Giuseppe Chiarini

Prefazione alle poesie di Ugo Foscolo

Edizione di riferimento

Poesie di Ugo Foscolo, Nuova Edizione critica per cura di Giuseppe Chiarini, Raffaello Giusti editore, Livorno 1904.

PREFAZIONE

Questa nuova edizione critica delle Poesie del Foscolo differisce notevolmente dalla prima, pubblicata nel 1882 in Livorno dal tipografo Francesco Vigo; differisce non tanto per la materia, nella quale poco è di diverso, quanto per la disposizione di essa. Le differenze maggiori sono, com'è naturale, nella parte del libro che allora si presentava come interamente nuova, cioè quella che comprende i frammenti delle Grazie.

Le molte incertezze che mi accompagnarono nei principii del lavoro, lungo e non agevole, la mancanza di alcuni dei sussidi più necessari, il non aver potuto consultare in tempo e a mio agio i manoscritti foscoliani appartenenti allora agli eredi della Quirina Magiotti, ed ora alla Nazionale di Firenze, furono le cagioni principali per che quella parte del libro riuscì difettosa. Anche le altre parti non andarono esenti da imperfezioni.

Tuttavia quella imperfetta edizione non fu senza qualche utilità. Il Carducci prese da essa occasione a comporre quei belli articoli sull'adolescenza e gioventù poetica di Ugo, che sono quanto di meglio è stato scritto intorno al Foscolo poeta, ed ai quali è gran danno non seguitassero gli altri coi quali egli aveva in animo di compiere lo studio di tutte le opere poetiche di lui. I lavori poi dell'Ugoletti, del Martinetti, dell'Antona-Traversi, del Trevisan, del De Winckels, del Biagi, del Mestica, di Severino Ferrari e di parecchi altri segnano un risveglio e tutto un movimento di studi foscoliani veramente notevole.

II.

A correggere in parte i difetti della mia edizione uscirono, nel 1883 Le Poesie di Ugo Foscolo, edizione completa a cura di Guido Biagi (Firenze, G. C. Sansoni editore), nel 1889 Le Poesie di Ugo Foscolo, nuova edizione con riscontri su tutte le stampe, discorso e note, di Giovanni Mestica (Firenze, G. Barbèra editore), e pure nel 1889 Le Poesie di Ugo Foscolo giusta gli autografi e altri manoscritti pubblicate da C. Antona-Traversi e G. A. Martinetti (Roma, tipografia Fratelli Pallotta), e le Curiosità Foscoliane a cetra di Camillo Antona-Traversi (Bologna, Ditta Nicola Zanichelli). Il Biagi ed il Mestica, giovandosi dei miei studi e delle mie ricerche, e riproducendo nelle loro edizioni, non pure il nuovo testo delle Grazie dato da me, ma anche tutto quello ch'io aveva raccolto di poesie foscoliane dimenticate, specialmente giovanili, mirarono a dare una edizione anche più compiuta della mia, omettendo (bene inteso) la varianti delle Grazie. Il Biagi, riscontrando due o tre poesie sui manoscritti, potè correggere qualche errore sfuggito a me; ed il Mestica, tenendo a riscontro tutte le stampe, potè, per le poesie già edite dal Foscolo, ristabilire più esattamente alcune lezioni del testo. L’Antona-Traversi poi e il Martinetti, essendosi presa 1a cura di rivedere sui manoscritti tutte le poesie postume del Foscolo, o pubblicate da me per la prima volta o ripubblicate più correttamente, poterono dare di esse una edizione anche piú esatta della mia; e la corredarono di alcune varianti, che io aveva trascurate, perchè non vere e proprie varianti, ma prime lezioni cancellate dall'autore per sostituirvi le correzioni.

Mettendosi a decifrare manoscritti già decifrati in gran parte da me, è naturale che riuscissero a leggere qualche parola che io non avevo intesa, e a leggerne bene qualcuna che io avevo letta male. Dicendo la qual cosa non voglio niente detrarre della lode dovuta agli egregi uomini per la loro fortunata valentia nel decifrare gli spesso indecifrabili autografi foscoliani; ma posso ben dire ch'essi furono eccessivamente liberali di biasimo a qualche errore mio anche, non grave. Finalmente le Curiosità Foscoliane dell'Antona-Traversi misero in luce altri materiali preziosi per una nuova edizione compiuta delle poesie del Foscolo.

