Anonimo

Devotione de zobiadi sancto

Edizione di riferimento

Crestomazia della Poesia italiana del periodo delle origini, compilata ad uso delle scuole secondarie classiche dal professor Adolfo Bartoli, ed. Loescher Ermanno,  Torino 1882

(Rivista di Filologia Romanza).

Incomenza lo convito che fece Cristo con la madre lo zobiadi sancto: è primo la vergine Maria stando in casa de Marta e de Madalena Cristo mostra de venère da Jerusalem, e la madre ge va incontra con Maria Madalena e Marta abrazandose cun Cristo, e Maria dice a Cristo:

O figlio mio piacente,

Per Dio te voglio pregare,

Che sempre me fusti obediente,

Che in Jerusalem non debi andare.

Tu sai, figlio, che iniquamente

Sono desposti la morte te dare.

O dolce padre e figlio Yhesu,

Non me fare vedere tanto exilio.

Risponde    Cristo:

Tu sai bene, o madre mia,

Che lo mio padre dezo obedire.

Altro non penso note e dia

Che la sua voluntà possa adimpire.

Però non ve dati tanta melenconia

Se in Jerusalem me vediti ire;

Non faria cosa che non lo dicese:

A vui, madre, onte che partese.

Dito questo, se abrazano; e interim se mete ala mensa per manzare: e in questo mezo la madre sta con Cristo e basalo dicendo sempre: filgio mio. Poi sedendo a manzare, uno de li manzaturi sia Lazaro. Fornito lo manzare, Cristo chiama la Madalena da canto, e la Madalena sta in zenochioni mentre che parla Cristo.

Cristo a la Madalena:

O filgiola Madalena:

Fortemente te volgio pregare

Che la mia madre recomandata te sia,

E non la volere mai abandonare.

Io me parto in questa dia,

A Jerusalem voglio andare.

Sesragio preso dal populo feroce

E condanato a la morte de la croce.

Cristo a la Madalena:

E tanto serà lo dolore grande

Che sentirà la mia afflita madre,

Che li pasarà infino a lo core.

Però abandonato de mio padre,

Starazo cun essa a tutte le ore

Inseme con Joanne, mio caro frate.

E questo lo tiene fortemente celato,

Per fin tanto che serò pigliato.

Madalena a Cristo:

Segnore mio, io so' aparechiata

A fare ciò che me comande.

Amara mi, trista, sconsolata !

Male per mi questa zornata

Oimè maistro, como so' abandonata!

Amara tu, madre meschina dolente,

Quando lo saperà, o maistro piacente!

Madalena a Cristo:

Io te prego per tua cortesia

Che questa gratia me dezi fare

Che lo mondo salvi per altra via,

E non ce volere abandonare.

Oimè, che farà l'afflitta Maria

Quando li vorò questo contare?

Mandame la morte, o mio segnore,

Che de doglia me speza el core.

Cristo a Madalena

Da lo mio padre fo terminato

Lo tempo, filgiola, che dezo morire;

Per questo fo dal celo mandato

E in lo ventre de Maria incarnato,

Per volere a lo mio padre obedire

A ti la ricomando e a tua sorela,

Quando audiriti questa ria novela.

Madalena a Cristo:

Oimè dolente, che pena che azo,

O maistro dentro del mio core!

A chi andarazo, trista dolente,

Da poi che te perdo, dolce segnore?

Che quando aprivi la bocca gloriosa

Tuta rimaneva pina di dolzore?

A la tua madre subdita starazo

E mai da essa non me partirazo.

Dito questo la Madalena basa li piedi a Cristo, e Cristo se ne va dentro dove stando li altri, e la Madalena rimane: e Maria se ne va a essa e pregandola dice:

Maria a Madalena:

Dimelo presto o filgiola mia,

E non men volere per Dio celato:

Chè molto è grande la doglia mia,

Chè t' ò audita molto lamentare.

La tua facia de lacrime è pina.

Che volo dire questo parlare

Che ai fato con mio filgiolo?

Amara mi, pina di dollio.

Madalena a Maria:

O dona mia, non te lo posso dire

Finchè non sia el tempo venuto.

Amara mi, piena de suspire,

Che grande dolgia agio sentuto!

Al vostro filgiolo volgiati giro

Avanti che sia partito:

Ogne cosa ve dirà veramente

Perchè v'è stato sempre obediente.

E dito questo, Maria sende va con la Madalena a Cristo, e vlendose inzenochiare Maria, Cristo la leva suso.

Maria a Cristo:

 

Dimilo, filgio, dimilo a mi:

Perchè stai tanto afanato?

Amara mi, piena de suspiri,

Perchè a mi lo ai cellato?

De gran dolore se spezano le vene

E de dolgia, filgio, me esse el fiato,

Chè te amo, filgio, con perfecto core.

