Astutie de’ Villani sententiose, e belle,

composte per Lorenzo Piccinini

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 Edizioni di riferimento:
          - Satira contro il villano, a cura di Domenico Merlini, Loescher Editore, Torino 1894

- Miscellanea marciana, 2183, 9.

 

Si leggono in una Miscellanea marciana e risalgono, molto probabilmente, alla prima metà del secolo decimosesto; per la rarità e la brevità di questo contrasto, crediamo utile di riprodurlo, anche perché la risposta che i contadini fanno alle accuse degli artigiani, rientra nel numero di quei «Lamenti dei Villani» di cui avremo spesso occasione di parlare.

La Miscellanea marciana è un opuscolo in-4 pic. car. rom. di fogli 4 non num. che si trova nella Miscellanea marciana, 2183, 9. Nel primo foglio, dopo il titolo, vi è una silografia di carattere fiorentino rappresentante tre villani che attendono a lavori campestri; poi: In Perugia, Fiorenza, Bologna et di nuovo in Trevigi, appresso Angelo Righettini, 1624. Ci fu comunicato dal prof. Vittorio Rossi.

Prima sono gli artigiani che si lamentano delle male arti che adoprano i villani quando vengono in città a vendere le frutta:

 

Artigiani, hor che faremo,                                             

Poi che ogn’un ci ha posto il freno

E non sono i Cittadini,

Ma son peggio i Contadini,

Se da lor nulla compriamo?                                              5

Dio ci scampi dal mal Villano.

Contadini fuora in contado

Che de’ buoni si trovan rado,

quando vendono lor mercantia,

O per piazza, o per la via.                                               10

Han la bocca com’i cani;

Dio ci scampi da i mal Villani.

Se ci vendono un caciuolo,

Oh ch’affanno, pena e duolo!

Non più presto in piazza gionto,                                    15

L’ha pesato, e fatto il conto;

E ci giuran per certano,

Dio ci scampi dal mal Villano.

Nosce, pesche, fichi et mele,

E susine, nespole e pere,                                                  20

Se da lor [gli] vogliam comprare

Non lo lasciano con man toccare,

E ti dicono: là fè pian piano;

Dio ci scampi dal mal Villano.

Quando vengono alla cittade,                                         25

Con le bestie, come accade

Che si abbattono in Luca, o in Viagio

Stà fuorte, ci harian sto sagio

Guarda, guarda, o paesano;

Dio ci scampi dal mal Villano.                                        30

Vedi se sono di mala razza!

Quando portan legno in piazza,

Se ne stanno con l’arco teso,

Si ben l’asino porta il peso,

Quando à freddo per monte, per piano,                        35

Dio ci scampi dal mal Villano.

Hor finiam noi questa guerra;

Contadini da zappar la terra,

Buon bocconi non haveranno,

Perché mangiar non sanno;                                            40

Agli, cipolle, fave, lupini e poco grano,

Dio ci scampi dal mal Villano.

«Quanto vuoi di questa legna?»

Non ti ascolta, et se ne insegna

Muta un passo et dice: «arri là».                                     45

«Val un Giulio, stà fuorte qua»

E ti mira da lontano,

Dio ci scampi dal mal Villano.

Quando questi vanno ad opra

Una malitia vo’ che si scopra;                                         50

Quando che hanno piena la trippa

Piglia la vanga, non si ficca.

E ti mandano il dì pian piano,

Dio ci scampi dal mal Villano.

L’anno al tempo della State                                            55

Mille astutie han ritrovate.

Fanno il giorno conclusione,

E a dispetto del padrone

A sue spese il pan facciano.

Dio ci scampi dal mal Villano.                                        60

Vanno al tempo del vendemmiare

L’uno e l’altro a consigliare:

«Che faremo Antonio et Matteo?

Stà in cervello, et non ci far Meo.

Vo’ che insiem ci accordiano».                                        65

Dio ci scampi dal mal Villano.

