La leggenda dei tre compagni

Traduzione di Nicola Malzone

Edizione elettronica di riferimento:

Província dos capucinhos de São Paulo: http://www.procasp.org.br/

La leggenda dei tre compagni

Introduzione

1 - Il libro che conosciamo

Uno dei documenti biografici tra i più importanti su San Francesco si intitola La Leggenda Dei Tre Compagni. È stato scelto questo titolo perché i manoscritti conosciuti cominciano con una Carta, scritta da Greccio l’11 agosto del 1246 e indirizzata al Ministro Generale, nella quale si presentavano le note biografiche di San Francesco scritte da tre dei suoi primi compagni. Frate Leone, Frate Rufino e Frate Angelo.

Ma proprio la Carta sembra mostrare che la biografia che contiene non è dei compagni di San Francesco, come risulta evidente dal seguente passo:

Noi scriviamo queste cose come se fosse una leggenda [...] Prima, come se stessimo in un piacevole giardino, abbiamo scelto alcuni fiori che ci sembravano i più belli, senza seguire il filo della storia e lasciando di proposito molte cose che già sono presenti nelle altre leggende...”.

I “tre compagni” quindi presentano un florilegio, ed è un insieme di casi più o meno raggruppati per temi. Per spiegare come la Carta sia stata  fermata all’inizio della Leggenda che conosciamo come “i Tre Compagni”, furono avanzate le più svariate ipotesi. Parleremo di questo più avanti.

L’importante è che abbiamo in mano un prezioso documento, certamente nato nel sec. XIII, con la vita di San Francesco, pedagogicamente molto ben elaborato, che presenta il processo di santificazione di San Francesco e anche il processo di evoluzione dell’Ordine dentro la Chiesa. Collochiamo in seguito un quadro con lo sviluppo generale per dare una visione dell’insieme.

Quadro generale della Leggenda dei tre Compagni

A). Prima della conversione: (2-4) predizioni sul futuro di Francesco.

B). Il processo di conversione (5-21)

1. Due visioni con le armi: "Signore o servo?" (5-6).

2. Francesco è trasformato per la grazia di Dio (7-10).

3. Francesco si fortifica nella preghiera (11-15).

4. Francesco si decide (16-20).

5. Francesco diventa mendicante  (21-24).

C). L'inizio della confraternita (24-45)

1. Da eremita a predicatore (25-26)

2. I primi seguaci (27-32)

3. Prime missioni, aumento di fratelli (32-41)

4. Il modo di essere fratelli (42-45)

D). Il papa approva la sua  proposta de vida (46-54) (sezione ecclesiale I)

1. A decisione di tutti (46)

2. buoni contatti e approvazione del Papa (47-53)

3. Francesco predicatore (54)

E). La Porziuncola: modo di relazionarsi con la Chiesa (55-67) (sezione ecclesiale II)

1. Da Rivo Torto alla Porciuncola (55-56)

2. La Porziuncola: fonte de luce per tutto il mondo

3. Il cardinal protettore, anello di congiunzione tra la Chiesa e l'Ordine, visitava tutti gli anni la Porziuncola (61-67)

F). La morte di Francesco: segno del suo amore per Gesù de seu amor a Jesus Crocifisso (68-70)

G). La canonizzazione di Francesco in Assisi

Storia della leggenda dei tre compagni

La Leggenda dei Tre Compagni era già conosciuta da L. Wadding, quando scrisse gli Annales Minorum nel sec. XVII.

La prima edizione stampata, fu fatta nel 1798 dal bollandista C. Suyskens che gli ha dato il titolo di “Appendice inedita alla Vita Prima, elaborata dai tre compagni dello stesso San Francesco”. Era la trascrizione di un codice di francescani che si trovavano a Lovaina. Da questa data, la Leggenda dei Tre Compagni con la carta introduttiva furono considerate fonti autentiche.

Nel sec. XIX si diffusero edizioni basate sul cod. Vaticano 7339 e in una volgarizzazione italiana trascritta nel 1577 dall’oratore Muzio Achillei.

Il cod. 7339 presenta un enorme aumento (di fatti raccontati) all’inizio (in relazione al testo che conosciamo oggi). Venne pubblicato la prima volta nel 1831 da Fra Stefano Rinaldi e una seconda volta nel 1880 da L. Amoni. La volgarizzazione italiana, a sua volta, ha un grande aumento nel finale. Alla fine del sec. XIX vi erano tre pubblicazioni: Suyskens, la volgarizzazione italiana e Rinaldi-Amoni..

