Giovanni Boccaccio

Decameron

Edizione di riferimento

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1985

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Giornata quinta

Novella terza

Pietro Boccamazza si fugge con l’Agnolella; truova ladroni; la giovane

fugge per una selva, ed è condotta ad un castello; Pietro è preso

e delle mani  de’ ladroni fugge, e dopo alcuno accidente, capita a quel

castello dove l’Agnolella era, e sposatala con lei se ne torna a Roma.

Niuno ne fu tra tutti che la novella d’Emilia non commendasse; la quale conoscendo la reina esser finita, volta a Elissa, che ella continuasse le ’mpose; la quale, d’ubidire disiderosa, incominciò:

 – A me, vezzose donne, si para dinanzi una malvagia notte da due giovanetti poco discreti avuta; ma per ciò che a essa seguitarono molti lieti giorni, sì come conforme al nostro proposito mi piace di raccontarla.

In Roma, la quale come è oggi coda così già fu capo del mondo, fu un giovane, poco tempo fa, chiamato Pietro Boccamazza, di famiglia tralle romane assai onorevole, il quale s’innamorò d’una bellissima e vaga giovane chiamata Agnolella, figliuola d’uno ch’ebbe nome Gigliuozzo Saullo, uomo plebeio ma assai caro a’ romani. E amandola, tanto seppe operare, che la giovane cominciò non meno a amar lui che egli amasse lei. Pietro, da fervente amor costretto e non parendogli più dover sofferir l’aspra pena che il disiderio che avea di costei gli dava, la domandò per moglie; la qual cosa come i suoi parenti seppero, tutti furono a lui e biasimarogli forte ciò che egli voleva fare; e d’altra parte fecero dire a Gigliuozzo Saullo che a niun partito attendesse alle parole di Pietro, per ciò che, se ’l facesse, mai per amico né per parente l’avrebbero.

Pietro, veggendosi quella via impedita per la qual sola si credeva potere al suo disio pervenire, volle morir di dolore; e se Gigliuozzo l’avesse consentito, contro al piacere di quanti parenti avea per moglie la figliuola avrebbe presa. Ma pur si mise in cuore, se alla giovane piacesse, di far che questa cosa avrebbe effetto; e per interposita persona sentito che a grado l’era, con lei si convenne di doversi con lui di Roma fuggire. Alla qual cosa dato ordine, Pietro una mattina per tempissimo levatosi con lei insieme montò a cavallo, e presero il cammin verso Alagna, là dove Pietro aveva certi amici de’ quali esso molto si confidava: e così cavalcando, non avendo spazio di far nozze per ciò che temevano d’esser seguitati, del loro amore andando insieme ragionando, alcuna volta l’un l’altro basciava.

Ora avvenne che, non essendo a Pietro troppo noto il cammino, come forse otto miglia da Roma dilungati furono, dovendo a man destra tenere si misero per una via a sinistra; né furono guari più di due miglia cavalcati che essi si videro vicini a un castelletto del quale, essendo stati veduti, subitamente uscirono da dodici fanti. E già essendo loro assai vicini, la giovane gli vide, per che gridando disse: “Pietro, campiamo, ché noi siamo assaliti!”, e come seppe, verso una selva grandissima volse il suo ronzino, e tenendogli gli sproni stretti al corpo, attenendosi all’arcione. Il ronzino, sentendosi pugnere, correndo per quella selva ne la portava.

Pietro, che più al viso di lei andava guardando che al cammino, non essendosi tosto come lei de’ fanti che venieno avveduto, mentre che egli sanza vedergli ancora andava guardando donde venissero, fu da lor sopragiunto e preso e fatto del ronzino smontare; e domandato chi egli era, e avendol detto, costor cominciaron fra loro a aver consiglio e a dire: “Questi è degli amici de’ nemici nostri: che ne dobbian fare altro se non torgli quei panni e quel ronzino e impiccarlo per dispetto degli Orsini a una di queste querce?”

