ALBERTO CANTONI

BASTIANINO

SCENE DELLA BASSA LOMBARDIA [1]

Edizione di riferimento

Opere di A. Cantoni a cura di Riccardo Bacchelli in “Romanzi e racconti italiani dell’Ottocento”, Milano, 1953

I

Dove la coscienza di una donna ritorna

alla cuccia come un can frustato.

Un fittaiuolo sulla trentina, con un bel faccione rubicondo e gioviale, entrava all’ora di desinare in una piccola osteria di campagna. Vestiva abiti screziati di troppo varii colori, e il movimento ondeggiante e maestoso delle quadratissime spalle lo rivelava in un batter d’occhio per uomo volgare sì, ma non per questo meno importante e men lieto di se medesimo.

L’ostessa aprì subito le labbra al più lusinghiero dei suoi sorrisi, e disse :

— Bravo, signor Lorenzo. Qualche santo del Paradiso ha pregato per lei. Ho qui sullo spiedo una fetta di lombo quale non se ne mangia che in casa mia. Ne vuole subito?

— Perdinci! se ne voglio. Credi forse che io sia venuto qui per guardarti nel viso, amorino bello? Animo, spicciati.

— Evviva lei, signor Lorenzo. Vivano tutti coloro che hanno danaro bastante a mantenere il buon umore, e buon umore bastante a far correre i danari. Non sono già permalosa io. Più me le dicono grosse, e più me la godo. È in tavola. Venga. —

Il giovine non se lo fece dire due volte, e un po’ colle mani, un po’ colla forchetta, un po’ scorrendo sull’unto con delle fette di pan bigio larghe quanto una mano, ma non punto disdicevoli alla sua bocca, ridusse il piatto così lucido e terso, che era una meraviglia. Stava già per addentare qualche altra cosa, quando una giovane contadina, alta, ben fatta, con un paio di quegli occhioni lucenti e neri che s’ha un bel cercare fuori di questa nostra bellissima Italia, entrò timidamente nell’osteria, ed offerse alla padrona un piccolo canestro di uova fresche. Vestiva un abito di tela rigata e sbiadita, ma lindo, ma pulitissimo, e stava lì ferma, coi piedi scalzi e il fazzoletto in capo, ignorando senza dubbio quanto vi era di pittoresco nella gentile e modesta apparizione sua.

L’ostessa, piena di tolleranza con chi portava danari, quanto ruvida e scortese con chi, in un modo o in un altro, veniva a prenderne, le rivolse immediatamente queste brusche parole :

— Mi capiti sempre quando ho tanto da fare che mai. Ora non posso. Aspetta. —

E le voltò le spalle, più affaccendata di prima.

Ma se l’ostessa aveva altro per il capo che la povera Maddalena, il signor Lorenzo invece, sfamato come era, non vedeva che lei. Per questo si levò da sedere, e venutole vicino, le sciorinò un paio di complimenti molto sguaiati e molto grossolani. Maddalena lo guardò negli occhi, e poi, senza punto scomporsi:

— Scusi, signor Lorenzo, ma non farebbe meglio ad attendere al suo piatto? —

L’altro, per tutta risposta, si fece avanti, e mostrò assai chiaro che la intenzione di un bacio affettuoso gli occupava soavemente il core.

Fatica gettata! Perchè la giovinetta, presa la sua rincorsa, e rasentandolo di fianco agilissimamente, gli sparì dagli occhi in assai minor tempo che non ce ne volle per dirlo.

Povera ostessa! Vedere lì avvilito e calpestato un avventore il quale poteva benissimo prendersela con lei e con la sua osteria che non ci entravano per nulla! Un avventore come quello!

—  Non le dia retta, signor Lorenzo, — sclamò subito dopo, col pio desiderio di salvar l’avvenire a spese degli altri.

— Che cosa vorresti dire?

— Voglio dire che le più sgarbate a sei occhi sono qualche volta le più graziose a quattro. M’intenda bene. E parli colla mamma.

— La mamma?

—  Sì. È una comare industriosa che saprebbe tirar l’acqua al suo mulino per poco che lo avesse in fiume. E così? Il mio stufatino all’aglio?

— Squisito. —

A dirla, non era giusto giudizio, perché il signor Lorenzo, più che allo stufatino, pensava a raffigurare nella memoria questa vecchia madre di Maddalena. Ma la caritatevole ostessa aveva ottenuto il suo magnanimo intento, ed il buon avventore si era già riconciliato col luogo e con lei.

Escito costui, la donna ebbe che dire con la propria coscienza, la quale, parlandole con la timidissima voce che appena rimane alle tarlate coscienze di parecchie ostesse, le ripetè più volte :

— Ma tu, cara mia, ne hai fatta una che ne vale parecchie. Quel tuo avventore, libertino come è, sta già pensando a quella povera creatura come a persona, sulla quale ci sia... da far conto.

— Importa molto!  rispose la donna.  Quando una ragazza vuoi proprio dir di no, possono fare, possono dire, e più s’impunta a rimaner netta ed a non cascare. Io non voglio che nessuno vada via di qui colla bocca cattiva, nè per colpa dei miei tegami, nè per merito degli straccioni che mi vengono fra i piedi a fare i bravi. Ora che me gli sono rimessa in grazia, gli vada poi bene, gli vada poi male, ritornerà. —

Guai quando le donne principiano a scendere certe chine! Non si fermano più.

II.

Nel quale due donne, madre e figlia, parlano forte e chiaro,

siccome usa nel contado, checchè ne dicano gli Arcadi.

Ed ora, per chi ci vuol seguire, si va diritti alla piccola casa di Maddalena.

Era una festa, la prima dopo la scena dell’osteria, e mancava poco all’ora della Messa cantata. La nostra giovane aveva spalancato la finestra della sua camera, e si ravviava il capo all’aria aperta, specchiandosi forse nell’azzurro limpidissimo dei cieli. Ma quando i capelli di una donna sono fitti e lunghi, si accomodano e stanno bene in tutte le maniere. Essa li strinse così sciolti dentro alle mani, li mandò indietro senza divisa, e li fermò alla spiccia come venivano. Poi su un fazzolettino bianco per fare onore alla Messa... e così aveste veduto che bel bottone di rosa fresca e vermiglia!

— Maddalena, scendi. Gran novità!

— Vengo.

E appena scesa:

— Son qui da voi, mamma. Che cosa volete?

— Se tu sapessi come sono contenta! Un signore qui dei dintorni non vuol più saperne di star solo, e di mangiare all’osteria, come un viandante vagabondo, come uno zingaro scomunicato. Vuole intorno a sè delle persone fidate, e mi prende per governante di casa. Penso io a tutto, alla cucina, alla dispensa, al porcile ed al pollaio. E tu padrona di passare il tuo tempo come ti pare. Se non hai voglia di aiutarmi, puoi filare, tessere, cucire, e quello che guadagni, tutto per te. Sarà la dote.

Troppa grazia, Sant’Antonio!  pensò Maddalena, che aveva un po’ cambiato colore. Poi, col tono di persona che avesse già capito ogni cosa, andò avanti a voce alta, e domandò:

— Chi è questo signore?

— Quel tale che ha in affitto la Ghirlanda, il più bel podere che Dio abbia creato e messo al mondo. Il signor Lorenzo. —

Qui Maddalena chiuse la porta di strada, e rispose:

— Si vede bene che vi hanno preso all’impensata. Ascoltate. Io, su per giù, guadagno diciotto soldi il giorno. Con otto mangio, con tre mi tengo ritti questi pochi panni che ho in dosso, cogli altri che mi rimangono campo la festa, campo quando piove, ed aiutandomi col fuso e colla rocca li faccio durare anche d’inverno... e campo. La sorella di mio padre è vedova, ha un posto in letto, e son sicura che non mi rifiuta. Vado da lei. Voi fate il piacer vostro, e se il partito del signor Lorenzo vi accomoda, andateci voi. —

La vecchia, a questa intemerata, era rimasta come persona che si senta mancare il terreno sotto ai piedi. Guardò la figliuola, e disse:

— Ma allora non prende nemmeno me. Ha detto chiaro e tondo che se debbo andar sola, tanto gli vale empirsi nell’osteria qui accanto. Si sa bene. La gioventù mette allegria.

— Sì? Io però non ho nessun dovere di tenere allegro il mio prossimo, e da un uomo solo non vado.

— Come solo? Non conto per nulla io

— Per poco, da cinque minuti in qua.

L’altra fu per perdere la pazienza. Ma si contenne e disse:

— Le spari grosse questa mattina, figliuola mia. Se tu avessi la testa sul collo, penseresti che una ragazza, quando è veramente saggia e timorata dei suoi genitori, passa netta in mezzo ad un reggimento. Sì, è vero, — continuò tosto pur di voltare a suo modo il discorso, — è verissimo, e l’ho capito anch’io: tu gli piaci. E per questo? Ragione di più per non ricusare, mi sembra. Uomo lui, donna tu, un prete in sull’altare ed è un affar finito. Mancano forse i preti ? Manca l’altare?

— No, — proruppe, Maddalena, — chi ha oneste intenzioni si rivela per altre parole e per altri fatti che non sieno i fatti e le parole del signor Lorenzo. Ma sbaglia di molto, perchè la mia riputazione mi preme... se non preme a voi.

— Se non mi premesse la tua riputazione, o impertinente, non ti avrei già proibito di discorrere con quel caro tuo Bastianino dell’anno scorso.

 — Oh per questo poi ci discorro ancora, anche senza il vostro permesso

 — Sì ? Quando?

— Quando posso. Una stretta di mano allo svolto di una via ci basta per quindici giorni. Siamo giovani, ed abbiamo il core saldo. Aspetteremo. —

La vecchia uscì dei gangheri affatto. Battè colla mano sulla spalla della figliuola, e disse:

— Ah dunque tu rifiuti di metter piede in una casa, nella quale, Dio ne liberi, saresti sola con tua madre ai fianchi, e poi, perché ti preme la tua riputazione, fai all’amore di nascosto, e mio malgrado, con un primogenito della Casa grande, con un bastardo?

— Che cosa importa se è bastardo lui? Saranno ben legittimi i nostri figli, se ne avremo. I pulcini delle faraone vi sono forse men cari, perché le madri ve li piantano, e vi conviene farli covare alle tacchine? Via, aggiunse cambiando tono,  non mi fate perdere il fiato. Tutto mi indurrete a credere, ma che abbiate di questi pregiudizii, no. Sono scuse belle e buone Voi gliela avete giurata, perché è povero come San Quintino. Questa è la ragione vera.

— E quand’anche fosse? Avrei torto a parer tuo? Non ho faticato io a crescerti sana, vigorosa, buona a guadagnare la polenta che mangi? Ed ora che mi potresti rendere un po’ del bene che ti ho fatto, ora ti vorresti rompere il collo con un disperato, che mi chiuderebbe la porta sul viso dal primo giorno di matrimonio?

— No. Lo conosco io Bastianino. In questo ci siamo trovati d’accordo in un momento, e come di cuore mi ha promesso tutto, povero figliuolo! Voi andrete avanti fin che vi reggeranno le forze. Quando non potrete più lavorare, la nostra sorte sarà la vostra. Mangerete nel nostro piatto, beverete nel nostro bicchiere. Ma non mi domandate oltre il giusto. Dio ci ha voluti poveri, e siamolo con Dio. Io non ho colpa se il nostro destino è stato questo.

— Guarda che lingua! Guarda bel modo di rispondere ad una madre! Chi la sentisse, la ragione è sua. Finiamola, e tu va a Messa che è tardi. Ma prega Dio che ti tolga di cape quell’anima persa del tuo bastardo, perchè, se non te lo toglie Lui, penerò io, penerai tu, ma per penare che si peni, l’anello in dito non te lo mette ugualmente. Va, levati d’intorno. —

Maddalena se ne andò senza rispondere e colle lagrime agli occhi. Nulladimeno, se taluno avesse avuto migliori orecchie della madre sua, l’avrebbe udita mormorar sotto voce:

— Per questo poi la è ancora da vedere. —

Era una specie d’idiotismo che aveva spesso in bocca o più spesso in mente, e dal quale traspariva, per così dire, la salda e libera anima sua.

