CLAUDIA DI FONZO

 

La leggenda del “Purgatorio di S. Patrizio”

nella tradizione di commento trecentesca.

 

[Per gentile concessione dell'autrice]

 

 

 

Edizione cartacea di riferimento

Claudia Di Fonzo, La leggenda del “Purgatorio di S. Patrizio” nella tradizione di commento trecentesca, Comunicazione tenuta presso il Dipartimento di Italianistica della Sapienza di Roma il 10 giugno 1997, pubblicata in Dante e il locus inferni. Creazione letteraria e tradizione interpretativa a cura di S. Foà e S. Gentili, «Studi (e testi) italiani» 4 (1999), pp. 53-72.

idem, La leggenda del «Purgatorio di S. Patrizio» fino a Dante e ai suoi commentatori trecenteschi, «SD»  LXV (2000), pp. 177-201.

 

Edizione elettronica di riferimento

http://www.danteide.net/claudia_di_fonzo.html

 

 

 

 

L’inferno dantesco è il purgatorio dei visionarii che lo precedettero, i quali, essendo partiti dall’unità delle sedi delle anime punite e svolto con un’ampiezza senza confronto maggiore le rappresentazioni delle pene temporanee, non potevano immaginare un’inferno che non fosse una ripetizione più o meno accresciuta ed esagerata del purgatorio. L’Alighieri arriverà a una concezione ben distinta dei tre regni: ma vi arriverà, non già aggiungendo una rappresentazione particolareggiata del baratro di Satana, ma informando a un concetto assolutamente diverso il purgatorio, \ (214 v.) ossia facendone, come ho già detto altrove, una specie di scala al paradiso[1].

 

Sebbene non solo la bipartizione tra Inferno e Paradiso ma anche l'individuazione di un terzo regno intermedio esistesse già tra i pagani [2, e il Purgatorio fosse stato codificato nell'ambito di quella letteratura di visione detta “odissea monastica” [3], fu Dante a informare la struttura del “Fuori del mondo” [4] ad un concetto assolutamente nuovo collocando il Purgatorio non più sotterra, ma strutturandolo quale scala al Paradiso forse per influsso della Regola di Benedetto. La scala [5], immagine che nasce in ambito orientale come esplicitamente connessa al cielo (Gn 28, 12), diviene in occidente emblema della purgazione dalle passioni (le visioni tra il VI-XII secolo), allorché sempre più si codifica la tipologia dell’astripeto regno [6], secondo le tappe già magistralmente disegnate da Le Goff: a partire dalla visione di Drythelmo, che presenta nel racconto un luogo “riservato specificatamente alla purgazione insieme con la definizione rigorosa della natura di tale luogo”, attraversando il XII secolo, allorché il fuoco è fuoco infernale come anche purgatoriale (lasciando pure a latere il problema dell’attribuzione del Sermo de diversis XLII, dove compare la tripartizione dei regni dell’aldilà) [7], fino al Purgatorio di S. Patrizio (alias Pozzo di S. Patrizio) che “rappresenta in qualche modo l’atto di nascita letterario del Purgatorio” [8]. Questo spiega parte dell’importanza di questa leggenda che ebbe gran diffusione e fu tramite di alcuni motivi d’ascendenza orientale tra i quali quello del ponte (il persiano cinvat); motivo che penetrato nelle leggende di visioni medievali si intreccia con quello della scala e rivela la sua duplice natura di elemento ora infernale (è il caso della Visio Alberici: “Post hec vidi scalam ferream (...). Pedes autem per scalam ascendentium et descendentium exurebantur in illis gradibus ignitis” [9], ora purgatoriale (nella Visio Pauli, e poi nel Purgatorio di S. Patrizio, lasciando a latere la visione di Sannilulfo nella Storia dei Franchi) [10]. In realtà, già il Blochet notava come il Purgatorio di S. Patrizio offrisse punti di contatto certi con le leggende orientali dell’Ascensione: in particolare è assai vicino all’Arda Viraf [11] e all’inferno orientale [12].

 

Si narra che il monaco Patrizio[13], catturato dai pirati e trasportato in Irlanda, divenne l'apostolo di quelle genti. I Chronica Hybernienses raccontano come un giorno Cristo stesso avesse indicata a S. Patrizio, che nella Vita Tertia ha fama di eroe taumaturgo[14], una leggendaria caverna, un pozzo che la tradizione identifica nel lago Derg, o Lago Rosso nella contea del Donegal, attraversando il quale si può entrare nell’oltretomba: “De hoc quoque purgatorio et eius origine quod sequitur tradunt veteres historiae hybernienses”. La storia del cavaliere irlandese Owain che si avventurò nella fessura indicata a suo tempo a Patrizio vescovo è raccontata da Matteo Paris nella rubrica dell’anno 1153 dei suoi Chronica maiora[15] e poi nel Tractatus de Purgatorio sancti Patricii[16] di Henricus Saltereiensis scritto tra il 1170 e il 1185. La leggenda, nata in Irlanda [17], ebbe diverse redazioni in diverse lingue, medio inglese, anglo-normanno, provenzale e antico francese e spagnolo. Tutte raccontano la fondazione del Purgatorio e la visita che in esso fece il cavaliere Owain, come egli entrasse, dopo riti preliminari e penitenze, nella caverna, come fosse stato avvisato da uomini vestiti di bianco circa i tormenti che avrebbe incontrato, quali pene egli avrebbe sofferto prima di giungere al Paradiso terrestre dal quale sarebbe rimasto fuori. Coloro ai quali veniva concesso di entrare nella misteriosa caverna situata in un'isola del lago Derg, a nord di Dublino, dovevano riferire esattamente, al loro ritorno, quanto avevano veduto e udito. La narrazione finiva agli atti dell’archivio dell’abbazia [18], ma non uno di questi rendiconti è giunto fino a noi. Molte sono le versioni della leggenda e in diverse lingue.

Il Kölbing [19] distinse tre versioni latine della leggenda: una ampia che fu pubblicata nell'opera di Joannes Colganus [20]; una versione intermedia che egli identifica nel Tractatus de Sancti Patrici[21], una redazione breviore che si trova nei già menzionati Cronica majora di Matteo Paris.

Paul Meyer, nella sua rivisitazione dello scritto di Kölbing mise in luce che mancava un ulteriore testo, il manoscritto Ee. 6 della Cambridge University Library II, traduzione anglo-normanna del testo latino di Henricus Saltereiensis tramandata da questo solo codice e dal frammento An (detto da altri F) Lansdowne 383. Nel 1891 Meyer compilò una lista comprensiva di 7 testi francesi e con riferimento alle tre traduzioni medio-inglesi (¹ a, OM1, OM2) [22] scrisse che “ne parait faite après l'un des poèmes français”.

Il Mall [23] pubblicò due testi latini secondo i mss. di Bamberg E. VII. 59 e Arundel 292 di Londra, che seguono da vicino la fonte originale a cui fece riferimento Maria di Francia. Il Frati produsse il testo della leggenda contenuto nel trattato di Stefano di Bourbon De septem donis Spiritus Sancti secondo la lezione del codice parigino 15970 della Biblioteca Nazionale (ff.158 v- 159 v)[24]. Stando alle ultime ricerche le redazioni latine del Tractatus de Purgatorio Sancti Patricii di Henricus possono essere raggruppate in due famiglie α e β. I manoscritti della prima famiglia e precisamente

Ar British Library MS Arundel 292,

B Bamberg,

Staatliche Bibliothek MS E. VII. 59,

H British Library MS Harley 3846,

U Utrecht, University Library,

MS 173,

contengono la versione breviore del Tractatus; i manoscritti della seconda, L Lambeth Palace Library, MS 51, R British Library MS Royal 13 B VIII e S Cambridge, Sidney Sussex College, MS 50, contengono la versione più estesa.

Easting sostiene che la redazione breviore è successiva riduzione di quella più ampia: “I argued that β may represent a closer approximation to the original shape of T [Tractatus], as Henry of Sawtry either composed it or revised it, and that the shorter α versions represent a reduction of βrather than that β is an expansion of α, as Warnke argued” [25]

Del Tractatus è in preparazione una ulteriore edizione critica che terrà conto di tutte le nuove acquisizioni e delle relazioni esistenti tra le molte differenti forme del testo conservato in oltre centocinquanta manoscritti ad opera di Jean-Michel Picard e Yolande de Pontfarcy che si sono già in passato occupati dell'argomento [26].

La più celebre e conosciuta tra le versioni poetiche francesi è quella di Maria di Francia [27] che fu il tramite maggiore della diffusione della leggenda del cavaliere Owain in tutta Europa. Dopo la traduzione di Maria di Francia, scrive Le Goff, si avranno numerose redazioni del Purgatorio di Enrico in latino [28] come in lingua volgare, particolarmente in francese e in Inglese.

