Giovanni Boccaccio

Decameron

Edizione di riferimento

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1985

Edizione elettronica di riferimento:

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Giornata settima

Novella sesta

Madonna Isabella con Leonetto standosi, amata da un messer

Lambertuccio, è da lui visitata; e tornando il marito di lei, messer

Lambertuccio con un coltello in mano fuor di casa ne manda,

e il marito di lei poi Leonetto accompagna.

Maravigliosamente era piaciuta a tutti la novella della Fiammetta, affermando ciascuno ottimamente la donna aver fatto e quel che si convenia al bestiale uomo. Ma poi che finita fu, il re a Pampinea impose che seguitasse; la quale incominciò a dire:

 – Molti sono li quali, semplicemente parlando, dicono che Amore trae altrui del senno e quasi chi ama fa divenire smemorato. Sciocca opinione mi pare: e assai le già dette cose l’hanno mostrato, e io ancora intendo di dimostrarlo.

Nella nostra città, copiosa di tutti i beni, fu una giovane donna e gentile e assai bella, la qual fu moglie d’un cavaliere assai valoroso e da bene. E come spesso avviene che sempre non può l’uomo usare un cibo ma talvolta disidera di variare, non sodisfaccendo a questa donna molto il suo marito, s’innamorò d’un giovane il quale Leonetto era chiamato, assai piacevole e costumato, come che di gran nazion non fosse, e egli similmente s’innamorò di lei: e come voi sapete che rade volte è senza effetto quello che vuole ciascuna delle parti, a dare al loro amor compimento molto tempo non si interpose.

Ora avvenne che, essendo costei bella donna e avvenevole, di lei un cavalier chiamato messer Lambertuccio s’innamorò forte, il quale ella, per ciò che spiacevole uomo e sazievole le parea, per cosa del mondo a amar lui disporre non si potea; ma costui con ambasciate sollicitandola molto e non valendogli, essendo possente uomo la mandò minacciando di vituperarla se non facesse il piacer suo; per la qual cosa la donna, temendo e conoscendo come fatto era, si condusse a fare il voler suo.

E essendosene la donna, che madonna Isabella avea nome, andata, come nostro costume è di state, a stare a una sua bellissima possessione in contado, avvenne, essendo una mattina il marito di lei cavalcato in alcun luogo per dovere stare alcun giorno, che ella mandò per Lionetto che si venisse a star con lei; il quale lietissimo incontanente v’andò. Messer Lambertuccio, sentendo il marito della donna essere andata altrove, tutto solo montato a cavallo a lei se n’andò e picchiò alla porta. La fante della donna vedutolo n’andò incontanente a lei, che in camera era con Lionetto, e chiamatala le disse: “Madonna, messer Lambertuccio è quaggiù tutto solo.”

La donna, udendo questo, fu la più dolente femina del mondo; ma temendol forte, pregò Leonetto che grave non gli fosse il nascondersi alquanto dietro alla cortina del letto infino a tanto che messer Lambertuccio se n’andasse. Leonetto, che non minor paura di lui avea che avesse la donna, vi si nascose; e ella comandò alla fante che andasse a aprire a messer Lambertuccio; la quale apertogli, e egli, nella corte smontato d’un suo pallafreno e quello appiccato ivi a uno arpione, se ne salì suso. La donna, fatto buon viso e venuta infino in capo della scala, quanto più poté in parole lietamente il ricevette e domandollo quello che egli andasse faccendo. Il cavaliere, abbracciatala e basciatala, disse: “Anima mia, io intesi che vostro marito non c’era, sì ch’io mi son venuto a stare alquanto con essolei.” E dopo queste parole entratisene in camera e serratisi dentro, cominciò messer Lambertuccio a prender diletto di lei.

E così con lei standosi, tutto fuori della credenza della donna avvenne che il marito di lei tornò: il quale quando la fante vicino al palagio vide, così subitamente corse alla camera della donna e disse: “Madonna, ecco messer che torna: io credo che egli sia già giù nella corte.”

