Dante Alighieri

Vita Nova

Edizione elettronica di riferimento

italica.rai.it

Riassunto

Dopo un preambolo che introduce l’opera come trascrizione di un metaforico "libro de la sua memoria" [I], Dante comincia il racconto del suo amore per Beatrice dal giorno in cui gli apparve per la prima volta all’età di nove anni [II]. In un incontro successivo, nove anni più tardi, Beatrice rivolge a Dante il suo primo saluto nell’"ora nona di quel giorno". Sopraffatto dalla dolcezza, il poeta si ritira in una sua camera per meditare sulla cortesissima. Caduto addormentato, "ne la prima ora delle nove ultime ore de la notte" gli appare in sogno Amore, il quale, dopo aver fatto mangiare a Beatrice il cuore del poeta, piangendo si allontana verso il cielo insieme alla donna. Per avere una spiegazione della visione Dante indirizza ad alcuni "famosi trovatori" del suo tempo il sonetto A ciascun’alma presa e gentil core. Tra le numerose risposte che riceve ce n’è una di Guido Cavalcanti (Vedeste al mio parere omne valore), che segna l’inizio di un’affettuosa amicizia tra i due poeti [III].

Per un certo tempo Dante nasconde il suo amore per Beatrice, fingendo che oggetto del suo interesse sia un’altra donna, per la quale scrive pure alcune rime. Nello stesso periodo compone una "pìstola sotto forma di serventese" dove si celebrano le sessanta donne fiorentine più belle, tra le quali, al nono posto, Beatrice [IV-VI]. Dopo la partenza da Firenze della donna che funge da schermo del suo amore (partenza di cui si lamenta in O voi che per la via d’amor passate), Dante assiste al funerale di una giovane amica di Beatrice, per la quale compone i sonetti Piangete, amanti poi che piange Amore e Morte villana, di pietà nemica [VII-VIII]. Alcuni giorni dopo, durante un viaggio, Amore appare al poeta sotto le spoglie di un pellegrino e gli indica il nome di un’altra donna da usare come schermo del suo amore per la gentilissima (Cavalcando l’altrier per un cammino) [IX].

La finzione messa in scena con la seconda donna dello schermo finisce per esporre Dante alla maldicenza della gente, tanto che Beatrice arriva a togliergli il saluto (i cui effetti virtuosi sul poeta sono descritti in una breve digressione) [X-XI]. Afflitto per esser stato privato della "sua beatitudine" Dante si ritira in una sua camera, dove "ne la nona ora del die" è visitato in sogno da Amore, il quale lo invita a comporre un testo (Ballata, i’ voi che tu ritrovi Amore) per confermare a Beatrice la sua fedeltà [XII]. Successivamente, dopo esser stato combattuto da vari pensieri, che gli ispirano il sonetto Tutti li miei penser parlan d’Amore, Dante incontra Beatrice a un convito di gentildonne. Queste, accortesi dello smarrimento che coglie il poeta alla vista dell’amata, cominciano a prendersi gioco di lui con la gentilissima. Crucciato e vergognoso, Dante si ritira nella "camera de le lacrime" dove compone il sonetto Con l’altre donne mia vista gabbate, cui seguono altri due testi che descrivono il suo stato psicologico, Ciò che m’incontra, ne la mente more e Spesse fiate vegnommi a la mente [XIII-XVI]. Qualche tempo dopo, interrogato da alcune donne del corteggio di Beatrice su quale sia il fine del suo amore, Dante risponde che dopo aver perso il saluto della gentilissima la sua beatitudine è riposta "in quelle parole che lodano la donna sua" [XVII-XVIII]. Al primo testo delle rime della lode, la canzone Donne che avete intelletto d’amore, seguono allora il sonetto Amore e ’l cor gentil sono una cosa, responsivo a un testo d’ignoto che aveva interpellato Dante sulla natura di Amore, e un altro testo in onore della gentilissima, Ne li occhi porta la mia donna Amore [XIX-XXI]. Nel frattempo muore il padre di Beatrice e il poeta, dopo aver interrogato alcune donne che hanno reso visita all’amata in quella circostanza, compone i sonetti Voi che portate la sembianza umile e Se’ tu colui c’hai trattato sovente [XXII]. Poco tempo dopo lo stesso Dante cade gravemente ammalato per nove giorni. Nel delirio della malattia, durante la quale è assistito da alcune donne, Dante ha una visione che gli preannuncia la morte di Beatrice e che egli descrive, una volta guarito, nella canzone Donna pietosa e di novella etate [XXIII]. Istruito da Amore, apparsogli per l’ennesima volta in visione, Dante descrive in un sonetto a Guido (Io mi senti’ svegliar dentro a lo core), un’apparizione di Beatrice-Amore preceduta da Giovanna-Primavera, la donna amata dal suo primo amico [XXIV].

Dopo un’ampia digressione [XXV] che serve a spiegare perché Amore è rappresentato nel prosimetro come "sustanzia corporale" anziché "accidente in sustanzia" (digressione nella quale, fra le altre cose, si dichiara la legittimità dell’uso del volgare soltanto per la "matera ... amorosa"), Dante descrive i benefici effetti prodotti dall’apparizione e dal saluto di Beatrice sugli uomini in generale e su di lui in particolare, rispettivamente nei sonetti Tanto gentile e tanto onesta pare e Vede perfettamente onne salute e nella canzone Si lungiamente m’ha tenuto Amore [XXVI-XXVII]. La morte improvvisa di madonna interrompe dopo la prima stanza la composizione di quest’ultimo testo [XXVIII]. Dopo aver illustrato i vari tipi di relazione che legano Beatrice al numero nove [XXIX], e aver ricordato la lettera sulla condizione di Firenze da lui scritta a "li principi de la terra" [XXX], Dante riprende il filo del racconto dalla canzone-planctus per la morte della gentilissima, Li occhi dolenti per pietà del core [XXXI]. Successivamente, su invito di un amico, parente di Beatrice, compone il sonetto Venite a intender li sospiri miei, a cui unisce subito dopo anche due stanze di canzone (Quantunque volte, lasso! mi rimembra). Più tardi, nel primo anniversario della morte di madonna, compone il sonetto , provvisto di due "cominciamenti", Era venuta ne la mente mia [XXXII-XXXIV]. Confortato nel suo dolore dalla compassione di una "gentile donna", alla quale dedica i sonetti Videro gli occhi miei quanta pietate e Color d’amore e di pietà sembianti, Dante si accorge con sgomento che ha cominciato a dimenticare Beatrice (L’amaro lagrimar che voi faceste, Gentili pensero che parla di vui). Un giorno, però, una "forte immaginazione", sopraggiunta all’improvviso "quasi ne l’ora de la nona", riportando alla memoria del poeta la "gloriosa" donna com’era quando la incontrò per la prima volta, riconduce Dante, pentito e vergognoso, al culto unico per Beatrice (Lasso! per forza di molti sospiri) [XXXV-XXXIX]. In occasione di un passaggio da Firenze di alcuni pellegrini diretti a Roma, Dante compone Deh peregrini che pensosi andate [XL]. Infine, dopo aver scritto il sonetto Oltre la spera che più larga gira [XLI], il poeta ha "una mirabile visione", in seguito alla quale si ripropone di non parlare più di Beatrice fino a quando non potrà "dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna" [XLII].

Indice Biblioteca Progetto Dante

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 04 ottobre 2007