Pietro da Barsegapè

“Sermone„

Edizione Gröber 1891

Edizione di riferimento

Carlo Salvioni (1858-1920), Il „Sermone“ di Pietro da Barsegapè riveduto sul cod. e nuovamente edito. Con una Appendice di documenti dialettali antichi, in Zeitschrift für Romanische Philologie. Herausgegeben von dr. Gustav Gröber, Professor an der Universität Strassburg i. e. 1891. xv. band. halle. Max Niemeyer. 1891.

 

 

Il desiderio di vedere ripubblicato il poemetto di Pietro da Barsegapè è stato espresso anni or sono da Adolfo Mussafia (cfr. Literaturblatt für germ. u. rom. Phil. 1882 col. 276) e venne ripetuto in seguito da altri studiosi (Studi di fil. rom. I 268). Ed è un desiderio che risulterà ben legittimo ove si pensi che il testo su cui s'è dovuto fare assegnamento fino ad oggi abbonda sia detto senz'intenzione di detrarre ai molti meriti dell'editore di inesattezze e che le due stampe [1] nelle quali da bel principio ci è stato regalato il poemetto sono andate facendosi ogni dì più rare.

  1. Nessun dubbio quindi che ai romanologi debba riuscire gradita la nostra fatica; tanto più gradita in quanto essa si avvantaggi della preziosa collaborazione di Pio Rajna il quale con quella preclara e non mai smentita cortesia che tutti conoscono ha voluto cedermi una sua collazione della stampa biondelliana eseguita sul codice.

Il quale codice s'appalesa evidentemente e subito come una copia; una copia del sec. XIV e non del XIII come taluno tratto in inganno dalla data che si legge al v. 2434 ha ancora recentemente asserito [2]. Parlano per il sec. XIV il carattere calligrafico del ms. di cui ognuno può farsi un'idea esaminando il fac-simile pubblicato dal Monaci [3] il concorde parere del Mazzuchelli del Rajna e di altri e qualche altra circostanza. [4]

Il codice è stato non ha guari descritto dal signor Francesco Carta [5]. Se tuttavia noi non ci limitiamo a richiamare quella descrizione gli è che ci è dato di arrecarvi qualche aggiunta e qualche rettifica. Anche qui ci sono di grande giovamento gli appunti che il Rajna aggiunge alla sua collazione del ms. Apparteneva già questo alla Biblioteca Archinti e passò alla Braidense dove attualmente lo si conserva sotto la segnatura Ad. XIII. 48 nel 1863. È in istato complessivamente buono la rilegatura n'è moderna e spettano a questa i due fogli cartacei di guardia in principio e in fine del volume. Il codice stesso consta di 57 carte membranacee numerate da mano moderna e divise in sette quaterni e una carta la quale deve rappresentarci il secondo foglio di un duerno. Il primo foglio quello che doveva seguire immediatamente alla carta 56 manca come lo provano il richiamo che riman senza risposta la sospensione del senso e della rima. É questa la lacuna che si deplora dopo il v. 2397 e che già è stata avvertita dal Biadene (Studii di fil. rom. 1 268 n.) e dal Rajna. Il Biondelli cosa strana! s'era bensì accorto che dopo il v. 2397 c'era una interruzione violenta ma non avvertì poi che dopo questa interruzione certamente di pochi versi [6] il poemetto continuava colla preghiera finale che è accolta nella carta 57. In questa preghiera ravvisava egli un componimento nuovo indipendente affatto dall'altro [7]; e però omise nella sua stampa i vv. 2398-2429 che appunto contengono la preghiera [8].

Non v'ha nessun legittimo motivo per ritenere che il cod. non sia tutto [9] d'una stessa mano. La scrittura è calligrafica e le differenze sempre ben lievi che quà e là si notano non sono certamente tali da non potersi imputare a un solo amanuense il cambiamento de' quaternioni il trovarsi lo scriba in principio o alla fine di questi la maggiore o minore arrendevolezza della penna la diversità del momento in cui il menante accudiva all'opera sua sono più che bastevoli per renderci ragione di tali differenze.

Le pagine misurano mll. 257 per 182 hanno ampio salvo che non venga occupato da una miniatura il margine esterno e l'inferiore scarso invece il superiore.  Le linee di quelle pagine dove non interviene nessuna miniatura sono generalmente 29 talora anche sole 28. - Le miniature in numero di 90 sogliono quando questo ne fornisca la materia illustrare il passo che precede; vuol dire che esse corrispondono ad una pausa del racconto ed è quindi legittimo che si passi dopo la figura ad un nuovo capoverso indicato con una iniziale grande colorata alternativamente in rosso ed in azzurro [10]. - Uno spazio bianco per lo più di due righe serve ad indicare le pause di maggior conto (v. ai vv. 10 860 888 2104 ecc.).

La bibliografia del cod. già ce l'ha data il Carta; qui vadano alcune poche aggiunte suggeritemi da pubblicazioni apparse per lo più dopo quella nota. Edizioni Cantú Storia univ. (VIIa ediz.) [11] t. III. A p. 1292 sono riprodotti i vv. 29-40 e gli ultimi sei; - Bartoli Crestomazia della poesia italiana nel periodo delle origini Torino 1882. A pp. 9-12 sono riprodotti i vv.1-103; - Ulrich. Altitalienisches lesebuch I Halle 1886.  A pp. 17-20 lo stesso brano che nella Crestomazia del Bartoli [12]; - Monaci Crestomazia italiana dei primi secoli fasc. 1o Città di Castello 1889. A pp. 149-152 sono riprodotti i v. 1-223 [13] e 2398-2439. Storia letteraria e fonti Gaspary Geschichte der italienischen literatur 1 Berlin 1885 P. 130-32494; Storia della letteratura italiana 1. trad. da N. Zingarelli Torino 1887 pp. 112-3430; - Tobler Das buch des Uguçon da Laodho Berlin 1884 pp. 8-9. Miniature d'Adda e Mongeri in Arch. stor. lombardo 1885 pp.528-30

Questa nostra edizione intende di riprodurre il codice tal quale rispettandone anche gli errori più evidenti. Un capitolo delle "illustrazioni" [14] verserà intorno agli emendamenti da introdursi nel testo e sarà allora il caso di indicare tutte le correzioni le più ovvie e le meno ovvie. - Le sole modificazioni da noi ìntrodotte consistono nell'avere sciolte le abbreviazioni (meno quella di xp = christ-) e le legature e nell'avere riunite insieme le parti di una parola che il ms. scrive staccate. Questo s'intende quando lo si sia potuto fare con sicurezza assoluta.

La descrizione assai succinta delle miniature é data nelle note e vi si rimanda con degli asterischi. S'intende che il posto della figura é immediamente dopo il verso che é munito dell'asterisco. - Per la descrizione mi sono valso anche degli appunti del Mazzuchelli contenuti in una sua copia non più pregevole di quella del Biondelli che del nostro codice si conserva in un volume miscellaneo (V. 147 sup.) dell'Ambrosiana.

fefЄЭefe

Il “Sermone„ di Pietro da Barsegapè

da carta 1r a carta 57v

N.B. - aggiunte

- la maiuscola ai nomi propri

- il puntino di divisione (es. dala = da·la)

- l'accento

*

incipit

 

 

[1r]    No e cosa in sto mundo tal e-lla mia credença

Ki se possa fenir se la no se comença

petro de Barsegape si vol acomença

E per raxon fenire segondo ke 'l ge pare

Ora omiunca homo intença e stia pur in pax                    5

Sed kel ne ge plaxe audire d'un bello sermon uerax

Cuintare eo se uolio et trare per raxon

Vna istoria ueraxe de libri e de sermon

Jn la qual se conten guangii et anche pistore

E del nouo e del uedre testamento de xpe                         10

 

Alto deo patre segnior

Da a mi força e ualor

Patre deo segniore ueraxe

Mandame la toa paxe

Jesu Cristo filiol de gloria                                                   15

Da a mi seno et memoria

Jntendimento e cognoscança

Jn tuta grande lialtança

Si me adriça in quella uia

Ke plaga a toa grande segnioria                                      20

Spirito Sancto de toa bontà

Eo ne sia sempre inluminao

Jnluminao e resplendente

Del to amore si sia sempre

E clamo marçè al me segniore                                          25

Patre deo creatore

Ke posa dire sermon diuin

E comença e trare a fin

[1v]    Como deo a fato lo mondo

E como de terra fo lo homo formo                                 30

Cum el descende cel in terra

Jn la Uergene regal polçella

E cum el sostene passion

Per nostra grande saluation

E cum uerà al dì de·l'ira                                                    35

La o serà la grande Roina

Al peccatore darà grameça

Lo iusto aurà grande alegreça

Ben e raxou ke l'omo intença

De que traita sta legenda                                                40

 

*

Figura d'uomo seduto che scrive;

due persone in ginocchio con le mani giunte

e due altre in piedi; cfr. Mongeri l. c. 530 n.

 

L'Altissimo deo creatore

De tuti ben començadore

Plaque a lui in comengamento

Lo cel e la terra el creò

La luxe resplendente a far digno                                   45

Lo sol la luna e le stelle

Lo mare e li pissi e li olçelli

Aer et fogo e·'l firmamento

[2r]    Bestie tute e li serpente

Partì la lux da tenebria                                     50

Partì la nocte da·la dia

Et alla terra de bailia

Potesta et segnoria

De le nasce lo alimento

Herbe et leme et formento                                55

Blaue e somença d'omia gran

Arbori et fruite d'omiunca man

E vide deo e sì pensare

Ke tuto questo par ben stare

Possa de terra formo l'omo                               60

Et Adam ge mete nome

Sì li dà una conpagna

Per la soa nome eua se clama

Femena facta d'una costa

La qual a·l'omo era posta                                  65

De cinque sem [15] el ge spiroe

Jn paradiso i alogò

El g'è d'ugni fructo d'arborxello

Dolce e delectevele ell'è·llo

Tal rende vita sança dolore                                            70

E tal morte con grande tremore

Jn questo logo i a ponù [16]

Segondo quel ki g'e plaxù

 

Quatro fiumi ço m'è viso

En in questo paradiso                                                    75

Lo prumer a nome Physon

Lo segondo a nome Geon

[2v]    Tigris fi giamao lo tertio

Lo quarto a nome Eufrates

Questo logo veraxe mente                                            80

Lo planto al començamento

Jn lo qual deo segniore

Adam e facto guardaore

Si li fa comandamento

Dele fruite k'en la dentro                                              85

De çasca[un] [17] possa mangirae [18]

Vn ge n'e ke'l la·g'a stare

El e un fruito savoroso

Dolce e bello e delectoso

Da cognoscere ben e·'l mal                                           90

Perço li ao vedao de mança

Si li dixe per meço lo viso

Li aloga in lo paradiso

Qualunca di tu mangirae

Tu a morte morire                                                          95

Tute le cose vivente

Davanço Adam li im presente

Serpente oxelo ço ke'l crio

Ad Adam li apresento

Ke'l miti nomi con li plaxe                                          100

E quilli seran nomi veraxe

Adam mete nome a tote cose

Segondo quel ked ei vose [19]

 

*

Dio che forma eua da Adamo.

 

[3r]   Or sen parti lo creatore

Si cum ge plaxe cum a segniore                               105

Lo serpente çe ad eua

Drita mente la o el'era

Plen de venin n'era 'l serpente

Tosegoso e remordente

Si portò mala novella                                                  110

Començamento de·la guera

Dix quella figura soça e rea

"Perque no mangi madona eua

Del fruito bon del paradiso?

E molto bello ço m'e viso"                                            115

eua dissi a lo serpente

"De·le fruite k'en ça dentro

De tute mangiar possemo

Mo un ge n'e ke nu schivemo

Nu no l'osemo ça mangiare                                         120

Ke'l partisce lo ben dal male

Quel segnor ke ne criò.

[3v]      Duramente ne'l comandò

Ke nu de quel no fesomo torto

Ke nu seravem ambi morti"                                        125

Dix lo serpente a madona eua

"Or ne mance ben volentera

Vu serì sì como deo

Cognoscerì lo bon e'l reo

Vu serì de deo inguale                                                  130

Ke vu saurì e'l ben e'l male"

eua sì a creçuo al serpente

Lo frutto prende e metel'al dente

Po ne de al conpagnion

Ke Adam l'apella nome                                                 135

Quando l'aven mandegao

Zascaun se ten per inganao

E k'illi se videno scruudhi [20]

Vergonçia grami et unidhi [21]

Jlli se volçen intro le frasche                                         140

Com fai li ribaldi entro le straçe

De folie de figo dixe la scriptura

Ke illi se fen la covertura.

 

*

Adamo ed eua che s'intrattengono

col serpente attortigliato intorno all'albero.

 

[4r]    Pos meço dì veniando a lor

Jlli odin la voxe del Segnior                                            145

Jlli s'asconden intrambi du

De grande timore ki illi an abiu

Quando 'l Segnor ge fo apresso

Et elo clama li adesso

"O e·tu Adam" dix lo Segnior                                           150

Et el responde con grande tremore

"E odì meser la toa voxe

De pagura me rescose."

Jmper quelo ki era nudho

"Sì me sonto asconduo"                                                     155

Dix lo Segnior "ki t'a monstrao

Ki t'o quillo nudho trouadho

Seno lo frutto ke tu e mangiadho

De·lo qual t'aveva comandadho

Ke non mangiasi e tu mangiasi                                        160

Contra 'l meo dito tu andasti"

Adam casona la conpagniesa

E dix "meser ela fo desa

La femena ke tu m'e dao

Me de lo frutto eo l'o mangiao"                                          165

La femena caxona lo serpente

Ke rompe ge fe lo comandamento

Lo Segnior çe a·lo serpente

E 'l maledixe forte mente

Per ço k'a fato sta folia                                                         170

"Lo pegio to andarà per la via

Sempre mai ki tu sii vivo

[4v]  La terra serà to inimigo

Entre ti e dona eua

No sera mai pax ni tregua                                                    175

Lo filio ked hela avrà

E li toi ki nascerà

E ge meterò tençon e guera

Fin ke ne seràa suso la terra

Suso lo co illi te daran                                                          180

La testa toa illi la tuçaran

Jlli guardaran li pei da te

Tu lor vorai grande mal per fe"

Po dix lo Segnior a dona eua

Una menaça molte fera                                                          185

"Multiplicarò li toi erore

Et aparturire con grande dolore

Tu avrà sempre de·lo lupo grande pagura

Et elo sera to segnior sança rancura.

 

*

Dio la pianta col serpente

Adamo ed eua ricoperti della foglia di fico.

