Pietro da Barsegapè

Sermone

edizione integrale
da carta 1r a carta 57v

 

fefЄЭefe

Edizione di riferimento

      Il Sermone di Pietro da Barsegapè riveduto sul cod. e nuovamente edito. Con una Appendice di documenti dialettali antichi, a cura di C. Salvioni, pubblicato in Zeitschrift für romanische philologie, XV. Band 1891, Halle Max Niemeyer 1891.

 

[1  2]

vv.  610-1245

 

 

*

Erode sul trono. Davanti a lui i tre re magi

in piedi. Dietro ai magi una persona in atto

di introdurli e presentarli ad Erode.

 

     Erodes suso im pei sì se levoi,                                 610

Li tre magi a sì si clamoe,

Con grande amore imprese da lor

Quando la stella si aparì a lor.

J eseri, lo tempo e li contrati[1]

Per ben saver tuti li fati                                                   615

E dixe a loro: «or ne n'andà

Jn Bethleem quela cità,

Del fantin domandarì

Po verrì, sì mel dirì

Li ô vu l'avrì trovado,                                                      620

Et in qual logo el serà nado,

Ked e voro venire a lui

Per adorar sì como vui».

[15v]          JLli se miseno in la via;

Ecco la stella li aparia,                                                    625

Quella ke pare' in oriente,

Davanço loro i aparì sempre,

Et illi seguivano quela stella

Andando dreo de terra in terra.

Quando la stella fo andadada[2]                                         630

Sover lo fantin là o ela era nada

La stella e lì demorò

E plu inançe no andò.

Videno la stella ke lì stava

E plu inançe no andava;                                                  635

De grande alegreça sì s'alegron,

Entro la casa si entron,

Lo fantin trovon lì stare

Cun Maria soa matre.

Quando quisti l'aven veçu,                                              640

Sì se çuton[3] davançu lu,

Sì lo començon adorare,

E de lor presenti a fare

Et aver sover lor thesoro:

Sì ge offrin mirra et oro,                                                 645

Oro et incenso et mirra offren

Quest'è lo don ked illi ge fen.

Qua[4] illi se veno a partire

Una vox ie parili a dire:

«Al re Herodes no tornahi,                                              650

Per altra via ve n'andai».

E quili sen van per altra via .

[16r]     Zascun sen torna in la soa villa

Li nomi dili magi l'un è Guaspar

L'altro Marchion l'altro Baldeçar                                     655

Zascun sen va in soa region

Si como per l'angelo a lor ven in vision.

 

*

L'adorazione dei Magi.

 

     Quando la Vergene se levò de partore,

Sì cum se troua intro le carte,

E quando in la Eglesia ela introe                                      660

La sancta Mesa se ge cantoe,

La Mesa sancta e li sermon

Et oldin[5] lo canto San Simeon.

La Mesa fo sì sancta e verax

Ke li baston devene cera[6]:                                              665

Tal merauelia Deo faxeva

Ke li baston de flama ardeva.

Per ço ge dixe li pluxor delera[7]

Sancta Maria candellera,

E sì s'apella entro lo mesal                                               670

Sancta Maria cirial.

 

*

La scena della Purificazione di Maria.

 

[16v]          NO fe' po longa demorança

Ke'l fe sì richa desmostrança

A le noçe d'architeclin[8]

La o'l fe de l'aigua uin                                                     675

Sença omiunca menemança

El fe inlo tal desmonstrança

Posa çello per uale e per montagnie

Fin ke-ll'aue passao trenta anni.

 

*

La Vergine e Gesù ormai adulto e barbuto che stanno in piedi dauanti ad otto otri disposte

 in due file sotto ad una pianta. [Tanto la figura come i versi che essa intende illustrare

 (672-79) stanno qui fuori di posto. Si ristabilisce l'ordine ponendo i v. 672-79 dopo

 il v. 723 e s'intende che andrebbero allora soppressi o i vv. 678-79 o i vv. 724-25.]

 

[17r]          ET ecco l'angelo, lo messo spirituale,                      680

Messo del Segnior lo rex celestiale,

Ven a Iosepo in vision e i a dito:

«To' Maria e'l fantin e fuçe in Egipto,

Herodes quere lo fantin per degolare[9];

Lì con eso loro no dibli demorare                                     685

E stare in Egipto e no ten despartire

De qui a quelo tempo ke tel verò a dire».

