Dante Alighieri

Epistole

Edizione di riferimento

Epistole di Dante Alighieri, edite e inedite, aggiuntavi la dissertazione intorno all’acqua e alla terra e le traduzioni respettive a riscontro del testo latino, con illustrazioni e note di diversi. Per cura Di Alessandro Torri, Veronese, Dottore in belle lettere e socio di varie accademie. In Livorno, coi tipi di Paolo  Vannini. M.DCCCXLII.

Epistola  VI

ARGOMENTO

EpistulaVI

Epistola VI

  Dantes Alagheriiflorentinus et exul inmeritus scelestissimis Florentinis intrinsecis. 

Dante Alighieri fiorentino eimmeritevole esule agli scelleratissimi Fiorentini che risiedono in città
[I].
    Eterni pia providentia Regis, qui dum celestia sua bonitate perpetuat,infera nostra despiciendo non deserit, sacrosancto Romanorum Imperio res humanas disposuitgubernandas, ut sub tanti serenitate presidii genus mortale quiesceret, et ubique, naturaposcente, civiliter degeretur. Hoc etsi divinis comprobatur elogiis, hoc etsi solius podiorationis innixa contestatur antiquitas, non leviter tamen veritati applaudit quod, solioaugustali vacante, totus orbis exorbitst, quod nauclerus et remiges in navicula Petridormitant et quod Ytalia misera, sola, privatis arbitriis derelicta omnique publicomoderamine destituta, quanta ventorum fluentorumve concussione feratur verba non caperentsed et vix Ytali infelices lacrimis metiuntur. Igitur in hanc Dei manifestissimamvoluntatem quicunque temere presumendo tumescunt, si glaudius Eius qui dicit "Mea estultio" de celo non cecidit, ex nunc severi iudicis adventante iudicio pallorenotentur.
[1].
    La provvidenza pietosa dell'eterno Signore che, mentre conserva con lasua bontà le cose celesti, non abbandona, disprezzandole, quelle così inferiori di noimortali, dispose che le vicende umane fossero governate dal sacrosanto Impero dei Romani,affinché la stirpe dei mortali fosse pacificata, nella serenità d'un così potentepresidio e ovunque si vivesse civilmente, secondo i dettami della natura. Questo, benchésia comprovato dalle Sacre Scritture e lo confermi la storia antica, al vaglio dellaragione solamente, non in misura trascurabile tuttavia risulta conforme al vero, alla lucedel fatto che, ogni volta che risulta vacante il trono imperiale, tutto il mondo devia:dormono il nocchiero e i rematori della navicella di Pietro e l'Italia misera, sola, predadegli arbitrii individuali e sprovvista di ogni pubblico controllo, non è possibileesprimere a parole da quale gran flagello di venti e flutti sia battuta; a mala pena gliinfelici Italiani possano misurarlo con le lacrime. Pertanto chiunque temerariamente sierga con presunzione contro questa chiarissima volontà di Dio, se la spada di Colui chedice « Mia è la vendetta» non è ancora caduta dal cielo, impallidiscano di pauraall'imminente giudizio del severo giudice.
[II].
Vos autem divina iura et humana transgredientes, quos dira cupiditatis ingluvies paratosin omne nefas illexit, nonne terror secunde mortis exagitat, ex quo, primi et soli iugumlibertatis horrentes in romani Principis, mundi regis et Dei ministri, gloriam fremuistis,atque iure prescriptionis utentes, debite subiectionis officium denegando, in rebellionisvesaniam maluistis insurgere? An ignoratis, amentes et discoli, publica iura cum solatemporis terminatione finiri, et nullius prescriptionis calculo fore obnoxia? Nempe legumsanctiones alme declarant, et humana ratio percotando decernit, publica rerum dominia,quantalibet diuturnitate neglecta nunquam posse vanescere vel abstenuata conquiri; namquod ad omnium cedit utilitatem, sine omnium detrimento interire non potest, vel etiaminfirmari; et hoc Deus et natura non vult, et mortalium penitus abhorreret adsensus. Quid,fatua tali oppinione summota, tanquam alteri Babilonii, pium deserentes imperium novaregna temptatis, ut alia sit Florentina civilitas, alia sit Romana? Cur apostolicemonarchie similiter invidere non libet, ut si Delia geminatur in celo, geminetur etDelius? Atqui si male ausa rependere vobis terrori non est, territet saltim obstinataprecordia quod non modo sapientia, sed initium eius ad penam culpe vobis ablatum est.Nulla etenim conditio delinquentis formidolosior, quam impudenter et sine Dei timorequicquid libet agentis. Hac nimirum persepe animadversione percutitur impius, ut moriensobliviscatur sui qui dum viveret oblitus est Dei.
[2].
     E voi, che trasgredite le leggi divine e umane, che l'aviditàferoce della bramosia ha predisposto a ogni delitto, non siete angosciati dal terroredella "morte seconda", da quando, per primi e da soli, rifiutando con orrore ilgiogo della libertà, aggrediste la gloria del Principe romano, re del mondo e ministro diDio e, utilizzando il diritto di prescrizione, negando il dovere di una obbligatasoggezione, preferiste insorgere nella pazzia della ribellione? O forse ignorate, pazzi esenza cervello, che il diritto pubblico termina unitamente con la fine del tempo e nonsarà soggetto al calcolo di alcuna prescrizione? Le vitali regole delle leggi dichiarano,e l'umana ragione lo decreta con i suoi calcoli, che il pubblico diritto sulle cose, perquanto trascurato gran tempo, non può mai svanire o essere impugnato come decaduto;infatti, ciò che serve alla pubblica utilità non può essere messo da parte né essereosteggiato senza danno generale. Questo non vogliono Dio né la natura e lo rifiuta conorrore l'assenso degli uomini mortali. Come mai, sollevando tale vana opinione, comenovelli Babilonesi, lasciando l'Impero sacrosanto, volete escogitare una nuova forma dipotere come se la civiltà di Firenze fosse diversa da quella di Roma? Perché allo stessomodo non vi viene la tentazione di osteggiare l'autorità Apostolica cosicchè, come avetesdoppiato in cielo la luna, analogamente sdoppiate il sole? E se non osate spaventarvidella vostra temerità, almeno i vostri animi ostinati si atterriscano del fatto che vi èstata sottratta non solo la saggezza, ma anche il suo stesso principio, come castigo dellavostra colpa. Infatti nessuna condizione di chi male opera è peggiore di quella di chiagisce impudentemente, a suo piacimento e senza alcun timore di Dio. L'empio vienespessissimo colpito da questa punizione che, morendo, dimentichi se stesso, lui che, invita, dimenticò Dio. 