III.

Nel quale il signor Lorenzo comincia a prendere,

senza dirlo, un assai grande partito

Maddalena passò quarantott’ore senza dire a sua madre che buon giorno e buona sera. Al terzo mattino, angustiata dalla paura di sentirsi chiedere che cosa avesse poi pensato e deciso, non volle mettere maggior tempo in mezzo, ed escì di casa col fermo proposito di venire ad una risoluzione.

Doveva andare in quella giornata a sarchiare il granturco in una fattoria bastantemente lontana da casa sua, e ciò non ostante, in luogo di avviarsi addirittura alla sua mèta, si volse per altro cammino, e corse buon tratto della via che divideva l’ubertosa Ghirlanda del signor Lorenzo dalle vicine campagne.

— Ho sentito dire più volte che dorme nelle ore calde, e che passeggia di buon’ora sul suo, per mangiar meglio a colazione. Se lo potessi vedere di qui! —

Così pensava Maddalena, affrettando il passo, e traendo indietro, per veder più lontano, le larghissime falde del suo cappellone di paglia.

Finalmente, allo svolto di un sentieruzzo che usciva dalla strada per seguire la siepe della Ghirlanda, le apparve subito un uomo, il quale passeggiava col dosso a lei rivolto dentro al podere, e si fermava tratto tratto lungo le viottole interne. come assorto a contemplare, pien di fiducia, le liete promesse dei filari e dei solchi.

Maddalena guardò intorno da tutte le parti, non vide nessuno, e tosto, con voce nè imperiosa nè supplichevole, si arrischiò a dir forte queste due parole :

— Signor Lorenzo. —

Costui già consapevole degli scrupoli della ragazza, fu per non credere alle sue orecchie. Ma pure disse:

— Mi chiami?

— Desidero di parlarle, e subito.

— Volentieri,  rispose l’altro avvicinandosi. Andiamo a casa.

— Non ci vengo. Anzi l’avverto che se non rimane di là dalla siepe, vado via subito. Sono io che devo parlare, non lei.

— Che demonio di ragazza! — pensò l’altro nel segreto del suo cuore. — Son qua. Sentiamo.

— Ecco. Ella, signor Lorenzo, a quello che ho sentito dire, non è uomo peggiore di molti altri...

— No davvero. Perché dovrei essere peggiore?

— Non posso dunque credere che faccia quello che fa per il solo gusto di rovinare una povera ragazza.

— Ma io non voglio rovinar nessuno! Voglio far del bene a tua madre ed a te: voglio cavarti del guscio, e metterti in luogo più degno di quel tuo bel viso di Madonna bruna. Questo voglio!

— Lasci stare la Madonna e le abbia rispetto, se vuole vivere e morire in pace. Dico adunque per andar avanti se non sono interrotta che ella, nella sua testa, può credere benissimo di giovarmi assai, ma il fatto è che mi rovina... intende? Le avranno forse raccontato che mia madre, un anno fa, mi ha proibito di discorrere con Bastianino dell’Ospedale. Ho fatto le viste di obbedire, ma una mattina, profittando di una gita al mercato per vendere un pochino di stoppa, sono andata a raccontare le mie disgrazie al nostro Pretore, un santo! Mi ha detto: « Ragazza mia, raccomandagli di conservarsi galantuomo, portati bene anche tu, e fra un paio d’anni, diventata che tu sia maggiore, non vi sarà più nè codice nè legge che vi possa impedire di volervi bene in tutte le regole. Abbiate dunque giudizio e portatevi rispetto, che altrimenti vi fareste torto senza nessun costrutto. Noi c’intendiamo! » Sono escita di Pretura che mi pareva di aver le ali sotto la veste, e d’allora in poi non ho fatto altro che cantare come una gazza dalla mattina alla sera. Ma ora vedo pur troppo che quel che non può il codice, possono le male opere degli uomini... le sue, signor Lorenzo. Se ella non ismette, io avrò un bel dir di no; ma coloro che ci stanno attorno, potranno accorgersi di qualche cosa, e pensar male. E allora? Chi ci andrebbe di mezzo?

— Tu no, in fede mia! Che ti pare in coscienza di essere pane per i denti di un... Bastianino?

— Dica pure bastardo, che non me ne ho a male. Niente affatto. Ella vuol fare l’indiano, ma certamente non ignora che un legittimo gran signore disposto a proteggere non vale, per una ragazza, un povero bastardo pronto a sposare. Via, signor Lorenzo, metta una mano al petto. Pensi che io sono libera, e mia, e padrona di voler bene a chi voglio. Pensi che ho già fatto la mia scelta, e che non potrei cambiare anche se ne avessi l’intenzione.

— Non potresti cambiare? Vorrei un po’ sapere perchè — domandò il signor Lorenzo, arricciandosi i baffi.

— Perché scusi, ma per me vedere lei od ogni altro uomo del mondo che non sia Bastianino e vedere un palo, mi fa lo stesso effetto.

— E mi vieni a cercare alle sei della mattina per farmi questo bel complimento? —domandò l’altro punto nel vivo. —  Non è un complimento, è la verità. Chi ne ha colpa se mi si forza a dirla? Chi ne ha colpa se ella, non contento di avermi usato villania in casa dell’ostessa, vuole anche valersi della cecità di mia madre che si lascia illudere, perchè è stufa di mangiar polenta? Le pare in coscienza che ne abbia colpa io?

— Mi pare che tu, come sei la più aggraziata figurina di tutta la villa, così ti ritrovi ad avere anche la testa più esaltata e più calda, — osservò il signor Lorenzo, tanto per proseguire il discorso, e tutto assorto nei bellissimi occhi di Maddalena, fatti più belli e come illuminati da quel suo fervore di sincerità e di passione.

— Altro che testa calda! È il sangue di mio padre che era un galantuomo, e che mi ribolle nelle vene da tre giorni in qua. Ascolti per terminare. Io spero ancora che la Madonna mi tirerà in salvamento, e mi darà per marito l’uomo che intendo io, ma se, per la bricconeria del mondo, Bastianino dovesse piantarmi, e se poi, caduta in mano di un traditore, finissi anch’io collo sbagliare, come pur troppo hanno sbagliato tante, oh s’accerti, signor Lorenzo, che ad una vergogna, già grande, non ne aggiungerò un’altra, più grande ancora.

— Quale? — domandò il signor Lorenzo, che non ascoltava più.

 Voglio dire che questo traditore sarà almeno un povero meschino mio pari, e che non sarà mai detto che io, Maddalena, abbia mai amato per altro che per amore. Ella si rallegri adunque di non fare al mio caso, e mi lasci in pace, così Dio le dia bene.

— Te ne vai? — domandò il signor Lorenzo, vedendole riporre la zappa sulla spalla.

— Vado. Più di quello che ho detto non posso dire.

— Allora senti, bambina. Le tue saranno belle e buone ragioni; ma adesso che mi ci ritrovo, non sono tale da tornare indietro, e ti avverto anzi, fin d’ora, che Bastianino, se n’avrà voglia, si contenterà di cercarsene un’altra.

— Ho paura che lo conosca poco, lei, Bastianino, — osservò Maddalena, crollando il capo. — E invece farebbe bene a non metterlo a cimento!

— Conosco poco Bastianino? L’ho avuto a battere nell’aia fin da prima che andasse soldato, e so per prova che non c’è lavoratore più quieto ed obbediente di lui. Sarà assai più difficile di averla vinta con te, piccina cara, ma ho fede egualmente di venirne a capo. Sarebbe bella che tu sola dovessi essere libera, e tua, e padrona di voler bene a chi vuoi. L’ho anch’io lo stesso diritto.

— Per questo poi la è ancora da vedere!  mormorò al solito Maddalena, lasciandolo in asso come nell’osteria, e senza curare di rispondergli, che, anche a voler bene, bisogna alla più disperata essere contenti in due.

IV.

Dove si legge di una veridica scena campestre

Maddalena giunse in ritardo alla fattoria, ma nessuno se ne era quasi avveduto, perchè la rugiada aveva stillato così copiosa nell’alba da indurre il padrone a dire più volte:

— Con calma, ragazzi. Lasciamo prima lavorare il sole. Avete certi piedini voi tutti, che se mi andate ora a passeggiare lungo i solchi, povere le radici del mio granturco! Me le pestate tanto, che mi muore bambino. —

Dopo, ben asciugata la terra, la brigata si pose in via, e Maddalena, per non farsi scorgere malinconica, procurò di celiare e di cantare come usavano gli altri, ed usava prima assai volentieri anche lei.

Costretta così ad assumere un contegno ingannevole e stentato, fu ad un punto parecchie volte di tirarsi il grembiule sugli occhi, e piangere lì in presenza di tutti; ma pur si vinse, e fu mediante la febbrile vivacità, colla quale mandava innanzi il proprio lavoro, sfogandosi così con ogni colpo della sua zappa, la quale, infaticabile, non urtava uno sterpone che non lo troncasse netto.

Il padrone, per patto, pensava agli alimenti, di maniera che, giunto mezzogiorno, arrivò il famiglio della fattoria con un cesto di polenta da un lato, e una fascina per riscaldarla dall’altro. I lavoratori, sette od otto fra uomini e donne, accorsero di buona voglia, e sedettero in cerchio dopo di aver ficcato in terra e vòlto verso il fuoco moltissimi bastoncelli di canapa secca, le punte dei quali sostenevano infilzate altrettante fette di polenta fredda.

— È malizioso il padrone! — sclamò il caporale, detto assai meritamente Casallegra, mentre soffiava inginocchiato nella fascina. — Ditegli voi, se vi riesce, che ci chiami a casa per mangiar la minestra a quest’ora. Facile! La sera sì, perché si va a letto e si lavora a dormire per nostro conto !

— Non ha poi torto! — si affrettò a dire il famiglio, che era l’anima venduta del padrone, e che però soleva darsi una grande importanza.  Forse che lavorereste volontieri con una terrina di tagliatelli nella pancia?

— E chi ti dice che abbia torto, avvocato delle cause vinte? Osservo solamente che con questa galanteria in corpo si potrebbe anche mandare a prendere un violino, e fare subito due giri di furlana. Altro che zappare!

— E voi ballate. Chi ve lo vieta !

— Sì, anima cara, per digerire in minor tempo di quello che non ha messo Nostro Signore a fabbricarti il cervello. Coraggio, figliuoli. Diamoci dentro con quel santo appetito che Dio comanda. Questa è per te, Maddalena, che sei la più bella di tutte.

E il giovanotto, fra le smorfie più o men rabbiose delle altre ragazze, le pòrse la prima fetta, già ridotta così rovente che bisognava farla salterellar nelle mani. Poi, pigliando il famiglio pel braccio :

— Avanti. Fuori il resto. Che cos’hai di companatico?

— Che cos’ho? Un’acciuga quanti siete. E voi lamentatevi, se vi basta l’animo.

Casallegra gli tolse l’involto dal cesto. e girandolo intorno per la distribuzione:

— Guardate un po’ — disse  che cosa vuol dire aver sorte! Ecco un tanghero, il quale trova un buon’uomo che gli fa le spese tutto l’anno, e vedete subito in che po’ di superbia si è messo. Viva la faccia dei cani grossi! Tu sei piccolo e ti piace troppo mostrare i denti. Scòstati. Puzzi di stalla che ammorbi. —

Il bifolco avrebbe voluto avere i baffi per riderci sotto, così gran piacere era per lui quel di destare invidia. Ma il sentimento della sua dignità gl’impose di starsene zitto, fino a che, gonfio quant’era vuoto il suo cesto, se ne andò con Dio.

