Brunetto Latini

La rettorica

Edizione di riferimento

La Rettorica di Brunetto Latini, Testo critico a cura di Francesco Maggini, Stab. Galletti e Cocci, Firenze 1915

[argomenti 31-45]

Argomento 31

Dice Tullio della memoria.

TULLIO   Memoria è fermo ricevimento nell'animo delle cose e delle parole e dell'ordinamento d'esse.

SPONITORE   Et perciò che neente vale trovare, ordinare o aconciare le parole, se noi no-lle ritenemo nella memoria sicché ci 'nde ricordi quando volemo dire o dittare, sì dice Tulio che è memoria. Onde nota che memoria èe di due maniere: una naturale et un'altra artificiale. La naturale è quella forza dell'anima per la quale noi sapemo ritenere a memoria quello che noi aprendemo per alcuno senno del corpo. Artificiale è quella scienzia la quale s'acquista per insegnamenti delli filosofi, per li quali bene impresi noi possiamo ritenere a memoria le cose che avemo udite o trovate o aprese per alcuno de' senni del corpo; e di questa memoria artificiale dice Tulio ch'è parte di rettorica. Et dice che memoria è quella scienzia per la quale noi fermiamo nell'animo le cose e le parole ch'avemo trovate et ordinate, sicché noi ci 'nde ricordiamo quando siemo a dire. Et già è detto che è memoria; sì dicerà il conto la quinta et ultima parte di rettorica, cioè pronuntiatio.

Argomento 32 

Dice Tullio della pronunziagione.

TULLIO   Pronuntiatio è avenimento della persona e della voce secondo la dignitade delle cose e delle parole.

SPONITORE   Et al ver dire poco vale trovare, ordinare, ornare parole et avere memoria chi non sae profferere e dicere le sue parole con avenimento. Et perciò alla fine dice Tulio che è pronuntiatio; e dice ch'è quella scienzia per la quale noi sapemo profferere le nostre parole et amisurare et accordare la voce e 'l portamento della persona e delle membra secondo la qualitade del fatto e secondo la condizione della diceria. Ché chi vuole considerare il vero, altro modo vuole nelle voci e nel corpo parlando di dolore che di letizia, et altro di pace che di guerra. Che 'l parliere che vuole somuovere il populo a guerra dee parlare ad alta voce per franche parole e vittoriose, et avere argoglioso advenimento di persona e niquitosa ciera contra ' nemici. Et se lla condizione richiede che debbia parlamentare a cavallo, sì dee elli avere cavallo di grande rigoglio, sì che quando il segnore parla il suo cavallo gridi et anatrisca e razzi la terra col piede e levi la polvere e soffi per le nari e faccia tutta romire la piazza, sicché paia che coninci lo stormo e sia nella battaglia. Et in questo punto non pare che ssi disvegna a la fiata levare la mano o per mostrare abondante animo o quasi per minaccia de' nemici. Tutto altrimenti dee in fatto di pace avere umile advenimento del corpo, la ciera amorevole, la voce soave, la parola paceffica, le mani chete; e 'l suo cavallo dee essere chetissimo e pieno di tanta posa e sì guernito di soavitade che sopr'a llui non si muova un sol pelo, ma elli medesimo paia factore della pace. Et così in letizia de' 'l parlatore tenere la testa levata, il viso allegro e tutte sue parole e viste significhino allegrezza. Ma parlando in dolore sia la testa inchinata, il viso triste e li occhi pieni di lagrime e tutte sue parole e viste dolorose, sicché ciascuno sembiante per sé e ciascuno motto per sé muova l'animo dell'uditore a piangere et a dolore. Et già è detto delle cinque parti sustanziali di rettorica interamente secondo l'oppinione di Tulio, e sì come lo sponitore le puote fare meglio intendere al suo porto; sì ritorna Tulio a scusare sé medesimo di ciò che non àe mostrato ragione perché quello sia genere et officio e fine di rettorica sì com'elli àe fatto della materia e delle parti, e dice in questo modo.

Argomento 33

Tullio dice che tratterà della materia e delle parti.