 

Or se volge inverso l'omo                                                        190

Brega ge da in questo mundo

Dixe "per ço ke mi non obedisti

[5r]   A toa moier ancoi credisti

Maledhegia la terra sia

Jn la toa lavoraria                                                                     195

Zermo [22] nascerà garçon e spine [23]

E vivere a grande fadige

Lo pan avrà con grande sudore

Jn grande grameça et in dolore

De chi a che to retornerà                                                          200

Da·la terra unde t'e creà

Pulver fusto e pulver ee

Et in pulver tornar tu dì

 

*

Dio che tien le mani di Adamo;

Adamo ed eua vestiti.

 

Ora a lor fa vestimente

De peliçe verax mente                                                                205

Sì li vestì li aloe

Del paradix li descomioe

Esen fora e vasen via

En intrambi du in compagnia

Fora del paradiso lì apresso                                                      210

Le habitaxon ge fen adesso

Ora sen stan entrambi du

[5v]  En quelo logo o illi en venù

Jntrambi du in conpagnia

Fano lì l'albergaria                                                                       215

Jlli lavoran fera mente

Per ben viver nudria mente

E si dan aver fiol anche loro

Tal è re e tal è bono

Tuti semo de loro ensudhi                                                         220

Ki in questo mundo semo venudhi

Tal fan ben e tal fan'l male

Segondo quel ki a plaxe fare

 

*

Adamo ed eua che zappano la terra.

 

De eua e de Adam oimai lasemo

De ço ke po esere sì dixemo                                                        225

E si acomença tal istoria

Ke sia de seno e de memoria

Et eo ho ben in deo fiduxia

Sença omiunca menemança

Ke v'è dito un tal semblato                                                          230

Ke no serà para seno de sancto

Jn questo mundo e una discordia

[6r]     La o no po esser concordia

Se illi no se voleno acomunare

De ço ke vol l'un l'altro fare                                                          235

L'omo a in si una cosa

Ke no volaxa star en possa

L'anima è l'una e'l corpo è l'altra

Ke·'l fa speso de freda calda

L'anima vol stare in penitentia                                                    240

Et aver grande affligentia

Vol deo servire et onderare

Et ali soi comandamenti stare

Lo corpo no vore de ço far niente

Ma sempre vol implir lo ventre                                                    245

Carne de bo e bon capon

Jmplire se vol ben lo magon

Ben vestido e ben calgado

E ben vol esser consolado

L'anima col mundo se tençona                                                      250

Forte de lu la se caxona

La lo reprehende in molte guise

E la clama munde e si ge dixe

"Or me di mundo plen de iniquità

Fate cum el scorpion ki è inveninà                                                255

Ke da pruma sta plato e posa ala fin

Forte remorde l'omo e ponçe col venin

Encosi e·tu fato e plen de traimento

Zo ke tu imprometi no ven a complimento

La scriptura lo dixe è la veritai                                                       260

Tu·e a un sol pongio si traversarai

[6v]    Ve·te la toa gloria a que serà venua

Tuta aperniente [24] ela serà caçua

Li homini ki te segueno seran destrugi e morti

Conduti al'inferno firan afflicti e morti                                        265

Se l'omo pensase ben sovra lo to afare

Jn alcuna guisa no'l porisi inganare

Se'l ponese lo seno sover la toa fin

No serave magiao d'alcun soço venin

Elo no ge pensa ni ge mete cura                                                      270

Ma pensa pur de quel unde-ll'aura grande dolie

De viver a rapina aver dinar ad usura

Ke la rason i avançe de questo metel cura

De fare le grande caxe con li richi solari

Fe grosse torre et alte depengie e ben merlae                              275

De ver calçe de saia et esser ben vestio

D'aver riche vignie ke façan lo bon vino

Bosco da legnie lo molin e po lo forno

Vasa lu vol asai ki ge stian detorno

Ora se sta superbo e molto iniquitoso                                            280

Nesun li vaga preso ke l'è fato rabioso

Sete ançelle el ae çascuna el amortosa

De so aver le pasce con quele se demora.

 

*

Uomo e donna l'uno a sinistra l'altra a destra

che sorreggono un gran piatto.

Nel piatto un grosso gambero.

 

[7r]    L'una la Superbia ke teme Lucifero

Sego s'amigoe quando era tropo bello                                            285

E fo caçao del celo con essa in abisso

Posa l'a dada al mundo ke la stia con eso

L'omo l'a piliada e tenla per amiga

Per ço fira caçao da·la corte divina

 

*

Donna che con un'asta trafigge il petto a Lucifero.

 

La segonda è la Gola quella malvax ancella                              290

Ke fa vender la casa la terra e la vignia

No lasa dar per deo nesuna caritadhe

Ke tuto vol per si et anche del'altro asai

Per le no roman a fare ni furto ni rapina

Ad oniunca pasto le'n vol esser servia                                             295

Ela fe tol lo pomo ali prumer parinti

Cento anni ge pari k'ili aveseno ali dinti

Jn paradiso illi erano e stevan cortexe mente

Jlli foi caçai de fora molte villanamente

Adam romase nudo e la conpagna nudua                                      300

No cala ala gora pur k'ella sia ben passuda

De ço dixe sancto Paulo in soa predicança

[7v]    Ke l'omo debia vive con grande temperança

L'omo l'a piliada e tenela per amiga

Pero fira caçao dala maxon divina                                                    305

 

*

Donna seduta a tavola e in atto di mangiare.

Un uomo col ginocchio sinistro a terra le presenta un calice;

sulla mensa un calice un piatto un bicchiere ed altro.

 

La terça ancella è la Fornication

Molto desplaxe a deo ço dix lo savi·omo

Fornicatori et aduulteri de deo çudigare

Et el'e tal peccato ke deo nol vol portare

El'e piexor citae venui a grande arsura                                              310

Cum se fa mention in la sancta scriptura

Sì è un tal peccato cum plu l'omo lo faxe

Zamai no sen despartise da ke'l cor ge giaxe

L'omo l'a piliada e tenla per amiga

Per ço tira caçao da·la corte divina.                                                     315

 

**

Uomo e donna vestiti che s'abbracciano.

 

[8r]       La quarta ancella si apella Auaritia

Una de le ree ke in questo mundo sia

De tuti li mai ela pare radixe

Segondo quelo ke Salamon dixe

Lo povero sta al'usgio e crida carità                                                    320

No li vale clamare marcè né pietà

El'è fata tenevre cum è fata la raxa

No vol veder del ben insir fora de caxa

L'omo l'a piliada e tenela per amiga

Per ço fira caçao da·la maxon divina                                                   325

 

***

Una donna ed un uomo che tiene alzata colla mano destra

una scodella in atto di chiedere la carità.

 

[8v La cinquena ancella m'è vix ke sia l'Ira

La qual non adovra de·la lexçe divina

Dolenta la famelia o ela brega speso

El'è plena de lagnia plu ke lo mar de peso

Partire fa fraelli e metege tençone                                                        330

E metege grande discordia entro li conpagnione

La guera va crescendo e metege tesura

Del mal fa quela asai si ke li no g'e mensura

Ardese le case le tegie e li paliari

Morti finon li homine prisi e maganai                                                335

Caym la tene un tempo in soa conpagnia

Olcixe lo fraello tropo fe grande folia

El fo maledegio da deo omnipoente

Caçao fo a l'inferno entro quelo fogo ardente

L'ira romase al mundo per fane desviare                                           340

L'omo e la femena ki de sego bregare

Del'odio e de inuidia el'è fata fontana

Fa despartire l'omo dala raxon soprana

L'omo l'a piliada e tenela per amiga

Per ço firà caçao dala corte divina                                                       345

 

*

Donna avente nella mano

uno stromento che pare un bastone.

Un tempio ed una torre.

 

[9r]    La sexena ancella me par forte secura

Accidia s'apella in la sancta scriptura

Aver in fastidio lo bon sermon divino

No vol odir messa ni terça ni matin

No vol andar in ecclesia a deo marcì clamare                                 350

Odir no vol vangeli ni pistole spianare

E vasen per lo mundo pur pensando vanitai

No lasa far l'omo cosa de utilitae

L'omo l'a piliada et tenela per amiga

Però firà caçao dala maxon divina                                                      355

 

*

Donna che tiene nella mano una spada.

Di fianco é dipinta una chiesa.

 

Dela setena ancella e voio far memoria

Ela me par ypocrita çoe la Vanagloria

De tuto lo ben ke'l fax no vol deo laudare

Ni fage gratia ni gloria a lui dare

Vol si laudare e fase laudare lo mundo                                             360

Vase gloriando ke'l plaça ad omiunca homo

E de costoro a dito lo segnor Iesu xpo

Entro lo vangelio si cum el se trova scripto

[9v]      La lor marcè illi an ça recevudhi

Zoe l'ostia mundana la qual i an voiudhi                                         365

L'omo l'a piliada e tenela per amiga

Per ço fira descaça dala maxon divina

 

*

Donna e uomo che tengono ciascuno

in mano un cerchio. Nel mezzo una pianta.

 

Cum tute sete ancelle l'omo se demora

El ve la morte scuira ki g'a pilia la gora

No cala si l'a morto e trato a mala fine                                            370

Menal' in inferno in quel logo tapin

No i è valiudo grandeça solaço ni richeça

Ke no sia morto in la grande grameça

Jnlo e lagreme e pianti e d'ogni man dolor

Omiunca homo li plançe e cria e tuti fan rumor                             375

Tal vol aqua e tal fogo no pon sofrer la pena

No ge val niente ke grossa è la catena

Tu no ge val o mundo un festugo de palia

Ke posa trar nul homo de quela grande travalia

Oi mundo misero fato e cativo et orco                                              380

L'omo ki te segue si è destrugio e morto

Zohane lo comandò ke l'omo no t'amasse

[10r]  Le toe cose sempre me le refutasse

Sempre fuisti inestabile fate e con lo vento

Ki va sempre coronando e par ke'l stia lento [25]                           385

Fa cambiar lo tempo segondo lo so valor

Ora piove et ora fiocha et ora scolda lo sol

Encosì fe de l'omo k'e in toa bailia

E gelo e caldo e fame sedhe e caristia

No po star in una on sia alegro on gramo                                     390

Ora ben et ora mal ora pro et ora dagnio

Un dì no stan alegro ked el no se conturba

Molto spesa mente del seno se remuda

Per ço no me fido in ti ke tu no m'par niente

Seguirò la via de deo lo meo segnior vivente                                395

Da lu vene le bontae le gratie e li honor

De tuti li savii el'è sopran doctor

Et e lume resplendente ki ven in questo mundo

Divina maiestae receve forma d'omo

El è Segnior delo celo e dala matre terra                                      400

Vene dela Vergene gentil sancta polçella

Cum el vene in lo mundo eo vel volio cuintare

Segondo lo vangelio e lo tracto in vulgare

 

*

Una donna.

Persona nuda stesa sul vertice d'una ruota.

 

[10v]    Lo segnior del paradiso patre glorioso

El tramix lo gabriel angelo pretioxo                                               405

Ad una cità k'a nome Naçareth

A maria Vergene sponsa de Ioseph

Et intra l'angelo la o era la polçella

La salutança le faxe molte bella

E dix plena de gratia Domino deo te salue                                  410

Domino deo e tego lo rex celestiale

Jntro le femene tu e benedegia

Sovre le altre savie casta et neta

Benedicto lo fructo del to ventre

Filiol de deo omnipoente                                                                415

Quando maria odì questo sermon

Multo inlora si ave turbation

E in so pense si ave grande turbança

Comente fosse questa salutança

Dixe l'angelo "oi Vergene maria                                                  420

No te stremiça la parola mia

Apreso deo verax segnior

Si ê trovà gratia e valore

Ke tu avre in lo to sancto ventre

Lo fiol de deo vivente                                                                    425

Jesu Criste de ti verà

Filiol del'altissimo clamao firà

E lue darà segnio de forteça

Lo segnor de ki regna in alegreça

Jn ca de Iacob sempre regnarà                                                     430

E delo so regno mai fin no serà"

Dixe maria al'Angelo de Criste

[11r]   "Cum po esser in mi questo

Davanço ti ben lo digo

Ke homo nesun non cognosco eo"                                              435

Dix l'angelo e responde a le

"Spirito sancto verà in ti

Et del'altissima grande virtue

Tu serè conpressa de lue

Per go ke de sancto nascerà                                                       440

Fiol de deo clamao firà

Elixabeth la parente toa

K'e intro la vegeça soa

A ingenerà un tal fiol

Ke a deo serà fructo bono                                                          445

Ancora no è sex miei passati [26]

K'ela non aveva ingenerao

E apresso deo neraxe

Ben po esser ço ke'l ge piaxe"

Responde la Vergene maria                                                     450

"Zo ke ai dito a mi si sia

Ecame ke sonto donçela

E dei [27] segnior eo sonto ancella

K'eo si sonto soa veraxe

Paga de mi ço ke'l ge piaxe.                                                     455

 

*

L'angelo Gabriele in ginocchio offre a maria

che pure sta in ginocchio e ha davanti un libro aperto

un fiore. La scena si svolge in una casa.

 

[11v]   JN la cità là o sta Çacharia

La è andada la Vergene maria

Jn cha de Çacharia ela intrò

Elisabeth sì la salutoe

Quando la ge fe lo saludo                                                        460

Elisabeth si ave cognosudo

Solamente ala loquella

Ke maria gravida era

Elisabeth perla divina

De spirito sancto sì è conplida                                               465

Lo so dolce fantin sì se exaltoe

Dolcemente in lo ventre soe

Ad alta vox clamar prese

Jnverso maria guarda e dixe

"Oi gloriosa tu intro le vergene                                               470

Oi benedicta tu intro le femene

Benedicto lo fructo del ventre to

Benedicta l'anima e'l corpo so

Et èe biada ke tu credisti

Quel ke te dixe l'angelo de xpe."                                             475

Dixe maria con grande amore

"Magnifica l'anima mia lo Segnore

El è exultaho lo spirito meo

Jn lo saludho del meo deo

 

maria in piedi e Elisabetta davanti a lei

con piegato a terra il ginocchio sinistro e le mani giunte.

 

[12r]    Quando maria sponsa de Ioseph                                        480

Gravida de Iesu Naçareth

Ela començà ad ingrossare

Et Iosepo forte a dubitare

El era iusto homo e liale

Mo ca no la voleva inflamae                                                   485

Sì ge vene in so talento

Da le partise inascosamente

Pensando pur de questo fare

L'angelo deo a lu se apare

E dix "oi Iosepo filiol de David                                              490

No temer tu de toa maria

El'è vergene polçella

La meliore ke sia in terra

Ni chi foe ni chi serae

Ni chi mai se trovarai                                                             495

Jncenerao si è in le

Jesu Criste filiol de deo

Spirito sancto e in si

Firà clamao Iesu da ti

Lo populo salvo farà                                                               500

D'entro li peccai li trarà

 

*

La Vergine seduta in terra. S. Giuseppe seduto

che guarda in alto donde scende un angelo.

