Angelo Pasquali

MONOSTICI DI CATONE

VOLGARIZZAMENTI

Edizione di riferimento: Ernesto Monaci, Crestomazia italiana dei primi secoli, con prospetto grammaticale e glossario. Nuova edizione riveduta e aumentata per cura di Felice Arese, Società Editrice Dante Alighieri, Roma-Napoli-Città di Castello 1955

 

" La raccolta di distici che va sotto il nome di Catone, fu uno dei libri di testo più diffusi nelle scuole medioevali e presto se ne fecero traduzioni per opera anche di discepoli e come esercitazioni scolastiche.

Tali sono probabilmente le tre toscane pubblicate da M. VANNUCCI nel 1829 a Milano, tale la veneta pubblicata dal TOBLER nelle Abhandlungen d. K. Preuss. Akademie, 1883.

Quella del Tobler sembra la più antica e proviene dal codice già Saibante-Hamilton, ora 390 della Staatsbibliothek di Berlino (S); delle altre tre che stanno sotto in colonna, la prima (T), creduta ma senza sufficienti motivi della metà del dugento, proviene da un codice del secolo XIV di casa Trivulzio; la seconda (R) dal codice Riccardiano 1629, del sec. XV; la terza (M) da un codice pure del sec. XV, appartenuto a R. A. Martini. Se esse sieno o no indipendenti fra loro non fu sinora ricercato.

Dandone un saggio secondo le stampe, si aggiunge il corrispondente testo latino (L), giusta la edizione del Bährens, insieme con una specie di riduzione o parafrasi in prosa (P) che accompagna nel manoscritto il testo S; così se ne potranno meglio investigare le mutue relazioni. "

S

codice già Saibante-Hamilton, ora 390

della Staatsbibliothek di Berlino

Cum ço è causa k'eu Cato k'eu vardase, eu viti le plusor omini greve mentre raegar in via de li costumi; eu enpensai esser da socorere a lo empensamento de lor, ke grande mentre e gloriosa mentre vivese e contignise onore.

Ora mo, o carissemo filio, eu amaestrarai te en quel pato, en lo qual tu conponeras li costumi de lo to anemo.

Adonca leçeras en tal mesura li mei comandamenti, ke tu li entendes.

Pro quia leçere e no entendere sì s'è negligencia.

Adonca adora a Domenideu, ama to pare e toa mare, aunora li toi parenti, varda ço qe te ven dato, obedis a lo mercato, va con li boni, no andaras a lo conseio avanti ke tu ne sis damandato, sis mondo, saluta volonter, dà logo a lo to maiore, temi to maistro, fuci le tavole, enprendi letere, ben faras a li boni, tu te conseia, varda la vergonçia, varda la causa toa, açostra amor, rancura la toa fameia, dà ad enpresteo, vardaras a cui tu lo dar, de raro fai tu grande spendio, dorme ke sea bastevele, varda lo sagramento, temprati dal vino, conbate per lo to paese, nient crederas tu matamentre, fuçi le puitane, leçe libri, séate recordamento le cause ke tu leçeras, amaestra li toi fiioli, sis humele, no te irar senta perké, nesun no befaras, staras a lo çudisio, staras a lo palaço, seras conseiado, usa de la vertù, çoga a lo çurlo, no seras maldigolo, reten la enpensasone, iudega dretura, no voler mentir, tempra la toa ira, seate recordamento a reportar ao humel mentre to pare e toa mare, nient faras per arbitrio de force, manten la leçe, la qual tu ensteso reportaras, seras recordevele de lo beneficio recevuo, parla pauco en lo mandar, no voler befar lo pover homo, pauco çudega, no voler desirar le altrui cause, quelo studia a far lo qual è iusto, volonter reporteras amor.

Se Domenedeu è anemo a nui, sicum questi versi dise, questo Domenedeu grande mentre sea venerado de ti cum pura mente.

Senpre plui vegla, ke tu no sis dado al sonno; pro quia lo cotidian repauso sì a presta nurigamenti a li vicii.

Eu enpenso esser prima vertù constrençer la lengua; quelui è proseman a Deu lo qual sa tasere cum rasone.

Refua contra conbatando esser contrario a ti; quelù a negun covignirà, lo qual descorda si medesemo cum si.

