Andrea da Barberino

I REALI DI FRANCIA

A CURA DI

 GIUSEPPE VANDELLI

 E

 GIOVANNI GAMBARIN

Appendice

Edizione di riferimento

Andrea da Barberino, I Reali di Francia, a cura di Giuseppe Vandelli e Giovanni Gambarin, Gius. Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librai, Bari 1947

I REALI DI FRANCIA

Appendice

 

 

 I CAPITOLI XIII-XXV DEL LIBRO II.

SECONDO LA LEZIONE DEL CODICE MAGLIABECHIANO

[Capitolo XIII.]

... intorno al castello. E la mattina Tibaldo si levò, e venne alla finestra, e vidde quella gente. Incontanente mandò per Fioravante, e Fioravante venne a lui, e Tibaldo disse: «Vedi, Fioravante, che noi siamo assediati qui». E Lione venne a Tibaldo e disse: «Sire Tibaldo, che vogliamo noi fare?». Allora disse Tibaldo: «Lione, vattene; che io farò bene quello che io arò a fare». E egli se n'andò molto adirato, e trovò Lionello, e disse: «Fratello mio, Tibaldo m'ha cacciato». E stettono tutta quella notte e il dí ; e Tibaldo non aveva detto a Fioravante questo, come egli facesse, e andossene la sera a dormire egli e Riccieri. E Tibaldo mandò per tutti a dieci capitani che erano sotto di lui, e disse loro: «Non vi disarmate, e state tutti acconci; e quando voi udirete sonare il corno, siate tutti quanti a me». E eglino rispuosono: «Messere, e' sarà fatto il vostro comandamento». E Tibaldo vegghiò tutta quella notte; e quando venne l'ora della mezzanotte, e Lione e Lionello s'armorono di tutte arme, e montarono a cavallo, e uscirono fuori, e giunsono alla porta: e le guardie sentirono, e cominciarono a saettare. Allora eglino dissono: «Non saettate, che noi siamo Lione e Lionello». Allora fu loro aperta la porta, e eglino dissono: «Noi andremo a guadagnare». E uscirono del castello, e andorono verso el campo, e giunsono al padiglione dove era il re Balante che giucava a scacchi co' suoi baroni a lume di torchi. E Lione e Lionello salutorono il re, e il re alzò la testa, e vidde e' suoi nipoti, e corse incontanente abracciargli, e disse: «Voi siate e' benvenuti». E trassegli da una parte e disse: «Come avete voi fatto di quello che voi mi mandasti a dire per lo vostro valletto?». Rispose Lione e Lionello: «Noi faremo sí, che noi vi daremo il castello; e poi noi vogliamo stare con voi». Allora disse il re: «Bene mi piace»; e incontanente fece recare uno libro, e giurorono che farebbono quello che eglino avevano a fare. E allora dissono Lione e Lionello: «Voi ci darete quantità di monete d'oro e d'argento, acciò che paia che noi abbiamo rubato; e poi voi verrete con la vostra gente, e noi faremo sí, che la porta ci sarà aperta». Allora disse il re: « Ben mi piace » ; e fece dare loro buona quantità di monete d'oro e d'argento, acciò che paia ch'eglino abbino rubato. E' dissono: « Poi voi verrete con la vostra gente, e noi faremo sí, che la porta ci sarà aperta ». E il re fece dare loro alquante some di panni e altre cose. Allora Lione e Lionello si partirono, e vennono alla porta, e dierono alle guardie certe di quelle monete e altre robe, e dissono alle guardie: « Queste abbiamo noi guadagnate stanotte ; e togliete e portate a casa vostra; e noi guarderemo la porta tanto che voi tornerete ». E tutte le guardie dissono : « Bene ci piace » ; e tutta la roba portarono a casa loro, e Lione e Lionello rimasono alla porta. E allora il re Balante fece armare tutta sua gente, e montarono a cavallo, e vennono su nel poggio, e vennono su al castello; e quanta gente trovorono, tutti gli missono al taglio delle spade, e Lione e Lionello gli missono per cosí fatto modo voi avete udito. Molto poca gente ne camporono, che non fossono mandati al taglio delle spade e delle lance; e poi andorono dintorno al palagio, e trovorono a dormire Fioravante e Riccieri, e legarono loro le mani inanzi ch'eglino si risentissino, sí dormivano forte; e quando eglino gli ebbono cosí legati, eglino gli feciono risentire. E quando Fioravante si senti cosí preso e legato, trasse gran guai e disse: «O me lasso! chi m'ha cosí preso? Siete voi saraini o cristiani?». Allora rispuosono: «Noi siamo saraini, e non siamo cristiani ». E incontanente feciono torre tutte l'arme di Fioravante e di Riccieri e i loro buoni destrieri; e cosí legati amendue gli menarono dinanzi al re Balante. Quando lo re gli vidde, egli disse: «Per mia fe', costoro sono bene cavalieri, ch'io non voglio che muoino!». E comandò che fussino amendue bene guardati.

Quando lo re Balante entrò drento con la sua gente, Tibaldo lo sentí, e immantanente uscí fuora celatamente per una altra porta con alquanti della sua gente, e andò in Dardenna, e fu dinanzi al re Fiore.

Capitolo XIV.

 Come il re Balante fece disfare il castello di Monalto,

e come ne meno rono presi Fioravante e Riccieri in Balda.