Tuttavia, scrive il Frati [29], “non è esatto affermare che sia giunta fino a noi la sola leggenda del cavaliere inglese Owain; poiché altre narrazioni di discese veramente storiche fatte nella caverna di S. Patrizio si trovano in manoscritti delle più ricche biblioteche italiane e straniere, e di altre resta la testimonianza di scrittori degni di fede”. Nel 1328 Raimondo Visconte di Perilhos, ciambellano del Re di Francia, dopo la morte di Giovanni I Re d’Aragona decise, “nuovo Enea”, di inoltrarsi nella caverna di S. Patrizio [30]. Nel 1358 Malatesta da Rimini detto l’Ungaro, compì la sua descensio al Purgatorio ricordata nel Fons memorabilium universi di Domenico di Bandino D’Arezzo [31]. Cecco di Meletto da Forlì in una lettera in lode del Malatesta scrive anch’egli del “locus ille cavernosus” [32]. Un'altra visione racconta della peregrinatio al Purgatorio di S. Patrizio compiuta nel 1358 da un certo Lodovico Di Sur [33]. All'inizio del XV secolo il Purgatorio di S. Patrizio divenne soggetto di una visione molto più originale di quelle del secolo precedente. Lo scrittore, William Stauton, racconta d'essere stato introdotto nella caverna dal priore di S. Matteo nell'anno 1409, con processioni e preghiere devote del priore stesso e dei monaci [34] del convento che gli consegnarono una preghiera che gli tranquillasse la via: Jhesu Criste, fili Dei vivi, miserere mihi peccatori. Tale visione è conservata in due codici della British Library Additional 34, 193 e Royal 17 B XLIII. Nel XV secolo la leggenda di Henricus (Enrico di Saltrey) conobbe maggiore diffusione ma riscosse meno credito finché il pontefice Alessandro VI, avendo ascoltato il resoconto di viaggio di un monaco olandese del monastero di Eymstadt, ordinò la distruzione del “Purgatorio”, attuata il 17 marzo, giorno di S. Patrizio, dell'anno 1497 [35]. Tuttavia la leggenda come un angue giacque nei prati della produzione letteraria di tutta Europa, in Francia [36] come in Spagna [37] e in Inghilterra ed ebbe larga e tardiva diffusione anche in Italia dove si possono contare oggi almeno sette diverse redazioni, tradite da un numero di manoscritti destinato a crescere. Una versione breviore del racconto, scrive Bieler [38], la si trova nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine [39]. Un testo italiano breve è pubblicato nelle Vite dei Santi Padri (IV, 88) [40]. Altre più ampie versioni furono stampate dal Villari [41] e dal Grion [42]. La redazione pubblicata dal Grion, tradita da un codice del XV secolo di proprietà dei Monga di Verona,  è documento del dialetto veneto che deriva dalla stessa fonte della redazione toscana prodotta dal Villari, sebbene sia più popolareggiante. “La toscana ha per suo eroe Oveni, il nome d'Irlanda; Jacopo da Varaggio nel duecento e Domenico Cavalca nel trecento lo scambiano con quello dell'eroe Pugliese Nicolò; il frate veneziano gli dà il nome, corrente a Venezia, di Alvise” [43]. È tornata ad occuparsi della redazione toscana V, pubblicata dal Villari, Lucia Bertolini procurandone una edizione moderna. L’impossibilità di dimostrare l’esistenza di un archetipo ha reso necessaria la scelta di un singolo manoscritto tra i due testimoni  già considerati dal Villari, il Pal. 93 (P) e il Conv. Soppr. G. 3,676 (M) della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e un terzo codice II, IV, 64 (F) ancora della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze [44]. Quest’ultimo testimone è stato preferito agli altri due a causa del basso coefficiente di erroneità che ha richiesto in rari punti l’intervento dell’editore [45]. Ai testimoni adoperati dalla studiosa, Mario Degli Innocenti ha aggiunto il ms. Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, Bibl. Corsiniana, Fondo Rossi, 30 (44 C 5), lo ha collazionato sull’edizione Bertolini e pubblicato i risultati avvalorando le osservazioni enunciate dalla Bertolini in relazione alla tradizione manoscritta della leggenda: “molteplicità di redazioni, possibilità numerose di contaminazione, mancanza di un censimento completo dei volgarizzamenti italiani, dei manoscritti latini del Tractatus e (…) dei manoscritti delle traduzioni francesi” [46]. Quindi lo studioso ha individuato una settima redazione della leggenda da aggiungere alle sei segnalate dalla Bertolini, tramandata da almeno nove manoscritti e per lo più compresa nelle Vite dei Santi Padri del Cavalca di cui parlava il Bieler, volgarizzamento della Legenda aurea. Un ulteriore sviluppo della ricerca dello studioso pertiene i volgarizzamenti dal francese: la redazione veneta della leggenda tramandata dal codice della famiglia Monga e pubblicata dal Grion (G) e la redazione lombarda  attestata dal ms. T 67 sup. della Biblioteca Ambrosiana di Milano (A) di cui lo studioso pubblica l’edizione [47].

La leggenda “best seller of the Middle Ages” [48], ad ora ad ora indicata come possibile fonte della Commedia [49], venne utilizzata da almeno due commentatori antichi per illustrare il poema stesso e precisamente da Alberico da Rosciate [50] nel suo proemio generale al Purgatorio e da Benvenuto da Imola. Il testo del commento di Alberico, che è per gran parte traduzione latina di quello dell'altro giurista bolognese Jacopo della Lana (1324-28) è tradito da un ristretto numero di codici:

Cod. Bodleiano Canon. Misc. 449 di Oxford (olim Canonici di Venezia)[51],

Parigino cod. ital. 538 (Pa) [52],

Cod. Barb. Lat. 4037 di Roma [53],

Parig. Cod. Lat. 8701 [54],

Cod. Laurenziano Pl. XXVI, sin 2 di Firenze [55],

Parigino cod. it. 79 [56],

codice Grumelli della Biblioteca Angelo Mai di Bergamo, Cassaforte 6, 1 (già Δ 9, 16) [57].

Da quest'ultimo codice, produciamo, in questa sede, la trascrizione della parte del Proemio generale alla seconda cantica che riporta la leggenda del Purgatorio di S. Patrizio, interpolazione da ascrivere ad Alberico stesso [58], di cui troviamo cenno anche nel Dictionarium Juris, alla voce Purgatorium [59]: “Purgatorium, an sit locus materialis, vide XXV di .s. c. qualis hinc et c. seq. et primo ad Corin. III et in Psalmo: Iubilate Deo ver. Transivimus per ignem et aquam, et deduxit nos in refrigerium et plene in secunda parte comediae Dantis, quam titulavit purgatorium. vide etiam de quodam purgatorio in legenda sancti Patricij, supra purgatio [60]”. L'interpolazione di Alberico segue dappresso la Legenda aurea, dove egli stesso dichiara di averla trovata: “in legendis sanctorum in festo sancti Patricii”

 

Codice Grumelli, Bibl. Civica Angelo Mai (Cd. Grumelli Cassaforte: 6, 1 già δ. 9. 16) [61]

Proemio cc. 140 r.-v.: Purgatorium.

[P]er correr milglior acque alça le velle. / Omai la navicella del mio ‘n gengno. / Che lascia dietro a se mar si crudelle.

Hic incipit seconda pars Comedie Dantis que intitulatur Purgatorium, de quo purgatorio quantum in scriptis reperii ultra ea que dicit auctor breviter subicio purgare et omnem est innocentiam suam ostendere.

Et ideo scribitur in Iure quod non relacione criminum sed innocencia reus purgatur, ff. de publicis [62] iudiciis [63] lex is qui reus [64] et de requi rei [65] lex ulterius Et ideo preses provincie studere debet suam provinciam purgare malis hominibus ut ff. de officio praesidis [66] lex III et lex congrue. Et inde extra de purgatione vulgari per totum et de purgatione canonica per totum et per hostiensem et Gotofredum in summa ipsorum titullorum.

Et in specullo eisdem titullis et inde etiam cardinalem extravagantes: de foro competenti capitulo Romana libro vi°. Et an locus purgatorii de quo tractat auctor sit locus materiallis vide in decretis 25 distinctione capitulo qualis [67] et capitulis sequentibus et qualia peccata ibi purgentur vide ibi in glosa et bene per archidiaconum. Et sicut ibi habetur, pene purgatorij graviores sunt multo magis quam quicquid possit pati homo in hac vitta. De isto purgatorio habetur etiam Ad Corinthios 3° capitulo [68], et in psalmo Jubilate Deo, in versu transivimus per ignem et aquam et deduxisti nos in refrigerium. Et de penis etiam huius purgatorij habetur in Dialogo[69] Beati Gregorij pape et de ipso purgatorio, scilicet generali in quo venalium[70]anime puniuntur. Reperij tamen ex autenticiis scripturis quod quedam peccata voluntate divina purgantur in locis specialibus [71] huius mondi ubi fuerunt perpetrata et aperuit testimonio fide dignorum et magnorum religiosorum predicatorum videlicet et minorum et quorundam secullarium in quadam civitate que vocatur Alest que est in Provincia [72],. de quodam Guill(iel)mo corno defuncto [73]. Qui nocturno tempore molestabat et extrahebat uxorem suam, et tandem vocatis dictis religiosis ut adhiberent remedium dicte sue uxorij, lector predicatorum [74] ceteris ignorantibus secum corpus Cristi detulit in secreto qui ex parte corporis Cristi et in eius virtute coniuravit animam dicti Guillelmi. Qui Guillelmus cunctis audientibus respondit quod ipse erat in purgatorio generali sed eum opportebat purgare quoddam specialle peccatum, quod ibidem commiscerat [75], et in eodem loco voluntate divina, et respondit etiam dicto lectori in multis alliis temporibus pulcriis sibi factis quas omitto quia ad propositum non accedunt.

