Consiglio

per conservarsi sani

in tempo di peste

con il modo da sanarsi

et li segni per conoscer quando uno sia

infetto di tal male

ritrovato novamente da

M. Vespasiano Angelico, cittadino

veronese à beneficio pubblico

stampato con licentia della Santissima Inquisitione

e del Collegio di Medici

Edizione di riferimento:

Consiglio per conservarsi sani in tempo di peste [Document électronique] : con il modo da sanarsi, e li segni per conoscer quando uno sia infetto di tal male / ritrovato novamente da M. Vespasiano Angelico,... [Vicentia, 1578 ca]

[fine i]

Inquisitor Vincentia vidit & ammitit

[fine ii]

A L   M A G .   E T    I L L.   S.

ORATOR   DIGNISSIMO

IL   SIGNOR   MATTHEO   CALDOGNO

VICENTINO

Vespasiano Angelico

Più volte ho tra me steſſo conſiderato (habiliſſ. sig. mio) in che modo poteſſi far chiaro al mondo l'ardente deſiderio che io ſempre ho tenuto, e tengo di mostrarvi alcun ſegno dell'affettione che io per più cagioni ragionevolmente vi porto, coſì per le rare virtù che riſplendono nel bel'animo di V. S. Ill., come anco per l'infiniti benefitii che del continuo da quella ſenza mio merito veruno  ho ricevutj. Ma l'altezza del grado di V. S. Ill. e la bassezza del mio stato non mi hano mai dato opportuna occaſione di ſatisſar a quello mio debito, & honorato desio. Hora finalmente volendo io mandar in luce a beneficio univerſale il modo da preservarſi, & ſanarſi dalla peſte, tra per ridurvi à memoria la mia ſervitù, & perche coſi uerrano li huomini hauerli più riguardo, ho voluto accompagnarlo con l'honoratiſſ. nome vostro: E certo a niuno poteua lo più degnamente intitular queſt'opera percioche oltre a l'altre rariſſime parti à V. S. Ill. meritamente conceſſe per affabilità, per dolcezza di Natura, & per ſincerità di procedere, e per Nobiltà de coſtumi voi ſete ſingolare, accompagnato con la candidezza dell'animo, coſtringere a uiua forza tutti coloro che ui praticano ad amarui, il che vi promette fama, e gloria immortale. Ma perche mentre io m'ingegno raccontare l'alte doti di V. S. Ill. potrei eſſer tedioſo, mi ſerbero a più commodo tempo.

Quella mi conſervi nella ſua bona gratia, & mi commandi.

Di Verona il xx di Feb. M. D. LXXVII.

[fine iii]

DISCORSO DELL'AUTTORE

SOPRA I TEMPI PASSATI

in materia di peste

 

 

La Poca cura che di ſe medeſme ſogliono hauer le perſone in tempo di Peſte, de la propria ſanità, e toco da carità verſo il proſsimo, nell'intrinſico del core, m'han ſforzato di ſcriver il riparo che contra la Peſtilēza ſi può procurare. Doue per ciò mando fuori queſti Ricordi tratti da gli antichi, & moderni Medici, accioche di eſsi, mediante la diuina bontà, ſe ne poſsi preualere, rendendo ſempre à Dio ottimo maſsimo laude infinita. La causa primitiua inuisibile de la Peſtilēza si dice uenir da Dio, il quale uolendo caſtigar le ſcelerità di mortali gli manda questa ſorte di flagello. Il rimedio ſarà il pregar la miſericordia ſua à perdonarci gli nostri graui demeriti; Perche uiē un'Angelo dal Cielo, il quale uniuerſalmēte ſenza ritentione d'humani rimedij Medicinali uccide.

II. reg.  cap. 24.  Dauid mentre ſi pentì del ſuo peccato, ricorrendo à Dio per diuertir la peſtilenza che uno de tre mali che Gad Profeta gli proferì ſi eleſse, ſi legge. Cumque eſtendiſſet manum ſuam Angelum Domini ſuper Hieruſalem, ut diſperderet eam, miſertuſ eſt dominuſ  ſuper afflictionem, & ait Angelo percutienti; ſufficit nunc, contine manum tuam.

S. Gregorio in onofrio Pāvino. Gregorio de Frangipani, mentre fu la Peſtilenza horribile in Roma, eſſendo conoſciuta la ſua Santità, & eſſendo riputato lui eſſer buon mezo di placar l'ira Diuina, fu eletto ſommo Pontefice, il quale ſubito inſtituì le Letanie maggiori, & la Proceſsione ſettiforme, e digiuni, mediane lequali coſe conobbe eſſer placata l'ira di Dio, perche uide l'Angelo ſuo su la tomba d'Adriano che forbiua una ſpada ſanguinolente, onde fu chiamato Caſtel Sant'Angelo, e riſanata tutta la città.