Di questi e di tutti gli altri studi e lavori sul nostro poeta usciti dopo la mia prima edizione critica io mi son valso largamente per questa nuova; ma, pure accettando le idee altrui, quando mi sono sembrate migliori delle mie, non ho creduto di dovere in massima cambiare i criteri che mi guidarono nella prima edizione; e non ho accettato le correzioni del testo fatte da altri, senza prima riscontrarle sui manoscritti o sulle stampe. S'intende poi che non mi sono contentato di correggere soltanto dove altri m'indicò l'errore. Quando, per esempio, ho avuto dubbio intorno a qualche lezione delle Grazie, sul testo delle quali quasi nessuno mi fece appunti, ho fatto fare io stesso i necessari riscontri sui manoscritti; li ho fatti fare dal professore Francesco Carlo Pellegrini di Livorno, che mi è stato un prezioso collaboratore nella correzione di questo volume.

III.

In questa seconda edizione, come nella prima, ho diviso le poesie nelle inedesime quattro parti. Ho messo nella prima parte le Poesie liriche pubblicate e riconosciuíe dall'autore, nella seconda i Frammenti del Carme Le Grazie, nella terza le Poesie postume, le traduzioni minori e le imitazioni, nella quarta le Poesie gioranili e dell'adolescenza rifiutate dall'autore; con leggiere mutazioni, intese soltanto a rendere più esatta la partizione.

Pur rispettando le idee del Biagi e del Mestica, i quali per amore della cronologia e degli studi sullo svolgimento degli ingegni e dei loro progressi nell'arte, diedero nelle loro edizioni il primo posto alle poesie fanciullesche e giovanili del Foscolo, io sono rimasto fedele alla mia vecchia idea, che nel presentare ai lettori le opere di uno scrittore, specie se artista e poeta, si debba essere in tutto ossequenti alla volontà di lui, cioè presentarlo innanzi tutto nelle, opere per le quali egli volle essere conosciuto e giudicato, senza mutare un ette alla loro disposizione. Perciò, accogliendo nella mia edizione anche gl' imparaticci poetici del Foscolo, e accogliendoveli tutti (perchè qualche bell'umore non salti su anche questa volta a dire che io ho dato soltanto una scelta delle Poesie d’Ugo), li ho relegati in fondo al volume in una appendice.

Anche nelle più piccole gallerie ci sono in qualche angolo riposto le stanze delle ciarpe. I lettori veggano per prima cosa la galleria poetica di Ugo, cioè le opere alle quali egli volle affidato il nome suo di poeta: se poi avran voglia di cercare per loro ragioni anche le ciarpe, svoltino pagina e le troveranno.

IV.

La prima parte del volume comprede le poesie di Ugo più perfette e compiute, cioè le odi e i Sonetti e il Carme dei Sepolcri. Per le Odi e i Sonetti ho seguito, come fece il Mestica, e come avrei dovuto fare e non feci nella mia prima edizione, l’ultima stampa approvata dall’autore, cioè il volumetto “Poesie di Ugo Foscolo, seconda edizione taccresciuta; Milano, MDCCCIII, dalla Tipogrifia di Agnello Nobile”; salvo per il sonetto X, che fu modificato più tardi dall'autore; e pel quale diedi, come è detto in nota, la lezione modificata. Del sonetto VII, che fu rifatto nel 1808 con mutazioni molto notevoli, specie nelle terzine, diedi intero nel testo il rifacimento sotto il N. VII bis. Di tutti i Sonetti poi e delle Odi riportai a pié di pagina le varianti di tutte le edizioni anteriori.