Reperii etiam in Legendis sanctorum in festo sancti Patricii sic scriptum: cum beatus Patricius per Yberniam predicaret fructumque modicum faceret, rogavit Deum quatenus signum aliquod demostraret per quod ultimo teriti [76] peniterent. Iussu igitur dei in quodam loco circulum magnum cum baccullo designavit. Et ecce terra intra circullum se aperiens, puteus maximus et profundus ibi visus est revelatum quod est beato patricio quod ibi quidam purgatorij locus esset, in quem quicunque vellet descendere sibi alia penitencia non restaret nec aliud pro peccatis purgatorium sentiret, plerique autem inde non redirent. Et qui redirent eos a mane usque ad sequens mane ibidem moram facere opporterent. Multi igitur ingrediebantur qui de cetero non revertebantur post igitur lungum tempus mortuo beato Patricio vir quidam nobillis nomine Nicholaus qui peccata multa commiserat [77] cum ipsorum suorum peccatorum peniteret eundem et purgatorium sancti Patricii substinere vellet, cum anima scilicet diebus prout alii faciebant se Jeiuniis et vigillijs macerasset, in predictum puteum descendit quoddamque hostium ab uno latere putei reperit in quod ingrediens quoddam oratorium adinvenit. Continuo igitur quidam monachi albi oratorium intraverunt et officium facientes dixerunt dicto Nicholao ut constans esset quoniam multa temptamenta diabolica eum percurrere opporteret. Cum autem ille requireret quod adiutorium contra hec habere posset, dixerunt: cum te penis affligi senseris protinus clama et dic: Iesu Christe filij Dei vivi miserere michi peccatori. Recedentibus autem predictis monachis continuo assunt demones. Et ut eis obediat primo blandiis promissionibus persuadent asserentes quod eum custodient et ad propria incolumen perducent. Sed cum ille nullatenus eis obedire vellet protinus diversarum ferarum teribilles voces audivit ac plantus et mugitus maximos et lamenta. Ad quod cum ille timore oribilli palpitaret Iesu Christe filii Dei vivi miserere michi peccatori [78] dicere cepit. Et statim omnis ferarum illorum tumultus teribillis acquievit [79], processit ultra ad alium locum. Et ibi adest moltitudo demonum dicencium sibi: putas quod evaseris manus nostras nequaquam. Sed nunc pocius torqueri incepis et affligi. Et ecce quidam maximus ignis et teribillis ibidem apparuit, dixeruntque ei demones: nisi nobis ascentias [80] in illum ignem te iactabimus conburendum.

Quod cum ille // (c. 140 v.) retineret ipsum capientes in illum ignem teribillem proicerunt. In quo dum cruciaretur exclamavit Iesu Christe filii Dei vivi miserere michi peccatori. Orantique ignis ille extinctus est; ad allium denique procedens locum, vidit quosdam viros vivos in igne cruciari et laminis fereis cadentibus a demonibus, usque ad viscera flagelari. Qui cum eis asentire nollet in eundem ignem deicierunt cum dictis laminis flagellatum. Sed cum ille Jesu Christe filij Dei vivi miserere michi peccatori exclamasset, a predicta pena fuit protinus liberatus, processit iterum et quendam latissimum puteum innietur, de quo fumus oribillis et fetor intollerabillis exiebat; dixeruntque ei demones: “locus quem conspicis est Infernus in quo dominus noster Belzebub habitat in ipsum igitur puteum te iactabimus si nobis consentire recusas postquam illuc autem iactatus fueris nullum evadendi inde remedium obtinebis”. Quis dum ipse contempneret capientes eundem in predictum puteum iactaverunt. Sed dum ipse Iesu Christe filii dei vivi miserere michi peccatori clamasset, protinus inde illesus exivit. Et omnis multitudo demonum evanuit velut umbra. Cum igitur redire deberet vidit quendam pontem super quem eum transire opporteret. Qui quidem erat strictissimus et ad instar glaciei politus et lubricus, sub quo fluvius igneus defluebat super quem dum se ponere et transire desperaret, tandem recordatus est verbi quod eum de tot periculis eripuit et confidenter accessit ad pontem. Et unum pedem super pontem ponens: Jhesu Christe filii dei vivi miserere michi peccatori dicere cepit, deinde alium pedem ponit. Et eadem verba reiteravit ad quemlibet etiam alium passum, predicta verba protulit et sic securus transivit. Cum ergo transisset, in quoddam pratum amenissimum devenit ubi diversorum florum mira suavitas [81] redolebat. Et ecce duo speciosi iuvenes ei apparuerunt, qui ipsum usque ad quandam civitatem speciosissimam ex auro et gemmis mirabilliter rutilantem perduxerunt, dixeruntque ei predicti iuvenes quod illa civitas paradisus erat; in quam cum intrare vellet Nichollaus, dixerunt ei iuvenes quod primo ad suos rediret, et post dies triginta in pace quiesceret, et tunc illam civitatem civis perpetuus [82] introiret. Tunc Nicholaus inde abscedens supra puteum Ybernie se restitutum invenit. Et omnibus naratis que sibi contingerant, post triginta dies in domino feliciter requievit.

 

Anche Benvenuto da Imola riferisce la leggenda. Citiamo dal commento a stampa del 1374 presente nella banca dati elettronica del Dartmouth Dante Project, trascurando le altre due redazioni dello stesso commento: le Recollecte e il testo dell’Ashburnamiano 843. Benvenuto, nel commento al primo canto del Purgatorio, scrive che l’inferno è duplice: essenziale e morale. Così allo stesso modo il Purgatorio è duplice: essenziale e morale. Inoltre il Purgatorio, secondo la comune opinione dei teologi, è sotterra ed è parte dell’Inferno, come si dice nel IV libro di Gregorio; la sola pena presente è il fuoco sebbene l’anima si possa purgare anche altrove, come Gregorio dice di Pascasio, che è purgato nel ghiaccio, o per intercessione di qualche santo uomo sicut sanctus Patricius impetravit quod quidam purgaretur in quodam loco subterraneo, ex quo postea fabulose ortum est ibi esse purgatorium.

 

Benvenuto 1373: Purg I, 100-108 [83].

Questa. Hic Cato, quia mandaverat novum poetam recingi junco, docet ubi inveniantur junci, et describit locum ubi abundant; sed ad intelligentiam huius literae est praesciendum, quod poeta noster fingit quod in illo hemisperio inferiori ex opposito inferni est una parva plana insula circularis, in cuius medio est unus mons altissimus usque ad coelum, qui circa medium est muratus et factus ad gradus circulariter; et sicut gradatim descenditur ad centrum inferni, ita gradatim ascenditur ad cacumen istius montis contigui coelo: sicut si quis volens ascendere arenam Veronae incipiat a fundo et tendat ad altum: sed in arena itur ab intra, hic vero itur ab extra in circuitu montis per unam viam excisam, quam poeta cornicem vocat, ut saepe patebit in processu. Nunc ad literam. […] Et hic nota, lector, quod sicut notavi in principio inferni et postea saepissime per totum, quod infernus est duplex, scilicet essentialis et moralis, et quod poeta alterutro calle procedens tractavit de utroque, et praecipue de morali maxime in dando poenas omnibus generibus peccatorum; ita a simili purgatorium est duplex, scilicet essentiale et morale. Ideo autor descripturus purgatorium eodem modo nunc tractat de essentiali, nunc de morali, sed principalissime de morali in describendo situm et distinctionem omnium poenarum poenitentium. Unde ut videas clare quod poeta loquitur moraliter in descriptione huius loci, volo te scire aliqua circa purgatorium essentiale. Et primo quidem nota, quod locus purgatorii, secundum communem opinionem theologorum, dicitur esse sub terra, quia talis locus vilis correspondet vilitati foeditatis culpabilis, qui locus creditur esse pars inferni a quibusdam propter verbum Gregorii quarto dialogorum, ubi dicit, quod sub eodem igne electus purgatur, et damnatus crematur. Unde sola poena ignis est in purgatorio. Potest tamen ex divina dispensatione alibi anima purgari, sicut dicit ibidem Gregorius de anima Pascasii qui purgabatur in glacie, quod Deus concedit vel propter velociorem liberationem, ut possit aliis suam indigentiam revelare, sicut patuit in Pascasio praedicto, vel ad instructionem nostram, ut poena evidens nos terreat, sicut de aliquibus audivi a viventibus, vel propter impetrationem alicuius sancti viri, sicut sanctus Patricius impetravit quod quidam purgaretur in quodam loco subterraneo, ex quo postea fabulose ortum est ibi esse purgatorium; sicut etiam a simili in mari siculo insula Vulcani dicitur esse unum ostium inferni, quia ex se emittit tonitrua et incendia, in quem locum anima Theodorici regis gothorum visa est demergi cuidam sancto eremitae. Est autem poena purgatorii durissima; nam Augustinus in quodam sermone dicit quod ille ignis est durior quam quicquam poenarum in hoc saeculo quis possit audire, videre, vel cogitare. Ex his ergo evidenter apparet quod autor describit hic locum purgatorii moraliter. Et ultimo Cato dat tertium et ultimum documentum optimum, dicens: poscia non sia di qua vostra reddita, quia homo ingressus purgatorium, idest poenitentiam, non debet amplius redire versus infernum, idest, vitia, a quibus recessit. Et respondet quaestioni tacitae, quia posset dicere Virgilius: et quis diriget nos in viam virtutis respondet: lo sol, che surge omai, idest incipit oriri post Luciferum, vi mostrerà prender lo monte, idest, radius divinae gratiae qui oritur in intellectu talium viatorum ostendet vobis arduum iter virtutis. Et dicit: a più lieve salita, idest carpetis montem, ubi invenietis viam faciliorem.