E essendosi tutti a questo consiglio accordati, avevano a Pietro comandato che si spogliasse; il quale spogliandosi, già del suo male indovino, avvenne che un guato di ben venticinque fanti subitamente uscì adosso a costoro gridando: “Alla morte, alla morte!” Li quali, soprapresi da questo, lasciato star Pietro, si volsero alla lor difesa; ma veggendosi molti meno che gli assalitori, cominciarono a fuggire, e costoro a seguirgli. La qual cosa Pietro veggendo, subitamente prese le cose sue e salì sopra il suo ronzino e cominciò quanto poteva a fuggire per quella via donde aveva veduto che la giovane era fuggita. Ma non vedendo per la selva né via né sentiero, né pedata di caval conoscendovi, poscia che a lui parve esser sicuro e fuor delle mani di coloro che preso l’aveano e degli altri ancora da cui quegli erano stati assaliti, non ritrovando la sua giovane, più doloroso che altro uomo cominciò a piagnere e a andarla or qua or là per la selva chiamando; ma niuna persona gli rispondeva, e esso non ardiva a tornare adietro e andando innanzi non conosceva dove arrivar si dovesse; e d’altra parte delle fiere che nelle selve sogliono abitare aveva a un’ora di se stesso paura e della sua giovane, la qual tuttavia gli pareva vedere o da orso o da lupo strangolare.

Andò adunque questo Pietro sventurato tutto il giorno per questa selva gridando e chiamando, a tal ora tornando indietro che egli si credeva innanzi andare; e già, tra per lo gridare e per lo piagnere e per la paura e per lo lungo digiuno, era sì vinto, che più avanti non poteva. E vedendo la notte sopravenuta, non sappiendo che altro consiglio pigliarsi, trovata una grandissima quercia, smontato del ronzino a quella il legò, e appresso, per non esser dalle fiere divorato la notte, sù vi montò; e poco appresso, levatasi la luna e ’l tempo essendo chiarissimo, non avendo Pietro ardire d’adormentarsi per non cadere, come che, perché pure agio avuto n’avesse, il dolore né i pensieri che della sua giovane avea non l’avrebber lasciato; per che egli, sospirando e piagnendo e seco la sua disaventura maladicendo, vegghiava.

La giovane fuggendo, come davanti dicemmo, non sappiendo dove andarsi, se non come il suo ronzino stesso dove più gli pareva la ne portava, si mise tanto fralla selva, che ella non poteva vedere il luogo donde in quella entrata era: per che, non altramenti che avesse fatto Pietro, tutto il dì, ora aspettando e ora andando e piagnendo e chiamando e della sua sciagura dolendosi, per lo salvatico luogo s’andò avvolgendo. Alla fine, veggendo che Pietro non venia, essendo già vespro s’abbatté a un sentieruolo, per lo qual messasi e seguitandolo il ronzino, poi che più di due miglia fu cavalcata, di lontano si vide davanti una casetta, alla quale essa come più tosto poté se n’andò; e quivi trovò un buono uomo attempato molto con una sua moglie che similmente era vecchia.

Li quali, quando la videro sola, dissero: “O figliuola, che vai tu a quest’ora così sola faccendo per questa contrada?”

La giovane piagnendo rispose che aveva la sua compagnia nella selva smarrita e domandò come presso fosse Alagna; a cui il buono uomo rispose: “Figliuola mia, questa non è la via d’andare a Alagna; egli ci ha delle miglia più di dodici.”

Disse allora la giovane: “E come ci sono abitanze presso da potere albergare?”

A cui il buono uomo rispose: “Non ci sono in luogo niun sì presso, che tu di giorno vi potessi andare.”

Disse la giovane allora: “Piacerebbevi egli, poi che altrove andar non posso, di qui ritenermi per l’amor di Dio stanotte?”