 

[12v]    JN quelo tempo era un grande homo

Ke Octaviano ave nome

Elo in terra si è Segnior

Et era fato imperatore                                                          505

Sì a fato comandare

Per lo mundo universa

Zascaun se debia pur andare

Tuti a farse designare

Ala cità o ill'in nadi                                                               510

Sì se façan scriver lai

Si l'ave inteso lo bon Ioseph

Unde l'insi de Naçareth

E si se mise pur in la via

Jn Bethleem va con maria                                                   515

Per quelo k'ili g'an lor parentao

Et ke David si g'era nado

Jlli en de la casa de David

Per ço ge van a farse scrive.

 

*

L'imperatore seduto.

Davanti a lui varie persone in piedi.

 

Quando illi fon a quela cità                                             520

Ke Bethleem fi anomà

Lì de fora molto apresso 

[13r]     maria aparturì lì adeso

Jn un logo poverile

Lo qual fi dito bovile                                                           525

Là partorisce Sancta maria

Del fantin ke'n si aveva

E deli pagni ela faxoe

Jn lo presepio reclinoe

No trovò logo de plaxere                                                    530

Ma si'l faxe pur li çarer

 

*

Il bambino Gesù che vien lavato dentro un vaso

da una fanciulla. La Vergine stesa sopra

un letticciuolo. Ancora il bambino dentro la culla

e dietro a lui le teste di due giumenti.

S. Giuseppe seduto sopra un rialzo di terreno verde.

 

Nato lo fantino de lo salvatore

Jesu xpe delo mundo creatore

Vasen l'angelo apresso li pastori

Ke delo greço eran guardaori                                           535

A quili k'erano in quela region

Per annuntiare la sancta nassion

La clareça de deo li circum plexi

Del grande timore fon tuti presi

Dixe l'angelo "non abiai timore                                        540

Ke v'anontio lo salvatore

[13v]   Jesu xpo fi clamato

Lo qual ancho si è nato

Jn Bethleem elo si èe

Grande alegreça questo ve                                                545

Jn ogai populo el serà

Ke so fedehel se trovarà

Jn lo presepio sì lo vederì

Lo dolcissimo fantin

Vu'l trovarì volto in pagni                                                  550

Questo signo si v'è grande

Quando l'angelo ave dito

La nassion de Iesu xpo

El fo dali angeli celestià

Molto tosto aconpagnià                                                       555

Ke van laudando lo segnior

Gloria in excelso a deo creatore

Et in terra pax et humilità

Entro li homini de bona voluntà

 

*

Tre pastori. Tre pecore ed una capra.

L'angelo che scende dall'alto.

 

L'Angelo sen va con li altri in compagnia           560

E van laudando deo lo filiol de sancta maria

Al partimento del'Angelo s'axembia li pastu

[14r]   Parlando l'un contro e digando inter lor

Andemo in Bethleem in quela cità

Vegemo sta parola ke deo n'a monstrà                 565

Jlli sen van via dritamente alo logo

Trovon lì Ioseph maria e lo filiol

Et aven cognosudo ke l'era verità

Quelo ki del fante i era annuntia

Jlli sen tornon indreo digando per la gente           570

Nato si è xpe lo filiol omnipoente

De quelo ke illi an veçuo van deo laudando

Anço ke illi an olçu lo van gloriando

La gente ki l'oldiano sen dan meravelia

De quelo ke van digando li pastu per la via           575

Sancta maria matre la Vergene beata

Tuto ço ke la vedeva tuto ço ela governava

Tuto governava et in core poneva

De ço ke del so filiol pretioso vedeva

Oi cum el'e biada e plena d'alegreça                        580

Haver un tal filio lci e de tal grandeça.

 

*

Sei persone che conversano in due crocchi.

 

AL signo de una stella resplendente

Tri magi venen da oriente

[14v]  Zevan quirando lo filiol de deo

Lo qual è nado rex deli Çudei                                            585

De questo rex van inquirando

Per ierusalem si van digando

Mo è culu lo qual è nado

Ke deli çude fi apelado

La soa stella avem ça veçui                                                 590

Per ço somo quilo venui

Jn oriente sì n'apari

Venudi lo somo per adorar qui

 

*

I tre magi che cavalcano ciascuno con un vaso

o cofanetto in mano. Davanti a loro una pianta.

In alto la stella che due dè re' magi si additano a vicenda.

 

Herodes odi questa nouella

Ki era segnore de quella terra                                            595

El ne fo dolento et gramo

Con tuti quili delo so regniamo [28]

El congregò tuti li maiori

Li sacerdoti e li doctori

Ked el da lor sauer voleva                                                  600

La o xpo nascer deveva

Quili diseno la verità

Jn Bethleem in quella cità

Per lo propheta lo dissi e l'è scrito

Li de nascer Iesu xpe                                                          605

Odi que disce la scriptura

De Bethleem terra Iuda

De ti un duxe nascerà

Ke'l populo de Israel reçerae.

 

*

Erode sul trono. Davanti a lui i tre re magi

in piedi. Dietro ai magi una persona in atto

di introdurli e presentarli ad Erode.

 

Erodes suso im pei sì se leuoi                                            610

Li tre magi a sì si clamoe

Con grande amore imprese da lor

Quando la stella si aparì a lor

J eseri lo tempo e li contrati

Per ben sauer tuti li fati                                                      615

E dixe a loro or ne n'andà

Jn Bethleem quela cità

Del fantin domandari

Po uerrì si mel diri

Li o vu l'aurì trovado                                                          620

Et in qual logo el sera nado

Ked e voro venire a lui

Per adorar si como vui.

[15v]     JLli se miseno in la via

Ecco la stella li aparia                                                         625

Quella ke pare in oriente

Davanço loro i aparì sempre

Et illi seguivano quela stella

Andando dreo de terra in terra

Quando la stella fo andadada                                           630

Sover lo fantin là o ela era nada

La stella e lì demorò

E plu inançe no andò

Videno la stella ke lì stava

E plu inançe no andava                                                       635

De grande alegreça sì s'alegron

Entro la casa si entron

Lo fantin trovon lì stare

Cun maria soa matre

Quando quisti l'aven veçu                                                  640

Sì se çuton davançu lu

Sì lo començon adorare

E de lor presenti a fare

Et auer sover lor thesoro

Sì ge offren mirra et oro                                                      645

Oro et incenso et mirra offren

Quest'è lo don ked illi ge fen

Qua illi se veno a partire

Una vox ie parili a dire

Al re Herodes no tornahi                                                    650

Per altra via ve n'andai

E quili sen van per altra uia

[16r]    Zascun sen torna in la soa villa

Li nomi dili magi l'un è Guaspar

L'altro Marchion l'altro Baldeçar                                        655

Zascun sen va in soa region

Si como per l'angelo a lor ven in uision.

 

*

L'adorazione dei Magi.

 

Quando la Vergene se leuò de partore

Sì cum se troua intro le carte

E quando in la eglesia ela introe                                        660

La sancta mesa se ge cantoe

La mesa sancta e li sermon

Et oldin lo canto San Simeon

La mesa fo sì sancta e verax

Ke li baston devene cera                                                     665

Tal merauelia deo faxeua

Ke li baston de flama ardeva

Per ço ge dixe li pluxor delera

Sancta maria candellera

E sì s'apella entro lo mesal                                                 670

Sancta maria cirial

 

*

La scena della Purificazione di maria.

 

[16v]  NO fe po longa demorança

Ke'l fe si richa desmostrança

A le noçe d'architeclin

La o'l fe de l'aigua uin                                                        675

Sen°a omiunca menemança

El fe inlo tal desmonstrança

Posa çello per uale e per montagnie

Fin ke-ll'aue passao trenta anni [29].

 

*

La Vergine e Gesù ormai adulto e barbuto che stanno

in piedi davanti ad otto otri disposte in due file sotto

ad una pianta. [Tanto la figura come i versi che essa

intende illustrare (672-79) stanno qui fuori di posto.

 

 [17r ET ecco l'angelo lo messo spirituale                                 680

Messo del segnior lo rex celestiale

Ven a iosepo in uision e i a dito

To maria e'l fantin e fuçe in egipto

Herodes quere lo fantin per degolare

Li con eso loro no dibli demorare                                      685

E stare in egipto e no ten despartire

De qui a quelo tempo ke tel uero a dire

Joseph sen ua tosto in egipto

Segondo quel ke l'angelo i a dito

Vasen de nocte drito per la uia                                           690

Con lo fantin e con sancta maria.

 

*

Fuga in Egitto.

 

Herodes uide ke l'e schernudo

Dali mai ni ke tornon a lui

El fo plen d'ira e iniquita

Va in bethleem in quela cita                                               695

Fa degolar fantin per soa iniquita

E fon cento quaranta e quatro milia

[17v]   Jn lo sancto paradiso la lor mason e scripta

Dauanço lo creatore in lo regno de uita

E le lor madrane forte mente pluraua                               700

Veçando li soi filiol ki herodes degolaua

Or lasemo stare de questo ki e dicto

E si andemo inançe segondo ke l'e scripto

 

*

La strage degli Innocenti.

 

Venudo e lo tempo ke'l sona la nouella

Morto si e herodes e meso soto terra                                  705

L'angelo si sen ua et a ioseph a dito

To maria e'l fantin et exe de egipto

Va in israel mor't'e lo desliale

Quelo ki menaçaua lo fantin degolare

El se leua suso e metese in la uia                                       710

Va in israel con'l fante e con maria

Aue olçudo ioseph e temeua del'andare

Ke'l filiol de herodes regnaua per so patre

L'angelo de deo in uision i apare

Jn terra de gallilea el deuese andare                                  715

El g'e una cita k'a nome naçareth

[18r]     Li sta maria e'l fantin et ioseph

Jlli demoran insema in sancta carita

E'l fantin creseua in seno e in bonta

Seno e sauer e tuta cortexia                                                720

E tuti bon eximpli de soa boca ensiua

La gente ki 1'odiua se dano merauelia

De ço ke dixe lo filio de sancto a maria.

 

*

S. Giuseppe avvisato dall'angelo durante il sonno.

La Vergine seduta col bambino sulle ginocchia.

 

Po sen andoe per plan e per montagnie

Fin ke-ll'aue passao trenta anni                                          725

Si sen çe al fiume iordane

Quand'el bateço san çoane

Si ge mise ihane baptisto

Et elo bateço iesum xpe

E quili ki enlora se bateçan                                                 730

Si auen nomi cristian.

Quando el in trenta anni fon cresue

El començo le grande uirtue

 

*

Il battesimo del Salvatore.

 

[18v]    Na grande merauelia el fe

Ke'l resuscito lo fiol del re                                                 735

K'entro l'aigua era fondao

Fin al terço di el g'era stao

Quand'el ke li mando a dire

Ke'l se uoleua conuertire

Se'l ge rendeua lo so filiol                                                  740

Dond'el n'aueua grande dolo

Jesu xpe no se dementego

Ke'l sancto spirito si ge mando

A lui mando lo sancto spirito

Si'l fe tornare da morte in uita                                          745

E si'l trasse fora ale riue

E tuta la çente si lo uide

Cosi lo rende al patre soe

Comel ge dixe e i comando

Molte gente a lui credeuano                                               750

Per queste cose ke illi credeuano

Mo disemo lo re e bateçao

Con tuti quili del so regnamo

Jhesu xpo sen alegra.

[19r]    E da li inançe el predica                                                     755

Facendo a tuti grande sermon

Segondo ke dixe la raxon.

 

*

Gesù con tre discepoli. Il figlio del re ritto in piedi

nelle acque d'un fiume; un angelo sceso dal cielo gli tiene

con ambo le mani la nucca. Il re con due persone.

 

Lo patre nostro ihesu xpe.

D'omiunca sauer el'e magistro

El fe la sancta conpagnia                                                     760

Molto bella e ben complia

Li apostoli mise in soi capituli

Com li sexanta e du disipuli

Za no se fe longa demora

Ke molta gente se conuertir inlora                                     765

Quand'el passo per li deserti

E per li strigi e per li auete

E mando soi predicatore

De fin in india la maiore

Sancta susana liale                                                              770

Guari de falso criminale

E san ionaxe dela barena

Quando lo gita entro l'arena

 

*

Giona che esce fuori dal dosso della balena.

 

[19v]    Lo re de gloria ihesu cristo

D'omiunca sauer elle magistro                                           775

El descende de cel e ven a nu

Facendo a nu le grande uertu

Li morti de terra su leuo

Visibel mente li suscito

Storti çopi e anche sidrae                                                     780

De lor ge uene pietae

Jnfirmi cegi e cotal çente

El gi sanaua incontinente

El conuertiua li peccatore

Trageua fora deli errore                                                        785

El fe una cossa ke fo grande merauelia

Jn li homini k'erano cinque milia

Sor un monte elo li fe assetare

A grande largeça li de mançare

De du pisci e de cinque pane orçeai                                   790

Tuti afati ali asaçiai

Dodex cofeni fo l'auançamento

Segondo ki in lo euangelio se leçe inlo dentro

Jnlora quela çente si acomençon

[20r]   Dauanço ihesu xpo butase in oraxon                                  795

Leuar le man in alto e preseno adorare

De ço ke'l g'a donao començano regratiare

 

*

Cristo tre apostoli in piedi dietro di lui e cinque

persone che gli stanno sedute davanti. Nel mezzo

due pesci e tre pani; dietro le persone sedute sei vasi.

 

Or digemo del segnore ueraxe

Como nosco el fe paxe

Ke'l se degno a nu uenire                                                   800

A magistrare et semonire

Predicando omiunca homo

E facendo grande sermon

Ke nu deuesem obedire

E la drita uia pur tenire                                                      805

Quando questo a nu diseua

Lo so regno n'inprometeua

Quelo regno glorioso

Soura li altri pretioso

Ke'l no ge ua nesun si çopo                                                810

Ke li no corona e uaga tosto

Ni si infermo ni sidrao

Ke'l no sia drito e resanao

Nesun ge more ni g'a grameça

[20v]    Vmiunca homo e pleno de alegreça                                815

El descende de celo in terra

Per nu intro in [30] la grande guera

Per sostenire sede e fame

Per lo peccao de eua e d'adame

E li disipuli dre ueniando                                                  820

De terra in terra el andando

Prometendo a nu la uita

Se nu çessemo per la drita

Digando a nu li bon exempli

Li eser e li convenente                                                        825

A quili ke uolen in cel montare

Per auere uita eternale.

 

*

Cristo in piedi che arringa dieci persone

sedute tra cui distinguonsi

da una benda che cinge loro la fronte tre donne.