Joseph sen va tosto in Egipto

Segondo quel ke l'angelo i a dito.

Vasen de nocte drito per la via                                         690

Con lo fantin e con sancta Maria.

 

*

Fuga in Egitto.

 

     Herodes vide ke l'è schernudo

Dali mai ni ke tornon a lui;

El fo plen d'ira e iniquità,

Va in Bethleem, in quela cità                                           695

Fa degolar fantin per soa iniquità

E fon cento quaranta e quatro milia.

[17v]     Jn lo sancto paradiso la lor mason è scripta,

Dauanço lo Creatore in lo regno de uita

E le lor madrane forte mente pluraua[10]                         700

Veçando li soi filiol ki Herodes degolaua.

Or lasemo stare de questo ki è dicto

E sì andemo inançe segondo ke l'è scripto

 

*

La strage degli Innocenti.

 

     VEnudo e lo tempo ke'l sona la nouella

Morto si è Herodes e meso soto terra,                              705

L'angelo si sen va et a Ioseph ha dito:

«To' Maria e'l fantin et exe de Egipto,

Va in Israel; mor't'è lo desliale[11],

Quelo ki menaçava lo fantin degolare».

El se leva suso e metese in la via,                                     710

Va in Israel con'l fante e con Maria

Ave olçudo[12] Ioseph e temeva del'andare

Ke'l filiol de Herodes regnaua per so patre;

L'angelo de Deo in vision i apare

Jn terra de Gallilea el devese andare,                               715

El g'è una cita k'a nome Naçareth,

[18r]     Lì sta Maria e'l fantin et Ioseph,

Jlli demoran insema in sancta carità

E'l fantin creseva in seno e in bontà;

Seno e sauer e tuta cortexia,                                            720

E tuti bon eximpli de soa boca ensiva;

La gente ki l'odiva se dano merauelia

De ço ke dixe lo filio de sancto a Maria.

 

*

S. Giuseppe avvisato dall'angelo durante il sonno.

La Vergine seduta col bambino sulle ginocchia.

 

     Po sen andoe per plan e per montagnie

Fin ke-ll'ave passao trenta anni;                                      725

Sì sen çe al fiume Iordane

Quand'el bateço san Çoane;

Sì ge mise Ihane Baptisto

Et elo bateçò Iesum Christe,

E quili ki enlora se bateçan                                             730

Si aven nomi cristian.

Quando el in trenta anni fon cresue

El començò le grande uirtue.

 

*

Il battesimo del Salvatore.

 

[18v]          Na grande merauelia el fe

Ke'l resuscitò lo fiol del re,                                              735

K'entro l'aigua era fondao

Fin al terço dì el g'era stao

Quand'el ke li mandò a dire

Ke'l se voleva conuertire

Se'l ge rendeva lo so filiol                                                740

Dond'el n'aveva grande dolo.

Jesu Christe no se dementegò

Ke'l Sancto Spirito si ge mandò.

A lui mandò lo Sancto Spirito,

Sì'l fe' tornare da morte in vita                                        745

E sì'l trasse fora ale rive,

E tuta la çente sì lo vide

Così lo rende' al patre soe.

Com'el ge dixe e i comandò,

Molte gente a lui credevano,                                           750

Per queste cose ke illi credevano

Mo disemo lo re è bateçao

Con tuti quili del so regnamo,

Jhesu Christo sen alegra.

[19r]     E da li inançe el predica                                                  755

Facendo a tuti grande sermon

Segondo ke dixe la raxon.

 

*

Gesù con tre discepoli. Il figlio del re ritto in piedi

nelle acque d'un fiume; un angelo sceso dal cielo gli tiene

con ambo le mani la nucca. Il re con due persone.

 

     Lo patre nostro Ihesu Christe.

D'omiunca saver el'è magistro

El fe' la sancta conpagnia                                                760

Molto bella e ben complia,

Li apostoli mise in soi capituli

Com li sexanta e du disipuli.

Za no se fe longa demora

Ke molta çente se conuertir inlora[13],                                765

Quand'el passò per li deserti

E per li strigi e per li avete[14],

E mandò soi predicatore

De fin in India la maiore;

Sancta Susana liale                                                         770

Guarì de falso criminale,

E san Ionaxe dela barena

Quando lo çità entro l'arena[15].