TULLIO   Oramai dette brievemente queste cose, atermineremo in altro tempo le ragioni per le quali noi potessimo dimostrare il genere e ll'officio e lla fine di quest'arte, però che bisognano di molte parole e non sono di tanta opera a mostrare la propietade e lle comandamenta dell'arte. Ma colui che scrive l'arte rettorica pare a noi che 'l convenga scrivere dell'altre due, cioè della materia e delle parti. E io perciò voglio trattare della materia e delle parti congiuntamente. Adunque si dee considerare più intentivamente chente in tutti generi delle cause debbia essere inventio, la quale è principessa di tutte le parti.

SPONITORE   In questa parte dice Tulio che non vuole ora provare perché quello sia genere di rettorica che detto è davante, né llo officio né lla fine, però che vorrebbe lunghe parole e non sono di molto frutto, e però l'atermina nell'altro libro nel quale tratta sopr'a cciò; et in questo presente libro tratta della materia, cioè dimostrazione, deliberazione e iudicazione, et altressì tratta delle parti, cioè inventio, dispositio, elocutio, memoria e pronuntiatio. Et di tutte queste tratterà insieme e comunemente. Ma però che inventio è la più degna parte, sì dicerà Tulio chente ella dee essere in ciascuno genere di rettorica, cioè come noi dovemo trovare quando la materia sia di causa dimostrativa, e quando sia deliberativa, e quando sia iudiciale; e tratterà sì comunemente che mosterrà come sia da trovare in catuna di queste cause, e come ordinare e come ornare la diceria, e come tenere a memoria e come profferere le sue parole. 

         Lo sponitore parla all'amico suo. 

         - Perciò lo sponitore priega 'l suo porto, poi ch'elli àe impresa altezza di tanta opera come questa èe, che a llui piaccia di sì dare l'animo a cciò ch'è detto davanti, spezialmente in connoscere il dimostrativo e 'l deliberativo e 'l iudiciale che sono il fondamento di tutta l'arte, e poi a quel che siegue per innanzi, ch'elli intenda tutto 'l libro di tal guisa che, per lo buono aprendimento e per lo bel dire che farà secondo lo 'nsegnamento dell'arte, il libro e lo sponitore ne riceveranno perpetua laude.

Argomento 34

Della constituzione e delle quattro sue parti.

TULLIO   Ogne cosa la quale àe alcuna controversia in diceria o in questione contiene in sé questione di fatto o di nome o di genere o d'azione; e noi quella questione della quale nasce la causa apelliamo constituzione. E constituzione è quella ch'è prima pugna delle cause, la quale muove dal contastamento della intenzione in questo modo: «Facesti» - «Non feci» o «Feci per ragione».

SPONITORE   Poi che Tulio àe detto di mostrare e trattare della invenzione e della materia insieme, sì mostra lo sponitore in che ordine trattò de l'inventio; ma per maggiore chiarezza dicerà tutto avanti in che significazione si prendono queste parole, cioè causa, controversia, constituzione e stato. Causa vale tanto a dire quanto il detto o 'l fatto d'alcuno, per lo quale è messo in lite, ed è appellato causa tutto 'l processo dell'una e dell'altra parte. Et appellasi causa tutta la diceria e la contenzione cominciando al prolago e finiendo alla conclusione; donde dice uomo: «La mia causa è giusta» cioè «la mia parte è giusta». Controversia vale a dire tanto come causa, e viene a dire controversare cioè usare l'uno coll'altro di diverse ragioni e contrarie. Questione tant'è a dire come 'l primo detto di colui che comincia contra un altro e 'l secondo detto di colui che ssi difende. Et appellasi quistione una diceria nella quale àe due parti messe in guisa di dubitazione, et appellasi questione per l'una e per l'altra parte della questione. Constituzione si prende et intende in quelle medesime significazioni che sono dette davanti. Stato è appellato il detto e 'l fatto dell'aversario, però che ' parliere stanno a provare quel detto o quel fatto; e questo medesimo è appellato constituzione perciò che 'l parliere constituisce et ordina la sua ragione e la sua parte di quel detto o di quel fatto. Et per ciò è appellato controversia che diversi diversamente sentono di quel detto o di quel fatto. 

Qui dice lo sponitore come Tulio tratterà della Invenzione.

