. E però son piena d'allegrezza e superabundo di consolazione. Io vi domando perdono esser tanto indugiata a venire a voi. Veramente che Dio è con voi, et io non lo sapevo. Ecco, che quello che io ò desiderato, già lo veggo. Quello che io ò auto in desiderio e voluntà, già lo tengo, però che io son congiunta in terra con quello al quale io sono sposata in cielo; la immagine del quale mi si rappresenta continovamente. Benedica il Signore la vostra fortezza, e l'operazioni de le vostre mani riceva.

« Priegovi e molto vi esorto, come miei figliuoli, che voi perseveriate sì come lo Spirito santo v'à ammaestrati, e sì come avete principiato; e che voi non abbandoniate la vostra professione, sì come fanno molti, ma da poi che avete fuggiti li lacci delle tenebre, sempre v'ingegnate di pervenire a cose più perfette. Altissima è la vostra perfezione sopra tutti gli uomini e sopra tutte le virtù, e sopra la perfezione di tutti gli antichi è illustrata per lume di chiarità. Non sia in voi niuna dubitazione del regno del cielo e della sua possessione, però che già voi tenete l'arra della futura eredità, e avete ricevuto il pegno dello Spirito santo, e siete segnati del segno della gloria di Cristo, e per la sua grazia voi rispondete alla sua prima scola, la quale egli congregò venendo nel mondo. E quello che furon quelli che erano nella sua presenzia, tutto avete incominciato a fare nella sua assenzia, e non è niuna cosa per la quale voi v'aviate a vergognare; ma ben potete dire: Ecco, noi aviamo abbandonato tutto, e seguitiamo te.

« Non vi spaventi la gran battaglia e la molta fatica, perocché per questo avete ad avere grande remunerazione. Raguardate il fattore e il conservatore di tutti li beni, cioè il nostro Signore Gesù Cristo, il quale, essendoli posto innanzi il gaudio et allegrezza, volse sostenere confusioni e morire in sul legno della croce. Tenete la speranza de la vostra confusione saldamente. Correte alla battaglia posta innanzi a voi per pacienzia, la quale è a voi molto nicessaria, acciocché, facendo voi la voluntà di Dio, voi riceviate quello che v'à promesso. Certo, Dio è potente, e può in voi confermare la sua grazia, i quali sopra le vostre fortezze avete incominciato a esser suoi veri servi; fate che in voi non trovi niuna cosa la qual sia grata allo Spirito, il quale s'adopera ne' figliuoli di quelli che anno poca fede. In voi non trovi niuno dubbio, acciò che per la sua malignità non possa centra di voi pigliare niuna cosa, per la qual vi possa a lui sottomettere. Certo, egli è superbo, e più è la sua superbia, che non è la fortezza; et à di voi gran dolore e grande ira, et ordinerà contra di voi tutte le sue astuzie e tutte le sue arme, e nelle sue malizie s'ingegnerà di mettervi veleno. E sì come à vinti molti altri, così s' ingegnerà di vincere voi, però che di voi molto si duole.

« Nella conversione e del vostro stato, carissimi, li cittadini del cielo anno grande allegrezza e fannone gran festa, et innanzi al gran re anno cantato nuovo e dolce canto. Rallegransi gli angioli di voi e per voi, però che per voi molti serviranno la santa verginità, e risplenderà la santa castità, et empierannosi le sedie della ruvina di quelli che cascarono. Quelli che vivono e muoiono vergini, sono da esser collocati in luogo onorabile, perché quelli che non pigliano moglie e quelle che non pigliano marito, saranno come angeli di Dio in cielo. Allegransi gli apostoli, vedendo rinnovare la lor vita e predicarsi la lor dottrina, e per voi dimostrarsi lo esemplo della santa vita. Allegransi li santi martiri, aspettando rappresentarsi in voi la santa costanzia della effusione del lor sangue. Fanno festa li santi confessori, sapiendo che in voi continovamente sarà vittoria contra il nimico della umana natura. Giubilano e cantano le sante vergine, le quale seguitano l'agnello immaculato dovunque va, sapiendo che per voi s'accrescerà il lor numero continovamente. Tutta la corte celestiale è piena di gaudio et allegrezza, perché di nuovi cavalieri continovamente si fa solennità, e per l'odore delle sante orazioni de' santi, li quali salgono in paradiso, lassando e abbandonando la valle di questo misero mondo.

« Priego adunque voi, fratelli, per la misericordia di Dio, per la quale voi siete fatti tanto felici e misericordiosi, che voi facciate quello per che siete venuti, e considerate dove voi siete saliti dal fiume di Babilonia. Ricevete umilmente la grazia a voi data, usandola degnamente sempre in tutte le cose.

« A laude e gloria et onore di quello il qual morì per voi, cioè Gesù Cristo nostro Signore, il quale, col Padre e con lo Spirito santo vive e regna e vince eternalmente nel seculo de' seculi. Amen. »

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Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2010