Nell'anno del Signore 567, fu una Peſte crudeliſsima per tutto il mondo, & in Italia fu tanto grande, & horrenda che poca gente ui rimaſe, e fu ſi ſpaventoſa, & crudele che le genti come inſenſate uſciano de le caſe, & andauano per le Selue fuggendo come pazzi, e ne morirono tāti che dicono gli Hiſtorici che non ne cāparono la quarta parte.

Nel 1348. fu una peſte generale per tutto il mondo, laquale durò 3. anni continui che mai non ceſsò, & in Italia fu oltramodo, & maſsime a Milano, doue ne morſero 60. millia, et in Venetia, & Fiorenza ſece grandiſsima ruina.

L'Anno del nostro Signor Ieſu Chriſto 1404. fu la peste nella Ma-[fine iv]-gnifica città di Vicenza, in modo tale che à le perſone di niuna età perdonaua, qual durò anni 24. per il che tanto era di ueleno amariſsimo colma che l'uno l'altro col fiato infettauano. Talmente che ne gli ſteſsi parenti, ne le moglie i mariti, ne i padri gli amati figliuoli, ne i figliuoli i padri poteuano aiutare, anci l'uno nelle braccia de l'altro ſi uedeua miſeramente morire, per il che s'udiua ne la Città gran pianti, gemiti, & lamenti. Ma quello che non piccolo ſpauento generaua à riguardanti era che per tutte le ſtrade nō altro che miſeri corpi de morti ſi uedeua, il cui ſpavento molti di ogni conditione aſtrinſe la Patria, e le loro accōmodate caſe, & ſuperbi Palazzi abbandonare, e ne le loro poſseſsioni, e Ville ridurſi, & cō diuote orationi pregavano Iddio che ſi degnaſse di mitigar la ſua giuſtizia, ne riguardando li graui errori, ma la ſua grāde misericordia, & cosi la peſte ceſsò per gratia di Dio.

L'Anno 1468. ſi legge che fu peſte in Italia, & in Breſcia più di .20. mila, & nel reſtante d'Italia ne morſe tanti che molti luoghi rimaſero diſabitati.

Nell'Anno 1485. ſi legge che fu contagione crudele in queſte parti, ma in Venetia particolarmente morire molti Nobili, inſieme col Duce che fu Giovanni Mocenigo.

Fù ancor peſte generale l'Anno 1517. per tutto il mondo, oue ne morirno gran numero, maſsime in Palermo, Meſsina, nel Regno de Napoli, e à Bologna, & à l'ultimo anno 1556. fu peſte, in Venetia, & ſuo Dominio, oue morirno molta gente, particolarmente in Padoa ma per gratia di Dio, & per il bon governo di quei Illuſtriſsimi Senatori ella non fece troppo danno.

PRIMO CONSIGLIO

IL Maggior, & più efficace Rimedio da uſare al tempo di peſte farà il chiamarſi in colpa de ſuoi peccati, confeſſarrſi, & dimandare perdonanza a Dio, far orationi, reſtituir il mal tolto, digiunar far elemoſine, & Proceſsioni, tutte coſe che ſogliono placar l'ira di Dio uerſo noi altri miſeri peccatori. E ciò facendo la Diuina Maeſtà ſua ci moſtrera molti rimedij coi quali ſi potremo diffendere da tal contagione.

Preſeruatiui contra Peſte

R. Mirrhę, Ell. Aloef, Epatici an. dra. 5. Croci Euphorbi an. ſcrop. 1. informentur cum ſirupo de acetoſitatiſ citri, & fiant pill. De le quali ſe ne piglia ogni tre dì, una per uolta al peso de un ſcropulo. Queſte ſono ſtate uſate da infinite perſone nella città di Verona, e Trento, al tempo che ui era il ſoſpetto, & hanno fatto proue diuine.

Dice Galieno che la Theriaca de Vipere è molto conueniente. Rafis, Auicenna, & Aueroe, nell'ultimo del Colliget dicono che tolte doi parte d'Alore, & una parte de Croco oriental, e una parte de Mirra, & meſcolate inſieme, e preſe in beuanda nel uino temperato o con l'acqua  [fine v] una minima particella è rimedio grande, & dicono che non ſi hanno ueduto giamai chi di ciò ſe ne è ſeruito eſſer morto. Ne le parti di Soria (perche aſſai ui regna queſto male) uſano portar della Canfora in bocca, per eſſer coſa ottima contra peſte.