         - Et poi che llo sponitore àe dette le significazioni di queste parole, dicerà in chente ordine Tulio tratta della 'nvenzione. Et certo primieramente insegna invenire e trovare quelle questioni le quali trattano i parlieri, et appellale constituzioni e dice la propietade di constituzione e dividela in parti. Nel secondo luogo mostra qual causa sia simpla, cioè di due divisioni, e qual sia composta, cioè di quattro o di più. Nel terzo luogo mostra qual contraversia sia in scritta e quale in dicere. Nel quarto luogo mostra quelle cose che nascono di constituzione, cioè la diceria nella quale àe due divisioni e ragioni, e lla giudicazione e 'l fermamento. Nel quinto luogo mostra in che guisa si debbono trattare le parti della diceria secondo rettorica. Nel sesto luogo mostra quante sono esse parti e quali e che sia da ffare in ciascuna. Et disponesi così il testo di Tulio per fare intendere onde procedono le quistioni che toccano al parliere di questa arte.

SPONITORE   Ogne cosa la quale àe in sé controversia, cioè della quale i diversi diversamente sentono sicché alcuna cosa dicono sopr'a cciò con inquisizione, cioè per sapere se alcuna delle parti è vera o falsa, sì à in sé questione di fatto, cioè questione la quale muove di ciò che alcun fatto è apposto altrui. Verbigrazia: Dice l'uno contra l'altro: «Tu mettesti fuoco nel Campidoglio»; et esso risponde: «Non misi». Di questo nasce una cotale questione, se elli fece questo fatto o no, et è appellata questione di fatto per quello fatto che a llui è apposto, etc. Od è questione di nome, cioè che ll'una parte appone un nome a un fatto e l'altra parte n'appone un altro. Verbigrazia: Alcuno à furato d'una chiesa uno cavallo o altra cosa che non sia sagrata. Dice l'una parte contra lui: «Tu ài commesso sacrilegio». Dice l'altro: «Non sacrilegio, ma furto». Et nota che sacrilegio è molto peggiore che furto, perciò che colui commette sacrilegio che fura cosa sacrata di luogo sacrato. Donde di questo nasce una questione del nome di quel fatto, cioè se dee avere nome furto o sacrilegio, e però è appellata questione del nome. Od è questione del genere, cioè della qualitade d'alcuno fatto, in ciò che ll'una parte appone a quel fatto una qualitade e l'altra un'altra. Verbigrazia: Dice l'uno: «Questi uccise la madre iustamente perciò ch'ella avea morto il suo padre». Dice l'altro: «Non è vero, ma iniustamente l'à fatto»; e di ciò nasce cotal questione di questa qualitade: se l'à fatto iustamente o iniustamente, e perciò è appellata questione di genere, cioè della qualità d'un fatto e di che maniera sia. Od è questione d'azione, cioè viene a dire che contiene questione la quale procede di ciò, c'alcuna azione si muta d'un luogo ad altro e d'un tempo ad altro. Verbigrazia: Dice uno contra un altro: «Tu m'ài furato un cavallo»; et esso risponde: «Vero è, ma non tine rispondo in questo tempo, perciò che ttu se' mio servo, o perciò ch'è tempo feriato, o perciò ch'io non debbo risponderti in questa corte, ma in quella della mia terra». Onde di questo procede una questione, la quale Tulio dice che è d'azione, cioè se colui dee rispondere o no. Et dice Tulio che tutte le quistioni che sono dette davanti sono appellate constituzioni, cioè c'anno questo nome. Et dice che constituzione è la prima pugna delle cause, cioè quello sopra che da prima contendono i parlieri, cioè il detto dell'uno e 'l detto dell'altro, e questo sopra che de prima contendono i parlieri si è il nascimento, cioè che muove del contrastamento della intenzione, cioè del detto di colui che ssi difende contra le parole dell'accusatore. Onde contastamento è appellato el primo detto del difensore e intentione è appellata il primo detto dello accusatore. Et pare che il nascimento della constituzione vegna della difensione ch'è della accusa, non che nasca della difensione, ma perciò che del detto del difenditore si puote cognoscere se lla causa o lla questione è di fatto o di genere o di nome o d'azione, sì come appare nelli exempli che sono messi davanti. Et omai dicerà Tulio le nomora e lle divisioni e lle proprietadi e lle cagioni di tutte le dette questioni.

