Andrea Cappellano

 

De Amore.

versione romana

Codice Barberiniano Latino 4086

 

 

 

Edizione di riferimento

Codice Barberiniano Latino 4086

 

 

 

Dedica.

 

Cominciasi il libro fatto per Andrea Cappellano,

lo quale si chiama lo Gualtieri.

 

 

LIBRO I

 

1.

 

O Gualtieri, amico a cui si fae tutto honore, la molta sovrestanza del tuo amore mi stringe tanto ch’io ti debia manifestare con mie parole e amaestrare con scritture di mia mano come l’amore si possa mantenere in istato, e come quelli che no è amaestrato possa partire da ssé le fedite d’amore le quale àe al cuore. E di’ che se’ nuovo cavalero nell’amore, e fedito di nuovo di sua saetta, e che non sai aconciamente direggiere li freni di quello cavallo, e non puoi a cciò trovare alcuno rimedio. La quale cosa come me gravi e quanto lo mio animo molesti lievemente no ’l ti potrei dire: imperciò so e conosco ch’è manifesta pruova che quelli ch’è sopposto a la servitude della luxuria, lo suo animo più studiosamente non può pensare altra cosa, se non che possa adoperare con fatti alcuna cosa, acciò che magiormente se possa legare delle catene dell’amore, e non si crede avere più cara cosa se non quella che piaccia a colui lo quale ama. [...] di sovrastare a queste cose, né ad alcuno savio se convegno d’usare di queste cacciagione, ma perciò che io ti porto molto amore, non posso contrastare alla tua domandagione e anche perciò che conosco apertamente che più savia via ti sarà dell’amore, amaestrato te dell’amore, alla tua domandagione i’ mi penerò di sodisfare al meglio che potrò.

 

 

2.

Che cos’è amore.

 

Che cosa sia l’amore.

È dunque prima da vedere che cosa sia l’amore, onde l’amore sia detto, che sia lo suo effetto, entr’a quali possa esere, come l’amor s’aquisti e se ritegna, acresca, menomi e finisca; e di conosciere l’amore cambiato, e quello che ll’uno degli amanti debia fare quando l’altro lo ’nganna.

 

 

3.

Amore è passione.

 

Per certo amore è pena.

Amore si è una passione naturale, la quale si muove per veduta o per grandissimo pensiero di persona ch’abia altra natura, per la quale cosa alcuno desidera d’averla sovre ogne altra cosa: ciò che ll’amore demanda per lo volere d’ambendui.

 

 

4.

La passione d’amore viene da natura.

 

Amore si è pena che viene da natura.

Che l’amore sia passione, lieve cosa è da vedere: imperciò che anzi che ll’amore tocchi ambendue le parti, niuna è magiore angoscia, perciò che l’amante sempre teme che l’amore suo non vegna a compimento e che non lavori invano. Anche teme lo romore della gente, anche teme ogn’altra cosa che nuocere li potesse per alcuno modo, perciò che lle cose che non sono compiute, per poca cosa vegnono meno. Que’ che teme lo povero amante, che lla femina no·ll’abia per ciò in dispregio, e se sozzo, che per ciò non l’abia in dispregio, overo che no·lasci per un altro più bello di sé; se ricco, dubbia che forse sua scarsità ch’abia avuta no·lli noccia. E vuoli ch’io ti dica il vero, niun è che potesse dire la speziale paura ch’à l’amante. È dunque quello amore, il qual è pur da l’una parte passione, il quale si può chiamare l’amore speziale. Ma poscia che l’amore se compie per ambendue le parti, si anno magiore paura, perciò che ciascheduno teme che quello ch’ànno acattato per lor fatica, che per un altro non sia lasciato. La quale cosa serebbe più grave che s’elli avesse avuta speranza ed ella no·lli avesse portato niuno frutto, perciò ch’è magiore dolore perdere le cose ch’egli àe, che quelle in cui àe avuta speranza. Anche teme che non faccia dispiacere al suo amore; anche sono tante le sue paure, che tropo sarebe grave cosa a dire.

 

 

5.

Perché viene da natura.

 

Qui si mostra come la pena vegna da natura.

Ma che quella passione sia da natura, apertamente lo ti mostro, perciò che quella angoscia per niuno fatto non viene, se noi vogliamo bene guardare la veritade, ma solo per lo pensiero dell’animo, per quello che vede, nascie quella passione. Imperciò che quando altri veda alcuno che possa amare e che piaccia a llui, incontinente la comincia a volere un poco bene in suo cuore, poscia, quanto più ne pensa, più se aprende nel suo amore infino che vegno a più pieno pensiero, perché poscia comincia a pensare le sue fattezze e a distinguere le sue membre e a imaginare li suoi portamenti, e di cercare le secrete cose di suoi secreti membri, e di farne di ciascuno membro al suo volere. Ma poi ch’à avuto questo pieno pensiero, l’amore non sa retenere li suoi freni, ma tosto viene a fatto, imperciò comincia a domandare aiuto e trovare misso fra lloro, e comincia a demandare tempo e luogo convenevole di parlare, e la piccola ora li pare uno anno, perciò che l’animo desideroso tosto non gli sodisfa, e monte cose gli avegnono in questo modo. E dunque quella passione da natura per veduta o pensiero. Non ogne pensiero basta all’amore, ma quelo ch’è sanza misura, perciò che misurato pensiero non riede a la mente, però di quello non può nasciere amore.

