Anonimo

LA DISCESA DI GESÚ ALL'INFERNO

Edizione di riferimento

Poesia del Duecento e del Trecento , vol. I del Parnaso italiano, a cura di Carlo Muscetta e Paolo Rivalta, Giulio Einaudi editore, Torino 1956

Annotazione

Tipicamente popolari, sia nell'argomento che nell'intonazione e nell'esecuzione, le laude drammatiche umbre (cosí importanti per lo sviluppo cui daranno luogo in seguito fino alle sacre rappresentazioni toscane del secolo XV) costituiscono una delle espressioni più singolari della religiosità del Duecento. Varie di contenuto e di valore artistico, si rivolgono soprattutto al pubblico meno qualificato con intenti pratici di commozione e di esortazione morale, di propaganda e di istruzione religiosa e liturgica. Pur composte quasi esclusivamente da chierici di varie confraternite, forniti di una notevole cultura, esse tuttavia, tenendo appunto conto dello spettatore cui erano destinate, riescono ad una espressione ingenua ed elementare. Le due laude che riportiamo ci sembrano, nella loro limpida semplicità, due validi esempi di tutta la letteratura drammatica umbra del Duecento. Il Contrasto del Povero e del Ricco è una delle anonime « laudes Evangeliorum » dei laudari delle confraternite di Perugia, e svolge, in forma drammatica, la Discesa di Gesú all'Inferno, lauda del Sabato Santo, sviluppando questo tema religioso quasi epicamente e con varietà di situazioni.

Anonimo, laudes evangeliorum

Discesa di Gesù all'inferno

I Santi Profeti, nel Limbo (sorge una luce)

Quiste lume mo venute

procedon da quilla fontana,

che ne promise la salute

de tutta quanta gente umana;

però ciascuno aggia buon cuore,                        5

ché quisto è l'alto suo splendore.

Isaia:

Questo è 'l lume del iocondo

Figliuol del Pate, ch'è nel Cielo,

del quale io dissi, essendo al mondo,

che ne lustrava con gran zelo;                             10

or ecco mo che n'ha lustrate,

essendo en l'ombra dei peccate.

Simeone:

Io, l'antico Simeone,

al tempio el tolse en glie mieie braccia,

e quando apresentato fone                                  15

resguardando en la sua faccia,

disse: - Gli occhie mieie hon vedute

de tutto el mondo la salute! -

( A Giovanni Battista ):

Chi se' tu con faccia lieta

che mostre en noie tanta onestade?                    20

Giovanni Battista:

Io so' la luce, anco e profeta

de quilla alta Maestade,

ch'al mondo venne apparecchiare

la sua via per l'uom salvare.

Ma quando el vidde a me venire                        25

per batizare en l'alto fiume,

con allegrezza el prese a dire:

- Quisto è quillo eternal lume,

agnol de Dio, quagiú mandato,

per trarre el mondo del peccato -.                       30

E batizato con afetto

odit'ho gridare lo Spiritu Santo:

- Quisto è 'l mio figliuol deletto,

in cuie me compiace' tanto.

Però vengo a darvi segno,                                   35

che tosto ve dorrà ello suo regno!

Tutti i Santi

Senza dubbio ciascun sia

che visiterà noie, suoie amice,

sí co el disse Moisía

e Giovagne ancora el dice                                    40

e ciascun ne sia seguro,

che ne trarrà da quisto scuro.

Satana, all'Inferno (venendo di fuori)

Tosto t'apparecchia, Enferno,

per quillo che s'è già gloriato

ch'è figliuol de Dio eterno                                    45

ed hanne el popol mio turbato,

e fese tristo molto forte,

vedendo appressare la morte.

Esso è stato sempre averso

de la mia somma potenzia;                                 50

ed alcuno ch'io avea converso

a luie ha fatto reverenzia,

e molte de quiglie che n'avevate

per suo mal fare glie n'ha furate.

Voce dell'Inferno, a Satana:

Chi è quisto uom de tal fortezza,                        55

che teme niente e te contrasta?

Sapem ch'onn'uom, per tua prodezza,

non può fugire la tua dura asta,

che quanto è stato al mondo forte

a noi l'hai dato per la morte.                               60

Adonqua, si se' sí potente,

bien è forte chi t'offende.

E veramente è onipotente

chi per te suoie parole prende,

dicendo ch'egli aggia paura                                65

d'una morte tanto dura.