Argomento 35

Del fatto, et è detto congetturale.

TULLIO    Quando la controversia è di fatto, perciò che lla causa si ferma per congetture, sì à nome constituzione congetturale.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio che quando la contenzione è per alcuno fatto che sia apposto ad altrui, sì come davanti si dice, sì conviene ch'ella sia provata per congetture, cioè per suspezioni e per presunzioni. Verbigrazia: Dice uno contra un altro: «Veramente tu uccidesti Aiaces, ch'io ti trovai e vidi traiere il coltello del suo corpo». Et questa è faticosa questione, ciò dice Vittorino, perciò che a provarla si faticano molto i parlieri, perciò ch'altressì ferme ragioni si possono inducere per l'una parte come per l'altra. E poi ch'è detto della constituzione di fatto, sì dicerà Tulio di quella ch'è di nome.

Argomento 36 

Del nome, et è appellata diffinitiva.

TULLIO    Quando è la controversia del nome, perciò che lla forza della parola si conviene diffinire per parole, sì è nominata diffinitiva.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio che quando la contenzione è del nome del fatto, cioè come quel fatto ch'è apposto altrui abbia nome, quella questione si è diffinitiva perciò che lla forza, cioè la significazione di quella parola e di quel nome si conviene diffinire, cioè aprire e rispianare che viene a dire e che signiffica, non per exempli ma per parole brevi e chiare et intendevole. Verbigrazia: Un uomo è accusato che tolse uno calice d'uno luogo sacrato et è lli apposto che sia sacrilegio, et esso si difende dicendo che non è sacrilegio ma furto. Or sopra questa controversia si è tutta la questione per lo nome di questo fatto: è sacrilegio o furto? Onde per sapere la veritade si conviene diffinire l'uno nome e ll'altro, cioè dire la signifficazione e llo 'ntendimento di ciascuno nome, e poi che fie chiarito per le parole quello che 'l nome signiffica, assai bene si potrà intendere e provare qual nome si ponga a quel fatto. Et poi ch'è detto del nome, sì dicerà Tulio del genere.

Argomento 37 

Dice Tullio del genere, et è appellato generale.

TULLIO    Quando è quistione della cosa qual sia, perciò che lla controversia è della forza e del genere del fatto, si è vocata constituzione generale.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio che quando è questione della cosa quale ella sia, perciò che lla controversia è della forza del fatto, cioè della quantitade, e della comparazione et altressì del genere, cioè della qualitade d'esso fatto, sì è vocata constituzione generale. Verbigrazia: La quantitade del fatto si è cotale questione: se uno à fatto tanto quanto un altro, sì come fue questione se Tulio avea tanto servito al comune di Roma quanto Catone. La comparazione del fatto si è cotale: di due partiti qual sia migliore, sì come fue questione quando i Romani presono Cartagine qual era il meglio tra disfarla o lasciarla. Il genere del fatto si è questione della qualità del fatto sì come davanti fue messo l'exemplo, cioè se colui che fece il fatto fece iustamente o iniustamente.

Argomento 38 

Dice Tullio dell'azione, et è appellata translativa.