Terminata la scarsa refezione, e mentre uomini e donne, queste sedute, quelli bocconi sull’erba, si riposavano un pochino, Casallegra, più vivace di tutti, si levò in piedi, e additando un viandante che passava in istrada con un organino sulla spalla, disse:

— Vedete quell’uomo? Reca seco la Ruota della Fortuna e predice l’avvenire a un soldo a testa. Lo dobbiamo chiamare?

— Perché no? — rispose un secondo.

— Ma chi legge? — saltò a dire una terza.

— Non c’è Maddalena? Leggerà lei che è letterata di quelle fine. Vediamo piuttosto di spenderli bene. Ehi, galantuomo, avete ancora i pianeti?

— Certo che li ho. Voi villani non v’intendete niente di buona musica, e senza di essi non camperei.

— Ebbene, siamo qui in otto, e li prendiamo tutti, se ce li date a metà prezzo. Badate, galantuomo. Voi mi parete un pochino smilzo, e con quattro soldi portati dal fornaio vi reggerete meglio fino a questa sera. 

Affare fatto! I lavoratori tagliarono un gran palo, e saltando un dopo l’altro si ritrovarono tutti di là dalla poca acqua del fosso. L’organista aveva intanto calato lo strumento, e si era messo a farlo andare, bestemmiando a suon di musica la gran fatica e gli scarsi guadagni.

— Guarda come corre! — osservò appena arrivata una delle ragazze, accennando ad un burattino, il quale girava rapidissimamente intorno a se stesso, ed aveva gli occhi bendati, la barba lunga, molte stelline luccicanti sulla toga nera, e un appuntato cappellone in testa. — Che cos’è?

— C’è scritto sotto che è il Mago Merlino, — rispose Maddalena, cui l’altra si era vòlta con gli occhi.

— Avanti, prese a dire il suonatore. — Voi maschi toccate la susta a mano diritta, e voi femmine quella a mano manca, e il Mago vi saprà dire a tutti ciò che vi rimane da tribolare in questo brutto mondo. Lesti! —

Obbedirono in silenzio, e pochi momenti dopo il suonatore si riponeva in cammino da una parte, e i contadini, con altrettanti foglietti in mano, ritornavano al loro cerchio dall’altra.

Maddalena, senza falsa modestia, sedette in mezzo, e poi disse:

— Vi avverto, ragazzi, che sono fuor d’esercizio, e che faticherò più assai a rilevar le parole fuor dello scritto che non faticherei colle braccia a tirar su altrettanti secchi dal pozzo. Abbiate dunque pazienza. —

E lesse, come meglio potè, ma rinfrancandosi nell’andare avanti, i sette oroscopi del Mago. Un lavoratore, cui si annunziavano altre due mogli, si fregò le mani tutto contento, e disse:

— Aspettate che abbia sotterrato la seconda, e poi vedrete !

— Che cosa?

— Quanto tempo metterò prima di decidermi a sposare la terza.

— Stai dunque bene al mondo, tu.

— Altro che bene. Lo darei tutto per una pipa di tabacco, se potessi.

— E allora perchè desideri tanto di rimanere?

— Oh bella! Come ci rimangono gli altri. La pelle preme a tutti, uno per uno. —

Chi volesse rendere in modo più breve ed efficace questi varii rapporti e queste relative contradizioni dell’amor della vita, si troverebbe, crediamo, alquanto imbarazzato. Gli è che i contadini hanno poche idee in capo, è vero, ma sono tutte esperimentate, ed essi le raggruppano bene e se ne valgono meglio. Chi invece ne ha troppe, e desunte senza prova da questo o da quel libro, deve naturalmente faticare il doppio per tenerle unite, e quando poi se ne vuole giovare, sta fresco. Per una che gli convenga, fortunato lui se non gli tocca di scartarne dieci.

— Ora il tuo! — sclamò Casallegra, quando Maddalena finì di leggere gli oroscopi degli altri. — Sentiremo così una buona volta se c’è quest’uomo fortunato o se non c’è. Leggi chiaro. —

Ed ammiccò degli occhi al rimanente della comitiva.

Maddalena, per paura che il Mago non andasse vicino al vero, e che gli astanti, già insospettiti, non accertassero prima il suo vecchio e segreto amore, e non scoprissero poi, senza verun sospetto, le nuove e più segrete tribolazioni, appoggiò subito il pollice a modo di perno sul naso, e roteando a ventaglio le quattro dita della bella mano, rispose furbescamente:

— Cu, cu! —

Fu conic se qualcuno avesse ficcato un tizzone ardente nel mezzo di un alveare. Tutti, gridando e gesticolando, furono sopra a Maddalena, e pigliatala in mezzo, procurarono d’intimidirla con una salva di esortazioni e un sufficiente numero di spinte. La povera ragazza, colla bella voglia che ne aveva, si sforzò di ridere e di schermirsi come più le fu possibile; ma il colpo di grazia le venne da Casallegra, il quale, raccogliendo le esclamazioni che erravano in bocca di tutti, disse con voce tonante:

— Perchè? Guardate se si è mai visto ragazza più finta e misteriosa di questa. Tu di noi devi sapere tutto, e noi niente di te? Bella giustizia! Vuoi che crediamo che tu non abbia l’amoroso, secreto o palese che sia? Vergogna grande sarebbe se tu non l’avessi, piuttosto, ec., ec.

Maddalena, che non pativa certo scarsità d’intelligenza, vide subito che una tale tempesta non si sarebbe sedata, se ella o non cedeva o non faceva le viste di cedere. Per la qual cosa, preso tosto il suo partito e pregato Casallegra d’imporre il silenzio, inventò, come se leggesse, e ravvolgendola in certa lingua italiana tutta sua, ma non di molto più sgrammaticata di quella del Mago, un’ottava e fantastica predizione... la propria.

Alluse, pel passato e col foglietto davanti agli occhi, a molte cose inconcludenti che tutti sapevano verissime, e poi, tanto per sbrigarsi dell’avvenire, terminò dicendo che, se non si raccomandava alla Madonna, correva grande pericolo di morire a vent’anni.

I contadini se la bevettero in santa pace, e ritornarono ai solchi ed alle zappe, commiserando sinceramente la bellissima vergine in pericolo, e costei, che aveva ora una buona ragione per mostrarsi mesta anche davanti al pubblico, la prese in parola, e non aprì più bocca per tutto quel giorno.

V.

Nel quale, sfortunatamente, si va di male in peggio.

Maddalena, sostituendo il suo proprio allo spirito profetico del Mago, si era imposta una fatica tanto insolita e grave, che i suoi occhi non avevano potuto rilevare nemmeno una piccola parte dello stampato che teneva in mano. Lo trasse però di seno nel ritornare a casa, e lo lesse tutto come più presto potè.

Abbiamo già lasciato capire che il Mago non era un trecentista, e nemmeno tale che sapesse scrivere come tutti sappiamo. Ometteremo adunque le sue prime ed inutili parole, certissimi che il lettore ne avrà di troppo delle ultime, che sono queste:

« Per quanto tu faccia, non sarai certo la figliuola della mosca bianca, e siccome è provato provatissimo che nessuna donna sposa mai l’individuo che ama di più, così tu, che sei di carne e pelle come le altre, andrai a finire in un Tizio che ti sarà antipatico. Entrerai in chiesa col mal di stomaco dentro di te, ma dopo ti abituerai, pensando che i mariti vanno presi come sono, e contentarsi trovarne uno. »

Maddalena non sarebbe stata una contadina, se una specie di brivido superstizioso non le avesse penetrato le ossa durante la sua lettura. Pure, facendosi animo, non venne meno a se medesima, e valendosi ancora una volta del suo intercalare, disse:

— Per questo poi la è ancora da vedere.

Stracciò subito e con mal garbo il foglietto, e stette zitta e pensierosa per alcuni passi.

Poi, ritornando a mulinare a bassa voce su quanto aveva letto, continuò a dire:

— Sono le ragazze di testa leggiera che non isposano mai l’uomo che amano più degli altri; ma perché accade loro questo? Perché appena che son sicure di prenderne uno, e già o non gli vogliono più tanto bene, o si mettono in capo che sarebbero state più fortunate imbattendosi in un altro. Ma io sono diversa, e così Dio mi desse la grazia di sposare Bastianino, come sarei sicura di volergli più bene che mai!

Queste appassionate parole non le erano ancora sgorgate dall’animo, che già i suoi occhi si fermavano attenti sulla lontana apparizione di un giovinotto, che le muoveva incontro in grandissima fretta.

— Tu qui, Bastianino? Non lavori al Pioppale in questi giorni?  domandò Maddalena, con voce alta e commossa, quasichè la vista dell’amico suo le avesse fatto ribollire a un punto le molteplici traversie di quel giorno e degli antecedenti.

— Sì, — rispose il giovane fermandosi ad attenderla, e ritornando poscia con lei sul già percorso cammino. — Ma aveva bisogno di vederti, ed ho deviato per incontrarti.

— Dio ti benedica della buona ispirazione! Sono alcuni giorni che tutto mi va a rovescio, e sarà una gran fortuna se non finirò col mettermi a letto. Una volta mi pareva che in tutto il mondo non ci fossi che io, e che Nostro Signore non s’occupasse d’altro che di farmi contenta, ed ora... non saprei, ho dei brutti presentimenti. Più i giorni passano, e più mi pare che questi due anni benedetti non abbiano da finire mai. E tu? Stai bene?

— Di salute sì, ma sto male del rimanente.

—Che cos’hai? — domandò Maddalena, come fatta subita dimentica della tristezza propria.

— Ho che ne ho sentita una, la quale minaccia di rimanermi in capo un maggior tempo di quello che forse non desideri tu! Che intelligenza avevamo fatto noi due? Che tu non mettessi mai a pericolo il tuo buon nome, chiedendo lavoro ai pochi bellimbusti che ci stanno intorno, è vero o non è vero

— E così faccio. E così ho sempre fatto.

— Sì? Che bisogno c’era adunque di allungare la tua strada di un buon miglio questa mattina, e di fermarti a discorrere, tu la prima, con quella cara gioia del signor Lorenzo? —

Povera Maddalena! Essa non aveva pensato che la campagna, in quei giorni, non era ancora nè ben verde, nè ben vestita, e che vi hanno certe viste di contadini, le quali guizzano furtive tra pianta e pianta, e vi raffigurano delle persone dove voi, o lettore, abituato agli angusti orizzonti dei libri e delle gazzette, appena appena scorgereste de’ buoi.

— Chi te lo ha detto?

— Teresa la zoppa. Io non volevo credere, ed essa, meravigliando che io non ci vedessi dentro nulla di male, mi ha fino asserito, canzonandomi, che era pronta a sostenertelo in viso. —

L’epiteto, assai poco pietoso, aggiunto al nome di questa zelantissima Teresa, ne impone di dir subito, a scusa di Bastianino, che in campagna si profitta volontieri di qualche difetto per distinguere meglio una persona dall’altra. Nè questo uso può dirsi affatto mancante di qualche ragione. Mettiamo che ci sieno sei Antonii in un villaggio; come si fa a identificarli alla spiccia tutti sei, dove i pochissimi cognomi abbracciano per solito parecchie famiglie per ognuno, e dove tutti si conoscono davvicino e si nominano continuamente? Il più tarchiato si chiamerà Tognone, il più esile Tonino, e il mezzano Tognetto. Restano tre. Uno o due di costoro, in mancanza di soprannomi, dovranno rinunziare alla loro dignità di padri di famiglia per mutarsi, dal nome e delle apparenze della moglie, in « quel della rossa » o in « quel della Cecchina », e l’ultimo, per piccolo difetto che abbia, lo vedrà tosto mutato in nome. E pazienza ancora se si contentassero di chiamarlo così quando è lontano, ma no, ci si abituano tanto da avviare il discorso con un « senti, monco » ovvero con un « ascolta, guercio », come se fosse la cosa più liscia e naturale del mondo.

Eppure questa, come tutte le usanze di quaggiù, ha il suo lato buono anch’essa, ed è che l’uomo, il quale si senta chiamare a quel modo dalla mattina alla sera, termina spesso col non badarvi più, ed incurante della espressione ricorda assai meno anche il difetto espresso.

