Alberto Cantoni

IL DEMONIO DELLO STILE

TRE NOVELLE

L?ALTALENA DELLE ANTIPATIE [1]

Novella sui Generis [2]

LIBELLO PRIMO [3]

1

Ho quarant?anni sulla giubba, anzi li finisco appunto oggi. Ottima giornata questa per dire di me e delle cose mie, ma in un modo affatto particolare, come se la terra fosse stata creata unicamente per me e per mia moglie, e tutto il rimanente dei mortali non ci avesse fatto capolino per altro che per affermare o per disgiungere le attinenze nostre. Se il centro di questo nuovo mondo vi parer?molto importante, come pare a me, sar?segno che ci siamo imbattuti bene, e che c?intenderemo.

I miei primi anni si sbrigano presto, perch?son rimasto orfano quasi appena nato. Uno zio mi prese con s? e mi mand?a ramingare per i collegi e pelle universit? Poi mor?lasciandomi tutto. Io non aveva mai aspirato ai suoi quattrini, perch?ne teneva abbastanza di mio, e perch?lo avrei imbalsamato vivo, se avessi potuto, a condizione che si confondesse lui, e coi suoi e coi miei. Ma come si fa quando uno muore? Bisogna starci e fare per lui. E cos?ho dovuto far io, con un solo e duplice intento: quello di non perdere e di non acquistare mai, godendo cio?della mia fortuna, ed assodandola a tempo avanzato. N?ci ho preso gran fatica, perch?non aveva punto vizi, tranne quello molto economico di osservare sempre, di osservare tutto. Ho procurato di stancarmene mutando aria, paese, persone e cose, ma quanto pi?gli oggetti circostanti mi riuscivano indifferenti, pi?inferociva nella continua osservazione di me medesimo. Epper?me ne tornai a casa mia, di dove scrivo tuttora: una bella casa a quattro piani, situata a un dipresso fra i 140 e i 145 di latitudine nord. Voglio fare delle figure e non dei paesaggi, epper?non vedo punto la necessit? di determinare i luoghi pi?precisamente di cos?

2

[4](Se Dio vuole il gelo della prima presentazione principia a squagliarsi. Mi sento di gi?meno impacciato, meno rigido, meno studioso del mio equilibrio. Dipende da questa frega [5] di confessarmi che m??venuta a un tratto, e che ?una brutta frega, ve lo assicuro io. Se dico mal di me per una dramma, chi ode vorr?che sia una libbra; e se dico bene, avr?un bel mostrare il braccio quant??lungo, alla merc?se mi si creda per un palmo. ? Ma la colpa non ?gi?soltanto di chi ode, e coloro che si sono confessati prima di me ne hanno un po? tutti anch?essi. Chi non li ha visti scivolare imperturbati sui momenti pi?critici e pi?controversi delle loro deposizioni? Gli ?che la verit?si pu?dire di moltissime maniere, per la qual cosa il menomo torto che si possa fare ad uno che si confessa, ?di credere che la dica a modo suo.

Ma io che non ho nessun bisogno di darmi per differente da quel che sono, io non dovr?trovare un modo cos?nudo, cos?crudo di dire questa beatissima verit? che se poi non mi credete n?abbiate colpa voi? Come debbo fare? Astrarmi dal tempo, come ho gi?tentato di astrarmi dallo spazio? Darmi cio?per una creatura umana vissuta su per gi?fra Sant?Agostino e Leone XIII? Diventerei una tesi ambulante, quasi una idea, non sarei pi?un uomo. Pregarvi, piangendo, di mandar gi?tutto ad occhi chiusi? Ridereste. O dunque come se n?esce?

Ne escir?cos? Mi aggirer?pi?che sar?possibile nel campo azzurro delle mie intenzioni. Noi tutti non siamo chiamati a risponderne se non quando le travisiamo per adombrarne vantaggiosamente le nostre gesta, ma allorch?un uomo vi dichiara subito di non aver fatto altro che nascere, vivere e prender moglie come fanno quasi tutti; quando le conseguenze di questa sua unica e particolar fatica (il matrimonio) sieno state tali che nessun, nemmeno la sua coscienza, gliene abbia mai mosso l?appunto pi?lieve, o che ragione potr?egli avere di mentire, di travisare le intenzioni sue? No no, assicuratevi pure che se poi non mi crederete, vorr?proprio dire che la cattiva intenzione ce l?avete voi. Levatevela presto dalla mente; ci farete miglior figura).

3

Dite la verit? gli uomini e le cose che vi circondano vi hanno sempre fatto il medesimo effetto? No certo. Il vostro prisma [6] ha gi?mutato una volta almeno, e ci?che vedevate da bambini, ora, se siete giovani, non lo vedete pi? Siete per?gi?persuasi di poter mutare ancora, solamente che abbiate grazia di poter campare. Ma anche indipendentemente dall?et? non vi siete mai avvisti che una persona od una cosa vi sieno andate su e gi?diverse volte, ed in un tempo relativamente breve? Pi?o meno deve essere accaduto ad ognuno, e pi?che ad altri a coloro che si piccano di saper fiutare pi?bene e pi?presto di tutti. Se sapeste quanto spesso e accaduto a me!

 

Tanto spesso da doverne concludere che io era molto differente da me medesimo, secondo i giorni, e che, secondo i giorni, differivano molto da s? medesimi gli altri. Bella conclusione! Come dire che non mi bastava pi?di osservare sempre, di osservare tutto, ma doveva anche partire dal principio che ci potessero essere pi?persone e pi?cose in ogni cosa ed in ogni persona. Eppure siamo gi?parecchi, anche a prenderci uno per uno.

Lasciamo pure da parte il mondo inanimato; gi?quello si vede sempre secondo lo stato del fegato, secondo le idee che ci frullano per il capo, secondo il punto di dove ci si pone a guardarlo! Ma gli uomini che ci premono tanto di pi? gli uomini che ci stanno di costa [7] tutto il santo giorno, oh non abbiamo proprio ad avere in mano il gran nulla che ci aiuti, se non a pesarli, a distinguerli almeno, senza mutar poi troppo? Ed io medesimo dovr?morire un bel giorno senza sapere se sar?stato pi?buono che cattivo, o pi?cattivo che buono? E se non lo sapr?nemmeno io, come ?assai facile, non vorr?forse dire che io non ci poteva nulla?

Cotesti, su per gi? i miei gridi di dolore al mio primo accertarmi della instabilit?dei miei giudizi, per non dire dei giudizi umani, ma una cosa non rimaneva per questo meno ferma e costante, ed era che o mi credessi buono, o mi credessi cattivo, o sperassi di aver ragione, o temessi di avere torto marcio, pure... l?ho a dire?... pure io aveva sempre lo stretto bisogno, anzi la estrema necessit?di... badate che ve lo dico!... di avercela di cuore contro qualcheduno.

Ormai ?detta.

4

Dapprincipio, come giovanissimo che era, quasi mi ci divertiva, perch? mi vedeva salterellare leggiadramente di qua e di l?in bal? di sempre nuove e non punto profonde antipatie, ma col raffermarsi degli anni invigor?anche il vizio, e non mi bast?pi?di avercela sempre contro qualcuno, chiunque fosse, bens?feci piovere adagio adagio e ben copiosamente le mie grazie sopra pochissime persone sole, ma con questo sempre di particolare, che cio?come una di esse mi discendeva senza sua colpa pi?gi?che mai, e subito le altre a parermi assai meno uggiose, assai meno antipatiche, quasi carine. Tira tira, tutte le corde si rompono, e veniva il momento nel quale io doveva pur persuadermi di essere stato e troppo ingiusto contro quell?unica persona cadutami tanto in disgrazia, e troppissimo indulgente colle altre, e allora, nei casi gravissimi, ecco subito la crisi! Una crisi violenta come tutti i drammi che si svolgono taciti e muti nel fondo dei nostri petti, una crisi durante la quale l?anima mia si stemperava nel suo segreto in trasporti d?affetto per quel tal Tizio, con delle lagrime di pace e di riconciliazione da far piangere i sassi. Poi veniva la bonaccia, ed io mi aspettava di aver finalmente trovato il giusto peso e la giusta misura di tutti quanti, ma che! Non aveva che a dare nelle altre poche persone suddette per vedere subito che la pesantezza perduta da Tizio, era gi?ripiombata sopra Caio o sopra Sempronio, ovvero, per non fare troppo male a nessuno, si era gi?equamente distribuita sopra di entrambi. E cos?di seguito, per abbandonare talvolta del tutto, a cagione di saziet? quello dei due sul quale io aveva pi?lungamente smaltito la mia ritrosaggine, e riempire le fila con qualche altro Mevio [8]... fresco.

5

Ora mi accadeva di sovente che questi Mevi freschi si reclutassero appunto fra quelle persone che mi erano andate pi?a sangue mel primo abbattermi in esse, e viceversa che i pi?recalcitrati dapprincipio perdessero quasi sempre della loro spiacevolezza, per poi crescermi davanti agli occhi man mano che li squadernava di pi? Questi frequenti e sollazzevoli alti e bassi che formavano, con le uggie principali, tutta quanta la trama della mia vita, mi condussero coll?andar del tempo ad un programma ad hoc: e fu quello di fidarmi poco delle prime impressioni e poco delle seconde, procurando cos? quali che fossero gli alternatissimi affetti miei, di non nuocere mai agli spiacenti, e di non pigliarmela troppo calda per i simpaticoni. Nullameno c?era una cosa la quale scivolava sempre fuori da ogni mio programma, ed era la gioia profonda che m?invadeva tutto, quando, in certi quarti d?ora, poteva dirmi pensando a qualcuno: ?Fingi, fingi pure, ma ti capisco lo stesso. Non mi puoi patire nemmeno tu, ed io ci ho tanto piacere. Cosi son sicuro di destarti, almeno per ora, la medesima ineffabile stizza che tu desti in me.?

S?s? confessiamocelo pur tutti, gi?tanto ?vero. Potersi dire guardando qualcuno ?Io ti sono molto antipatico, e ci ho gusto!? ?il pi?gran gusto che imaginar si possa. Pi?grande assai, almeno per parte mia, che non fosse quello di vedere poi la stessa persona avvantaggiarsi dentro di me, e figurarmi, per conseguenza, che anch?essa mi potesse patire un pochino pi?

Ma a malgrado di queste gioie profonde e di questi gusti matti, pure un gran dubbio non mi sorse men presto in fondo all?anima, un dubbio tanto angoscioso e tanto prossimo alla certezza che lo voglio tenere per un paragrafo nuovo fiammante.

6

Il dubbio cio?che ne avesse pi?colpa la banderuola che non il vento. Vale a dire che i miei scambietti di amorevolezze e di lune a rovescio dipendessero pi?assai da qualche vizio originale, residente in me, che non da veri meriti o demeriti degli altri. ?Io sono una specie di saliscendi fatto persona, ma guai al mondo se tutti dovessero oscillare fra il bene e il male, come mi sembra che oscillino, o se ognuno tentennasse come me fra i pi?diversi e pi?remoti affetti. Si sarebbe tutti matti, e allora, matti tutti, o chi li cura i matti? Io mi conosco, dunque mi curer?da me.

