Anonimo

IL LIBRO DEI SETTE SAVI DI ROMA

 

TRATTO DA UN CODICE DEL SECOLO XIV

 

PER CURA DI ANTONIO CAPPELLI

 

 

Edizione di riferimento

Commissione per i testi di lingua, Il libro dei sette savi di Roma, tratto da un codice del sec. XIV,  a cura di Antonio Cappelli, Bologna, ed. Gaetano Romagnoli 1865.

- Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna sulla edizione Romagnoli datata 1968. 

 

 

 

Al Chiarissimo Signor Cavaliere

 

FRANCESCO ZAMBRINI

 

PRESIDENTE DELLA R. COMMISSIONE

PER I TESTI DI LINGUA NELLE PROVINCIE DELL' EMILIA

 

 

Per ottimo suggerimento della S. V. Ch. il solerte e benemerito editore–libraio Gaetano Romagnoli ristampò in Bologna nel 1862 ed in questa Scelta di curiosità letter. la Storia d'una crudele matrigna, la quale sotto titolo invece di Novella antica scritta nel buon secolo della lingua era stata trent'anni prima pubblicata a Venezia in pochi esemplari per occasione di nozze dall' arciprete Giovanni Della Lucia, che dichiarò servirsi di un codice da lui posseduto. Ben doveva aspettarsi che trattandosi di un libro di fondo orientale portato dalla tradizione medievale in Italia e vestito alla nostra foggia con racconti più o meno popolari l'uno all'altro contrapposti, sicchè ne deriva un gradevole intreccio che non manca d'importanza morale – dimostrare cioè l'uomo credulo, dabbene, che fatto vecchio e perduto nell'amore di una seconda moglie giovane, bella e ingannatrice si riduce a dire e disdire, aggirato come un fanciullo da lei ond'è rappresentata la malizia della donna che da sola tien testa all'autorità di molti, ma che deve in fine collo sviluppo della favola principale lasciar trionfare la verità e la giustizia —, ben doveva aspettarsi, ripeto, che un tal libro maggiormente diffuso in Italia colla riproduzione bolognese, richiamasse l'attenzione de' nostri letterati (come avvertiva il prof. A. Musaffia) per studiarne l'origine, le trasformazioni diverse, il dettato. Non tardarono infatti, com'Ella sa meglio di me, gli egregi prof. G. Bustelli e P. Fanfani nel gior. /l Borghini, anno I, 1863, p. 297 e 513, a mover dubbi sulla sincerità del testo della Crudele matrigna, segnalando voci e maniere di dire che al primo porsero indizio di contraffazione e non di scrittura del trecento, al secondo di rabberciamento moderno di opera antica, finchè sorse il prof. G. Carducci nella Rivista ital. anno IV, 1863, p. 431 a difenderla come cosa del buon secolo; e tanto il Fanfani quanto il Carducci, ed anche la prefata S. V. aggiunsero notizie di altre compilazioni italiane e straniere e di que' racconti imitati da parecchi autori, con avere altresì il prof. E. Teza dimostrato che la tradizione del Libro de' sette savi (vero titolo dell'opera in discorso) trovasi pure nelle novelle magiari, e ciò in un brillante libretto ristampato con Appendice in Bologna nel 1863, diretto in forma di lettera al prof. Alessandro D' Ancona.

Il quale D'Ancona diede fuori in Pisa nel 1864 il Libro dei sette savi di Roma conforme ad un codice laurenziano supplito in fine per le lacune da un altro codice fiorentino della Biblioteca palatina, degnamente offerendolo a V. S. che tanto zela l'onore della bellissima lingua d'Italia. È questa una traduzione assai pregevole del buon secolo derivata da un testo francese, e il prestante editore la curò e illustrò con una diligenza ed erudizione, che di rado incontriamo nelle nostre stampe: di che rendevane meritato elogio il prof. Dom. Comparetti nelle Osservazioni dettate intorno al libro medesimo, Pisa 1865.

