Brunetto Latini

La rettorica

Edizione di riferimento

La Rettorica di Brunetto Latini, Testo critico a cura di Francesco Maggini, Stab. Galletti e Cocci, Firenze 1915

[argomenti 61-75]

Argomento 61

Tullio dice che davanti dicerà exempli in ciascuna maniera di constituzioni.

TULLIO    Già avemo disposte le constituzioni e le loro parti; ma li axempli di ciascuna maniera parrà che noi possiamo meglio divisare quando noi daremo copia di ciascuno de' loro argomenti; perciò ch'allotta sarà più chiara la ragione d'argomentare, quando l'exemplo si potrà a mano a mano aconciare al genere della causa.

SPONITORE    Vogliendo Tullio passare al processo del suo libro, brievemente ripete ciò ch'à detto avanti, dicendo che dimostrato à che sono le constituzioni e le loro parti, ma in altra parte porrà certi exempli in ciascuno genere delle cause, cioè nel deliberativo e nel dimostrativo e nel iudiciale, quando tratterà il libro di ciascuno in suo stato. E da cciò si parte il conto e torna a trattare secondo che ssi conviene all'ordine del libro per insegnamento dell'arte.

Argomento 62

Qual causa sia simpla e quale congiunta.

TULLIO    Poi ch'è trovata la constituzione della causa, immantenente ne piace di considerare se lla causa è simpla o congiunta. Et s'ella è congiunta, si conviene considerare se ella è congiunta di piusori questioni o d'alcuna comparazione.

SPONITORE    Apresso al trattato nel quale Tullio àe insegnato trovare le constituzioni e le sue parti, sì vuole insegnare qual causa sia simpla, cioè pur d'uno fatto e quale sia congiunta, cioè di due o di più fatti, e quale sia congiunta d'alcuna comparazione, e di ciascuna dice exemplo in questo modo:

Argomento 63

Della causa simpla.

TULLIO    Simpla è quella la quale contiene in sé una questione assoluta in questo modo: «Stanzieremo noi battaglia contra coloro di Corinto o non?».

SPONITORE    Dice Tullio che quella causa è simpla la quale è pur d'uno fatto e che non è se non d'una questione solamente. Verbigrazia: La città di Corinto non stava ubidiente a Roma, onde i consoli di Roma misero a consiglio se paresse loro di mandare oste a fare la battaglia contra loro, o no. Et così vedi che causa simpla è pur d'una questione del sì o del no.

Argomento 64

Della causa congiunta.

TULLIO   Congiunta di piusori questioni è quella nella quale si dimanda di piusori cose in questo modo: «È Cartagine da disfare o da renderla a' Cartagianesi, o è da menare inn altra parte loro abitamento?»

SPONITORE   Poi che Tullio à detto della causa simpla, sì dice della congiunta, dicendo che quella causa è congiunta nella quale àe due o tre o quattro o più questioni. Verbigrazia: I Romani vinsero a forza d'arme la cittade di Cartagine, et erano alcuni che diceano che al postutto si disfacesse; altri diceano che lla cittade fosse renduta agli uomini della terra, altri diceano che lla cittade si dovesse mutare di quel luogo et abitare in altra parte. E così vedi che questa causa è congiunta di tre questioni che sono dette.

Argomento 65

Della causa congiunta di comparazione.

TULLIO    Di comparazione è quella nella quale contendendo si questiona qual sia il meglio o qual sia finissimo, in questo modo: «È da mandare oste in Macedonia contra Filippo inn aiuto a' compagni, o è da tenere in Italia per avere grandissima copia di genti contra Anibal?».