Del sonetto VII, oltre la copia autografa posseduta dal sig. Hudson Gurney di Londra, della quale è cenno nella nota a pag. 22, esiste un’altra copia, pure autografa, che conservasi nella biblioteca foscoliana di Zante fra le altre reliquie del poeta. Cotesta copia non ha altro di singolare che qualche varietà d'interpunzione, e queste parole innanzi, invece del titolo: | UGONIS FOSCOLI | VITIA, VIRTUS, ET OSSA | QUIESCERE CEPERUNT |. Anche la copia del Gurney differisce nella punteggiatura dalle varie lezioni delle stampe. Tutte le volte che Ugo riscriveva una sua poesia, ne rifaceva la punteggiatura un po' diversamente. Il che conferma ch'egli non ebbe mai un sistema di punteggiatura ben determinato ed esatto. Parvemi perciò non necessario riferire fra le varianti del sonetto quelle varietà d'interpunzione, che del resto si riducono alla sostituzione di qualche punto e virgola alla semplice virgola, o ai due punti, e viceversa.

Quanto ai Sepolcri, riprodussi fedelmente il testo della prima edizione (Brescia, per Niccolò Bettoni, MDCCCVII), che il Foscolo stesso chiamò incolpabile.

Avendo saputo che nell'European Review del giugno 1824 fu pubblicato dal Foscolo un frammento dei Sepolcri accompagnato d'una traduzione inglese, mi feci per mezzo del mio illustre amico William Michael Rossetti (alla cui cortesia rendo qui le maggiori grazie) mandare copia dell'uno e dell'altra, nella supposizione che vi potesse essere nel testo qualche variante. Ma la mia supposizione fu vana. Trattandosi di riprodurre un lungo frammento del Carme, evidentemente il Foscolo diede al traduttore, come del resto era naturale, il volume stampato, dal quale il frammento doveva esser tratto. A titolo di novità stampo fra i documenti illustrativi la traduzione inglese del frammento.

Le due sole varianti dei Sepolcri sono due citazioni fatte a memoria dal poeta; una nei saggi sul Petrarca, e l'altra in una lettera.

V

La parte seconda del volume, che comprende Le Grazie è divisa in due sezioni: nella prima sezione sono riprodotti per ordine cronologico i Frammenti del  Carme licenziati alla stampa, dall'autore; nella seconda i Frammenti dai manoscritti.

Nella mia prima edizione io m'era contentato di dare soltanto le varianti delle edizioni della Biblioteca italiana e del Silvestri, fatte tutte e due vivente l'autore. Il Biagi invece riprodusse intero il testo della Biblioteca italiana, e il Mestica quello del Silvestri il quale ha qualche leggiera diversità di lezione dall'altro ed è più lungo di un centinaio di versi. In questa nuova edizione io, seguendo il Mestica, ho riprodotto il testo del Silvestri, e ho dato, come lui, le varianti della Biblioteca, per modo che il lettore abbia contemporaneamete dinanzi ambedue i testi.

I Frammenti della Biblioteca furono, come è noto, pubblicati da Giovita Scalvini sopra un autografo da lui posseduto, ed inviati al Direttore di quel periodico insieme con una lettera che spiega le ragioni della pubblicazione; i Frammenti pubblicati dal Silvestri furono graziosamente offerti all'editore, com'egli dice, da un estimatore delle opere di Ugo Foscolo. Cosicchè nessun dubbio che gli uni e gli altri provengono, per quanto indirettamente, dall'autore. Tutto le successive edizioni dei frammenti delle Grazie anteriori all'edizione dell'Orlandini derivano da quelle due. L'Antonelli nel 1822 (Poesie di Ugo Foscolo, nuova edizione con aggiunte, Venezia, Alvisopoli) e il Torri nel 1823 (Pavia, dai torchi di Giacomo Capelli) riprodussero il testo della Biblioteca; il Taylor (Londra, 1831), il Caleffi (Poligrafia Fiesolana, 1835) ed altri ripredussero quello del Silvestri: il Carrer riprodusse anche lui il testo del Silvestri, ma vi interpolò capricciosamente qua e là parecchi frammenti nuovi, tratti per la maggior parte dalle copie comunicate dalla Magiotti al Tipaldo, e forse da qualche altra che mi è rimasta ignota.