All’inizio dei suoi studi, Sabatier diceva che la LTC era il miglior testo su San Francesco, ma credeva che le autorità dell’Ordine lo avessero mutilato. Dopo il ritrovamento dello Specchio di Perfezione, accantonò la LTC.  Sabatier riteneva che la LTC fosse stata scritta nel 1246 e lo Specchio di Perfezione nel 1227.

Nel 1898 Faloci Pulignani editò un codice che stava con i cappuccini di Foligno (ora nella curia provinciale).

Nel 1917 F. Delorme pubblicò il testo di Friburgense 23 J 60 (solo estratti).

Basati su una idea di Sabatier, secondo la quale il testo dei bollandisti e quello italiano erano anteriori a una parte dei racconti diffusi dalle autorità, Marcellino de Civeza e T. Menichelli, pubblicarono nel 1899 una edizione che tentava di recuperare il testo integrale che, decondo loro, era fondamentalmente quello italiano, e ricostruirono un testo latino usando lo Specchio della Perfezione. Su questo lavoro uscì una traduzione di Vozes nel 1954.

Nel 1900 il bollandista Van Ortroy sostenne che il testo della LTC dei bollandisti era integrale e per questo non avevano fondamento né i dubbi di Sabatier né l’edizione Civezza-Menichelli. Ma disse che, seppur integro, il testo non era autentico: era opera di un qualche abile autore posteriore che si fece passare come uno tra i primi discepoli.

Salvatore Minocchi separò la carta della LTC e disse che i testo che accompagnava la carta era una prima versione dello Specchio della perfezione. Secondo lui il testo che conosciamo come la LTC era il Quasi Stella Mattutina di Giovanni da Ceperano che si pensava fosse perduto. Argomentava che un prologo riprodotto dal codice Vaticano 7339 cominciava cosi: “Praefulgidus ut lucifer et quasi stella matutina…”. Dopo questo vari autori tentarono di fare ricomposizioni specialmente in base alla Compilazione di Assisi (leggenda perugina). Nel 1939 J. Abate pubblicò il Codice di Sarnano (E60 della biblioteca di questa città), dato come più antico perché si può datare tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Per Abate, la LTC non poteva essere collocata prima degli anni ’70 del sec. XIII perché ha preso molti spunti dalla Leggenda Maggiore.

Dopo tutto questo, tanto Desbonnets (1972) quanto Sofronio Clasen finirono per affermare che una prima versione della LTC è esattamente del 1246, sulla base di comparazioni con altri scritti. Ma per Lorenzo De Fonzo, la LTC cercò il suo materiale nel Florilegio dei compagni e nell’Anonimo Perugino. Per Pierre Beguin, la LTC non rappresenta la totalità del materiale inviato dai Compagni né una parte di questo, ma fu scritto prima della Vita II di Celano, utilizzando anche l’Anonimo Perugino.

Per Desbonnets, la Carta dei Compagni fu inviata insieme ai “Fioretti” e sono le prime versioni delle opere che conosciamo oggi come Compilazione di Assisi e Anonimo Perugino.

Nel 1980 Raoul Manselli suggerì che si desse alla LTC il nome di “Leggenda di Assisi” perché dà molta attenzione a dettagli di Assisi facendo 34 riferimenti alla città.

L’autore della LTC

Siccome il libro che stiamo presentando è una vera leggenda, che narra in ordine la vita di San Francesco, non dovrebbe essere stato scritto dai tre compagni del santo che scrissero la Carta di Greccio.

Inoltre l’autore non sembra essere un frate ritirato in un eremo come Greccio.

Aveva accesso a libri che dovevano essere rari e ha organizzato il contenuto come uno scrivano pubblico. E sembra vivesse in Assisi, viste le costanti osservazioni che fa sulla città. Inoltre vivendo ad Assisi e scrivendo come un professionista della penna, probabilmente fu un frate del Sacro Convento che aveva accesso alla biblioteca che, probabilmente, era la migliore dell’Ordine.

Per tutto questo, non è senza fondamento la supposizione di Minocchi sul fatto che l’autore fosse Giovanni da Ceperano. Ma niente è stato ancora provato.

In realtà l’autore mise insieme materiale raccolto dalla Prima Vita di Ceperano, dalla Biografia scritta da Giuliano de Spira e dall’Anonimo Perugino (quasi la metà della LTC è formata dal 96% dell’AP), aggiungendo di proprio poche cose, per esempio nei numeri 9-10 e 14-15.