SPONITORE    Poi che Tullio avea detto della causa la quale è congiunta di piusori questioni, sì dice di quella causa ch'è congiunta di comparazione di due o di tre o di quattro o di più cose, nella quale si considera qual partito sia il migliore de' due o di tre o di più, e se tutti sono buoni e l'uno migliore che ll'altro, per sapere qual sia finissimo, cioè il sovrano di tutti. Verbigrazia: I Romani aveano mandata oste in Macedonia contra Filippo re di quello paese, et in quello medesimo tempo attendeano alla guerra d'Anibal, che venia contra loro ad oste. Onde alcuni savi di Roma diceano che 'l migliore consiglio era mandare gente in Macedonia, per attare l'altra loro oste la quale era in questa contrada; altri diceano che maggior senno era di ritenere la gente in Italia, per adunare grandissima oste contra Anibal; e così contendeano qual fosse o il migliore o 'l finissimo partito: o tenere o mandare la gente.

Argomento 66

Della contraversia inn iscritto et in ragionamento.

TULLIO    Poi è da pensare se lla controversia è in scritta o è in ragionamento.

SPONITORE    Apresso ciò che Tulio à dimostrato qual causa è simpla e quale è congiunta e quale di comparazione, sì vuole fare intendere quale contraversia nasce et aviene di cose e di parole scritte, e qual nasce pur di ragionamento, cioè di dire parole e di cose che non sono scritte; e così vuole Tullio apertamente insegnare per rettorica ciò c'altre de' dire a ciascun ponto di tutte le cause che possano intervenire; e perciò dicerà della scritta per sé e del ragionamento per sé, e di ciascuno partitamente in questo modo:

Argomento 67

Della contraversia che nasce di cose scritte.

TULLIO    Contraversia inn iscritta è quella che nasce d'alcuna qualitade di scrittura. Et certo le maniere di questa che sono partite delle constituzioni sono cinque: Che talvolta pare che lle parole medesimo siano discordanti dalla sentenzia dello scrittore; e talvolta pare che due legi o più discordino intra se stesse; e talvolta pare che quello ch'è scritto signiffichi due cose o più; e talvolta pare che di quello ch'è scritto si truovi altro che non è scritto; e talvolta pare che ssi questioni in che sia la forza della parola, quasi come in diffinitiva constituzione. Per la qual cosa noi nominiamo la prima di queste maniere di scritto e di sentenzia, il secondo appelliamo di legi contrarie, la terza apelliamo dubiosa, la quarta appelliamo di ragionevole, la quinta apelliamo diffinitiva.