 

La rivoluzione che conduce l'Alighieri consiste nel togliere definitivamente il Purgatorio da sotterra, distinguerlo dall'Inferno e farne una scala al Paradiso diversamente da quanto è raccontato nella leggenda della discesa del cavalliere Owain nella fessura aperta da S. Patrizio [84], sebbene la montagna purgatoriale che appare nella prima redazione della leggenda, quella composta da Jocelin tra il 1170 e il 1185, e nell'ultima parte della redazione elaborata dal cistercense Henricus Saltereiensis, sia un preciso parallelo della montagna astripeta del poema dantesco [85].

Tuttavia Inferno e Purgatorio dei visionari sono sotterra [86] e relitto di tale struttura è l'ordinamento morale dei due regni danteschi informati al principio di un progressivo augmentum della colpa come della pena, gradatim a scendere nell'imbuto infernale secondo le tre disposizion che 'l ciel non vole / incontenenza, malizia e la matta / bestialitade[87] e a salire nella montagna purgatoriale [88] secondo che l'amore d'animo erra per malo obietto / o per troppo o per poco di vigore[89], ut sicut in Burcho seu foramine Inferni descendit de gradu in gradum, ita ut de gradu in gradum ascendit predictum montem [90]. Tra commentatori antichi, Benvenuto da Imola oltre a conservare traccia della legenda del Purgatorio di Patrizio ripropone la distinzione, che risale a Pietro di Dante, tra un inferno essenziale e uno morale e allo stesso modo tra un purgatorio essenziale e uno morale: infernus est duplex, scilicet essentialis et moralis … ita a simili purgatorium est duplex, scilicet essentiale et morale.

La rivoluzione nell'imago mundi che opera Dante rispetto ai visionari non è di minimo conto ma si avvale della riflessione teologica dei suoi tempi, e in particolare di quella relativa alla Confessio culpae e all'evoluzione del sacramento della Confessione che al tempo dei monaci d'Irlanda, a partire da Patrizio in poi, era concepita come un fatto straordinario da compiere una volta nella vita e che, invece, ai tempi di Dante era divenuta una pratica almeno annuale. Lo sviluppo di questa concezione ha dato il suo contributo alla definizione del problema. Alla categoria della “quantità”, relativa al grave e meno grave che sia in corpore vivo oppure post mortem, si è aggiunta la categoria della “qualità”, relativa alla natura del peccato commesso, ovvero con o senza pentimento, veniale o mortale, e se la prima categoria, in quanto augmentum della colpa come della sofferenza, vale per i due regni Inferno e Purgatorio, la seconda ne diviene il carattere distintivo. Così infatti continua Alberico da Rosciate nel proemio generale alla seconda cantica sopra citato a c. 140 v.:

 

“[P]er corer miglior acqua etc. auctor in hac prima parte tractare intendit de statu animarum divisarum a corpore que sunt libere ab Infernali pena non tamen ex toto a culpa propter quam priusquam conscendant ad beatitudinem vitte eterne opportet purgari ab ipsa ne malum aliquod remaneat impunitum. Circa quam culpam notandum est quod culpa sive peccatum comitti potest altero de duobus modis, quorum unum dicitur mortale; aliud veniale [91]. Mortale est quando homo ex toto recedit ab ordine virtuoso et etiam a deo. Et tali peccato debetur pena infernalis de qua habita est plena mundo in prima parte. Quia peccatum mortalle est contra deum qui est sempiternus et deo pena eius sempiterna et infinita iuxta illud psalmi 21 et Mathei 7 discedite a me omnes qui operamini Iniquitatem etc. Venialle est illud quod quando comittitur adhuc remanet homo in ordine virtuoso et cum remorsu conscientie, nec ex toto recedit a deo. Et talia peccata purgantur in purgatorio commensurando penam pro modo culpe Ysaye 21 in mensura contra mensuram cum abiecta fuisset iudicabo eam”.

 

Che Dante usasse o meno della leggenda è problema da esaminare anche alla luce dell'uso fattone dai commentatori antichi di cui si è scritto. Il Grion scriveva che “Nella Venezia Dante trovò la leggenda del pozzo di S. Patrizio bene radicata”. A Padova il pozzo del cortile di Rinaldo Scrovegni è detto Inferno. Il Grion ricorda i versi latini attribuiti a Dante nella Vita Dantis del Boccaccio: “Ultima regna canam fluido contermina mundo, / Spiritibus quae lata patent, quae premia solvunt /Pro meritis cuicumque suis…” e nota come i regni confinati dal mondo fluido potrebbero ben essere l'isola di Brandano e il Purgatorio di S. Patrizio [92]. A me sembra interessante l'ipotesi per cui l'Ulisse di Dante oltre le colonne d'Ercole [93] potesse scorgere la montagna del Purgatorio, lui l'anti Owain o meglio l'anti Nicola della Legenda aurea l'anti Alvise della redazione in dialetto veneziano o l'anti Ugo della leggenda della Discesa di Ugo D'Alvernia all'Inferno che perì tra quelle acque sacre, lui che pagano non divenne miles christianus [94] dell'Artù- Patrizio- Cristo che deve tornare. Non è necessario dimostrare che nel duecento si attribuisse all'eroe di Itaca un viaggio alla volta del Purgatorio, basta parlare di una sovrapposizione di motivi per cui al nuovo Enea, Paolo, pian piano si sostituisce il miles christianus Owain, Nicola, Alvise, Ugo che condensano in sé Enea, Orfeo, Paolo, i cavalieri di Artù, il cui antimodello è forse Ulisse, Lucifero, il cavaliere che non confida in Dio ma solo nelle sue forze.

Anche in Italia la leggenda ebbe epigoni. Il Wright osserva che nel quattordicesimo secolo il Purgatorio di S. Patrizio fu introdotto nel romanzo italiano attraverso il Guerin meschino: “The whole is, in fact, a palpable and poor imitation of Dante, built upon the legend of Henry of Saltrey” [95]. In realtà bisognerebbe fare la medesima considerazione anche per ciò che è del romanzo capostipite del ciclo dei viaggiatori, l’Ugo D’Alvernia [96]. Mi riservo il privilegio di ripercorrere, in altra sede, i sentieri di penetrazione della leggenda in Italia persuasa che importante tramite di tale diffusione, prima del Guerin Meschino, fu per l'appunto la discesa di Ugo all'“Inferno” [97], prodotto di quella letteratura franco-italiana che il Formisano definisce “terra di nessuno” e che costituisce un capitolo importante della fortuna della chanson de geste, “punto d’intersezione fra la vecchia tradizione dell’epica e la nuova tradizione dei cantari” [98].

Per concludere val la pena proporre un paio di riflessioni sul significato di una leggenda, quella di Patrizio, che spesso, come del resto è avvenuto per tutte le visioni afferenti al medesimo genere, è stata considerata soltanto una favola per bambini cattivi inventata da monaci faziosi.

“Patrizio ci ha lasciato due scritti pittosto brevi, la Confessione ed una Epistola, generalmente accettati come autentici” [99]. La prima operetta è un'apologia dell'idea che al missionario fossero necessarie qualità morali e intellettuali per svolgere il suo mandato, la seconda, l'Epistola è diretta contro Coroticus, governatore di una parte della Britannia, il quale aveva fatto strage dei neofiti di Patrizio. Rimarchevole ai nostri fini è il Libro di Armagh [100], che contiene quattro Dicta Patricii dei quali Detti il quarto “chiede agli Irlandesi che conformandosi ai romani, cantino il Kyrie eleison” ad ogni ora canonica [101]. Sebbene l'autenticità dei due Detti sia incerta non pare affatto impossibile che la leggenda del monaco cistercense Henricus abbia tenuto conto di tale esigenza e l'abbia usata quale filigrana didattica per esemplare il suo Tractatus dove per l'appunto la preghiera che viene raccomandata al cavaliere Owain e che egli dovrà ripetere di fronte ai vari pericoli [102] è “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”, cioè il grido del cieco di Gerico che implora da Gesù guarigione nel Vangelo di Luca [103]. È la preghiera del pubblicano, è anche il Kyrie eleison della liturgia [104]. È la preghiera dell'agens Dante, di colui che andando si perfeziona, le prime parole che egli pronuncia nella Commedia rivolgendosi alla sua guida: miserere di me [105].

