Anonimo umbro

Le stimmate e i miracoli

di San Francesco d'Assisi

Testo di riferimento:

Rime giullaresche e popolari d'Italia, a cura di Vincenzo De Bartholomaeis, Arnaldo Forni editore, Sala Bolognese, 1977, per gentile concessione della Casa Editrice Zanichelli di Bologna - copia anastatica dell'edizione del 1926.

* Roma, Biblioteca Vaticana, Codice barberiniano XLIV,76.

*  Miscellanea nuziale Rossi-Teiss, Bergamo 1897, a cura di Vincenzo De Bartholomaeis.

FRANCESCO infiamato

facea oratione

che glie fosse mustrato

l'acerha Passione:

qual fosse l'acasione

poy che la carne prese.

Onde tanto s'accese

che a la morte curria.                         8

Cristo prese a parlare

colla sua voce piana:

« Farottene gustare

de questa tal fontana

quanto persona humana

ne porria sufferire:

le pene et li martire

che mia carne sufferia ».                   16

Francesco tucto rapto,

in Cristo ciò vedendo,

fó tucto liquefacto

in sé, et comprendendo

ch'è lo smisurato incendio

della Passione dura,

el Seraphyno non cura

né lla sua hyerarchia.                        24

Francesco in tale affare

ebbe lui grande allegrezza,

vedendose parlare

cum tale domestichezza:

pensandone l'asprezza

immensa, havia dolore,

vedendo el suo Signore

che nella Croce pendea.                     32

Stando in agonia

del Seraphico ardore,

tucto se destrugia

nell'anima e nel core;

sì fó grande el fervore

che dentro lo infiamava:

la carne li passava,

per cinque luochi uscia.                     40

Ney pié et nelle mano

et anche nel costato

apparve a mano a mano

Francesco allor signato;

così stimatizzato

se retrovò de fresco,

sì che veder Francesco

Cristo vedere paria.                            48

Jesù ad questo tracto

ad Francesco ha parlato:

« Sai tu ciò ch'io t'ò facto

e ciò che t'ò donato?

Io te ò il corpo signato

dell'acerba Passione,

ad ciò ch'el confalone

mio porte per via ».                            56

El Monte della Verna

era tutto infiamato;

lucia como lucerna

accesa in omne lato;

che fosse et sole levato

pari' a tucti li hostieri:

levosse li mulatieri

et carcò loro salmaria.                       64

Poy ch'è ciascauno partito

et vede el lume mancare,

ciascun fó sbagutito:

non savia ove s'andare,

poy vede el sole levare;

ciascuno ha ragionato:

« Que? Havemo sompniato

questa nocte ? » dicia.                        72

Cotale era ad vedere

le Stimate sacrate:

che da lui nervi neri

le mane eran forate,

retorti et relevate

ne' dorsi delle mano;

i capi dentro stano

che de ferro paria.                              80

Et nelli pedi ancora

paria el simigliante;

y capi eran de fora

e le ponte passante

uscian sotto le piante

retorti et rebactuti,

como pongenti aguti

che ponto andar potia.                      88

Ferito d'una lancia

parea nel costato:

el sangue in abondanza

uscia del sacro lato:

onde so ne fó addato

che li panni glie lavava:

macchiati li trovava

del sangue che glie uscia.                  96

Iuxta la sua possanza

lui sì se ingegnava

a fugire la iattanza;

ma non la possette fare,

ché pur se n'ebbe adare

sua compagnia frate

quando le man forate

coperte le porgia.                               104

Dui anni cum tormento

continuo portone

el divin sacramento

che sempre lu celone;

poy se manifestone

quando morte lu prese;

allora fó palese

ché più non le copria.                        112

Trassece multa gente,

odendo tale affare:

li quali furon presente

al suo offitiare.

Tra li altri d'alto affare

de tucte i soy terreri,

ce fó uno cavallero:

Hyeronimo se desia.                          120

Sì como sam Tomasso

de ciò era scredente;

vedendole a tal passo,

misese tra la gente;

essendo ogni homo presente,

cum le sue proprie mano

como li chiovi stano

su et giù li movia.                               128

Onde fó poi credente

et de ciò rende prova.

Vedele muìta gente

sì como cosa nova.

Sancta Chiara se trova

et le sue sore vere,

ché le volse vedere

e co le soy mane le scopria.               136

Jesù Onnipotente

de ciò ne feci segni,

mustrando ad omne gente

miracoli benigni.

Alcuno de honore degni

ne farimo mentione:

sì come el libro pone

ne farrimo diceria.                             144

Francesco fó arrivato

un dì ad Monte Casale

là ove era infermato

un frate de gran male

ch'è più tosto infernale

che natural tormento;

onde tucto el convento

ne havea malenconia.                        152

Francesco prese el pane

co le soy mane forate

et la croce ce fane

et poy ne dede al frate;

como n'ebbe gustato,

cusì omne dolore

glie si partì dal core

che più non lo sentia.                         160

Una donna sul parto

quasi era per morire,

l'anima per dolore anxio

se voleva departire;

essendo in tal martire,

li fó uno frate arrivato

c'avia acompagnato

Francesco per la via.                          168

La donna immantenente

el frate à domandato:

« Havete voi niente

che Francesco agia tocato?

