Brunetto Latini

La rettorica

Edizione di riferimento

La Rettorica di Brunetto Latini, Testo critico a cura di Francesco Maggini, Stab. Galletti e Cocci, Firenze 1915

[argomenti 46-60]

Argomento 46

TULLIO    Appresso ciò, se lla constituzione et essa e ciascuna parte della constituzione è difensione contra quello ch'è apposto, conviene che quella che no è difensione non sia constituzione né parte di constituzione. Et certo deliberamento e dimostramento non sono constituzione. Dunque se constituzione et ella e la sua parte è difensione contra quello ch'è apposto, il dimostramento e 'l diliberamento non è constituzione né parte di constituzione. Ma piace a llui che ssia difensione. Dunque conviene che lli piaccia che non sia constituzione, né parte di constituzione. Et in altrettale isconvenevile fie condotto, se esso dica che constituzione sia la prima confermazione dell'accusatore o lla prima preghiera del difenditore; e così seguiranno lui tutti questi sconvenevoli.

Argomento 47

TULLIO    Appresso ciò, la causa congetturale, cioè di fatto, non puote d'una medesima parte inn un medesimo genere essere congetturale e diffinitiva; et altressì la diffinitiva causa non puote essere d'una medesima parte inn uno medesimo genere diffinitiva e translativa. Et al postutto neuna constituzione né parte di constituzione puote avere e tenere la sua forza et altrui; perciò che ciascuna è considerata semplicemente per sua natura; se l'altra si prende, il nomero delle constituzioni si radoppia, non si cresce la forza della constituzione. Veramente la causa deliberativa insieme d'una medesima parte in un medesimo genere suole avere la constituzione congetturale e generale e diffinitiva e translativa, et alla fiata una e talvolta piusori. Adunque, essa non è constituzione né parte di constituzione. Et questo medesimo suole usatamente advenire della causa dimostrativa. Adunque sì come noi avemo detto davanti, questi, cioè deliberamento e dimostramento, sono generi delle cause e non parti d'alcuna constituzione.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio che Ermagoras dicea che lla controversia del genere avea quattro parti sotto sé, ciò sono deliberativo, demostrativo, iudiciale e negoziale; della qual cosa Tulio lo riprende in tutte guise, e mostra molte ragioni come Ermagoras errava malamente, e questo pruova manifestamente per argomenti dialetici: che dimostramento e deliberamento sono generi delle cause sì che lle cause sono parti di loro; e poiché sono generi, cioè il tutto delle cause, non possono essere parte delle cause, acciò ch'una cosa non puote essere tutto d'una cosa e parte di quella medesima. Et così per molte ragioni o vuoli argomenti conclude Tulio che Ermagoras avea mal detto, e poi seguentemente dice la sua sentenza: quali sono le parti della constituzione del genere, cioè della quantitade e del modo e della qualitade del fatto, sì come qui dinanzi fue detto. Et in ciò incomincia la sentenzia di Tullio in questo modo:

Argomento 48

Le parti della constituzione generale.

TULLIO    Questa constituzione del genere pare a noi ch'abbia due parti: Iudiciale e negoziale.

SPONITORE    Poi che Tullio àe ripresa l'oppinione d'Ermagoras delle quattro parti, sì dice la sua sentenza e dice che sono pur due parti, cioè quelle altre due che dicea Ermagoras: iudiciale e negoziale; et immantenente detta la sua sentenza, la quale vince quella d'Ermagoras e d'ogn'altro, sì dice e dimostra che è iudiciale e che è negoziale, in questo modo: GENERALE: Iudiciale-Negoziale.

Argomento 49

Di Iudiciale.

TULLIO    Iudiciale è quella nella quale si questiona la natura di dritto e d'iguaglianza e la ragione di guiderdone o di pena.

SPONITORE    La iudiciale constituzione è quella nella quale per diritto, cioè per ragione provenuta per usanza e per iguallianza, cioè per ragione naturale o per ragione scritta, si questiona sopra la quantitade o sopra la comparazione o sopra la qualitade d'un fatto, per sapere se quel fatto è giusto o ingiusto o buono o reo. Altressì è iudiciale quella nella quale è questione d'alcuno per sapere s'egli è degno di pena o di merito. Verbigrazia: «Alobroges è degno d'avere merito di ciò che manifestò la congiurazione di Catellina?», e questionasi del sì o del no. Et anche questo exemplo: «È Giraldo degno di pena di ciò che commise furto?», e questionasi del sì o del no. Et poi che à detto Tulio del iudiciale, sì dicerà dell'altra parte, cioè della negoziale.