La peggio ?che l?anima nostra immortale non si lascia curare n?coi rinfrescanti, n?coi tonici, e nemmeno, sto per dire, coi revulsivi. Ci sono s? i medici materialisti che non si peritano di pigliarla di fronte od a ritroso, vuoi coi purganti e vuoi coi serviziali, ma ?appunto perch?non ci credono che la trattano a questa bella maniera. L?anima inferma esige ben altre purghe che l?olio di ricino; l?anima inferma vuole che si agisca sopra di lei mediante i simili, pi?che mediante i semplici, epper?vuole per primo, anzi per primissimo rimedio eroico il matrimonio. ?paurosa? Qua un? altra anima ardita e facciam l?innesto. ?temeraria? Qua un?altra anima pecorina, e in men che non si dica voi li vedrete entrambi aggirarsi pel mondo

Colle ginocchia della mente inchine.

E sar?un?anima sola, di due che erano prima di sposarsi.

7

[9](Perch? dato che l?ignoriate, quando non si sa come addirizzare una creatura umana, si cura sempre col matrimonio. Un tale impermalisce alle pi?piccole cose? Dategli moglie, si corregger? Un altro ?avaro? Un terzo li getta dalle finestre? Subito rimediato: fate che si sposino. Quello spender?pi?e questo meno. Oh universale panacea! Basta che non si sappia pi?come tener ritta una donna isterica, o quasi tisica, o peggio, che le si d?marito. Che cosa importa se guarir?a tutte spese dei suoi primi nati? Basta che guarisca lei. Che cosa importa se tu sei ipocondriaco per esaurimento, e non punto per solitudine, e men che meno per bisogno d?affetto? Sposati e guarirai egualmente. Una ragazza ? troppo bigotta o troppo civettuola? Bisogno di marito. Un uomo ?troppo grasso o troppo magro? Bisogno di moglie.

Ma pazienza ancora quando si tratta di questi casi o d?altri simiglianti. Almeno ?come giocare al lotto: spesso si sbaglia, ma qualche rara volta ci s?indovina; la peggio ?quando lo sciroppo Pagliano par fatto apposta per innasprire il male. Un uomo si avvilisce perch?desta dei brividi di contrariet?in tutte le donne che gli capitano appresso? Sposatelo, piacer?alla moglie. Un altro si rovina perch?non pu?vedere due gonnelle senza pigliar fuoco? Impalmatelo, vedr?tanto quelle di sua moglie che far?giudizio. Un terzo non vuol saperne di niente a questo mondo, non ama, non odia, non spera, non desidera? Che faccia famiglia, se ne occuper? Un quarto non sa a chi lasciare la troppa roba che ha gi?fatto infelicissimo lui, e suo padre e suo nonno prima di lui? Si sposi, di altrettanto ne gongoleranno i figli suoi. Oh panacea universale! Oh sciroppo Pagliano! ! )

8

Son passato sopra i cadaveri di tutte le suocere che mi tenevano d?occhio da bambino in poi, e sono andato a fermarmi davanti ad una ragazza n? brutta n?troppo bella, n?sciocca n?fine, e semplice ed orfana e sola. Le ho detto subito francamente:

?Ti sposo perch?t?avr?gi?veduto cinquanta volte senza mai sapermi dire se tu mi piaccia o no. Nel primo caso sarei scappato a gambe levate per lo spavento d?una mia prossima voltataccia, nel secondo avrei forse potuto rischiare, ma capirai, te ne saresti avvista, e probabilmente non m?avresti voluto. Io son fatto cos? merc?di Dio, ma porto meco di buono nel nostro matrimonio che non mi so punto dire come sii fatta tu. Voglio anzi credere che la tua cara semplicit? cos?patente, sar?di altrettanto sostanziale, e che tu stessa, ove io fossi tanto grullo da interrogarti sul conto tuo, me ne sapresti dire su per gi?quanto me, cio?nulla. Io tengo ancora la tua anima per una specie di tabula rasa nella quale, Dio aiutando, potr?studiarmi di non lasciar apparire che le pi?belle cose: La mia, pur troppo, ?cos?cincischiata che ?gi?un gran dire se mi ci raccapezzo io solo. Questo nullameno posso dirti: che cio?come non mi ?mai rimasto un gran tempo di volere molto bene a nessuna donna, cos?non mi sono mai illuso fino al punto di credere che qualcuna potesse volere molto bene a me. Sai, quando uno se ne sta col cannocchiale perpetuamente appuntato sopra s? medesimo, e pi?specialmente sopra le attinenze che egli possa avere cogli altri, come vuoi che non veda, se non ?uno stupido, quanti ce ne sono e di pi? belli, e di pi?buoni, e di pi?ingegnosi di lui? E se lo vede, che speranza gli pu?rimanere di essere messo avanti gli altri? Non ti sposo dunque perch?t?ami di gi? e meno ancora perch?possa gi?credere che tu ami me. Ti sposo perch? dato un uomo del mio stampo, mi ci vuole una donna della stampa tua. Due sole cose ti raccomando: la prima di non ritenerti, sposandomi, punto pi?fortunata di nessun?altra donna, la seconda di non infingerti mai quando per avventura tu l?avessi meco, perch?c??il caso molto probabile che tu, col lasciarti scorgere, mi metta al punto di volerti pi?bene assai. Ed ?questo soprattutto che io desidero dal profondo del cuore: volerti bene comechessia, e durabilmente. Che se tu poi me ne vorrai meno, o poco, od anche punto, ci hai a pensar tu. Sar?peggio per te?.

Quante spampanate... come vedremo in seguito!

9

Essa chiese il parere del suo tutore, il quale moriva di voglia di trovare qualcuno che se la trastullasse, e mi ripet?fedelmente il gran responso. Fu questo:

?Tu sei una buona giovane, tu non devi desiderare di piacere troppo ad uno sposo di trentacinque anni. Lasciagli pure sfoderare i suoi propositi d?equilibrio coniugale, bench?guardino lui solo e cos?poco te, e procura pi? di ogni altra cosa di non mutare mai aspetto al suo cospetto. Scapiteresti, pi? certo che tu non possa sperar d?acquistare, ch?se egli, cos?gelato come dice di essere, ti sposa, oh sta pure attenta per l?amor di Dio che non gli accada di riscaldarsi mai, almeno per ora. Dopo, ci penser?lui?.

Eppure mi riscaldai un pochino, non gi?per colpa della ragazza che stette sempre ad ascoltarmi colle mani in grembo, ed appuntando in alto gli occhioni azzurri, e men che meno per colpa dell?astutissimo tutore (intorno al quale non mi sentirei nemmeno ora di poter giurare che egli stesso non avesse consigliato la pupilla di colorire meco la sua propria ingenuit? ripetendomi, al primo invito, ci?che egli le aveva detto di me), ma per colpa o per merito di due signori che non mi conoscevano di veduta, e che mi sedevano accanto dentro d?un omnibus. Ora D. Marzio non va pi?al caff? va in omnibus. Uno diceva:

?Cos?abbia poi trovato in quel papero di bionda, non si sa. Un uomo che poteva aspirare alla A. alla B. alla C.?.

E gi?avanti con tutto l?alfabeto.

?Ah cos?ha trovato? Te lo dir?io?, rispondeva l?altro. ?Diciott? anni, punto suocera, punto fisime e punto pretese. Un bel piedino, una bella taglia, un bellissimo incarnato. Aggiungi la paura, comune a tutte le orfane, di dover discendere anzich?salire, sposandosi, e poi sostieni, se ti basta l?animo, che non ?stato un vero e bel capriccio di gran signore, il suo!

Ho fatto fermare e son disceso a mezza via. Si, ?vero, anch?io prima di promettermi non aveva che ha porre gli occhi sopra una ragazza appena fidanzata, per ritrovarle intorno qualche cosa di pi?bello o di meno brutto che non ci avessi prima ritrovato mai, ma le ho tenute per me nel mio segreto, queste nuovissime impressioni mie, le ho tenute come un?altra prova del mio fragile e suscettibile giudizio umano, e non mi sono mai sognato di scodellarle in omnibus, a rischio e pericolo di avere lo sposo accanto, e di impuntigliarlo a considerare come mai questa donna, ora tanto piacevole, fosse piaciuta cos?poco prima, da dover cadere in sorte, nonch?ad altri, a lui. Ma io aveva un bell?infiammarmi contro il secondo, contro il vero D. Marzio dell?omnibus; l?opera santa di quello finto, di quello apocrifo, del primo che aveva parlato, non tard?per questo a recare il suo effetto. Come sarei stato contento se gli avessi potuto dire, stringendomelo al core:

?Ah tu tratti di papero una bionda che ho scelto io? Ebbene, tanto pi? volentieri me la sposer? Non foss? altro per provarti che ho bastante spirito per te e per lei?.

10

Con tutte queste piccole contraddizioni arrivai ben poco preparato alla vigilia del mio gran giorno. Mi prese la malinconia, e andai subito a dire a chi di ragione:

?Senti cara. Tu non hai una madre che ti possa agguerrire contro di me, e bisogna proprio che ti dica molte altre cose, non essendo giusto che tu abbia ad ignorare il gran nulla intorno all?uomo che stai per prendere. Va a lune, poverino, e quando ?mal montato, ?piccolo, ?meschino, e perch?sa di esserlo e ci si arrabbia, va attorno col lume per cercare di altrettanto piccoli e di altrettanto meschini di lui, e quando li trova, o crede di trovarli, ?tutto contento, e vorrebbe che fossero anche peggio. Buono che la luna muta, qualche volta, o faresti assai bene a lasciargliela smaltire tutta da s? Muta tanto che non solamente non ?pi?quello, ma quasi non gli pare possibile di esserlo stato mai. E d?la colpa all?umore, e si propone per un?altra volta di tirar via senza pi?badare a quelle piccolezze ed a quelle meschinit?che lo fan ridere oggi quando ieri l?hanno fatto piangere, ma ricade egualmente, e tanto pi?ricade quant??pi?tempo che se ne stava ritto?.

La mia futura sposa si mise a singhiozzare come una bimba. Credetti con bastante verosimiglianza che non volesse pi?saperne di me e dei miei scrupoli, e invece mi rispose che piangeva per la sua mamma.

?Quanto sarebbe contenta se fosse ancora al mondo!? sclam?

[?]Contenta di che?"

"Di sapermi in mano di un uomo cos?sincero?. ?Io sincero? Se non dico mai niente di quel che accade dentro di me!?

?Hai detto abbastanza una volta per tutte.?

?E che farai quando avrai paura che mi vada male?"

?Aspetter?che torni ad andarti bene?.

Santa ingenuit? Se era per questo che io stava per prender moglie!

11

Non ho mai passato una cos?brutta notte come quella di poi.

?Io rinunziare come il primo imbecille venuto alle delizie del celibato?? diceva. ?Io rispondere della felicit?di un?altra persona? Io in procinto di mettermi coi piedi legati in mano altrui? Ma perch?mi sposo, io? Per distrarmi, per non avercela pi?troppo contro nessuno. Gran noia davvero che era questa per me! Ma foss? anco sicuro il rimedio, come non ?punto, che danno ?mai venuto agli altri dalle mie sfuriate d?antipatia? Chi ho manomesso? Chi ho vilipeso? Molti anzi non se ne avvidero nemmeno... e me ne dolse. Ma io s?che me ne avvedo bene, pur troppo, ora che ce l?ho con me!... Va va che hai gi? fatto un bel guadagno. Ti sei sacrificato per il tuo prossimo, che non ci pativa nulla, ed ora te la pigli con te stesso, che ci patisci tanto, con la dolce prospettiva di mettere al mondo degli altri originali come te!? [10].