Insomma le edizioni della Biblioteca italiana e del Silvestri sono le sole veramente importanti prima di quelle fatte sui manoscritti venuti da Londra. La prima di esse riuscì anche sufficientemente corretta; la seconda riuscì molto scorretta, specialmente nella parte nuova. E il Mestica, non so con qual criterio, riproducendola conservò tutte le scorrezioni, alcune delle quali gravissime e derivate evidentemente da errore del copista o del tipografo; come queste: “due belle cerve” per “due delle cerve”, “albero nemico” per “altero nemico , “tesori industri” per “tepori industri”, “fingon” per “pingon”, “all'onda eterna” per “all'onda eterea”, “creasse al delitto” per “concesse al diletto”, “intanto al suono” per “intento al suono”, “le serene nubi” per “le severe nubi”.

Questi ed altri che dai manoscritti sono dimostrati errori evidenti, io mi sono creduto, non solamente autorizzato, ma in dovere di correggerli nel testo del Silvestri da me riprodotto sulla prima edizione, ch'é quella del 1822. Il Mestica lo riprodusse invece dalla seconda, quella del 1825, che è anche più scorretta della prima. In essa sola si trova difatti il curioso errore del verso 135 dell’Inno secondo “Tende le reti il pescatore ed ode”, che probabilmente è una correzione dell'editore o del proto.

VI

Le modificazioni più importanti di questa nuova edizione delle Grazie, sono nella seconda sezione, che accoglie i Frammenti del Carme dai manoscritti. Una di queste modificazioni io le aveva già fatte ripubblicando nel 1890 il testo delle Grazie nella Appendice alle opere di U. Foscolo (ed. Le Monnier); qui le ho compiute, estendendole alle Varianti, che in quella Appendice non erano comprese.

Seguendo l'ordine dato ai frammenti della prima sezione e l'ordine tenuto dall'autore nella composizione del Carme, ho nella seconda sezione, assegnato il primo posto ai Frammenti delle Grazie in un solo inno, e il secondo ai Frammenti delle Grazie in tre inni.

Nella prima edizione non seppi trovar posto ad una diecina di frammenti, che perciò collocai da sè in fine dei tre inni sotto il titolo di Frammenti vari. Sei di quei frammenti li introdussi nel testo del Carme quando lo ripubblicai nella Appendice alle opere del Foscolo: in questa nuova edizione li ho collocati tutti, o nel testo, o nelle note, o nelle varianti.

Per una strana allucinazione, commisi nella prima edizione un errore, che non solo non corressi, ma agggravai nella edizione delle Grazie nella Appendice alle opere del Foscolo, e che pur troppo è rimasto anche in questa nuova edizione critica delle poesie. Me ne sono accorto soltanto quando tutti i frammenti delle Grazie erano finiti di stampare: e perciò non ho potuto che avvertire e correggere l'errore con una Nota a pag. 313 del volume.

Le varianti dai manoscritti già Martelli, ora della Nazionale di Firenze, che prima erano separate da quelle dei manoscritti labronici, le ho fuse con esse; e ad esse ho aggiunto anche le poche che ho potuto trarre dai frammenti pubblicati nel 1843 dal Calbo in un periodico di Corfù e riprodotti dall'Antona-Traversi nelle suo Curiosità Foscoliane. Così che adesso il lettore trova riuniti in un corpo solo tutti i frammenti del Carme che il poeta lasciò disseminati nei vari e sparsi suoi manoscritti.

Per queste cure spero che la nuova edizione dei Frammenti delle Grazie, dai manoscritti sia riuscita notevolmente migliore della prima, e sopra tutto più agevole e comoda per gli studiosi.

VII.

Nella terza parte del volume, quella che accoglie le poesie postume, ho potuto introdurre notevoli miglioramenti per il riscontro che ho fatto di esse coi manoscritti. Ho dato più corretto e compiuto il testo di alcune poesie, specialmente dei frammenti di Sermoni, ed aggiunto alle varianti le lezioni cancellate che mi sono sembrate di maggiore importanza. Per distinguerle dalle vere e proprie varianti, le ho stampate in corsivo. Se non si troveranno nella mia edizione tutto le minuzie che sono in quella dell'Antona-Traversi e del Martinetti, ciò dipende dal fatto ch'io non ho voluto dare, come essi, una edizione diplomatica.