Argomento 50

Di negoziale.

TULLIO    Negoziale è quella nella quale si considera chente ragione sia per usanza civile o per equitade, sopra alla quale diligenzia sono messi i savi di ragione.

SPONITORE    Dice Tulio che quella constituzione è appellata negoziale nella quale si considera per usanza civile, cioè per quella ragione la quale i cittadini o paesani sono usati di tenere i-lloro uso o in loro costuduti, o per equitade, cioè per legi scritte, chente ragioni debbiano essere sopra quella constituzione. Et intra la iudiciale e la negoziale àe cotale differenzia: che lla iudiciale tratta sopra le cose passate et intorno le leggi scritte e trovate; ma la negoziale intende intorno le presenti e future et intorno le legi et usanze che saranno scritte e trovate. Et questa è di molta fatica, perciò che ' parlieri s'affaticano di grande guisa a provarla et a formare nuove ragioni et usanze allegando in ciò ragioni da simile o da contrario. Et questa questione si tratta davante a' savi di legge e di ragione, ma in provare la iudiciale basta dicere pur quello che lla ragione ne dice. Et poi che Tulio à detto che è la iudiciale e che è la negoziale, sì dicerà delle parti della iudiciale per meglio dimostrare lo 'ntendimento di ciascuno capitolo dell'Arte.

Argomento 51

Di due parti di Iudiciale.

TULLIO    La iudiciale dividesi in due parti, ciò sono assoluta et assuntiva.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio che quella questione la quale è iudiciale, sì come davanti è mostrato, sì à due parti: una ch'è appellata assoluta e l'altra la quale è appellata assuntiva; e dicerà di catuna per sé. IUDICIALE: Assoluta-Assuntiva.

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Argomento 52

Dell'asoluta.

TULLIO    Assoluta è quella che in sé stessa contiene questione o di ragione o d'ingiuria.

SPONITORE    Dice Tulio che quella questione iudiciale del genere èe appellata assoluta la quale in sé medesima è disciolta e dilibera, sì che sanza niuna giunta di fuori contiene in sé questione sopra la qualitade o sopra la quantitade o sopra la comparazione del fatto, il qual fatto si cognosce s'egli è di ragione o d'ingiuria, cioè se quel fatto è giusto o ingiusto o buono o reo, sì come in questo exemplo donde fue cotale questione. Verbigrazia: Fecero quelli da Teba giusto o ingiusto quando per segnale della loro vittoria fecero un trofeo di metallo? Et certo questo fatto, cioè fare un trofeo di metallo per segnale di vittoria, piace per sé sanza neuna giunta et in sé contiene forza della pruova, perciò ch'era cotale usanza.

Argomento 53

Asuntiva.

TULLIO    Asuntiva è quella che per sé non dà alcuna ferma cosa a difendere, ma di fuori prende alcuna difensione; e le sue parti sono quattro: concedere, rimuovere lo peccato, riferire lo peccato e comparazione. ASUNTIVA: concedere rimuovere-riferire-comparazione.

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SPONITORE    Tullio dice che quella constituzione è appellata assuntiva della quale nasce questione, la quale in sé non à fermezza per difendersi da quello peccato ch'è a llui apposto, ma d'un altro fatto di fuori da quello prende argomento da difendersi; sì come nella questione d'Orestes, che fue accusato ch'avea morta la sua madre, et elli dicea che ll'avea morta giustamente. Et certo il suo dire parea crudel fatto, sì che queste parole per sé non ànno difensione com'elli l'abbia fatto giustamente, ma prende sua difensione d'un altro fatto di fuori e dice: «Io l'uccisi giustamente, perciò ch'ella uccise il mio padre». Et così pare che con questa giunta piaccia la sua ragione. Et questa cotale questione assuntiva à quattro parti, delle quali il testo dicerà di catuna perfettamente pel sé.

Argomento 54

Di concedere.

TULLIO    Concedere e concessione è quando l'accusato non difende quello ch'è fatto ma addomanda che ssia perdonato; e questa si divide in due parti, ciò sono purgazione e preghiera.