Dimilo a mi, o dolce segnore.

Cristo a Maria:

O madre mia, vui ben sapete

Como lo mondo fo condenato:

La mia incarnatione saputo avete,

Come io veni per satisfare lo peccato:

E per mi el mondo de' esser salvato.

Chè altramente non se po' fare

Che la morte non debia pilgiare.

Dito questo, Maria cade in terra e sta un poco; e Cristo la leva suso, e Maria tornata che l'è in sè dice:

Maria a Cristo:

Perchè non lo dì tu a mi, filgio,

A tua madre adolorata?

Per questo, filgio, Madalena ai chiamata

E non a mi, trista sconsolata?

Oimè filgio, che male fui nata!

Per Dio te prego, filgio iocundo,

Che per altra via salvi lo mondo.

Cristo a Maria:

Vui sapete bene, o dolce madre,

Che però me mandò lo mio padre

Per volere ogi pilgiare la morte.

Questo cerca lo grande peccato,

Che per Adam lo operato.

Maria a Cristo:

Per Dio te prego, filgio gracioso,

Che questo facì per lo mio amore,

Perchè si stato tanto deletoso,

Che non sia la morte con grande dolore.

Basta, filgio, lo mondo salvare,

E simplicemente la morte pilgiare.

Cristo a Maria:

Madre mia, a mi convene

Pilgiare la morte con gran desprezo;

A lo grande peccato questo convene,

Che lo fatto con tanto dilecto.

Pregove, madre, per caritate

Che la mia morte non me impazate.

Maria a Cristo:

 

O filgio mio, io te voglio pregare

Per l'amore che sempre me portasti,

Che una gratia me volgi fare.

Che mai, filgio, cosa me negasti:

La morte prima manda a mine

Che non vega, filgio, morire a tine.

Cristo a Maria:

O madre mia, non se può fare

Quello che vui sì me domandate.

Con li angeli ve volgio acompagnare

Quando de questa vita pasarete.

Serite posta a la dextera mia

Poi de la morte, o madre mia.

Cristo a Maria: (sic)

O filgio mio, filgio obediente,

Questa grazia, filgio, te domando

Non me la negare, filgio piacente,

Che l'anima mia n'ese lacrimando:

La morte manda, filgio, a mene

Quando serai in mezo de quelle pene.

Cristo a Maria:

Vui sapiti bene, o madre mia,

Che da ogne gente sarò abandonato;

Non averò nesuno in compagnia

Quando sarò tanto tormentato:

A vui, ricomando la persona mia

Quando serazo en quella pena ria.

Cristo a Maria:

Non posso stare più che non vada,

O madre mia, dove azo dito.

Obedire me convene lo mio padre:

Non me partirò che non sia benedetto.

Lo tempo è venuto de piglar la morte:

Pregove, madre, non ve sapia forte.

Maria al populo:

Vedite, o done, con che core

Mandare posso lo mio filgio a morire!

Non azo altro se no questo dolce amore,

E mi romango con pianti e suspire.

La morte me costrenze, oimè dolente.

Ch'io porto a 1'humana gente.

Maria a Cristo:

Io te benedico, filgio mio,

Con grande pena e dolgia del core

Benedeto sia da lo eterno Dio

Et da me trista, pèna de dolore,

Recordate, filgio, de la tua mama.

Che al core le arde una grande fiama.

Cristo a Maria:

Io te volgio, madre, consolare,

E non me dare tanta malenconia.

Lo terzio dì me vederai resuscitare

E venère a vui, o madre mia;

Ora me parto cun la vostra benedictione

E vado a pilgiare la mia passione.

Maria a Cristo:

Non me chiamare ormai Maria

Da po' che te perdo, o filgio mio

Io so' dolente più che dona che sia.

Como lo consente, o sumo Dio?

Benedito sie, filgio, da che fosti nato,

E de quando in ventre me fosti generato.

E dito questo, Cristo con la madre cadono in terra como morti, e poi levandose se abrazano, e Cristo va a sedere, e Maria va da Juda, e inzenochiase denante a lui in quello loco, e Juda la lasa stare inzenochiata.

Maria a Juda:

O filgio Juda, te volgio pregare

Da parte de Dio onipotente

Che lo mio filgio non debi abandonare

Quando serà in fra quella gente:

Tu sai bene che t'à fatto honore

Lo tuo maistro e benigno segnore.

Juda a Maria:

Sapiati bene, o dona mia,

Che sempre a esso è lo mio pensero.

Altro non penso la notte e la dia,

E questo farazo molto volentero.

Non è bisogno di tropo me pregare,

Chè so ben quello che azo a fare.

Maria fa lo simile ato a Petro, ma non la lasa inzenochiare.

Maria a Petro:

Pregote Pietro, per amore de Dio,

Che tu me faci promesione

Che te sia recomandato lo filgio mio,

Che mai non te parti da la sua persone.