T

codice del secolo XIV di casa Trivulzio

Conciossiacosa ch'io Cato pensasse nell'animo mio, vidi molti uomini gravemente errare nella via de' costumi; ed ho pensato di dare soccorso e consiglio alla loro oppinione, spezialmente acciocché vivessero gloriosamente e con onore. Aguale ammaesterrabboti, o figliuolo carissimo, in che modo li costumi del tuo animo tu debbi ordinare. Dunque li miei comandamenti sì leggi, che tu l'intendi; ché leggere e non intendere si è negligenzia.

Sie sottoposto a Dio, onora lo padre e la madre, ama li tuoi cognati, temi lo tuo maestro, guarda quello che t' è dato, ubidisci lo tuo comune, va co' buoni, anzi che sia chiamato non andare a consiglio, sie onesto, saluta voluntieri, fa onore a tuo maggiore, sie sottoposto, sie vergognoso secondo che si conviene, leggi i libri, rangola la famiglia, sie umile, non t'adirare senza lo 'mperché, non sie schernitore, sie al iudicio, sie dinanzi al iudice, dormi che sia bastevole, guarda lo saramento, temperati del vino, pugna per la tua patria, non credere ciò che ti è detto, sicuramente consiglia, fuggi la puttana, non mentire, fa bene agli uomini che sono buoni, non sie maldicente, pensa e ritieni, iudica lo diritto, con pazienzia vinci li tuoi parenti, ricorditi del bene che t'è fatto, usa la tua vertude, temperati dell'ira, fuggi lo giuoco del le tavole, non ti meni voluntà in fare ragione, non dispregiare minore di te, non disiderare l'altrui, ama la moglie, ammaestra li tuoi figliuoli, la legge che tu medesimo hai fatta sostiella, parla poco al mangiare, istudia di fare quello che si è giusto, sie rapportatore dell'amore, non iudicare.

Se Dominedio è animo a noi, secondo ch'e' versi dicono, dunque lui adora ed onora sopra tutte l'altre cose con pura mente. Sempre più vegghia, né sie troppo dato al sonno; imperciocché lo riposo del die dà nutricamento a' vizi.

Costringere la lingua credo che sia la prima vertude: quelli è prossimo a Dio che sa tacere a ragione.

Dispregia la tua ira combattendo, quando ella ti contraria; a nullo piace colui lo quale è adiroso e dispiacevole a sé medesimo.

R

codice Riccardiano 1629, del sec. XV

Io Cato pensando nell'animo mio vidi più e più uomini gravemente errare nella via de' costumi; onde io pensai che era da soccorrere e da consigliare, e spezialmente ché gloriosamente vivessono e pervenissono ad onore. Odi ora, figliuol mio carissimo, siati ammaestramento in che modo ordini e' costumi del tuo animo; ma im prima ti priego che li comandamenti leggi sì, che tu gl'intenda; ché leggere e non intendere è negligenzia.

El primo comandamento ch'io ti faccio si è, che tu prieghi Iddio con riverenzia che t'aiuti in tutte le cose che tu fai, poi ama el tuo padre e la tua madre, onora e' tuoi parenti, temi el tuo maestro, serba quello che t'è dato, ubbidisci alla corte, va colli buoni, non andare a consiglio innanzi che tu sia chiamato, guardati dal peccato, saluta volentieri, dà luogo al tuo maggiore, guarda la tua casa, sia sollecito, leggi de' libri, e tieni a mente quello che tu leggi, abbi cura della tua famiglia, sia piacevole, non ti adirare senza cagione, nulla persona schernirai, presta e sovvieni altrui, guarda a cui tu dài, sta al parlamento e va a vedere la giustizia, rade volte fa convito, dormi quanto t'è assai, temperati dal vino, combatti per lo tuo paese, nulla cosa crederrai mattamente, tu stesso ti consiglia, fuggi le meritrici, imprendi la lettera, per nulla non mentire, sia buono e fa bene a' buoni, non sia maledicente, ritieni e' pensieri, giudica el diritto, pazientemente vinci el padre e la madre, ricorditi de' ricevuti benefizi, non schernire el misero, temperati dall'ira, giunca al palèo, fuggi le tavole, nulla cosa farai per arbitrio di forza, non desiderare l'altrui, ama la tua moglie, osserva la legge che tu fai, parla poco al mangiare, studiati che è bene amare, volentieri amerai altrui, sempre più vegghia, non giudicare altrui.

Imperocché Iddio è vita a noi, i versi dicono: lui spezialmente con pura mente sacrificherai.

Sempre più vegghia e non ti dare al sonno; ché el cotidiano riposo dà nutricamento a' vizi.