El frate ce ha pensato;

subito fé pensiero

de la corda del somiero

che Francesco tenuto avia.                176

Allora tolse el capestro

- cum grande devotione,

a la donna andò presto

e su lo corpo glie lo pone;

non più presto lo tocone

che senza alcuno dolore

et cum alegro core

la dompna parturia.                          184

Una dompna ad Castello

havia el figliolo piagato

assay picol zitello,

dal medico desfidato:

Francesco t'à signato,

togliendo via la fascia;

poi relegar lo lassa

fine al dì che venia.                            192

La matina che vene

la madre el figlio sciolse

et, reguardando bene,

de subito se volse:

le mane al cielo accolse,

vedendo el figlio guarito,

ca puncto mai ferito

in tal loco paria.                                 200

Una vermeglia rosa

in segno ce remase

et nisciuna altra cosa

in demostranza fase;

i vicini queste cose

tutti a vedere andava,

et ley ben lo mustrava

a chi veder lu volia.                            184

Francesco non pò andare

per lo incendio divino:

facevase portare

ad cavallo per c?amino;

un certo contadino

gli prestava el somaro

et molto volentero

lui da rieto venia.                               216

Supergionse la notte

e 'l freddo con la neve;

misense in certe grotte

cum pene molto greve;

comenza allora in breve

culluy ad lamentare

et forte a biasemare

la sua fortuna ria:                               224

« Io me vego morire

de freddo in questo loco

et non posso sufferire:

non c'è tecto nè foco l

Or me potesse um poco

almeno reposare!

Non so ove me colcare

che la neve non sia ! ».                       232

Francesco in compassione

porse la mane forata

et quello vilan tocone;

come la man sacrata

addosso gli fó arrivata,

sentisse rescaldare

più dolce et reposare

che in casa non farria.                       240

Essendo in uno convento

de frà Predicatore

san Francesco depento

tra l'altre depenture,

mustrando le puncture

de le Stigmate sancta;

in le mane e le piante

molto chiaro se vedia;                        248

mossese per invidia

uno de' dicti frate

et con sua mala perfidia

le Stigmate sacrate

rase l'ebbe et guastate

cum un cultello dal muro;

parveglie essere securo,

ché più non se scernia.                       256

Guardo el di seguente

et vedele tornate:

molto ne fó dolente

lo invidioso frate;

con simile mane irate

le rase pur de novo:

el terzo dì de novo

ancor pur li radia!                              264

Mossese cum molta furia

sì forte le cavava

cum impeto et iniuria

che el muro scalcinava:

el sangue allor colava

per lo muro evidente;

trassece molta gente

che per veder curia.                           272

Allora per timore

Francesco ebbe ad pregare

el frate Predicatore

che gli debbia perdonare;

così s'ebbe a stagnare

el sangue de presente;

el frate incontinente

penitentia faccia.                                280

Ad Ariete una fiata

pestilenzia fó tale

per tucta la contrada,

ciascaduno animale

cascava de mortale

morbo advenenato:

ciascauno expaventato

era de tal moria.                                 288

Ad uno prete divoto

venne revelatione

che, non troppo remoto

in quella regione,

Francesco havia magione,

et lì dovesse andare

et l'acqua dimandare

dove le man forbia;                            296

e l'armento bagnare

cum quella acqua beata:

et cusì prese ad fare

el prete in quella fiata:

com' ella fó giectata

sopra ciascuno armento,

cusì senza pavento

cessò la malatia.                                 304

Ad uno servo fidele;

Giovanne era chiamato;

certi homini crudeli

lo havian tutto forato:

sì che era disfidato

pore avere socurso:

ad Francesco recurso

suo devoto facea.                                312

La nocte el Patriarca

al servo suo se inchina;

dal Superno Monarca

recò le medicina,

et de tocare non fina

là dove era ferito;

libberato et guarito

la doman se vedea;                            320

dicendo: « Figliuol mio,

cognoscime tu ancora,

io so el servo de Dio;

per te ciascauna hora

la mia persona adora;

or fa che si' credente

ché Cristo Omnipotente

te fa tal cortesia ».                              328

Uno homo assay civile:

fó chiamato Rogiery

et de sangue gentile;

facea spesso pensero

de le Stimate vere

che non fosse una truffa;

onde l'avia ad buffa

et ponto non credeva.                        336

Essendo un di presente

ad una depentura

de Francesco fervente;

et de ciò prese cura;

sentisse una puntura

in nella sua man dextra

come d'una balestra

che la mane li feria.                            344

El guanto si s'à cavato

et forata ha la mano

dall'uno all'altro lato:

la vede a mano ad mano

essendo el guanto sano;

subito fó rimorso,

ad Francesco fé ricurso

et sua colpa dicia.                               352

Piangendo amaramente

Francesco ha pregato

che el suo fallo evidente

gli fosse perdonato:

Francesco humiliato

subito lo guarissi

et poy sì lo admonisei

che lasse tale fallia.                             360

Onde fó poi credente

et suo fidel devoto,

mostrando ad omne gente

et dichiarando el voto:

et si come è qui noto

cusì trovo in scripto

cum exempio dericto

nella sua legeria.                                368

Longo serria ad contare

li miraculi santi

che Cristo ebbe a mustrare

in Francesco suo amante;

non poteria nostri canti

may fare sì longo dire

che io podesse fornire

de dire cum melodia.                         376

Preghiam cum dolce canto

il Patriarca novello

el qual Yesù amò tanto,

Francesco poverello;

tomo del suo sugello

fó impresso et signato,

cussì recomandato

glie siamo notte et dia !                      384

Le Stimmate di San Francesco

anonimo umbro

Ciascauno suo divoto

per noy debbia pregare

che nel proposto voto

ne debbia conservare;                        388

poy ce faccia salvare

al dì de nostra morte

alla Superna Corte

per la sua cortesia.                             392

Honore et lauda sia

de Cristo cum li sancti,

de la Vergene Maria

et de Francesco suo amante;

noy cum divoticanti

pregarimo che ce intenda

et sempre ce diffonda

da subita morte ria.                           440

Amen.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011