— Ma io — prese a dire Maddalena  non sono andata niente affatto a chiedergli lavoro.

— No? Tanto peggio adunque. Quali altri affari puoi tu avere con lui?

Domandare è facile, ma rispondere è talvolta difficilissimo. Tanto difficile che Maddalena, nella maggior purezza e castità, fu tratta a valersi di quello che in altre donne sarebbe stato artifizio di esperimentata civetteria, e sciogliendosi una buona volta nelle medesime abbondantissime lagrime che aveva ricacciate in gola dal mattino in poi, pronunziò a stento queste poche parole :

— Bastianino, fidati di me. Ho mai avuto nessun sospetto io, quando sei stato a lavorare per tanto tempo da quella stessa donna che ora si diverte a farmi la guerra? Dunque fa lo stesso anche tu. Sono innocente, credilo, ma non ti posso dir nulla. Abbi un po’ di carità. Non te l’ho confessato subito che aveva dei dispiaceri?

— Ed io sono appunto qui per aiutarti ad escirne. Ma parla.

— Non posso.

— Perchè ?

— Perchè non voglio nuocere a persone, che certo mi fanno del male senza volerlo.

Questa parola « persone » messa in plurale, non aveva altro scopo che quello di allontanare dal vero i sospetti di Bastianino. Il quale, benchè turbato dal lunghissimo pianto della sua diletta, non si seppe frenare abbastanza che non dicesse :

— Ascolta, Maddalena. Se non ci fosse sotto qualche cosa, tu parleresti. Ma io intendo senza che tu parli. Il signor Lorenzo, come è suo costume, si è degnato di accorgersi che tu sei una bella ragazza e di dirtelo, e tu lo hai lasciato dire, mostrandogli forse che non ti pareva vero. Così incoraggiato, egli avrà profittato della compiacenza di qualche briccone che tu ora procuri di tener nascosto, e ti avrà mandato a fare qualche proposta, degna di lui e dei pari suoi. Allora, per paura di perder me che era tuo sposo davanti alla mia coscienza ed alla tua, ma che pure non ti aveva mai toccato una mano insidiosamente, allora soltanto hai capito che bisognava finirla, e per essere più certa di riuscire, sei andata tu medesima a scongiurarmelo a voce. Questo, Maddalena, è il minor male che io possa pensare, ma mi par già troppo, e mi addolora infinitamente. Tua madre, di qui, ci potrebbe vedere. Me ne vado.

— Bastianino, per carità, non mi lasciare a questo modo, — sclamò la poveretta, che malgrado dei singhiozzi non aveva perduto nulla di quelle induzioni. Ma l’altro non le rispose e scomparve.

Maddalena, rimasta sola, e come accade nei momenti di grande agitazione non seppe che ripetere parecchie volte le stesse parole. Furono queste :

— Che cosa ho poi fatto io a Teresa la zoppa?

Giunta davanti al suo letto, ci abbandonò sopra il busto come persona affranta, e posando il capo sulle braccia incrociate, proruppe :

Era mio sposo? Ma che cosa si è inteso di dire? Che vuol darla subito vinta a quel maledetto Mago Merlino, e mi abbandona addirittura? Bel bene che mi vuole anche lui! Bella fede! Oh le brutte giornate che sono queste per me, cara Madonna mia! —

Poi andò a letto col corpo stanco e colla mente accesa, e non valse a chiuder occhio fin dopo il tocco. Allorchè appunto principiava a dormire, alcuni gemiti, vicini e lunghi, ruppero all’improvviso l’alto silenzio di quella notte. Maddalena, presa così tra la veglia e il sonno, balzò a sedere come tramortita, e volse tosto l’orecchio verso la madre, che era poi venuta a coricarsele accanto.

— Non ha sentito nulla,  disse come racquetata. L’avviso è per me.

La stessa ingratissima voce tornò daccapo a fender l’aria.

— Sei proprio tu? — sclamò Maddalena, volgendo il pugno minaccioso in alto. — Senti. Mi anderà come Dio vorrà, ma nemmeno voglio più vivere a questo modo, sai ! Così albeggiasse presto, come son donna capace di mandargli a dire che non lo voglio più. Canta, canta pure, maledetta. Ho paura del peccato, e non di te.

Era una civetta: il massimo dei cattivi augurii pei contadini, quando si fermi a gemere sul tetto di una casa. Annunzia grandi sventure a chi l’ode e l’avverte il primo.

VI.

Nel quale si trova che l’amore, a volte, è una gran bella cosa.

Sebastiano Scarabocchio, detto Bastianino, per cagione della sua corporatura più agile ed alta che prestante e tarchiata, non si poteva dire, a tutto rigor di parola, un figlio della gleba, perchè aveva succhiato il primo latte nella Ruota degl’Innocenti di una prossima ed abbastanza grande città. Messo poi a balia ed a dozzina in campagna, si era imbattuto in una donna, la quale, accettandolo, aveva detto al marito:

— Sarà una bocca di più, è vero, ma dove mangiano sette mangiano otto, e noi per quattordici anni pagheremo il fitto senza dolor di capo.

Nè marito e moglie, coll’andar del tempo, avevano certo mutato molto. Poverissimi, con cinque piccoli figliuoli in casa che aspettavano l’imbeccata come altrettanti uccelletti nel nido essi non potevano certo prediligere un bambino, il quale, più gracile, aveva bisogno di maggiori cure che non avessero i loro proprii. Non fu adunque gran disgrazia, per Bastianino, quella di uscire, quattordicenne, dalla povera casa del balio.

Parte stentando con meschinissime paghe a giornata, parte allogandosi come garzone in qualche fattoria, ma facendo sempre e da per tutto anche più del debita suo, giunse da ultimo all’età che si suole chiamare del soldato. Fu ascritto alla seconda categoria, e ritornò a casa dopo due anni, lasciando nel battaglione il medesimo buon nome che aveva lasciato in campagna. Eppure egli non era contento.

No, niente affatto. Disceso di sangue colpevole, ma probabilmente più gentile di quello rusticano che gli stava attorno, egli sentiva tanto quella sua infelice privazione d’ogni migliore affetto, da credersi anche più sciagurato che veramente non fosse. I suoi compagni, per esempio, gli si dimostravano un pochino freddi? Ed egli non ammetteva mai dentro di sè che fosse tutta invidia per la vivace simpatia da lui destata nel cuore di molte contadinelle, bensì, lavorando coll’immaginazione, voleva pur sostenere che la nascita lo aveva reso oggetto di sprezzo per gli uni, di compassione per tutte le altre. Quando poi i fittaiuoli facevano a gara per averlo a lavorare sulle loro terre, l’unica ed amara spiegazione che egli sapeva dare alla preferenza era sempre questa:

— Si sa bene. Io ho stentato piuttosto che lamentarmi della paga. Ecco perchè mi cercano.

Ec. ec.

Ma fu peggio assai, allorchè, ritornato dalla caserma, si avvide di avere messo quasi involontariamente i suoi occhi sulla più bella, la più cara ragazza di molte miglia intorno. Sfiduciatissimo di riuscir bene, andò avanti per molto tempo a soffrire ed a tacere, finchè, ritrovatosi a battere il frumento nella medesima aia, dove era Maddalena, e venuto a sederle vicino colla scodella in mano nell’ora della minestra, non seppe tanto mantenersi in contegno che non gli escissero di bocca queste poche parole :

— Che cosa diresti, Maddalena, se ti raccontassi che da quando son qui a lavorare con te, mi è passata affatto la voglia di mangiare?

— Direi — soggiunse Maddalena, cambiando di colore — che sarei contenta come una regina.

— Bella carità. Perchè?

— Perchè o sbaglio, o mi accade lo stesso.

— Davvero? Allora è segno che non mi puoi vedere, che mi vuoi un gran male.

— Sì, — rispose Maddalena, guardandolo con due occhi sorridenti, dove era tutta la schiettezza del suo giovine cuore. — Sì, il medesimo male che tu vuoi a me!

Erano nati per andar d’accordo, e si accordarono di fatto a meraviglia. Se non che, nella sera di quello stesso giorno, Bastianino fu preso da uno dei suoi soliti scrupoli, e chiamandola in disparte, le disse:

— Pensaci bene prima di unire il tuo destino al mio. Son così solo e così disgraziato, che mi fa pena per te. Sai che cos’ho al mondo di veramente mio? Nulla, nient’altro che un nome ridicolo, cavatomi fuori, per derisione, da uno stravagante direttore d’ospizio. Lo sapevi?

 So che ti voglio bene. Non so altro. So che il tuo è il nome di un galantuomo, e che tu, venuto al mondo più aggraziato che forte, ti sei tanto indurite le braccia coll’onesto e paziente lavoro, che nessuno si guadagna il suo pane più meritamente di te. So questo e mi basta. Se in casa tua non ci saranno suoceri da corteggiare, tanto meglio. Sento di avere una testa fatta a mio modo, e potrebbe darsi che volendo troppo bene a te non me ne rimanesse molto per i tuoi, se tu li avessi. Dunque stiamo allegri, e che Dio ci benedica di cuore, come di cuore ci vorremo bene noi due.

— Tu parli da quella buona figliuola che sei, — proruppe Bastianino quasi piangendo.  Ma se poi ti penti?

— Pentirmi? Io Maddalena pentirmi? Quando ti ritornerà questa paura, vattene la prima festa alla fontana, abbassa gli occhi e guarda. Mi saprai dire se coi medesimi panni degli altri non sei le mille volte più bello, più lindo, più garbato di tutti. Ed io mi dovrei pentire? Io che dietro agli occhi ho uno sfacciato core che mi rompe il petto, come tu, se non sei cieco, dovresti aver già visto. Lo vedo bene io il tuo, e non ho nessuna paura che tu ti penta.

Da quel giorno la vita di Bastianino divenne tutt’altra cosa, ed egli tutt’altra persona. Infervorato da quella prima, ed unica, ed infinita letizia che gli discendeva nell’animo come iride festosa, fece capire a Maddalena che, grazie a lei, sentiva finalmente di non essere di troppo sulla terra, e che guai, guai all’estraneo, il quale avesse osato di mettersi fra di loro due! Maddalena, trovandosi degna di quell’amore caldo e veemente, gli giurò sua fede con animo di serbarla immacolata fino all’estremo, e non si dolse punto udendogli dire che sarebbe stato, se non geloso, certamente sollecito di sapersela continuamente ben fida e propria.

— Senti, — gli disse, — il tuo modo di volermi bene, per ombroso che sia, mi piacerà sempre più che il modo di un altro. Quello che preme è che tu me ne voglia assai.

VII.

Nel quale si parla di Teresa e della zia Sempliciana.

Non bastavano dunque gli altri guai; ora bisognava anche tener duro di fronte ad una spia: Teresa la zoppa.

Costei, figlia unica di un villano piuttosto comodo e rifatto, passava in paese, nonostante il suo lieve difetto, per l’unico viso che potesse reggere al confronto di quello di Maddalena, colla quale, un po’ per emulazione, un po’ per alterigia, non aveva mai potuto affratellarsi bene. Di gusto schifiltoso e difficile, solea discorrere palesemente con tre pazienti innamorati, uno per domenica, ciascuno dei quali non repugnava dal rischio di essere poi messo in disparte, grazie alla stalla del vecchio, sufficientemente riempiuta.

Ma oimè! Il segreto core di Teresa si era messo a battere all’indirizzo dell’inconsapevole Bastianino, il quale, assai povero, avrebbe certo sdegnato di mettersi in fila cogli altri tre ben pasciuti, e chiedere, come essi, una quarta domenica.

La ragazza, orfana di mamma, faceva da padrona in casa sua; laonde non le fu punto difficile d’indurre il padre, nell’inverno poco prima trascorso, ad affidare a Bastianino la spaccatura delle proprie legna.

