Dante Alighieri

Epistole

Edizione di riferimento del testo latino

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Edizione di riferimento del testo italiano

Epistole di Dante Alighieri, edite e inedite, aggiuntavi la dissertazione intorno all’acqua e alla terra e le traduzioni respettive a riscontro del testo latino, con illustrazioni e note di diversi. Per cura Di Alessandro Torri, Veronese, Dottore in belle lettere e socio di varie accademie. In Livorno, coi tipi di Paolo  Vannini. M.DCCCXLII.

Epistola  IV

ARGOMENTO

Cinque anni dopo la sua cacciata Dante venne ospitato presso dai marchesi Malaspina, che aveano i loro castelli in Val di Magra nella Lunigiana. L’ospitale accoglienza ed amicizia, onde furono generosi verso l'esule Poeta, fruttò loro la bella lode di cui li ha rimeritati nel canto VIII del Purgatorio, non che il dono della stessa Cantica e la presente epistola, alla quale andava unita una poesia, che ci par bello di ricondurre al suo luogo ed alla sua prima origine. L'epistola tutta confidenziale, e non punto riferentesi a cose politiche, può credersi scritta a Maroello, quando stabilita dallo stesso Dante la pace tra il Vescovo di Luni e i Malaspina (nell’ottobre del 1306), raggiunse l'anno dopo il Mugello, ove lo sappiamo intervenuto ad un congresso di Bianchi fiorentini nella chiesa abbaziale di s. Gaudenzio. Narra egli in questa lettera, come nei primi anni dell'esilio trovandosi tra i monti lungo il fiume Arno, improvvisamente s' invaghì d'una bella donna, e come amore lo governava. Or ecco appunto l'Alpigiana del Casentino dal Boccaccio nominata fra gli amori di Dante (ma di questo non possiamo fare soverchio affidamento, perché non sempre la vita di Dante rispecchia la realtà dei fatti, specialmente per quanto concerne le persone). Ecco di tutto il suo Canzoniere quella canzone che l’epistola accenna, così conforme a lei e tanto significativa del luogo e delle circostanze di quell'innamoramento, che ben può starsi sicura accanto alla stessa epistola, come sua messaggera e sorella. Pubblichiamo anche tutta la canzone, così come è riportata nell’edizione cui facciamo riferimento, alquanto migliorata nella lezione dal curatore Alessandro Torri che la riprende dal Codice Vaticano, colla quale è stata raffrontata

EpistulaIV

EpistolaIV

[Scribit Dantes domino Moroello marchioniMalaspine]. 

Scrive Dante a Messer Moroello Marchese di Malaspina
[1]. Ne lateant dominum vincula servi sui, quam affectusgratuitas dominantis, et ne alia relata pro aliis, que falsarum oppinionum seminariafrequentius esse solent, negligentem predicent carceratum, ad conspectum Magnificentievestre presentis oraculi seriem placuit destinare. 
[2]. Igitur michi a limine suspirate postea curie separato,in qua, velut sepe sub admiratione vidistis, fas fuit sequi liberatis officia, cum primumpedes iuxta Sarni fluenta securus et incautus defigerem, subito heu! mulier, ceu fulgurdescendens, apparuit, nescio quomodo, meis auspitiis undique moribus et forma conformis. Oquam in eius apparitione obstupui! Sed stupor subsequentis tonitrui terrore cessavit. Namsicut diurnis coruscationibus illico succedunt tonitrua, sic inspecta flamma pulcritudinishuius Amor terribilis et imperiosus me tenuit, atque hic ferox, tanquam dominus pulsus apatria post longum exilium sola in sua repatrians, quicquid eius contrarium fuerat intrame, vel occidit vel expulit vel ligavit. Occidit ergo propositum illud laudabile quo amulieribus suisque cantibus abstinebam; ac meditationes assiduas, quibus tam celestia quamterrestria intuebar, quasi suspectas, impie relegavit; et denique, ne contra se ampliusanima rebellaret, liberum meum ligavit arbitrium, ut non quo ego, sed quo ille vult, meverti oporteat. Regnat itaque Amor in me, nulla refragante virtute; qualiterque me regat,inferius extra sinum pre sentium requiratis. [Seguiva la canzone Amor, da che convien pur ch'io mi doglia].

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2007