Era balzato dal letto a camminare agitatissimo, quantunque in pantofole, per la mia camera di giovinotto... ahi questa camera che io stava per abbandonare per sempre. L?idea della mia prole mi condusse per ultimo davanti ai ritratti dei miei genitori, ai quali dissi con le braccia tese:

?Anche con voi ho tentennato, poveri morti miei! Quando mi pareva di star benino al mondo, vi ringraziava in cor mio del dolce dono, e quando ci stava a disagio, vi avrei chiesto volentieri se non avevate niente di meglio da darmi. Voi siete stati felicissimi un dell?altro, lo so, ma fu per poco, e intanto ci sono andato di mezzo io, e ci andranno fors?anche i figli miei, se io dovr?far loro la stessa burla infelice che voi, poveretti, avete dovuto fare a me. Quanto era meglio che mi prendeste con voi, piuttosto che lasciarmi qui solo, colla mia insanabile propensione al ragionamento! Fossi ben saldo in gambe per natura, me ne gioverei, ma come non sono, i miei ragionamenti mi aiutano a stare un po? su da una parte, per cascar gi?meglio dall?altra! Ora poi mi pare di essere il Reno, a Sciaffusa.?

12

Le mie nozze, funestate dalle scandalosa ilarit?del tutore, furono abbastanza brevi. Il piacere di vedermi intorno coloro fra i miei amici che erano tuttora in carica in quel momento, scemava in gran parte per la presenza di parecchi altri, gi?sfatti da un pezzo, e che aveva dovuto invitare per convenienza. La cerimonia fu breve, ripeto, ma fu anche lunghissima, perch?in quelle poche ore, come in tutte le mie grandi giornate, sono stato in preda di quei repentini e maledetti sbalzi di umore che ora vi tirano ed ora v?allentano come una corda da violino, senza lasciarvi capire se stavate meglio i momenti in cui eravate mesti, o quelli in cui eravate gai. ?una certa mestizia cos? fugace! ?una certa gaiezza cos?turbolenta! Almeno con una intera giornata cattiva uno ci si rassegna, e pu?sperare che il domani sia tutto buono. Ma io! Io che aveva passato in pantofole la notte prima, e che doveva mettermi in viaggio la notte poi!

Mia moglie pianse bene in chiesa, stette seria bene in comunit? sorrise bene al rinfresco, e mangi?bene a pranzo. Tutto bene. Oh il gran piedistallo che ?un uomo per una donna, e come ci si accampano sopra anche le pi?modeste! Andai a tavola stanco sfinito e non avrei toccato nulla se non fosse stata l?angoscia profonda di certi miei lontani parenti che mi sedevano quasi dirimpetto. Era un?angoscia a bocca piena, ben inteso, ma non c?era da sbagliarsi egualmente, e dava buon bere quanto i biscottini.

LIBELLO SECONDO [11]

1

Aveva tanto predicato a mia moglie di astenersi da quegli attucci e da quei sorrisetti coi quali i novelli sposi pare che si studino di farsi riconoscere lontano un miglio, che i nostri primi compagni di carrozza, dopo di averci guardato bene entrambi, si appisolarono quasi tutti, come se non valesse punto la pena di indovinare che cosa eravamo un dell?altra. Passata cos?una buona oretta di seriet?e di circospezione, mi volsi a mia moglie e le dissi piano piano:

?Il matrimonio mi conferisce poco, per ora, e ho bisogno che tu mi aiuti a rinfrancarmi, parlandomi di cose allegre?.

?Non saprei?.

?Quello che vuoi: i tuoi piccoli romanzi di giovinetta, per esempio?.

Arross? e poi disse:

?Ora ti viene in mente? Perch?non me li hai chiesti ieri??

?Perch?mi fa il medesimo di saperli oggi. Vuoi che creda che tu abbia potuto campare cos?sola come eri al mondo, senza mettere il cuore da nessuna parte? Era solo anch?io, dirai, ma per me ?stata un?altra cosa. Io aveva troppi impedimenti, troppi sopraccapi. Coraggio?.

Mi guard?negli occhi, poi sorrise e disse:

?Iersera, vedendo che tu non mi chiedevi mai niente, aveva preparato queste poche righe per te, ma il mio tutore mi colse mentre stava scrivendo, e mi fece giurare che avrei aspettato a dartele dopo le nozze... che ?quanto dire mai pi?

?O perch?me le dai ora, dunque??

?Perch?me le hai chieste.?

?I tuoi romanzetti sono gi?scritti!!? Bel caso. Come dire che io m?arrovello da mattina a sera per schermirmi contro i guai nuovi, e che ora, per castigo, c??qui mia moglie che mi corre dietro coi vecchi. Ci sono tutti almeno??

?Oh tutti poi!?

?Come? No???

?Erano troppi. Leggi questi, e dopo, se vorrai, te ne dir?degli altri?.

Che brutto viso debbo avere avuto quando m?accostai al finestrino e principiai a leggere.

2

Erano sei pagine fitte. Mia moglie esordiva lungamente notando essere molto strano che io, con tanta smania di confessarmi, non avessi pensato a far confessare anche lei, e spiegava questa ritenutezza colla mia probabile opinione che se ella avesse avuto qualche tacca sulla coscienza, m?avrebbe certo agguantato per dirmela, come faceva io con lei. ?Fallacissima opinione ? osservava modestamente ? perch?tu avresti potuto trovare molte altre donne del mio valore, e non io un altro uomo del valore tuo.? (Caro!). Non pertanto la mia inestimabile schiettezza del giorno precedente le era andata cos?ritta al core, che non le bastava pi?l?animo di sottrarsi a quel tal supplizio che pareva tanto sollazzevole per me.

Poi principiavano subito le circostanze, attenuanti: vale a dire il suo gran digiuno d?affetti naturali, l?aspra solitudine della sua vita, le letture precoci, i precocissimi esempi. ?Le mie compagne avevano sempre la bocca piena del babbo, della mamma, degli zii, dei fratelli, dei cugini, e io niente. Andavano a casa per le vacanze, e io niente. Ricevevano lettere, visite, carezze, regali, e io niente. Le ho prese in uggia, ma tutte e sempre, e non gi? ora questa ed ora quella come avresti fatto tu nei panni miei, e pi?esse mi davano noia come donne, pi?sentiva il bisogno dell?amore d?un uomo.?

Mi stropicciai i capelli e dissi: ?Va un po? avanti tu ora che viene il buono?.

3

Essa mi si accost?all?orecchi e lesse... Dio quanto lesse! Lesse delle sue armi col maestro d?aritmetica, con quel di disegno, col professore di calligrafia. Tutto un harem pedagogico di maschi. La interruppi chiedendole perch?mutasse tanto, e lei subito:

?Pi?avrei mutato se pi?ne avessi avuto. Mi bastava che una mia compagna si vantasse di ritrovarsi nelle buone grazie di uno di essi, perch?io, zitta zitta, non mi quetassi pi? finch?non mi fossi persuasa che egli non volesse molto pi?bene a me. E poi, come non mutare? Essi mi pigliavano per diligente, ovvero mi davano della brava bimba. Se ho mutato! Ne ho un album pieno io delle mie mutazioni, e te lo faro vedere. Ce n??di vecchi, ce n??di bruttissimi. Ma che importa? Li ho ritratti da me, a memoria, e uno alla volta m?hanno empito il cuore anch?essi. Tu vedessi l?ultimo come ?carino. Indovina un po? chi ?"

?Sar?io, suppongo."

?No no, ?il mio tutore e gliel?ho anche detto. M?ha risposto che poteva essere il mio nonno, ed era vero, ma come fare? Io non mi posso vedere un uomo sempre accanto, che non mi strugga di persuadermi che esso non voglia pi?bene a me che all?altre donne.?

Mi son sentito venire il latte alle ginocchia, e domandai cos?per creanza e per onor di firma:

?Ma insomma che posto ho dunque io nel tuo album? Il penultimo??

?Che sciocco, tu sei mio marito.?

4

Quando la moglie vi dice ?Che sciocco, tu sei mio marito? potete stare tranquilli che o vi tiene per da pi? o vi tiene per da meno di tutti gli altri. Ma pi?spesso per da meno che non da pi? Mia moglie lo aveva certamente detto col pi?onesto ed affabile intendimento, ma ci?nonostante quella sua schietta confessione di essersi empita cos?spesso il cuore di tant?altri e mai di me, via, mi dava un po? di noia e glielo feci capire. Dissi cio?

?Senti, cara. Io sono bastantemente filosofo (nella significazione di vecchie fusa torte ben digerite che si suol dare a questa nobil voce) per non inalberarmi punto della tua troppo diffusa ed amorevole cordialit? L?ho un po? col primo, ?vero, ma c??di buono che apparteneva al ceto dei maestri d?aritmetica: un ceto che mi piegherebbe all?indulgenza anche se fosse stato, oltrech?primo, l?ultimo. Pure c??una cosa che non mi va gi?bene, per ora, ed ?il dubbio orrendo che tu, con questo benedetto cuore di cera molle che ti ritrovi in petto, non sappia punto... come diremo?... distinguere, e che tu ti possa struggere di essere amata da me, come ti struggeresti per quel qualunque altro personaggio inconcludente che t?avesse sposato.?

Essa mi guard?un po? per diritto e un po? per traverso con quel suo fare da semplicina che oim? me ne accorgeva ora, poteva anche ricoprire qualche malizietta, e disse presto, affettuosamente:

?Permaloso, te ne sei avuto a male perch?non t?ho messo nell?album, ma come poteva fare? Chi t?aveva mai visto prima che tu mi piombassi a casa per dirmi a bruciapelo che mi volevi sposare? E se ci sposavamo che bisogno aveva di farti il ritratto? Per baciarlo di nascosto? Bacio te, se voglio.?

Il povero viaggiatore pi?accanto a noi, ci si svegli?di soprassalto, ed io fui ad un pelo di schierarmi con quel tale che le aveva dato del papero in omnibus. Increspai un pochino le sopracciglia e:

?Senti?, le dissi, ?cara. Io non sono un feticcio che voglia essere adorato a credenza, e nemmeno un terno al lotto che s?accolga bene con qualunque numero. Io ti esorto ad un po? pi?di compostezza e di dignit?muliebre, che ti conducano adagio adagio a farti ragione del cuore, merc?del capo.?

Mia moglie mi ascolt?intensamente, come persona che principiasse a capirmi allora allora. Non aveva gi?torto. Le aveva tanto empito la testa delle mie ficose controversie intestine, l?aveva tanto confusa con quel mio dirle quando bene e quando male di me, che essa, interamente disorientata, era divenuta mia sposa senza punto sapere da che parte prendermi. E me lo confess? carididissimamente.

?Il vero segreto te lo dir?io,? le risposi. ?Prendimi oggi come sono oggi, e domani come sar?domani. ?l?unica?.

5

[12](L?uomo timido ha bisogno di voler bene a una donna sola, il disinvolto a pi?donne una dopo l?altra, il temerario a pi?di una insieme. La donna invece ha bisogno di essere amata lei, ?vero, ma ?un bisogno che si restringe e si espande allo stesso modo. Se ?buona gliene basta uno solo, se ?mediocre li muta uno alla volta, o se ?proprio di cattiva qualit? ne vuole pi?di uno contemporaneamente.