 

D'un grande miracolo ue uolio dire

Ke fe xpe sença mentire

Quelo nostro grande segniore                                            830

Vnd'aue li çudei grande dolore

Sacerdoti e farisei

Li principi deli çudei

[21r]    Jnuidiosi e grami en forte

Ke'l suscito laçaro da morte                                                835

Lo qual era in lo monumento

Ke'l marciva ça la dentro

Quatro di el stete in morte

Si ke'l pudiua molte forte

Jesu criste si lagremoe                                                          840

Ad alta uoxe laçaro clamoe

Ouand'el clamo [31] laçaro uene fora

Jncontinenti el insi fora

Lazaro fo in pei leuao

Da morte a uita suscitao                                                       845

E lo segnor li inpresente

Comandoi ali soi descentri

Ke li lo deueseno desligare.

E laxar lo via andare.

 

**

Cristo con un rotolo nella mano sinistra;

dietro a lui quattro discepoli e davanti a lui

due donne prostrate. Dietro a costoro l'urna

da cui si vede sorgere Lazaro colle mani

incrociate sul ventre. Due persone dietro l'urna.

 

Ora vu avi intesso un bel sermon                                   850

E molto ben trato per raxon

Clamemo marce al creatore

[21v]    Ki e nostro patre segniore

Ke el ne dia intendimento

Segondo lo so bon placimento                                              855

Ke nu possemo dir e fare

Zo ke'l ne uolese comandare

Ke nu possemo portar in paxe

Questo mundo reo e maluaxe

A go ke nu possemo andare                                                  860

Et in alta gloria demorare. [32]

 

Ora homiomo intença e stia pur in paxe

Se d'un bello dito audire ancora ue plaxe

Et eo si prego tuta çente

La qua e qui comunamente                                                   865

Ke me debia intende et ascoltare

De ço ked eo uolio cuintare

Et el ue dixe meser san Poro

Jnlo o e'l to core illo e'l to texoro

Questo digio sapiai segnore                                                 870

Ki l'intende el e da honore

E de gloria e de bonta

E de omiunca utilita

De grandeça e de cortexia

E de uerita sença buxia                                                         875

Sapiai segnor questo sermon

Non e miga de bufon

Ange en sermon de grande pagura

Donde eo si n'o molto grande rancura

[22r]     Petro de barsegape sança tenor                                          880

Questo si fo lo ditaor

Ke dito questo ditao

E dal so core si l'a pensao

Mo el e pluxor ditaori

Ki an dito de beli sermoni                                                   885

Ank'eo ven diro se a deo plaxe

A quel homo segnore ueraxe

Ki m'an dato cognoscança

Et in lu tenio grande fidança [33]

 

Ora ue uolio comandare e dire                                           890

E per raxon molto ben fenire

Mo eo prego tuta çente

Sed co fallase a uu presente

Ke uu me debie perdonare

E no reprehende lo meo ditare                                            895

Et eo ue diro dra passion

Ki sostene lo nostro segnore

E cum el resuscito

E cum l'inferno el spolio

E cum el ne trasse li soi amixi                                            900

Si cum la scriptura dixe

Vna grande merauelia denançe ue dita

La qual de soura si e scripta

Jn sto libro molto bon

Lo qual si a pluxor sermon                                                 905

Ke'l fo trato da morte a uita

San laçaro de ebitania [34]

[22v]    Cosi fara del'altra çente

Quando el sera lo so placimente

Poi receue palma e oliua                                                      910

Mateça fan quilli ki la schiua

La çobia fe con li soi frai

Con lor mangio in carita

Po ge lauo le man e li pee

Jhesu xpe filiol de deo                                                           915

Cum el fo uençuo in quela nocte

Dal traito Iuda scariote

Per trenta dinar ke plu non prese

Per meço la gola sen a apesse

Donde queste cose auu dona                                              920

Za ue cuintaro molt tosto per man

Se uu intendi pur ancora

Eo no ue faro tropo demora

Quando laçaro suscito in inbetania [35]

Li çude penson grande folia                                               925

E si fon grami et molte tristi

De questo miracolo ki fe xpe

E se uoren pur pensare

Cum lo posseno a morte trare

A traimento et a grande torto                                              930

Pur uoleno far si ke'l sia morto

E di e nocte van pensando

E'l traimento si van cercando

Cum illi lo [36] posseno alçire

Ke illi no uoleno ke'l debia uiuere.                                    935

[23r]    Und'el s'axembla li pharisei

E li principi deli çudei

Si sen van a Iesu xpe

Si lo clamon per magistro

Jn mal dire et in mal fare                                                     940

Jlli sel credeuano inganare

Con falsita e con buxia

De lu pensauano felonia

Quela çente inuidiosa

Bruta e falsa et inodiosa                                                      945

No calauano de pensare

Como illi lo posano accusare

Dauanço lo pouolo e del segnore

Ke de loro era imperatore

No li cessauano del maldire                                               950

Per farlo prender et alcire

Jn parole l'aurauen reprençuo

Se illi aueseno pur posuo

E'l nostro segnore ihesu xpe

Lo qual era bon magistro                                                    955

Sape ben lo lor affare

Li lor penseri e li lor andare

Vide la lor inquitae

Mo el era plen de humilitae

Humel mente ge respose                                                     960

Parlando cum plana uoxe

E lia asponeua la scriptura

Parlando con grande mensura

El comença a semonire

[23v]    Jlli no uoleuan pur audire                                                  965

E li çude miseno man ale prede

E si ge traseuano dre

El fuçi delo templo e si s'ascose

Ke illi l'auranan morto a uoxe.

 

*

Due uomini con delle pietre nella loro destra;

Gesù e dietro a lui il tempio.

 

Ora sen ua de terra in terra                                                970

E li çude li fan la guerra

Ora sen van li çudei

E li falsi pharisei

Consiliando molte forte

Comel segniore po esser morto [37]                                   975

Comel segnore omnipoente

A si clamo li soi descentre

Jn li que el a fidança

Si li faxe la predicança

E'l ge dixe ora m'ascoltae                                                     980

Jn ierusalem mego tornae

Heu ue digo in uerita

Ke firo inloga passiona

Li lo filiol del creatore

[24r]     Sera trahido ali peccatore                                                  985

Jlli me ligaran alo palo

Come fosse pur un latro

No gi lagaran de roba in doso

Da li rude da kial meritoço

Jlli spudano suso lo uolto                                                   990

E diran ke'l sia stolto

Si li daran suso lo galon

E de uerçelle e de baston

Tal ge dara suso la maxella

Ke sangue g'andara de qui in terra                                  995

Po lo meteran in croxe

Si l'ulciran tuti axoxe

Al terço di sera leuao

Da morte suscitao.

 

*

Gesù che da un pulpito predica alla moltitudine

raffigurata in sei persone sedute sull'erba.

 

Quando el i aue ben predicai                                         1000

E molto ben amagistrai

Vasen drito per la uia

Com li disipuli in conpagnia

Quando el fo a bel fagie

[24v]    Al monte de olliue                                                              1005

Si clamo du deli frai

Et a lor dise or ven andai

E si andai intrambi du

Jn quel castello ki e contra uu

Li aloga trouari                                                                   1010

Vna asena con l'asenin

Jlli en ligai e uu li desligai

Et a mi si li mene

Se uu troue in lo castello

Ki ue faça alcun reuello                                                      1015

Diri ke'l non abia sognia

Ke alo segnor fano besognia

 

*

Gesù che parla a due discepoli.

Dietro a lui altri quattro discepoli.

 

Jlli se meten in la uia

Jntrambi du in conpagnia

Et al castello illi andon                                                       1020

E l'asena si desligon

Jlli la desligon li adeso

El'a l'asenin con esa apreso

Jlli la menon com eso loro

[25r]    Si dan alo segnore                                                               1025

Suso ge mente le uestimente

Souer l'asena uerax mente

Lo segnor ge fen montare

Per plu suaue caualcare.

 

*

I due discepoli trovan l'asina e l'asinello

che escono da una porta

 

E lo se mete in la uia                                                           1030

E la grande çente lo seguiua

Jn ierusalem ua lo segnore

Et asai ge fan lo grande honore

Partia g'e de quela çente

Ke toleueno le uestimente                                                  1035

E rame e de palma

Si le meteuano suso la strada

La strada van tuti adeguando

La o era le prede e lo fango

Ke la asena non habia male                                                1040

E ke la uaça plu soaue

Omiunca homo ua cantando

E 'l deo del cel si van laudando

[25v]    Osana a ihesu xpe

Fane salui bon magistro                                                      1045

Benedegio sia lo creatore

Ki n'a dato si bon segnore

Tuti quili dela cita

Grandi e piceni e tal e quali

Jncontra ueneno al so segnore                                            1050

Si ge fan lo grande honore

Si com in la scriptura se troua scripto

Jlli ge fen quel honor ki u'e dito.

 

*

Gesù che cavalca sull'asina.

 

JN ierusalem si sen andoe

Et in lo templo si entroe                                                       1055

Trouo li mercadandia

Tute le merce çeta uia

Et desbrego tuto lo templo

Dise a quili k'erano la dentro

Casa mia et oi casa de oration                                            1060

Fata u'an speronca da latron

E po ua uia per la terra.

[26r]    Ke nesun homo no l'apella

No ge fo ici l'albregase

Ni ki de beue l'inuidasse                                                      1065

Ma ese dela cita a man a man

Qui dexe milligia ben luitan

A casa dela madelena

E li aue richa cena

maria fo alegra forte                                                              1070

Ke'l suscito lo fradelo da morte [38]

Si lo receue alegramente

E po li dona de l'inguente

Pretioso e plen d'odore

E si ne unge lo segnore                                                         1075

Li alo en albregai

Lo segnore con li soi frai

 

*

Sette persone stanno ascoltando Cristo che parla stando

accanto alla porta del tempio. Dentro dalla porta stessa

vedesi una panca e in alto al disopra di essa

una stanga da cui pendono due cinture ed altro.

 

MA si g'e un falso frado

Ki Iuda traito fi clamao

Del segnore era senescalco                                                 1080

E caneue si era questo traito

[26v]    Si comença a businare

E de grande ramporgnie a trare

De ço ke sta maria feua

Vnda'l segnore ela ongeua                                                  1085

E si deseua entro li frai

Za uegui sí m'ascoltai

Per que se perde questo unguento

Ke ben uale dinari d'argento

Ben se poraue esser uençu                                                  1090

E de bon dinar auer ablu

Et auer fato carita

A quilli qui an necessita

Ora responde alo segnore

E dixe a Iuda lo traitore                                        1095

Per que uatu ramporgniando

E maria molestando

El'a fato bon lauore

Ke l'a ungio lo segnore

Deli poueri auri asai con uu                                  1100

Mo eo no sero sempre con uu

 

*

Il Salavatore seduto sopra un monticello erboso;

la Maddalena inginocchiata davanti a lui

gli tocca il destro piede colle due mani.

Stanno intorno cinque altre persone.

 

[27r]         DJxe li frai alo segnore

Parlando con grande amore

Di segnore la o el te plaça

O nu deuemo far la pascha                                                      1105

Et el dixe or ue n'andai

Jn ierusalem quela cita

Vn uederi un homo andare

Con un uasello d'aqua portare

Et portara un uasello de aqua                                                 1110

Dige ke faro sego la pasca

Com eso lu ven andari

Et a casa soa demorari

Li aloga apresta

De quel ki besognia de fa                                                           1115

Tute cose a conplimento

Ke no ge sia mancamento

Questo uolio ke uu sapia

Ke meo tempo si e eproxima

 

*

Il Salvatore con quattro discepoli

in atto di licenziarne altri due.

 

Du dili frai uano uia                                                                   1120

Entrambi du in conpagnia

[27v]    No calon si fon andai

Drita mente ala cita

Lo bon homo auen ueçu

Si sen gen drito a lu                                                                     1125

Li inpresente si li an dito

Zo ki li manda lo magistro

Ked-hel sego uol albregare

E la festa de pasca li uol fare

Et illi receue alegra mente                                                         1130

A casa li mena incontinente

Li aprestan lo mangiare

E quel ki g'e mester de fare

 

*

Due discepoli che parlano con un uomo il quale sta

sulla porta d'un edificio e tiene nella sinistra un'anfora.

 

LO segnor con li soi frai

Jn questa casa en albregai                                                         1135

Jn l'ora de uespero el g'intro

Tuti afati si l'asaluto

Dixe frai mei mandegemo

Entremo a desco e si cenemo

Ouando illi fon tuti asetai                                                         1140

[28r]     E si a dito ali soi frai

Vn grande tempo o desidrao

E leua la man si a segnao

De mangiar con tuti uu

Jn questa pasca k'e uegnu                                                         1145

Or mangiemo in carita

A ço ke sia passiona

Or manduga lo segnore

Jn carita com eso loro

E po da desco se leuoe                                                               1150

Li soi frai a si clamoe

E si ge dise oi frai mei

Eo ue uolio lauar li pei

E si respose un deli frai

Ke san petro fi clama                                                                1155

E dixe meser ke uotu fare

Per que uotu li nostri pei lauare

Dixe lo bon segnor ueraxe

Fra petro sta in paxe

Quando t'auro lauai li pei                                                        1160

Ben tel diro per que'l faç'eo

Alo segnore petro respose

E si li dise a plena uoxe

Li mei pei no lauare

Ni imperpetua no li sugare                                                     1165

Dise lo segnore ali frai sei

Si li toi pei no lauaro

Non auere mego a partire

Ni a fare ni anche a dire

[28]      Dixe petro meser e son io                                                       1170

Lauame li pei e le man e lo co

Fa meser quel ke te plaxe

Ke tu e me segnor ueraxe.

 

*

La scena della lavanda de' piedi.

Gli apostoli effigiati non sono che sei.