 

*

Giona che esce fuori dal dosso della balena.

 

[19v]          Lo re de gloria Ihesu Cristo

D'omiunca saver ell'è magistro;                                       775

El descende de cel e ven a nu

Facendo a nu le grande vertu:

Li morti de terra su levò

Visibel mente li suscitò[16],

Storti, çopi e anche sidrae[17]                                           780

De lor ge vene pietae[18],

Jnfirmi cegi e cotal çente

El gi sanaua incontinente.[19]

El conuertiua li peccatore,

Trageva fora deli errore,                                                  785

El fe una cossa ke fo grande merauelia

Jn li homini k'erano cinque milia:

Sor un monte elo li fe assetare[20]

A grande largeça[21] li de' mançare:

De du pisci e de cinque pane orçeai[22]                             790

Tuti a·fati ha·li asaçiai[23]

Dodex cofeni fo l'avançamento

Segondo ki in lo Evangelio se leçe in·lo dentro.

Jnlora quela çente si acomençon,

[20r]     Dauanço Ihesu Christo, butase in oraxon                        795

Levar le man in alto e preseno adorare

De ço ke'l g'a donao començano regratiare.

 

*

Cristo tre apostoli in piedi dietro di lui e cinque

persone che gli stanno sedute davanti. Nel mezzo

due pesci e tre pani; dietro le persone sedute sei vasi.

 

     Or digemo del Segnore ueraxe

Como nosco[24] el fe' paxe,

Ke'l se degnò a nu venire                                                 800

A magistrare et semonire[25]

Predicando omiunca homo,

E facendo grande sermon

Ke nu devesem obedire

E la drita via pur tenire.                                                  805

Quando questo a nu diseva

Lo so regno n'inprometeva,

Quelo regno glorioso

Soura li altri pretioso.

Ke'l no ge va nesun sì çopo[26]                                          810

Ke li no corona e vaga tosto

Ni sì infermo ni sidrao[27]

Ke'l no sia drito e resanao[28].

Nesun ge more ni g'ha grameça

[20v]     Vmiunca homo è pleno de alegreça,                                815

El descende de celo in terra,

Per nu intro in[29] la grande guera ,

Per sostenire sede e fame

Per lo peccao de Eva e d'Adame.

E li disipuli dre veniando,                                                820

De terra in terra el andando,

Prometendo a nu la vita

Se nu çessemo[30] per la drita;

Digando a nu li bon exempli

Li eser e li convenente                                                     825

A quili ke volen in cel montare

Per avere uita eternale.

 

*

Cristo in piedi che arringa dieci persone

sedute tra cui distinguonsi

da una benda che cinge loro la fronte tre donne.

 

     D'un grande miracolo ve volio dire,

Ke fe Christe, sença mentire,

Quelo nostro grande Segniore                                         830

Vnd'ave li çudei grande dolore,

Sacerdoti e farisei.

Li principi deli çudei,

[21r]     Jnuidiosi e grami en forte

Ke'l suscitò Laçaro da morte,                                          835

Lo qual era in lo monumento

Ke'l marciva, ça la dentro

Quatro dì el stete in morte,

Si ke'l pudiva[31] molte forte;

Jesu Criste sì lagremoe;                                                   840

Ad alta voxe: «Laçaro!», clamoe.

Ouand'el clamò[32] Laçaro vene fora

Jncontinenti el insì fora

Laçaro fo in pei levao

Da morte a vita suscitao,                                                 845

E lo Segnor lì inpresente

Comandoi ali soi descentri[33]

Ke li lo deveseno desligare,

E laxar lo via andare.

 

*

Cristo con un rotolo nella mano sinistra; dietro a lui

quattro discepoli e davanti a lui due donne prostrate.

Dietro a costoro l'urna da cui si vede sorgere Lazaro

colle mani incrociate sul ventre. Due persone dietro l'urna.