Or io nel presentare a mia volta alla S. V. ed al pubblico un'altra lezione del Libro de' sette savi, non mi fermerò a ripetere com'esso si tenga inferiore unicamente alla Bibbia nella quantità delle traduzioni o riduzioni in diverse lingue e sia d'origine indiana anteriore al X.° secolo, rimandando chi abbia vaghezza di gustare di siffatte cognizioni e de' raffronti di molti testi, coincidenze di novelle e imitazioni di esse al lavoro del prof. D'Ancona, che ha inoltre il corredo di una Dissertazione del prof. E. Brockhaus tradotta e accresciuta dal lodato prof. Teza; ma dirò solo che l'operetta presente è tratta dal codice membr. e miscell. della Palatina di Modena, n. 95, appartenente al secolo XIV, ov' io la scopersi mancante della prima carta e però non determinata in antecedenza: che mi sembra traduzione da porsi innanzi alle altre per ragione di tempo e per lo stile semplice e puro, conciso e vivace: che proviene a mio credere da un testo latino dissimile da quello di Don Gianni monaco d'Altaselva, giacchè stando alla traduzione o parafrasi che ne fece l'Herbers nel suo Dolopathos in versi francesi trovatisi colà due novelle imitate dal Boccacio (Decam. n. 2.a g. III, e n. 8.a g. VIII) che qui non abbiamo (v. Fauchet, Recueil de l'origine de la langue et poésie françoise, Paris 1581), ma che è conforme pienamente al testo da cui fu poscia ricavata la lezione della Crudele matrigna essa pure antica, però senz'altro alterata dall'arciprete Della Lucia, sia ch'egli intendesse di ammodernarne e allargarne a volte il dettato, sia che supplisse d'azzardo a passi manchevoli o resi di troppo difficile lettura nel codice senza aver pratica di editore, come ne porge criterio (non trovandosi più traccia di detto codice) la punteggiatura quasi costantemente errata da lui e dovuta riformare nella (ristampa bolognese. E luoghi errati, abrasi ed ommessi s'incontrano pure nel ms. modenese, che dovetti supplire alla meglio colla dubbia scorta della Crudele matrigna, principalmente nella mancanza della prima carta: però ogni aggiunta e cambiamento che segue chiusi fra parentesi quadre, o ne diedi ragione in fondo di pagina o de libro affinchè altri sappia dov' io possa essere corretto.

Il prof. G. Carducci nel ricordare (l. c.) I compassionevoli avvenintenti d'Erasto, editi da oltre venti volte dal 1542 in poi (che sono un'altra trasformazione italiana del Libro de sette savi), riporta una novella tratta da un codice del sec. XV di detto romanzo posseduto da V. S. A motivo che il codice manca di parecchie carte in principio, in mezzo ed in fine, non ha potuto istituire un confronto continuato coll'Erasto a stampa, ma gli valse però tanto da tener per fermo che quest'ultimo sia un'amplificazione del primo, conservandovi in grandissima parte le stesse formole e frasi. Avendo io avuto in prestanza dal sig. Giuseppe Boni di Modena, personaggio di squisita gentilezza e dottrina, un codice conforme a quello che servì al signor Carducci e di perfetta conservazione, posso aggiungere, che è intitolato Amabel de continentia: (L' amabile di continenza); che in principio e in fine si dice Compendio di opera maggiore, ma non che sia tolta dal greco, salvo che Erasto in greco significa amabile; che all'imperatore romano non è dato alcun nome che altri nomi di personaggi luoghi differiscono dallo stampato ove furono altresì ommessi o moderati taluni de' passi più lubrici, ed ove le novelle hanno talora varietà di casi; che le due distinte lezioni dell'Erasto ms. ed impresso uscite da penna lombarda con pesante strascico di ricercati ornamenti procedono da un testo solo il quale si direbbe svolto da principio su quello del cod. palatino modenese in cui vediamo qualche modo di dire rimasto identico nel codice Boni; e che finalmente fu questo terminato di trascrivere raptissime addì 11 dicembre 1517 in Brescia per Frater Hyeronimus Broyolus, come apparirà meglio dal saggio che sarò per darne insieme cogli argomenti delle novelle confrontate coll'Erasto a stampa. Nell'aspettazione che le ricerche fatte dal prof. A. Musaffia, ci aprano il testo latino de' Sette savi scritto da Don Gianni e che l'Ab. G. Manuzzi ponga in luce l'altro italiano che il Mortara copiò da un codice d'Oxford, la S. V. Ch. accolga intanto la mia offerta colle proteste sincere della stima e rispetto del suo

Modena, 31 agosto 1865

    dev.mo e obbl.mo

ANTONIO CAPPELLI

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 25 aprile 2004