Petri Bembi

De Aetna

Nota introduttiva

Edizione di riferimento

Petri Bembi, De Aetna, impressum Venetiis in aedibus Aldi Romani, mense febrvario anno .M.VD.

Nota introduttiva

di Fabio Massimo Bertolo

Nel febbraio del 1496 (1495 more veneto) Aldo Manuzio dava alle stampe un'operetta giovanile di Pietro Bembo dal titolo De Aetna: si tratta di un dialogo tra Pietro e il padre Bernardo, resoconto ragionato del soggiorno in Sicilia (1491-1494) dell'umanista veneziano alla scoperta della civiltà e della cultura greca.

 L'opuscolo, dedicato ad Angelo Gabriele, consta di 30 carte suddivise in 4 fascicoli (A-C8 D6), sottoscritto al verso dell'ultima carta:

 IMPRESSVM VENETIIS IN

AEDIBVS ALDI RO

MANI MENSE FE

BRVARIO AN

NO . M .

.VD.

 Si tratta della prima opera latina impressa da Aldo, la quarta edizione in ordine di tempo uscita dalla sua tipografia ad un anno circa dalla grammatica greca del Lascaris; il manoscritto utilizzato per la composizione del testo, una bella copia recante numerose correzioni d'autore, venne presentato ad Aldo proprio da Pietro Bembo, di ritorno dal viaggio in Sicilia.

Lo stesso punzonista che realizzò il set di caratteri greci della grammatica (G 125, tipo 1*), Francesco Griffo da Bologna, fu l'artefice dell'elegante serie di caratteri romani adottati nel De Aetna: un romano 114 di straordinaria eleganza e nitore, probabilmente modellato sull'esempio calligrafico di un manoscritto della biblioteca di Bernardo Bembo (si tratta delle Silve di Stazio, attualmente conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3283), forse opera di Bartolomeo Sanvito.

Tale carattere ha esercitato una rilevante influenza nella storia del design tipografico, fornendo ispirazione ai vari Garamond, Granjon, Bodoni, sino a giungere nei tempi nostri a Stanley Morison, che modellò sul "Bembo" il font della monotype del 1929, e ai moderni wordprocessor e desktop editing, che includono normalmente un "Bembo type" nel set standard di caratteri. Il disegno del corpo tipografico assieme all'armoniosa struttura del layout di pagina sono il perfetto risultato dell'ideale umanistico di recupero delle proporzioni classiche.

Uno studiato equilibrio di proporzioni sottende ai rapporti che s'instaurano tra le dimensioni del carattere, lo specchio di stampa e il bianco dei margini circostanti, secondo precisi modelli matematico-geometrici che rimandano ai principi della sezione aurea e della proporzione sesquialtera.

L'esemplare del De Aetna che qui offriamo in riproduzione digitale è recentemente apparso in un'asta italiana di Christie's (Roma, 10 giugno 1997, Piazza Navona 114 - Palazzo Lancellotti). L'aggiudicazione d'asta per 464 milioni di lire ad un collezionista italiano rappresenta il prezzo più alto mai raggiunto per la vendita di un libro in Italia e il secondo record mondiale per un'edizione aldina. Il libro appariva in perfetto stato di conservazione, carta bianchissima, ampi margini (dimensioni carta 198 x140 mm.) e rimarcabile freschezza del carattere. Presentava una numerazione progressiva da 101 a 130, segno di una originaria provenienza da miscellanea. Secondo l'autorevole Incunable Short Title Catalogue (ISTC) gli esemplari attualmente esistenti in biblioteche pubbliche nel mondo sono 32, mentre all'incirca un'altra decina di copie sono in mano di privati. Ma il valore dell'opera non risiede tanto nella pur notevole rarità, quanto piuttosto per la sua natura di cimelio bibliologico che testimonia uno dei livelli più alti raggiunti dall'arte tipografica in ogni epoca.

In assenza di esplicite dichiarazioni da parte di Aldo, è ben probabile che Bembo stesso finanziasse la stampa dell'opera - non certo facilmente vendibile - da distribuire ad amici e conoscenti; diversamente, Aldo potrebbe aver pagato tale edizione per sdebitarsi con la famiglia Bembo (padre e figlio), alla cui biblioteca aveva di frequente attinto alla ricerca di buoni manoscritti da imprimere. Il connubio tra Pietro e Aldo continuò ancora a lungo; significativamente i due si ritrovarono di nuovo assieme a Francesco Griffo per sottoscrivere la prima edizione in ottavo impressa da Aldo con il nuovo rivoluzionario carattere corsivo disegnato sempre dal bolognese (Virgilio, 1501), a segnare ancora una volta una tappa importante nella storia della tipografia.