 

     Ora vu avi intesso un bel sermon                           850

E molto ben trato per raxon;

Clamemo marcè al Creatore

[21v]     Ki è nostro Patre Segniore

Ke el ne dia intendimento

Segondo lo so bon placimento,                                        855

Ke nu possemo dir e fare

Zo ke'l ne volese comandare,

Ke nu possemo portar in paxe

Questo mundo reo e malvaxe,

A ço ke nu possemo andare                                             860

Et in alta gloria demorare.[34]

 

     Ora homiomo intença e stia pur in paxe

Se d'un bello dito[35] audire ancora ve plaxe,

Et eo si prego tuta çente

La qua è qui comunamente                                             865

Ke me debia intende et ascoltare

De ço ked eo volio cuintare.

Et el ve dixe meser san Poro[36]

"Jnlo ô e'l to core illo è'l to texoro".

Questo digio sapiai Segnore                                            870

Ki l'intende el è da honore

E de gloria e de bontà

E de omiunca utilità,

De grandeça e de cortexia

E de verita sença buxia.                                                  875

Sapiai Segnor, questo sermon

Non è miga de bufon,

Ançe en sermon de grande pagura

Donde eo si n'ho molto grande rancura;

[22r]     Petro de Barsegape sança tenor[37]                                  880

Questo si fo lo ditaor[38]

Ke ditò questo ditao[39],

E dal so core sì l'ha pensao

Mo el è pluxor ditaori

Ki han dito de beli sermoni ;                                            885

Ank'eo ve·'n dirò se a Deo plaxe

A quel homo Segnore veraxe

Ki m'an dato cognoscança

Et in lu tenio grande fidança[40].

 

     Ora ve volio començare e dire,                              890

E per raxon molto ben fenire;

Mo eo prego tuta çente

Sed eo fallase a vu presente

Ke vu me debie perdonare,

E no reprehende lo meo ditare;                                        895

Et eo ve dirò dra passion

Ki sostene lo nostro Segnore

E cum el resuscitò

E cum l'inferno el spoliò

E cum el ne trasse li soi amixi                                         900

Si cum la scriptura dixe.

Vna grande merauelia denançe v'è dita

La qual de soura si è scripta

Jn sto libro molto bon

Lo qual sì ha pluxor sermon:                                           905

Ke'l fo trato da morte a vita

San Laçaro de Ebitania[41] ,

[22v]     Così fara del'altra çente

Quando el sera lo so placimente.

Poi receve palma e oliva;                                                 910

Mateça fan quilli ki la schiua;

La çobia[42] fe' con li soi frai

Con lor mangio in carità,

Po ge lavò le man e li pee

Jhesu Christe filiol de Deo,                                              915

Cum el fo vençuo[43] in quela nocte

Dal traito[44] Iuda Scariote

Per trenta dinar ke plu non prese,

Per meço la gola se·'n a apesse[45].

Donde queste cose a·vu donà                                           920

Za ve cuintarò molt tosto per man,

Se vu intendì pur ancora

Eo no ve farò tropo demora.

Quando Laçaro suscitò in Inbetania[46]

Li Çude' penson grande folia,                                          925

E si fon grami et molte tristi

De questo miracolo ki fe Christe,

E se voren pur pensare

Cum lo posseno a morte trare;

A traimento et a grande torto                                          930

Pur voleno far sì ke'l sia morto,

E dì e nocte van pensando,

E'l traimento sì van cercando

Cum illi lo[47] posseno alçire[48]

Ke illi no voleno ke'l debia vivere.                                   935

[23r]         Und'el s'axembla li pharisei

E li principi deli Çudei,

Si sen van a Iesu Christe

Sì lo clamon per magistro,

Jn mal dire et in mal fare                                                940

Jlli se'l credevano inganare,

Con falsità e con buxia

De lu pensavano felonia;

Quela çente invidiosa

Bruta e falsa et inodiosa                                                  945

No calavano[49] de pensare

Como illi lo posano accusare

Dauanço lo povolo e del Segnore

Ke de loro era imperatore,

No li cessavano del maldire                                             950

Per farlo prender et alcire,

Jn parole l'avraven reprençuo

Se illi aveseno pur posuo.

E'l nostro Segnore Ihesu Christe,

Lo qual era bon magistro                                                955

Sape' ben lo lor affare,

Li lor penseri e li lor andare;

Vide la lor inquitae,

Mo el era plen de humilitae.