 

Note

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[1] Pio Rajna, La Materia e la Forma della “Divina Commedia”.  I mondi oltraterreni nelle letterature classiche e nelle medievali. Introduzione, edizione, commento a c. d. Claudia Di Fonzo. Premessa di Francesco Mazzoni, Firenze, Le Lettere, 1998 (“Quaderni degli studi danteschi” 12).

[2] Charles Labitte, La Divine Comédie avant Dante, in “Revue des Deux Mondes”, IV Série, 31 (1842), pp. 704-742; poi in “Oeuvres de Dante Alighieri. La Divine Comédie. La Vie Nouvelle”, nouvelles éditions revues, corrigées et annotées par les traducteurs et d’une étude sur la Divine Comédie, Paris, Charpentier, 1872, pp. 85-150, a p. 91: “Dans le premier, Platon parle des traditions qui couraient de son temps sur le séjour des morts. La triple division que le christianisme a faite de l’autre monde s’y trouve déjà marquée: le lac Achérusiade, où les coupables sont temporairement purifiés, c’est le purgatoire; le Tartare, d’où ils ne sortent jamais, c’est l’enfer; enfin ces pures demeures au-dessus de la terre, qui ont elles-mêmes leur degré de beauté selon le degré de vertu de ceux qui les habitent, c’est le paradis. Seulement Platon ajoute prudemment: “Il n’est pas facile de les décrire.” Peut-être est-ce le mot qui a piqué l’émulation de Dante”.

[3] Antoine F. Ozanam, Dante e la filosofia cattolica nel tredicesimo secolo, versione italiana e note di Pietro Molinelli, Milano, Soc. Tip. Classici Italiani, 1841.

[4] Mi servo della celebre formula di Cesare Segre, Fuori del mondo. I modelli nella follia e nelle immagini dell'aldilà, Torino, Einaudi, 1990.

[5] Per l’immagine della scala in rapporto a Dante cfr. Claudia Di Fonzo, “La dolce donna dietro a lor mi pinse/ con un sol cenno su per quella scala” (Par. XXII, 100-101), in “Studi Danteschi”, vol 63 (1991), pp. 141- 175.

[6] A proposito della nascita del Purgatorio scriveva Rajna, La materia e la forma della Divina Commedia cit., c. 45 r.: “Anche dalle altre Νεκυιαι avremmo potuto imparare che la classificazione delle anime in tre categorie era comune anche ai pagani; e che non solo il paradiso e l’inferno, ma anche il purgatorio non è davvero una credenza nuova portata dal cristianesimo”.

[7] Cfr. Francesco Mazzoni, San Bernardo e la visione poetica della "Divina Commedia", in “Seminario Dantesco Internazionale- International Dante Seminar I”, Atti del primo convegno tenutosi al Chauncey Conference Center, Princeton, 21-23 Ottobre 1994, Firenze; Le Lettere, 1997, pp. 171-241, vedi pp. 203-205. (“Quaderni del Centro di Studi e documentazione dantesca e medievale”).

[8] Cfr. Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Torino, Einaudi, 1982 , pp. 203-204 (testo orig. La naissance du Purgatoire, Paris, Édition Gallimard, 1981); cfr. anche L'immaginario medievale, Roma-Bari, Laterza, 1988. (Testo orig. L’immaginaire médiéval, Paris, Éditions Gallimard, 1985). Sull'argomento ma in posizione dialettica cfr. B. P. McGuire, Purgatory, the Communion of Saint, and Medieval Change, “Viator. Medieval and Renaissance Studies” 20 (1989), pp. 61-84.

[9] Cfr. La Visione di Alberico, ristampata, tradotta e comparata con la Divina Commedia dal Prof. Catello De Vivo, Ariano, Stab. Tipografico Appulo- Irpino, 1899, a p. 17.

[10] Claudia Di Fonzo, Allegazioni per l'immagine del ponte e della scala, in “Il Monitore” anno XXXI, n. 4 (dicembre 1997), pp. 33-34.

[11] Le Livre d’Arda Viraz, translittération, transcription et traduction du texte pehlevi par Ph. Gignoux, Editions Recherche sur les Civilisations, Paris, 1984, Cahier n° 14 (Institut Français d’iranologie de Téhéran bibliothèque iranienne n° 30). L’Arda Viraz Namag è una delle principali fonti per la conoscenza delle dottrine in merito all’Al di là nell’Iran antico. Accanto a temi molto antichi, la descrizione della daena (pehl. den, duplice sorte dell’anima nell’Al di là), del giudizio e della traversata del ponte Cinvad etc. troviamo una interminabile successione di capitoli sui patimenti subiti nell’Inferno che rivelano una giustizia umana cruenta e legata alla legge del taglione. La prima parte del libro, consacrata al Paradiso, riflette la concezione antica in merito alla ricompensa dei giusti, che non è solo d’ordine materiale. “L’ouvrage a, depuis longtemps, suscité la comparaison avec Dante, mais en dépit des nombreuses études dont on trouvera le titre dans la bibliographie, il reste que l’influence de l’un sur l’autre n’a pu être qu’indirecte, et que par l’intermédiaire des sources juives et arabes Dante a pu connaître certains thèmes de l’eschatologie iranienne” (Introd. p. 6-7).

[12] Emil Blochet, Les sources orientales de la Divine Comédie, Paris, J. Maisonneuve Editeur, 1901, p. 85.

[13] Per il Patrizio storico vissuto intorno al 370 - 461 d.C., che ebbe quale prima sede quella di Armagh e che viaggiò in Francia dove fu ordinato vescovo, cfr. Ludwig Bieler, Four latin lives of St. Patrick: Colgan’s Vita secunda, quarta, tertia, and quinta, edited with introduction, notes and indices by L. Bieler, Dublin, The Dublin Institute for Advanced Studies, 1971. Vedi anche Whitley Stokes, The tripartite life of Patrick, with other documents relating to the saint. Edited with translations and indexes, by Whitley Stokes. ...Published by the authority of the Lords commissioners of Her Majestry’s Treasury, under the direction of the Master of the rolls. London, Printed for H. M. Stationery off., by Eyre and Spottiswoode, 1887. Del San Patrizio storico si conservano solo due scritti sicuramente a lui attribuibili: Saint Patrick Confession et Lettre Coroticus, Introduction, texte critique, traduction et notes, par Richard P. C. Hanson avec la collaboration de Cécile Blanc, Paris, Les Éditions du Cerf, 1978 (Sources Chretiennes 249).

[14] Cfr. Giovanni Battista Baggi , S. Patrizio vescovo, apostolo taumaturgo dell’Irlanda...1. Storia e leggenda. 2. Libri e pozzo di S. Patrizio. 3. S. Patrizio a Vertova, Bergamo, Soc. editr. S. Alessandro, 1928.

[15] Matthaei Parisiensis monachi Sancti Albani chronica maiora, edited by Henry Richards Luard, London, 1874, t. II, pp. 192-203: è qui raccontata molto esplicitamente la discesa del cavaliere Owen all’Inferno che Matteo di Parigi chiama Hoenus.

[16] St Patrick's Purgatory, Two versions of Owayne Miles and the Vision of William of Stranton together with the long Text of the Tractatus De Purgatorio Sancti Patricii, edited by Robert Easting, The Early English Text Society, Oxford University Press, 1991, pp. 121-154 (testo) e pp. 236-254 (commento).

[17] Dall’Irlanda provengono tre delle maggiori e più popolari leggende di visioni: quella di Brandano, quella di Tundalo e quella del Purgatorio di S. Patrizio. Interessante il recente contributo di Dorothy Ann Bray, Allegory in the Navigatio sancti Brendani, “Viator. Medieval and Renaissance Studies”, 26 (1995), pp. 1-10, nel quale si sottolinea la valenza allegorica di questo genere di racconti in relazione alla vita monastica delle comunità irlandesi dei secc. VIII-IX.

[18] Amaury Duval, Histoire littéraire de la France, T. XIX, p. 800.

[19] E. Kölbing, Zwei mittelenglische Bearbeitungen der Sage von St. Patrik's Purgatorium, in “Englische Studien”, I (1877), pp. 57-121. Dello stesso autore anche Vier romanzen - Handschriften in “Englische Studien”, VII (1884), pp. 177-201.

[20] John Colgan, Triadis thaumaturgae seu divorum Patricii Columbae et Brigidae, trium veteris et maioris Scotiae, seu Hiberniae sanctorum insulae… acta…, II, Louvain, 1647, pp. 273-281.

[21] Tale versione fu per la prima volta pubblicata nel Florilegium insulae sanctorum, seu Vitae et acta sanctorum Hiberniae, quibus accesserunt non vulgaria monumenta, hoc est sancti Patricii purgatorium, s. Malachiae prophetia de summis pontificibus ...Omnia nunc primum partim ex ms. codicibus, partim typis editis collegit & publicabat Thomas Messinghamus ... Parisiis, S. Cramoisy, 1624, pp. 98-107.