Ho levato dalla prima parte del volume, dove era stato messo per errore, e l'ho collocato nella terza, il sonetto per il ritratto dipinto al poeta dal Fabre: e ho levato dalla terza e messo nella quarta il sonetto “Quando la terra è d'ombre ricoverta ”, che appartiene al periodo delle poesie giovanili.

Di nuovo non ho potuto dare che poche cose e di poca importanza; due frammenti di satira, uno già edito da me nella Appendice alle opere del Foscolo, e l'altro dall'Antona-Traversi e dal Martinetti, ed un appunto in prosa di una poesia All'Oceano, giù pubblicato da essi.

Ho anche aggiunto un epigramina, ed uno ne ho tolto. L'epigramma aggiunto è quello con cui il Foscolo in fine della Lettera apologetica, dandolo per traduzione dal Pantagruel, deride il Presidente di un Comitato greco di cui era stato invitato a far parte: l'epigramma tolto è quello notissiino contro il Monti:

Questi è Vincenzo Monti cavaliero,

Gran traduttor dei traduttor d'Omero;

al quale, come è pur noto, il Monti rispose con quest’altro:

Questi ò il rosso di pel Foscolo detto;

sì falso che falsò fino sè stesso

Quando in Ugo cangiò Ser Nicoletto.

Guarda la borsa se ti viene appresso.

Anche due altri epigrammi sono attribuiti al Foscolo; uno pure contro il Monti, ed è questo:

Di Monti il Bardo andrà col Tasso al pari.

Firmato Eugenio, e un po' più giù Vaccari.

Pubblicò la prima volta il Conte Benassù Montanari nella Vita d’Ippolito Pindemonte (1834), ma senza attribuirlo al Foscolo; lo ristampò attribuendolo dubitativamente al Foscolo, il Trevisan nel libro, Ugo Foscolo e la sua fede politica, Mantova, 1872.

Dell'altro faceva menzione parecchi anni fa il signor Tommaso Emanuele Cestari in una lettera a Domenico Bianchini con la quale gl'inviava copia dei due Canti La giustizia e la pietà. Diceva in quella lettera che tra i discendenti della famiglia Olivi di Chioggia si conservava memoria di un epigramma improvvisato dal Foscolo contro i governanti di Venezia del 1796, i quali negli avvenimenti politici avevano, secondo lui, perduta la testa. L'epigramma dice:

Soli parrucconi di cervello privi,

Come conchiglie del Museo d'Olivi.

I fratelli Tommaso e Giuseppe Olivi di Chioggia, si occupavano di scienze naturali ed avevano raccolto in casa loro un Museo.

Non mi è parso conveniente accogliere fra le opere, del Foscolo nè questo epigramma, nè i due contro il Monti: perchè questo non trovasi scritto in nessuna parte, e solo da una tradizione di famiglia è attribuito a lui, e i due contro il Monti sono rimasto persuaso dalle ragioni addotte dal Mestica che non appartengono al nostro autore, o che almeno non si ha piena certezza che gli appartengano.

Poichè sono a parlare di epigrammi, dirò che le varianti al I e al V sono tratte dai manoscritti; e che quanto al V, che è contro il pittore Bossi, senza ricorrere alla supposizione fatta dal Bianchini (v. nota 2 a pag. 400), che il Bossi avesse censurato qualche scritto del Foscolo, bastano a spiegare l'epigramma, 1° il fatto, notato dal Mestica, che il Bossi apparteneva alla congrega capitanata dal Paradisi, 2° che probabile occasione all'epigramma dovette essere la polemica sorta intorno all'opera del Bossi Del Cenacolo di Lionardo Da Vinci, 1810.

Quelli ai quali pare una colpo imperdonabile che nella edizione delle poesie di un autore famoso si lasci fuori un'inezia qualunque, si domanderanno e mi domanderanno perchè non ho accolto nel mio volume, fra le poesie postume, lo Scherzo anacreontico di Ugo pubblicato nel Fanfulla della Domenica del 26 luglio 1895 dal professore Giuseppe Taormina. Risponderò francamente che due, anzi tre ragioni, m'hanno tenuto lungamente incerto dell'accoglierlo, o no; e nella incertezza, andando innanzi la stampa, lo Scherzo mi è rimasto fuori; ma per non defraudarne i lettori, lo stampo qui:

SCHERZO ANACREONTICO.