[III].
      Sin prorsus arrogantia vestra insolens adeo rorisaltissimi, ceu cacumina Gelboe, vos fecit exsortes, ut Senatus eterni consulto restitissetimori non fuerit, nec etiam non timuisse timetis; nunquid timor ille perniciosus, humanusvidelicet atque mundanus, abesse poterit, superbissimi vestri sanguinis vestreque multumlacrimande rapine inevitabili naufragio properante? An sep vallo ridiculo cuiquamdefensioni confiditis? O male concordes! o mira cupidine obcecati! Quid vallo sepsisse,quid propugnaculis et pinnis urbem armasse iuvabit, cum advolaverit aquila in auroterribilis, que nunc Pirenen, nunc Caucason, nunc Athlanta supervolans, militie celi magisconfortata sufflamine, vasta marria quondam transvolando despexit? quid, cum adforestupescetis, miserrimi hominum, delirantis Hesperie domitorem? Non equidem spes, quamfrustra sine more fovetis, reluctantia ista iuvabitur, sed hac obice iusti regis adventusinflammabitur amplius, ac, indignata, misericordia semper concomitans eius exercitumavolabit; et quo false libertatis trabeam tueri existimatis, eo vere servitutis inergastula concidetis. Miro namque Dei iudicio quandoque agi credendum est, ut unde dignasupplicia impius declinare arbitratur, inde in ea gravius precipitetur; et qui divinevoluntati reluctatus est et sciens et volens, eidem militet nesciens atque nolens.
[3].
     Se poi la vostra insolente arroganza vi ha privati del refrigeriodel cielo, come la sommità di Gelboè, al punto da persuadervi a non nutrire timore diopporvi al decreto del Giudizio eterno né a temere non aver provato paura di ciò; forsepotrà mancare quel timore pernicioso, umano, terrestre che si avvicina il naufragio dellavostra superbissima progenie e della vostra rapina degna di molte lacrime? O forseconfidate in qualche difesa, circondati da un risibile baluardo? O mal concordi, oaccecati da incredibile bramosia! A che cos'è servito aver armato la città confortificazioni e torri, averla circondata di mura, quando calerà l'aquila terribiledisegnata in campo d'oro che ora sorvolando il Caucaso, i Pirenei, Atlantide, sorretta inpiù dal sostegno della milizia celeste, umiliò col suo volo la vastità del mare? A che,quando stupefatti vedrete giungere, voi, che siete i più miseri tra gli uomini, ildomatore della folle Esperia? Non si gioverà, in verità, di questa ostinazione, lasperanza, che nutrite invano senza misura, ma l'avvento del giusto re sarà reso piùbruciante da questa reticenza e, sdegnata, la misericordia che sempre accompagna il suoesercito se ne volerà via. E laddove credete di salvaguardare l'insegna di una falsalibertà, lì in verità, cascate in perenne servaggio. Si deve credere, infatti, che invirtù di uno stupendo giudizio divino accada che l'empio precipiti con maggior dannoproprio in quei giusti supplizi ai quali credeva di sfuggire; e chi si è opposto alladivina Volontà consapevole e volontariamente, militi per Essa, senza saperlo e senzavolerlo.
[IV].
      Videbitis edificia vestra non necessitati prudenterinstructa sed delitiis inconsulte mutata, que Pergama rediviva non cingunt, tam arieteruere, tristes, quam igne cremari. Videbitis plebem circunquaque furentem nunc incontraria, pro et contra, deinde in idem adversus vos horrenda clamantem, quoniam simul etieiuna et timida nescit esse. Templa quoque spoliata, cotidie matronarum frequentataconcursu, parvulosque admirantes et inscios peccata patrum luere destinatos viderepigebit. Et si presaga mens mea non fallitur, sic signis veridicis sicut inexpugnabilibusargumentis instructa prenuntians, urbem diutino merore confectam in manus alienorum tradifinaliter, plurima vestri parte seu nece seu captivitate deperdita, perpessuri exiliumpauci cum fletu cernetis. Utque breviter colligam, quas tulit calamitates illa civitasgloriosa in fide pro libertate Saguntum, ignominiose vos eas in perfidia pro servitutesubire necesse est.
[4].
      Vedrete le costre case, costruite non prudentemente pernecessità, ma stoltamente finalizzate ai piaceri, che non cinge una rocca come quella dipergamo rediviva, sia crollare sotto i colpi dell'ariete, o disgraziati, che bruciate dalfuoco. Vedrete in ogni luogo la popolazione furibonda, dapprima divisa tra i vostrifautori e i vostri antagonisti e poi compattamente contro di voi, urlare orribilmenteperché non sa stare affamata e anche assoggettata. Vi dispiacerà vedere saccheggiatepure le chiese frequentate ogni giorno dalla folla di donne e i bambini, attoniti einconsapevoli, destinati a piangere per le colpe dei padri. E se non mi inganna la mentepresaga, che annuncia il futuro tanto per segni veritieri quanto per deduzioniinconfutabili, voi pochi che patirete l'esilio vedrete con pianto perché la maggior partedi voi sarà dispersa o dalle stragi o dalla prigionia: la città, strematadall'interminabile sofferenza, cadere alla fine nelle mani dei nemici. E, per concluderebrevemente, le medesime sciagure che quella gloriosa cittadinanza dei Saguntini tollerònella fede della libertà, voi vergognosamente dovrete subire nel tradimento per laservitù.