[22] Sono giunte a noi tre traduzioni in medio inglese derivate dal Tractatus. La più antica si trova sotto il nome di S. Patrizio nelle leggende inglesi del sud del XIII secolo. Le altre due traduzioni sono tarde, del XIV e del XV secolo, e sono rappresentate da due manoscritti: A della National Library of Scotland, Ms Advocates' 19. 2. 1., detto The Auchinleck manuscript e C Cotton Caligula Aii della British Library. Tali redazioni vengono segnalate da Easting rispettivamente come OM1 e OM2. Easting (cfr. St Patrick's Purgatory cit., p. XLIV) sostiene che sebbene OM1 derivi dal testo latino β del Tractatus, la traduzione è stata condotta avendo presente il testo anglo normanno.

[23] Ed. Mall, Zur Geschichte der Legende vom Purgatorium des heil. Patricius, in “Romanische Forschungen”, VI (1891), pp. 139-197.

[24] Ludovico Frati, Il Purgatorio di S. Patrizio secondo Stefano di Bourbon e Uberto da Romans, in “Giornale Storico della Letteratura Italiana”, VIII (1886), pp. 140-179.

[25] St Patrick's Purgatory cit., p. LXXXVI, n. 2.

[26] Saint Patrick’s purgatory: a twelfth century tale of a journey to the other world, translated by Jean-Michel Picard; with an introduction by Yolande de Pontfarcy, [Blackrock], Four Court Press, 1985.

[27] Pubblicata da M. Roquefort, Poésies de Marie de France, Paris, 1820, T. II; segue T. A. Jenkins, The Espurgatoire Saint Patriz of Marie de France, with a Text of the Latin Original, in “The Decennial Publications of the University of Chicago”, Ist series, VII (1903), pp. 235-327; Cornelis Mattheus van der Zanden, Etude sur le Purgatoire de Saint Patrice, accompagnée du texte latin d'Utrecht et du texte anglo-normand de Cambridge, Amsterdam, 1927; Karl Warnke, Das Buch von Espurgatoire S. Patrice der Marie de France und seine Quelle, Halle/Saale, 1938 (“Bibliotheca Normannica” 9); Saint Patrick’s Purgatory. A Poem by Marie de France. Traslated, with an Introduction by Michael J. Curley, New York, Binghamton, Center for Medieval and Early Renaissance Studies, 1993 (“Medieval & Renaissance texts & studies; v. 94”); Marie de France, L’espurgatoire Seint Patriz. Nouvelle édition critique accompagnée du De Purgatorio S. Patricii (éd. de Warnke), d’une introduction, d’une traduction, de notes et d’un glossaire par Y. De Farcy, Louvain-Paris, Peeters, 1995 (Ktémata 13).

[28] Nel XIII secolo hanno utilizzato la leggenda: Giacomo da Vitry nella Historia orientalis (cap. XCII), Vincenzo di Beauvais nello Speculum historiale (l. XX, cc. XXIII-XXIV), Stefano di Bourbon nel Tractatus de diversis materiis predicabilibus, Umberto da Romans nel De dono timoris. Cfr. Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio cit., p.224.

[29] Ludovico Frati, Tradizioni storiche del Purgatorio di San Patrizio cit., a p. 47.

[30] La versione della visita al Purgatorio di Raimondo di Perilhos fu scritta in origine in dialetto limosino. Ne fu pubblicata una traduzione latina nell’opera di O’Sullevan, Compendium historiae catholicae Ibernie, Lisbona, 1621. Cfr John Pentland Mahaffy, Two early tours in Ireland, In Dublin. University. Trinity college. Hermathena, Dublin, 1914: comprende una relazione di Joan de Perilhos (o Perelhos), c. 1397, scritta originalmente in catalano, ma conservata solo in una versione provenzale del 1466, e una lettera di francesco Chiericati, 1517, a Isabella d’Este

[31] Cfr. Bandini, Bibl. Leopold. Laur., I, 480-84: Fons. Mem. Univ., Lib. De Insulis, cod. Laur. Red. 170, c. 229; e cod. Ashb. 1205, c. 62.

[32] La trascrizione della parte della lettera utile ai fini della leggenda la fornisce il Frati, Tradizioni storiche del Purgatorio di San Patrizio cit., a p. 49. Ci furono poi persone che richiesero e ottennero la certificazione del pellegrinaggio compiuto e furono Malatesta da Rimini, detto l'Ungaro per essere stato armato cavaliere da Lodovico Re d'Ungheria nel 1347, e Niccolò de' Beccari, fratello del rimatore Antonio de' Beccari.

[33] La sua visione, scritta in “barbaro latino”, è conservata nel codice 3160 (cc. 259 a- 261b) e il Frati ne produce un saggio nella appendice III. Tale visione, scrive lo studioso, deriva in gran parte da quella del cavaliere di Owain sebbene aggiunga e tolga parti notevoli. Una particolarità del codice viennese è che Ludovico soffre, come gli altri visionari, molte tentazioni inflitte però non da demoni ma da donne bellissime. Conclude la visione un compendio in volgare con l'enumerazione delle sette pene del purgatorio.

[34] Una moltitudine di pratiche superstiziose venivano osservate dai pellegrini. Ne rimane testimonianza nella lettera che Salvestro Mannini scrisse a Corso di Giovanni Rustichi l'11 Febbraio 1411, raccontando la sua andata al Purgatorio in compagnia d'un cavaliere ungherese. Partito da Dublino il Mannini raggiunse il lago Derg il 4 di novembre. Il lago, scrive il Mannini, è situato fra altissimi monti e sembra quasi un pozzo. Vi sono trentaquattro isole e quella detta del Purgatorio si trova nel mezzo del lago. Il Mannini scrive che una volta entrato nel Purgatorio vide un grosso ragno nero che dopo un'orazione si dileguò, quindi si addormentò.

[35] Gli annali di Ulster, riferiscono che nel 1497 la grotta fu distrutta da una delegazione inviata dal Papa. Tuttavia il luogo del Purgatorio fu trasportato in un'altra isola. Negli anni seguenti Ludovicus Pyrrhus tentò di ritrovare la caverna e a tal fine condusse per due anni una fallimentare campagna di scavi nell'isola.

[36] In Francia il Padre Francesco Bouillon divenne biografo o piuttosto romanziere dell'apostolo d'Irlanda e pubblicò il volumetto Histoire de la vie et du Purgatoire de Saint Patrice archevesque et primat d'Hybernie mise en françoise par le R. P. François Bouillon de l'Ordre de S. François, Bachelier en Théologie, Rouen, chez Clément Malassis, 1762.

[37] Calderon de la Barca ne fece materia d'uno dei suoi drammi religiosi. Cfr. Miquel y Ramón Planas, Influencia del “Purgatori de sant Patrici” en la llegenda de “Don Juan”, Barcelona, Imprenta de las Casas provincial de caritat, 1914.

[38] Ludwig Bieler, voce Purgatorio di san Patrizio, in ED vol. IV, Roma 1973, pp. 750-51.

[39] Jacobi a Varagine Legenda Aurea. Vulgo historia lombardica dicta, recensuit Dr. Th. Graesse, Osnabrück, Otto Zeller, 1965.

[40] Cfr. Carlo Del Corno, Per l’edizione delle “Vite dei Santi Padri” del Cavalca. I. La tradizione manoscritta: i codici delle biblioteche fiorentine, in “Lettere Italiane”, 29 (1977), pp. 265-89; 30 (1978), pp. 47-87 e pp. 480-524.

[41] Pasquale Villari, Antiche leggende e tradizioni che illustrano la Divina Commedia, precedute da alcune osservazioni di P.Villari, Pisa, Tip. Nistri, 1865.

[42] Giusto Grion, Il Pozzo di S. Patrizio, in “Il Propugnatore”, anno 3.° dispensa Ia (1870), pp. 67-149.

[43] Giusto Grion, Il Pozzo di S. Patrizio cit., p. 115.

[44] Lucia Bertolini, Per una delle leggende “che illustrano la “Divina Commedia””. Una redazione del Purgatorio di San Patrizio, in “Studi Danteschi”, vol. 53 (1981), pp. 69-128, a p. 70.

[45] Osserva a tal proposito la Bertolini nell’articolo citato a p. 77 che: “La scelta di un solo manoscritto non significa rinunciare ad avvicinarsi, quanto più possibile, all’originale. Purtroppo fra un raggruppamento e l’altro dei nostri manoscritti (FP e M) non ci sono grosse differenze in questo senso: in entrambe le famiglie, infatti, è riscontrabile un intervento cosciente di manipolazione del testo”.

[46] Mario Degli Innocenti, Redazioni italiane del “Purgatorio di S. Patrizio” (in appendice l’edizione di un volgarizzamento in antico milanese), in “Italia Medioevale e Umanistica”, XXVII (1984), pp. 81-120, a p. 84.

[47] Mario Degli Innocenti, Redazioni italiane del “Purgatorio di S. Patrizio” cit., pp. 97-120.

[48] Leslie Shane, Saint Patrick’s Purgatory. A Record from History and Literature. Compiled by Shane Leslie, London, Burns Oates & Washbourne LTD, 1932.