SPONITORE    Poi che Tulio avea detto che è e quale la questione assuntiva e com'ella si divide in quattro parti, sì vuole dicere di ciascuna per sé divisatamente perché 'l convenentre sia più aperto. Et primieramente dice che è concedere, e dice che quella constituzione è appellata concessione quando l'accusato concede il peccato e confessa d'averlo fatto, ma domanda che ssia perdonato; e questo puote essere in due maniere: o per purgazione o per preghiera, e di ciascuna di queste dirà Tulio partitamente, e prima della purgazione.

Argomento 55

Di purgazione.

TULLIO    Purgazione è quando il fatto si concede ma la colpa si rimuove, e questa sì à tre parti: imprudenzia, caso e necessitade. PURGAZIONE: imprudenzia-caso-necessitade.

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SPONITORE    Dice Tulio che quella maniera di concedere la quale è per purgazione sì è et aviene quando l'accusato confessa, ma lievasi la colpa e dice che quel fatto non fue sua colpa; e questo puote fare in tre maniere, delle quali è prima imprudenzia, cioè non sapere. Verbigrazia: Mercatanti fiorentini passavano in nave per andare oltramare. Sorvenne loro crudel fortuna di tempo che lli mise in pericolosa paura, per la quale si botaro che s'elli scampassero e pervenissero a porto che elli offerrebboro delle loro cose a quello deo che là fosse, et e' medesimi l'adorrebbero. Alla fine arrivaro ad uno porto nel quale era adorato Malcometto ed era tenuto deo. Questi mercatanti l'adoraro come idio e feciorli grande offerta. Or furono accusati ch'aveano fatto contra la legge; la qual cosa bene confessavano, ma allegavano imprudenzia, cioè che non sapeano, e perciò diceano che fosse perdonato. Et di ciò era questione, se doveano essere puniti o no. La seconda maniera è caso, cioè impedimento ch'adiviene, sì che non si puote fare quello che ssi dee fare. Verbigrazia: Un mercatante caursino avea inprontato da uno francesco una quantità di pecunia a pagare in Parigi a certo termine et a certa pena. Avenne che 'l debitore, portando la moneta, trovò il fiume di Rodano sì malamente cresciuto che non poteo passare né essere al termine che era ordinato. Colui che dovea avere domandava la pena, l'altro confessava bene ch'avea fallito del termine, ma non per sua colpa, se non che 'l caso era advenuto ch'avea impedimentito la sua venuta, e però dicea che lla pena non dovea pagare; e di ciò è questione, se lla dovea pagare o no. La terza maniera è necessitade, cioè che conviene che ssia così et altro non potea fare. Verbigrazia: Statuto era in Costantinopoli che qualunque nave viniziana arrivasse nel porto loro, la nave e ciò che entro vi fosse si publicasse al segnore. Avenne che mercatanti genovesi allogaro una nave di Vinegia e passaro con grande carico d'avere. Convenne che per impeto di tempo per forza di venti, contra ' quali non si poteano parare, pervennero nel porto e fue presa la nave e le cose per lo segnore. Ben confessavano li mercatanti che lla nave era veniziana, ma per necessitade erano venuti in esso porto, e però diceano che non doveano perdere le cose; e di ciò era questione, se lle doveano perdere o no. Tutto altressì i Veniziani, cui fue la nave, raddomandavano la nave o la valenza; i mercatanti diceano che l'amenda non dovea essere domandata, perciò che per necessitade e non per volontade erano iti in quel porto. Et poi che Tullio àe detto della purgazione e delle sue parti, sì dicerà della preghiera.

Argomento 56

Della preghiera.

TULLIO    Preghiera è quando l'accusato confessa ch'elli àe commesso quel peccato e confessa che ll'àe fatto pensatamente, ma sì domanda che lli sia perdonato, la qual cosa molte rade fiate puote advenire.

SPONITORE    Tullio dimostra in questa picciola parte del testo che cosa è appellata preghiera in questa arte. Et dice che allotta è questione di preghiera quando l'accusato confessa e dice che fece quel peccato che gli è aposto e ricognosce che ll'à fatto pensatamente, ma tutta volta domanda perdono. Onde nota che questa preghiera puote essere in due maniere, o aperta o ascosa. Verbigrazia: In questo modo è la preghiera aperta: Dice l'accusato: «Io confesso bene ch'io feci questo fatto, ma pregovi per amore e per reverenza di Dio che voi mi perdoniate». La preghiera ascosa è in questo modo: «Io confesso ch'io feci questo fatto e non domando che voi mi perdoniate; ma se voi ripensaste quanto bene e come grande onore i' òe fatto al comune, ben sarebbe degna cosa che mi fosse perdonato». Ma ssì dice Tullio che queste preghiere possono advenire rade volte, spezialmente davante a' giudici che sono giurati a lege sie che non anno podere di perdonare. Ben puote alcuna fiata lo 'mperadore e 'l sanato avere provedenza in perdonare gravi misfatti, sì come poteano li anziani del popolo di Firenze ch'aveano podere di gravare e di disgravare secondo lo loro parimento. Et poi che Tullio àe detto della prima parte della constituzione assuntiva, cioè della concessione e che cosa è concedere, et à delle due maniere di concedere detto, cioè di purgazione e di preghiera, sì dicerà della seconda parte, cioè rimuovere lo peccato.