La prima virtù si è costringer la lingua; colui è prossimano a Dio, che sa tacere con ragione.

Sforzati al tuo potere di non essere contradicente; con veruno si converrà chi contradirà a sé stesso.

M

codice del sec. XV appartenuto a R. A. Martini

Conciossiacosa che io Cato pensi nell'animo mio, e abbia veduti molti uomini errare gravemente nella via de' costumi; hoe pensato di dare soccorso e consiglio alla loro oppenione, e spezialmente acciò ch'eglino vivano gloriosamente e con onore.

Aguale, figliuol mio carissimo, io t'ammaesterrò in che modo li costumi del tuo animo tu déi ordinare.

Dunque le mie comandamenta in tal modo leggi, che tu le intenda; ché leggere e non intendere si è negligenzia.

E però in prima sia sottoposto a Dio, e ama i parenti padre e madre, e a' tuoi cognati fa onore, temi il tuo maestro, guarda quello che t'è raccomandato, ubbidisci il tuo comune, va co' buoni, anzi che sia chiamato non andare a consiglio, sia onesto, saluta volentieri, a tuo maggiore dà luogo, guarda la casa tua, sia vergognoso, leggi i libri e quello che leggi poni in memoria, abbi cura della tua famiglia, sia benigno, non t'adirare sanza il perché, non sii schernitore, comparisci al giudicio, rade volte farai convito, fa che dorma a necessità, le cose ch'ai giurate serva, bei temperatamente, pugna per la tua patria, non vender mattamente, consiglia te stesso, fuggi le meritrici, appara volentieri, non mentire, fa bene a' buoni, non sia maldicente, pensa e ritieni, giudica il diritto, con pazienza vinci, ricorditi del benificio ricevuto, sii buon consigliere, usa tua virtude, tempera la tua iracondia, giuoca al palèo e fuggi i giuochi delle tavole, non ti meni volontà a fare ragione, nulla farai per tuo albitrio, non dispregiare tuo minore, non disiderare l'altrui, ama tua moglie, dirozza i tuoi figliuoli, legge che tu hai fatta osservala, nel convito favella poco, studia di fare cosa giusta, sii rapportatore d'amore e di concordia, non giudicare.

Se Iddio è a noi animo, secondo che i versi delle scritture pongono, dunque lui adora con pura mente sopra tutte l'altre cose.

Sempre vegghia molto, e non ti dare al sonno, perocché 'l troppo riposo a' vizi dà accrescimento.

La prima vertù penso che sia l'uomo costrignere la sua lingua; perocché quegli è propinquo a Dio che sa stare cheto per ragione.

Sprezzati contradicendo all'ira, né sia contradio a te medesimo; con nullo converrà chi seco stesso non sa convenire.

P

Parafrasi in prosa (P)

che accompagna nel manoscritto il testo S

Cum ego Cato animadverterem, vidi quam plurimos homines graviter errare in via morum. Ego existimavi fore succurrendum opinioni eorum, ut maxime et gloriose viverent et contingerent onorem.

Nunc, o carissime fili, ego docebo te eo pacto, quo tu conponas mores tui animi. Igitur legito ita mea precepta, ut intelligas. Et enim legere et non intelligere est negligere.

Itaque suplica Deo, ama parentes, colle cognatos, serva datum, pare foro, ambula cum bonis, ne acceseris ad conscilium ante quam voceris, esto mundus, saluta libenter, cede locum maiori, metue magistrum, fuge aleas, disce literas, benefacito bonis, tute consule, serva verecundiam, custodi rem tuam, adhibe diligentiam, cura familiam, da mutuum, videto cui des, raro convivare, dormi quod est satis, serva ius iurandum, tempera te vino, pugna pro patria, nil credideris temere, fuge meretrices, lege libros, memento ea que legeris, erudi liberos, erto blandus, noli irasci ab re, neminem irriseris, aderto in iudicio, stato ad pretorium, esto consultus, utere virtute, lude trocho, ne esto maledicus, retine existimacionem, iudica equum, noli mentire, tempera iracundiam, memento ferre pacienter parentes, nil feceris arbitrio virium, patere legem quam tu ipse tuleris, esto memor beneficii accepti, loquere pauca in convivio, nolli irridere miserum, minime iudica, noli concupiscere aliena, illud stude agere quod est iustum, libenter ferto amorem.

Si Deus est animus nobis, sicut carmina dicunt, hic Deus precipue sit colendus tibi pura mente.