Avuto il giovine vicino, anzi tutto il giorno o nella corte o in casa, non vi fu garbatezza nè cortesia che non gli usasse quasi continuamente. Per lui il miglior vino, per lui il pane più fresco, per lui le languide occhiate, per lui i teneri ragionamenti. Il male era che Bastianino aveva lo spirito così occupato da un’altra immagine che non si avvedeva di nulla, e solamente solea pensare :

— Quando si dicono i giudizii delle persone! Costei passa per superba, e nessuno mi ha mai trattato più affabilmente di lei.

Teresa andò avanti così per un po’ di tempo, finchè le balenò un sospetto, ed essa pensò tra sè :

— Maddalena fa la santocchia e non vuole discorrere con nessuno: costui fa il sordo e non mi vuole udire. Ho capito abbastanza. Si sono messi d’accordo segretamente e fanno all’amore ancora. Aspettate bambini che ora v’aggiusto io!

Mise tosto in giro questa sua opinione, ma non le valse nulla, perchè tutti volevano bene a Maddalena, e non ci fu nessuno che si prendesse l’incomodo di farla da referendario presso la madre, la quale, finalmente, era la sola persona che ci avrebbe potuto trovare a ridire.

Punta nel vivo, e più che mai desiderosa d’imbroccarne almeno una con un giovine, al quale non aveva ancora potuto fare nè bene ne male, Teresa fu assai contenta di potergli piantare, così in amicizia, uno spino nel cuore, e noi abbiamo già rilevato dalle parole stesse di Bastianino con che sottile accorgimento ella fosse riuscita a dirgli tutto in modo innegabile, salvando, o quasi, le convenienze proprie. Possiamo dunque metterla da parte, e ritornare a Bastianino ed all’amica sua.

Mentre il primo, passata una pessima notte, ritornava melanconicamente ai suoi campi, Maddalena, cui l’aria fresca del mattino aveva già consigliato men biechi propositi, correva subito a cercare quella certa sorella di suo padre, già da lei menzionata per vedova nell’unico dialogo colla madre sua. Era una donna di cinquant’anni, a proposito della quale domanderemmo assai volontieri al lettore se egli, in vita sua, abbia mai udito balbettare una donna?

C’è da scommettere che appena un uomo su dieci risponderebbe modestamente di sì.

Queste rare affermazioni fanno testimonianza di due cose tendenti entrambi allo stesso effetto: la prima, che di donne balbuzienti ce ne sono poche (pur troppo); la seconda, che volere o non volere qualcheduna ogni qual tratto c’è. Aggiungeremo subito che fra le poche eccezioni figurava appunto la zia Sempliciana. E in che ampio modo figurava, povera donna!

Maddalena le raccontò i suoi guai, senza però aggiungere nulla a quel pochissimo che aveva confessato per forza la sera antecedente, e la supplicò di andare subito da Bastianino, di parlargli, e di tornare indietro con qualche buona parola che l’aiutasse a vivere.

La zia Sempliciana fe’ segno del capo di assumere l’incarico, e Maddalena si pose in cammino per la stessa fattoria del giorno innanzi, dopo di aver detto più volte a se medesima:

— Che qualche santo del Paradiso preghi per Teresa la zoppa, e che essa non venga oggi sulla mia strada, per l’amor di Dio! Altrimenti questa, come è vero che ho l’acqua del battesimo, è la volta che la picchio!

Teresa, e fu ben per lei, non si mosse di casa sua, e Maddalena, che non aveva mai passato una giornata così lunga, anzi così eterna come quella, si ritrovò, sul crepuscolo, presso la zia.

Povera zia! Ora i cenni del capo non bastavano più come il mattino, ora bisognava proprio ingegnarsi a parlare:

— Quaqua...

Pareva un’anitra nel guazzo. Voleva dire, e stringendo gli occhi, ed arricciando il naso, disse a modo suo :

— Qquasi mi ha ffatto ppaura col momodo che ll’ha ppresa in pprincicipio...

— E ddopo? domandò affannosamente Maddalena, condotta per effetto simpatico a balbettare un pochino anche lei.

— Ddopo ha ddetto: Coome ttatace lei, vvoglio ttacere anch’io, vvoglio!

Vi figurate Maddalena? Star là un quarto d’ora cogli orecchi levati e il cuore in sussulto per non udir balbettare che questo?!

VIII.

Dove si prova, con un esempio alla mano,

che Maometto ha più proseliti che non si creda.

Ma è tempo di tagliare un pochino i panni a quel tale signor Lorenzo, che lasciammo alle prese con una sua misteriosa e particolare idea.

Nato in una provincia assai più avanzata in fatto di agricoltura, egli si era messo, poco più che ventenne, agli stipendi di una famiglia patrizia, la quale, abituata a vivere sontuosamente in città, aveva bisogno di qualcuno che le governasse la malandata Ghirlanda.

Questi nobili proprietarii s’intendevano assai poco di cose campestri, e non apparivano sul luogo che un paio di mesi all’anno tutt’al più, forse per poter dire in coscienza di avere un po’ vigilato i loro interessi. Ma il fatto è che arrivavano nei bauli e ripartivano poi nelle valigie.

Il signor Lorenzo profittò di quella grande cecità per aiutar se medesimo nel modo che gli parve men disonesto e più sicuro. Si mise cioè a migliorare lo stato del podere in tutti i modi possibili ed immaginabili, e vi profuse dentro, in sei anni, quanto dell’altrui danaro un savio amministratore, pur migliorando, avrebbe fatto bastare per venti.

I padroni, abituati ad un altro fattore che, trascuratissimo, li metteva anche a ruba ed a sacco, non potevano che lodarsi della Ghirlanda, la quale, benchè oppressa dalle troppe spese, fruttava pur sempre meglio di prima. E così tutti contenti, tutti addormentati della grossa, andavano avanti a spendere e a spandere a rotta di collo.

Quando la terra commessa alle cure del valentissimo signor Lorenzo ebbe proprio mutato aspetto, egli attaccò il grigio al calessino, si presentò alla illustrissima padrona del fondo, la quale magra di carni e pasciuta di boria, pareva l’enfiteusi fatta persona. La pregò di chiamare a parlamento i suoi figli, e disse:

— Lor signori, seguendo la tradizione del loro casato, hanno l’abitudine di venire dopo i bagni a farci una visita, ma questa loro presenza, che per sè è lodevolissima, reca pure qualche nocumento al buon governo del podere. Io non posso, cioè, per riguardo agli effluvii poco delicati e poco salubri, nè valermi degli ariosi portici per filare un po’ di seta, nè dell’ampia cerchia dei fossi per macerare in casa la moltissima canapa. Facciano dunque una bella cosa: mi affittino la Ghirlanda, che io, colle mani libere, giungerei ad offrire il venti per cento più di quello che si è ricavato nell’ultimo triennio. Credano a me. Io ho fiducia di migliorare stato, ci s’intende, ma parlo anche per il bene di lor signori! Che diamine! Una famiglia di gentiluomini venire a far campagna in un luogo così basso, dove l’orizzonte sta chiuso tutt’all’intorno fra gelsi ed olmi, dove non c’è un po’ di colle da cui spiri un filo di brezza, dove il sordo lavorio della natura non si svolge che a detrimento d’ogni bella cosa! Ci vuol altro per lor signori. —

Queste industriose parole sortirono buon effetto, e quando i padroni, un anno e mezzo dopo, si rallegrarono con lui vedendolo arrivar puntualmente coi danari del primo termine in mano, egli ebbe tanta faccia di rispondere subito:

— Debbono mettere che la Ghirlanda, nel tempo che è venuta in mia mano, fosse una donna di cinquant’anni. Mi ci lascino invecchiare dentro, ed io mi riprometto di ridurla una ragazza di venti. —

Briccone ! Quasichè egli non l’avesse anche troppo ringiovanita col sangue altrui.

Di fatto, assai prima di giungere in fin di locazione, egli aveva già messo da parte molti di quei quattrini che gli abbisognavano per unirsi a un compare prestanome, e comperare insieme la Ghirlanda all’asta.

All’asta!?

Nè più nè meno. Allorchè egli aveva fatto la sua proposta, la famiglia dei proprietarii andava giù, come si usa dire, col sole; ma poi certe frequenti ed autunnali dimore a Stresa, a Portici, a Bellaggio ed a Mentone le avevano dato l’ultimo crollo, e già mancava poco alla fatale distribuzione dei bandi.

Conosciuto l’uomo, teniamogli dietro nella sera dello stesso giorno, in cui Maddalena faceva trottare la sua vecchia zia.

Stava seduto al tavolino, e rileggeva una lettera diretta all’amico, al sozio, al compare prestanome, di cui parlammo poc’anzi. Guardiamola anche noi; ci persuaderemo agevolmente che ci sono dei Turchi da per tutto, e che le nostre donne, quando si crucciano della poca estimazione in cui sono tenute quelle del Bosforo, farebbero meglio a guardarsi attorno. La lettera è lunga ed è più spropositata degli oroscopi del Mago. Principieremo adunque a mezza via, dopo di averla accomodata un po’:

« Noi due, senza farci la corte, sappiamo stare al mondo, non è vero? Ma all’accortezza dei contadini poveri non ci arriviamo nè tu nè io, e quando poi la fortuna li aiuta, e le possono mettere le mani nei capelli, Dio ne guardi, quelle mani diventano tanaglie! Vieni dunque a trovarmi fra un par di mesi, e ti persuaderai agevolmente che il mio non è soltanto un capriccio, è anche un buon affare. La metterò a capo delle mie filatrici, e vedrai che giudizio metteranno sotto di lei quelle povere ragazze. Quando ci penso, mi fa quasi pena per loro. Io era troppo buono, e più mi dava attorno per far lavorare le belline, più mi ridevano sul viso. »

Un lungo e modesto sorriso di peccatore impenitente gli sfiorò a questo punto le labbra. Posò il capo sull’alta spalliera del suo seggiolone in atto di compiacimento, e levato il foglio in su, andò avanti a leggere:

«Un altro, più goffo di me, si sentirebbe venir meno, perchè la ragazza ha tentato di far capire che le piaccio poco. Piace ben lei a me, dico io. Se il bastardo rimanesse qui, sarebbe un’altra cosa, e potrei darmene pensiero, ma a cinquanta miglia di distanza, e tutto occupato a far bottino su quel po’ di terra che mi ha lasciato mio padre, vuol avere altro per il capo che pensare a lei. Di due mali bisogna scegliere il minore, e se io le piacessi troppo, se mi diventasse gelosa, sarebbe peggio. Basta. Ora è tempo di buone intenzioni. Se poi l’avvenire mi farà violenza, capirà bene anche lei che se fossi stato diverso da quel che sono, non mi sarei mai lasciato cogliere a questo punto, e il suo stesso bel viso non mi avrebbe condotto a questa estremità. Come è bello, amico mio, quel suo bel viso ! »

Insomma, a sentirlo, pareva che Maddalena fosse all’asta come la Ghirlanda, e che tutti prendendo esempio dagli oberati padroni, si sarebbero gentilmente prestati a fare il suo comodo.

Davvero che si era imbattuto bene! Quando appunto le sue musulmane fantasticherie gli salivano più allegramente al capo, Maddalena, nonostante l’ora tardissima, muoveva sola sola verso l’abitazione di Bastianino, il quale, in luogo di andare a letto, si era trattenuto a sedere sopra il gradino della sua piccola porta.

Questo equivale a dire che fantasticava anche lui senza punto scrivere, e che, ripensando alla risposta affidata ai buoni uffizii della zia Sempliciana, gli pareva ora di essere stato troppo indulgente ed ora troppo severo, secondochè il cuore gli parlava più forte o più sommesso.

Nulladimeno, chi avesse potuto leggergli in petto quel che pensava, non avrebbe certo corso pericolo di sentirsi gelare il sangue a quelle frasi da melodramma, dove la intirizzita vacuità dell’affetto cerca di nascondersi nel posticcio bollore della parola; erano fantasie semplici, ruvide se volete, ma tutte inspirate a quel vero intelletto d’amore, a cui l’altro, sognasse o scrivesse, non avrebbe mai saputo nemmeno accostarsi.