Amara mi, meschina, dolente

Che l'azo cresuto sì suavemente.

Petro a Maria

O dona mia, io son aparechiato

De volere fare quello che comande:

A lui starazo sempre a lato,

Altro che questo vui non pensati:

Per lo suo amore la morte pilgarazo

Et da ogne gente lo defenderazo.

Dito questo, la madre, e Madalena e Marta e Lazaro vano da Cristo,, e Cristo fa reverenza ala madre abrazandose con essa, facendo vista de partirse.

La Madalena a Cristo:

Pregote, maistro per cortesia

Che questa gratia tu me volgi fare.

Che nui veniamo con tego in compagnia

Fin a le porte de la citade.

Consola ti la aflita madre (mia)

Che vedendo a ti, o maistro piacente,

La tua persona, oimè dolente.

Cristo a Madalena:

Io so' contento, filgiuola mia,

Che tuti vui me scompagnate.

Da poi ve ricomando l'aflita Maria

Che mai per niente non la lasate,

E state con esa in compagnia

Fin che tornaro de morte a via.

Amara Maria, pina de sospiro,

Che con li ochi soi me vederà morire!

Dito questo, tuti inseme sende vano verso Jerusalem, e como sono a una de le porte,

Maria dice a Cristo

Io te aricomando a lo sumo Dio,

Da poi che me lasi tanto sconsolata.

Tu vai a morire, o filgio mio,

Io rimango trista adolorata.

Oimè, populo malvaso e rio,

Como m'aviti tanto amaricata!

Portame, filgio, per Dio con tego,

O tu te torna, e veni con mego.

Cristo a Maria:

O madre mia, io ve 1'azo dito

Che non me impazati la mia passione.

Da voi so' stato ormai benedicto

Quando piangesti con tanto dolore.

Non credati, matre, che non sia aflito

Vedendote pilgare tanto dolore.

L'angelo Gabriele ve mandarò, o matre,

Fin che mando Johanne, mio caro frate.

Et apare l'Angelo, e Maria dice a Cristo

Benedicote, filgio, da che fuste nato

E lo late che te de', o dolce amore;

Benedico lo tempo che t'azo afatigato

Quando te portai in Egipto con dolore.

O filgio mio, che me exsi lo fiato,

Et per grande dolgia se speza el core

Manda Johanne, filgio, per mene,

Quando serai in mezo de quelle pene.

Dito questo, cadeno Cristo e la madre in terra, e Cristo se leva, e si entra per una altra porta in Jerusalem. La Madalena e Marta la pilgano e la sobrazata, e tornata ch'è in sè, Maria dice al populo:

O filgio mio, tanto amoroso,

O filgio mio dûe se' tu andato?

O filgio mio tanto gracioso,

Per quale porta se' tu intrato?

O filgio mio assai deletoso,

Tu sei partito tanto sconsolato!

Ditime, donne, per amore di Dio:

Dov'è andato lo filgio mio?

Maria se volta l'Angelo e dice

O angelo Gabriele, te volgio pregare

Da parte de Dio onipotente

Che sempre con meco tu dibi stare

E tute le pene mi dibi narare

Che porta lo mio filgio piacente,

Azò che per lo mio piangere forte

Lo mio filgio me mandi la morte.

L'Angelo a Maria

O dona mia, io so' aparechiato

De fare quello che me cemande

A vui starazo sempre a lato,

Che quasi piango per gran pietade.

Obedire volgio vostro filgio beato

Ch'è pieno de tanta caritade ;

Li sei tormenti ve contarazo,

Et mai da vui non me partirazo.

Madalena a Maria:

O dona mia, - vui ben sapite

Che lo nostro fratello fo resuscitato

Da vostro filgiolo, che perduto avite,

Et a mi à perdonato el mio peccato

Da mi ve pregamo che non ve partite,

Chè - non v'è riplaso apena el fiato.

State con meco e con mia sorela

Fin che sentiamo quella rìa novella.

Iterum Madalena:

Nui semo desposti de mai non ve lasare

Fin che al corpo ne resta lo fiato.

Con vui, o dona, volemo stare

Fin che lo tuo filgio serà resuscitato.

Piacave aduncha in Betania tornare

Per fin che ve sia Johanne mandato.

Dapoi andaremo, oimè dolente,

Dove sarà lo tuo filgiolo piacente.

Maria a Madalena:

Andamo, o filgiola Madalena,

Dove disse el mio dolce filgiolo.

Oimè che de dolgia so tuta piena

Pensando a quello amoroso gillio

Che tanto avea la facia serena.

Che me à lasata pina de exilio.

Tuti quanti ve volgio pregare

Che non me diati per Dio abandonare.