Humel mente ge respose                                                 960

Parlando cum plana voxe

E li·a asponeva la scriptura

Parlando con grande mensura,

El començà a semonire[50]

[23v]     Jlli no uolevan pur audire                                              965

E li çude miseno man ale prede

E si ge trasevano dre

El fuçi delo templo e si s'ascose

Ke illi l'auranan morto a uoxe.

 

*

Due uomini con delle pietre nella loro destra;

Gesù e dietro a lui il tempio.

 

     Ora sen va de terra in terra                                   970

E li Çude' li fan la guerra,

Ora sen van li Çudei

E li falsi pharisei,

Consiliando molte forte

Come'l Segniore po esser morto[51],                                 975

Comel Segnore omnipoente

A si clamò li soi descentre

Jn li que el a fidança,

Sì li faxe la predicança

E'l ge dixe: «Ora m'ascoltae,                                            980

Jn Ierusalem mego tornae;

Heu ve digo in verità

Ke firo inloga passiona.

Lì lo filiol del Creatore

[24r]     Sera trahido dali peccatore;                                             985

Jlli me ligaran alo palo

Come fosse pur un latro».

No gi lagaran[52] de roba in doso

Da li çude', da ki·hal merito·ço[53].

Jlli spudano suso lo volto,                                                990

E diran ke'l sia stolto

Si li daran suso lo galon[54],

E de uerçelle e de baston;

Tal ge dara suso la maxella[55]

Ke sangue g'andara de qui in terra;                                 995

Po lo meteran in croxe

Sì l'ulciran tuti axoxe.

Al terço dì serà levao

Da morte suscitao.

 

*

Gesù che da un pulpito predica alla moltitudine

raffigurata in sei persone sedute sull'erba.

 

     Quando el i ave ben predicai                                 1000

E molto ben amagistrai,

Vasen drito per la via

Com li disipuli in conpagnia;

Quando el fo a bel fagie

[24v]     Al monte de ollive                                                           1005

Si clamò du deli frai

Et a lor dise: «or ven andai,

E sì andai intrambi du

Jn quel castello ki è contra vu,

Lì aloga trouarì                                                               1010

Vna asena con l'asenin

Jlli en ligai e vu li desligai,

Et a mi si li mene.

Se vu trovè in lo castello

Ki ve faça alcun revello[56],                                              1015

Dirì ke'l non abia sognia[57],

Ké alo Segnor fano besognia

 

*

Gesù che parla a due discepoli.

Dietro a lui altri quattro discepoli.

 

     Jlli se meten in la via

Jntrambi du in conpagnia,

Et al castello illi andon                                                    1020

E l'asena sì desligon.

Jlli la desligon li adeso,

El'ha l'asenin con esa apreso,

Jlli la menon com eso loro

[25r]     Sì dan alo Segnore                                                          1025

Suso ge mete[58] le vestimente

Souer l'asena uerax mente,

Lo Segnor ge fen montare

Per plu suave cavalcare.

 

*

I due discepoli trovan l'asina e l'asinello

che escono da una porta

 

E lo se mete in la via                                                      1030

E la grande çente lo seguiva;

Jn Ierusalem va lo Segnore

Et asai ge fan lo grande honore;

Partia g'è de quela çente

Ke toleveno[59] le vestimente                                            1035

E rame[60] e de palma

Si le metevano suso la strada.

La strada van tuti adeguando[61]

La ô era le prede[62] e lo fango,

Ke la asena non habia male                                             1040

E ke la uaça plu soave.

Omiunca homo va cantando

E'l Deo del cel si van laudando:

[25v]     «Osana a Ihesu Christe,

Fane salui bon magistro,                                                  1045

Benedegio sia lo creatore,

Ki n'a dato si bon Segnore».

Tuti quili dela cità,

Grandi e piceni e tal e quali,

Jncontra veneno al so Segnore;                                        1050

Sì ge fan lo grande honore

Sì com in la scriptura se trova scripto

Jlli ge fen quel honor ki v'è dito.

 

*

Gesù che cavalca sull'asina.

 

     JN ierusalem sì sen andoe

Et in lo templo sì entroe,                                                 1055

Trovò lì mercadandia[63]:

Tute le merce çetà via

Et desbregò tuto lo templo;

Dise a quili k'erano là dentro:

«Casa mia et oi[64] casa de oration                                  1060

Fata v'an speronca[65] da latron».