Semper plus vigila, ne esto deditus sompno; nam diuturna quies ministrat alimenta vitiis.

Ego puto esse primam virtutem conpesere linguam: ille est proximus Deo, qui sit tacere racione.

Sperne repugnando esse contrarius tibi; ille nulli conveniet qui discidet ipse secum.

L

testo latino (L) secondo l'edizione del Bährens

Cum animadverterem, quam plurimos graviter in via morum errare, succurrendum opinioni eorum et consulendum famae existimavi, maxime ut gloriose viverent et honorem contingerent.

 Nunc te, fili karissime, docebo, quo pacto morem animi tui componas. Igitur praecepta mea ita legito, ut intelligas. Legere enim et non intellegere neclegere est.

Deo supplica, parentes ama, cognatos cole, datum serva, foro parce, cum bonis ambula, antequam voceris ne accesseris, mundus esto, saluta libenter, maiori concede, magistratum metue, verecundiam serva, rem tuam custodi, diligentiam adhibe, familiam cura, mutuum da, cui des videto, convivare raro, quod satis est dormi, coniugem ama, iusiurandum serva, vino tempera, pugna pro patria, nihil temere credideris, meretricem fuge, libros lege, quae legeris memento, liberos erudi, blandus esto, irascere ob rem gravem, neminem riseris, in iudicio adesto, ad praetorium stato, consultus esto, virtute utere, trocho lude, aleam fuge, litteras disce, bono benefacito, tute consule, maledicus ne esto, existimationem retine, aequum iudica, nihil mentire, iracundiam rege, parentem patientia vince, minorem ne contempseris, nihil arbitrio virium fecetis, patere legem quam ipse tuleris, benefici accepti esto memor, pauca in convivio loquere, miserum noli inridere, minime iudica, alienum noli concupiscere, illud agredere quod iustum est, libenter amorem ferto, liberalibus stude.

Si Deus est animus nobis, ut carmina dicunt, hic tibi praecipue sit pura mente colendus..

Plus vigila semper neu sommo deditus esto; nam diuturna quies vitiis alimenta ministrat.

Virtutem primam esse puto, conpescere linguam: proximus ille Deo est, qui scit ratione tacere.

Sperne repugnando tibi tu contrarius esse: convenient nulli, qui secum dissidet ipse.

*      *      *

"Monosticha Catonis"

 

Edizione di riferimento:

Edizione reperita in Internet

 

Cum animadverterem quam plurimos graviter in via morum errare, succurrendum opinioni eorum et consulendum famae existimavi, maxime ut gloriose viverent et honorem contingerent. Nunc te, fili carissime, docebo, quo pacto morem animi tui componas. Igitur praecepta mea ita legito, ut intellegas; legere enim et non intelligere neglegere est.

 

1. Itaque deo supplica.

2. Parentes ama.

3. Cognatos cole.

4. Magistrum metue.

5. Datum serva.

6. Fora para.

7. Cum bonis ambula.

8. Antequam voceris, ne accesseris.

9. Mundus esto.

10. Saluta libenter.

11. Maiori concede.

12. Minori parce.

13. Rem tuam custodi.

14. Verecundiam serva.

15. Diligentiam adhibe.

16. Libros lege.

17. Quae legeris, memento.

18. Familiam cura.

19. Blandus esto.

20. Irascere ob rem noli.

21. Neminem riseris.

22. Mutuum da.

23. Cui des, videto.

24. In iudicio adesto.

25. Ad praetorium stato.

26. Convivare raro.

27. Quod satis est, dormi.

28. Iusiurandum serva.

29. Vino tempera.

30. Pugna pro patria.

31. Nihil temere credideris.

32. Tute consule.

33. Meretricem fuge.

34. Litteras disce.

35. Nihil mentire.

36. Bono benefacito.

37. Maledicus ne esto.

38. Existimationem retine.

39. Aequum iudica.

40. Parentem patienter vince.

41. Beneficii accepti esto memor.

42. Miserum noli ridere.

43. Consultus esto.

44. Virtute utere.

45. Iracundiam temporale rege.

46. Trocho lude.

47. Aleam fuge.

48. Nihil arbitrii virium feceris.

49. Minorem non contempseris.

50. Alienum noli concupisci.

51. Coniugem ama.

52. Liberos erudi.

53. Pati legem, quam ipse tuleris.

54. Pauca in convivio loquere.

55. Illud stude agere, quod iustum est.

56. Libenter amorem ferto.

57. Minime (neminem) iudica.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011