Rifate la storia, abolite la poligamia, il matrimonio, la poliandria, il divorzio, tutto quel che volete, e non tanto l?uomo e la donna, cos?diversi nel fine e cos?simiglianti nella quantit?dei mezzi, andranno tutti e sempre a schierarsi in una di queste tre categorie: l?unica, la consecutiva e la molteplice. Tutte le leggi di questo mondo non ci potevano e non ci potranno mai nulla.

Una donna che senta anzitutto il bisogno di amare, e un uomo che senta anzitutto il bisogno di essere amato, debbono avere giuocoforza del virile quella e del femmineo questo. L?uomo per?ha di buono che pu?secondare sua natura anche se ?brutto. La donna invece che non riesca ad essere amata, non pu?far altro che invidiare quella tale, pi?bella o pi?fortunata che v??gi? riuscita, ma non c??mai caso che nello scegliere l?oggetto dell?invidia sua, non scelga per l?appunto quella tal donna che non faccia precisamente quello che avrebbe fatto lei, se fosse stata o fortunata o bella.)

6

Gli occhi di mia moglie che mi guardavano sempre pi?attentamente parevano dire:

?Ecco. Io mi sono imbattuta in un uomo che ?lieto, che ?mesto, che ? indulgente, che ?severo, che ?una cosa oggi e che ne ?un? altra domani. Lo ha detto lui, ed io, per andarci bene, lo dovr?dunque riconoscere a naso, giorno per giorno. Come fare? Ora dovrebbe essere in collera. Badiamo dunque che dice, che fa, come guarda, come si muove quando ?cos? Domani, se gli passa, mi sapr? regolare.?

Oh amor proprio come sei dabbene! Invece di inveire contro la stupida moda ambulatoria che ci aveva costretto a quel bell?impiego della nostra prima nottata di nozze, io fui cos?grullo da accogliere come un buon presagio le sue prime ed instancabili osservazioni coniugali, e perch?non ci fosse pericolo che osservasse male, mi misi a spoliticare col viaggiatore poc?anzi svegliato da lei. Sono tanto rabbioso io quando parlo di politica!

Ora il caso volle che costui fosse ancora pi?rabbioso di me, e che io, contro di ogni previsione, pigliassi un grandissimo gusto a farlo rabbonire: tanto gusto che poco alla volta mi pass?quasi di mente per che ragione lo aveva cimentato a discorrere. L?ho fatto fin ridere; cos?a bocca stretta e fra i denti, s?intende, ma ridere. E ce ne vuole del brio perch?un avversario politico ci si rassegni, anche per un attimo solo! Mia moglie ci deve aver perduta la tramontana, e me ne dolse anche allora, anche quando mi sentiva pi? in vena con quell?altro. Essa deve aver pensato o che io cambiava d?umore assai pi?spesso di quel che le aveva detto, ovvero che la politica mi dava buon sangue quanto le bistecche. Ora invece si spera che avr?gi?capito bene, come me, che quando ce l?ho con lei, divento subito piacevolissimo con tutti gli altri. Anche se li vado a cercare colla speranza di attaccarci lite.

7

Mai intanto i nostri compagni, che si erano svegliati uno per uno e che non ne potevano pi? ci supplicarono colle buone di cambiar posto e di las[c]iarli [13] dormire. Una delle vittime cedette il proprio cantuccio al mio antagonista, ed io rimasi confinato al finestrino opposto, con mia moglie dirimpetto che seguitava a guardarmi continuamente.

Guarda guarda vien sonno a tutti ed ella s?addorment?

La luce blanda del lanternino arrivava appena a colorirle il viso, ed i bellissimi capelli d?oro, ravvolti cos?nella penombra, le diffondevano intorno come una sottile e leggiera corona di giovent? Il sorriso, che aveva troppo spesso in bocca durante la veglia, forse per mettere in luce i bianchissimi denti, le aliava ora sulle labbra con pi?dolce e pi?serena vaghezza, e quei suoi denti medesimi, che apparivano appena appena, acquistavano coll?impicciolire altrettanto e pi?di grazia e di leggiadria. Gli occhi, troppo grandi e troppo azzurri quando ve li squadernava in viso nel parlare, si nascondevano ora sotto la morbida trasparenza delle palpebre, e la immobilit? aggiungeva purezza di disegno all?ovale del suo viso, ed il lievissimo respiro dava un che di verginale e di raccolto alla freschezza dei suoi begli anni.

Mia moglie dormiente era mille volte pi?bella di mia moglie sveglia.

8

Il mio maggiore studio durante la luna di miele fu quello di farla dormire pi?che ho potuto. Non gliene ho mai detto la ragione, per paura che la sua amabilit?di moglie e la sua femminile civetteria non arrivassero per disgrazia fino a dare al suo sonno qualche aspetto studiato e poco naturale, ma quando mi sentiva men contento del matrimonio in generale, e del suo particolar sistema di fare sempre di s?ci?che essa poteva credere giorno per giorno che pi?piacesse a me (un sistema, lo vedo ora, che pareva fatto apposta perch?io continuassi a rimanere ab eterno il preciso, l?identico uomo di prima), allora non aveva a far altro che guardarla bene quando dormiva, per dimenticare immediatamente le sue cantonate di bimba, quando era desta.

Oh se fossi stato poeta! Che messe di idealit?nei primi giorni del mio matrimonio! Avrei potuto fare tutto un canzoniere, e sul suo modo di dormire allorch?non ne poteva pi?e si rifaceva delle grandi corse della giornata, e sul suo sonnecchiare della mattina quando era ancora un po? stanca e non poteva svegliarsi che a mezzo, e su qualche breve pisolino che la mia buona stella le inspirava di schiacciare durante il giorno, colla testa china sulla mia spalla, mentre un raggio di sole, rifranto dai vetri, le coloriva dolcemente le carni rosate. Avrei potuto cantare come dormiva di giorno, come di notte, come all?alba e come pi?tardi, e sempre bene, contemperando armonicamente la quiete del corpo colla suprema pace dello spirito, senza sogni, senza trasalimenti, come trasfigurata ogni volta da una serena estasi nuova.

L?ho guardata tanto, in quei primi e faticosissimi tempi, che qualche volta, quando si svegliava lei, moriva di sonno io.

9

Ci sono degli animali graziosi e benigni, i quali, se detestano, per esempio, un vicino di casa, gli vanno incontro a braccia spalancate se s?imbattono a trovarlo di l?dall?equatore. Io no. La terra ?anzi troppo piccina per la mia efferatezza, e non mi vale di pensare che un morto sia morto, ch?se anzi gli ?accaduto di morire in pochissimo odore di santit?presso di me, mi diverto a popolare dell?anima sua la pi?scialba stella dell?orizzonte, e a guardarla in cagnesco tutte quante le sere.

?un fatto per?che la mia lontananza da casa ed i miei debiti coniugali in viaggio non avevano poco contribuito a levarmi di mente, allora per allora, tutto quello che di ostico e di ostile mi era accaduto di lasciare dietro di me, ma l?apparizione improvvisa, nel bel mezzo del mio lungo giro, del pi? antipatico essere umano che mi avesse amareggiato la vita poco prima che mi sposassi, e non soltanto l?apparizione, ma anche le svenevolezze che gli ho dovuto lasciar penetrare sulla mia persona, colla scusa che eravamo paesani e che ci combinavano all?estero, tutte quelle belle cose, dico, bastarono di per s?sole a farmi riguadagnare il tempo perduto, come se il core mi avesse dato un tuffo e l?anima uno scossone, contemporaneamente.

Fiatate, lettori.

10

Oh v?assicuro io che da quell?istante e per parecchio tempo di seguito la mia effervescenza di marito fresco non ebbe pi?nessun bisogno di ricorrere all?estetica ed ai lumini da notte per mantenersi in vigilante ardore, n?mia moglie dovette punto dormire per parermi carissima e bella. Vero bens?che anche prima, cio?quando sentiva ancora gli effetti dei suoi discorsi della prima nottata, non mi era mai permesso di adoperare seco la pi?piccola parola veramente brusca, ma per abituati che si sia a tener tutto dentro, come si fa a non aggrottare un pochino la fronte quando ce l?abbiamo con uno, e quest?uno vi parli e vi faccia parlare continuamente? Io ce l?ho avuta spesso con mia moglie, e ce l?ho ancora oggi che scrivo, ma pi?che accigliarmi nel guardarla non ho mai fatto, e se Dio mi aiuta non far?neanche mai, tanto mi cuoce sempre il dubbio che i pi?gran torti degli altri non mi si possano mutare in torti piccoli, o, peggio ancora, in torti miei. ?il criterio che muta, pur troppo, non ?gi?il torto.

Ma anche il cipiglio si vede, e per?mia moglie non pot?mai ignorare fin dal bel principio, che cosa mulinassi dentro di me. Dovette dunque avvertire bene che appena scontrato il suddetto carnefice, non c?era mai caso che mi rimanessi dal fare sempre sempre il di lei comodo, con una naturalezza che toccava a dir poco l?estremo limite della bonariet?

E dopo! Voglio dire dopo tornati a casa! Quando dovetti smaltire di bel nuovo la dura e frequente vista delle altre simpatie lasciate in deposito dentro le patrie mura! Il mio non fu pi?un matrimonio, fu un?egloga in permanenza! Tanto egloga da dovermi persuadere che pi?mi sentiva mal montato contro gli altri, e subito, o voglia o non voglia che ne avessi, diveniva di altrettanto pi?tenero colla moglie mia.

11

Ora accadde che dopo quasi due mesi di stomachevole bonaccia in casa, io mi svegliassi una bella mattina con una gran voglia di escire, di andar via, di prender aria per tutta la giornata, e che in luogo di fare dei lunghissimi giri per non dar di cozzo nei visi proibiti di quei due mesi, li cercassi quasi nei pi?popolosi ritrovi, e mi chiedessi continuamente che cosa diamine aveva avuto nella testa i giorni innanzi, da pigliarmela tanto calda contro di essi. Aveva un bel passarli in rassegna tutti, ma non ce n?era neanche uno, uno solo, che non mi paresse un vivo segnacolo di innocenza e di purit? sto anzi per dire che li avrei presi insieme tutti quanti, se avessi potuto, e me ne sarei fatta ghirlanda intorno, ghirlanda di pace, di soavissima e perenne pace. Che voleva dir ci? Io era s?abituato a turare un buco per farne un altro, ma questo buco, per mutar di posto, non si chiudeva mai. Ora nulla, tutto pari pari. Che fossi guarito? Che stessi per morire? Che fossi gi?morto?

Oib? Non ho avuto che a tornare a casa per trovarmi ben vivo, alla mia maniera. Mia moglie tanto cara e tanto bella mentre io sbizzarriva uno alla volta contro i suddetti visi proibiti di fuori, era diventata in poche ore proibitissima lei di dentro, ed io mi chiedeva di gi?se doveva proprio sentirmi addosso, fin che campava, quei suoi occhioni sgangherati e blandi. Ho lottato fra me e me, ho combattuto, ho procurato di riderci sopra. Nulla ci valeva. N? di giorno e nemmeno di notte.

