Ugo Foscolo
Appendice
Poesie giovanili
A VENEZIA
Scrutto nel 1796, fu stampato la prima volta, nell'Anno poetico ossia Raccolta annuale di poesie inedite di autori viventi, Venezia, 1797, con questa nota, che probabilmente è dell'autore. " Questo sonetto fu scritto quando Venezia oligarchica si decise neutra. I patriotti che non sono del 14 maggio lo conoscono sin da quel tempo...".
Sonetto.
O di mille tiranni, a cui rapina Dimmi: che mai ti
val se a te vicina Già striscia il
popol tuo scarno e fremente, Ma verrà il
giorno, e gallico lo affretta |
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BONAPARTE LIBERATORE
Di questa ode furono
fatte molte edizioni; non si sa precisamente quante, perchè alcune oggi non si trovano.
L'Antona-Traversi (vedi Curiosità
foscoliane più volte citate) riuscì a trovarne sei, ed ebbe notizia di una settima,
fatta ad Imola, che non potè vedere. Di tutte queste edizioni due sono veramente
importanti, la prima e la sesta.
La prima fu fatta a Bologna nel 1797 a spese del Governo
della Repubblica Cisalpina, e curata dall'autore: ha questo frontespizio:
BONAPARTE
LIBERATORE
ODA
DEL LIBER'UOMO
NICCOLÒ UGO FOSCOLO.
ITALIA
ANNO PRIMO DELL'ITALICA
LIBERTÀ
e dopo il frontespizio questa dedicatoria:
ALLA CITTÀ DI REGGIO.
A voi, che primi
veri italiani, liberi cittadini vi siete mostrati, e con esempio magnanimo scuoteste
l'Italia già sonnacchiosa, a voi dedico, che a voi spetta, quest'Oda ch'io su libera
cetra osai sciogliere al nostro Liberatore. Giovane, qual mi son io, nato in Grecia,
educato fra Dalmati, e balbettante da soli quattr'anni in Italia, nè dovea, nè poteva
cantare ad uomini liberi ed Italiani. Ma lalto genio di Libertà che m,infiamma, e
che mi rende Uomo Libero, e Cittadino di patria non in sorte toccata ma eletta, mi dà i
diritti dell'Italiano e mi presta repubblicana energia, ond'io alzato su me medesimo canto
BONAPARTE LIBERATORE, e consacro i miei Canti alla città animatrice d'Italia.
NICCOLÒ UGO FOSCOLO.
La sesta edizione fu fatta a Genova nel 1799, con questa frontespizio:
BONAPARTE
LIBERATORE
ODA
DI UGO FOSCOLO
SESTA EDIZIONE
ITALIA
ANNO VIII
ha molte correzioni, ed innanzi la famosa lettera, a Bonaparte, che qui riferiamo:
A BONAPARTE.
Genova, 5 agghiacciatore, anno VIII. |
Io ti dedicava questa
Oda quando tu, vinte dodici giornate e venticinque combattimenti, espugnate dieci
fortezze, conquistate otto provincie, riportate centocinquanta insegne, quattrocento
cannoni e centomila prigionieri, annientati cinque eserciti, disarmato il re sardo,
atterrito Ferdinando IV, umiliato Pio VI, rovesciato due antiche repubbliche, e forzato
l'imperatore alla tregua, davi pace a nemici, costituzione all'Italia, e onnipotenza
al popolo francese.
Ed ora pur te la dedico non per lusingarti col suono delle
tue gesta, ma per mostrarti col paragone la miseria di questa Italia che giustamente
aspetta restaurata la libertà da chi primo la fondò.
Possa io intuonare di nuovo il canto della vittoria quando
tu tornerai a passare le Alpi, a vedere, ed a vincere!
Vero è che, più che della tua lontananza, la nostra
rovina è colpa degli uomini guasti dall'antico servaggio e dalla nuova licenza. Ma
poichè la nostra salute sta nelle mani di un conquistatore; ed è vero pur troppo che il
fondatore di una repubblica deve essere un despota, noi e per i tuoi beneficj, o pel tuo
Genio che sovrasta tutti gli altri delletà nostra siamo in dovere di invocarti, e
tu in dovere di soccorrerci non solo perchè partecipi del sangue italiano, e la
rivoluzione d'Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel Trattato che
trafficò la mia patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità ai tuo nome.
E pare che la tua fortuna, la tua fama, e la tua
virtù te ne abbiano in tempo aperto il campo. Tu stai sopra un seggio donde e col braccio
o col senno puoi restituire libertà a noi, prosperità e fede alla tua Repubblica, e pace
all'Europa.
Pure nè per te
glorioso, nè per me onesto sarebbe s'io adesso non t'offerissi che versi di laude. Tu
se omai più grande per i tuoi fatti che per gli altrui detti: nè a te quindi
saggiugnerebbe elogio, nè a me altro verrebbe tranne la taccia di adulatore. Onde
t'invierò un consiglio, che essendo da te liberalmente accolto, mostrerai che non sono
sempre insociabili virtù e potenza, e che io, quantunque oscurissimo, sono degno di
laudarti, perchè so dirti fermamente la verità.