La donna, udendo questo e sentendosi aver due uomini in casa (e conosceva che il cavaliere non si poteva nascondere per lo suo pallafreno che nella corte era), si tenne morta; nondimeno, subitamente gittatasi del letto in terra prese partito e disse a messer Lambertuccio: “Messere, se voi mi volete punto di bene e voletemi da morte campare, farete quello che io vi dirò. Voi vi recherete in mano il vostro coltello ignudo e con un mal viso e tutto turbato ve n’andrete giù per le scale e andrete dicendo: ’Io fo boto a Dio che io il coglierò altrove’; e se mio marito vi volesse ritenere o di niente vi domandasse, non dite altro che quello che detto v’ho, e montato a cavallo per niuna cagione seco ristate.”

Messer Lambertuccio disse che volentieri; e tirato fuori il coltello, tutto infocato nel viso tra per la fatica durata e per l’ira avuta della tornata del cavaliere, come la donna gl’impose così fece. Il marito della donna, già nella corte smontato, maravigliandosi del pallafreno e volendo sù salire, vide messer Lambertuccio scendere e maravigliossi e delle parole e del viso di lui e disse: “Che è questo, messere?”

Messer Lambertuccio, messo il piè nella staffa e montato sù, non disse altro se non: “Al corpo di Dio, io il giugnerò altrove” e andò via.

Il gentile uomo montato sù trovò la donna sua in capo della scala tutta sgomentata e piena di paura; alla quale egli disse: “Che cosa è questa? cui va messer Lambertuccio così adirato minacciando?”

La donna, tiratasi verso la camera acciò che Leonetto l’udisse, rispose: “Messere, io non ebbi mai simil paura a questa. Qua entro si fuggì un giovane, il quale io non conosco e che messer Lambertuccio col coltello in man seguitava, e trovò per ventura questa camera aperta e tutto tremante disse: ’Madonna, per Dio aiutatemi, ché io non sia nelle braccia vostre morto!’ Io mi levai diritta, e come il voleva domandare chi fosse e che avesse, e ecco messer Lambertuccio venir sù dicendo: ’Dove se’, traditore?’ Io mi parai in su l’uscio della camera: e volendo egli entrar dentro, il ritenni, e egli in tanto fu cortese, che, come vide che non mi piaceva che egli qua entro entrasse, dette molte parole, se ne venne giù come voi vedeste.”

Disse allora il marito: “Donna, ben facesti: troppo ne sarebbe stato gran biasimo se persona fosse stata qua entro uccisa; e messer Lambertuccio fece gran villania a seguitar persona che qua entro fuggita fosse.” Poi domandò dove fosse quel giovane.

La donna rispose: “Messere, io non so dove egli si sia nascosto.”

Il cavaliere allora disse: “Ove se’ tu? Esci fuori sicuramente.”

Leonetto, che ogni cosa udita avea, tutto pauroso, come colui che paura aveva avuta da dovero, uscì fuori del luogo dove nascoso s’era.

Disse allora il cavaliere: “Che hai tu a fare con messer Lambertuccio?”

Il giovane rispose: “Messere, niuna cosa che sia in questo mondo, e per ciò io credo fermamente che egli non sia in buon senno, o che egli m’abbia colto in iscambio: per ciò che, come poco lontano da questo palagio nella strada mi vide, così mise mano al coltello e disse: ’Traditor, tu se’ morto!’ Io non mi posi a domandare per che ragione ma quanto potei cominciai a fuggire e qui me ne venni, dove, mercé di Dio e di questa gentil donna, scampato sono.”

Disse allora il cavaliere: “Or via, non aver paura alcuna; io ti porrò a casa tua sano e salvo, e tu poi sappi far cercar quello che con lui hai a fare.”

E, come cenato ebbero, fattol montare a cavallo a Firenze il ne menò e lasciollo a casa sua; il quale, secondo l’amaestramento della donna avuto, quella sera medesima parlò con messer Lambertuccio occultamente e sì con lui ordinò, che, quantunque poi molte parole ne fossero, mai per ciò il cavalier non s’accorse della beffa fattagli dalla moglie. – 

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Ultimo aggiornamento: 07 settembre 2011