SPONITORE    Poi che Tullio à dimostrato qual causa sia pur d'un fatto o di più, immantenente vuole dimostrare qual contraversia è in scritta e quale in ragionamento; et in questo dice primieramente di quella ch'è inn iscritto, cioè che nasce d'alcuna scrittura. Et questo puote essere in cinque modi. Il primo modo è appellato di scritto e di sentenza, perciò che lle parole che sono scritte non pare che suonino come fue lo 'ntendimento di colui che lle scrisse. Verbigrazia: Una lege era nella cittade di Lucca, nella quale erano scritte queste parole: «Chiunque aprirà la porta della cittade di notte, in tempo di guerra, sia punito nella testa». Avenne che uno cavaliere l'aperse per mettere dentro cavalieri e genti che veniano inn aiuto a Lucca, e perciò fue accusato che dovea perdere la testa secondo la legge scritta. L'accusato si difendea dicendo che lla sentenzia e lo 'ntendimento di colui che scrisse e fece la legge fue che chi aprisse la porta per male fosse punito; e così pare che lle parole scritte non siano accordanti alla sentenzia dello scrittore, e di ciò nasce controversia intra loro, se si debbia tenere la scritta o la sentenza. La seconda maniera è appellata di contrarie leggi, perciò che pare che due leggi o più discordino intra se stesse. Verbigrazia: Una legge era cotale, che chiunque uccidesse il tiranno prendesse del senato cheunque merito volesse. Et nota che tiranno è detto quelli che per forza di suo corpo o d'avere o di gente sottomette altrui al suo podere. Un'altra legge dice che morto il tiranno dovessero essere uccisi cinque de' più prossimani parenti. Or avenne che una femina uccise il suo marito, il quale era tiranno, e domandò al senato per guidardone e per merito un suo figlio: la prima legge concede che ssia dato, l'altra comanda che ssia morto. Et così sono due leggi contrarie, e perciò nasce questione se alla femina debbia essere renduto il suo figliuolo o se debbia essere morto. La terza maniera è apellata dubbiosa, perciò che pare che quel ch'è scritto significhi due cose o più. Verbigrazia: Alexandro fece testamento nel quale fece scrivere così: «Io comando che colui ch'è mia reda dia a Cassandro cento vaselli d'oro e quali esso vorrà». Apresso la morte d'Alexandro venne Cassandro e domandava cento vaselli al suo volere e che a llui piacessero. Dice la reda: «Io ti debbo dare que' ch'io vorrò». Et così di quella parola scritta nel testamento, cioè «i quali esso vorrà», si è dubbiosa a intendere del cui volere Alexandro avea detto; e di ciò nasce questione intra loro. La quarta maniera è appellata ragionevole, perciò che di quello ch'è discritto si truova e se ne ritrae altro che no è scritto. Verbigrazia: Marcello entrò nella chiesa di Santo Petro di Roma e ruppe il crocifixo, e tagliò le imagini di là entro. Fue accusato, ma non si truova neuna legge scritta sopra così fatto malificio, né convenevole non era che nne scampasse sanza pena; e perciò il suo adversario ritraeva d'altre leggi scritte quella pena che ssi convenia a Marcello ragionevolemente. La quinta maniera è appellata diffinitiva, perciò che pare che ssi questioni la forza d'una parola scritta, sicché conviene che quella parola sia diffinita e dicasi il proprio intendimento di quella parola. Verbigrazia: Dice una legge: «Se 'l signore della nave n'abandona per fortuna di tempo et un altro va a governarla e scampa la nave, sia sua». Avenne che una nave di Pisa venia in Tunisi e presso al porto sorvenne sì forte tempesta nel mare, che 'l signore uscìo della nave et entrò inn una picciola barca; un altro ch'era malato rimase nella nave e tennesi tanto là entro che 'l mare tornò in bonaccia, e la nave campò in terra. E perciò dicea che lla nave era sua secondo la legge, perciò che 'l segnore l'avea abandonata et esso l'avea difesa. Il segnore dicea che perch'elli entrasse nella picciola barca non abandonava perciò la nave; e così era questione intra loro sopra questa parola dell'abandono della nave; e per sapere la forza d'essa parola conviene che ssi difinisca e dicasi il proprio intendimento. Già à detto Tullio di quella contraversia la quale è in iscritta e delle sue cinque parti. Omai dicerà di quella contraversia ch'è in ragionamento.

Argomento 68

Della contraversia la quale nasce di ragionamento.

TULLIO    Ragionamento è quando tutta la questione è inn alcuno argomento e non inn iscrittura.

SPONITORE    Quella è contraversia in ragionamento nella quale non si considera alcuna cosa che ssia per scrittura, ma prendesi argomento e pruova per parole fuori di scritta a dimostrare che dee essere sopra quella questione. Verbigrazia: Dice Anibaldo che Italia è migliore paese che Francia; dice Lodoigo che no; e di ciò era questione tra lloro, e perciò conviene recare argomenti in ragionando per mostrare che nne dee essere, e questo senza scritta acciò che sopra questo no è legge né scrittura.

Argomento 69

Delle quattro parti della causa.

TULLIO    Adunque, poi che considerato è il genere della causa e cognosciuta la constituzione et inteso quale è simpla e quale è congiunta, e veduto quale contraversia è di scritto e di ragionamento, omai fie da vedere quale è la quistione e quale è la ragione e quale è il giudicamento e quale è il fermamento della causa; le quali cose tutte convengono muovere della constituzione.

SPONITORE    In questa parte dice Tullio che poi ch'elli à insegnato che è lo genere delle cause, cioè dimostrativo e diliberativo e giudiciale, et à fatto cognoscere che è la constituzione, cioè e qual sia congetturale e quale diffinitiva e quale translativa e quale negoziale, et à fatto intendere quale è simpla e quale congiunta, cioè qual contiene in sé una questione o più, et à fatto vedere qual contraversia è inn iscritto e quale in ragionamento, sì come tutti questi insegnamenti paionsi adietro là dove lo sponitore l'à messo inn iscritto e trattato di ciascuno sofficientemente, omai vuole Tullio procedere e dimostrare apertamente qual sia la questione e la ragione e 'l giudicamento e 'l fermamento della causa; le quali cose tutte muovono e nascono della constituzione, ciò viene a dire che la constituzione è il cominciamento di queste cose.