E po va via per la terra.

[26r]    Ke nesun homo no l'apella,

No ge fo ki l'albregase[66],

Ni ki de beve l'invidasse.                                                 1065

Ma ese[67] dela cità a man a man

Qui dexe milligia[68] ben luitan

A casa dela Madelena,

E lì aue richa cena.

Maria fo alegra forte                                                       1070

Ke'l suscitò lo fradelo da morte[69].

Si lo receve alegramente,

E po li dona de l'inguente

Pretioso e plen d'odore,

E si ne unge lo Segnore                                                   1075

Li alò[70] en albregai

Lo Segnore con li soi frai.

 

*

Sette persone stanno ascoltando Cristo che parla stando

accanto alla porta del tempio. Dentro dalla porta stessa

vedesi una panca e in alto al disopra di essa

una stanga da cui pendono due cinture ed altro.

 

     MA si g'è un falso frado

Ki Iuda traito[71] fi clamao,

Del Segnore era senescalco[72]                                          1080

E caneue si era questo traito

[26v]     Sì començà a businare[73]

E de grande ramporgnie[74] a trare

De ço ke sta Maria feva

Vnda'l Segnore ela ongeva.                                             1085

E sì deseva entro li frai:

«Za vegui[75] sí m'ascoltai:

Per que se perde questo unguento

Ke ben vale dinari d'argento?

Ben se poraue esser vençu                                               1090

E de bon dinar aver ablu[76]

Et aver fato carità

A quilli qui an necessità».

Ora responde alo Segnore

E dixe a Iuda lo traitore:                                                 1095

«Per que va·tu ramporgniando

E Maria molestando?

El'a fato bon lavore

Ke l'a ungio lo Segnore[77];

Deli poveri avrì asai con vu                                             1100

Mo eo no serò sempre con vu».

 

*

Il Salavatore seduto sopra un monticello erboso; la Maddalena

 inginocchiata davanti a lui gli tocca il destro piede

 colle due mani. Stanno intorno cinque altre persone.

 

[27r]          DJxe li frai alo Segnore

Parlando con grande amore:

«Dì Segnore la ô el te plaça,

Ô nu devemo far la Pascha»                                            1105

Et el dixe: «or ve n'andai

Jn Ierusalem quela cità;

Vu vederì un homo andare

Con un vasello d'aqua portare,

Et portarà un vasello de aqua;                                         1110

Dige ke farò sego la Pasca

Com eso lu ve'n andarì

Et a casa soa demorarì.

Li aloga apresta

De quel ki besognia de fa                                                1115

Tute cose a conplimento,

Ke no ge sia mancamento;

Questo volio ke vu sapià,

Ke meo tempo si è eproximà.

 

*

Il Salvatore con quattro discepoli

in atto di licenziarne altri due.

 

     Du dili frai vano via                                             1120

Entrambi du in conpagnia;

[27v]     No calon si fon andai

Drita mente ala cità,

Lo bon homo aven veçu,

Si se'n gen drito a lu;                                                      1125

Lì inpresente si li an dito,

Zo ki li manda lo magistro

Ked-hel sego vol albregare

E la festa de Pasca li vol fare.

Et illi receve alegra mente,                                              1130

A casa li mena incontinente,

Li aprestan lo mangiare

E quel ki g'è mester de fare.

 

*

Due discepoli che parlano con un uomo il quale sta

sulla porta d'un edificio e tiene nella sinistra un'anfora.

 

     LO Segnor con li soi frai

Jn questa casa en albregai,                                              1135

Jn l'ora de vespero el g'intrò,

Tuti afati si l'asalutò.

Dixe: «frai mei, mandegemo,

Entremo a desco e sì cenemo».

Ouando illi fon tuti asetai                                               1140

[28r]     E sì ha dito ali soi frai:

«Vn grande tempo o desidrao -

E levà la man si ha segnao -

De mangiar con tuti vu

Jn questa Pasca k'è vegnu.                                              1145

Or mangiemo in carità

A ço ke sia passiona».

Or manduga lo Segnore

Jn carità com eso loro,

E po da desco se levoe,                                                    1150

Li soi frai a si clamoe,

E si ge dise: «oi frai mei,

Eo ve volio lavar li pei».