 

QUando illi aueno tuti li pei lauai

E tuti a desco ill'in tornai                                                     1175

Si li comença a magistrare

E si ge dise in so parlare

Questo exemplo e u'o dao

Deli pei ke u'o lauao

Si como e li o lauadi a uu                                                     1180

Ke li debiai lauar inter uu

E questo ue uolio comandare

Ke ue debiai inter uu amare

Or se lamenta lo segnore

E dixe ali frai lo so dolore                                                    1185

Si li dixe con grande suspiro

Vn de uu me de traire

Li frai ne fon molto dolorosi

E molto grami e penserusi

[29]      Mormorando entre loro                                                       1190

Qual e quel ki e traitore

Juda traito era a desco

E crida forte sont'e deso

Lo segnor si ge respose

Humelmente in plana uoxe                                                 1195

Tu e dito sont'e deso

No'l paleçe ni anche per questo

El g'e li un deli frai

Ke san Çohane fi clamao

Jn scoso del segnore dormiua                                             1200

Grande fidança in lu aueua

Ke aueua grande dolore

D'eser traido lo so segnore

Si le començo a dire

Ki te de meser traire                                                             1205

El ge respose humelmente

Molto ben e dolce mente

Quel fara la traixon

Ki mangiara questo bocon

E lo segnor dixe a Iuda                                                         1210

Toi tosto bocon e si'l manduga

Quel ke tu a pensao de fare

Tralo tosto a desbregare

La boca auri lo traito Iuda

Tole'l bocon e si'l manduga                                                 1215

Quand'e-l'aue mandegao

Sathanas ge fo intrao

Da desco se leuo e si çe uia

[29]      E lasa strar la compagnia

Lo segnor dixe ali frai                                                         1220

Sia guarnidi et aprestadi

E ben acorti et aueçudi

Ke questa nocte firi asaliudi

Scandaliçai uu sari

Quando preso me uederi                                                    1225

Dixe petro un dili frai

Ca no sero scandaliçao

E ge dixe lo segnore

Tu aure lo grande tremore

Quando tu uedere li çude                                                   1230

E scriuanti e pharisei

Et ancora questo te uolio aregordare

Ke trea uia me di renegare

Jnançe ke'l gallo habia cantao

Trea uia m'aure renegao                                                     1235

Dixe petro molto forte

E trouere inançe la morte

Li altri diseno como fe petro

Mori uoliemo se l'e mestero

E çascaun de nu si sera gramo                                            1240

De questo ke nu te uederamo

Et unca da ti no s'amo parire

Per laxarse tuti olcire

Or lasemo questo stare

Ke inançe eo uolio andare                                                  1245

 

*

La Cena degli Apostoli che tutti hanno il nimbo

ad eccezione di Giuda. Questi occupa il 20 posto

alla dritta di Gesù che gli porge il boccone.

S. Giovanni ha il primo posto a sinistra

e posa il capo sul petto di Gesù

 

[30r]     LO segnor im pei leuo

E li soi frai a si clamo

Con eso loro el çe uia

Drita mente ad una uilla

Quando illi fon li ariuai                                                      1250

Jlli erano stangi et afadigai

Li frai se dano alo possare

E lo segnor çe ad orare

Si se buto in oriente

Le man leuo incontinente                                                    1255

E si dise oi patre meo

Ti ki e segnore del cel.

[30v]    SE questa morte a ti si plaxe

Ben la uolio portare in paxe

Da k'eo cognosco lo to talento                                            1260

Ben uolio soffrire questo tormento

Per saluare la humana gente

La qual se perdeua mala mente

Per questo passio ke debio portare

Ben uolio ke tugi se deblan saluare                                   1265

Et oi dolcissimo patre meo

A ti recomando lo spirito meo

Quando el aue ase oradho

A li soi frai sen e tornao.

 

*

Gesù inginocchiato in atto di preghiera;

i dodici discepoli dormono seduti.

 

A Loro si dixe cum carita                                                      1270

No dormi ma si uegia

Stahi tuti in oratione

Ke non intre in temptatione

Trea uia çe ad orare

Al so patre spirituale                                                              1275

Pagura si a delo morire

[31r]    Mo in paxe el uolio soffrire

Da ke'l plaxe alo so patre

Jn plana pax lo uolio portare

Et el se retorna ali soi frai                                                       1280

Si li troua adorminthai

Or ge dixe lo segnore

E si ge dixe con grande amore

Or dormi e si posse

Ke'l meo tempo e aprosimao                                                  1285

 

*

Gesù parla ai dodici apostoli.

 

JVda traitor desliale

Apensando lo grande male

Et apensando lo grande dolore

De traire lo segnore

No cala di e nocte pensare                                                       1290

Cum el ne possa hauer dinare

El sen ando ali çudei

Per uender lo filiol de deo

Comença dire intel loro

Or m'ascoltai belli segnor                                                       1295

Vn grande tempo atti querudo

[31v]    Domando et an uoliudo

Quel ke se dixe re deli çudei

E dixe ke l'e filiol de deo

Se uu'l uori e uel daro                                                              1300

Entro le man uel metero

Questo uolio ke uu sapiai

Ke uolio esser ben pagao.

 

*

Giuda in colloquio con cinque persone.

 

LJ çudei fon adun

Conseliando pur inter lur                                                   1305

De quel ki a dito lo traito

Ke'l vol uender lo segnor

Jn lor conselio an ordenao

Ke Iuda fiça ben pagao

Trenta dinar d'ariento                                                         1310

Questo sera lo pagamento

Si li fan uenir li in presente

Si l'an pagao incontinente

Quando Iuda fo ben pagao

E li dane atte gouernao.                                                      1315

 

*

Giuda con cinque altre persone di cui una gli conta

i danari che riceve nella mano sinistra.

 

[32r]    DJxe segnor ora m'intendi

L'omo e ueçao e scaltrio

Ke l'omo sa de pluxor arte

Ke lo cognosco ben in parte

Per ço uolio ke uu sapiai                                                    1320

Ke uu sia pur çente asai

E dele arme ben guarnidi

E tuti afati me seguidi

Andaro inançe e uu apreso

Quel ke baxaro el sera deso                                               1325

Vu lo pilia e si'l tegneri

Farine po quel ke uu uori

Et illi cridan sia sia

No u'astale si andemo uia

 

*

Giuda in colloquio con quattro persone.

 

[32v]     JVda se mete in la uia                                                        1330

Com li çudei in conpagnia

Tal porta spada e tal folçon

E tal cortelo da galon

Jlli ge van con grande lumere

E con laterne et ceruelere                                                    1335

Or ua uia lo traitore

Drita mente alo segnore

E si dixe a iesu xpe

De te salue oi magistre

Jn quelo logo li presente                                                     1340

Si l'a baxao incontinente

E ihesu xpe dixe a lue

A mi per que e uegnue.

 

*

Giuda bacia Cristo attorniato dalla soldatesca.

 

LJ çudei si lo pillan

Si ge ligon de dre le man                                                    1345

Or lo començon a blastemare

E de grande guançade a dare

L'un lo tira e l'altro lo fere

E l'altro ge ua criando dreo

[33r]    Li altri frai fuçino uia                                                         1350

Lason stare la conpagnia

De pagura ke illi an abiuo [39]

Quando illo se uideno asaliudo

Vn ge ne fo ki se defese

Quando li l'aueno preso                                                     1355

Zo fo petro l'un deli frai

Ki a lo cortelo ben amolao

Si lo trase fora dela guadina

E uasen a loro con grande ira

Ki era habluto contro lo segnore                                      1360

Si talio l'oregia ad un de loro

E ihesu xpe si la pilio

Et incontinente ge la soldo

E si a digio alo so fra

Cum la grande humilita                                                      1365

petro mete lo cortelo to

E si lo torna in lo logo so

Ke a gladio sol ferire

A gladio e degno de morire

Dixe lo segnore ali çudei                                                     1370

Ke ge ligon le man de dre

E con spade e con lançon

Preso m'aui com un latron

Za fue il templo spesa fiada

La dentro ke u'amagistraua                                                1375

Vu çudei no me prendisti

Ni nesuna fiada me tenisti

[33v]    EL g'e un soxero de caifax

Ke vol sauer quel intel fax

Si nel domanda palexe mente                                             1380

Veçando quili ki g'in presente

El ge responde lo segnore

Cum planeça e con amore

Jn lo templo ho predicao

Jn palexe et non in priuao                                                    1385

Jn sinagoga et in contradi

La oe li çudei en congregadi

Querine quili ki m'an olçu

Ke molto speso g'in abiu

Jlli ue diran la uerita                                                             1390

De quel keli amagistra

Vn deli çudei li inpresente

Leuo le man incontinente

Si ge de tal suso la maxella

Ke sangue ge çe mintro in terra                                          1395

Forte crida contra lui

Tu malament'e responçu

Responde a lu lo filiol de deo

Alo crude falso çudeo

Humel mente et in grande paxe                                          1400

Dixe lo bon segnor ueraxe

Se digo mal rendi prouança

E si monstrai testimoniança

Se digo ben per que me dai

Digando eo la ueritai.                                                         1405

[34r]    LA çente rea e maluaxe e falsa

Si menon xpe a caifaxe

A furo et a grande ira

Contra lu lo populo crida

San Çohane e san petro                                                       1410

No se toleuano ça deo

Vn grande fogo era in la casa

O la gente se scaldaua [40]

petro ge la molto tosto

Ke poca roba aueua in doso                                                1415

Jn quelo tempo era sorada

E tuta nocte aueua uegiado

Or se scalda planamente

Vna ancella ke li era

A petro pari molto fera                                                       1120

Jncontra lu ela i a dito

Tu e de quili k'erano con xpo

Responde petro e si'l negoe

Oi femena dise quelo niente no soe

Vn'altra ancela li inpresente                                               1425

Si a dito lo someliante

petro aferma e si çura

Ke'l no'l cognosce ni'l uide unca

Vn altro homo dise a petro

Tu eri con ihesu naçareno                                                   1430

La toa loquela lo manifesta

petro çura e si protesta

Ni lo cognosco ni lo so

Trea fiada lo renego

[34v]    Lo gallo canto li 'npresente                                                  1435

E petro l'odi incontinente

Quando el odi lo gallo cantare

Si s'acomença a regordare

De quelo ke i aueua dito

Lo segnor de ihesu xpe                                                          1440

Ked el lo deueua renegare

Ançe ke 'l gallo deuese cantare

Vergonça n'aue e dolore

Ke 'l renego lo so segnore

Or se conço a lagremare                                                       1445

E de grami suspiri a trare

Li principi deli çudei

Sacerdoti e pharisei

Quando tornon tuti adun

Grande conselio fan enter loro                                            1450

Encontra xpe an ordenao

Ke a morte fiça condempnao

Jlli menano xpe a pillato

Et anlo fato lu legato

 

*

Sotto un porticato Pietro seduto davanti ad una fiamma

accesa sul suolo parla con una donna che gli sta

davanti in piedi e in compagnia di due altre persone.

Sul tetto si scorge un gallo in atto di cantare.

 

[35r]     [Y]Uda uide lo segnore                                                    1455

Jn grande pene et in dolore

Amaramente et a grande torto

Dali çudei deuer fi morto

E pensa ke l'a mal fato

E uoleua retrare indreo lo pato                                          1460

Si sen ua ali çudei

E domando lo filiol de deo

Jlli resposeno incontinente

Ke illi no uoleno far niente

Lo falso Iuda peccatore                                                       1465

Li dinar çeto enter loro

Dal bon segnore se desperò

Et incontinente si s'apicò [41].

 

*

Giuda appeso ad una pianta.

 

PJllato clama lo filiol de deo

E dixe e'·tu re deli Çudei?                                                  1470

Et responde ihesu xpe

Et si ge dixe tu e' dito!

Li principi deli Çudei

Sacerdoti e pharisei

[35v]    Li començano acusane [42]                                                 1475

E de falsi testimonii dare

Pillato dise al segnore

Odi que te dixe questor

Ke illi te dan testimuniança

E contra ti fan prouança?                                                    1480

Lo Segnor sta humelmente

No ge responde de niente.

 

*

Pilato seduto sopra un banco parla

con Gesù dietro a cui stanno tre persone.

 

PJllato uide ke a grande torto

Jhesu xpe vol fi morto

Ad falsita et a buxia                                                              1485

Ulcire lo uoleno per inuidia.

Laxsa lì lo filiol de deo

E uasen fora ali Çudei;

Jlli en congregai lì apresso

Et a lor dixe li adesso                                                             1490

Vu aui ordenao

Ad omiunca pasca de fi laxao

Vn de quili ki aueseno offeso

Ke in uostra possa fosse presso

[36r]    Qual uoli ki uaga in paxe                                                       1495

D'entre xpe e barabaxe

Tuti crian barabaxe

Quel uoliemo ke uaga in paxe

E criano molto forte

Jhesu xpe fiça morto                                                                1500

Pillato responde et a lor a dito

Que sera de ihesu xpe

Non a fato nesun torto

Per que deuesse esser morto

No trouo in lu ça cason                                                       1505

Per que in lu abia rason

De far xpe degollare

Ni a tormento tormentare

E li çudei crian ad alta uoxe

Pur moira moira in la croxe                                                1510

Crucificare pur lo uoliemo

Sor la croxe delo legno.

 

*

Pilato parla con tre persone fuori del pretorio.

Cristo sta sulla porta del pretorio.

 

PJllato uide lo rumore

Ke illi fan contra'l segnore

[36v]    Ke niente el ge çoua                                                              1515

Quando per lu e-li pregaua

ala maior iniquitae

Li cresceua pur assae

Venir el fe de bela aqua

Jn un uaxelo k'a nome la caça                                             1520

E-lle mane si se lauoe

Et un donzello a si clamoe

Ke'l ge portasse un mantile

Et ali çudei comença dire

Segnor eo me lauo le man                                                   1525

Vedente uui tuti per man

Ancora si e a loro digando

K'eo no uolio esse colpando

Jn lo sangue de questo homo

Li Çudei disseno a lu                                                            1530

Tuto sia souer nu

Soura li filio ke nu habiemo

Tuto lo peccao receuemo

Ala perfin pillato de xpe ie de bailia

Ke illi façano ço ke illi uoliano per soa grande folia.     1535

 

*

Pilato levatosi da sedere si fa versar acqua sulle mani

da un uomo dietro al quale stanno due altri servi.

 

[37r]    Jli perdonon a baraban.

E tolen xpe a man a man

Si lo despolion tuto nudo

Si com el fosse pur mo nasudo

E no ge lason de roba in dosso                                            1540

Fora la trasen molto tosto

Posa se lo [43] ligon alo pallo

Si com el fosse pur un latro

E de uerçelle molte grosse

Si lo feriuano souer le coste                                                 1545

E tanto ge de per le brade e per le gambe

Ked el ploueua uiuo sangue

E la carne blanca molto s'ascoriua

Plu negra ka coldera ela si pariua.

 

*

Gesù flagellato da due sgherri.

 

D'Una corona li fan presente                                              1550

Fata de spine ben ponçente

Plu ka lexena el'era aguda

Suso lo co si ge l'an metua

Et illi ge la meten de tal uirtu

Ke'l sangue fora g'e insu                                                       1555

[37v]    E d'una porpora l'an uestio

A ço ke'l fiça ben screnido

Dauanço ge stan in ginogion

Per far de lu deresion

E per iniquita e per grande ira                                            1560

Tuto lo pouelo sen scregniua

E si deseuano a mala fe

deo te salue meser lo rex

 

*

Cristo seduto colla canna nella destra

e senza la corona di spine. Nove persone

gli stanno dattorno a beffeggiarlo.

 

JN golgatha ua li çudei

Con eso lo filiol de deo                                                         1565

Li çudei uideno un homo

Ke simon aueua nome

Si ge fan la croxe portare

E gramamente lo vol fare

No se l'atenta a contradire                                                  1570

Ke gran pagura ha del morire

 

*

Cristo seguito da tre persone e preceduto dal Cireneo

colla croce in ispalla. Un'altra persona precede al Cireneo

portando essa pure un legno assai lungo sulle spalle.