[49] Leslie Shane propone almeno due luoghi di contatto della legenda con Dante: Inferno XIV e Inferno XXII. Thomas Wright, St. Patrick’s Purgatory; an essay on the legends of Purgatory, Hell, and Paradise, current during the middle ages, by T. Wright, ESQ. M.A., F.S:A. corresponding member of the Royal Institute of France (Académie des Inscriptions et Belles Lettres) London, John Russel Smith, 1844, p. 122 al contrario afferma: “There are, perhaps, more points of similitude between the poem of Dante and this Italian vision than in any of those which originated in the more western parts of Europe, although they all contain incident more or less similar to some parts of the details of the “Divina Commedia”. Dante evidently copies incidents from the vision of Owain”.

[50] Giurista (Bergamo circa 1290-1360). Di grande importanza nella storia del diritto statutario le Quaestiones statutorum e dell’esegesi dello stesso i Commentaria al Digesto e al Codice. Di lui abbiamo anche anche una traduzione in latino del commento di Jacopo della Lana, ancora inedita e conservata in vari manoscritti. Poiché “il commento laneo venne composto avanti il 1330, e forse nel periodo 1323-1328” la versione di Alberico è degli ultimi anni di vita del dotto giureconsulto. Entrambi i testi erano largamente diffusi a metà del Trecento (cfr. Petrocchi, Introduzione, p. 79). La versione di Alberico è libera e contiene addizioni al commento laneo degne d’essere valutate in separata sede. (A. Salvioni, Intorno a A. da Rosciate, con alcune notizie relative a Dante, Bergamo, 1842; Gabriele Rosa, Alberico Da Rosciate, in “Illustrazione del Codice Dantesco Grumelli”, Bergamo, Dalla Tipografia Pagnoncelli, 1865, pp. 15-22; Antonio Fiammazzo, Il commento dantesco di Alberico da Rosciate col proemio e fine di quello del Bambaglioli. Notizia dal codice Grumelli raffront. col Laur. Pl. XXVI, Sin. 2, In Bergamo, Dall’Istituto Italiano D’Arti Grafiche, 1895; G. Cremaschi, Contributo alla biografia di A. da R., in “Bergomum” L (1956) 1 ss.; L. Prosdocimi, A. da R., in Dizionario biografico degli Italiani, I (1960), pp. 656-657. Cfr. anche M. Petoletti, «Ad utilitatem volentium studere in ipsa Comedia»: il commento dantesco di Alberico da Rosciate, «Italia Medioevale e Umanistica» 38 (1995), pp. 141-216.

[51] Luigi Rocca, Di alcuni commenti della Divina Commedia composti nei primi vent’anni dopo la morte di Dante, saggio di L. Rocca, Firenze, Sansoni, 1891, num 71, p. 156. Il commento latino all’Inferno è la traduzione del Laneo che una didascalia finale attribuisce a Guglielmo Bernardi (1349). Il resto è del Rosciate.

[52] Rocca num 72. Contiene il commento alla prima e alla terza cantica. Data: 1351.

[53] Rocca num. 75. Contiene il commento al Paradiso. Data: 4 marzo 1399.

[54] L. Auvray, Les manuscrits de Dante des bibliothèques de France, Essai d'un catalogue raisonné, Toulouse, imp. Chauvin, 1892, p. 71. Contiene il commento all’Inferno. Data: 1370.

[55] Rocca num. 69. Contiene l’opera intera ma in versione concisa. Data del commento all’Inferno (1356). Data finale del ms.1362.

[56] Auvray, p. 74. Contiene il commento al Purgatorio con i due proemi generali e sul quale abbiamo verificato alcuni loci selecti.

[57] Una ampia scheda descrittoria del codice Grumelli è in un altro lavoro di A. Fiammazzo Il Commento Dantesco di Graziolo de’ Bambaglioli dal “Colombino” di Siviglia con altri codici raffrontato. Contributi di A. Fiammazzo all’edizione critica, Savona, D. Bertolotto, 1915, pp. XLIII-XLV, Da' Codici Veneti di Dante. Fiammazzo trascrive l’explicit del codice nel quale appare il nome di Alberico: “Explicit comentus comedie dantis Aligherij de Florentia conpositus per magistrum Iacobum de lalana qui dantus compilavit suum librum sub anno dominice incarnacionis 1300 (...). Ego albericus de roxiate dictus et utroque iure peritus pergamensis, et si quis defectus foret in translatione maxime in astralogicis teologicis et algorismo veniam peto, et aliqualiter excusset deffectus exempli et ignorantia dictarum scentiarum”.

[58] Antonio Fiammazzo, Il commento dantesco di Alberico da Rosciate col proemio e fine di quello del Bambaglioli. Notizia dal codice Grumelli raffront. col Laur. Pl. XXVI, Sin. 2, In Bergamo, Dall’Istituto Italiano D’Arti Grafiche, 1895, p. 28.

[59] Alberici De Rosate Bergomensis iuris consulti celeberrimi Dictionarium Iuris tam Civilis, quam Canonici, Venetiis, MDLXXXI. [Fondo Corte d’Appello 165 Istituto di diritto di Firenze].

[60] Il rimando è alla voce purgatio: “Purgatio est quadruplex scilicet spiritualis, canonica, vulgaris et purgatorij ignis. Spiritualis purgatio quae est a peccatis, fit per fidem”.

[61] Si avvisa che la vecchia segnatura del codice può creare qualche problema poiché, sebbene sia ancora esistente sulla cassetta che lo contiene, la biblioteca nel catalogo relativo alla vecchia segnatura, rimanda alla nuova segnatura MA 296 che non corrisponde al codice Grumelli ma a un manuale di prosodia. Si consiglia dunque di far subito riferimento alla nuova segnatura (Cassaforte 6, 1), del resto registrata nello schedario. Il codice fu donato alla Biblioteca della città di Bergamo il 24 maggio 1872 per volontà testamentaria del sig. Fermo Pedrocca Grumelli. Il codice membranaceo scritto a colonna unica si compone di 407 carte: le cc. 1 r. - 397 v. contengono il commento alla Commedia; le cc. 398 r. - 398 v. il capitolo del figlio di Dante scritto su due colonne: “Questo canto fece il filiolo di Danti / de la predicta Comedia di dante / e mandello a miser Matheo da Pollentia”; di seguito cc. 398 v. - 399 v.; della stessa mano segue il capitolo di Bosone da Gubbio: “Questo canto fece miser Busone da Gobio / il quale parla sopra tuta la Comedia di Dante”; la c. 400 r. contiene una serie di 52 versi rivolti ai giuristi: Il modulo della scrittura assolutamente uniforme per tutto il commento è doppio: un modulo per i versi, e un altro leggermente minore per il commento. Quasi tutto il manoscritto si compone di carte precedentemente sottoposte a rasura. I corsivi sono nostri e indicano le citazioni. La trascrizione semi-diplomatica rispetta le forme del codice. Pochi gli interventi, necessari ai fini della comprensione del testo e comunque rigorosamente segnalati in nota.

[62] Cod. Grumelli: praticis Pa: privatis.

[63] Cod. Grumelli: iudicis.

[64] D. 48. I. 5.1 (Corpus iuris civilis, editio stereotypa quarta volumen primum, Institutiones recognovit Paulus Krueger Digesta recognovit Theodorus Mommsen, Berolini, 1886).

[65] C. 9. 40.1 (Corpus iuris civilis, editio stereotypa tertia volumen secundum, Codex Iustinianus recognovit Paulus Krueger, Berolini, 1884)

[66] D. I. 18. 3. Cod. Grumelli: presidi.

[67] Decretum Magistri Gratiani, dist. XXV cap. IV. Que sunt venialia peccata, que post hanc vitam purgantur. Item Gregorius [Dialog. lib. IV144 c. 9]: Qualis hinc quisque egreditur, talis in iudicio presentatur: sed tamen de quibusdam culpis esse ante iudicium purgationis ignis credendus est, pro eo, quod veritas dicit. (Corpus Iuris Canonici, pars prior Decretum Magistri Gratiani instrunxit Aemilius Friedberg, Lipsia, 1879, p. 94).

[68] I Ad Cor., 3, vv. 13-15.

[69] Dialog. lib. IV.

[70] Cod. Grumelli: vnm con i soprascritta.

[71] Cod. Grumelli: spalibus.

[72] Provenza.

[73] Sul margine destro della carta c’è la postilla di richiamo: de Guillelmo corno.

[74] Titolo ecclesiastico, il secondo dei quattro ordini minori.

[75] scil. commiserat.

[76] Ed. Graesse: territi.

[77] Sul margine destro della carta c’è la postilla di riferimento: de quodam nicholao qui intravit purgatorium sancti patricij.

[78] Lc 18, 13 e 18, 38.

[79] Correzione su aquivit del ms.

[80] scil. assentias.

[81] Cod. Grumelli: mira suavitatis.

[82] Cod. Grumelli: civis perpetuis.

[83] Citazione dalla banca dati elettronica del Dartmouth Dante Project.