12

Il motto dell?enigma ?chiaro: io era di gi?arrivato alla mia prima tappa coniugale.

Le notturne contemplazioni della luna di miele non erano stati che pannicelli caldi atti soltanto a lusingare il male, il quale, mutando in parte di forma, non aveva punto ceduto del suo vigore. Le nuove cose e le nuovissime impressioni mi avevano s?distratto alquanto dalle vecchie e pervicaci stravaganze, ma anche allora, se ci avessi posto mente, non m?erano punto mancati, come avete visto, i segni ed i presagi del vento di poi, e la piccola tregua, pi?apparente che reale, non aveva servito che a rinverdire il medesimo uomo di prima, e pi?balzano che mai.

Gli ?che da giovinotto io mi trovava solo al mondo, e per?poteva ghiribizzare un po? di qua e un po? di l? come meglio mi veniva fatto, mentre ora invece, colla donna accanto, aveva dovuto s?mutare modo e metodo, ma non era punto riescito a mutar me stesso. Io me ne stava ancora fermo in mezzo al creato, come per lo innanzi, ma in luogo di avere una met?degli uomini da una parte, e l?altra met?dall?altra, per trastullarmici sopra con vicenda indefessa ed a talento mio, mi ritrovava invece nella ben pi?brutta condizione di avere mia moglie sola a destra, e tutto il rimanente dell?umanit?a sinistra. Pi?mi andava bene con una, e pi?mi doveva andar male coll?altra. Non c?era cristi.

Oh benedetti mille volte i Turchi! Almeno essi, quando non arano pi? diritto colla prima moglie, possono pigliare a voler bene all?ultima!

LIBELLO TERZO [14]

1

Che penserete voi della vostra signora e consorte se essa, inabile a reagire contro le lusinghe e i rancori della societ? vi facesse partecipe di cose che non riguardassero che lei sola? Quello a un di presso che ho pensato io quando mia moglie, dopo un buon mese di alta marea, mi prese un giorno con grazia pella mano, e trascinandomi a sedere accanto al foco mi disse:

?Debbo avvisarti che ci sono due dei tuoi amici, i quali mi guastano a vicenda pi?che possono.?

?Fa? un po? il piacere di sbrigartela da te,? risposi. ?Mi durano di molto, infatti, i miei amici, perch?tu mi debba anche incitare contro quelli che ho presentemente. Che ti hanno fatto??

?Uno il cascante e l?altro il disdegnoso, ma troppo pi?del bisogno e l?uno e l?altro. Quello si lascia scorgere e questo crede di no, ma io capisco lo stesso.?

?A me lo racconti? Una brava donna dovrebbe saperli mettere a dovere entrambi, senza dir niente al marito.?

?E cos?ho procurato di fare, ma non ci riesco, e intanto mi guastano. Uno mi umilia troppo, e l? altro mi lascia credere di essere diventata Dio sa che cosa?.

?Tienti in mezzo che non sbaglierai. Ma guardate che idee ti vengono! Tu mi avessi parlato soltanto di quello che ti sdegna, pazienza, gli poteva tirar l?orecchio colle buone, dicendogli che se mia moglie non piace a lui, piace a me che importa pi?(hem!). Ma l?altro! Venirmi a parlare dell?altro! Del cascamorto! Proprio vero che le donne non san tacere che quando ve la fanno. Chi ?questo amico??

Pausa.

2

?Ti torno a domandare chi ?questo amico? Oramai che hai principiato puoi anche finire.? Pausa ancora.

Finalmente viene la volta che anche i mariti capiscono qualche cosa... ed ho capito. Era l?comodo, e mi lasciai andare sulle ginocchia, baciandole la mano forte forte.

?Vedi come mi sciupi tu? Vedi come passi da un eccesso all?altro??

??vero. Ma sei stata tanto brava, hai avuto tanto spirito questa volta che ti adorerei... guarda. S? hai ragione. Sono due in uno, io, anzi, tre. Due che giocano a scaricabarili, e il terzo, pi?imbecille di tutti che li sta a vedere da quando ?nato, e che non sa nemmeno dire che la finiscano. Cio? in quanto a dire, me lo dico; ma ?ottenere che preme e non ottengo nulla. Bei filosofi coloro che suppongono di aver detto tutto, quando vi predicano di conoscere voi stessi. ?un bel pezzo che mi conosco, io, ma ne ho cavato un grandissimo partito!?

Ho avuto un bel tenermi in guardia, un bell?abbottonarmi fino al collo quando sono uscito di casa, ma il mio lettore si figura bene da s?solo ci?che mi accade prima di sera, allorch?diedi di cozzo nei soliti cancheri messi fuori di combattimento da un mese in poi.

Oh che vita, che vita, signor Iddio!

3

?incredibile quanto non guadagnino le donne che azzeccano il marito matto. Precisamente l?opposto di quelle che imbattono in uomini troppo savi e troppo precisi. Queste vedono che i loro mariti pensano a tutto, che al bisogno sanno fare da uomini e da donne, epper?lasciano che si confondano essi, e rimminchioniscono piano piano ogni giorno pi? Quanto ha guadagnato mia moglie a stare con me (specialmente, s?intende, per star bene lei!).

Io non era ancora arrivato alla prima mezza dozzina dei miei particolari andirivieni, e gi?m?era avveduto che anch?essa mi teneva dietro bene bene. Questo sarebbe stato un danno, ma essa lo prese tanto industriosamente (almeno per s? che di pi?non avrebbe potuto. Mi disse un giorno con una certa solennit?

?Noi siamo marito e moglie da quasi due anni e posso dire di averle provate tutte, ma niente ci ?valuto [15]. Proprio niente. Quando la tua cavallina si mette a correre, ?inutile, bisogna lasciarla correre. Questa ?la mia esperienza dopo una lunga serie di tentativi falliti, ma la peggio ?che a lungo andare ho preso anch?io il contraccolpo della tua malattia, e mi muto alla mia volta, ma in un altro modo. E cio?quando capisco che non mi vuoi mica bene, me ne dispiace s? ma meno di prima, e quando me ne vuoi anche troppo, quasi non me ne importa pi?nulla, e qualche volta... ci ho rabbia. Ti par che meriti di rammaricarsi tanto della povert? quando si sappia che pi?s??poveri oggi, pi?si diventa ricchi domani??

Oh quanto ho faticato a nascondere per bont?d?animo la mia profonda gioia di quel momento! Me n?era un po? accorto, a dir vero, di questa rabbia, ma sentirmelo dire, sentirmelo dire con tanta franchezza, oh che delizia! Almeno cos?mi veniva fatto di ricattarmi, senza farle alcun male, anzi volendole pi? bene che mai, di tutte le volte in cui essa faceva rabbia a me!

?Il meglio dunque che possiamo fare,? seguit? ??di tirar via diritto come siamo siamo. Sei tutto casa, tutto famiglia? E tu sta? a casa. Ti ripigliano le smanie per la gente di fuori? E tu va? fuori. Meno ti bader?di qua e di l?e meglio staremo.?

?Cio?starai meglio tu, devi dire.?

?Sia pure. Ma quando ?provato che io non ci posso nulla, bisogna bene che pensi a me. Ne ho colpa io se non ti posso ridurre a meno strepiti quando sei buono, e a meno ceffi quando sei lunatico? Allorch?una buona non pu?andare senza un?altra, bisogna prenderle bene tutte due.?

Confesso che questa conclusione non mi ?piaciuta proprio niente.

4

?Ehi, dico, non vorrei che ti frullasse di farmi il muso in eterno, colla scusa che m?arrabbio quando ti passa!? principi?a dire mia moglie pochi giorni dopo. ?Se ho fatto la brava quella mattina; ?stato per lasciarti il merito di cambiare da te, ma ora, poich?ho perduto ogni speranza, parlo.?

Quanta prosopopea! Cosa diamine c?era sotto?

Nient?altro che un bimbo. Mia moglie si guard?il grembo pudicamente e disse:

?Eccolo qua.?

?Chi??

?Chi ha gi?principiato a farmi forte contro di te. Tuo figlio.?

Se io dovessi dire cosa mi pass?pel capo in quel momento, mi ci vorrebbe un quaderno intero. Fu come uno spasimo di gioia e una penosa ebbrezza che dirompessero insieme dentro di me: gioia di sentirmi pi?vivo di un?altra vita, pena di veder precipitare la gi?fondata speranza che la mia venuta sopra la terra non dovesse costar salata che a me ed a mia moglie, e pi?a me che a lei. Questa mi vide cos?fuori della grazia di Dio che mi disse crollandomi le spalle:

?Che hai? Ti vien male??

?No... pensava.?

?A che??

?Alla nostra povera piccina.?

?Che piccina d?Egitto! ?un maschio.?

?Per ora lasciami l?illusione che sia una bimba. Mi piacciono molto pi??

?E pensavi??

?Che alla stretta dei conti nessuno le far?mai tanto male quanto gliene abbiamo gi?fatto noi altri due.?

Mia moglie mi salt?agli occhi, poi cambi?idea e se ne and? sciamando:

?Vatti un po? a far benedire, te e il tuo pessimismo da strapazzo! [16] Ogni giorno ne hai una di fresca. Se non volevi figliuoli dovevi lasciarmi dov?era. Ma guardate che roba!?

5

[17](Chi avrebbe detto che mia moglie, cos?timida e cos?ingenua prima di sposarsi, diventasse tanto presto ci?che pur troppo ?divenuta poi? Eppure doveva aspettarmela, perch?ne aveva visto delle altre, pi?spaurite e pi?tremule di lei da giovinette, assumere dopo qualche anno certe arie di dottoresse e di letterate che facevano venire la febbre, senza che avessero la scusa di vivere accanto a dei mariti fatti espressamente per viziare le mogli, come sono io. Questi mariti sono sventurati di me, lo ammetto, perch?la mia non fa la letterata ne la dottoressa, oh no, ma fa bene la prepotente, ora dopo cinque anni, fa bene la trionfatrice, cos?senza parere, e se ne va per la sua strada come un bel drago volante che s?aggiri per l?aria, traendosi dietro una lunghissima chioma di capelli biondi, fini come la seta. Eppure era piena di buone intenzioni, quando l?ho presa di mano al tutore e al maestro d?aritmetica! Ha pazientato finch?s??persuasa di avere sempre avuto la logica ed il buon senso dalla sua parte, e dopo la persuasione felicissima notte! Cosa volevate dirle? Aveva ragione lei! Ma se anche io riconosco di aver torto, ci?non mi giova menomamente. Tutt?altro. Dunque doveva trionfare con moderazione. Dunque doveva stare un po? male anche lei. Se non altro per il dispiacere di aver ragione contro suo marito.

A parte l?amore che m?abbia preso almeno un po? d?affezione? Poca finora, credo o tutt?al pi?mi vorr?bene alla sua maniera, cio?come ne vogliono quelle tali spose, che non ignorano punto di avere dei mariti i quali ne hanno anche di troppo di una donna sola, ma se dovessi andarmene, se dovessi andarmene presto, oh la vedovanza furibonda che sarebbe la sua!