TULLIO    Ma quando la causa pende di ciò che non pare che quella persona che ssi conviene muova la questione, o non la muove contra cui si conviene, [o non appo coloro che ssi conviene,] o non in tempo che ssi conviene, o non di quella lege o di quel peccato o di quella pena che ssi conviene, quella constituzione à nome translativa, però che ll'azione bisogna d'avere translazione e tramutamento.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio della controversia dell'azione, che quando sopr'a cciò è lla questione e' si conviene che ll'azione si tramuti in tutto o in parte, e perciò à nome translativa, cioè tramutativa. Et questo è o puote essere per sette maniere, le quali sono nominate nel testo, cioè: Quando non muove la questione quella persona a cui la conviene di muovere. Verbigrazia: Dice uno scolaio contra ad un altro: «Tu se' venuto troppo tardi a scuola». Et esso dice: «A te no 'nde rispondo, ché non ti si conviene muovermi questione di ciò, ma conviensi al nostro maestro». O non muove la questione contra quella persona che ssi conviene. Verbigrazia: Fue trovato che in Roma si trattava tradimento e fue alcuno che ll'aponea contra Iulio Cesare, et esso dicea: «Contra me non si conviene muovere di ciò questione, ma contra Catellina che ll'àe fatto e fa tutta fiata». O non muove la questione appo coloro che ssi conviene, cioè davanti a quelle persone che dee. Verbigrazia: Fue accusato il vescovo di simonia davanti al re di Navarra. Il vescovo dice: «Tu non m'accusi davante a giudice ch'io debbia rispondere, ma io son bene tenuto di ciò e d'altro davante l'appostolico». O non muove la quistione in quel tempo che ssi conviene. Verbigrazia: Uno fue accusato il giorno di Pasqua; esso dicea: «Non rispondo ora di questo, perciò che oggi non è tempo d'attendere a cotali convenenti». O non muove questione a quella lege che ssi conviene. Verbigrazia: Uno cittadino di Roma era in Parigi e volea piatire contra uno francesco secondo la legge di Roma; ma quel francesco dice che non dee rispondere a quella legge ma a quella di Francia. O non muove la questione di quel peccato che ssi conviene. Verbigrazia: Fue accusato uno, che non avea il membro masculino, ch'avesse corrotta una vergine; esso dice: «Io non risponderò di questo peccato». O non muove questione di quella pena che ssi conviene. Verbigrazia: Fue uno accusato ch'avea morto uno gallo et erali apposto che perciò dovea perdere la testa; esso dicea: «Non rispondo a questa pena, perciò che non tocca a questo peccato». Donde tutte queste questioni sono translative, cioè che ssi tramutano in altro fatto e stato, tal fiata in tutto e tal fiata in parte, sì come appare nelli exempli di sopra.

Argomento 39 

Dice Tullio se l'una delle dette quattro cose non fosse non sarebbe causa.

TULLIO    E così conviene che ssia l'una di queste inn ogne maniera di cause, perciò che in qual causa no 'nde fosse alcuna, certo in quella non porrebbe avere contraversia, e perciò conviene che non sia tenuta causa.

SPONITORE    Poi che Tulio àe divisate le parti della constituzione et àe detto che e come è ciascuna di quelle parti e le loro nomora, sì vuole Tulio provare che quando l'una di queste questioni, che sono del fatto o del nome o della qualità o del tramutare l'azione, non è intra parlieri, certo intra loro non puote essere controversia; e poi che 'ntra loro non à controversia, certo il fatto sopra il quale dicessero parole non sarebbe causa, e così non sarebbe materia di questa arte, cioè che non sarebbe dimostrativo né diliberativo né iudiciale. Et provando questo sì dimostra Tulio che lle predette cose in questa arte sono sì congiunte insieme che qualunque causa è dimostrativa o deliberativa o iudiciale sì conviene che sia constituzione o del fatto o del nome o della qualitade o dell'azione, et e converso che qualunque constituzione è del fatto o del nome o della qualità o dell'azione sì conviene che sia dimostrativa o deliberativa o iudiciale. Et omai perseverrà Tulio sua materia per dicere di ciascuna parte per sé.

Argomento 40

Del fatto.

TULLIO    La contraversia del fatto si puote distribuire in tutti tempi: ché ssi puote fare quistione che è essuto fatto, in questo modo: «Ulixes uccise Aiace o no?». Et puotesi fare questione che ssi fa ora, in questo modo: «Sono i Fregelliani in buono animo verso lo comune o no?». Et puotesi fare questione che ssi farà, in questo modo: «Se noi lasciamo Cartagine intera, e' verranne bene al comune o no?».