Satana:

De luie già non dubitare,

ch'io el tentai en lo deserto,

e mo gli ho fatto apparecchiare

la croce, dua ei sarà uferto;                                  70

e menerollo a voie legato

per la virtú mia conculcato.

L'Inferno:

Tu ne dice che n'ha tolte

de quiglie, che quaggiú renchiude?

Satana:

Biene alcun! n'à tolte molte,                                75

ma non che sia per sua virtude,

ma per lo suo orare espresso

l'alto Eddio glie l'ha concesso.

L'Inferno:

Ma eglie colla sua parola

senza prece gli ha refatte;                                    80

e come aquila che vola

le loro legame aggie desfatte,

e colla molta allegrezza

hon rotta tutta mia fortezza.

Sería quisto quillo che trasse                               85

Lazzaro morto da quattro díne,

e come uccello che via volasse,

tra tutte noie de fuore uscíne?

Essendo el corpo già fetente

rendélo vivo ai suoie parente.                              90

Satana:

Veramente è quisto esso,

e tisto non è el primo male.

L'Inferno:

Noi te scongiuriamo espresso

per la tua sedia principale,

per la vertú qual è en tene,                                  95

ch'a me coluie non ne viene.

Ché, quando udío el comandamento

che tosto Lazzar lui ubedisse,

sentío alora un gran pavento

che tutte nostre ufizia aflisse;                              100

e quando ello tra noie se mosse,

tutte ruppe nostre posse.

S'egli adonqua fa cotai segne,

che, a suo dire, ciascun fa sano,

si eglie descendesse a' nostre regne,                    105

faria ciascun legame vano,

e quiglie che noie tenem legate

serian da luie deliberate.

Or Satan, or te departe

tosto da la sedia mia,                                           110

e combatte con tuoie arte

ch'el re de gloria qui non sia,

ed alcuno chiude quille porte

quanto se può far forte.

Satana, ai Demoni:

O dilette mie legione                                            115

costrastate a quisto passo;

ciascun piglie el suo cantone

chi piú alto e chi piú basso.

Tutti i Santi (dal Limbo)

Aprite tosto e non chiudete,

ché mo venire lo vedrete.                                     120

David:

Già io, David, al mondo disse

che onne uom el confessasse.

Ei gran legame forte e spesse

seron per luie e rotte e casse,

e noie trarrà de scuretade                                    125

e de la via d'eniquitade.

Tutti i Santi, all'Inferno:

Apre, Enferno, ché se' vinto!

Da Iesú seie conculcato,

serà el tuo nome al mondo espento

da cuie onn'uomo era legato,                              130

che non podea niun passare

che nol menasse a te scaldare.

Isaia:

Ed io, vivendo anco, Isaia,

disse che i morti suscitava,

e molte monumenta apria,                                  135

en terra onn'uom sí s'allegrava:

che venia per 1'uom salvare,

e tutto el mondo consolare.

David:

Ma esso re ci ha resguardato,

ed èccie en terra per odire                                    140

el pianto de ciascun piagato,

e rompere tutte lor martire;

ed egli lor legame forte

descioglierà, el figliuol, da morte.

L'Inferno:

Chi è l'uom cusí fervente,                                    145

qual è re de gloria ditto ?

David:

A signore forte e potente

ch'en bataglia v'ha sconfitto;

però conosce esto gridare,

che me l'odiste mentovare.                                  150

Voce d'un Angelo (rivolta all'Inferno):

O voie, principe renchiuse,

quiste vostre porte uprite!

E voie, eternal porte chiuse,

de vostro luogo tosto uscite!

Ch'el Re de gloria verrà tosto                              155

en terra, en luogo sí nascosto.

O voie, principe de male,

aprite quiste vostre porte!

Comando a voie, porte eternale,

che levare siate acorte,                                         160

che quell'alto gloria Rene [1]

per entrare qua entro viene.

Gestas (dentro all'Inferno):

O me dolente, io so' dannato

per lo troppo mio mal fare!

De robare sempre era usato,                               165

e d'occidere e furare;

essendo en croce, a Iesú disse

che, sé scampando, ne sciogliesse.

S'io avesse ditto, co Dimasse [2],

co saria andato a godere!                                     170

Un Demonio (afferrandolo):

Vien denante a Satanasse,

ch'ha gran desio de te vedere,

perché se' stato buon servente

a luie e à tutta la sua gente.

