Giovanni Boccaccio

Il comento alla Divina Commedia

CANTO DECIMOSETTIMO

Edizione di riferimento:

Il comento alla Divina Commedia e gli altri scritti intorno a Dante di Giovanni Boccaccio  a cura di Domenico Guerri, (1880-1934)

Il comento alla Divina Commedia e gli altri scritti intorno a Dante", di Giovanni Boccaccio, a cura di Domenico Guerri; collezione Scrittori d'Italia, 85;  Tre volumi; Laterza Editore; Bari, 1918

 

edizione elettronica di riferimento

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CANTO DECIMOSETTIMO

[Lez. LX]

- «Ecco la fiera con la coda aguzza», ecc. Il presente canto si continua col precedente assai evidentemente, in quanto nella fine del precedente ha dimostrato come, per lo segno fatto da Virgilio, vedesse sotto l'acqua una figura, la qual notando veniva insú, cioè verso la sommitá del fiume; e nel principio di questo dimostra questa figura esser pervenuta a riva. E dividesi il presente canto in tre parti: nella prima discrive la forma della figura venuta; nella seconda dimostra l'afflizione degli usurieri; nella terza dimostra come, salito sopra le spalle di quella figura, insieme con Virgilio fosse passato, e trasportato del settimo cerchio dello 'nferno nell'ottavo. La seconda comincia quivi: «Quivi 'l maestro»; la terza quivi: «Ed io, temendo».

Comincia adunque cosí: - «Ecco la fiera»; chiamala «fiera» dal suo fiero e crudele effetto; «con la coda aguzza», cioè aguta e pugnente piú che alcun ferro, «che passa i monti», cioè le durissime e grandi cose, «e rompe i muri», della cittá e di qualunque fortezza, «e l'armi» (supple) passa e rompe di qualunque fortissimo e ardito cavaliere; «Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza», - cioè corrompe e guasta col suo iniquo è fraudolente adoperare. E dice «ecco» demonstrative, percioché, allora quando Virgilio cominciò a parlare, giugneva questa fiera sopra l'acqua del fiume dal lato loro.

«Sí cominciò», come detto è, «lo mio duca a parlarmi». Poi dice: «Ed accennolle», poi che cosí ebbe detto, «che venisse a proda», cioè sopra la riva del fiume, «Vicino al fin de' passeggiati marmi». Pon qui la spezie per lo genere, cioè «marmi» per «pietre»: è il marmo, come noi veggiamo, una spezie di pietra bianchissima e forte. E dice «passeggiati marmi», percioché, passeggiando, eran venuti su per l'argine del fiume infin quivi; il qual argine ha di sopra dimostrato che era divenuto pietra: vuol dunque qui dire che Virgilio le fece cenno che ella venisse insino al luogo dove essi, passeggiando, erano pervenuti.

«E quella sozza immagine di froda». Manifesta l'autore qui di che cosa questa fiera fosse immagine, e dice che era «di froda»: la qual froda che cosa sia si dimostrerá appresso. «Sen venne», per lo cenno fattole da Virgilio, «ed arrivò», cioé mise sopra la riva, «la testa e 'l busto», cioè il rimanente del corpo; «Ma 'n su la riva non trasse la coda»; e cosí mostra che quella si rimanesse coperta nell'acqua.

«La faccia sua», di questa fiera, «era faccia d'uom giusto, Tanto benigna», mansueta e piacevole, «avea di fuor la pelle», cioè l'apparenza; «E d'un serpente» era «tutto l'altro fusto», della persona di questa fiera. «Due branche», cioè due piedi artigliati, come veggiamo che a' dragoni si dipingono, «avea pelose infin l'ascelle», cioè infino sotto le ditella; «Lo dosso e 'l petto ed amendue le coste», cioè tutto il corpo, fuor che la testa e 'l collo e la coda, «Dipinte avea», ornate, come naturalmente hanno molti animali, «di nodi», cioè di composti, li quali parevano nodi, «e di rotelle», di figure ritonde.

«Con piú color sommesse e sopraposte», a variazion dell'ornamento, «Non fer mai drappi tartari né turchi», li quali di ciò sono ottimi maestri, sí come noi possiam manifestamente vedere ne' drappi tartareschi, li quali veramente sono si artificiosamente tessuti, che non è alcun dipintore che col pennello gli sapesse fare simiglianti, non che piú belli.

Sono i tartari. . .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  . 

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Ultimo aggiornamento: 08 ottobre 2011