E si respose un deli frai

Ke san Petro fi clamà                                                      1155

E dixe meser: «ke vo·tu fare?

Per que vo·tu li nostri pei lavare»?

Dixe lo bon Segnor ueraxe:

«Fra Petro, sta in paxe,

Quando t'avrò lavai li pei,                                               1160

Ben tel dirò per que'l faç'eo».

Alo Segnore Petro respose

E si li dise a plena uoxe:

«Li mei pei no lavare,

Ni imperpetua no li sugare».                                           1165

Dise lo Segnore ali frai sei:

«Si li toi pei no lavarò

Non avere mego a partire

Ni a fare ni anche a dire».

[28r]     Dixe petro: «Meser, e son io,                                           1170

Lavame li pei e le man e lo co;

Fa' Meser quel ke te plaxe,

Ke tu e' me Segnor veraxe».

 

*

La scena della lavanda de' piedi.

Gli apostoli effigiati non sono che sei.

 

     QUando illi aveno tuti li pei lauai,

E tuti a desco ill'in tornai                                                1175

Sì li començà a magistrare

E sì ge dise in so parlare:

«Questo exemplo e v'o dao

Deli pei ke v'o lavao,

Sì como e li o lavadi a vu,                                               1180

Ke li debiai lavar inter vu;

E questo ve volio comandare

Ke ve debiai inter vu amare».

Or se lamenta lo Segnore

E dixe ali frai lo so dolore;                                               1185

Sì li dixe con grande suspiro

Vn de vu me de' traire.

Li frai ne fon molto dolorosi

E molto grami e penserusi.

[29r]     Mormorando entre loro                                                   1190

Qual è quel ki è traitore,

Juda traito era a desco

E crida forte «sont'e' deso»?

Lo Segnor sì ge respose

Humelmente in plana uoxe:                                            1195

«Tu e' dito, sont'e' deso».

No'l paleçe ni anche per questo,

El g'è li un deli frai

Ke san Çohane fi clamao,

Jn scoso del Segnore dormiva                                          1200

Grande fidança in lu aveva

Ke aveva grande dolore

D'eser traido lo so Segnore.

Si le començò a dire:

«Ki te de' Meser traire?»                                                  1205

El ge respose humelmente

Molto ben e dolce mente:

«Quel farà la traixon

Ki mangiarà questo bocon».

E lo Segnor dixe a Iuda:                                                  1210

«Toi tosto bocon e sì'l manduga!

Quel ke tu a pensao de fare

Tralo tosto a desbregare».

La boca avrì lo traito Iuda

Tole'l bocon e si'l manduga.                                            1215

Quand'e'-l'ave mandegao

Sathanas ge fo intrao,

Da desco se levò e si çe via.

[29v]    E lasa strar la compagnia.

Lo Segnor dixe ali frai:                                                    1220

«Sia guarnidi et aprestadi

E ben acorti et aveçudi,

Ke questa nocte firi asaliudi;

Scandaliçai vu sarì

Quando preso me uederì.                                                1225

Dixe Petro un dili frai:

«Ca no sero scandaliçao!»

E ge dixe lo Segnore:

«Tu avre' lo grande tremore

Quando tu vedere' li Çude'                                              1230

E scrivanti e pharisei;

Et ancora questo te volio aregordare

Ke trea via me di renegare,

Jnançe ke'l gallo habia cantao

Trea via m'avre renegao».                                               1235

Dixe Petro molto forte:

«E trouere' inançe la morte».

Li altri diseno como fe' Petro:

«Mori voliemo se l'è mestero

E çascaun de nu sì serà gramo                                        1240

De questo ke nu te vederamo

Et unca da ti no s'amo parire

Per laxarse tuti olcire».