 

[38r]    QUando illi fon la andai

E tuti afati congregadi

Lo pouolo cria tuto a uoxe

Pur moira xpe in la croxe                                                    1575

Ora fo xpe li ariuado

E molto tosto l'an crucificado

La suso in la croxe si l'apicon

Le man e li pei si g'ingiodon

Or lo començan a ferire                                                       1580

Si com homo k'ili uoleno olcire

Et in meço de du latrone

Xpe sostene passione

Com eso loro in croxe leuao

Et in meço loro e çudiçao                                                    1585

L'un era reo et peccatore

Forte screniua lo segnore

Al'altro ne fite grande peccao

Marce ge uene e pieta

A ihesu xpe marce clamoe                                                  1590

E dixe meser in lo regno toe

Quando uorre li andare

De mi te debii aregordare

[38v]    E ihesu xpe si ge dixe

Ancoi sere mego in paradiso.                                             1595

 

*

Cristo in croce con mani e piedi inchiodati;

i due ladroni pure in croce ma con mani

e piedi legati. Ai piedi delle croci quattro giudei.

 

LO segnore uide la matre stare

Plangorenta e grama strare

Dolorosa e molto trista

Con san çohane euangelista

Jntrambi du prese a clamare                                               1600

L'uno al'altro a comandare

Ala matre si dignoe

Oi femina ecco lo filiol toe

Al disipulo dise apreso

Zo era çohane li adeso                                                          1605

Ecco la matre toa

Et elo la ten oimai per soa

 

*

Cristo in croce; ai piedi di questa

uno per parte maria e Giovanni.

 

[39r]  QUand'el uene a trauersare

Ad alta uoxe prese a clamare

Oi patre meo domino deo                                                    1610

A ti comando lo spirito meo

Et oi patre meo celestiale

No me dibli abandonare

E la soa testa si inclinoe

E da beue domandoe                                                           1615

E un deli çudei fo tosto acorto

Axeo con fere g'aue sporto

E quando el n'aue ben cercao

Et ali çudei dise el'e consumao

Ora trauerso ihesu xpe                                                        1620

Quando el aue questo dito

 

*

Cristo in croce viene abbeverato

mediante una spugna fissata in cima ad una canna.

Tre giudei compreso colui che sporge la spugna.

 

[39v]    ORa plance e plura sancta maria

Del so filiol ke la uedeua

Jn la crox esser penduo

Despoliado e tuto nudo                                                       1625

Dal co ali pei el sanguenaua

Jn la croxe o el picaua

E passionado molto forte

Jn la croxe o el pende in morte.

 

*

Cristo in croce. Ai piedi S. Giovanni

e maria sorretta da due donne.

 

LJ çudei pleni de uenin                                                        1630

Si ge menon l'auogal longin

E longin l'auogal apenao

La lança ge mise per lo costao

E per si grande força lo feriua

Dentro dal core el la sentiua                                               1635

E fora per la sancta plaga

Si insi sangue et aqua

 

*

Cristo ferito da Longino. Alla sinistra due altre persone.

 

[40r]    LO sangue e l'aigua uene in plaçall

Et el sen lauo li ogi e la faça

Li ogi sen lauo e li menton                                                  1640

Posa uide plu claro ka un falcon

Quando el uide si lagremo

Et in greue colpa si clamo

El uene al sangue a si'l couri

Et a deo tanto serui                                                              1645

Tanto ge fe seruisii da bon grao

Ke el fo po martiro clamao

 

*

Cristo in croce sparge sangue dal costato.

Tre altre persone.

 

POsa se leua un tempo tale

Ke fo molto greue e mortale

Tuto lo mundo s'atenebrie                                                  1650

[40v]    La nocte fo da meço die

Pestelentie e terremoti

Da meço di deuene notte

Tuta la gente si se smariua

Asai gen fo ki sen pentiua                                                  1655

Per ço fe ben lo re pillato

 Ke 'l se lauo da quel peccato

 

*

Dieci persone addormentate.

Sopra di esse tre stelle la luna e il sole.

 

A Mala mente et a grande torto

Jhesu xpe si e morto

Tuta la terra si tremoe                                                         1660

Quando xpe trauersoe

Multi corpi en suscitadi

E da morte en su leuai

La luna e'l sol si se obscuri

E'l tempio grande se desparti.                                            1665

 

*

Edificio con due torri delle quali crollano le cime.

Due sepolcri dall'uno dei quali sorgono

dieci cadaveri e dall'altro cinque.

 

DEus aida dix sancta maria

Questa si e grande maluasia

Ki a fato [44] sto çudeo

Jn lo dolce filiol meo

Or clama e dix sancta maria                                                1670

Vu ke trauersai per la uia

E tai e quai a mi uegi

Lo meo dolor si uederi

Se'l n'e nesun lo someiante

Al meo dolor ki e cotanto                                                   1675

Si'n g'inuida le soe serore

Ke sego plangan sto dolore

Or plançan e pluran molte forte

Del so filio ke la ue morto

A gran peccao e mala mente                                               1680

Flagelao e greue mente

Deus aia dix sancta maria

Plançemo tute in compagnia

Plançe mego le me serore

Plançi mego lo grande dolore                                             1685

Plançi mego del meo filiol

Dond'eo ne porto lo grande dolo

Ke sempre e stado bon e liale

Sana peccao e sana male

Da ke finsi dal meo uentre                                                  1690

Casto e puro e uiuudo sempre

E da ke'l fo inçenerao

Sana macula e aleuado

Sempre a seruido ali çudei

[41v]    Lo dulcissimo filiol meo                                                      1695

Dal meo filio illi an abluo

Tuto quel ke li an uoliudo

Per inuidia et a grande torto

Li çudei si me l'an morto

Quando el'aue ço dito et a tuta fiada                                 1700

Si fo in terra strangosada

Le tre marie g'en presente

Le que si n'en grame e dolente

Ele ne portan lo grande dolore

Dela morte del saluatore                                                     1705

Plangen tute in compagnia

Con la uergene maria

Or plançen tute le tre serore

Con grangi suspiri e con dolore

Del bon segnore ihesu xpe                                                  1710

Lo qual in crox e ça finito

Si coro eo ue n'o aregordao

E denançe n'abiemo parlao.

 

*

Gesù in croce. Ai piedi Maria con due

altre donne a destra e S. Giovanni a sinistra.

 

[42r]  CErto li çudei si ne fen soçura

Contra'l segnor ie fen cura                                                  1715

Jlli perdonon a baraban

Xpe olciseno a man a man

Ki era iusto e bon segnor

E quelo era latro e traitor

Et oi tapin miseri dolenti                                                    1720

Com poiuo esser grami sempre

Li latron miseri çudei

Auer morto lo filio de deo

Oi deus aida sancto patre

Com penson questo a fare                                                   1725

Ke'l mundo aueua in soa bailia

Pensar de lu cotal folia

E lo fiol de deo ueraxe

Tuto lo receue in paxe

Ke illo fo pro e forte                                                               1730

Et obediente de fin ala morte

Quand'el uene a trauersare

A lor degno a perdonare

Al so albergo el g'inuido

Quando lo co el g'inclino                                                      1735

Et oi ihesu xpe deo ueraxe

Manda a nu la toa paxe.

LJ in presente era un homo

Ke iosepo aueua nome

Et era d'una terra maraluaxia                                              1740

Vene a pillato e si'l queriua

E questo iosepo era bon e liale

[42v]    E molte ie desplaque questo male

E dixe eo son stao to soldaero

Ni anche oltro no quero da ti                                              1745

Se no quel propheta se'l te plaxe

Ke'l uolio metere entro lo uaxe

Pillato gen de la parolla

Ke con la bona uentura la tolla

Si'n fata soa uolunta                                                            1750

Ke ça no li sera ueda

Josepo pillato regratia

Et a ihesu xpe si e retorna.

 

*

Giuseppe d'Arimatea davanti a Pilato col ginocchio

sinistro piegato e le mani giunte. Pilato seduto.

 

ET iosepo e nicodemo

Si ge desclauo le man e li pei                                             1755

Per amore e per grande seruixio

Lo traseno Foso del crucifixo.

 

*

Giuseppe d'Arimatea che appena ha dischiodate

le mani di Cristo e Nicodemo che con una tenaglia

sta schiodandone i piedi. Maria dietro a cui stanno

due donne getta le braccia al collo di Cristo.

Dall'altro lato sta S. Giovanni.

 

ET iosepo aueua un bel pano

Lauorao e ben fato

Jnlo dentro si l'inuolio                                                         1760

E po'l portan uia da inlo

Si lo porton al monumento

Ke ole plu ke no fa plumento

E quele sancte compagnie

Et ase plura le tre marie                                                      1765

Ke-lle porton per bon tallento

Lo sancto pretioso unguento.

 

*

Gesù deposto nel sepolcro dalle tre Marie

da Giuseppe da Nicodemo e da Giovanni che piange.

 

LO sancto corpo si e ingoruernio

L'anima sen çe al'inferno drita

Quando ad inferno çe ihesu xpe                                          1770

Passo serpenti e basilischi

Tanto g'intro e ferro e forte

Ke tute se dexbrixo le porte

Le porte rompe e dexbriso

E lucifero incadeno                                                                1775

Lucifero se mise in cadena

E li soi amixi trase de pena

[43v]    Quando el trase fora eua et adame

Jsac iacob et abrame

Jsaia n'a trato in quela dia                                                   1780

Natan propheta et ysaia

E'l propheta sacariel

Jeremia et israel

Si'n trase moises et aaron

Dauid profeta e salamon                                                     1785

E tuto lo pouol de israel

E la compagnia de moises

E thomasen et anoe

Jnlora parti li bon dali re

Quando l'inferno el spolio                                                  1790

Al monumento retorno

Al terço di ke'l resuscito

Partise da li e si sen ando

E si sen ge in gallilea

Per fuçire la gente çudea.                                                    1795

 

*

Il diavolo ritto sulla coda d'un drago e Cristo

che trae fuori un'anima dalla bocca del drago.

 

LE tre marie porton un unguento

E si sen andon al monumento

[44r]    La o el'era metuo si guardon

Lo sancto corpo no ge trouon

Lo sancto angelo g'apari                                                     1800

Li o era le tre marie

E tute tre suso un predon

Si staseuano in grande pensaxon

E fen semblança de tremore

Quando ele uideno lo splendore                                        1805

Lo sancto angelo si li asalutoe

Po le queri e domandae

E si ge disse con grande amore

Non abia uu ça timore

Mo que aspetta uu tre marie                                               1810

Ele resposeno e si deseuano

Nu aspectemo lo deo possente

Ki e insuo del monumento

Ke ancoi al'alba del maitin

Apari un sancto pelegrin                                                     1815

Nu l'atendemo e li soi ministri

Ked illi cuintan ke'l sia xpe

K'e uerax patre e segnore

Ke de tuto lo mundo e creatore

Ke soffri la grande pena                                                      1820

Ke l'a ueçu la madelena

Andrea e petro lo van cercando

E li disipuli e li altri sancti

Dix l'angelo uu queri ihesunaçare

Crucificao dali çudei                                                            1825

Jn gallilea uen andari

E li aloga lo trouari

[44v]    Or uen andai le tre marie

Cum sancta gratia replenie

Didi ad andrea et a petro                                                     1830

Et ali altri sancti ki'l requerono

A sancta maria et a san çoane

Ke li alo lo trouaran.

 

*

Le tre Marie al sepolcro sul quale sta

seduto un angelo in veste candida.

 

JN gallilea çe li sancti

La o era suscita dolo e planti                                              1835

La soa matre gloriosa

Ki fo de deo regina e sponsa

E soa marre et soa filia

Questo fo grande merauelia

Et e-llo filiol e patre                                                            1840

Si com el uose comandare

 

*

Le tre Marie davanti alle mura merlate di un castello.

 

FJn alo terço di ke'l suscito

Ala madelena se monstro

E la madelena entro l'orto era

E ihesu xpe çe la o el'era                                                      1845

E quela prese a guardare

E ihesu xpe uide li stare

Quela a lui si sen ando

Et ali soi pei si se buto

E li comença merce clamare                                               1850

Si com el'era usada fare

E ihesu xpe si la segnore

Partise da li e si sen andoe.

 

*

La Maddalena in ginocchio davanti a Cristo.

 

A San petro et ali altri frai

Pluxor fiada si se monstra                                                 1855

E per terra e per mare

Pluxor fiada a lor g'apare

Vna sema ki eran uegnui

Jnt'una casa tuti aduni

Molto grami et penserusi                                                   1860

Per li çudei eran ascusi

[45v]    Aueuan serao le fenestre e li usgi

Et in grande pagura stauan tugi

Molto staxeuano in grande error

Quando ihesu uene intre lor                                              1865

Jhesu xpe uene in meço

Et a lor parlo adesso

Entre lor uene e disse ste in pax

E tuti cognouen deo uerax

Pax a uui el dix a lor                                                            1870

E son deso non abiai timor

Si ke çascaun l'afiguro

Ma san thomax ge dubito

San thomax illora no g'era

Quand'el uene la sancta spera                                         1875

Quando ihesu fo ben cognosuo

E san thomax si fo uegniuo

El no crete la uerita

Fin ke'l no toco le plage

E lo segnor dixe thomax                                                      1880

\o critu ke sia deo uerax

Vedi le man uedi li pei

Vedi le plage fradi mei

E ihesu xpe si annuntia

Beati ki uite e ki credera                                                     1885

Ma piu beato sera colu

Ki no uite e credera a nu

Jnlora sape senta tenore

Ke l'era ben lo uerax segnore

Quando fo si ferma la credença                                          1890

[46r]    La pasca fen per alegrança

Tri di aueuano çiçunao

Per lo segnor ki fo penao

Ki no mangiauen ni beueuano

Per grameça k'ili aueuano                                                   1895

Ma lo segnor si li alegra

De sancta manna si li savia

Cum planeça e con mensura

Si g'auerse la scriptura

Ked ili creçano con la mente                                               1900

Ke'l sia delo ueraxmente

Quaranta di apari a lor

Jhesu xpe lo saluator

De sancto regno ke'l ge parlaua

E de ben far li amagistraua.                                                1905

 

*

Gesù in mezzo ai dodici discepoli.

 

E Po dixe ala soa matre

Ke la se debia confortare

Jn breue sera in tal compagnia

Ke mai no sentira de lagnia

Plu luxera le speritale                                                         1910

[46v]    Ke no fa stella çornale

Sempre staremo mi e le

Jn la marce del patre meo

A reclamare solo timore

Marce per tuti li peccatore                                                 1915

Lo patre meo si creo lo mundo

De fin al cello in lo profundo

E cel et airo et aqua et terra

E tuto quanto sauer el'era

Za intro loro m'a trametuo                                                  1920

E mal cambio me n'an rençuo

Vu saui ben la uerita

Si cum e fu crucificao

La mia morte e o lasao scripta

E cum eo son tornao in uita                                                1925

E nu diri entro li sermon

La mia morte e la mia resurrection.