(Presentandolo a Satana)

Ecco el nostro servedore,                                     175

che sempre è stato a voie ubidire,

menallo a voie con gran onore

che ve piaccia luie mertire;

che, se altro è stato a voie ribelle,

costuie restette a voie en novelle.                         180

Satana (a Gestas)

Ben venga Gestas, el mio deletto!

vòie che tu gode del mio regno.

Tosto aparecchiate un letto

de fuoco e ghiaccio, ché n'è degno,

ed alcun sia che 1'acompagna                            185

che prima lo scalde e puoie el bagna.

Gesú a Dimas (in Cielo):

Al paradiso va', Dimasse,

e porta en collo quisto legno,

e s'el guardian non te lasse

entrare, glie mostra quisto segno,                       190

e di' che Cristo t'ha mandato,

en segno de ciò quisto t'ha dato.

Dimas, all'Angelo Gabriele (alla porta del Paradiso)

O Gabriello, io so' mandato

da Cristo, che fo mo crucifisso,

e ecco el sangue che m'ha dato                           195

ch'io sia da voie qua entro messo.

A lui, Gabriele:

Volentier t'apro e sta' en buon cuore

ch'è i Adam coi successore.

David (in Inferno):

Poie te dico, enferno sozzo,

che tu apre a cotal rege;                                       200

apre quisto tuo gran pozzo,

che non ti gioverà tua grege.

Cristo, venendo all'Inferno:

E io, figliuole, io so' venuto

per darve l'alto mio tributo.

L'Inferno, a Cristo:

Chi se' tu che me descioglie                                 205

quil che el mortal peccato lega?

Chi se' tu, ch'el Limbo spoglie,

enverso te ciascun sí priega?

Chi se' tu, tal combattetore,

ch'haie vento el nostro gran furore?                   210

Chi se' tu, che tanta luce

dàie a quiste scure parte?

Chi se' tu, che mo conduce?

sopra de noi haie tal carte?

E non te basta che n'avete,                                  215

ma quil che noie legàm sciogliete.

Chi se' tu, cotanto chiaro?

Chi se' tu, cotanto bello?

Chi se' tu, ch'al mondo amaro

dàie cosí mortal flagello?                                     220

Chi se' tu senza peccato?

Chi se' tu in mondo immacolato?

Sei tu quil de qual dicea

el prence [3] nostro, dura testa,

ch'esso toglier ne dovea                                       225

de tutto el mondo la podesta,

e per morire esso nel legno

a ciascun dava l'alto regno?

Gesú a Satana (legandolo)

Satan, tu haie data nulla pena

a l'uom molto temporale,                                    230

legar te vòie con mia catena,

che tu non faccia a lor piú male!

Enfin al novissimo díne

per mia virtú starai cusíne.

(All'Inferno)

Esto è 'l vostro re legato:                                      235

per signore terite luie.

I Demoni, rimproverando Satana:

O prence d'onne ben privato,

com'ofendeie tu a costuie?

Tu n'haie fatto mo spogliare

del nostro ben, per tuo mal fare.                         240

O Satana, de male attore!

O Satana, signor de morte!

Resguard'io mo quanto splendore

ha date a quiste sozze porte;

e tu cusí el deveie pensare,                                   245

enante ch'el fessi pigliare.

Gesú, all'Inferno:

In omnia secula seculorum

Satan sia en vostra pietade;

vadan el luoco anco costoro,

già per vostra redetate.                                        250

(A tutti i Santi ivi presenti)

E voie, sante miei, venite,

quil ch'a mia 'magene fatte sete.

Voie sarete recomparate

per lo legno cruciato,

ch'eravate prima dannate                                    255

per lo legno già vetato.

O Adam, mo pace sia

a te colla tua compagnia!

E voie, che foste el primo pate

vien de forre enprimamente,                               260

e voie, figliuoglie, el seguitate;

Abel, Abeth, buon servente,

David, Aronne e Moises,

Isaia cogli altri qua giú messe.

(Ad Adamo)

Adam, primo parente,                                         265

fatti vér me e non estar piú penoso.

Adamo, a Cristo:

O Cristo onnepotente,

per mio defetto scieso quagiuso!

Cristo, ad Abramo:

O Abraam, gioioso.

Abramo:

Veggo, Signore, che la mia carne porte.            270

Cristo, a David.