Argomento 70

Della questione.

TULLIO    Questione è quella contraversia la quale s'ingenera del contastamento delle cause in questo modo: «Non facesti a ragione - Io feci a ragione». Questo è contastamento delle cause nella quale è la constituzione, e di questa nasce contraversia la quale noi appelliamo questione, in questo modo: se fatto l'à a ragione o no.

SPONITORE    Nel testo il quale è detto davanti insegna Tullio cognoscere e sapere che è la questione; et in ciò dice che questione è quella che ssi conviene considerare sopr'a cciò di che le parti tencionano, e così s'ingenera del contastamento delle parti, cioè di quello che ll'uno appone e l'altro difende. Verbigrazia: Dice la parte che appone all'altra: «Tu non ài fatta ragione, ché tu prendesti il mio cavallo»; e la parte che ssi difende risponde e dice: «Sì, feci ragione». Or è la causa ordinata, cioè che ciascuna parte à detto, l'una accusando e l'altra difendendo, e questa è appellata constituzione. Sopra questo si conviene sapere se ll'accusato à fatta ragione o no. Questo è quello che Tullio appella questione. Dunque potemo intendere che quando le parti ànno detto e quando l'accusatore àe apposto incontra l'aversario suo e l'accusato àe risposto o negando o confessando, sì è la causa cominciata et ordinata; e però infine a questo punto èe appellata constituzione, cioè viene a dire che lla causa è cominciata et ordinata; da quinci innanzi, se l'accusato niega e difendesi, si conviene che ssi connosca se lla sua defensione è dritta o no, cioè quando dice: «Io feci ragione» conviensi trovare s'elli à fatto ragione o no, e questa è appellata questione. Et perciò che la scusa dell'accusato, a dire pur così semplicemente: «Io feci ragione», non vale neente se non ne mostra ragione per che e come, insegnerà Tullio immantenente che ragione sia.

Argomento 71

Di ragione.

TULLIO    Ragione è quella che contiene la causa, la quale se ne fosse tolta non rimarrebbe alcuna cosa in contraversia. In questo modo mosterremo, per cagione d'insegnare, un leggieri e manifesto exemplo. Se Orestres fosse accusato di matricidio et elli non dicesse: «Io il feci a ragione, perciò ch'ella avea morto il mio padre», non avrebbe difensione; e se non l'avesse non sarebbe contraversia. Dunque la ragione di questa causa è ch'ella uccise Agamenon.

SPONITORE    Sì come appare nel testo di Tulio, ragione è quella che sostiene la causa in tal modo che, chi non assegna e mostra la ragione della sua causa, certo non sarà controversia, cioè non à difensione; e così la causa dell'aversario rimane ferma e non à contastamento. Verbigrazia: Vero fue che lla madre d'Orestres uccise Agamenon suo marito e padre d'Orestres; per la qual cosa Orestres, per movimento di dolore, fece matricidio, cioè che uccise la madre. Fue accusato di matricidio, et elli confessa, ma dice che 'l fece a ragione; se non dice perché e come, la sua difensione non vale neente, e se le difensione non vale neente non è contraversia né questione. Ma se dice così: «Io lo feci a ragione perciò ch'ella uccise il mio padre», sì mantiene la sua causa e vale la sua difensa, mostrando la ragione e la cagione perch'elli fece il matricidio. Et poi che Tullio à dimostrato che è questione e che ragione, sì dimosterrà che è giudicamento.

Argomento 72

Del giudicamento.