Ma perchè Maddalena non si contentava di camminar presto, ma usciva fra sè e sè in parole tronche ed affannate, così reputiamo davvero che metta conto di ritornare a dove l’abbiamo lasciata, e di vedere anche noi che cosa diamine fosse accaduto.

IX.

Di un buon pensiero venuto all’eroina.

Era accaduto questo.

Udito il messaggio di Bastianino, Maddalena si era vòlta in fretta verso casa sua. La madre, che non aveva ancora cenato, e che si levava allora appunto dal focolare con una scarsa paiolata di polenta in mano, la ribaltò per l’impazienza con così poca maestria, che fu ad un punto di scottarsi malamente le dita.

— Ma vieni avanti, che Dio ti aiuti! Ti par ben fatto questo arrivare sempre più tardi, per poi darmi la buona sera e correre subito a letto? Per chi mi hai preso? Per una madre che non perdona? Ho tanto perdonato io, che son qui tre giorni che mi sbraccio per te. Ed ora vedremo se avrai cuore di tornarmi a dire che non mi preme la tua riputazione.

Maddalena capì subito che qualche cosa di grande stava per uscir fuori da quelle parole stiracchiate, e procurò subito, per dirla in buon volgare, di mettere il piede avanti per non cascare indietro.

— L’ho detto in un impeto di collera, lo sapete bene, e sono pronta a domandarvi scusa. Badate però anche voi, d’ora innanzi, di venirmi sempre avanti con delle proposizioni... da madre.

— Perchè quella non era tale, secondo te? Perchè io mi sono lasciata imboccare da un uomo che ti voleva in casa sua per insidiarti, non è vero? Ebbene, che cosa diresti se ti raccontassi che fra tre giorni il tuo nome sarà affisso in così bel modo alle porte della Comunità, da far ingoiare una buona dose di rabbia a tutte le ragazze di tre miglia intorno? —

Maddalena non aveva bisogno della sua intelligenza, perchè il vero le si facesse chiaro e tosto. S’incamminò adagio adagio verso una sedia che era in fondo alla camera, e la mise ricino alla tavola, mentre l’anima in tumulto cercava un partito, e gli occhioni attoniti parevan dire:

— Ci voleva anche questa!

Appena seduta, e subito accorta della necessità di guadagnare tempo, tirò in lungo il discorso, e disse:

—  Avete voglia di scherzare, voi.

— Io? Altrettanto mi diventi veleno questa scipita polenta che sto mangiando. Che cosa ti credevi? Che io non ci pensassi più? Ho fatto andare e venire tante volte quell’uomo dabbene del tuo tutore il campanaro, che per poco non gli ho tolto il respiro.

—  Ed egli ha consentito?

 Sta a vedere che si doveva far pregare. Fu lui, ti ripeto che andò per messaggiero di qua e di là. Così tu, più all’oscuro di tutti, non hai avuto tempo di gonfiarti della tua solita pompa boriosa, e di venirmi a dire che i passi li doveva fare il signor Lorenzo, che ci andava del tuo amor proprio, del mio, del nostro, che so io.

— Sicuro che lo avrei detto!

— Oh in fede mia che sarebbe stato fiato bene speso. Pure, sia lode al merito, una buona idea l’hai avuta anche tu, e fu quella di andarlo a trovare, e di empirgli la testa col tuo Bastianino, e col tuo innamoramento. Se tu vedessi come lo hai impuntigliato! Non pare nemmeno vero, a pensarci. Ma che cosa hai che non ti muovi nemmeno? Ora la meraviglia dovrebbe essere cessata, mi pare. Di’ la verità, tu non sei ancora contenta. Tu hai in testa che, ad aspettare, ti saresti imbattuta in un’occasione migliore, non è vero?

— Tutt’altro. Dico anzi che avrei trovato troppo. Ma... gli credete voi?

— Come se gli credo? Col pegno in mano che ho? Quindici napoleoni fiammanti, mediante i quali avviare la biancheria, e farti subito un vestito di tutta lana, per il giorno della Richiesta? Chi non gli crederebbe? Vedili qua, e poi guarda questa nostra povera casa che non ci è avvezza come s’illumina, come ne brilla! Non sono già troppi, è vero, ma tutto sta a cominciare. Aspetta che il Sindaco ci abbia imparentate collo sposo. e poi vedrai come noi, alla nostra volta, ci sapremo imparentare colla roba sua !

Alla vista di quelle monete su quella mano spianata, Maddalena si sentì presa da una gran tentazione, e si stropicciò un pochino le sopracciglia, come per raccogliersi, e cercare il modo migliore di mandarla ad effetto. Fu ben per lei, che altrimenti avrebbe avuto gli occhi scoperti, e la madre, vedendoli attraversati da un guizzo di luce, avrebbe forse capito che gatta ci covava.

Maddalena calò tosto la mano sul grembo, e rispose :

— Non ve ne abbiate a male, ma io, se debbo dirvela, ho paura che si tratti di oro di Bologna, di quello, voi m’intendete, che diventa rosso per la vergogna.

Se una madre accorta non dovesse mai partorire una figliuola più accorta di lei, addio progresso! La vecchia allungò la mano sul tavolo, e rispose:

— Oro di Bologna questo? Tu me lo avessi detto tre giorni fa, come volentieri ti avrei risposto: — fossi altrettanto sincera tu! — Ma ora che siamo sul punto di diventare le prime signore di tutta la villa, ora bisogna che ci parliamo con educazione. Prendi. E poi dimmi se questo è peso da napoleoni falsi.

Le monete erano appena scivolate da una mano all’altra, che già Maddalena si era gettata sulla porta, ed afferrato il saliscendi, sclamava :

— Mamma, poche parole. Uno strologo mi ha detto ieri che i mariti vanno presi come sono, e che bisogna contentarsi di trovarne uno. Io invece voglio far valere la mia opinione, che è ben diversa. Voi, per ora, avete facoltà di contrariare la mia scelta, ed io aspetto, ma nessuno mi potrà mai imporre di voler bene ad un uomo che si avvilisce fino al punto di comperare una moglie.

La vecchia, per istrano che possa parere,

Non mosse pelo e non piegò sua costa.

Lasciò terminare la sfuriata, e poi, con grandissima calma :

— Quetati, — disse. — Il signor Lorenzo non ci voleva credere, ma io, io, che ti conosco, ho preveduto anche questa. Se tu non vorrai fare la Richiesta fra tre giorni, la farai fra un mese. Non ti scalmanare adunque. Hai tempo.

— No, voglio andar subito.

— Dove?

— Lo saprete poi.

— Si capisce. Gli riporti i suoi quattrini, ma io me li farò restituire, e tu ti sarai data a conoscere per una spiritata, senza cavarne il menomo partito. E dopo, quando ci avrai dormito sopra un paio di nottate, quando avrai veduto che razza di calcio daresti alla Fortuna, vedremo allora, fra te e me, chi avrà più voglia di tornare indietro.

— Vedremo. —

E via come il vento.

Maddalena, giunta innanzi ad un trivio, si fermò come incerta, e disse fra sè:

— Tornare dal signor Lorenzo? Perchè qualche nuova Teresa mi veda, e mi faccia la seconda? No. Ora mia madre non fa più cattiva figura, e posso parlare. Vado da lui.

Giunta alla piccola siepe che stava innanzi alla casetta, non tentò nemmeno il cancello di legno per andar dentro, bensì, alzando la voce di dove era, sclamò :

— Bastianino!

Costui era ancora seduto tal quale sul gradino della piccola porta, e per lui, udire la voce dell’amica sua, balzare in piedi, e ritrovarsele ai fianchi sulla pubblica via, furono, staremmo quasi per dire, tre cose in una.

Maddalena non disse che questo:

— Vieni con me. —

Era presto detto. Ma Bastianino aveva tanta smania di sapere che cosa mai l’avesse indotta a comparirgli davanti con quella precipitazione da non curarsi di chiederle dove diamine lo voleva condurre. E domandò:

— Ti paiono ore queste da andar attorno, tu sola?

—  Fu necessità. Vieni.

— Dove?

— Dal signor Lorenzo che mi vuole sposare.

Pensi il lettore che impreveduta coltellata fu questa per il povero bastardo. Fece atto di scostarsi da Maddalena come un galantuomo si scosta da un tesoro creduto proprio e che si palesa d’altrui, ma la giovane gli afferrò una mano, e andò avanti a dire :

— Non ne ho avuto colpa, te lo giuro da ragazza d’onore. Ho fatto anzi quello che umanamente poteva fare per tenermelo lontano. E son qui per dirti che se tu non m’aiuti, io, da me sola, non ci reggo più. Via, Bastianino, toglimi di pena, e dimmi che non sei più in collera e che vieni. Se non hai viscere di carità per me, per chi le vuoi avere?

— Che cosa debbo venir a fare? — sclamò l’altro, schermendosi tuttavia.

—  Voglio dirgli che la faccia finita, che smetta una buona volta, e voglio dirglielo in presenza tua, perchè anche ieri, quando Teresa mi ha veduta, ne lo stavo scongiurando da me sola, e non è bastato. Se tu sapessi che guerra sorda mi ha mosso, e come, per avermi, ha tirato dalla sua il campanaro e mia madre stessa. No, Bastianino, non è possibile che tu mi voglia abbandonare sola, contro tanti. Avresti un bel dirlo, ma non ti crederei. Mi vuoi troppo bene. Se non me ne volessi, saresti in letto a dormire a quest’ora, e non rimarresti qui a guardare in su, adirato meco senza colpa mia.

— Ma perchè non mi hai raccontato ogni cosa fino da ieri?

— Perchè mia madre sosteneva il signor Lorenzo, ed io non avrei mai creduto che egli giungesse fino a sposarmi. Ora invece ho le prove.

— Già le prove!?

— Sì. Questi che ho potuto avere in mano, sono danari per farmi un abito, col quale andare subito dal Sindaco, se voglio. Riportiamoglieli. E caviamoci questa grande soddisfazione di dirgli sul viso che i suoi danari non mi fanno gola, e che noi due, vivi e morti, non ci lasceremo mai.

Bastianino avrebbe dovuto essere di pietra dura (e non era davvero), perché quei fatti e più quelle parole pronunziate così coll’animo in cuore non giungessero a smuoverlo. Cambiò di tono, e disse:

— Tu ritorna a casa, e lascia ogni cura a me. Ci vado io.

— Sì? Che la Madonna te ne renda merito. Prendi. —

Innamorato e non mai contento sono due modi di essere non solamente paralleli, ma anche vicini. Bastianino sentì ribollire un ultimo avanzo di mal’umore, e disse:

— Momenti fa volevi che si andasse insieme, ed ora tiri fuori che ci vada io solo. Perchè? Temi forse che egli ti possa rinfacciare qualche speranza che tu gli hai data?

— Santa Vergine del Rosario!  sclamò Maddalena — che razza di supplizio non è mai questo! Mi avete fatto scontare un così gran numero di peccati, che, se morissi ora, sarei sicura di andare in Paradiso a piacer mio. Vuoi proprio sapere, perché ti mando così volontieri da te solo? Gli è perché vedo io la prima quanto convenga di non perdere tempo, e non ostante ho paura di non poter arrivare fin là. Ora mi pare di aver caldo, ora di aver freddo, e mi dolgon tutte le ossa. Sono due sere che questo malessere mi va e mi viene, credeva di avertelo già detto, ma dacchè son qui, mi ha preso più forte. Sei contento, uomo sospettoso che non hai l’eguale?

Bastianino, udendola parlare così concitata, avrebbe dovuto immaginarselo prima. Le mise tosto la mano stalla fronte, e capì finalmente che aveva un po’ di febbre.

— Debbo andare pel dottore?  le chiese impensierito.

— No. È poca cosa. Basterebbe che mi potessi coricare presto, e sono quasi sicura che starei meglio subito.