Argomento 57

Di rimuovere.

TULLIO    Rimuovere lo peccato è quando l'accusato si sforza di rimuovere quel peccato da sé e da sua colpa e metterlo sopra un altro per forza e per podestà di lui; la qual cosa si puote fare in due guise: o mettere la colpa o mettere lo fatto sopr'altrui. Et certo la colpa e la cagione si mette sopra altrui dicendo che quel sia fatto per sua forza e per sua podestate. Il fatto si mette sopr'altrui dicendo che dovea un altro e potea fare quel fatto. RIMUOVERE: colpa fatto.

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SPONITORE    In questo luogo dice Tullio ch'è rimuovere lo peccato e come si puote fare, et è cotale il caso: Uno è accusato d'uno malificio, et elli vegnendo a sua defensione sì leva da ssé quel maleficio e mettelo sopra un altro, o dice bene che ll'à fatto, ma un altro ch'avea in lui forza e signoria il costrinse a ffare quel male; e questo rimovimento del peccato dice Tullio che ssi puote fare in due guise: l'una si mette la colpa e la cagione sopra un altro, l'altra si mette il fatto sopra altrui. Et certo la colpa e la cagione si mette sopr'altrui quando l'accusato dice che elli à fatto quel male per colpa d'alcuno il quale à sopra lui forza e signoria. Verbigrazia: Il comune di Firenze elesse ambasciadori e fue loro comandato che prendessero la paga dal camarlingo per loro dispensa et immantenente andassero alla presenzia di messer lo papa per contradiare il passamento de' cavalieri che veniano di Cicilia in Toscana contra Firenze. Questi ambasciadori domandaro il pagamento e 'l signore no 'l fece dare, e 'l camarlingo medesimo negò la pecunia, sicché li ambasciadori non andaro e' cavalieri vennero. Della qual cosa questi ambasciadori fuorono accusati, ma elli si levaro la colpa e la cagione e miserla sopra 'l signore e sopra 'l camarlingo, i quali aveano la forza e la segnoria e non fecero lo pagamento. Mettere il fatto sopr'altrui è quando l'accusato dice ch'egli quel fatto non fece e non ebbe colpa né cagione del fare, ma dice che alcuno altro l'à fatto et ebbevi colpa e cagione, mostrando che quell'altro sopra cui elli il mette dovea e potea fare quel male. Verbigrazia: Catone e Catellina andavano da Roma a Rieti, et incontrarono uno parente di Catone, a cui Catellina portava grande malavoglienza per cagione della coniurazione di Roma, e perciò in mezzo della via l'uccise; né Catone non avea podere di difenderlo, perciò ch'era malato di suo corpo, ma rimase intorno al morto per ordinare sua sopultura. Et Catellina si n'andò inn altra parte molto avaccio e celatamente. In questo mezzo genti che passavano <per la via> per lo camino trovaro il morto di novello, e Catone intorno lui, sì pensaro certamente che Catone avesse fatto il malificio, e perciò fue esso accusato di quella morte; ond'elli in sua defensione levava da ssé quel fatto dicendo che fatto no-ll'avea e che no 'l dovea fare, perciò ch'era suo parente, e dicea che no-ll'arebbe potuto fare, perciò ch'elli era malato di sua persona. Et così recava il fatto e la colpa sopra Catellina, perciò che 'l dovea fare come di suo nemico e poteal fare, ch'era sano e forte e di reo animo. Et poi che Tulio àe insegnato rimuovere lo peccato, sì insegnerà in questa altra partita riferire il peccato.

Argomento 58

Tullio dice che è riferire il peccato.

TULLIO    Riferire il peccato è quando si dice che ssia fatto per ragione, in perciò che alcuno avea tutto avanti fatto a llui ingiuria.