 

 

6.

Il fine del desiderio dell’amante.

 

A che fine vegna tutta la voglia dell’amante.

Questo spezialmente si è da notare, che l’amore non può essere se non tra maschio e femina. Perciò che tra dui maschi e tra due femmine l’amor nonn à luogo, perché non sono aconcie di sodisfare l’uno a l’altro secondo che l’amore comanda naturalmente, perciò che quello che natura non vuole, l’amore se vergogna di farlo. Altro pensiero né altro desiderio no àe l’amante, se non d’avere la persona la quale ama, anche desidera di compiere co·llei tutti li comandamenti dell’amore. Dunque, a l’amante ogn’altra cosa li pare niente apo l’amore, perciò che quelli ch’è diritto vorrebe anzi perdere tutte ricchezze e ogne altra cosa sanza la quale homo non potrebe vivere, che l’amore ch’elli à o che spera d’avere. Adunque, che cosa vorebe l’uomo avere in questa vita, per la quale volesse stare a tanti rischi, sì come fanno li amanti per lor volere ogne die? Noi vegiamo dispregiare loro la morte, non temono minaccie, guastare il loro avere e divenire poveri. Ma il savio amante no struga il suo come fanno assai, ma de pore modo a la prima a le sue spese, perciò che quelli che diventa povero si comincia a cambiare lo viso e a pensare molto e no si può raregrare, e per ciò diviene melanconico, così si cambia da l’amante suo e mostratisi strano. In cotale guisa si viene meno l’amore, il quale sempre crescie o menoma. Dunque è manofesta cosa: quando diviene povero, sì viene meno l’amore, perciò che povertà nonn à onde il notrichi. Questo non ti dico io, Gualtieri amico, perché tu seguiti l’avarizia, la quale ciascheduno sappia che niuna cosa non può stare con l’amore, ma dicolti perciò che ttu non sia distrugitore del tuo, ma debbi essere largo con ambendue le mani. Sappie anche che l’amante tutto ciò che vuole non può avere da l’altro, se non è suo volere.

 

 

7.

Origine della parola "amore".

 

Onde se derivi in questa parola Amore.

Amore è detto da ’amo’ verbo, il quale significa pigliare o essere preso, però che quelli ch’ama si è preso di catene d’amore e altrui vuole prendere col suo amo. Come il pescadore che con sua esca e con suo amo s’ingegna di prendere i pesci, e così è quelli ch’è preso d’amore: con sue arti si pena di trarre a ssé altrui, e mette tutta sua possa di ffare di dui cuori uno, o, fatti, di mantenere in uno volere.

 

 

8.

Effetto d’amore.

 

Dell’effetto dell’amore.

Questo è l’efetto dell’amore, che quelli ch’è diritto amante non può essere avaro, e quelli ch’è aspro e no adorno e quelli ch’è di vil gente, sì ’l fa ben costumato; e superbi fa umili e l’amoroso molti servigi fae con umilitade ad altrui. Molto è gran cosa l’amore, che fa l’uomo così vertudioso e ben costumato. Anche ne l’amar è una cosa molto da laudare, che fa l’amante quasi casto, perciò che quelli ch’è inamorato a pena potrebe pensarse a un’altra, e a pena può sofferire lo suo animo di guatare un’altra. E questo voglio che tti sia a mente, Gualtieri amico, che se l’amore fosse sì iguale, che li suoi nochieri dopo la molta tempesta menase a buon porto, io sempre starei legato di sue catene. Ma perché non fa iguaglianza, sì ò sospetto in lui e rifiuto piatire sotto lui, perciò che spesse volte lascia i suoi nocchieri in tempestate. Ma perché ciò adivegna, forse altrove il ti mostrerò.

 

 

9.

Chi può amare.

 

Qua’ persone siano aconcie a potere amare.

1  Or è da vedere chi possa amare. E sappi che quelli ch’à suo senno e può compiere sua volontà, puote amare, se l’etade o la ciechezza e essere troppo luxurioso non li è impedimento. L’etade impedimentiscie l’uomo dopo LX anni, la femina dopo L; avegna che l’uomo possa fare il fatto, non puote amare, però che llo naturale caldo viene meno e la frigidità li abonda, che fa l’uomo pieno di molti dolori e di molte infertadi, e in questo mondo non li pare altro sollazzo se nno lo manicare e ’l bere. Anche la femina anzi XII anni, e il maschio anzi XIV, non può amare; anche per fermo lo ti dico, c’anzi XVIII anni il maschio non puote essere diritto amante, perciò che poca cosa infino allora il fa vergognare, la qual cosa nuoce ad aquistare l’amore e l’aquistato spegne. Ma questa è migliore ragione: che no è in lui stabilitade, ma è vano in ogni cosa, né non potrebbe pensare le secrete cose dell’amore. Perché la femina possa più tosto amare che l’uomo, forse altrove lo te dirò.