S? me lo dico da me, io sono uno di quegli uomini i quali non si possono amar bene che dopo morti, lasciatemi questa illusione! I miei difetti sono cos?legati fra di loro che dopo baster?di scordarsene uno per scordarli tutti. E allora la bella, la nobile figura che sar? cos?sbarazzato dal fumo che mi circonda ora e che se ne ander?in su piano piano, per lasciare che la mia memoria si ravvivi bene nell?aria pura delle mie virt? Cio? adagio, non sono veramente virt?le mie sono (per spiegarmi bene anche a costo di scrivere assai male) sono vizi che non ci sono, ?un?altra cosa, ma ?gi?sempre meglio di niente anche quando s??vivi; figurarsi poi quando s??morti! Diventano virt? teologali.

Ma sono egoista... direte. ?vero, ho sempre avuto una grande smania di andar d?accordo cogli altri, soprattutto per star bene io, ma ?un egoismo di buona pasta, questo, e voi sapete quanto ho sofferto, appunto perch?non mi ? mai riuscito di stare bene del tutto. In ogni modo che io sia stato bene o male non vuol dir nulla. Ora la questione ?di sapere se il mio egoismo potr?recare molta noia a mia moglie quando sar?morto. Mi par difficile, tanto poco gliene reca di gi? ora che son vivo. Forse che essa non ne ha profittato per persuadersi presto come poco valesse la pena di confondersi la testa per amor d?un uomo? Forse che non si ?giovata di questa persuasione, fatta a costo mio, per guarire anche troppo dell?unica debolezza della donna: del bisogno cio? di essere amata? io intanto, quale che ne sia stato il movente, son sempre rimasto colla smania opposta: quella di non voler male a nessuno, che ?quasi quanto dire di voler bene a tutti, e mi ?rimasta pur troppo cos? insaziabilmente che talora, pur di levarmela, ho voluto bene a certi stampi... oh Dio che stampi di uomini e di donne! Basta. Se le mie bollenti fantasie non si fossero esercitate che ad onore e gloria del sesso debole (debole!), se avessi un po? pi?sacrificato, come ora si dice, al femminino eterno (quello bello, badiamo!), chi sa che mia moglie non mi avesse amato pi?assai, o, per meglio dire, che non avesse avuto assai pi?smania che l?amassi io.

Ma mi avvedo che in questo paragrafo ho precorso gli eventi non solo, ma mi sono anche sbottonato troppo. Lo metto fra parentesi e voi o saltatelo, o state zitti, e rimaniamo fra di noi con questa conclusione, che cio?quando una donna non sente pi?il bisogno di essere amata, non ?pi?una donna, ?un ussero.

Col quale, se non vi dispiace, torneremo ora alla mia virago ed alla sua gravidanza).

6

Gli scellerati nove mesi che principiarono per me da quel primo momento in poi! Da una parte mia moglie, piena di voglie, di vapori e di capricci, e non pertanto assai pi?sacra ed inviolabile di prima; dall?altra me stesso: quel tale me stesso che ora, con tanto bisogno di smattanarsi fuori di casa, maledetto lui se ci riusciva una volta sola! Pareva che tutte le mie bestie nere si fossero date l?intesa per parermi bianche, tutte meno una, naturalmente, e con quell?una non mi ci poteva pi?sfogare, nemmeno con gli innocui miei metodi di prima.

Essa non voleva pi?ceffi, dunque via il ceffo non solo, ma la bocca ferma nel pi?tenero e stirato sorriso che si sia mai visto; essa non voleva pi? sentire stramberie, dunque via le stramberie... cio? come si fa a non dirne quando s??strambi? Non rimane che un modo solo: aver sempre sulle labbra l?opposto preciso di quello che si pensa in cuore. Oh che gesuita son diventato quei nove mesi! Tanto gesuita che mia moglie os?pi?volte di prendermi pel ganascino, e dirmi stringendo forte:

?Bravo, bravo, cos?va bene.?

Andava bene, capite, andava bene!

Non aveva che due conforti: uno di pensare alla bimba, e l? altro... oh l?altro ho fin vergogna a dirlo, ma pure, poich??vero, fuori! Ed era...

No, non va detto cos? Bisogna prenderla un pochino pi?lunga. Vi ?mai accaduto, quando l?avevate con uno, di trovare un terzo che ce l?avesse ancora pi?di voi? Vi ha fatto bene, almeno per il momento, ?vero o non ?vero? E cos?per il momento passava un po? anche a me, quando mi capitava di cogliere, non visto, qualche feroce occhiata della cuoca, della cameriera o della serva, tutte invelenite contro mia moglie che le faceva disperare pi?di prima, e tutte piene di protezione per me, che doveva sembrare in suo confronto una madonna infilzata, uno scaccino. Oh il gesuita che era io quei nove mesi!

Ma la cuoca, la cameriera e la serva stavano molto in guardia per non lasciarsi scorgere e facevan bene, perch?guai al mondo se avessi potuto imaginare che esse non ignoravano di essere state vedute da me quelle poche volte! E cos?queste piccole fortune divennero tanto rare, che alla fine dovetti dirmi:

?Oh bimba mia! Tu che hai gi?tanto guastato tuo padre, tu metti in luce, se ti riesce, qualche peccato mortale della madre tua! Mostramela cio?non gi?soltanto un pochino peggiorata in tutto e per tutto, come ?veramente, ma con qualche bel viziaccio tuttora ignoto, quanto abbominevole ed esorbitante. Bugiarda, per esempio, vendicativa, magari calunniatrice, foss?anche soltanto provvisoriamente, foss?anche soltanto fin che vieni tu. Almeno ce l?avrei tanto con essa per qualche cosa!?

7

Apriti cielo! E anche voi apritevi, o lettori, che io versi nel vostro seno la divina ambrosia dei miei paterni affetti! Era una bimba. Una vera bimba. L? aveva tanto sospirata che mi aspettava due maschi, non uno. Eppure era una bimba. Oh che momento ?stato quello! E dover anche accennare a tutti di far piano, di tacere, e dover dire pi?e pi?volte nell?orecchio di mia moglie:

?Sta? buona, cara, e riposa un po? senza muoverti, senza fiatare. Vedrai fra poco la bellissima creatura che tu hai fatto!?

?Un maschio??

?Una bellissima creatura.?

Mia moglie si mise a piangere. Io non ne ho colpa se in italiano non ci sono neutri e se quei pochi e posticci che abbiamo, come persona, come bestia, come creatura, sono tutti di genere femminile.

Escii dalla stanza per girare avanti e indietro nel giardino, dove mi son presa la testa fra le due mani, e ho detto fra me e me:

?Calmati. ?proprio cos? Tua moglie ha sofferto e non ?stata contentata; tu non hai sofferto niente ed hai avuto il piacer tuo. ?una bimba. Cosa farai per meritartela ora che l?hai avuta? Seguiterai a dire che tua moglie ?troppo fortunata, e che c??poco gusto a venire al mondo solamente per far star bene gli altri? Chi ?che sta pi?bene da ieri in qua? Lei??

Mi posi a sedere accanto un cespuglio e seguitai:

?Lo so, caro gesuita, come ti difendi. Tu non le hai mai torto un capello, non le hai mai detto ?Tirati in l?Ammetti di aver pensato male, qualche volta, ma badi a dire che quella del pensiero ?la libert?pi?derisoria che ci sia, e che bisogna badare all?intenzione. O di che cosa ?fatta l?intenzione se non di pensiero? Se un uomo ?intenzionato di pensar bene e invece pensa male, chi ?che n?ha colpa, chi ?che risponde di questo conflitto? Nessuno??

Mi alzai lesto lesto perch?capiva da me che stava per fare la parodia del monologo d?Amleto, e smettendo alla buon?ora di apostrofarmi, seguitai a dire concitatamente:

?Ma ora, se Dio mi aiuta, so proprio bene che intenzione avrei, senz?ombra di antagonismo fra me e me. Son finalmente un uomo solo, non due, non tre, non dieci come sono stato tante volte! Sono il padre della mia unica bambina, e avrei intenzione di arrotare la cuoca, la cameriera e la serva: le tre g?goni che hanno osato di guastare con occhi biechi e protervi la donna mia: quella donna che aveva s?intenzione di farmi un bambino, ma che invece, Dio ne la rimuneri, mi ha dovuto partorire una bimba. Oh perch?non siamo ancora al medio evo? Quello era un tempo felice e che belle soddisfazioni ci si poteva prendere! Un tratto di corda dopo colazione, due dopo pranzo, e la ruota prima di andare a letto. Cos? almeno si poteva dormir contenti. Ora invece, veri padroni di stoppa che siamo, ora bisogna tenere le mani a casa anche colla servit? Ma ho un bel merito davvero se non le picchio, io che le arroterei, se potessi. Eccone una. Ecco l?altra. Eccole tutte quante che smuovono i vasi di fiori troppo vicini alla camera della puerpera. Guarda che faccie untuose fanno! E Dio sa come si godono di avere la gatta a letto!?

C??qualcuno dei miei lettori il quale non abbia capito immediatamente che significava tutto questo? Significava che il mio povero mondo, abbastanza rivoltolato dalla prima tappa coniugale in poi, stava gi?per sommergersi nella seconda: uno strettoio pi?angusto ancora, quasi una gabbia. Addio umanit? intera librata ora in alto ed ora in basso da una parte, a misura che mia moglie mi scendeva o mi saliva dall?altra! Addio larghezza di cuore capace di accogliere uno alla volta due grandi struggimenti, e vivessero pure, alterni, parassiti, a spese reciproche! Ora la grande famiglia umana aveva ceduto la sua lance alla piccola famiglia domestica, nel peggior senso della parola, e la nuovissima apoteosi di mia moglie doveva irradiare la sua luce sopra un?ecatombe di cuoche, di cameriere e di serve. E m?era illuso fino a credere di non essere pi?a diritto e rovescio come prima! Cos?diviso fra le tre fantesche di qua, e di l?quella santa persona che dormiva per la prima volta in sembianza di madre!

8

Quanto hanno ragione le donne di cercar marito per mare e per terra! Marito vuol dir figliuoli, e chi pu?dire la festa di una giovane madre col suo primo bambino in collo! Quando gli corre intorno la culla, e lo scalda del suo respiro, e gli canta le canzoni dell?anima, col cuore che le giubila in petto, col paradiso che le ride negli occhi! Mia moglie pareva un?altra. Non gi?che fosse mai stata male n?per colpa mia n?meno ancora per colpa sua, ma pure stava meglio egualmente, oh quanto meglio! Si capiva benissimo che era diventata madre senza avere avuto prima un sufficiente sentore della maternit? e che si maravigliava continuamente di ritrovarsi in cuore un cos?grande affetto. Chi non era niente maravigliato delle proprie viscere paterne era io, io che m?aspetto sempre le cose pi?grosse il doppio di quel che sono, e bench?mia moglie non mi lasciasse mai cavar la voglia della mia bambina.

La voleva sempre lei, questo s?intende come se l?avesse fatta tutta da s? ma c?era di buono che non mi aveva inflitto il supplizio di una quarta megera vestita da balia. Quello sarebbe stato un bel piacere! Il nostro sangue nudrito di sangue pagato! Di sangue servile! Io che allora avrei dato non so che cosa per poter far senza di tutto il servidorame, tanto m?era gi?persuaso che tutti, uomini, donne e ragazzi, non valessero punto meglio delle prime tre. Pi? ancora. Che fossero tutti peggio! Almeno quelle si erano date a conoscere, ma gli altri che facevano i modesti e gli affettuosi a un tanto il mese, senza nemmeno lasciarsi cogliere a guardare di mal occhio i poveri padroni! Altro che peggio!