SPONITORE     In questa parte dice Tulio che lla controversia la quale è di fatto che ssia apposto ad altrui, la quale àe nome constituzione congetturale sì come fue detto in adietro e messo in exempli, sì puote essere in tutti tempi, cioè preterito, presente e futuro. Nel preterito pone Tulio l'exemplo della morte d'Aiaces, che fue cotale. Stando l'assedio di Troia sì fue morto il buon Achilles, et apresso la sua morte fue grande questione delle sue armi intra Ulixes et Aiaces. Et certo Ulixes fue, secondo che contano le storie, il più savio uomo de' Greci e 'l milior parliere, sicché per lo grande senno che i•llui regnava e per lo bene dire mettea in compimento le grandi vicende, alle quali altre non sapea pervenire, e perciò adoperò e' più di male contra ' Troiani per lo suo senno che non fecero quasi tutta l'oste per arme, et alla fine si parve manifestamente, ch'elli fue trovatore del cavallo per lo quale fue Troia perduta e tradita; ma veramente in guerra non si fatigava molto con arme e non era di gran prodezza, ma tuttavolta dimandava che lli fossono concedute l'armi d'Achilles, e dicea che nn'era degno e ch'avea in quella guerra ben fatta l'opera perché etc. Et dall'altra parte Aiaces era uno cavaliere franco e prode all'arme, di gran guisa, ma non era pieno di grande senno e sanza molto [...] francamente avea portate l'armi in quella guerra, e perciò domandava l'armi d'Achilles e dicea che non si conveniano ad Ulixes. Onde alla fine l'armi furono concedute ad Ulixes, per la qual cosa montò tra lloro tanta invidia che divennero nemici mortali; et in questo mezzo tempo fue morto Aiaces e fue della sua morte accusato Ulixes, et esso si difendea e negava; e di questo sì era questione di fatto in preterito, cioè che già era fatto in tempo passato. Inel presente tempo mette Tulio l'exemplo de' Fragellani, che furo una gente i quali furono accusati in Roma ch'elli aveano male animo contra il comune. Et elli si difendeano e diceano che ll'aveano buono e dritto; e di ciò sì era questione di fatto presente, cioè se sono ora presentemente di buono animo o no. Nel futuro mette Tulio l'exemplo di Cartagine, la quale fue una delle più nobiLi cittadi e delle più poderose del mondo, e tenne guerra contro a Roma, sì ch'alla fine i Romani vinsero e presero la terra; e furo alcuni che voleano che lla cittade si disfacesse per lo bene di Roma, et altri consigliaro del no, perciò che 'l meglio ne potrebbe advenire s'ella rimanesse intera, e di ciò è questione del tempo futuro, cioè se bene o male n'averrà se Cartagine rimanesse intera o s'ella si disfacesse. Ma poi che Tulio à detto della controversia del fatto, sì dicerà di quella del nome in questo modo.

Argomento 41

Del nome.

TULLIO    Controversia del nome è quando lo fatto è conceduto, ma è questione di quello ch'è fatto in che nome sia appellato; et in questo conviene che sia controversia del nome, perciò che non s'accordano della cosa; non che del fatto non sia bene certo, ma che quello ch'è fatto non pare all'uno quello ch'all'altro, e perciò l'uno l'appella d'un nome e l'altro d'un altro. Per la qual cosa in questa maniera la cosa dee essere diffinita per parole e brevemente discritta, come se alcuno à tolta una cosa sacrata d'uno luogo privato, se dee essere giudicato furo o sacrilego, ché certo in essa questione conviene difinire l'uno e l'altro, che sia furo e che sacrilego, e mostrare per sua discrezione che lla cosa conviene avere altro nome che quello che dicono li aversarii.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio della controversia del nome; e perciò che di questo è molto detto davanti, sì sine trapassa lo sponitore brevemente, dicendo solamente la tema del testo, sopra 'l quale il caso è cotale: Roberto accusa Gualtieri ch'elli àe malamente tolta una cosa sacrata, sì come uno calice o altra simile cosa la quale sia diputata a' divini mistieri, e dice che lla tolse d'uno luogo privato, cioè d'una casa o d'altro luogo non sacrato. Viene l'accusato e confessa il fatto. Dice l'accusatore: «Tu ài fatto sacrilegio». Dice l'accusato: «Non ò fatto sacrilegio, ma furto». Et così sono in concordia del fatto, ma non della cosa, cioè della proprietade per la quale si possa sapere che nome abbia questo fatto, perciò ch'all'accusatore pare una, ché dice ch'è sacrilegio, et all'accusato pare un'altra, ché dice ch'è furto. Onde in questa maniera di controversia si conviene che 'l parliere che dice sopra questa materia diffinisca e faccia conto in brevi parole che cosa è sacrilegio e che è furto; e così dee mostrare come questo fatto non à quel nome che dice l'aversario. Et è detto della controversia del nome; omai dicerà Tulio di quella del genere, in questo modo:

Argomento 42

Del genere.