— Entra da tua zia che ha la casa tanto più vicina, allora. Io intanto vado e torno. Dopo, quando avrò saputo come ti ritrovi, cercherò di Casallegra, e lo manderò ad avvertire tua madre.

Così rimasero, e fecero. La zia li accolse da quella eccellente creatura che era, e vedutili di buon accordo, non istette a perder tempo domandando come mai avessero così presto fatto pace, e Bastianino, col core quieto per l’amica sua, s’incamminò sollecito alla volta della Ghirlanda.

Pareva un buon menestrello del Medio Evo che s’avviasse alla rocca del castellano, per chiedergli conto della rapita sua bella. Se non che, in luogo di insidiose feritoie con altrettante colubrine gentilmente appuntate verso di lui, ritrovò, perché i tempi sono mutati, la porta aperta, che valeva quanto dire l’affittuale tuttora alzato.

Abbastanza pratico dei luoghi, si volse a tentoni verso l’uscio di una camera del pian terreno che di fuori aveva veduto illuminata, e lì, romanamente, con frase tuttora viva nella bocca di molti contadini italiani, disse picchiando :

Deo gratias!

XI.

Dove un uomo dimentica troppo

che siamo tutti nati per morire ad un modo.

— Avanti, — rispose il futuro padron di casa, il quale, dopo di alcuni giorni di disappetenza, aveva mandato per una lauta refezione all’ostessa, e che ora se la stava smaltendo in santissima pace.

Bastianino, che aveva fissato di prenderla con buona maniera, si affacciò col cappello in mano, e bastò quella subita vista perché l’affittuale si levasse in piedi, e vedesse tosto in gravissimo pericolo la buona digestione sua. Sennonché, tenendo il bastardo in conto di persona umilissima, procurò subito di governare a proprio modo il discorso, ed assumendo un fare signorile, come di persona che si volesse mettere nei panni di una sua creatura, disse con grande affabilità:

— Veramente, ragazzo mio, aveva preso la tua voce per quella di uno dei miei domestici bifolchi, ed a quest’ora non ti aspettava di certo. Nulladimeno, poiché ci sei, posso dire subito che se tu non mi fossi comparso di notte, domani, di giorno, sarei venuto io stesso da te, e ti avrei provato coi fatti che la mia piccola vittoria non mi ha impedito di averti nell’animo, e che anzi ho già provveduto al tuo risarcimento con una liberalità che tu stesso non potresti desiderare maggiore. —

Bastianino, il quale aveva ben notato le acri parole di vittoria e di risarcimento, fu subito per interloquire; ma l’affittuale non gliene lasciò il tempo e continuò :

— Lo so quel che vorresti dirmi, lo so perfettamente. Ma! Che cosa ci vuoi fare! Il mondo è fatto male, ma non l’ho fatto io, e siccome non c’è modo a rifarlo, così bisogna prenderlo com’è. Tu non sei un bambino. Devi dunque sapere che cosa vuol dir l’amore quando al sacramento del matrimonio sono pronti in due. Vuol dire che chi ha più spiccioli in tasca va innanzi il primo, e l’altro sta a vedere. È forse colpa mia se la consuetudine è sempre stata questa? Mia colpa sarebbe piuttosto se non ti offrissi, come ti offro, di mutar luogo e stato, e di mutarli entrambi in modo così vantaggioso, che il tuo disappunto, messo a confronto, debba parerti lieve. —

Bastianino principiò a perdere la pazienza:

— Mutar luogo e stato? — rispose.  Ma io mi contento di dove sono e come sto. Son venuto per tutt’altro, da galantuomo d’onore... —

Questo aperto nodo di entrare in campagna assunto dal giovinotto non andava punto d’accordo colla pasciuta prosopopea del signor Lorenzo, il quale calò d’un tono e disse interrompendo :

— Ascolta un consiglio, Bastianino, ascoltalo prima che ti avanzi troppo, e fin che sei a tempo. Non ricusare la mia mano soccorrevole e fraterna. Io non sono qui per usarti nessun dispregio. Voglio anzi, da quella persona spregiudicata che sono, ammettere subito che fra te e me non vi sia, umanamente parlando, nessuna differenza. Dunque, Bastianino, sii un po’ ragionevole anche tu, e poi dimmi se una giovane potrebbe esitare un momento fra la mia condizione e la tua.

— Ma gli è appunto perchè Maddalena è ancor più spregiudicata di Vossignoria,  esclamò Bastianino che aveva raccolto l’insulto, — gli è bene appunto perchè la non si è nemmeno sognata di esitare, che io sono venuto qui a difenderla ed a parlare per lei. Creda pure, — aggiunse tosto senza la menoma aria di millanteria, — creda pure che la più piccola esitazione in Maddalena sarebbe bastata, perchè il primo a non volerne risolutamente sapere fossi stato io. Nostro Signore mi ha risparmiato questo dolore spaventoso, ed io non voglio dare occasione di dispiaceri a nessuno, nemmeno a chi fu ad un punto di procurarne di così grandi a me. Basta che ella si compiaccia di numerare questi suoi napoleoni, e me ne favorisca la ricevuta. —

Pareva una spampanata, e non era! Già in quelle mani i quattrini messi, due ore innanzi, presente il campanaro, nelle adunche grinfe della suocera in partibus!

— Da chi li hai avuti? — domandò il signor Lorenzo, come appena la bile gli consentì di parlare.

—  Da Maddalena in persona.

— Devi dire che li avrai estorti a sua madre ed a lei! —

Non ci voleva altro. Bastianino, ben consapevole di avere i piedi su terra nemica, si fece avanti d’un passo, e lì, forzando l’accento ad un tono di pacatezza che dava più grande risalto alle infiammate parole, disse pianissimo :

— Ti serva di norma che non sono più il bastardo avvilito di tre anni fa, e lo debbo appunto a quella stessa Maddalena che Dio mi ha dato per compensarmi di molti guai. Son però nudo, non ho che queste braccia, ma tu stesso che le hai fatte muovere a scarso pagamento, puoi ben dire se le ti hanno dato il tuo, o se no. Tu invece, aiutando troppo la tua fortuna che era già grande, ti sei fatta la buona misura in moltissime cose, e sissignore che un bel giorno ritrovi che anche la mia donna ti piace, e la vuoi. Ma che cosa sei tu per volere tutto? Ma che cosa sono io per non aver mai niente? Vengo a provarti colle buone che Maddalena vuol rimanere onorata ed amata da me, e che nessuna acqua benedetta la potrà mai mutare in consacrata carne del piacer tuo: e tu che non sai nemmeno dove l’amore se ne stia di casa, tu mi fai il disinvolto, il protettore, e m’insulti!... Perchè? Forse perchè il tuo è nome ereditato, ed io ignoro persino se mia madre sia morta o viva? Parrà buona a te questa ragione, a me non pare! E tu prega Dio che quella povera ragazza, già spaventata come è, non abbia ad ammalare del tutto per nessun altro passo che tu muova in mio danno... preganelo di cuore. O ci sono due persone in terra, le quali rischiano di capitar male. Tu ed io. Mi dài questa ricevuta? —

Così a vederlo, il signor Lorenzo era tal pezzo d’uomo da potere, ad un bisogno, tenere a bada due Bastianini almeno, se la sua piccola anima, continuamente assorta in alte aspirazioni di quattrini, di appetito, e di belle donnette, non gli avesse come annullata la gagliarda vigoria delle membra. Oh se qualcuno gli avesse prestato l’ardimento di valersene per mettere una mano al petto di Bastianino, e per cacciarlo a spintoni fuori dell’uscio! Con che effusione di gratitudine, con che lagrime di trasporto non avrebbe egli accettato l’imprestito!

Ma tutto ha termine sulla terra, ed anche Bastianino cessò finalmente così di parlare, come di uscir fuori in quel suo bieco ed improvviso tu, che significava da se solo tante e tante diavolerie e che, appena prorotto, aveva subito schiantato i nervi dell’uditor meschino. Il quale, atteggiandosi ad uomo che avesse durato e durasse tuttora una pazienza grande, si mise in cerca di un foglio ed imbrattandolo a tremuli rabeschi, rispose:

—Perchè no? I danari non sono vostri, voi me li riportate, e la ricevuta, per ora, sta nelle regole. Chi ha più giudizio lo adoperi. A voi. —

Bellino quel giudizio che aveva potuto starsene riposto per tanto tempo e che poi, al primo bisogno, saltava fuori così ben conservato!

Mentre Bastianino se ne va tal quale senza punto salutare, osserveremo solamente che bella e cara e saporita cosa non fosse quel voi, innestato nella risposta del signor Lorenzo per far da contrappeso al tu del bastardo, e messo lì, sintende bene, per ripristinare in qualche modo le già troppo superate distanze. Il modo, veramente, era un pochino posticcio; ma quando una persona si ritrova nei panni dell’affittuale, ed egualmente procura di salvar le apparenze, fa davvero anche troppo!

Son così molti, i quali si credono padroni del mondo, finchè, guardando ai vicini, possono credere di guardare in giù. Venga taluno che li astringa ad allungare il collo ed a rompere l’abitudine, e bisogna vedere come si pèrdono d’animo, come immiseriscono.

Esce allora alla vista di tutti e con grandissima precipitazione quel certo giudizio, il quale adoperano come il signor Lorenzo per la prima volta, ma non dubitate, lo sanno adoperar così bene, che è precisamente come se fossero in esercizio.

XII.

Nel quale, in pochi fogli, si narrano moltissime cose.

Mezz’ora dopo, ed a notte oscurissima, la madre di Maddalena, uscita invano sulle tracce della figliuola, ritornava con andatura molto umile e sconsolata verso casa sua. Se non che giuntane a poca distanza, le parve di udire un rumore di sassi gettati a furia contro alle proprie finestre, e la voce d’un uomo impazientito che la chiamava per nome.

—  Chi è?  domandò lì su due piedi a rispettosa distanza.

— Un disgraziato fatto scender di letto per isvegliare questa brutta vecchia, la quale sogna forse d’un uomo che la sposi, e non lo sente.

— Vi sento anche troppo, bel giovine. Che cosa volete? —

Ad un altro, meno avvezzo a dirle grosse con tutti, sarebbe subito cascato il pan di mano. Ma Casallegra non soleva turbarsi per così poco, tant’è vero che rispose subito, come niente fosse:

— Siete voi? Meglio. Imparerete a passeggiare, allorchè io sono tanto dabbene da slogarmi un braccio per amor vostro. Mi mandano qui per avvisarvi che Maddalena si sente poco bene, e che per far più presto si è messa a letto in casa di sua zia.

— È male piccolo davvero?

— Sì. Piccolissimo. Un po’ di palpitazione di cuore, come usa alla sua età, non alla vostra. Vi saluto. Ho un sonno che non mi reggo ritto, e al vostro passo non mi ci so adattare. Vado avanti.

— Un momento. Dicevate che Maddalena è andata da sua zia per far più presto, non è vero? Come è possibile con una casa tanto fuor di mano?

— Che cosa volete che ne sappia io? — prese a dire Casallegra con quella sua feroce breviloquenza. — Domandatelo a Bastianino, il quale mi manda. Ed io vi replico in italiano che, fra il mio letto e voi, mi piace più il mio letto. A rivederci.

La vecchia, rimasta indietro, mandò fuori più gemiti e sospiri di quel che non fece passi. Ma poco dopo, da quella brava donna che era, procurò di riaversi al più presto, e riavuta, disse:

— Ora comincio a capire perchè il signor Lorenzo mi ha parlato di minacce. Maddalena gli ha riportato i suoi danari in compagnia del bastardo, e così, aiutandosi l’uno con l’altra, me l’hanno fatta. Bella bravura però! Due giovani contro una vecchia sola! —

Oh infelicissimo signor Lorenzo! Oh campanaro più disgraziato ancora! Due alleati pari vostri non contavano più nemmen per uno!