Io dormiva, e mi parea

Di fuggir con l’ali al dorso.

E il fanciul di Citerea

M’inseguiva a lento corso:

Egli allor non avea l’ali

Ma correva co’ stivali.

Fuggo, e incontro Nice bionda

Tutta latte e tutta rose,

Io la guancia rubiconda

Io le poppe rugiadose

Io la bocca empiea di baci

Molti fervidi tenaci:

Ma Cupido era lì lì

Per pigliarmi a tradimento.

Io spiegai le piume al vento

E la preda gli fuggì.

Una bruna tutta foco

Che il sorriso avea ne’ sguardi

Mi fermò così per gioco,

Nè m’accorsi ch’era tardi.

Giunse il Nume, e per le penne

Minacciando mi trattenne:

Ahi pietà pietà pietà!

Ma pietà chiedendo invano,

Gli lasciai mezz’ala in mano

Per fuggire in libertà.

Stanco alfin posai sul letto

D'una bella attempatella

Solitaria saputella

E dormii senza sospetto.

      Venne ahimè: mi tolse l'ali

Che anche là venisse Amore:

Venne ahimè! mi tolse 1'ali

E  mi diè que' suoi stivali: 

Fuggo ancor ma la vecchietta

Mi tien dietro con più fretta.

Ecco intanto le ragioni che mi tennero incerto. Prima di tutto, come poesia esso val poco; ma anche questa ragione val poco, perchè fra le poesie postume ce ne sono pure altre di poco valore. La seconda ragione è che il componimento sulla fine mi pare scorretto: (si potrebbe forse racconciare, sopprimendo il primo verso dell'ultima strofe, congiungendo il secondo coll'ultimo della strofe precedente, in fine del quale dovrebbe togliersi il punto, e supponendo mancante un verso che dovrebbe far rima con Amore). La terza ragione, che mi parve più forte di tutte, ma che ai più parrà uno scrupolo ridicolo, è che ebbi paura di mettere il poeta in contradizione con sè stesso. Ugo, donando ad un amico inglese la traduzione poetica dell'odicina Dal Pontano, insieme alle altre due che nella nostra edizione la precedono, Da Saffo e Da Anacreonte, tutte e tre scritte di sua mano, vi aggiunse questa postilla i “Nota bene Pater optime - 'T is the only wicked thing I ever wrote, and when'

A me la Parca

l decimo ed ottavo anno filava

Chi avrebbe detto al poeta che un futuro razzolatore di cose inedite lo avrebbe smentito pubblicando il suo Scherzo anacreontico?

Un componimento ch'era nella prima edizione (Appendice V, p. CXCIII e non ricomparirà in questa è il sonetto (estemporaneo a rime obbligate) intitolato LE CALAMITÀ D'ITALIA. L'ho tolto, perchè esso non è del Foscolo ma di Angelo Anelli, come dimostrò l'avv. Ulisse Papa in uno scritto sull'Anelli stesso, che fu mediocre verseggiatore e scrisse le Cronache di Pindo e libretti d'opere.

VIII.

Nelle note alle poesie della terza parte ho procurato che le poche notizie bibliografiche ed illustrative date nella prima edizione riuscissero in questa piú compiute ed esatte. Avrei voluto nella nota alla Novella sopra un caso accaduto a Milano ad una festa di ballo esporre alcune osservazioni intorno alla autenticità di essa. La brevità dello spazio concesso ad una nota avendomelo impedito, le espongo qui.