TULLIO    Controversia del genere è quando il fatto è conceduto e sono certi del nome d'esso fatto; ma è questione della quantitade del fatto o del modo o della qualitade, in questo modo: giusto o ingiusto - utile o inutile - e tutte cose nelle quali è questione chente sia quel fatto.

SPONITORE    In questa parte dice Tulio della questione del genere, e di questa è tanto detto dinanzi che 'n poche parole dimorerà lo sponitore; e dice che quella controversia è del genere nella quale l'accusato confessa il fatto et è in concordia coll'accusatore del nome d'esso fatto, ma sono in discordia della quantitade del fatto, cioè se grande o piccolo o molto o poco. Verbigrazia: Un grande Romano quando dovea cacciare i nemici del suo comune si fugìo. Fue accusato ch'avea fatto danno e male alla maestà della città di Roma; l'accusato confessa il fatto e 'l nome del facto. Dice l'accusatore: «Questo è grande danno». Dice l'accusato: «Non è grande, ma piccolo». Ed è la discordia tra lloro della quantità, cioè se quel male è grande o piccolo. O sono in discordia del modo, cioè della comparazione del fatto, sì come fue detto qua indietro nell'exemplo di Cartagine, qual fosse la migliore parte tra disfare o lasciare. O sono in discordia della qualitade del fatto, sì come pare in exemplo d'Orestes che uccise la sua madre, e fue accusato che ll'avea morta ingiustamente; et esso si difende e dice che ll'à morta giustamente, ma bene confessa il fatto e 'l nome del fatto; ma sono in discordia della qualità, cioè se ll'àe fatto giustamente o ingiustamente. Ben è vero che Tulio non mette in exemplo della quantitade nel testo, né della comparazione, se non solamente della qualitade; e questo fae perciò che più sovente ne vien tra lle mani che non fanno l'altre, e perciò dice che tutte cose nelle quali si confessa il fatto e 'l nome del fatto, ma è questione della qualità d'esso fatto, sì è controversia del genere. Et poi che Tullio à detto di questa questione del genere secondo il suo parimento, sì procede immantenente a riprendere Ermagoras dell'errore suo in questa controversia del genere.

Argomento 43

Dell'errore d'Ermagoras.

TULLIO    A questo genere Ermagoras sottopuose quattro parti, ciò sono deliberativo, demostrativo, iudiciale e negoziale. Il quale suo fallimento non mezanamente pare che ssia da riprendere, ma in breve, perciò che sse noi ci ne passiamo così tacendo fosse pensato che noi lo seguissimo sanza cagione; o se lungamente soprastessimo in ciò, paia che noi facessimo dimoro et impedimento agli altri insegnamenti.

Argomento 44

TULLIO    Se deliberamento e dimostramento sono generi delle cause, non possono essere diritte parti d'alcuno genere di causa, perciò che una medesima cosa puote bene essere genere d'una e parte d'un'altra, ma non puote essere parte e genere d'una medesima. Et certo deliberamento e dimostramento sono genera delle cause. Ma o non è alcuno genere di cause, o è pur iudiciale solamente, o è iudiciale e dimostrativo e deliberativo. Dicere che non sia alcun genere di cause, con ciò sia cosa ch'e' medesimo dice che lle cause sono molte e sopra esse dà insegnamento, è grande forseneria. Un genere, cioè pur iudiciale solamente, non puote essere, acciò che diliberamento e dimostramento non sono simili intra lloro e molto si discordano dal genere iudiciale, e ciascuno à suo fine al quale si dee ritornare. Adunque è certo che tutti e tre son generi delle cause, e così deliberamento e dimostramento non possono essere a diritto tenute parti d'alcuno genere di causa. Dunque malamente disse ch'elli fossero parte della constituzione del genere.

Argomento 45 

TULLIO    Et s'elle non possono essere tenute diritte parti della causa del genere, molto meno fien tenute parti della diritta parte della causa; e parte della causa è ogne constituzione; donde no la causa alla constituzione, ma la constituzione s'acconcia alla causa. Ma dimostramento e diliberamento non possono essere tenute diritte parti della causa del genere, perciò che sono generi: donque molto meno debbono essere tenuti parte di quello ch'esso dice.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto, 2011