Ma l’autore della LTC fu qualcuno molto capace, che ha dato un’altra anima al suo libro rappresentando un San Francesco molto più mistico di quello dell’Anonimo Perugino.

Indicazioni cronologiche

Vi sono alcuni elementi che ci aiutano a collocare cronologicamente la LTC, come quello legato al nome di Gregorio IX uno “di nostalgica memoria” (24) che si dice fu benefattore e difensore dei fratelli “fino alla fine della sua vita” (67), e deve essere stata scritta dopo il 22 agosto del 1241, quando quel Papa morì.

Per confrontare, l’Anonimo Perugino chiama Gregorio IX come “il venerabile signore e padre” (47) e dice solo che fu eletto Papa (45). Similmente, l’AP presenta il frate Bernardo da Quintavalle sempre come vivo (10, 11, 12, 14, 21, 31) in quanto la LTC dice che lui era di “santo ricordo” (27 e 39). Sappiamo che Bernardo morì tra il 1241 e il 1246.

D’altra parte, se, come sostengono alcuni studiosi, la LTC servì da fonte per la Vita Seconda di Celano pronta dopo e non quando aveva ancora il nome di “fioretti” dei compagni, non doveva essere stata scritta fino al 1246, perché la Vita Seconda di Celano uscì nel 1247.

È anche interessante approfittare delle indicazioni cronologiche che si trovano all’interno del testo della leggenda:

Nel n. 27: “trascorsi due anni dalla sua conversione…alcuni uomini…si unirono a lui”.

Nel n. 62: “Erano trascorsi undici anni dalla nascita dell’Ordine…furono scelti ministri”.

Nel n. 66: “Nel capitolo seguente (dopo nella Bolla Regale) Francesco concesse il permesso ai ministri per accogliere i frati…”.

Nel n. 68: “ Venti anni dopo…(1226) si presentarono davanti al Signore”.

Nel n. 69: “…due anni prima della sua morte…gli apparse un serafino”.

Nel n. 71: Fu canonizzato “nell’anno del Signore 1228…”.

Nel n. 72: “Due anni dopo la canonizzazione il corpo fu trasferito”.

Indicazioni ambientali – Assisi

La nostra leggenda fa continui riferimenti ad Assisi, ai suoi cittadini e ai suoi dintorni, senza parlare dei riferimenti alla Porziuncula. In generale, colloca in una luce favorevole i conterranei di Francesco.

Circostanze storiche

 L’autore del libro che conosciamo come la Leggenda dei Tre Compagni non sembra prendere conoscenza dai fatti storici che scossero l’Ordine e la Chiesa a quel tempo. Ma non possiamo pensare che fosse immune da quello che succedeva e, se di fatto crediamo che il libro fu scritto intorno al 1246, è interessante ricordare alcuni dei principali fatti del tempo.

Nel 1240, il Papa e l’Imperatore erano in guerra. Le truppe imperiali assediarono Assisi. In questa occasione, i saraceni entrarono in San Damiano. Nel 1241 tornarono ad assediare Rieti ed Assisi. In questo anno, deve essere morto Fra Bernardo da Quintavalle, nel Sacro Convento di Assisi.

Nel 1243, essendo ministro generale Haymo de Faversham, l’Ordine stabilì norme liturgiche. In seguito furono pubblicati un messale e un breviario francescano che servirono da modello per tutta la Chiesa. Fu nel giugno di quest’anno che dopo un intervallo di due anni, fu eletto Papa il cardinale Sinilbaldo Fieschi, con il nome di Innocenzo IV. – È probabile che Giovanni Fidanza fosse entrato nell’Ordine in quest’anno, a Parigi, prendendo il nome di Fra Bonaventura.

Nel 1244 con la morte di Haymo de Faversham, il Capitolo elesse come generale Fra Crescenzo da Iesi, ordinò che si raccogliesse tutto quello che i frati conoscevano su San Francesco. Alla fine di quest’anno, fuggendo dall’imperatore, il Papa si rifugiò a Lione in Francia.

Nel 1245 Innocenzo IV convocò un Concilio per condannare l’Imperatore. Impose anche ai frati che assumessero la responsabilità per tutti i monasteri delle clarisse. In novembre, scrisse la bolla “Ordinem vestrum”, nella quale la Santa Sede si impossessa di tutti i beni dei frati, permettendo loro di tenere non solo il necessario ma anche ciò che rendeva più comoda la vita quotidiana.