TULLIO    Giudicamento è quella contraversia la quale nasce de lo 'ndebolire e del confirmare la ragione. Et in ciò sia quel medesimo exemplo della ragione che noi aven detta poco davanti: «Ella avea morto il mio padre». Dice il savio: «Sanza te figliuolo convenia ch'essa madre fosse uccisa; perciò che 'l suo fatto si potea bene punire sanza tuo perverso adoperamento». Di questo mostramento della ragione nasce quella somma controversia la quale noi appelliamo giudicamento, la quale è cotale: se fosse diritta cosa che Orestres uccidesse la madre, perciò ch'ella avea morto il suo padre.

SPONITORE    Tullio avea detto et insegnato che è ragione; et perciò che della ragione nasce il giudicamento, sì tratta egli del giudicamento per dimostrare come e quando et in che luogo sia. Verbigrazia: L'accusato assegna ragione perché fece quel fatto e conferma la sua difensa per quella ragione. L'accusatore dice contra questa difensa et indebolisce la ragione dell'accusato. Unde di ciò che conferma l'uno et inforza la sua difensione e l'altro la infievolisce e falla debole, sì ne nasce una questione la quale è appellata giudicamento, perciò che quando ella è provata si puote giudicare. Et in ciò sia quel medesimo exemplo di sopra: Orestres assegna la ragione per la quale elli uccise Clitemesta sua madre: perciò ch'ella avea morto Agamenon; e così conferma la sua defensione. Ma contra lui dice l'aversario: «Tu non la dovei punire né non convenia ad te punirla di ciò, ma altre la dovea e potea punire sanza tua perversità, e sanza tua così crudele opera, come del figliuolo uccidere sua madre». Et così indebolia la ragione d'Orestres e mettealo in vituperoso abominio, e sopra questo, cioè sopra 'l confermamento e sopra lo 'ndebolimento della ragione, nasce questione la quale è appellata giudicamento perciò che ssi puote giudicare. Et omai à detto Tullio che è questione e che è ragione e che è giudicamento; sì dicerà che è fermamento.

Argomento 73

Del fermamento.

TULLIO    Fermamento è il firmissimo et appostissimo argomento al giudicamento, come se Orestres volesse dire che ll'animo il quale la madre avea contra il suo padre, quel medesimo avea contra lui e contra le sue sorelle e contra il reame e contra l'alto pregio della sua ingenerazione e della sua familia, sicché in tutte guise doveano i suoi figliuoli prendere in lei la pena.

SPONITORE    Poi che Tullio àe dimostrato che è questione e ragione e giudicamento, sì dice in questa parte che è fermamento. E certo lo 'nsegnamento suo è molto ordinatamente: ché primieramente è questione intra lle parti sopr'alcuna cosa la qual'è aposta ad uno e detto sopra lui che non à fatto bene o ragione, et elli in sua difesa dice ch'à fatto bene o ragione, e di questo nasce la questione, cioè se esso à fatto ragione o no. Apresso dice l'accusato la cagione per la quale elli avea ragione di fare ciò, e questa è appellata ragione. Et quando l'accusato à detta la ragione, il suo adversario dice contra quella ragione et indebolisce quello dove l'accusato ferma la ragione, e questa è appellata giudicamento. Fermamento. Poi che lla questione del giudicamento è nata, sì conviene che ll'accusato tragga innanzi i fermissimi argomenti bene apposti contra il giudicamento. Verbigrazia: Orestres à detto che uccise la madre perciò ch'ella avea morto il padre, e così assegna la ragione perch'elli l'uccise; il suo adversario mettendolo in questione di giudicamento dice c'a llui non si convenia ma ad altrui, e così indebolisce la sua ragione. Or conviene che Orestres dica manifesti argomenti, e dice così: «Tutto altressì com'ella uccise il suo marito mio padre, così avea ella conceputo d'uccidere me e le mie sorelle, cui ella avea ingenerate di suo corpo, e mettere il nostro regno a distruzione et abassare l'altezza del nostro sangue, e mettere in periglio la nostra famiglia». Ed in questi argomenti accoglie fermissima defensione della sua ragione contra il giudicamento, e dice: «Perciò ch'ella fece così disperato maleficio et avea pensato di fare cotanta crudelitade, sì fue al postutto convenevole che lli suoi propii figliuoli ne le dessero pena e non altri». Et questi sono fermissimi argomenti ne' quali dice che 'l fatto della madre fue crudele, superbo e malizioso. Et nota che quel fatto è appellato superbo il quale alcuno adopera contra ' maggiori, sì come quella fece uccidendo il re Agamenon. Et quello è crudele fatto il quale alcuno adopera contra ' suoi, sì come quella fece contra la sua famiglia. Et quello è malizioso fatto il quale è molto fuori d'uso, sì com'è contra naturale usanza ch'alcuna femina uccida il suo marito e figliuoli e distrugga un alto reame. Onde questi fermissimi argomenti e quali l'accusato mette davanti per confermare le sue ragioni et incontra lo 'ndebolimento che facea l'aversario, sì è appellato fermamento.