[84] L'iconografia che, in relazione alla leggenda, si è diffusa in Italia mostra appunto il Purgatorio sì sotterra ma all'interno di un promontorio. Si tratta dell'affresco del 1346 riscoperto nel 1975 nel coro del Monastero di S. Francesco (Borgo Nuovo - Todi), attribuito a Iacopo di Mino del Pellicciaio. L'affresco, che occupa l'intiera parete, mostra l'uscita delle anime dal Purgatorio ed il loro passaggio al Paradiso per tramite della Vergine Maria e di S. Filippo Benizi. Il Purgatorio è una montagna nella quale si scorgono sette caverne, sulla cui cima c'è un pozzo accanto al quale compaiono le figure di Patrizio e del cavaliere Nicolaus. Sull'affresco cfr. “Dal Purgatorio di S. Patrizio alla città celeste, a proposito di un affresco del 1346 ritrovato a Todi”, a c. d. Marcello Castrichini, Todi-Perugia, EDIART, 1985. Anche nell'affresco più tardo della Chiesa di S. Maria in Piano di Loreto Aprutino, il ponte detto del “capello”, a motivo del suo progressivo restringersi fino a divertare sottile quanto un capello, chiara rappresentazione del ponte della leggenda di S. Patrizio, non è sotterra ma assolvendo la sua funzione purgatoriale ed essendo del Purgatorio medesimo “una parte per il tutto”, è immediatamente prima della città celeste. Sotto scorre il fiume dell'amaritudo nel quale rovinano coloro che non riescono a passare. Cfr. S. Dell'Orso, Considerazioni intorno agli affreschi della Chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino, in “Bollettino d'Artte”, LXXIII (1988), n. 49, serie VI, pp. 63-82; R. Torlontano, Abruzzo, in “Pittura muralein Italia. Dal tardo duecento ai primi del quattrocento”, Bolis Edizioni, 1995, pp. 177-179.

[85] Alison Morgan, Dante and the Medieval Other World, Cambridge, Cambridge University Press, 1990, pp. 144-165.

[86] Benvenuto da Imola, commento a Purg I, 100-108 (Dartmouth Dante Project): “locus purgatorii, secundum communem opinionem theologorum, dicitur esse sub terra”.

[87] Inf. XI, 82-83; cfr. Francesco Mazzoni, Canto XI, in “Lectura Dantis Neapolitana”. Inferno. Direttore Pompeo Giannantonio, Napoli, Loffredo, 1986, pp. 167-209.

[88] Ottimo commento nella terza redazione inedita che costituisce materia della tesi di dottorato che sto attualmente svolgendo: “Et come di grado in grado si scende al centro dello inferno, così di grado in grado per la detta montagna si sale”. Cfr. Giuseppe Vandelli, Una nuova redazione dell’Ottimo, in “Studi Danteschi” vol. XIV (1930), pp. 93-174.

[89] Purg. XVII, 95-96.

[90] Codice Grumelli, c. 140 v.

[91] Cfr. Corpus Iuris Canonici, Decreti Pars I, Dist. XXV, c. 4: Que sunt venalia peccata, que post hanc vitam purgantur.

[92] Giusto Grion, Il Pozzo di S. Patrizio, in “Il Propugnatore”, anno 3.° dispensa Ia (1870), pp. 67-149, a p. 76.

[93] Ercole è Dio delle acque e delle sorgenti. A lui a S. Tommaso di Caramanico, dove si è verificata una significativa persistenza del culto, è dedicato un altare che include un pozzo sacro dal quale la tradizione popolare voleva che si attingesse acqua sorgiva. La tradizione cristiana raccolse tale eredità attribuendo a questa acqua proprietà taumaturgiche e quindi purificatorie.

[94] Herrad Spilling, Die Visio Tnugdali.Eigenart und Stellung in der mittelalterlichen Visionsliteratur bis zum Ende des 12. Jahrhunderts, Munchen, Bei der Arbeo-Gesellschaft, 1975 (“Münchener Beiträge zur Mediävistik und Renaissance - Forschung”), p.174.

[95] Thomas Wright, St. Patrick’s Purgatory cit., p. 138.

[96] Si tratta dell’Ugo D’Alvernia, il primo poema cavalleresco italiano, in lingua franco-veneta, che derivato forse da una più antica versione in lingua francese, più tardi scoperta e identificata dal Tobler nel codice di Berlino Hamilton 337, contiene un’imitatazione della Commedia. Cfr. Claudia Di Fonzo, Introduzione a Pio Rajna, La materia e la forma della Divina Commedia cit.

[97] Ho avuto modo di occuparmi dell'argomento in relazione alla pubblicazione del ciclo delle lezioni che Pio Rajna tenne in occasione del suo primo corso universitario all'Accademia Scientifico Letteraria di Milano e al quale lavoro faccio per ora riferimento. Aggiungo che al fine di individuare l’autore del romanzo in questione, un tal Giovanni Vincenzo Isterliano, dove Isterliano sta per storico d’Ugo, Rajna analizza due codici fiorentini magliabechiani, che non sono altro che la versione toscana del codice padovano, sui quali sarà utile tornare in altra sede. La redazione del romanzo, conservata a Padova, risalente al XIV secolo, scritta da un italiano in lasse monorime di decasillabi, frammiste ad alessandrini, fu volgarizzata da Andrea da Barberino. Per le diverse redazioni del romanzo vedi: A. Graf, Di un poema inedito di Carlo Martello e di Ugo conte d’Alvernia, in “Giornale di Filologia Romanza”, Aprile (1878), n° 2, pp. 92-110 (Graf si occupa del ms. di Torino N. III. 19); Vincenzo Crescini, Orlando nella Chanson de Roland e nei poemi del Boiardo e dell’Ariosto, in “Il Propugnatore”, anno XIII, dispensa 1° e 2° (1880), appendice pp. 44-69 (studio relativo al ms. del Seminario di Padova cod. n. 32); Francesco Zambrini - A. Bacchi Della Lega, Storia di Ugone d’Alvernia volgarizzata nel sec. XIV da Andrea da Barberino, non fin qui stampata, Scelta di Curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XII al XIX. In appendice alla “Collezione di opere inedite o rare, dispensa CLXXXVIII”, Bologna, Romagnoli, 1882 (sul volgarizzamento); R. Renier, La discesa di Ugo d’Alvernia allo inferno secondo il cod. franco italiano della nazionale di Torino, Scelta di Curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XIX. In appendice alla “Collezione di opere inedite o rare”. Dispensa CXCIV, Bologna, Romagnoli, 1883; I. Ludovisi, L’”Ugo d’Alvernia” secondo il codice franco-veneto della biblioteca vescovile di Padova, Aquila, 1895; E. Stengel, Huon’s aus Auvergne Höllenfahrt, Festschrift der Universität Greifswald, Greifswald, 1908 e dello stesso autore, Karl Martels Entführung in die Hölle und Wilhelm Capets Wahl zu seinem Nachfolger. Stelle aus der Chanson von Huon D’Auvergne nach der Berliner Hs., in “Studi letterari e linguistici dedicati a Pio Rajna nel quarantesimo anno del suo insegnamento”, Firenze, Ariani, 1911, pp. 873-891; Vincenzo De Bartholomaeis, La discesa di Ugo d’Alvernia all’inferno, in “Memorie della R. Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna”, Classe di Scienze Morali, ser. II, t. X (1925-26); ser. III, tomi I-III (1926-29), pp. 1-54; Alessandro Vitale Brovarone, De la Chanson de “Huon d’Auvergne” à la “Storia di Ugone d’Alvernia” d’Andrea da Barberino: Technique et méthode de la traduction et de l’elaboration, nel vol. “Charlemagne et l’épopee romane”, Actes du VIIe Congrès International de la Société Rencesvals (Lièges 1976), Paris, 1978, pp. 393-404; e per concludere Frankwalt Möhren, “Huon d’Auvergne” / “Ugo d’Alvernia”: objet de la léxicographie française ou italienne?, in “Medioevo Romanzo”, IV (1977), 2-3, pp. 312-325

[98] Luciano Formisano, Pio Rajna e l’epopea francese in “Pio Rajna e le letterature neolatine”, atti del Convegno internazionale di studi Sondrio, 24-25 settembre 1983 a c. d. Rudy Abardo, Firenze, Le Lettere, 1993, a p. 28.

[99] Ludwig Bieler, Patrizio, in Biblioteca Sanctorum, Roma, Città Nuova Editrice, 1968, pp. 396-408, a p. 400.

[100] Ms. del sec. IX.

[101] Ludwig Bieler, Patrizio cit., p 401

[102] Non va dimenticata la valenza simbolica delle ore canoniche che rappresentano la vita della creatura nel tempo.

[103] Lc 18, 13 e 18, 38.

[104] È la preghiera monologica del nome di Gesù che si diffonderà più tardi in occidente la cui forma primitiva è il Kyrie eleison delle liturgie orientali la cui ripetizione costante risale ai Padri del deserto. Non è un caso che le didascalie apposte a esplicazione degli affreschi che decorano l'interno dell'antica chiesetta del Santuario di S. Patrizio a Colzate (Vertova) dedicati all'apostolo d'Irlanda, evidenzino la venerazione di Patrizio per il nome di Gesù. In calce a una delle scene del ciclo pittorico nella quale è raffigurato Patrizio che resuscita un morto è scritto in caratteri gotici: “Qome s. patritio col nome di iesu resusito molti morti”.

[105] Inf. I, 65.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 07 dicembre 2004