Or lasemo questo stare

Ke inançe eo volio andare.                                               1245

 

 

NOTE
¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾

 

[1] J eseri..., E chiese loro chi fossero, il luogo da cui provenivano e la durata del loro viaggio
[2] andadada, (probabile errore del copista, per andada), andata
[3] se çuton, si gettarono in ginocchio
[4] qua, quando
[5] oldin, ascoltarono
[6] che il bastone divenne di cera
[7] Perciò molti da allora la chiamano Santa Maria Candeliera, e nel Messale viene indicata come Santa Maria ciriale
[8] architeclin, da architriclinium, la principale stanza da pranzo di una casa, dove si svolgeva anche il pranzo di nozze
[9] degolare, decollare, tagliare la testa
[10] E le loro madri piangevano angosciosamente
[11] disleale, infido (malvagio)
[12] olçudo, sentito
[13] inlora, allora
[14] forse: nei luoghi stretti o chiusi e nei luoghi aperti
[15] Quando lo gettò sull'arena.
[16] Li morti ... suscitò: Levò su dalla terra i morti e davanti a tutti li resuscitò
[17] storti, zoppi e anche rattrappiti
[18] di loro aveva pietà
[19] Infermi, ciechi e gente di quetsa specie egli guariva subito.
[20] assetare, sedere
[21] A grande largeça, in abbondanza
[22] orçeai, d'orzo
[23] Tutti in realtà hanno assaggiato, il cibo dei due pesci e cinque pani d'orzo, e ne sono avanzati ancora dodici contenitori (tanti quanti i fedeli discepoli)
[24] nosco, con noi
[25] magistrare ... semonire, ammaestrare ... ammonire
[26] çopo, zoppo
[27] sidrao, rattrappito, deforme
[28] resanao, guarito
[29] in scritto al di sopra della linea in carattere piccolissimo.
[30] çessemo, da gire, andare, percorrere: promettendo a noi la vita, se andiamo per la retta via
[31] pudiva, puzzava
[32] Nel cod. clamao col punctum delens sotto al secondo a.
[33] descentri, seguaci, discepoli
[34] Uno spazio di due linee indica nel cod. il distacco tra quando precede e quanto segue.
[35] dito, racconto
[36] san Poro, san Paolo
[37] sança tenor, senza interruziuno
[38] ditaor, poeta
[39] Questo fece il poeta che scrisse questa opera
[40] Anche qui il distacco è indicato nel cod. mediante lo spazio vuoto d'una linea. (S)
[41] Ridotto da ebifania. (S)
[42] çobia, giovedì: 'Il giovedì stette coi suoi fratelli'
[43] vençuo, venduto
[44] traito, traditore
[45] se·'n a apesse, si impiccò
[46] Ridotto anche qui da inbefania. (S)
[47] lo scritto sopra in carattere piccolissimo
[48] alçire, uccidere
[49] No calavano, non smettevano
[50] semonire, ammonire
[51] Questo verso sarebbe veramente l'ultimo nella pagina del cod.; tuttavia per quanto nessun richiamo ce ne avverta è evidente essere questo il suo vero posto.
[52] lagaran, da lagare (laggare), dal latino laxare; anche dal greco lagaio, lasciar libero (ma non è il nostro caso): lasceranno, usato in area settentrionale e più raramente in area toscana
[53] da ki·hal merito·ço, da chi lo ha guadagnato: Non gli saranno lasciati vestimenti addosso dai giudei o da chi li ha guadagnati (o vinti ai dadi, come dice la Bibbia); merito·ço, merito è pp. di merēre, guadagnare.
[54] Si li daran suso lo galon, Se gli metteranno sulle spalle il mantello (a imitazione di quello reale) e uno scettro di verghette e un bastone
[55] maxella, mascella, anche testa: un tale lo colpirà sulla testa e il sangue gli colerà fino a terra
[56] revello, obiezione
[57] sognia, problemi (che non abbia problemi)
[58] Nel testo abbiamo mente, riteniamo sia un errore del copista
[59] toleveno, si toglievano
[60] rame, rami
[61] adeguando, livellando
[62] prede, pietre
[63] mercadandia, mercanzia
[64] oi, oggi
[65] speronca, spelonca, grotta
[66] albregasse, ospitasse
[67] ese, esce
[68] milligia, miglia
[69] Questo verso sta sulla stessa linea del precedente diviso da esso mediante un punto. (S)
[70] alò, subito
[71] traito, traditore
[72] senescalco, siniscalco, tesoriere
[73] businare, dall'ant. franc. buisine, buccinare, sparlare, sbraitare
[74] ramporgnie, rimproveri, rampogne
[75] vegui, vedete
[76] ablu, avuto
[77] Lei ha fatto un'opera buona perché ha unto il Signore

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011
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