Argomento 74

In quale constituzione non à giudicamento.

TULLIO    Et certo nell'altre constituzioni si truovano giudicamenti a questo medesimo modo; ma nella congetturale constituzione, perciò che in essa non s'asegna ragione (acciò che 'l fatto non si concede) non puote giudicamento nascere per dimostranza di ragione; e però conviene che questione sia quel medesimo che giudicamento: «fatto è, nonn è fatto, s'è fatto o no». Che al vero dire, quante constituzioni o lor parti sono nella causa, conviene che vi si truovino altrettante questioni, ragioni, giudicamenti e fermamenti.

SPONITORE    In questa parte del testo dice Tullio che, sì come per lui è stato detto davanti, così si possono trovare giudicamenti inn ogne constituzione; salvo che nella constituzione congetturale, della quale è molto trattato inn adietro, perciò che in essa l'accusato nonn asegna neuna ragione, anzi niega, al postutto non ne puote nascere giudicamento. Verbigrazia: Uno accusò Ulixes ch'elli avea morto Aiaces. Dice Ulixes: «Non feci» et così nega quel fatto che gli è apposto. Et perciò non conviene che sopra 'l suo negare assegni alcuna ragione. Et poi che nonn asegna ragione, il suo adversario nonn abisogna d'indebolire la ragione dell'accusato. Dunque no 'nde puote nascere giudicamento; e perciò conviene che in queste constituzioni congetturali la questione e lo giudicamento siano ad una cosa: ché là ove dice l'accusatore «Tu uccidesti» et Ulixes dice «Non uccisi», la questione e 'l giudicamento fie sopra questo, cioè se ll'uccise o no. Poi dice Tullio che quante constituzioni à una causa, altrettante v'à questioni e ragioni e giudicamenti e fermamenti.

Argomento 75

Dell'altre parti della causa.

TULLIO    Trovate nella causa tutte queste cose, son poi da considerare ciascuna parte della causa; ch'al ver dire non si dee pur pensare prima ciò che ssi dee dicere in prima; perciò che se le parole che sono da dire in prima tu vuoli inforzatamente congiungere et adunare colla causa, conviene che d'esse medesime traghe quelle che sono da dire poi.

SPONITORE    Or dice Tullio: Dacché 'l parliere connosce la causa et àe inteso ciò ch'elli n'àe insegnato per tutto il libro insine a questo luogo, quando alcuna causa viene sopra la quale convegna che dica, sì dee il buono parliere pensare con molta diligenzia e considerare nella sua mente, anzi che cominci a dire, tutte le parti della sua causa insieme e non divise. Ché s'elli pensasse in prima pur quella che prima sia da dire e non pensasse ch'elli dovesse dire poi, senza fallo il suo cominciamento si discorderebbe dal mezzo et il mezzo dalla fine. Ma chi accorda bene le sue parole colla natura della causa et in innanzi pensa che ssi convenga dire davanti e che poi, certo la comincianza fie tale che nne nascerà ordinatamente il mezzo e la fine. Tutto altressì fae il buono drappiere, che non pensa prima pur della lana, ma considera tutto il drappo insieme anzi che llo cominci, e de' aver la lana e 'l colore e la grandezza del drappo, e provedesi di tutte cose che sono mistieri, e poi comincia e fae il drappo.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto, 2011