Il buono uomo rispose: “Giovane, che tu con noi ti rimanga per questa sera n’è caro; ma tuttavia ti vogliam ricordare che per queste contrade e di dì e di notte e d’amici e di nemici vanno di male brigate assai, le quali molte volte ne fanno di gran dispiaceri e di gran danni; e se per isciagura, essendoci tu, ce ne venisse alcuna, e’, veggendoti bella e giovane come tu se’, e’ ti farebbono dispiacere e vergogna, e noi non te ne potremmo aiutare. Vogliantelo aver detto, acciò che tu poi, se questo avvenisse, non ti possi di noi ramaricare.”

La giovane, veggendo che l’ora era tarda, ancora che le parole del vecchio la spaventassero, disse: “Se a Dio piacerà, Egli ci guarderà e voi e me di questa noia; la quale se pur m’avenisse, è molto men male esser dagli uomini straziata che sbranata per li boschi dalle fiere.”

E così detto, discesa del suo ronzino, se n’entrò nella casa del povero uomo e quivi con essoloro di quello che avevano poveramente cenò, e appresso tutta vestita in su un lor letticello con loro insieme a giacer si gittò: né in tutta la notte di sospirar né di piagnere la sua sventura e quella di Pietro, del quale non sapea che si dovesse sperare altro che male, non rifinò.

E essendo già vicino al matutino, ella sentì un gran calpestio di gente andare: per la qual cosa levatasi, se n’andò in una gran corte, che la piccola casetta di dietro a sé avea, e vedendo dall’una delle parti di quella molto fieno, in quello s’andò a nascondere, acciò che, se quella gente quivi venisse, non fosse così tosto trovata. E appena di nasconder compiuta s’era, che coloro, che una gran brigata di malvagi uomini era, furono alla porta della piccola casa; e fattosi aprire e dentro entrati e trovato il ronzin della giovane ancora con tutta la sella, domandaron chi vi fosse.

Il buono uomo, non vedendo la giovane, rispose: “Niuna persona ci è altri che noi: ma questo ronzino, a cui che fuggito si sia, ci capitò iersera, e noi cel mettemmo in casa acciò che i lupi nol manicassero.”

“Adunque” disse il maggiore della brigata “sarà egli buon per noi, poi che altro signore non ha.”

Sparti adunque costor tutti per la piccola casa, parte n’andò nella corte: e poste giù lor lance e lor tavolacci, avvenne che uno di loro, non sappiendo altro che farsi, gittò la sua lancia nel fieno e assai vicin fu a uccidere la nascosa giovane e ella a palesarsi, per ciò che la lancia le venne allato alla sinistra poppa, tanto che col ferro le stracciò de’ vestimenti, laonde ella fu per mettere un grande strido temendo d’esser fedita; ma ricordandosi là dove era, tutta riscossasi, stette cheta.

La brigata, chi qua e chi là, cotti lor cavretti e loro altra carne e mangiato e bevuto, s’andaron pe’ fatti loro e menaronsene il ronzin della giovane. E essendo già dilungati alquanto, il buono uomo cominciò a domandar la moglie: “Che fu della nostra giovane che iersera ci capitò, ché io veduta non la ci ho poi che noi ci levammo?”

La buona femina rispose che non sapea e andonne guatando.

La giovane, sentendo coloro esser partiti, uscì del fieno: di che il buono uomo forte contento, poi che vide che alle mani di coloro non era venuta e faccendosi già dì, le disse: “Omai che il dì ne viene, se ti piace noi t’accompagneremo infino a un castello che è presso di qui cinque miglia, e serai in luogo sicuro; ma converratti venire a piè, per ciò che questa mala gente che ora di qui si parte se n’ha menato il ronzin tuo.” La giovane, datasi pace di ciò, gli pregò per Dio che al castello la menassero; per che entrati in via in su la mezza terza vi giunsero.

