GUIDO ORLANDI

Rime

Edizione di riferimento

Poeti del primo secolo della lingua italiana in due volumi raccolti, vol. II, edito da Lodovico Valeriani e Urbano Lampredi nel 1816

 

I

A GUIDO CAVALCANTI

Se avessi detto, amico, d Maria

Grazia plena e pia,

Rosa vermiglia sci plantat in orto,

Avresti scritto dritta simila;

E veritate e via,

Del mnostro fine fu magione e porto

E di nostra salute quella Dia,

Che prese sua contia,

E l'angelo le porse il suo conforto.

E certo son chi in ver lei s'umilia,

E sua colpa granda,

Che sano e salvo il fa, vivo di morto.

Ah qual conforto to dar che plori

Con Dio li tuoi fallori,

E non l'altrui; le tue parti diclina,

E prendine dottrina

Dal Pubblican, che dolse i suoi dolori.

Li Fra Minori sanno la divina

Iscrittura Latina;

E della fede son difenditori,

Li buon predicatori:

Lor predicanza nostra medicina.

II

Guido Orlandi a Guido Cavalcanti

A suon di trombe innanzi che di corno

Vorria di fin amor far una mostra

D'armati cavalier di Pasqua il giorno;

E navicando senza tiro o d'ostra

Ver la gioiosa, girle poi d'intorno

A sua difesa non cherendo giostra

A te, che sei di gentilezza adorno,

Dicendo'l ver, per ch'io la Donna nostra

Dio su ne prego con gran reverenza

Per quella, di cui spesso mi sovvene,

Ch'allo suo Sire sempre stea leale;

Servando in se l'onor, come s'avviene

Viva con Dio che ne sostene ed ale,

N mai da lui faccia dipartenza.

III

Guido Orlandi a Guido Cavalcanti

Amico, saccio ben che sai limare

Con punta lata maglia di coretto,

Di palo in frasca come uccel volare,

Con grande ingegno gir per loco stretto,

E largamente prendere e donare,

Salvar lo guadagnato, ci m' detto,

Accoglier gente, terra guadagnare;

In te non trovo ma che uno difetto,

Che vai dicendo intra la savia gente,

Faresti Amore piangere in tuo stato.

Non credo poi non vede; e quest' piano.

E ben d'l ver, che non si porta in mano,

Anzi per passion punge la mente

Dell'uomo ch'ama, e non si trova amato.

Io per lung'uso disusai lo primo

Amor carnale, e non tangio nel limo.

IV

Al motto diredan prima ragione

Diraggio meo parere alla'ncomenza.

Veder lo morto prova corrozione

In te di ci, che'l tuo cor vano penza.

E sai, che l'alma ha il corpo a defensione,

Reggelo, trallo, come il pesce lenza.

Del dono e del vestito riprensione

T'accoglie fortemente for difenza.

Non bona convenenza palesare

Amor di gentil donna o di donzella;

E per iscusa dicere, io sognai.

Dicer non dico: pensa chi t'appella:

Mammata ti vene a gastigare,

Ama celato: avra'ne gioia assai.

V

Guido Cavalcanti a Guido Orlandi

La bella donna dove Amor si mostra,

ch' tanto di valor pieno ed adorno,

tragge lo cor della persona vostra:

e' prende vita in far co-llei soggiorno,

perc' ha s dolce guardia la sua chiostra,

che 'l sente in India ciascun lunicorno,

e la vertude l'arma a fera giostra;

vizio pos' dir no I fa crudel ritorno,

ch'ell' per certo di s gran valenza,

che gi non manca I-llei cosa da bene,

ma' che Natura la cre mortale.

Poi mostra che 'n ci mise provedenza:

ch'al vostro intendimento si convene

far, per conoscer, quel ch'a lu' sia tale.

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Ultimo aggiornamento: 09 aprile 2007