Accio che l'Aere che ſi piglia ſia più ſincero ſara ben fatto portar in bocca grani di Giulipero o di Galenga, ouer canepa, & bagnarſi le narici con una ſponga bagnata di aceto & acqua roſa. Il portar coſe odorifere in mano è coſa buona, come farebbe una palla di Laudano compoſta con altri odori, insieme con radici de Dittamo, de Tormentila, Zedoaria, Carlina, Gentiana Canfora e Storas calamita.

Diffenſiuo miracoloſo, e prouatiſſimo contra Peſte, ſe ben foſte nel mezo di Lazareti per portar sopra il core in un ſacheto d'ormeſin roſſo di grandezza come due mani quadro.

Piglia Arſenico Chriſtallino oncie 5. Corali roſsi pp. [perper., ndr] onc. 11, Solfore peſto onc. 11, Tiriaca fina onc. 11, Muſchio ottimo onc. 1, Croco onc 11. ogni coſa poluerizzato, e meſſedato inſieme in mortaro con Aceto fortiſsimo & Acqua roſa, facciaſi paſta non molto tenera, e fa come diſopra.

L'Acqua falſa del Mare, ſi dice eſſer mirabil rimedio per tal infermità bagnandoſi in eſſa per 3. o 4. hore continue. Queſto è rimedio facile e di poca ſpeſa.

Segni di Apeſtati, e li modi da medicarli.

Il primo ſegno è che per cinque, o ſei giorni inanti l'Appoſtema ſe ſente aggrauati tutti li membri del corpo, e maſsime la teſta pesante & perde l'appetito.

Secondo dole qualche uolta la gola, la bocca incende, la lingua aſpra, & li occhi par che vadino fora.

Terzo li uien febre ardentiſsima con gran ſete, & la bocca amara.

Quarto par che gli occhi uogliano ſaltar fuori de la teſta, e tutti ſono inſanguinati e roſsi.

Quinto queſti tali fano diuerse ſorti d'orina, alcuna è roſſa affogata, alcuna negra, alcuna come liſsiazzo, alcuna de color finocchi ſpeſſa, alcuna zala, con una uena in mezo, e tal più che ſoſpetto che le altre, alcuna è con pano in fondo, e queſto è ſegno mortale.

Seſto è che li amorbati hano la lingua in diuerſe ſorte, alcuni l'hano beretina, altri aſpra, & brutata, con gran ardore, alcuni negra, e tal, è ſegno mortifero.

Settimo è che tali ſempre dormono, e ſbada hiano, e ſe deffende, e di continuo uorieno andar del corpo, ma non uano niente.

Ottauo segno è che rendono per boca, & non poſsono tenir il cibo.

Nono è che l'Appostema gli uien dietro l'orecchie, questo dinota che ſia offeſo il ceruelo, e ſe uien ſotto i braci ſegno è che ſia offeſo il core, ſe uiene à la coſsa dritta pate il fegato, ſ'è a la ſiniſtra la milza. [fine vi] E di tutto questo se darà rimedio a laude di Dio.

Rimedio nel primo del Soſpetto

Inanti che si Eſca fora di caſa come ſi leua di letto, biſogna far foco ne la camera, di legne de Ginepro, ò di lauro, di roſmarino, de cipreſſo de ſauina, ouero de ſarmenti de uida, et uestirſi al foco, poi hauer bono aceto, il quale ſia bolito con garofoli, & lauarsi con eſſo. Dice Auenzoar nel libro Chaiz, che ſi debba profumar la camera con coſe odorifere, e tener di pomi aranci, cetri, ò cotogni, uſando di mangiar e beuer ſobrio, non mangiando, alcun uolatile saluatico, ma ſolo carne di capretto, di vitello, di caſtrato, ouer polaſtri, galine, & oua non dare, e non altra carne, non ſi deve mangiar frutte de ſorte alcuna. Il beuer ſia uin bianco piu toſto che roſſo. L'Acqua con l'Aceto temperato in tal caſo è miglior beuanda, & piu ottima mettendoui dentro de la canfora. Imperoche Rafis ha auuto a dir queſte parole. Io ho ſperimentato che la Canfora ſia fra le ottime Medicine, le quali faciano guarir la putredine de li humori, e però io lo data a bere à gli Appestati, & à quelli ch'anno febri putride.