Ma perchè le parole di Casallegra non erano tali da giustificare la rassegnazione della scaltrissima donna, e nemmeno le costei parole di poco fa, diremo subito che essa, inquieta per la figliuola che non ricompariva mai, si era poco prima avviata a chiederne notizie alla Ghirlanda, ove credea che fosse. Ma picchia e ripicchia a quella tal porta che il signor Lorenzo aveva ora molto bene sprangata, non però costui credette decoroso di farsi vivo.

Egli pensava di dentro che il carissimo Bastianino si fosse accorto di avere ancora qualche cosa da dire, e fosse lui che ritornasse indietro. Laonde la nostra vecchia poteva picchiare un pezzo.

Finalmente costei, come Casallegra dall’altra parte, principiò a chiamare ad altissima voce, e subito il signor Lorenzo, ricuperati gli spiriti suoi, si affacciò ad una finestra con un lume in mano, e domandò burbanzoso:

— Chi mi vuole?

— Io. È stata qui la mia Maddalena?

— Andate a quel paese voi, Maddalena, il campanaro, e chi vi vuol bene a tutti tre. Però me la merito. Imparerò a discendere sino a far delle burle a dei pezzenti pari vostri! Gente indegna che osa minacciare in casa mia, perchè mi trova senza testimoni! Con quella cara gioia di Pretore che abbiamo, il quale si mette sempre dalla parte dei deboli!

Era lui, il forte, a sentirlo.

— Scusi,  prese a dire la vecchia,  ma mia figlia, lunga di lingua fin che vuole, non è però capace di far male a nessuno. Le lasci passare quel po’ di furia che abbiamo preveduta, e poi vedrà. Vuol aver soggezione di una donna, lei?

—  Sì, tanta soggezione, che se ella ardisce di comparire ancora al mio cospetto, io, si tratti sul serio, si tratti per chiasso... —

E dagliela con questi chiassi, con queste burle! Aveva tanto penato per introdurli di nuovo in mezzo al discorso, ch’ora non sapeva più come andare avanti.

— Che cosa farà? — domandò l’altra che si sentiva recidere le gambe.

—  Le darò udienza in questo modo mio particolare che vedete qui.

E le chiuse la finestra sul viso.

La vecchia, rimasta al fresco, non capì gran cosa, ma notò, così all’ingrosso, che la faccenda era molto male avviata, e che anzi peggio di così non avrebbe potuto andare. Non di meno, perchè muoversi dovea, pensò di ritornare a casa, nella speranza di ritrovarvi Maddalena, la quale, battendo una scorciatoia così nell’andare come nel venire, poteva benissimo avere tolto ad entrambi la possibilità d’incontrarsi per via.

Maddalena la aveva presa difatti una scorciatoia. Ma era quella medesima che infila una palla da cannone, quando va pei fatti suoi fuori del pezzo.

Allorchè la vecchia, indirizzata da Casallegra, mise poscia il piede nella povera capanna della cognata, vide subito la figliuola guardata nel letto dalla buona ospite sua, e la udì uscire, parte da senno, parte vaneggiando tuttavia, in alcuni impetuosi ragionamenti, diretti a lei, al Mago, ed al povero tutore.

— Non sono io — diceva — che andrò in chiesa cogli abiti di tutta lana addosso, e con il mal di stomaco dentro di me. Ci anderò vestita di cotonina, di stracci anche se occorre, ma col core calcio, coll’anima in festa. Chi è poi finalmente che deve sposare il mio marito? È il campanaro? È la mamma?...

— Ma no, sei tu, quetati che è ora, e metti sotto le braccia se vuoi guarire, — disse quest’ultima, ravviando le coperte, e procurando alla bell’e meglio di cascare in piedi. — Ora che ti sei fatta lecito di girondolare con un uomo di notte, vorrei vedere io che quest’uomo non ti sposasse. Lo accuso al Pretore di avere insidiato una minorenne, e beato lui se non gli toccano che sei mesi d’ombra! Ma sta’ ferma, in nome di Dio! —

Altro che star ferma! Maddalena aveva già tratto a sè il viso della sua vecchia, e un po’ tirando colle mani, un po’ premendo colla bocca, baciatolo così da lasciarvi il livido sopra.

— Basta,  sclamò la madre che pensava giusto allora e con pochissimo entusiasmo alla molta polenta che le toccava d’inghiottire ancora: — basta, mi fai male. Ringrazia Dio piuttosto che ti ha mandato un po’ di febbre. Altrimenti, innanzi di perdonarti, ci penserei. —

Oh soavissimo cuore di donna!

Ma noi, distratti da madre e figlia, non abbiamo atteso alla padrona di casa, la quale sta dicendo, con comodo, che non ci sarà nessun bisogno del signor Pretore.

— Lo so da me! — pensava l’altra, che, pur di sfogarsi con qualcheduno, l’avrebbe presa volentieri a schiaffi.

Maddalena si addormentò prima che la zia avesse finito, e dormì tanto saporitamente tutta la notte, che la mattina dopo, quando uscì di camera, dovette stare in guardia per non irrompere sbadatamente nella più festosa delle sue canzoni. Tutto per paura che il suo piccolo male della sera prima non fosse reputato finto.

 

— Quando mi sento poco legittimo, ho il mio sistema. Ne bevo un altro boccale e la sbornia passa, — sclamava Casallegra, empiendosi due mesi dopo il bicchiere, al pranzo di nozze di Maddalena.

Come mai così presto?

Furia della vecchia, la quale, per propiziarsi il genero inflittole, si prese anche il gusto di dare addosso all’affittuale, spiattellando ogni cosa, e vietandogli in questo modo di tornare daccapo sulla sua tarda intenzione di fare per chiasso. Non gli è rimasta altra soddisfazione che quella di pranzare talvolta da una seconda ostessa, vecchia ed infelice rivale dell’antica sua. Così almeno ha ritrovato due donne che procurano di non sorridere, allorchè egli tratta la signora Scarabocchio di pazza furiosa, e quando aggiunge, in confidenza, di averla scapolata bella.

Padronissimo!

Teresa fece il diavolo a quattro per essere invitata al ballo sull’erba, nè fu mestieri di molti andirivieni, perchè Maddalena generosamente annuisse. Comparsa la prima, fu l’ultima ad andarsene, e ballò tanto e poi tanto, che certamente non ritornò a casa più diritta di quando era venuta. Non importa. Era così contenta!

Il campanaro, nella sua qualità di Presidente del Consiglio di famiglia, sedette a capotavola tra la vecchia e la sposa. A un certo punto del desinare, gli venne ripensato al più fruttifero pupillo che aveva perduto, e fattosi malinconico, si voltò da una parte, e disse:

— Ma! —

La vecchia intese. Tuttavia, perchè gli altri non indovinassero, gli rispose forte:

— Burlone! Avete sempre una celia fresca.

—  Che cos’ha detto? — domandarono i convitati ad una voce.

—  Che a due passi di qui c’è un’osteria, la quale, oggi, non fa buoni affari.

Il frizzo cortigianesco ritrovò gli umori ben preparati, e risero tutti, eccetto gli sposi, i quali, felicissimi, non avevano tempo di voler male a nessuno.

Altro che i gemiti della civetta !

Conclusione

Il nostro Mago era un pezzo di legno, è vero, ma noi ci siamo spesso imbattuti, leggendo, in molte brave persone che figuravano essere di carne e d’ossa, le quali si sbizzarrivano a predire il futuro, e mai una volta che ci sia accaduto di vederne un po’ sbugiardati i vaticini! Erano astrologi, erano zingari, erano negromanti, e finivano sempre coll’aver ragione, come Cassandra nella storia d’Ettore, come le Streghe in quella del Macbeth.

Se non che, possiamo aggiungere subito, e Cassandra e le Streghe ci vengono innanzi come illuminate dalla più alta poesia che fosse al mondo, e la poesia può a buon diritto giovarsi del meraviglioso; ma i romanzi e le novelle sono ben’altra cosa, e come il vero, propriamente detto, ci deve trovare la sua nicchia fissa, così tutti i pronostici dell’avvenire dovrebbero esservi costantemente additati per quelle solenni imposture che sono. Eppure non accade così. Basta anzi che un personaggio di qualche racconto abbia a lottare con tristi presagi, perchè si possa andar quasi certi che il narratore avvalorerà il pregiudizio, dandogli ragione, e condurrà così la debole sua leggitrice a tremare per ogni vena, e ad impensierirsi d’ogni suo cattivo pronostico per frivolo che sia.

Abbiamo però creduto spediente di narrare la vera istoria di Bastianino e di Maddalena, per mostrare al lettore come e gli oroscopi ed i cattivi augurii possano figurare per quel che valgono anche in un racconto stampato. L’intento non è molto poetico, è vero, ma può essere opportuno; perocchè, se non s’indietreggia più, come i Romani, quando s’incespica al primo passo, nè più si bada, cogli àuguri, al volo dei corvi, pure non manchiamo nè di sonnambule, nè di medii, nè d’altri simili e moderni maestri d’incantesimi, o guastamestieri che si voglian dire. Costoro possono sbagliar mille volte, ma se per disgrazia ne indovinano mezza, c’è ancora e sempre qualcuno che grida al miracolo.

Nove mesi son già trascorsi dalle nozze di Maddalena, ed è ormai tempo di prendere congedo.

Lasciare spesso deserta la sua prima ostessa non fu bastante soddisfazione al signor Lorenzo, il quale, dimagrando, se la piglia ora con se medesimo.

— Maddalena ha fatto benissimo, — suol dire quando i collarini, divenuti larghi, lo fanno impazzire davanti ad uno specchio, — e viva la sua faccia! — Chi si può muovere d’un passo per un uomo così languido e rifinito come sei tu? Ci ho quasi gusto, guarda. —

Gusto relativo, s’intende bene.

La peggio è che in quei luoghi non ci si può più vedere, che egli è risoluto di andarsene a buon viaggio, ben persuaso per altro di non poter mai così vantaggiosamente collocare i suoi quattrini, come avrebbe potuto nell’acquisto della Ghirlanda. Ma che erano finalmente quei suoi quattrini? Erano le misere spoglie di persone, le quali, per ozio o per bisogno, avevano dovuto mettersi nelle sue mani. Dunque gli stava bene.

Bastianino e Maddalena si amano di amore niente affatto eloquente... di quelli che durano. Sani e laboriosi entrambi, mangiano quel boccone in pace ed in carità, e non lasciano passare molte feste che non ne rallegrino qualcuna con un bravo pollastrino bollito a punto. Sono esempio insomma di quei certi poveri, meno scarsi in Italia che altrove, i quali non ignorano che nessuno, per ricchissimo che sia, potrà mai vivere meglio di marito e moglie che si vogliano bene, e che lavorino. Maddalena per istinto lo sapeva prima, e Bastianino, che può mettere in casa quel che guadagna, e non ha più bisogno di donne venali per farsi filare la canapa e tessere la biancheria, non n’è ora men persuaso di lei.

Le giovani spose, di poco più vecchie della nostra bruna, la canzonano spesso, perchè non ha ancora avuto bisogno di allargarsi il vestito, e le dicono in viso che se ha proprio voglia di avere anche lei il suo bambino in collo, se la può levare fin da ora, perchè è già destinata a far la figura di un prato senz’erba, di una primavera senza fiori, di una chioccia senza pulcini.

Maddalena ci si arrabbia assai. Vorrebbe dare ad intendere che non gliene importa nulla, ed esse ridono; vorrebbe mutare argomento, ed esse daccapo. Le lascia dunque dire, e quando hanno finito, s’aggrappa al suo rustico intercalare e prorompe:

 Oh per questo poi la è ancora da vedere!

Noi che la conosciamo, possiam far conto di aver già veduto. Può darsi che n’abbia dodici, ma che resti senza non c’è pericolo.

 

Nota

______________________________

 

[1] È una limitazione dell’uso che non ha, crediamo, nessun valore geografico. Comprende le terre lombarde percorse dal Po, dalla foce dell’Adda giù giù fino ad oltre lo sbocco del Mincio, e non ha niente che fare con quella parte della loro provincia che i Milanesi chiamano semplicemente La Bassa. (Nota dell’Autore).

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Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2011