Uomo tu sei e mortale e nato in tempi ove la universale
scelleratezza sommi ostacoli frappone alle magnanime imprese, e potentissimi incitamenti
al mal fare. Quindi o il sentimento della tua superiorità, o la conoscenza del comune
avvilimento potrebbero trarti forse a cosa che tu stesso abborri. Nè Cesare prima di
passare il Rubicone ambiva alla dittatura del mondo.
Anche negli infelicissimi tempi le grandi rivoluzioni
destano feroci petti ed altissimi ingegni. Che se tu aspirando al supremo potere sdegni
generosamente i primi, aspirando alla immortalità, il che è più degno delle sublimi
anime, rispetterai i secondi. Avrà il nostro secolo un Tacito, il quale commetterà la
tua sentenza alla severa posterità. Salute.
UGO FOSCOLO.
Le altre edizioni
fin qui conosciute dell'ode derivano tutte dalle due delle quali abbiamo fatto cenno.
Derivano dalla prima edizione bolognese del 1797 la veneziana dello Zatta, quella dell'Anno
poetico, e quella d'Imola, tutte e tre dello stesso anno 1797, e probabilmente due
altre che non si conoscono, ma che dovettero essere fatte prima della edizione genovese
del 1799, poichè questa, come abbiamo detto, è la sesta. Derivano dalla edizione
genovese quella del Parnasso democratico (Bologna, senza data) e quella della Antologia
repubblicana (Bologna, marzo 1831).
L'edizione dello Zatta e quella dell'Anno poetico
riproducono il testo della prima edizione bolognese, salvo qualche leggera varietà
d'interpunzione e di grafia, specie nelle maiuscole, e salvo, in quella dell'Anno poetico,
la correzione di un errore e la particolarità che i segnacasi articolati sono sciolti. Le
edizioni del Parnasso democratico e della Antologia repubblicana riproducono
l'edizione di Genova, salvo tre leggere varianti di pura forma nella lettera a Bonaparte e
qualche varietà d'interpunzione e di grafia nell'ode.
E poichè per questo rispetto nessuna delle sei edizioni è
interamente corretta. Sarebbe opera vana riprodurre fra le varianti tutte le diversità di
interpunzione e di grafia delle varie edizioni. Io perciò mi limito a dare nel testo la
lezione della edizione genovese, come fu riprodotta dall'Antona-Traversi nelle Curiosità
foscoliane...
Dove tu, diva, da l'antica e forte Ma tu de l'alpi da
l'aërie cime, E depor le corone
in Campidoglio, Passeggian truci,
e 'l diadema e il manto Deh! mira, come
flagellata a terra Del Re dei Re!
- Quindi tra il fumo e i lampi E del Giove terren
l'augel battuto Italia, Italia,
con eterei rai Ma de l'Italia o
voi genti future, |
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AI NOVELLI REPUBBLICANI
Scritta nel 1797 dopo la caduta del regime oligarchico e la proclamazione della Repubblica democratica a Venezia, fu pubblicata la prima volta nel 1797 in un opuscolo con questo frontespizio:
A'
REPUBBLICANI
ODA
DEL CITTADINO
NICCOLÒ UGO FOSCOLO.
Deliberata morte ferocior.
VENEZIA
ANNO PRIMO.
Registrato al Comitato d'istruzion pubblica
dall'autore
e ristampata nell'Anno poetico dello stesso anno 1797.
Nell'opuscolo
seguono al frontespizio una Lettera dedicatoria a Gioan Dionigi Foscolo ed alcune Note
illustrative, che riferiamo qui appresso.
Parve al Mestica, e pare anche a me, che l'edizione
dell'Anno poetico sia posteriore, e che perciò le diversità di lezione fra essa e
l'opuscolo siano vere e proprie correzioni fatte dall'autore nell'Anno poetico.
Per questa ragione anche nella presente nuova edizione delle Poesie del Foscolo
metto nel testo la lezione dell'Anno poetico, e do nelle varianti la lezione
dell'opuscolo; benchè all'Antona-Traversi, ch'ebbe il merito di scoprirlo e ristamparlo
nelle sue Curiosità foscoliane, la lezione di esso sembri migliore. Ecco la
Lettera dedicatoria e le Note illustrative.
A
GIOAN-DIONIGI FOSCOLO.
" Eccoti un
oda che ti spetta perchè ispirata dall'amore di libertà. Ei ti guida alle schiere di
Bonaparte, e tu fra i soldati repubblicani morrai forse felice veggendo le patrie bandiere
annunziar la vittoria. Nè la mia sorte è già dubbia: io mi resi santo il proposito di
morir con la libertà, e di espormi contro il furore della licenza prima motrice di
tirannia: difficile impresa ma degna di tutti i liberi. Io gli invito a seguirmi, e sieno
più feroci di me, ch'io sarò lor seguace. Ove ciò sia non dei più temere della vera
repubblica. I democratici deliberati atterriscono tutti i popoli: noi sarem liberi
veracemente o morremo. - Salute.