E cos? con questo abominio per vescicante, io m?era gi?rassegnato a non portare la bimba in braccio che un par di volte al giorno a dir molto, pur di avere il gusto di metterle il visino contro le mie guancie, e di sentirmi fare il solletico piano piano, quando essa mi andava tastando qua e l?per vedere se era mangiabile anch?io come sua madre.

Oh come siamo andati bene mia moglie ed io finch?abbiamo allattato la nostra bambina!

9

Dire che ci sono delle malattie fatte apposta per le creature quasi appena nate! Io non ci aveva mai pensato, ma quando ne fu presa la mia mi pareva impossibile, come se si fossero ammalati tutti i fiori della terra e tutte le stelle del cielo. Dieci giorni di seguito in alto mare, colla bimba che non mangiava, che non beveva, che rigirava gli occhi senza mai smettere di piangere! Dio me l?ha salvata, ma ho sofferto poco meno che se l?avessi persa, tanto era persuaso che un po? di colpa ce l?avesse avuta sua madre, la quale, per l?orgoglio di far vedere come era bella, come veniva su bene, non l?aveva tenuta riguardata abbastanza, malgrado che i bimbi ci cadessero intorno a centinaia come tante mosche. Quando ?che troveranno il modo di andar su in pallone a piacimento? Ci sarei stato tre anni, io, e a tu per tu con mia moglie, pur di avere la bimba fuori di pericolo!

Appena rientrati in porto, mi ritrovai due bei ciuffetti di capelli bianchi sopra le tempie. Credete che fosse giudizio ritardativo? Oib? Erano gli anni, nient?altro che gli anni! Perch?se da una parte m?era gi?detto pi?volte come non valesse la pena di pigliarmela tanto calda contro persone che avrei potuto levarmi dai piedi quando avessi voluto, dall?altra badava ad osservare continuamente che mia moglie era gi?passata, dopo la teorica, alla pratica dell?indifferenza, che era tutta per la sua figliuola e niente per me, e che nemmeno sapeva impuntigliarmi a volerle bene, facendomi credere o capire di averci rabbia. O forse che vi piacerebbe vedere una persona prendervi sempre come siete, oggi bello e domani brutto, e mai sul serio n?brutto n?bello? A me non piaceva niente. E qui non vale di venirmi a dire che il sistema le era stato suggerito da me, quando le aveva detto di pigliarmi oggi come sono oggi e domani come sar?domani. Mi era inteso in un altro senso, che diamine! Mi era inteso che si compiacesse ovvero che si addolorasse meco dello stato mio, e non gi?che mi stesse a guardare volta per volta, senza compiacimento e senza dolore. Almeno coi miei poveri vassalli c?era stata un po? di soddisfazione a suo tempo, ed essi non mi avevano mai lasciato apparire da una parte, che non li avessi visti correre a principiare od a finire qualche cosa d?importantissimo dall?altra.

10

Un giorno che non ne poteva pi?ho presa la mia bimba e le ho fatto una gran predica in giardino:

?Ascolta, cara. Se io non avessi patito d?antipatie, non mi sarei sposato, e tu non saresti qui fra le mie braccia. O al pi?qualche altro babbo si porterebbe a passeggiare quella parte di te che appartiene a tua madre, non la mia. Io dunque, a guardar le cose superficialmente, non dovrei rispondere che di mezza te, ma non ?vero. Di tutta te rispondo, perch?tua madre avrebbe potuto combinarsi meglio con un altro uomo che non si sia combinata meco, e chi pu?dire quanto vantaggio non avrebbe recato questa miglior combinazione all?altra creatura umana, un po? te e un po? x, che fosse venuta al mondo in vece tua? Nessuno, ma tu ci puoi rimediare ed il rimedio ?questo:

?Stringiti sempre intorno a tua madre non tanto col corpo quanto coll?anima tua, assorbi perennemente ogni manifestazione del suo pensiero ed ogni movente che ti riesca di spremerne; bevi, assimilati i suoi istinti congeniti, le sue propensioni acquisite, e fatti forte dei suoi codici, della sua morale, della sua comoda giurisdizione di s?medesima. Insorgi, battagliando da mattina a sera, contro tutto quello che tu possa avere di mio dentro di te; chiudilo anzi in un cerchio di ferro perch?non si muova e non si affermi mai, e quando la figlia di tua madre avr?bene trionfato della figlia mia, bada che non ti prenda mai piet?di lei, e seguita sempre finch?non le avrai tolto, colla voce, il voto. Via le grandi e le piccole stranezze del tuo povero babbo, via le travagliate alchimie del suo pensiero, agli sterpi il suo abborrimento delle proprie goffaggini, alle ortiche la sua mania di rimeritare d?amore le pi? involontarie e pi?fuggevoli antipatie, al diavolo il suo eterno malcontento di s?stesso! Contentati anzi di poco, quando si tratter?di te, ma questo poco fallo valere come se fosse assai, un po? attingendo forza dall?altrui debolezza, un po? dandoti a credere per beatissima di te medesima. A forza di darti a credere, diventerai, e allora che bella e grossa vita la tua, senza pii desideri di fisime, senza tentativi falliti d?idealit? E come lo guarderai d?alto in basso anche tu questo tuo povero babbo, che non si sar?ancora rassegnato ad avere i difetti che ha, che li avr?combattuti ad oltranza per il gusto di non cavare mai un fico secco dai suoi combattimenti, o che se occorre sar?gi?anche morto, pi?piccolo e pi?meschino di quanto ?nato! Osservarti? Perch? Per mettere a protocollo i tuoi mancamenti, le tue contraddizioni, i tuoi voltafaccia cogli altri? Importa assai quando tu seguiti a volere bene a te, e quando tu non abbia scrupolo di comparir bene a spese altrui! Contentati, contentati come la mamma e prospererai come lei.?

La bimba si era addormentata profondamente fin dalle prime parole, ma io l?ho baciata cos?forte che si svegli?e ne pianse. Altrimenti avrei pianto io.

11

Forse era meglio. Ch?lo sfogarsi in lacrime vale molte volte quanto rimandare a tempo indeterminato una catastrofe, o a rimandarla per sempre. Non ho pianto, no, ma mia moglie, di gi?che era in quel momento, ha continuato sempre a discendermi ancora pi?gi? Un po? che duri (e non pu?non durare in eterno) mi arriva agli antipodi e poi seguita ad andare avanti dall?altra parte. Non c??pi?che lei al mondo che mi dia noia, eppure l?alternativa c??ancora, e me la son fatta da me, soggettivamente, in questo senso: che se cio?mia figlia sta bene, ce l?ho colla moglie, e se mia figlia sta male, ce l?ho colla madre. Ma o con quella o con questa sempre, di una che sono fra tutte due. Cos?faccia Cristo che ce l?abbia sempre colla moglie e mai colla madre.

Ho scritto che costei non pu?non seguitare in eterno ad andarmi gi? e sono profondamente persuaso di avere scritto la verit? perch?la cosa ?ormai giunta a tal punto che non c??pi?n?vecchi cancheri n?nuovo servidorame che possano rialzarla mai dentro di me. Appena appena se avessi per mia disgrazia due bambine invece di una, e mi stancassi un bel giorno di volere pi?bene quando alla prima e quando alla seconda e mai e poi mai a tutte due egualmente, appena allora, dico, potrei togliermi allo spettacolo della mia biasimevole condotta paterna, ritornando, anche per castigo, a mettere il nimbo [18] sul capo di mia moglie. Ma cos? con una bambina sola, come ho da fare? Ho da pigliarmela con lei per mandar su sua madre? Mi tiro il collo, piuttosto, e mi gingillo fin che campo le mie due donne in una. Basta che non muti colla figlia mia.

S? s? son fisso oramai, e voglio tanto bene alla mia bambina, che questo gran bene mi ha finalmente spiegato di molte cose. Ho capito cio?che io mi ritrovo con poco amore da distribuire in terra, che questo poco amore me lo devo tener ritto a forza di... contrappeso, e che pi?quello, affermandosi, mette radice, pi?ne mettono tutti e due. Ora la mia bimba s??pigliata tutto il mio cuore, ora mia moglie si digerisca tutte le mie antipatie. Gi?di peccati mortali non gliene mancano, e poi, in conclusione, sono io che li sconto, non ? mica lei. Anzi qui, se non ci fosse l?ostacolo della rima, direi che sconto i suoi ed i miei. Bella vita stare accanto ad una persona la quale non possa dire bianco al bianco senza che mi venga una gran voglia di rispondere che ?nero! Non lo dico, s?intende, ma intanto mi arrostisco da me come una candela accesa di sopra e di sotto, e non ho altro conforto che quello di gridare ai quattro venti che son gi?precipitato nella mia terza tappa coniugale, e che non ne posso escire che per il rotto della cuffia. ?l?ultima, lo so, perch?peggio di cos?non pu?pi?andare, ma in fe? di Dio che anche questa ?una gran bella soddisfazione!

12

Ho esposto a nudo l?anima mia. [19]

Io sono un caso grave, lo so, e per questo mi sono preso ad esempio, ma quanti non ce ne sono che incappano pi?o meno dentro alla mia categoria! Costoro mi stieno ad ascoltare quando li chiamo e dico:

Io non ho n?la voce n?l?autorit?di Schopenhauer per predicarvi il Nirvana, ma ben vi posso dir questo: che, cio? non prendiate mai moglie avanti di esservi ben persuasi che il celibato non vi conferisca. Io credeva di stare male da celibe, ma se avessi pensato con un po? pi?di giudizio e di discernimento alle mie alte e basse maree, ai miei fluttuosi e vacillanti affetti, avrei dovuto capire che meglio di cos?non poteva stare. E qui mi aspetto questa vostra obbiezione: che, cio? se anche ho scapitato, sposandomi, pure ci ho avuto un gran conforto nella persona della mia bambina. ?un discorso che va bene per me, questo, non per lei che mi preme pi?assai di me. Ch?se essa terr?da suo padre, come ?probabile perch??una bimba, star?male al mondo come ci sono stato io, e se invece terr? da sua madre... far?stare poco bene gli altri. Ma lasciamo di me e di lei. Io ora parlo con voi, e vado avanti, e dico:

Se voi state male, e ritenete sul serio che dipenda alla mancanza della moglie, beati voi! ve la potete prendere; ma se dopo sposati state peggio, e vi accade di mettervi in capo che ne abbia colpa lei, o che rimedio avete? Dividervi? Divorziarvi? Spartirvi i figliuoli? e se ne avete uno solo lo spartirete a met? No, No, prender moglie potete sempre fin che siete giovinotti, ma tornar celibi quando avete moglie non potete pi? e anche il divorzio, fin che durano i nostri costumi, sar?sempre come una bella dentiera, come una bella parrucca. Potranno ingannare chi le vede, ma chi le ha in capo e chi le ha in bocca no. Sanno troppo bene cosa c??sotto.