[V].
     Nec ab inopina Parmensium fortuna sumatis audaciam, qui malesuadafame urgente murmurantes invicem "prius moriamur et in media arma ruamus", incastra Cesaris, absente Cesare, proruperunt nam et hii, quanquam de Victoria victoriamsint adepti, nichilominus ibi sunt de dolore dolorem memorabiliter consecuti. Sedrecensete fulmina Federici prioris, et Mediolanum consulite pariter et Spoletum; quoniamipsorum perversione simul et eversione discussa viscera vestra nimium dilatata frigescent,et corda vestra nimium ferventia contrahentur. A, Tuscorum vanissimi, tam natura quamvitio insensati! Quam in noctis tenebris malesane mentis pedes oberrent **** ante oculospennatorum, nec perpenditis nec figuratis ignari. Vident namque vos pennati et inmaculatiin via, quasi stantes in limine carceris, et miserantem quempiam, ne forte vos liberetcaptivatos et in compedibus astrictos et manicis, propulsantes. Nec advertitis dominantemcupidinem, quia ceci estis, venenoso susurrio blandientem, minis frustatoriis cohibentem,nec non captivantem vos in lege peccati, ac sacratissimis legibus que iustitie naturalisimitantur ymaginem, parere vetantem; observantia quarum, si leta, si libera, non tantumnon servitus esse probatur, quin ymo perspicaciter intuenti liquet ut est ipsa summalibertas. Nam quid aliud hec nisi liber cursus voluntatis in actum quem suis legesmansuetis expediunt? Itaque solis existentibus liberis qui voluntarie legi obediunt, quosvos esse censebitis qui, dum pretenditis libertatis affectum, contra leges universas inlegum principem conspiratis?