Primo a parlare della Novella fu il Pecchio nella sua Vita del Foscolo, attribuendola unicamente a lui. Non so, scrive egli, precisamente sovvenirmi l'epoca in che la scrisse. Credo che fosse nel 1813 in occasione di un ballo di società che si diede al ministero della guerra. Alla distribuzione dei biglietti sopraintendeva tra gli altri uno di quei Minossi che pesano su una bilancia docimastica i gradi di nobiltà, e fiutano l'onestà di ogni signora. Questo chimico analizzatore del sangue blù era uno schizzo, un'abbreviazione d'uomo non più alto di quattro piedi ma tanto gigantescamente altiero, che non solo in questa vita non voleva aver contatto con plebei, ma neppure dopo morte, lagnandosi sempre che non vi fossero cimiteri privilegiati pe’ nobili, come v'è un cimitero per gli uomini, distinto da quello de' cavalli, cani e gatti. Il suo patriottismo poi era così puro e ardente, che odiava (eccetto gli stranieri) ogni forestiero, cioè ogni italiano che fosse nato di là dal Naviglio che cinge la città di Milano .  .  .  .  .  .

“ Come punire un pigmeo così ridicolo, se non col ridicolo? Foscolo adunque scrisse una satira in cui finge che questo Liliputo nel sindacare le sorbettiere (solo ramo d'economia pubblica che coltivava) cade in una di esse ed è in procinto di annegarsi .  .  .  .  .  .  .  .

“ Foscolo fece tre copie di questa satira, e ne mandò una alla più bella, una alla più savia, e la terza alla più dotta delle dame milanesi.... Per molto tempo il pubblico andò a tastone per scoprire chi mai ne fosse l'autore, non potendo credere che fosse Don Guido Castiglioni a cui Foscolo l'aveva attribuita, onde i frizzi riuscissero più piccanti in bocca di un fatuo che aveva talora dello spirito senza accorgersene ”.

Il Foscolo stesso nel Gazzettino del bel mondo parlò della Novella, dicendola composta dal Castiglioni nel 1814, e riferendone alcuni versi da lui modificati, com'era solito quando citava a memoria versi suoi o d'altri. Ciò, e la sicurezza e i particolari con cui il Pecchio racconta il fatto, autorizza la supposizione ch'egli avesse avuto notizia della Novella direttamente dal Foscolo, o da qualche amico comune ch'era a parte del segreto.

Nonostante la esplicita ed autorevole attestazione del Pecchio, non mancò chi affermasse che la Novella non era unicamente opera del Foscolo. Il dott. G. Guarnieri in una Notizia bibliografica delle opere edite, ed inedite di Ugo, posseduta manoscritta dal Bianchini, che la crede compilata intorno al 1840, parlando della Novella, afferma ch' “ essa fu composta dal Foscolo e dal Zanoli (Carlo), già pagatore della marina italiana. Lo stesso Guarnieri, scrivendo il 2 maggio 1844 al libraio Giovanni Resnati di Milano, perchè si adoprasse a trovare una certa allegazione scritta dal Foscolo in difesa di un capitano greco la cui nave era stata catturata, soggiunge; “Ora sento che si trova a Milano il cav. Alessandro Zanoli che, oltre all'essere stato secretario di detto Ministero (della guerra e marina), fu carissimo al Foscolo; scrissero di conserva la Satira sulla festa da ballo”. Il Guarnieri, come si vede, teneva per certo che autori della Satira fossero stati il Foscolo e lo Zanoli: solamente egli sbagliava confondendo lo Zanoli Alessandro, segretario al Ministero della guerra, col fratello Carlo, che fu amico del Foscolo e scrittore di versi.

Da chi ebbe il Guarnieri questa notizia? – Il Bianchini suppone l'avesse da Ugo Brunetti, ch'egli conobbe e che fu amicissimo del Foscolo. Comunque sia di ciò, l'affermazione del Guarnieri così recisa e ripetuta mi pare abbia qualche peso nella questione.

Il libraio Resnati, al quale dal Barone Sigismondo Trechi era stato affermato la Novella essere lavoro del Foscolo aveva anche sentito attribuirla, oltre che allo Zanoli, ad Antonio Balduzzi e a Vincenzo Lancetti. Del Balduzzi non dice niente; ma dice che un giorno chiese il Lancetti s'era vero che la Satira fosse sua; e questi, dopo aver risposto che nè l'aveva scritta, nè ci aveva avuto parte alcuna, aggiunse che non la credeva opera del Foscolo, ma ne ignorava l'autore.