Gran peccato che mia moglie non mi possa chiedere cosa ci sarebbe stato sotto nel caso nostro. Le risponderei volentieri:

?Nientemeno che la grandissima afflizione di persuadermi, dopo diviso, che anche tu dovevi pure avere il tuo lato buono. E lo avrei trovato, ma dopo diviso. Cos?invece ?meno male, perch?niente mi vieta di dar la colpa a te dei miei guai presenti e futuri, ben persuaso come mi ritrovo che tu, colla scusa delle mie lune e della impossibilit?di guarirmene, sia incorsa meno in un grande errore: un errore di massima che ha gi?guastato molti matrimoni e che seguita a guastarne continuamente, colpa le mogli. Che tu cio?non abbia mai avuto altro in mente che di farmi fare quello che volevi tu, che o secondandomi o pigliandomi di fronte tu ci sia riuscita a maraviglia, e che nondimeno (dico nondimeno perch?fin qui ci sarebbe stato poco male) tu abbia sempre ritenuto che non me ne accorgessi.

Invece me ne sono accorto.?

LICENZA [20]

Speriamo bene che il lettore non vorr?farci il grandissimo affronto di ritenere che noi ci siamo intesi di rompere una lancia in pro del celibato, cos? poco frequente come ?di gi? Sarebbe stato un bell?intendimento! Bens?abbiamo voluto esporre i capricciosi effetti del ?dolor del mondo? [21] sopra un uomo buono e pieno d?amor proprio, ma debole, il quale, appunto perch? debole, fosse tratto continuamente a valersi degli altri uomini, come di pretesti o di occasioni allo stato morale che recava in s? Dategli poi una donna che sappia quel che voglia, e star?fresco bene, come avete visto. Prima gli far?la controscena, come per dargli la chicca, poi perder?la pazienza, e lo metter?in castigo [22]. Invece il bimbo (con vent? anni sulla schiena da star seduto, ed altri venti da star in piedi) non aveva nessun bisogno di questi due metodi, non buoni ad altro che a farlo peggiorare a vicenda, e nemmeno fors?anche di un?altra moglie, ben preparata ad amarlo sempre ed a soffrire moltissimo, a seconda che gli avesse girato... no, il bimbo aveva bisogno di liberarsi del ?dolor del mondo?, lui che lo sentiva tanto, ci?che significava press?a poco o di non avere mai rischiato di provarlo, col nascere, od almeno di averlo preso fin dapprincipio come lo prendono molti altri, destinati a stare anche pi?male di lui. Ma tutti non possono avere la bella fortuna di conoscere troppo s?medesimi, e nemmeno il tempo di stare l?a scrutare come mai in giugno avessero in cuore una avventata e piccola ruggine, ed in luglio ce n?abbiano un?altra. Tanto le hanno. Qualora poi sieno cos?deboli da non sapersene sbarazzare, e non se ne giovino per far male a nessuno, se le possono anche lasciar passare tutte due. ?sempre meglio che le cambino... alla peggio.

?Dolor del mondo? ?voce tedesca, ?vero, ma la inquieta condizione d?animo che rappresenta non rimane di essere di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Per i suoi ben diversi effetti sopra ben altri e ben maggiori uomini, vedete (diciamone due soli) l?Ecclesiaste e Leopardi. Che cosa importa se essi non le diedero un nome, come fecero di l?delle Alpi? Ne conobbero bens?la cagione nella necessit?della miseria umana, quanta o quale che sia, e additarono cos?questa medesima e compiuta conoscenza come l?unico e ben relativo refrigerio nostro. Perch?fu dunque urtato pi?del bisogno il mite osservatore di poco fa? Perch? in luogo di adagiarsi molto pi?spesso, ed almeno per intesa dire, alla causa necessaria ed universale del ?dolor del mondo?, si perdette, come abituato ad osservarsi troppo, nello spiarne gli ambigui e particolari effetti sopra s?medesimo.

Questi effetti potevano parere bizzarri a chi li avesse riscontrati di quando in quando in altrui, ma egli se li vedeva dentro, e se li faceva anche esasperare maggiormente col guardarli sempre. Cara quella bizzarria.

 

Note

__________________________________

 

[1] La seconda edizione, pubblicata autonomamente, in Fi. 1893 da Barbera porta la scritta: Nuova edizione migliorata e la seguente nota:

Erano tre novelle critiche unite insieme. La prima dava il titolo generale ?Il Demonio dello stile? e conteneva la sfuriata di un pessimista in arte. Le rimanenti, alla loro volta, ponevano in satira il pessimismo in famiglia e quello in societ?

Questa che segue era la seconda e stava in mezzo come la virt? Per la qual cosa ?rimasta sacrificata e alcuni critici la guardarono meno delle altre due, fors?anche per la loro idea che il meglio delle raccolte non si soglia mai collocare a met?dei libri.

E noi la rimandiamo fuori separatamente, perch?da s?sola e perch? a malgrado che non fosse n?in principio n? in fine, pure batteva dove il pessimismo seguiva ancora a recare pi? danno: cio?a dire in famiglia.

Il male ?che seguiter?forse anche dopo di questa ristampa.

[2] Significa intanto che va letta adagio, a tre o quattro paragrafi la settimana. Gi?non c??nessun pericolo di perdere il filo.

[3] La seconda edizione porta il titolo di: Panaccea universale.

[4] I paragrafi tra parentesi sono stati scritti a guisa di premio pei lettori morigerati e tranquilli, che mettono un par d?ore a smaltire ogni pagina. Chi ha pi?furia di costoro, li salti.

[5] Frega: fregola.

[6] Prisma: qui in senso figurato. Mezzo ideale attraverso il quale si pu? scrutare il proprio animo o la realt?esterna.

[7] di costa: accanto, vicino.

[8] Mevio: nome proprio di un mediocre poeta latino ricordato da Virgilio e Orazio. Sinonimo di critico maligno e poeta mediocre.

[9] vedi la nota p. 70 [n. 31]

[10] nella seconda edizione la frase recita: ?di mettere al mondo degli altri seccatori di s?medesimi... come te!?.

[11] nella seconda edizione porta il titolo di: La moglie dormiente.

[12] Vedi la nota a pag. 52 [n. 24]

[13] lasiarli nel testo (ndr)

[14] nella seconda edizione, porta il titolo di: In giardino.

[15] Valuto: valso.

[16] nella seconda edizione: ?piagnucolone incartapecorito che sei!?.

[17] Vedi la nota a pag. 52 [n. 24]

[18] Nimbo: aureola che sta sulla testa dei santi.

[19] *?L?altalena ec. Novella sui generis.? Perch?sui generis? Perch? se non metterete nel conto il tutore, il maestro d?aritmetica e la servit? potrete bene vantarvi di avere letto una novella con un solo personaggio, pi?sua moglie quasi appena vista, e sua figlia quasi appena nata. Poniamo uno e tre quarti in tutto. Non sar?piccolo balsamo nelle vostre future peripezie.

[20] nella seconda edizione porta il titolo di: L?ambiente metodico.

[21] dolor del mondo. In nota, l?Autore, nella seconda edizione della novella (Barbera, 1893) aggiunge:

La voce ?nuova ed ? ultramontana, ma la inquieta condizione d?animo che essa rappresenta non rimane di essere di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Basta vedere l?Ecclesiaste. Esso, ed altri dovunque prima e dopo di lui, ne videro la cagione nella necessit?della miseria umana, quanta o quale che sia, ed ora molti malcapitati, in luogo di adagiarsi cos?ad un male ineluttabile ed universale, si divertono a spiarne i particolari effetti sopra s? medesimi, ovvero sulle persone che hanno pi?dappresso. Lo spettacolo ? variato, ma non ?refrigerante.

[22] e lo metter?in castigo. Da questo punto, nella seconda edizione (cit.) il testo diventa: Ma egli non aveva nessun bisogno di questo metodo progressivo, non buono ad altro che a fargli perdere qualunque fede, tolta quella, forse provvisoria, in una bimba di tre anni; aveva piuttosto necessit?che qualcuno gli dicesse:

Tu, senza volerlo e probabilmente senza avvedertene, hai preso troppo dell?allegro ambiente metodico, nel quale ti ?capitato di vivere. Rechi teco cio?qualche cosa che ti aiuta a stare pi?male del tuo bisogno; qualche cosa che non solamente ti fa ingrandire in vista i mali piccoli (quei mali di cui tutti pi?o meno portiamo il germe dentro di noi), ma che te li fa anche esasperare a forza di guardarli, e sentire, sentire a dismisura, come se fossero veramente assai grandi. Chi non ha avuto qualche antipatia? Chi non potrebbe narrare, se ci avesse posto mente, di una qualche avventata e piccola sua ruggine, che poi cedeva il campo, dentro di lui, a qualche altra nuova ed avventata contrariet? E perch?gli altri se le lasciano passare una alla volta, anche se sono parecchie, e tu invece le hai fatte fermentare tutte, stuzzicandole tanto? Perch?hai la bella abitudine di scrutarti troppo, e pi?ancora (questa ?colpa della scuola) perch?adesso, a furia di cercare il male col lanternino, di palparlo, di metterlo in coltura come i bacilli del colera, s??imparato a riconoscerlo anche dove una volta ci si badava di meno; perch? ora che ci si bada di pi? s??imparato ad averne paura, e perch? ora che se ne ha paura, non se ne vorrebbe pi?sapere in nessun modo. E scappa di qua, e fuggi di l? e nasconditi, e smania per macchinare qualche gran finimondo che ti strappi in qualche modo anche ai mali piccoli, che cosa ne viene?

Ne viene che la sola paura ?diventata quasi peggiore del male grande. E risibilmente peggiore. Ne viene che il tuo sottolineare di continuo gli ambigui aspetti di te medesimo quando sei in balia delle pi?piccole miserie umane, non pu?far altro che preparare la pi?comoda nicchia ai grandi dolori della vita, i quali, arrivandoti, ti afferreranno tanto pi?volentieri quanto pi?avrai messo di buona volont?nel deciferare, nell'illustrare i piccoli. Quasi nell'inventarli.

Non ti pare? E tu seguita. Ti sei gi? mezzo af?fogato nel tuo circolo vizioso, sempre pi?stretto e sempre pi? vizioso? E tu trovarti di peggio per affogare del tutto. Non ti ? sembrato di aver ragione, o quasi, infimo adesso? Non lo hai predicato tu stesso pi?o meno chiaramente alla tua bimba? O perch?dovresti aver torto d'ora in poi? Seguita. Tutto fa, tutto giova, ed anzi puoi stare certo che pi?seguiterai, molto pi?ti sembrer?di aver ragione. Puoi stare certo che sar?sempre questa, come ?gi?ora, la ruota principale, e la pi?tarlata, dei tuoi mulini a vento.

Anzi vediamo. Tu sei gi?disceso negli imi penetrali di due anime umane: nella tua e in quella di tua moglie. Hai trovato degli abissi, e meno in te che in lei. Se tu ti ingegnassi ora colla tua bambina!? Anche l?si pu?vedere, finch?non trovi di meglio! Menala in cucina per esempio quando ammazzano i colombi e bada come tranquillamente star?a guardare. E tu metti subito alla gogna la innata ferocia dell? infanzia!

Che importa se la bimba sar?stata tranquilla per la sua ignoranza del dolore e della morte? Che importa se ce l?avrai messa tu, del tuo, questa ferocia? O non ?il vostro metodo questo? Anche le tue antipatie facevano meglio ad altalenare, anzich?a star ferme, e chi, per insofferenza del minor male, s??come industriato a covare, a suscitare il maggiore?

Chi ?stato?

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Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2011