Ha voluto il vino Agosto

Caro vender l’uva et il mosto

Siam venuti al nostro gioco

Dieci lire la soma è poco,                                                  70

Vo’ che a venti la diciano.

Dio ci scampi dal mal Villano.

Dove è il loco deputato

Se ne van loro al mercato,

Et in man tengono un mellone,                                        75

E li fanno lor riputatione,

Ne ci pia un quattrin da fano,

Dio ci scampi dal mal Villano.

O si havessino costoro

Grano, vino, argento et oro                                              80

Come i nostri Cittadini

Non vorriano i nostri quattrini

Per comprare del lor grano:

Dio ci scampi dal mal Villano.

Ma l’intendono i ciricochi                                                85

Nè son matti, nè dapochi;

Li ci fanno stare al segno,

E ’l Villan ch’ha poco ingegno;

Si ben pare l’artigiano.

Dio ci scampi dal mal Villano.                                        90

 

Risposta de’ Contadini
[fol. 3r. ]

 

Noi siamo poveri Contadini,

Abitiamo fuori in confini,

Stavamo fuora a zappare,

Si ci dovessimo biasimare,

E veniamo per riparo,                                              95

E per questo noi vendiamo caro.

Ascoltate la ragione,

Ci havereste compassione,

Da che viene che siamo maltrattati.

Siamo da tutti discacciati,                                       100

Verso di noi si dimostra avaro,

E per questo vendiamo caro.

Si volemo torre il podere,

Ascolta, questo si è il dovere:

Le galline, et li capponi                                           105

Vogliono li Cittadini di ragione,

Di pollastri più d’un paro,

E per questo noi vendiamo caro.

E però loro si fanno tanti atti

Mille intrichi et mille fatti;                                       110

Chi non prova non lo sane,

E ci voglionvi le securtane,

E lo scritto del Notaro.

E per questo noi vendiamo caro.

L’anno al tempo delli frutti,                                    115

Li Patroni li voglion tutti

Si son fichi, over poponi

Tutti li voglion che sian buoni,

E ci fanno il patto chiaro;

E per questo noi vendiamo caro.                            120

L’anno al tempo della sementa,

Il contadino sempre mai stenta,

Voi sapete che è per usanza,

Se ci danno il grano in prestanza,

Si rincarca per l’ordinaro.                                       125

E per questo noi vendiamo caro.

Han costoro per natura,

Sempre far trista misura,

Hanno pigliato certa maniera

Quando adoprando la rasiera,                               130

Ci vorrian votar lo staro;

E per questo noi vendiamo caro.

Se provasser come noi

Tutto il giorno arar con buoi,

E stentare tutto l’anno,                                           135

E sudare con affanno,

E lor dormir sopra al solaro!

E per questo noi vendiamo caro.

l’anno al tempo della state,

Dal patron siamo aspettati                                    140

In su l’aia più d’una volta;

E’ ci toglion tutta la ricolta

E ci votano il granaro,

E per questo noi vendiamo caro.

Se vendiamo una cipolla,                                      145

Tutti in piazza ci fan la folla

E ci vogliono metter la mano.

E ci bravan da can villano

O pensate che duolo amaro!

E per questo noi vendiamo caro.                          150

...

L’anno al tempo de’ meloni

O cocomeri, et citriuoli

Ci vorriano il sacco pieno,

Ogni cosa per un quattrino,

E la fune, con il somaro,                                       155

E per questo noi vendiamo caro.

E se noi gimo a zappare

L’anno ad opra, e a svangare,

Ci danno a ber dell’acquerello,

Mal trattato il poverello                                        160

Con un fiero e puzzo amaro,

E per questo noi vendiamo caro.

Contadini hor che faremo

Poi che ognun ci ha posto il freno

Cittadini et artigiani,                                            165

Che ci trattan come cani,

E ci fanno poi meschini,

E dicon: «dagli, dagli a’ Contadini!»

 

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Ultimo aggiornamento: 08 febbraio 2004