Nessuno dei tanti che scrissero intorno al Foscolo si è occupato di questa questione: non il Carrer, per quanto le notizie che dà della Novella le avesse avute probabilmente dal Guarnieri: non l'Orlandini, il quale si contenta di affermare ch'essa è indubbiamente opera del Foscolo: non il Gemelli, non il Pavesio, non l'Artusi, non il De Winckels.

Il Mestica giudica la Novella uno dei più notabili e belli di tutti i componimenti satirici del nostro autore. Io la credo invece un componimento di molto inferiore all'ingegno del Foscolo, e la meno felice delle sue satire, tutte molto mediocri. Con la qual cosa non intendo negare ch'ella sia, almeno in parte, opera di lui; ciò che è fuori di contestazione: ma la stessa inferiorità del lavoro mi fa credere che ci abbia messo le mani anche qualchedun altro. Mi pare una di quelle composizioni fatte, quasi scherzando, fra due o più persone, nelle quali appunto per ciò manca il conio dell'autore. Il Foscolo, quando è proprio lui, è sempre concettoso e denso di pensiero (qualche volta troppo denso, e perciò oscuro); mentre lo stile della Novella è slavato e pieno di lungaggini.

Ma ch'egli ne fosse, se non l'autore, uno degli autori, è, come ho detto, fuori di contestazione; poichè il manoscritto dal quale la ho riprodotta in questa edizione è una copia con correzioni autografe del poeta.

IX.

La quarta ed ultima parte del volume in questa nuova edizione differisce dalla edizione prima soltanto perchè più corretta e più completa; ed è anche più completa di tutte le altre edizioni che successero alla mia prima. Ho allogato in questa quarta parte, oltre il sonetto di cui parlai, che prima stava fuor di luogo nella terza, le due poesie giovanili, Il mio tempo e A Dante, che nella prima edizione dovei collocare in una delle Appendici, non avendone avuto notizia in tempo; ed al sonetto in morte del padre ho aggiunto gli altri quattro sonetti e la canzone, che pubblicò primo l'Antona-Traversi, e che io ristampai, col permesso di lui, nella Appendice alle opere del Foscolo, edizione Le Monnier. Anche son debitore all'Antona-Traversi d'aver potuto dare l'ode Bonaparte liberatore, nel testo della edizione di Genova 1799, e d'aver potuto aggiungere al testo dell'ode Ai novelli repubblicani le varianti della prima edizione, riprodotta da lui, insieme coll'edizione genovese dell'ode Bonaparte liberatore, nelle Curiosità Foscoliane.

Nella prefazione alla citata Appendice alle opere di U. Foscolo dissi le ragioni (pag. XLIX e sgg.) per le quali nella mia prima edizione e nella Appendice stessa non diedi se non un saggio dei versi dell'adolescenza del Foscolo pubblicati a Lugano dal Ruggia nel 1831. Quelle ragioni mi paiono buone anche oggi. Ciò non ostante mi sono risoluto, come già accennai, a ristamparli tutti in questa nuova edizione. Ho fatto tante volte a modo mio, che per una volta tanto posso fare a modo degli altri. Ma non posso nascondere che provo un certo rammarico pensando che ho ristampato fra le poesie del Foscolo un verso come questo

Rivolge cupido l'amante occhiello.

Dissi anche in quella prefazione che dopo ciò che intorno alle poesie del Foscolo avevano scritto il Carducci, il Biagi, il Mestica, e parecchi altri, avrei avuto non poche cose da modificare e da aggiungere nel discorso che premisi alla mia prima edizione. Oggi invece, lo ristampo, rifuso in parte quanto alla forma, e sfrondato di molti particolari inutili ed ingombranti, ma non alterato nella sostanza, e senza aggiungervi niente. Per correggerlo e compierlo, avrei dovuto rifarlo di sana pianta, e non me ne sono sentita la voglia. Dirò anche, non ne ho veduto l'utilità. Invece di ripetere men bene le cose dette da altri, preferisco lasciare al mio scritto le sue deficienze e la data della prima composizione, che servirà in parte a scusarle,

Novilara, agosto 1903.

G. CHIARINI.

 

 

Indice Biblioteca fosco.jpg (2044 byte) Progetto Cesare Pavese

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011