David, fedele e forte,

or suona el tuo salterio ennamorato.

(A Giacobbe):

Giacob patriarca,

o Isaia, coie tuoie compagnone,

Noè, che feste l'arca,                                            275

duv'è Isaia quil che segato fone?

O Santo Simeone,

suglie tue braccia foite [4] uferto [5].

Simeone, a Cristo:

Signore, alor foie certo

ch'el popol d'Esrael era salvato.                          280

Cristo:

Daniel e Geremia

e tu. Abel, co' gli altre padre sante,

o santo Zaccaria,

e vòie, profete, sante tutte quante;

a ciel con dolce cante,                                          285

voie che veniate a far con meco festa!

O Giovagne Battista,

tu legge vecchia e nuova hai confermato.

Cristo, al buon ladrone:

Morendo en ella croce,

figliuol Dimasse, tu me confessaste:                   290

col cuore e colla bocie

la santa misericordia ademandaste;

perché non me negaste,

lo santo paradiso t'ho promesso.

Venite voie con esso,                                            295

che tanto tempo m'avete aspettato!

Tutti, andando con Cristo:

Alleluia cantiamo

che noi andiam con Cristo Salvatore!

Tutte te confessiamo,

che se' encarnato per noie Redentore;                 300

o benegno Signore,

che per le peccator sangue haie versato,

al mondo quisto canto

tu fa' sentir, che tanto t'è costato.

(In Cielo)
Cristo (al Paradiso dove è un Serafino con la spada):

O Enoc ed Elia,                                                    305

quista mia gente si ve raccomando.

Enoc ed Elia:

O Figliuol de Maria,

donque per noi ha' già pagato el bando?

Cristo:

Collo mio sangue versando,

ho spogliato el Limbo de lo 'nferno                    310

el mio regno eterno

a tutte voie il luoco ho apparecchiato.

(Benedicendo Adamo e gli altri Santi)

De sopra a voie si sia

la bennezon [6] de l'altissimo Pate,

e dopo ciò la mia                                                  315

e de lo Spiritu Sancto vòi ch'agiate,

e siate circundate

de tutte tre che sonno en un'essenza.

Tutti i Santi:

O divina potenza,

che faite tre persone sempre congregate!           320

Cantiam con nuovo canto,

poi ch'el Signore tal meraviglia mustra!

Ch'el suo bianco manto,

estende ei braccia e noi salvando illustra;

e fe' onne mente lustra                                         325

deie suoi secrete al mondo entenebrato!

Alleluia biato,

puoie che la mente nostra è dechiarata!

Cristo, a un Angelo:

O Gabriello, amena

quiste sante profete en l'alto regno;                    330

che la mente serena

ho acquistata morendo en el legno.

Tutti i Santi, a Cristo:

Alto Signor benegno,

gridando mo alleluie a te dicendo,

puoie ch'elustrato avendo                                    335

el luoco de la gente sí ascurata!

(A Enoc ed Elia)

O voie che qui sedete,

chi sete che sí vecchie demostrate?

Enoc ed Elia:

Noie sem glie doie profete

Elia ed Enocche per nome chiamate,

che son qui reservate

per quando al mondo verà Antecristo

conbatterín con esso

e luie ucciderín per suoie peccata.

Tutti i Santi, a Dimas:

E tu, che par ladrone,                                          345

chi se' che tal segnale en collo porte?

Dimas:

Ver latro stato sone,

e a lato Cristo en croce have' la morte.

Essendo ei segne forte,

disse a luie: - Non me dementecare -;                 350

ed eie m'have' a parlare

- Oggie tua alma serà in ciel biata -.

E poie me disse: - Porta

quisto segno, e fatte el luoco aprire -.

Ed io foie a la porta,                                             355

e vidde el Gabriel de fuor venire;

ed io glie prese a dire

- Apre, che Cristo m'ha mandato -,

ed el non me fo engrato

apríme en quista gloria sí biata.                          360

Cristo:

Ciascun si stia gaudente;

e de presente vo a la mate mia.

O Madelena pia,

ch'al monumento ha' tanto lagremato!

 

Note

____________________________

 

[1] gloria Rene: Re di gloria

[2] Dymas, il buon ladrone

[3] prence: principe, cioè Satana

[4] foi te: ti fui

[5] uferto: offerto

[6] bennezon: benedizione

 

Indice Biblioteca

Biblioteca

Progetto Duecento

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011