Nel febbraio del 1496 (1495 more veneto) Aldo Manuzio dava alle stampe un'operetta giovanile di Pietro Bembo dal titolo De Aetna: si tratta di un dialogo tra Pietro e il padre Bernardo, resoconto ragionato del soggiorno in Sicilia (1491-1494) dell'umanista veneziano alla scoperta della civiltà e della cultura greca.

 

L'opuscolo, dedicato ad Angelo Gabriele, consta di 30 carte suddivise in 4 fascicoli (A-C8 D6), sottoscritto al verso dell'ultima carta:

IMPRESSVM VENETIIS IN

AEDIBVS ALDI RO

MANI MENSE FE

BRVARIO AN

NO . M .

.VD.

Si tratta della prima opera latina impressa da Aldo, la quarta edizione in ordine di tempo uscita dalla sua tipografia ad un anno circa dalla grammatica greca del Lascaris; il manoscritto utilizzato per la composizione del testo, una bella copia recante numerose correzioni d'autore, venne presentato ad Aldo proprio da Pietro Bembo, di ritorno dal viaggio in Sicilia.

Lo stesso punzonista che realizzò il set di caratteri greci della grammatica (G 125, tipo 1*), Francesco Griffo da Bologna, fu l'artefice dell'elegante serie di caratteri romani adottati nel De Aetna: un romano 114 di straordinaria eleganza e nitore, probabilmente modellato sull'esempio calligrafico di un manoscritto della biblioteca di Bernardo Bembo (si tratta delle Silve di Stazio, attualmente conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3283), forse opera di Bartolomeo Sanvito.

Tale carattere ha esercitato una rilevante influenza nella storia del design tipografico, fornendo ispirazione ai vari Garamond, Granjon, Bodoni, sino a giungere nei tempi nostri a Stanley Morison, che modellò sul "Bembo" il font della monotype del 1929, e ai moderni wordprocessor e desktop editing, che includono normalmente un "Bembo type" nel set standard di caratteri. Il disegno del corpo tipografico assieme all'armoniosa struttura del layout di pagina sono il perfetto risultato dell'ideale umanistico di recupero delle proporzioni classiche.

Uno studiato equilibrio di proporzioni sottende ai rapporti che s'instaurano tra le dimensioni del carattere, lo specchio di stampa e il bianco dei margini circostanti, secondo precisi modelli matematico-geometrici che rimandano ai principi della sezione aurea e della proporzione sesquialtera.

L'esemplare del De Aetna che qui offriamo in riproduzione digitale è recentemente apparso in un'asta italiana di Christie's (Roma, 10 giugno 1997, Piazza Navona 114 - Palazzo Lancellotti). L'aggiudicazione d'asta per 464 milioni di lire ad un collezionista italiano rappresenta il prezzo più alto mai raggiunto per la vendita di un libro in Italia e il secondo record mondiale per un'edizione aldina. Il libro appariva in perfetto stato di conservazione, carta bianchissima, ampi margini (dimensioni carta 198 x140 mm.) e rimarcabile freschezza del carattere. Presentava una numerazione progressiva da 101 a 130, segno di una originaria provenienza da miscellanea. Secondo l'autorevole Incunable Short Title Catalogue (ISTC) gli esemplari attualmente esistenti in biblioteche pubbliche nel mondo sono 32, mentre all'incirca un'altra decina di copie sono in mano di privati. Ma il valore dell'opera non risiede tanto nella pur notevole rarità, quanto piuttosto per la sua natura di cimelio bibliologico che testimonia uno dei livelli più alti raggiunti dall'arte tipografica in ogni epoca.

In assenza di esplicite dichiarazioni da parte di Aldo, è ben probabile che Bembo stesso finanziasse la stampa dell'opera - non certo facilmente vendibile - da distribuire ad amici e conoscenti; diversamente, Aldo potrebbe aver pagato tale edizione per sdebitarsi con la famiglia Bembo (padre e figlio), alla cui biblioteca aveva di frequente attinto alla ricerca di buoni manoscritti da imprimere. Il connubio tra Pietro e Aldo continuò ancora a lungo; significativamente i due si ritrovarono di nuovo assieme a Francesco Griffo per sottoscrivere la prima edizione in ottavo impressa da Aldo con il nuovo rivoluzionario carattere corsivo disegnato sempre dal bolognese (Virgilio, 1501), a segnare ancora una volta una tappa importante nella storia della tipografia.

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