SPONITORE    Dice Tullio che riferire il peccato è allora quando l'accusato dice ch'elli àe fatto a ragione quello di che elli è accusato, perciò c'a llui fue prima fatta tale ingiuria che dovea a rragione prendere tale vengianza, sì come apare nell'exemplo d'Orestes, che fue accusato della morte di sua madre, et esso dicea che ll'avea morta a ragione, perciò che primieramente avea ella fatta a llui ingiuria, cioè ch'avea morto il padre d'Orestes; e di questo nasce cotale questione se Orestes fece quel fatto a ragione o no. Et poi che Tullio àe insegnato riferire lo peccato, sì insegnerà omai che è comparazione.

Argomento 59

Tullio dice che è comparazione.

TULLIO    Comparazione è quando alcuno altro fatto si contende che fue diritto et utile, e dicesi che quello del quale è fatta la riprensione fue commesso perché quell'altro si potesse fare.

SPONITORE    In questo luogo dice Tullio che quella questione è appellata comparazione nella quale l'accusato dice ch'à fatto quello ch'è a llui apposto, per cagione di poter fare un altro fatto utile e diritto. Verbigrazia: Marco Tullio, stando nel più alto officio di Roma, sentìo che coniurazione si facea per lo male del comune, ma non potea sapere chi né come. Alla fine diede dell'avere del comune in grande quantitade ad una donna la quale avea nome Fulvia, et era amica per amore di Quinto Curio, il quale era sapitore del tradimento; e per lei trovò e seppe dinanzi tutte le cose in tale maniera ch'elli difese la cittade e 'l comune della molt'alta tradigione. Ma alla fine fue ripreso ch'elli avea troppo malamente dispeso l'avere di Roma. Et elli in defensione di sé dicea che quelle spese avea fatte per fare un altro fatto utile e diritto, cioè per scampare la terra di tanta distruzione, e quello scampamento non potea fare sanza quella dispesa; e così mostra che 'l fatto del quale elli è ripreso fue fatto per bene. Et poi che Tullio àe detto delle quattro parti della constituzione assuntiva, la quale è parte della iudiciale sì come pare davanti nel trattato della constituzione del genere, sì ridicerà elli brevemente sopra la questione traslativa, della quale fue assai detto in adietro, per dire alcuna cosa che là fue intralasciata.

Argomento 60

Come Ermagoras fue trovatore della questione translativa.

TULLIO    Nella quarta questione, la quale noi appelliamo translativa, certo la controversia d'essa questione è quando si tenciona a cui convegna fare la questione, o con cui od in che modo, o davante a cui, o per quale ragione, o in che tempo; e sanza fallo tuttora è controversia o per mutare o per indebolire l'azione. Et credesi che Ermagoras fue trovatore di questa constituzione; non che molti antichi parlieri non l'usassero spessamente, ma perciò che lli scrittori dell'arte non pensaro che fosse delle capitane e non la misero in conto delle constituzioni. Ma poi che da llui fue trovata, molti l'ànno biasimata, i quali noi pensamo c'ànno fallito non pur in prudenzia; ché certo manifesta cosa è che sono impediti per invidia e per maltrattamento.

SPONITORE    Questo testo di Tullio è assai aperto in se medesimo, e spezialmente perciò che della questione o constituzione translativa è assai sofficientemente trattato indietro in altra parte di questo libro, e là sono divisati molti exempli per dimostrare come si tramuta l'azione quando non muove la questione quelli che dee, o contra cui dee, o innanzi cui dee, o per la ragione che dee, o nel tempo che dee. Sicché al postutto in questa translativa conviene che sempre sia: o per tramutare l'azione in tutto, come appare indietro nell'exemplo di colui che risponde all'aversario suo: «Io non ti risponderò di questo fatto né ora né giamai»; e così in tutto tramuta l'azione dell'aversario etc. O è per indebolire l'azione in parte ma non del tutto, sì come appare nell'exemplo di colui che risponde all'aversario suo: «Io ti risponderò di questo fatto, ma non in questo tempo» o «non davante a queste persone». Et dice Tullio che Ermagoras fue trovatore della translativa constituzione, cioè che lla mise nel conto delle quatro constituzioni sì come detto fue inn adietro. Et di ciò fue ripreso da alquanti che non erano bene savi e che aveano invidia e maltrattamento contra lui. Nota che invidia è dolore dell'altrui bene, e maltrattamento è dicere male d'altrui.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto, 2011