Tuo FRATELLO.
" Credo adattata a qwest'oda la lettera scritta a Tullio da Marco Bruto. Ella nel Consolo, e nell'Oratore di Ronia, ci pinge l'uomo malfermo, e quindi il non vero Repubblicano.
MARCO BRUTO A CICERONE
SALUTE.
" A te non
duole il tiranno; bensì ti duole il tiranno nemico. Soffrire un servaggio piacevole: ecco
il tuo scopo. Quind'è che mi pinsi fra gli ottimi l'Addottivo di Cesare. Ma sai tu pure
che i nostri padri sempre abborrirono qualunque signoria benchè mite. Per me non ho ancor
divisato nè riposo, nè guerra; ho bensì fermamente proposto di non servire.
Meravigliomi che il timor d'una guerra civile l'orror tutto ti sgombri d'una pace dannosa
ed infame. Soqquadrasti la tirannide di Marc'Antonio, e chiedi perciò in mercede quella
del Figlio di Cesare, sta sano.
(Versione da Plutarco nella vita di Bruto).
" Lo spirito di quest'oda, e le stanze VI e seguenti sino alla X esigono che preceda il presente squarcio."
" La legge
agraria vietava in Roma le immense ricchezze cagioni d'immensa miseria, di ineguaglianza,
e d'oligarchia. Obbliata perchè non cara a potenti fu da Tiberio Gracco restituita. Il
Senato s'oppose; il popolo la protesse: l'interesse piu che la santità della legge
animava le due fazioni. Dopo lunghe contese Tiberio, benchè tribuno della plebe, fu
ucciso, e gettato co' suoi seguaci nel Tevere.
" Caio Gracco suo Fratello minor di nov'anni vide
Tiberio fra l'orror della notte: - Che stai? gli disse: non v'ha riparo; tu dei seguirmi.
Questa visione la narra Tullio, e Plutarco la adotta. Tutti i veri Repubblicani hann'un
genio che li rende divini; e questo genio gli offrì la larva notturna ond'ei si mosse
dietro le traccie Fraterne. Propose con forza la legge Agraria e la difese con forza. Il
senato mostrossi feroce ed artifizioso: il popolo seguì Gracco suo tribuno: ma quando non
vinse l'oro? Successe alle dispute il sangue. Cajo sublime in campo e vincitore della
Sardegna, ma nemico dell'ire interne, ne pianse. Opimio Consolo sorprese per mezzo de'
mercenarj il tribuno che non volle al suo fianco la plebe armata mostrandosi inerme nel
Foro.
" Assalito non chiamò i suoi: fra le stragi de'
cittadini fuggì con un servo nel tempio di Diana dove previde Roma futura: ind'inseguito,
corse pel ponte Sublicio nel bosco sacro alle furie. Tentò per via di trafiggersi ma fu
impedito: involandosi a suoi famigliari gridava "aborro il sangue civile"
Filocrate lo seguì, e per suo cenno il trafisse ma poscia immergendosi in petto il
pugnale medesimo, abbracciò Cajo agonizzante, e spirò. I corpi furon del Tevere. La
Madre di Caio non pianse: narrando i fatti de' suoi figli chiamavasi: "CORNELIA MADRE
DEI GRACCHI".
ODE.
Questo ch'io serbo in sen sacro pugnale, Voi, che ignari di
voi, già un tempo feste A l'Armi! Enteo
furor su voi discende Tremate? e invece
d'inimico sangue Ma Genio intanto a
noi scende di pace, Tu fuggi, o Caio?
e ov'è la tua possanza Quando a l'orror
di notte taciturna E dal fatal suo
genio a man guidato Ma voce fra 'l
lontan spazio degli anni Pur non vi lece le
mal-ferme spade, Vile è il torpor
ch'a intiepidir vostr'alme E guai sien pur:
nè sol a Grecia e a Francia, |
5 10 55 100 |
FRAMMENTO DELLA CANTICA
IL ROBESPIERRE
Scritto forse nel 1796, fu pubblicato postumo dagli editori delle opere del Foscolo (Firenze, Le Monnier) nel vol. II dei Saggi critici, pag. 343, in fine di una lettera a Paolo Costa dell'anno 1796.
Tal del Giordan sul margo un di solia |
(Robesp. c. II).
PRINCIPIO DEL PARADISO PERDUTO
DA MILTON
Fu pubblicato la prima volta dal Carrer nella sua edizione delle Prose e poesie di Ergo Foscolo (Venezia, coi tipi del gondoliere, MDCCCXLII).
Dell'uom la prima inobbedienza e
il frutto |
Edizione telematica e revisione: 1998, Giuseppe Bonghi
Edizione HTML: Dicembre 1998, Giuseppe Bonghi
Poesie di Ugo
Foscolo, Nuova Edizione critica per cura di Giuseppe Chiarini,
Raffaello Giusti editore, Livorno 1904
© 1998 - by prof. Giuseppe Bonghi
- E-mail: Giuseppe.Bonghi@mail.fausernet.novara.it
ultimo aggiornamento: mercoledì 29 maggio 2002