Era il castello d’uno degli Orsini, il quale si chiamava Liello di Campo di Fiore, e per ventura v’era una sua donna, la qual bonissima e santa donna era; e veggendo la giovane, prestamente la ricognobbe e con festa la ricevette e ordinatamente volle sapere come quivi arrivata fosse. La giovane gliele contò tutto. La donna, che cognoscea similmente Pietro, sì come amico del marito di lei, dolente fu del caso avvenuto; e udendo dove stato fosse preso, s’avisò che morto fosse stato. Disse adunque alla giovane: “Poi che così è che Pietro tu non sai, tu dimorerai qui meco infino a tanto che fatto mi verrà di potertene sicuramente mandare a Roma.”

Pietro, stando sopra la quercia quanto più doloroso esser potea, vide in sul primo sonno venir ben venti lupi, li quali tutti, come il ronzin videro, gli furon dintorno. Il ronzin sentendogli, tirata la testa ruppe le cavezzine e cominciò a volersi fuggire, ma essendo intorniato e non potendo gran pezza co’ denti e co’ calci si difese: alla fine da loro atterrato e strozzato fu e subitamente sventrato, e tutti pascendosi, senza altro lasciarvi che l’ossa, il divorarono e andar via. Di che Pietro, al qual pareva del ronzino avere una compagnia e un sostegno delle sue fatiche, forte sbigottì, e imaginossi di non dover mai di quella selva potere uscire.

E essendo già vicino al dì, morendosi egli sopra la quercia di freddo, sì come quegli che sempre da torno guardava si vide innanzi forse un miglio un grandissimo fuoco; per che, come fatto fu il dì chiaro, non senza paura della quercia disceso, verso là si dirizzò e tanto andò, che a quello pervenne; dintorno al quale trovò pastori che mangiavano e davansi buon tempo, da’ quali esso per pietà fu raccolto. E poi che egli mangiato ebbe e fu riscaldato, contata loro la sua disaventura e come quivi solo arrivato fosse, gli domandò se in quelle parti fosse villa o castello dove egli andar potesse. I pastori dissero che ivi forse a tre miglia era un castello di Liello di Campo di Fiore, nel quale al presente era la donna sua; di che Pietro contentissimo gli pregò che alcun di loro infino al castello l’accompagnasse, il che due di loro fecero volentieri.

Al quale pervenuto Pietro e quivi avendo trovato alcun suo conoscente, cercando di trovar modo che la giovane fosse per la selva cercata, fu da parte della donna fatto chiamare; il quale incontanente andò a lei, e vedendo con lei l’Agnolella mai pari letizia non fu alla sua. Egli si struggea tutto d’andarla a abracciare ma per vergogna, la quale avea della donna, lasciava; e se egli fu lieto assai, la letizia della giovane vedendolo non fu minore.

La gentil donna, raccoltolo e fattogli festa e avendo da lui ciò che intervenuto gli era udito, il riprese molto di ciò che contro al piacer de’ parenti suoi far voleva; ma veggendo che egli era pure a questo disposto e che alla giovane aggradiva, disse: “In che m’affatico io? Costor s’amano, costor si conoscono, ciascuno è parimente amico del mio marito, e il lor desiderio è onesto e credo che egli piaccia a Dio, poiché l’uno dalle forche ha campato e l’altro dalla lancia e amenduni dalle fiere salvatiche: e però facciasi.” E a loro rivolta disse: “Se pure questo v’è all’animo di voler essere moglie e marito insieme, e a me: facciasi, e qui le nozze s’ordinino alle spese di Liello; la pace poi tra voi e’ vostri parenti farò io ben fare.”

Pietro lietissimo, e l’Agnolella più, quivi si sposarono; e come in montagna si poté, la gentil donna fé loro onorevoli nozze, e quivi i primi frutti del loro amore dolcissimamente sentirono.

Poi, ivi a parecchi dì, la donna insieme con loro, montati a cavallo e bene accompagnati se ne tornarono a Roma: dove, trovati forte turbati i parenti di Pietro di ciò che fatto aveva, con loro in buona pace il ritornò; e esso con molto riposo e piacere con la sua Agnolella infino alla lor vecchiezza si visse. – 

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Ultimo aggiornamento: 07 settembre 2011