 

*

Gesù con Maria.

 

E Dixe ancora a çoane et a petro

Cum lo mundo era lo so guerero

Lo mundo ue laso e si 'l refudo                                           1930

[47r]    Quel mundo si no m'a cognosuo

Al mundo uigni e'l mundo cognoui

E lo mundo no cognoue mi

Cosi ue digo e ue responço

Ki e con mego no si con 'l mundo.                                      1935

 

*

Cristo con un libro aperto nella mano

sinistra parla a due discepoli.

 

VEdente loro el se leuo

Jn l'alto cello si sen ando

Jn quelo regno glorioso

Dauanço alo so patre pretioso

Li disipuli delo segnore                                                     1940

An abiu lo grande dolore

Li que romasen çoso in terra

jn dolor et in grande guera

Vnda'l segnor li a laxadi

Ke'l no li a sego menadi                                                      1945

E si in romasi de dreo

Jn quelo monte de oliue

Et leuan li ogii inuerso cel

Et al segnor si guardano dreo

Du angeli ueneno adesso a loro                                       1950

Si com plaque al creatore

[47v]    Molto belli et auinenti

Vestidi de blanco e belli e genti

Si ge diseno incontinente

Que fauu qui bona çente                                                   1955

La suso in cello per que guarda

Dre alo segnor la o el'e anda

Si com l'aui ueçuo montare

Lo ueri ça çoso tornare

E li angeli si fieno uia                                                         1960

Entrambi du in compagnia

La suso in celo si en tornadi

La illi staran sempre exaltadi

 

*

I dodici apostoli con Maria alla lor testa stanno

in ginocchio cogli occhi rivolti al cielo. Cristo in piedi

guarda egli pure al cielo che è raffigurato

in un disco azzurro seminato di stelle.

 

Lj disipuli uano uia

Quela bona compagnia                                                       1965

Jn ierusalem sen van ascusi

Molto grami e pensorusi

Vnde'l segnor li abandono

[48r]    Per que in terra li laso

Ke'l no se li meno dreo                                                         1970

Quand'el monto la suso in celo

Lo segnor si li amo tanto

Ke'l ge tramise lo spirito sancto

Ali dise du uene in lor

Aprisi fon de grande amor                                                  1975

E de seno e de scriptura

E de grande bona uentura

E de sapientia e de bonta

E de tuta grande lialta

Grande mente en confortai                                                  1980

K'illi se teneno asegurai

Spirito sancto si e in lor

Ki ge da força e ualor

E grande seno e grande memoria

De dire delo segnor de gloria                                              1985

E quando illi se ueneno a despartire

Tuti se baxon sença mentire.

 

*

Cristo dall'alto manda tredici raggi sui dodici

discepoli e la Vergine seduti sopra un banco.

Sul capo di ciascuno la lingua di fuoco.

 

[48v]    ORa se desparçeno per lo mundo

E digando ad omiunca homo

Ke ihesu xpe si fo morto                                                      1990

Amaramente et a grande torto

E da morte e su leuao

Jn alto cel si n'e andao

E van digando in palexe

La sancta uita ked el faxeua                                                1995

Cum el uene in questo mundo

Per scampar omiunca homo

Dele man de uegio antigo

Sathanas crude inimigo

E van digando ste nouelle                                                    2000

E per cita e per castelle

La o e li grangi imperatori

Marchixi e conti e grandi segnori

Palexe mente ueçente omiomo

De questa sancta passion                                                     2005

Ke sostene ihesu xpe

Lo qual fo lor magistro

No temeuen de niente

Ke illi no deseseno palex mente

Ke illi no splanaseno la scriptura                                       2010

La o el'era la plu dura

Tuta çente amagistrando

E lo batexemo predicando

Merauelia quel k'illi diseno

Dala fe e del batexemo                                                          2015

Predicando la trinitai

[49r]    Ke omiunca homo uegnia a xpistinita

Asai dela çente segueno lor

E con la mente e con lo cor

Predicando franca mente                                                     2020

La gesia cresce grande mente

Tuto lo mundo ua parlando

De ço ke quisti van digando

E de seno e de sauere

De grande uertu ke illi paren auere.                                  2025

 

*

Due apostoli in atto di conversare insieme.

 

LO patre deo creatore

Grande uertu si fa per lor

No uene a lor a men de niente

Ke 'l con lor regna sempre

Et a lor si fe una impromessa                                             2030

Ke a lor fo de grande grandeça

Ked el no li a abandonare

Fin ke'l mundo si a durare

No afidel li soi corpi

Ke per lu debieno esser morti                                             2035

Or se stan dauango li re

[49v]    Predicando la sancta fe

Dauanço conti e marchixi

Et afermano in palex

Ke ihesu xpe si e segnor                                                       2040

Verax patre et saluator

Ke'l fe cello e la terra

E descende in la ponçela

Receue morte uerax mente

Per saluare la humana çente                                              2045

E cumel terço di el resuscito

E cum l'inferno el spolio

E trase fora li soi amixi

Si cum la scriptura dixe

Jncadeno lo inimigo                                                              2050

Quel superbo uegio antigo

E trase fora et adame et eua

E tuti li bon ke li era

Li propheti e li sancti patriarchi

E li meno in uita eterna                                                       2055

E li aloga li gouerna

E ki uol li andare

Jn questo a demorare

Tegnia xpe per so deo

E lasa stare lo uan e reo                                                      2060

Tegnia la fe drita e ueraxe

E faxça quel ke a xpe plaxe

Et adora in trinita

La diuina maiesta

E schiuie satanaxe                                                               2065

[50r]    Omiunca idola se destruga

Entro lo fogo se conduga

Ke non an intendimento

Ni alcun cognoscimento

Ben e raxon ke le siano destruge                                        2070

E tute afate siano conbuste

 

*

Un apostolo predica dal pergamo a sette persone.

 

QVisti regi et imperatori

Conti e markixi e grangi segnor

Si fon irati contra li descentre

De ihesu xpe omnipoente                                                     2075

Si li fan marturiare

E de grande pene durare

Jn la croxe pene soffrire

Taliare le teste e morire

Jli se leganao [45] scortegare                                                2080

Ançe ke illi uoliano deo negare

Et si stano molte forte

Et in grande paxe toleno la morte

[50v]    Alegramente e cum bon core

Si ke la morte no ge dore.                                                   2085

 

*

S. Pietro crocifisso col capo rivolto all'ingiù.

- S. Paolo decollato vicino ad un albero.

Davanti a lui il carnefice colla spada in mano.

 

ENcosi uan l'anima de lor

Jn paradiso alo so segnor

Jn questo logo resplendente

E li stan alegramente

Jhesu xpe lo bon segnor                                                       2090

Si ge fe a lor grande honor.

 

*

Cristo seduto accenna colla destra ad un angelo

che volando viene a lui colle anime degli Apostoli

Pietro e Paolo tenute ritte dentro un lenzuolo

che è nelle mani dell'angelo.

 

[51r]     LJ sancti corpi pretiusi [46]

Priuada mente fin ascusi

Sepelidi e gouernadi

Tuti son sanctificadi                                                            2095

deo fare per lor uertu

Segondo kello ki nu auemo ueçu

Gexie g'e fate alo so honor

Jn nostra terra n'e pluxor.

 

*

Una Chiesa dentro alla quale si vede un sepolcro.

 

CLamemo marce a ihesu xpe                                            2100

Lo qual si e uerax magistro

Ke'n dia gratia de ben fare

Ke nu habiemo uita eterna

Dauanço l'alta segnoria

Cum quella nobel segnoria e conpagnia                       2105

Jn secula seculorum amen.

 

PEtro de barsegape si noi ancora

Tractar e dir del segnore

[51v]    Ke'l uora dir e fare

E li bon e li rei çudigare                                                     2110

E se mi uoliti bona çente

Questo dito ben intende

Si ven diro in grande parte

Si cum el'e scripto in queste carte

Et eo prego per bon amore                                                 2115

Ke uu debie intende boni segnor

E uu donan ke si presente

Prego ke uu debiai intende

Questa non e pançanega d'inuerno

Quando uu ste in grande soçorno                                    2120

E ste a grande asio ape del fogo

Cum pere e pome quando e leço

Mo se uu intendi ben la raxon

Vu si n'auri grande pensaxon

Se plu de prede no seri duri                                               2125

Vuui n'auri de grande pagure

Si intendi questo sermone

Ke ue uolio dire per raxon

E se uu ue de ben ad intendimento

Qualke cosa n'auiuo imprende                                           2130

QVel homo si e mato ke tropo s'asegura

Jn avere grande richeçe e stare in auentura

K' ei'o ueçuo ventura e grande rikeçe

Ki en deuenue a grande baseça

Lo segolo e fragele e uane                                                   2135

Tal g'e anco no g'e doman

Zascaun deuria pur pensare

[52r]    En in ben dire et in ben fare

E soura li quatro pensamente

Ond'omo uene a saluamente                                              2140

Lo prumer si e de strapasare

E lo segondo de resuscitare

Lo terço si e'l del paradiso

Lo quarto e inferno ço m'e uiso

Ki pensera soura quisti quatro                                         2145

Za no fara mortal peccato

E quel ke no ge pensara

Se ben el uiue mal g'aura.

Avemo dito de questo mundo

E de que e fato l'omo                                                           2150

E cum xpe tiene in terra

Jn la sanctissima polçella

E cum el porto grande passion

Per nu aver saluation

Ancora g'e un poco a dire                                                   2155

No ue recresca de l'odire

Com lo segnor omnipoente

Zudigara l'umana gente

A Lo çudisio al di del'ira

Ke li sera de grande ruina                                                  2160

E li sera podesta

Forte mente acompagnia

E la celestia caualaria

Zoe li angeli gloriusi

Cum tuti li sancti pretiusi                                                  2165

Li sera lo grande splendore

[52v]    Ki resplendera cum fa lo sol

La diuina maiesta

Pretiosa podesta

Jhesu xpe poscente                                                              2170

Molto forte e grande mente

Se ponera suso la cadrega

E dauanço lu la nobel schiera

E cureri e tubaturi

E li grangi e li menuri                                                         2175

Omiunca persona debia li andare

A quelo aregno genera

Molto tosto e prestamente

Asemblara tuta la çente

Le grande uertue dal cel uera                                           2180

Jn iosaphat la condura

L'altissimo uerax deo

Per çudigare lo bon dal reo

Mo li sera si grande fortuna

Turbar se n'a lo sol e la luna                                             2185

Le stelle del cel e li alimenti

E l'airo e tuti li firmamenti

E ben uel dixe la scriptura

Ke li apostoli auran pagura

Quando illi uederan lo cel piegare                                   2190

E li archangeli an tremar

Mo quando quili auran tremor

Que pora dire li peccator

Ki no seran mundi ni lauai

Dali crudelissimi peccati                                                   2195

[53r]     Multi poran esser dolenti

Ke la no trouaran parenti

Ke posa l'un l'altro asconder

Ke molto auran de si a dir

Oi deo cum seran beati                                                       2200

Killi k'eran iusti trouati

Partir i aura lo segnore

Si cum fa lo bon pastore

Ki mete le pegore dal'una parte

E li caprili mete desuarte                                                   2205

Ke'l metera li bon dalo lado dextro

E li maluaxi dalo lado senestro

E si fara comandamenti

Ke omiunca homo intença quetamente

La sententia ke'l vol dare                                                   2.210

E manifesta lo ben dal male

Ki aurato fato ben so sera

E cum eso lu lo trouara

Ki mal aura fato lo someliente

Cum eso lu el sera sempre.                                                 2215

 

*

Cristo dentro un arco di iride seduto sopra altra iride e co' piedi appoggiati su un'iride più piccola. In alto fuori dell'iride due Angioli l'uno a destra l'altro a sinistra che portano gli emblemi della Passione. Sotto l'iride due altri angioli che danno di fiato alle trombe. In basso due sepolcri da ciascun dei quali escono sei morti quelli di destra colle mani giunte e col volto composto quelli di sinistra colla bocca aperta in atto di urlare i capelli rabbuffati e quattro di essi anche colle mani nè capelli.

 

[53v]    ORa arenga ihesu xpe

Jnuerso li bon dalo lado drito

E a lor dix lo bon segnor

Cum grande planeça e cum amor

Vu benedicti ueni a mi                                                        2220

Ke uu siai li ben uenui

Veni uia alo regno meo

Ki u'e aprestado dal patre meo

Fame e sede me uedisti

Grande pieta de mi auisti                                                   2225

Vu fasisti caritae

Vim e pane me desse asae

Vu me uedisti peregrinare

Com esso uu me fisi stare

Nudo me uedisti e mal guarnido                                       2230

E ben da uui fue uestido

Jnfermo me uedisti et in prexon

De mi portasi compassion

E se eo ueneua povero e nudo

Cum alegreça fu receuudo                                                 2235

Per carita m'albregasi

E uestimente me donasti

Sed eo fu infermo et amalao

Da uu fiua ben reuisitao

Molto n'auisi pesança e dolo                                             2240

Si cum eo fose uestro filio

Diran li iusti ad una uoxe

La o sera la uerax croxe

Quando te uidemo patre sancto

[54r]     Ke nu te seruimo cotanto                                                  2245

Dix li iusti ancora a xpo

Di meser quando fo questo

Ke nu te uidemo in pouerta

E ke nu te fessemo carita

E lo segnor dira a loro                                                        2250

Humelmente con grande amor

Quando uedissi lo pouero stare

Dauanço uu marce clamare

Nudo e trudo e mal guarnido

E mal calçado e mal uestido                                               2255

Sostenir fame e sede

Dolor ven fite grande marce

A uu ne prese pieta

Vui li albregasi in carita

De uostro auer ie fisti ben                                                  2260

Et e o tal don ke a uu ne ven

Vu seri sempre beati

Benedicti et incoronati

Ke quando uidisti li mei menor

E ge fisi ben per lo meo amore                                            2265

Jnlora lo fisi a mi insteso

Ke çascaun de lor era meo messo

Mo e uenuta la saxon

Ke uu n'auri grande guiardon

Cum esso mego in lo regno meo                                         2270

Sempre stari dauanço lo patre meo

Li iusti pon stare onne in paxe

Zo ke g'e dito mo ge plaxe

 

*

* Cristo in cattedra e cinque persone

inginocchiate davanti a lui.