Nel 1246, Federico II attaccò tutti quelli che appoggiavano il Papa, inclusi i frati. Molti furono uccisi o, perlomeno, espulsi o incarcerati. L’11 agosto, frate Leone, frate Rufino e frate Angelo scrissero a Greccio la carta con la quale presentavano al ministro generale tutto quello che poterono raccogliere su San Francesco: i “fioretti” che furono consegnati da Celano e forse l’Anonimo Perugino e la Compilazione di Assisi (Legenda Perusina).

Nel 1247, il capitolo generale di Lione (13 giugno) elesse frate Giovanni da Parma ministro generale. Restò in carica fino al 1257. In agosto il Papa emise un’altra bolla, la “Quanto studiosius” riguardo alla povertà dei francescani: istituì i “sindaci apostolici”, incaricati di agire in nome del Papa per provvedere alle necessità dei frati. Il generale rifiutò la bolla. Ma Innocenzo IV scrive allora una nuova regola per le clarisse con la quale permette loro d’avere delle proprietà. Il che spinge Clara a compilare la sua Regola. Assisi e Perugia erano in guerra con le truppe dell’imperatore.

Francesco mistica nella LTC

Nella “leggenda dei tre compagni”, Francesco già appare come un santo dall’inizio: prima della conversione iniziò ad indossare dei pezzi di sacco cuciti insieme lasciando tre aperture per le braccia e la testa, e già credeva che sarebbe diventata una persona degna di rispetto. Fu visitato dal Signore quando ancora pensava di essere militare e pieno d'entusiasmo passeggiava con i compagni nella notte ad Assisi.

Sottraendosi al mondo comincia a vivere riproponendo lo stesso modello di vita di Gesù. Inizia ad avere esperienza con i lebbrosi in un giorno che stava “orando con più fervore”.

In questa prospettiva sta a pregare in una caverna e in altri luoghi mal ridotti (ruderi), l’incontro con il crocifisso di San Damiano, e tutto il suo amore per la passione di Gesù.

Il suo confronto con il padre succede in un profondo spirito religioso, e la sua povertà è intimamente legata all’esperienza di Dio.

Sono esperienze mistiche la sua missione evangelica, l’incontro con il Papa a Roma, come anche la visione dell’albero, la Porziuncola come centro di luce, e ugualmente i suoi sogni come la gallina sciocca. La morte e le sue stimmate sono il coronamento della sua esperienza mistica.

L’esperienza della Chiesa

Il nostro quadro mostra che ha un vero schema sulla Chiesa, dal numero 46 al 67.

Tutto l’insieme mostra molto bene perché Francesco scrisse il suo saluto alla Madre di Dio: ”Salve, Vergine fatta Chiesa!”. Questo è dimostrato specialmente quando si parla dei capitoli generali e, di una maniera distaccata, quando si presenta la carta della Porziuncola.

Niente sostitusce una buona lettura del testo, ma richiamiamo con attenzione il n. 46, quando Francesco dice: ”Andiamo, poi, alla nostra Madre Santa Chiesa Romana…” e il n. 56. quando presenta la visione che un frate: “ tutti gli uomini di questo mondo erano accecati  stando  inginocchiati intorno a Santa Maria della Porziuncola…” il luogo “prediletto della Vergine gloriosa, tra tutti i luoghi e le chiese di questo mondo”.

Come conclusione, il cardinale protettore, collegamento tra la comunità e la chiesa, assisteva ai capitoli tutti gli anni.

Una conclusione

Se i famosi tre compagni mandarono al ministro generale i loro “fiori” e più i testi che abbiamo citato l’Anonimo Perugino e la Compilazione di Assisi (Leggenda Perugina), è perché questi scritti, non ufficiali, erano solo delle copie particolari, quando qualcuno si interessava ad esse.

È differente il caso delle Leggende di Celano, copiate per ordine della Santa Sede o dell'Ordine e presenti praticamente in tutti i conventi, o anche della Leggenda Maggiore, che già fu rappresentata con 43 esemplari giustamente destinati a moltiplicarsi.

Per questo si comprende come questo tipo di scritti aveva una storia difficile da essere recuperata e con abbondanza di varianti. Lo studio dei prossimi libri non aiuterà a intendere meglio tutta questa complicata questione editoriale.

La Leggenda dei tre compagni ha 18 capitoli e 73 paragrafi numerati. Dividiamo il tema per paragrafi, senza prendere in considerazione i capitoli con i suoi titoli.

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Ultimo aggiornamento: 08 febbraio 2011