Domenico Merlini

Saggio di ricerca sulla satira

contro il villano

Edizione di riferimento

Satira contro il villano, a cura di Domenico Merlini, Loescher Editore, Torino 1894

APPENDICE

1.

La vita de li infideli, pessimi e rustici vilani

[Museo Civico e Raccolta Correr di Venezia. Catal. Cicogna, n. 1248. Cod. cart. del sec. XV contenente un trattato di medicina; a f. 89t si legge questa satira contro i villani, di cui noi diamo qui la parte pi¨ importante per il nostro studio [1]].

 

Rustici vilani,

Che in tanti affani

Semper estis,

Et uestra vestis

De marzo bixello,                                 5

Dentro del nostro borsello

Non habetis numos,

Inter dumos

Cum li piedi discalši,

E cum li falzi                                        10

Inciditis herbas

Inter merdas

De le uostre uache

Cum chali e rache

In corpore toto.                                     15

E di choto

Afille volte al sole

Ayo e cepole

Cum l’aqua pura.

Ex mestura                                            20

Mangiati el pane [2]

In le capane

Fumo refertis;

Parum differtis

De li uostri animali,                              25

In boschi e ualle

Semper statis,

Et a soldatis

I primi robati.

Vui siti pelati                                          30

Ex omni parte;

Ogni arte

Ognuomo vi refuda

O zente cruda,

Peior hebreis,                                          35

Et in deis

Nulla fede.

 

A la roxata

El dý e la note;

E sono remote                                        40

De uui le piume.

 

Rare uolte

Vuy pagate le come.

 

El vj conuiene mangiare

Radices et herbas                                   45

Multas acerbas,

Cum aqua de pessina;

E la mattina

Ad laborandum

Et stentandum                                       50

Semper per altrui.

 

Chi fa bene a vuy

Stulti putant

Non arbitrant,

Che dio habia per male,                         55

Zente bestiale

Ubicumque sitis;

Et quando venitis

A la citade,

Per le strade                                             60

Pueri clamant [3].

 

Et quando intratis

In la barbaria,

El maestro ve pia

Cum blandiciis                                         65

Et cum deliciis,

Vi mette a sedere,

E cum pili sapere

Facies lauat;

Et prima cauat                                         70

L’aqua de la ramina,

E cum l’orina

Eam dissoluit,

Et nos inuoluit

In qualche pexa rota,                               75

E la ballota

Ex merda pura

Aspra e dura

Come uno muro;

E cum uno rasoro                                     80

Dentato e grosso

Che ve rompe la faza

Ognomo solaza.

Homines rident

Quando vident                                          85

Li uostri da˝i.

Pezo dei cani

Vos infestant,

Et molestant

Ogni uostro bene.                                     90

E spesso vi uene

In carceribus

Cum pedibus

In ferir

Similes feris,                                               95

Ben ferati

E poi ligati

Toxi raxi e neti

Sine pane.

Le uostre lane                                            100

Sono molto grosse,

Hauete dure le osse

Per tanto stentare.

 

PerchÚ in vuy regna

Ogni mališia                                              105

E ogni tristitia

E siti ignoranti

Tuti quanti,

Mendatori

Robatori,                                                     110

Li uostri errori

Si purgano cusý

Como vedeti

Che siti tractati,

PerchŔ non vi leuati                                    115

Troppo in alteša.

La uostra aspreša

Ve fa stentare

El dý e la nocte

Non haueti mai bene:                                 120

Nati in pene

Serui seruorum

Asini asinorum

Maledicat uos deus,

In secula seculorum                                     125

Amen. Ab insidiis diaboli et

signoria de villano et a furore

rusticorum libera nos domine.

 

Questa Satira contro i Villani si pu˛ far rientrare, specialmente per la chiusa parodica, in quel gruppo di componimenti parte in volgare e parte in latino, chiamati źfarsiti╗ in Francia, e in Italia źdisposti╗, di cui ha parlato il Novati [4] studiando la Parodia sacra nelle Letterature moderne. In quanto alla lingua possiamo ricordare quanto fu detto dal Mussafia intorno ai Monumenti antichi di dialetti italiani [5], dal Raina sulla Storia di Stefano [6], e da altri; e per quanto riguarda la prosodia, come osservava il Bindelli [7], questi componimenti poetici informi dei primi secoli sono da ritenersi come prose rimate, quantunque molte volte non si abbiano nemmeno delle rime, ma delle semplici assonanze.

 

Note

________________________

 

[1] Dobbiamo la conoscenza di questa satira al prof. Vittorio Rossi.

[2] Confronta l’Alphabeto delli Villani giÓ ricordato:

                                                 ...nu martoregi,

            Con un po’ de sorgo se fazon del pan,

            Galli, galline, oche, e polastriegi

            Gli altri si magna, e [nu] con un po’ de nose

            Magnon di raui, come fa i porciegi.

[3] Il Lasca nel Canto Carnascialesco dei Maestri di far Razzi dice pure:

            Vedete questi che pe’ contadini

            e per la goffa gente

            Son fatti solamente

            che gli appiccano i putti e i mattaccini.

In un capitolo di un Senese, antecessore dei Rozzi (Mazzi, II, 243) Ŕ pure detto altrettanto.

[4] F. Novati, Studi critici e letterari, Torino, 1889, pag. 175.

[5] Sitzungsberichte der Philosophisch-Historichen Classe der K. Akad der- Wissenschaften, 1864, Wien, vol. XLVI, pag. 119.

[6] Romania, VII, p. 44.

[7] B.Bindelli, Poesie Lombarde inedite del sec. VIII, Milano, Bernardoni, 1856, pag. 11 e segg.

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Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2010