 

[52r]     ZOan lo dixe marco et matheo

Et anche luca lo disipulo de deo                                        2275

Lo rex de gloria si li apellare

Et a presente domandare

Quili k'in dala man senestra

Ke no fon digni dela destra

E po parla lo segnore                                                          2280

Da lado senestro o e'l dolor

Maledicti andauen uia

Jn la grande tenebria

Entro lo fogo eternale

Ke sempre mai deui li stare                                                2285

Cum lo crudel inimigo

Lo diabolo uegio antigo

No me ualse marce clamare

Ke uu me uolisi albregare

Vu me uedisi afamado                                                        2290

[55r]    Nudo e crudo et amalao

Non auisi pieta

Ke a nu fisi carita

Vu no credisti ali mei menistri

Ke dela leçe erano magistri                                                2295

Ke ben saueuano la doctrina

Ki e ueraxe medesina

Da fare li mei comandamenti

Vu ue ne mostresi molto linti

E malamente si en receuui                                                  2300

De quili k'erano infirmi e nudi

Vu me uedisi incarcerao

Pouero e nudo e despoliado

Eo soffri dolor e tormento

Et afamao e sedolento                                                         2305

Et in carcere et in prexon

Sosteni fera passion

E molto grande infirmita

De mi non auisi pieta

No me uolisi souenir                                                           2310

Per uno pogie guarire

REsponde li peccator

Con grande dolia e con tremor

Mo quando te uidemo in tal besognia

Ke unca de ti non auessemo sognia                                2315

Se altra persona nel dissese

A nu no par ke'l gel credesse

Ke nu te uedesemo infirmita

Ni soffrir necessita

[55v]    Ni quando te uidemo nudo essere                                  2320

Pouerta fame e sede.

REsponde lo bon segnor

E si dira incontra lor

Ouando uu uedissi lo pouer stare

Dauanço uu marce clamare                                             2325

Ke a lor fasisti carica

Vu non auisi pieta

Jlli se reclamon da me

Non auisi in lor marce

Or uen andai uu mala çente                                             2330

Entro lo fogo k'e tuto ardente

Maledicti et blastemai

Vu stari la sempre mai

Ke quand uedisi li minimi mei

Ke te queriuano lo ben per deo                                        2335

Vu non uolisi unca albregare

Ni ge dese beuer ne mangiare

Mo quand lor non albregari

A mi medesimo lo uedasi

Lo merito ke deuri avere                                                     2340

Jn proximan l'aui vedere

Vu andari in fogo ardente

Crudel e pessimo e boliente

Jn greve puça et in calor

Jn tormenti et in dolor                                                         2345

Jn fimo grande e tenebroso

Ke molto e forte et angososo

Aprouo dela grande calura

[56r]     Auri si pessima fregiura

Ke tuti cridari [47] fogo fogo                                               2350

E çamai no trouari bon logo

E fame e sede euri crudel

Ma non auri lagie ni mel

Jnançe auri diuerse pene

De crudelissime cadene                                                      2355

Ad un ad un firi ligai

E molto firi marturiadi

De scorpion e de serpenti

E de dragon molti mordente

 Ki u'an percoe e deuorae                                                    2360

Mo si no ue poran liuare [48]

E quili marturii seran tanti

Doli augustie cridi et planti

Ki ue para mille anni una hora

E plu seran nigri ka mora                                                   2365

Quilli ke u'an marturiare

E çamai no deuri requiare

Or stari destrugi e malmenai

E dala mia parte sie blastaemai.

 

*

Gesù in cattedra si rivolge a quattro persone.

Fra le lor gambe un lioncorno.

Dietro a loro il diavolo che le tiene abbracciate e posa

i suoi artigli sul petto delle due persone che sono ai lati.

 

[56v]    QUand'el'aura sententiao                                                  2370

Et asoluudo et condempnao

Et condempnao li peccatori

Entro lo fogo infernore

Molto tosto e ben uiaço

Ge dara lo grande screuaço                                                 2375

Jn la scuira tenebria

Cum demonii in compagnia

Jn quella dura passion

No g'e plu redemption

Lasemo stare li condempnai                                                2380

K'illi seran li mal fadai

E digemo deli asoluui

Quilli seran li ben uenui

Vu ki m'odi et ascoltai

Et in uostro core pense                                                         3385

E uu uori ben odire

Zo ke'l segnore ue manda a dir

Vu sempremai stari con lu

Ni ça no s'a partir da uu

E si ue dara uita eternale                                                     2390

E gloria celestia

E de ne la dia se a lu paxe

E a quilli ke le soe oure faxe.

JN lo libro de uita li iusti si en scripti

E lauda da deo e benedigii                                                  2395

Cum ihesu xpe la compagnia

Jlli faran l'albergaria

Jn lo regno resplendente [49]

.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .

[57r]     Zetessemo tuti in ginugion.

E fagemo a lui oration.                                                        2400

Cantemo tuti d'alegreça.

Dala soa grande grandeça.

Cançon ke siano spiritale.

Ke nu debiesin de lu cantare.

E lo sancto glorioso.                                                            2405

D'ognia bona e precioso.

Daghemo a lu loxo et honore.

Del nostro incenso habiano odor.

Clamemo marçe et pieta.

A quela sancta podhesta.                                                   2410

Ke tuto lo mundo a in bailia.

E perpetuale segnoria.

Si'n dia gratia et uentura.

Seno e bonta e grande mesura.

Ki al so amor posema stare.                                              2415

Pensare e dire et adourare.

Jn quelo che sia lo so placimento.

Et sia a nu grande saluamento.

E de quelo abia marce.

Ke questo digio expone.                                                      2420

E'l someliante uu apresso.

Ki-ll'aui inteso adesso.

Com molto grande deuotion.

Et aço ke nu habiemo saluation.

Vn pater noster et aue maria.                                           2425

Debia dir per l'anima mia.

E con tuto per la uostra.

Azo ki in gloria el sian poste.

[57v]    Zoe la sancta eternale.

La no se sente miga de male.                                            2430

Petro da barxegape ke era un fanton.

Si a fato sto sermon.

Si conpillio e si l'a scripto.

Ad honor de yhesu xpo.

 

Jn mille duxento sexanta e quatro.                    2435

Questo libro si fo fato.

Et de iunio si era lo prumer di.

Quando questo dito se fenir.

Et era in secunda diction.

Jn un uenerdi abassando lo sol.                          2440

 

 

… Sanctus Augustinus fecit hanc oracionem. Si quis omni die legerit aut supra se portauerit nullus ei nocere poterit. in illo die non peribit nec in igne nec in aqua . nec in iudicio . nec in contempcione . nec de ueneno mortifero . nec in armis mori poterit . nec in pericullo mortis erit . nec de morte subitanea peribit et non morietur sine penitencia. Et si anima eius de corpore egressa fuerit ad infernum non adpropinquabit.

… Jn nomine domini yhesu xpi. Amen. Et beati augustini confessoris tui nobilissimi et gloriosi. Deus propicius esto mihi peccatori et custos omnibus diebus uite mee.

 

 

Poscritta. Nella correzione delle bozze è avvenuto che s'aggiungesse un verso il quale mancava nella copia manoscritta allestita per la stamperia. Ne consegue però che tutte le cifre le quali nella prefazione al Bescapè superano il num. 860 vadano aumentate di una unità.

 

V. 560 1. conpagnia; - 563 1. contra l'altro; - 578 1. in so core; - 587 1. ierusalem ; - 616 1. ue ; - 636 1. s'alegron ; - 678 1 e per. - A p. 445 n. *** 1. re; - p. 448 n. 1. 724-25).

[1] Poesie lombarde inedite del sec. XIII pubblicate ed illustrate da B. Biondelli (edizione di 150 esemplari) Milano 1856 pp. 35-158; - Biondelli Studi linguistici Milano 1856 PP. 193-328.

[2] Questa data è essa stessa errata come ben videro il Giulini e il Tiraboschi si tratta di '74 anzichè di '64; ef. Biondelli Poesie lombarde p. 6. - Curioso che sexanta per setanta ricorra anche al v. 763; cf. Luca X 1.

[3] Fac-simili di antichi mss. per uso delle scuole di filologia neo-latina (Roma 1883) num. 43 corrispondente alle facciate 45v-46r del codice. Questa stessa tavola è nell'opuscolo del Carta che si cita in una delle seguenti note. - Assai meno buono il fac-simile del Biondelli che riproduce le facciate 14v-15r

[4] In una lettera manoscritta del Mazzuchelli (28 giugno 1817) a G. Favre-Bertrand della Biblioteca di Ginevra il quale gli chiedeva notizie del nostro cod. trovo questo passo "Entre les peintures de ce livre j'y ai vu un Cardinal avec l'habit rouge le quel habit date du temps de Boniface VIII qui fut Pape entre 1294 et 1303." La miniatura alla quale qui si allude dev'essere quella che segue al v. 2272 e che lo stesso Mazzuchelli così descrive "Il Salvatore ... davanti a cui sono inginocchiati cinque uomini de' quali il primo ha chierica e gran veste rossa che sembra un cardinale" ecc

[5] Sul poemetto di Pietro da Bescapé esistente nella Biblioteca Nazionale di Milano. Descrizione bibliografica con facsimile. Roma 1885.

[6] L'andamento stesso dell'esposizione ci avverte che deve essere quistione d'una sola carta; nella quale erano forse anche delle miniature

[7] Curioso che poi applichi al poemetto le indicazione d'autore e di data che seguono immediatamente alla preghiera sulla carta 57v.

[8] La quale ha quindi visto primamente la luce nella Crestomazia del Monaci.

[9] Compresa s'intende la preghiera nella quale non saprei nemmeno ravvisare col Biondelli "lingua e modi diversi" dal resto.- È bensì di carattere diverso ma sempre dello stesso secolo la preghiera latina con cui si chiude il codice.

[10] Manca la iniziale propria del capoverso ai v. 609 1534. All'incontrario s'hanno de' capoversi illegittimi ai v. 1257 1315 e siamo ambedue le volte in principio di pagina.

[11] È questa l'ediz. che mi sta in questo momento sott'occhio; nè ho modo di constatare in quale delle precedenti edizioni prima compajano i versi del Bescapè (nella 1a mancano) nè se nelle successive essi ancora occupino lo stesso posto.

In aggiunta alla Bibliografia del Carta mi si conceda anche di qui ricordare come l'articolo del Tenca sia stato recentemente ristampato a pp. 395 del 2° vol. delle Prose e poesie scelte di Carlo Tenca (Milano 1888).

[12] A p. VII communica poi l'Ulrich le risultanze di una sua collazione del brano da lui riprodotto (cfr Giorn. st. d. lett. it. VII 225 n.).

[13] Nella 'Crestomazia' si tratterebbe veramente di 1-218; ma vi sono omessi per un salto fatto dal compagnia di v. 209 a quello di v. 214 i vv. 210-214

[14] Queste Illustrazioni devono venir coordinate a quelle che del Grisostomo e delle Antiche scritture lombarde si stanno stampando nell'Arch. glott. it. e però la Zeitschrift non potrà ammannirle ai propri lettori che più tardi.

[15] Così anzi che seni che è richiesto dal senso.

[16] Sulla seconda asta dell'u la solita trattina dell'i.

[17] Le lettere che seguono a çasca sono coperte da una macchia di umido; ma lo spazio esclude che si tratti di -dun.

[18] evidente errore tipogafico per mangiare (ndr)

[19] Le ultime linee della pagina sono guaste dall'umido ma la lettura non n'è tuttavia disagevole.

[20] Così il cod. al posto dello scrinidhi 'scherniti' richiesto dal senso; — uno scruudhi = scrovriti 'scovriti' ripugnerebbe a tacere anche della rima al contesto.

- Crediamo che debba intendersi semplicemente "nudi"; dalla Genesi 3.7 "Et aperti sunt oculi amborum cumque cognovissent se esse nudos consuerunt folia fico e fecerunt sibi perizomata." Pietro segue passo passo il racconto della Genesi

[21] Questo verso sta diviso da un punto sulla stessa linea del precedente.

[22] zermo germoglio germe (passo probabilmente guasto); genesi 318 spina et tribulos germinabit tibi

[23] Lavorando la terra i germi nasceranno fra triboli e spine

[24] Mancando la trattina sopra la terza asta del nesso ni par quasi di dover leggere apermente.

[25] Questo verso sta nel ms. in fondo alla pagina; ma un segno di richiamo del ms. stesso ci avverte che il suo posto è questo.

[26] Parola riscritta a quanto crede il Rajna con cui consento da mano diversa. Dapprima pare però non si trattasse che di passa.

[27] dei così nel testo ma deve essere logicamente del

[28] Il g scritto al disopra della parola in carattere piccolissimo.

[29] Si ristabilisce l'ordine ponendo i v. 672-79 dopo il v. 723 e s'intende che andrebbero allora soppressi o i vv. 678-79 o i vv. 724-25.

[30] in scritto al di sopra della linea in carattere piccolissimo.

[31] Nel cod. clamao col punctum delens sotto al secondo a.

[32]  Uno spazio di due linee indica nel cod. il distacco tra quando precede e quanto segue.

[33]  Anche qui il distacco è indicato nel cod. mediante lo spazio vuoto d'una linea.

[34]  Ridotto da ebifania.

[35]  Ridotto anche qui da inbefania.

[36]  lo scritto sopra in carattere piccolissimo

[37]  Questo verso sarebbe veramente l'ultimo nella pagina del cod.; tuttavia per quanto nessun richiamo ce ne avverta è evidente essere questo il suo vero posto.

[38]  Questo verso sta sulla stessa linea del precedente diviso da esso mediante un punto.

[39]  Nel cod abiudo col punctum delens sotto al d. Potrebbe tuttavia trattarsi di cosa accidentale.

[40]  Nel cod. scaldeua con un a piccolissimo sovrascritto all'e.

[41]  Il s ridotto da l.

[42]  Il n par voluto ridurre a r.

[43] Il lo soprascritto in carattere piccolissimo.

[44] Il -to scritto sopra nel solito piccolissimo carattere.

[45] -ao scritto a mo' di dittongo così che il tratto mediano serva tanto per una lettera che per l'altra.

[46] L'e scritto sopra in carattere piccolissimo.

[47] Nel cod. par cridan; ma si tratta non d'altro che di un i troppo raccostato al r.

[48] Così piuttosto che luiare. - Trattasi di un errore per liurare; cfr. Uguçon v. 1828.

[49] Lacuna; il richiamo in fine della pag. precedente è dauanço.

[50] Per i componimenti poetici sulla Passione e Risurrezione spettanti ai sec. XIII e XIV cfr. Biadene in Studii di fil. rom. I 267 sgg.

[51] Sono tolti dal nostro frammento anche i versi stampati da C. Cantù in una nota del 30 cap. della Margherita Pusterla. Essi corrispondono più precisamente ai vv. 13-18 53-76 del testo. Il sentii che sostituisce il zoe del v. 13 è dovuto per avventura allo stesso Cantú.

[52] Ricompare questa Parafrasi in forma più breve e anche parmi più genuina nella prima azione del Mistero di Revello (ed. Promis. Cfr. p. 6).

[53] L'-e aggiunto da altra mano.

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Ultimo aggiornamento: 09 luglio 2011