 

 

[5].
      E non ringalluzzitevi per l'insperata fortuna degliabitanti di Parma che, sotto la pressione della fame, cattiva consigliera,suggestionandosi l'un l'altro con le parole "moriamo, piuttosto, con le armi inpugno!" irruppero nell'accampamento dell'imperatore, durante la sua assenza. Infattianch'essi, benché si fossero impadroniti di Vittoria, nondimeno lì vissero unindimenticabile momento di dolore. Infatti ripensate alle reazioni di Federico primo edomandate parimenti a Milano e a Spoleto; a questo punto i vostri visceri, troppodilatati, si agghiacceranno, sgonfiati dalla perversione e insieme dalla rovina di quelli,mentre si rattrappiranno i vostri cuori troppo ribollenti. Ahi, voi che siete i piùstolti fra i Toscani, insensati per natura e per vizio! Come siete ignari che i piedi diuna mente insana nelle tenebre della notte si perdano davanti agli occhi degli uomini chevolano alto! Essi, puri da ogni macchia, vi vedono infatti sulla strada, quasi sullasoglia del vostro carcere, in atto di respingere chiunque vi commiseri, affinché non viliberi, voi che siete prigionieri, chiusi dai ceppi e vincolati dalle manette! E nemmenoavvertite su di voi il dominio della cupidigia, perché siete ciechi, né la sua lusingacon velenoso sussurro, né la sua costrizione con minacce ingannevoli, né il suoavvilupparvi nella legge del peccato, mentre vi distoglie dall'obbedienza alle sacrosanteleggi che imitano il modello delle leggi naturali; l'osservanza di esse, se lieta elibera, non solo dimostra non essere una forma di servitù, ma anche evidentementepermette di vedere più a fondo: e qui si tratta di vera libertà. Infatti che altro è lalibertà se non un libero corso della volontà nell'atto che le leggi rendono più speditoa coloro che obbediscono? Pertanto gli unici ad essere uomini liberi sono quelli cheobbediscono volontariamente alle leggi. Voi chi credete di essere, voi che, mentreproclamate il vostro amore peò la libertà, cospirate contro il Principe delle leggi,andando contro tutte le regole universali? 

[6].
    O miserrima Fesulanorum propago, et iterum iam punita barbaries! Anparum timoris prelibata incutiunt? Omnino vos tremere arbitror vigilantes, quanquam spemsimuletis in facie verboque mendaci, at que in somniis expergisci plerunque, sivepavescentes infusa presagia, sive diurna consilia recolentes. Verum si merito trepidantesinsanisse penitet non dolentes, ut in amaritudinem penitentie metus dolorisque rivuliconfluant, vestris animis infigenda supersunt, quod Romane rei baiulus hic divus ettriumphator Henricus, non sua privata sed publica mundi commoda sitiens, ardua queque pronobis aggressus est sua sponte penas nostras participans, tanquam ad ipsum, post Christum,digitum prophetie propheta direxerit Ysaias, cum, spiritu Dei revelante, predixit:"Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit". Igiturtempus amarissime penitendi vos temere presumptorum, si dissimulare non vultis, adesseconspicitis. Et sera penitentia hoc a modo venie genitiva non erit, quin potius tempestiveanimadversionis exordium. Est enim: quoniam peccator percutitur, ut "sineretractatione moriatur".

[6].
     O infame progenie dei Fiesolani, barbarie nuovamente punita! Oforse i castighi già sperimentati fanno meno paura? Penso che, benché simuliate speranzanel volto e con parole menzognere, tremiate da svegli e nel sonno spesso sobbalziate,temendo sia gli infausti presagi insinuati nell'animo, sia ripensando alle decisioni dellagiornata. Invero se, giustamente tremando, vi pentite di essere impazziti, senza averprovato rimorso, cosicchè i rivoli del pianto e del dolore confluiscano nell'amarezzadella penitenza, non vi rimane che ficcarvi bene in testa che questo divino e trionfanteEnrico, tutore dell'impero romano, bramoso non del suo interesse privato, ma del benedell'universo, ha affrontato ogni difficoltà per il nostro bene e, facendosispontaneamente carico delle nostre pene, come se il profeta Isaia avesse indicato propriolui, dopo Cristo, nella profezia, quando, ispirato da Dio, aveva predetto: "Inverità egli sopportò i nostri mali e si fece carico dei nostri dolori". Pertantoriconoscete, se non volete dissimulare, che è giunto il tempo di pentirsi amarissimamentedelle presuntuose temerità. E un pentimento tardivo d'ora in poi non produrrà piùperdono, che, anzi, sarà inizio di un immediato castigo. Così è, infatti: il peccatoreviene colpito, affinché «muoia senza poter ritrattare» .

Scriptum pridie Kalendas Apriles infinibus Tuscie sub fontem Sarni, faustissimi cursus Henrici Cesaris ad Ytaliam anno primo.Scritto il giorno prima delle Calendedi Aprile, in territorio toscano, alle sorgenti dell'Arno, al primo anno della felicissimadiscesa in Italia dell'imperatore Enrico.

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2007