 

2  Lo cieco non pó amare, perciò che non può vedere ciò onde abia grande pensiero, però non può amare, sì come detto è. Ma questo è vero in volere amare, ma s’inanzi che fosse cieco l’avesse aquistato, puotelo ritenere. Essere troppo luxurioso fa impedimento a l’amore, però che quelli ch’è di troppo volere non si può legare d’amore, anzi, quante ne vede, tutte le vuole, poscia ch’elli s’intenda in alcuna, overo ch’elli l’abbia avuta, e ’l servigio che n’à avuto lo dimentica e no·lli ne sa grado. L’amore di questo cotale è come di cane, ma noi gl’aguagliamo a l’asino, però che se muove per natura de le be[stie], ma non per quella natura che sceveri gli uomini dalle bestie. De cotali amanti altrove se ne dirà.

 

 

10.

Come s’acquista amore.

 

In che modo s’aquisti l’amore.

Aliquanti dicono che in cinque modi s’aquista l’amore, cioè per bellezza, per belli costumi e per savere bene parlare e per ricchezza e se la femina si dà tosto a l’uomo. Ma mia sentenzia è di tre primi modi che l’amore s’aquisti, e non per li due ultimi, sì come t’è mostrato en su’ luogo. La bellezza con poca fatica aquista l’amore, spezialmente della semplice, però che lla non savia non crede che sia altro bisogno se nno essere bello e ben fatto e andare bene aconcio. L’amore di questi cotali no·lodo ’e no ’l biasimo, perciò che ll’amore ch’è tra semplici e poco savi non può durare lungo tempo, e non sanno come l’amore s’acresca, però che l’amore ch’è palese non cela la vergogna dell’amante, anzi la dà rea nominanza e falane pentere spesse volte. E dura quello amore rade volte, ma se deviene forse che duri, non possono avere lor sollazzo come soleano, perciò ch’ella si guarda più per lo detto della gente e non si lascia così favellare lievemente e fa più soliciti i regimenti suoi, anche ne nascie nimistade. Infra questi cotali l’amore non può cresciere come dee, anzi n’ànno magiore pena, però ch’andiamo ove ci è vietato e volemo le cose negate. Lo savio dee aquistare tale amore che sia savio e ben costumato, non quello che si porti e lisci come femina, però che non s’aviene a uomo lisciarsi come femina o porese mente sopra. E ’l buono Ovidio, reprendendo, disse che cotali giovani adorni come femina si partissero da noi, perch’a l’uomo si conviene d’aconciarsi poco. Ma se vedi la femina che sia molto lisciata, no l’amare, se ttu no·lla vedi prima un altro die quando no è festa, però che quella cotale non suole essere bene costumata. Come t’ò detto nell’uomo, così ti dico nella femina, che solo non guardi a la bellezza, ma a’ buoni costumi. Guardati dunque, Gualtieri, che femina vana non t’enganni, però che tant’è la sua malizia e ’l suo ingegno, che legieremente non ti potresti partire dal suo amore, da poi che fossi usato co·llei. Li buoni costumi aquistan l’amore. Dunque il savio e la savia no lasci perché ’l suo amore sia sezzo, s’elli à buon costumi, però che quelli ch’è savio e cortese lievemente non falla nell’amore e, per offesa che facesse, non partirà da ssé il suo amante e sempre lo potrà mantenere celato legiermente. Il savio, se eleggie savia amanza, con sua dotrina la fa più savia, e la poco savia la fa savia, però amerai d’avere savio amore. Similemente, la femina non guardi a bellezza né ad adornezza né onde sia nato, però ch’a neuno piace l’uomo che nno àe senno. Dunque, il senno è quello che fa l’uomo gentile e bello, però ch’a la prima, quando noi fummo tutti d’un uomo, né bellezza né bene adornarsi né ricchezza non ci fe’ gentili, ma solo li buoni costumi. E molti, che prima fuoro gentili, son devenuti de vil gente per lo non senno, e per contrario, de vil gente, gentili. Dunque, solo il senno è degno di corona d’amore. Il savere parlare sì fa muovere ad amare + ma no amare +, però che llo ben parlare e composto sì muove altri all’amore, ed è tenuto savio. La qual cosa come se faccia, in poche parole lo te mostrerrò.

 

2. A cciò in prima ti dò questa dotrina, che delle femmine altre sono di popolo, altre gentile, altre più gentili. Quella ch’è di popolo tu lo ti sai, la gentile è quella ch’è nata di valvassore o di barone, overo quelle che sono lor moglie, però ch’ànno la gentileza per lo marito; la più gentile è da barone in sù. Similemente diciamo de’ maschi, se non che non muta suo stato s’àe per moglie gentile femina o non gentile, ma ne’ maschi si à un grado più che nelle femine, cioè gentilissimo sì come il chierico.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 09 maggio 2006