Dito questo, se zeta a li piedi de Madalena e Marta, e esse se levano su e non la lasano inzenochiare, e po se parteno insieme e tornano in Betania, e Maria, se volta a le done e dice andando piano:

Maria a le done

Vediti, done, per cortesia

Con che cor me poso tornare.

Azo perduto la speranza mia

E non so dove la dibia trovare.

Sempre dubitava de questa dia

Quando a morire lo dovea mandare.

Io me torno e tu, filgiolo, romane

En li mano de li zudei cani.

Dito questo, entrano dentro tuti insieme. Incomenza la oratione che Cristo fese nel monte. In prima separa Pietro e Jacobo e Johanne, come è consueto: e avanti che vadano a lo loco ordinato per orare, Cristo dice a li discipuli:

Posative un poco, o filgioli mei,

Per fin che vago a voler orare.

Non dormi Juda con li falsi iudei

Che stanno in ponto per volerme pilgiare

L'anima mia sta angusosa forte

Per fin a la ria morte.

Dito questo, li tre discipuli dormeno, e Cristo se ne va a la oratione, e stando inzenochiato e' pilgia lo calice in mano cun li ochi levati su, e dice al suo padre:

O patre mio eterno onipotente,

Si è posibile, te volgio pregare

Che questa crudel morte me face pasare,

Et per altro modo lo mondo debi salvare;

Chè la mia carne non può portare,

Ma lo mio spiritu sta aparechiato

De obedire a vui, o patre beato.

Dito questo, si torna a li discipuli e sì le copri, e poi torna un'altra volta a la oratione e dice a lo patre:

Un altra fiata, o dolce patre,

A te recoro con grande devocione.

Recomandote assai la mia matre,

E che agi pietate de la mia pasione

Et ancora de Johanne, mio caro frate,

E tuta quanta la umana generatione.

Per fare la obediencia vago a morire.

Amara Maria, che lo vorà sentire!

Dito questo, si torna a li discipuli e trovali dormendo; e lui se mete una pietro soto il capo e fa vista de dormire: e stando un poco sì se leva, e va a la terza oratione, e dice con grande agonia

O sumo patre e Dio eterno!

A ti recoro con grande aflicione,

Che del mondo azì lo governo.

Mandate altri a lo inferno

A salvare le anime che stano in presone;

Tu vidi ben che sto in agonia

Pensando a la morte e a la matre mia.

Dito questo apare l'Angelo e dice a Cristo

Dio ve conforta, o benigno segnore

La vostra oratione azo presentata

Avante a Dio con prefeto core,

E sì ve manda questa enbasata

Chè non ve dati tanto dolore

Da poi che aviti la morte acetato ;

Che senza vui non se po' fare

Se volite lo mondo salvare.

 

Cristo a l'Angelo:

Alo mio patre volgio domandare

La salute dell'umana gente;

Et de questo te volgio forte pregare

Et a lui serò sempre obediente;

Che però volse la morte pilgiare

Che a la sua imagine foreno create,

Et per lo mio sangue siano salvate.

E l'Angelo a Cristo:

A vui se recomandano li angeli beati

Et sì ve pregano con grande devocione

Che fidelemente la morte pilgiate

Et andati securo a la passione.

In ante a Dio stano inzenochiate

Che debia esaudire la vostra oratione.

Le anime tute salvate sarano,

Et perfettamente a vui credevano.

E sendo confortato, torna a li discipuli, et si le fa levare de dormire. E Cristo dice a retro

Non ài potuto, o Pietro, vegilare

Una ora tanto co' mico!

La turba grande vedo aprosimare

Insieme con Juda, nostro falso amico,

Pensando sempre a lo nostro inimico,

Che me ave tradito senza falare

Et àme venduto per trenta dinari.

E in questo meno se aparechiano li armati per pilgiare Cristo, e Cristo se acosta a li altri apostoli, e li armati venero con Juda, e Cristo si le esse in aute e dice: Quem queritis? e li Judei dicono: Jhesu Nazareno. E Cristo dice: Ego sum, e li Judei cadeno in terra in dreto, e Cristo le leva su e così di­cendo e fasando tre volte, a l'ultima dice Cristo: Disi vobis, quia ego sum: si ergo me queristis sinite hos abire. E Juda basa a Cristo e dice: Ave rabi. Cristo dice: Amice ad quod venisti? e poi Cristo dice a li armati: Tanquam ad latonem existis cum gladiis et fustibus comprendere me. Quottidie apud eos sedebam in templo docens, et me tenuistis. Et può Cristo se volta a Juda e dice: Juda osculo filium hominis tradis. E dito questo, li armati pilgiano Cristo et liganlo con una corda e così lo portano: e li discipuli l'abandonano, e Johanne e Petro veneno dreto a Cristo.

Qua fenise la Devotione de zobiadi sancto.

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011