Dice Auenzoar che il pane quando ſi fa, bisogna porvi un poco di Aceto, & di più dicono li Medici che non ſi deue andar fora di caſa la mattina ſe prima il Sole non ſia leuato, & Auicenna lauda molto il mangiar un cuchiaro de Coriandri confeti, poi beuer un poco di maluaſia, ouer uino bianco buono perche ciò facendo se deſſecano molti fumi corrotti, & li ſpiriti ſe confortano. E anco d'auertire che non biſogna far molto eſercitio, ne dormir di giorno, ne ſtar melanconico, ne ſi adirar, ma ſtar allegro, con ſoni, canti, legere le hiſtorie, & altre coſe ſimili. Dice Rafis che ſi deue guardar da la fatica e dal coito. Biſogna anche guardarſi ſpecialmente di ſtar nel Sole. Se ui è alteration di ſangue ſalaſſarai la uena del fegato, e purgarai con poluere d'Euforbio in questo modo.

Rimedij quando appareno li sopradetti ſegni

in tempo di Peſte

Primo piglia Euforbio onc. 1. Et poi beuilo con uino, ò brodo la mattina purgarà per uomito, e per ſeceſſo poi confortarai l'infermo dandoli a mangiar polli, ouer galine, con brodo, nelquale ſia meſſo un poco di zuccaro fino.

Secondo Doppo il mangiare due hore piglierai Tiriaca, & Mitridato an. onc. 11. Et beui con acqua Vita, o uino ottimo bianco, e starai nel letto, & se sudarai sarà bonissimo segno.

Terzo uſarai lo Elletuario roſato, e li ſeruitiali per tenir il corpo lubrico, e tenirai piedi caldi con pece scaldate, ouero con un quadrelo caldo sbruſato con Aceto forte gariofilato.

Quarto se haueſſe dolor di teſta raderai il capo dal mezo inanti, e ponerai le uentoſe à le ſpale, & ſopra la fronte l'infrascrit. Refrigeratiuo Acqua rosa, aceto bianco, Chiara d'ouo, pol. d'ireos q. b. & c. Eſſendoli uomito piglierai una ſeta di pane bruſtolata, e infuſa in [fine vi] Aceto, sopra getandovi poi cera de garofoli, o de mastici; & se non cessasse il uomito,  R. Strupi citonis somerso uino, uel strupo aceteficatio citri, aut strupi cordialis cum Aquis cordialibus. È da sapere che l'apposteme, le quali appariscono nel tempo della pestilenza sono mostassi, & perniciose, cioè Antrace, Carbunchio, Foco, Persico, Bubone, & c.

Rimedij da rifare quando l'appostema se fora

Se farà dietro l'orecchie faſſe botomia de la vena cefalica ex parte appoſteme, poi aplica l'empiaſtro infraſcritto, R. ſen Greco, malua, meliſſa, sinape, formento, Croco, an onc. 11, corallo rubro, onc. 11, fichi secchi num. 10, lumaghe num. 8, fungia uecchia de porco, sal commune an. onc. 4. ogni coſa fia piſtato e fatto empiaſtro, poni ſopra foglia di uerza, e metti ſopra il male, ongendo d'intorno con oleo de Gigli bianchi, e de Camomilla, l'infermo ſentirà gran dolore per cauſa de l'attratione del ueneno, e coſì ſeguirai con lo aiuto Diuino.

Se l'appoſtema ſarà ſotto i bracci ſalaſſa la uena del fegato ex parte appoſtème, & ponerai le Ventoſe ſcarificate ſopra le ſpale, poi uſa lo empiaſtro ut ſupra.

Se l'appoſtema ſarà nell'anguinaglie caua ſangue de la uena del piede de la parte appoſtemata, e poi poni l'empiaſtro a modo ditto. Sempre uſando la purgatione con l'Euforbio come è ditto diſopra: facendo anche uno ſeruiciale commune inanti el salasso sel corpo non serve.

A conoscer uno quando è da morire

Uno che ſia infermo di peſtilenza, quando ſi uedrà ſtar quaſi mezo adormentato, e parlando tra ſe, queſto tale camparà poco. Segni univerſali. I fanciulli quando crescono molto e sono intelligenti più aſſai di quello che la natura, è l'età permette all'hora è segno di campar poco. Il ſegno di uecchi quando già paſſano 80 anni farà che li uiene una fame ſtraordinaria che sempre uorieno mangiare, & queſto è segno che preſsto laſcieranno il mondo. Hipp. nei suoi afforiſnij dice che quando l'ammalato ride ſenza propoſito e si tocca l'orlo della ueſta e ua palpando il copertoio guardando fiſſo fiſſo le perſone è ſegno di morte, intendendo che ſempre ſia riſeruata la determinata uoluntà di Dio.

I L    F I N E

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2008