Essendo presi Fioravante e Riccieri, il re Balante die' ordine a fare disfare il castello e di menare Fioravante e Riccieri in Balda per mettergli in prigione, e molti baroni e cavalieri. E fece imprigionare Fioravante e Riccieri in assai cortese prigione, e diegli a guardia due donzelli di Galerana e di Drugiolina la bella, figliuole del re Balante. E il re Balante chiamò quelle due donzelle, e disse loro: «Figliuole mie, questi due cavalieri cristiani mi paiono due de' più belli cavalieri del mondo; e se eglino volessino tornare alla nostra fede, io darò per marito l'uno di loro a una di voi, e l'altro all'altra. E però vi comando che voi guardiate ch'eglino non abbino niuno disagio di mangiare né di bere né di dormire ; ma io vi voglio bene ricordare che voi abbiate l'occhio ch'eglino siano bene guardati per gli vostri donzelli, a cui io gli ho dati in guardia». Allora rispuose Galerana e Drugiolina la bella: «Fatto sarà vostro comandamento». E passati alquanti giorni, disse uno giorno Galerana, ch'era la maggiore, a Drugiolina: «Vogliamo noi andare a vedere e' nostri prigioni?». Disse Drugiolina: «Facciamo quello che ti piace». Allora elle si mossono, e andorono alla prigione dove era Fioravante e Riccieri, e chiamorono le guardie loro, e entrorono drento. E viddono Riccieri e Fioravante che sedevano; e Fioravante molto si lamentava, e diceva: «Molto mi duole, compagno mio, che per me tu se' preso e se' imprigionato; ma se tu fussi di fuori e tu sapessi ch'io fussi in prigione, io cognosco ch'egli è tanto l'amore che tu mi porti, che tu ti metteresti a partito di morire per iscamparmi». E Riccieri disse: « Mettere' mi a ogni grande pericolo, ben ch' io credessi morire, pure che tu campassi, imperò ch' io conosco in voi tanta prodezza, che bene mi caveresti d'ogni pericolo. E se noi non fossimo stati a dormire, veramente noi non saremmo cosí tristamente stati presi e legati, pure che noi avessimo potuto porre le mani in su le nostre arme, però che con le spade in mano aremmo dato loro delle nostre ferite. Ora siamo e tu e io in prigione, e non possiamo pure avere del pane per mangiare». Udendo le donzelle cosí lamentare Fioravante, disse Drusolina la bella: «Che peccato è di cosí bellissimi cavalieri a lasciargli morire in cotale maniera! E perché e' siano cristiani, forse che torne ranno alla nostra fede, e torrannoci per moglie. Però a me pare che noi non gli abbandoniamo». Rispose Galerana: «In verità tu hai bene detto, e cosí facciamo sanza alcuno dimoro». Le donzelle si tornarono alle loro magioni, e molto dilicatamente feciono provedere da mangiare e da bere, e feciono portare a loro; e quando le donzelle scesono giù, e feciono recare giù queste buone vivande, eglino ne feciono grande maraviglia, e Riccieri disse: «Ancora ho io speranza in Dio nostro Signore, che non ci lascierá perire». E le donzelle giunsono a loro e salutorongli molti gentilemente, e eglino risposono loro molto graziosa e benignamente, e molto si vergognorono; e quando viddono venire quelle due donzelle a loro, si feciono grande maraviglia. E le donzelle dissono: «Noi v'abbiamo recato da mangiare». Rispose Fioravante: «Grande bisogno n'abbiamo». Allora le donzelle trovarono il pane e 'l vino e l'altre buone vivande che avevano fatto apparecchiare, e puosonsi le donzelle a mangiare con loro. Quando Fioravante e Riccieri ebbono mangiato, e tornò loro il colore alquanto nella faccia, allora Drusolina la bella ragguardò Fioravante, e incontanente fu presa del suo amore; e similemente ancora Galerana; e ognuna di loro non si ardiva di dirlo all'altra, e non sapevano la voglia l'una dell'altra. Ma quando elle ebbono mangiato a loro piacere, disse Galerana: «Sorella mia, io sono sí innamorata d'uno di quelli due cavalieri, che non truovo luogo né riposo». Rispose Drusolina: «In verità ti dico ch' io sono sí innamorata, che io non so che mi fare né che mi dire». Disse Galerana: «Deh, dimmi, sorella, di quale tu se' innamorata?». E ella rispose: «Sono innamorata di quello più giovane e più grande della persona». Rispose Galerana: «Io innamorai di lui prima di te». Rispose Drusolina: «Incontanente egli mi gittò e' suoi occhi a dosso». Allora Galerana levò la mano, e vollele dare nel viso. Allora disse Drusolina: «Se non fusse che tu se' mia maggiore sirocchia, io ti darei tale [nella bocca], che tu non parresti mai femmina fra l'altre». Rispose Galerana: «Non facciamo quistione insieme, ma facciamo una cosa: andiamo a lui alla prigione, e sappiamo da lui chi egli ama più, o te, o me». Disse Drusolina: «Tu hai ben detto; andianvi». E quando furono alla prigione, elleno si posono amendue a sedere: e Galerana disse: «Sire cavaliere, io t' ho donato lo mio amore, e sí ti priego che tu mi doni il tuo ; e dimmi il vero se tu m'ami più che costei, o se tu ami più lei che me ». Allora parlò Drusolina e disse: «Sire cavaliere, intendete me. Io sono sí forte innamorata di voi, che se voi non mi donate il vostro amore, io me ne morrò». Rispose Galerana: «Non ci è a dire più nulla, se non che voi guardiate me e guardiate lei, e quale più vi piace, pigliate». Rispose Fioravante e disse: « In verità assai mi piace l'una e l'altra; ma bene vi dico che, se io fossi messo alle prese, io prenderei inanzi Drusolina che Galerana». Allora Galerana se n'andò al suo palagio, il quale era sopra alla marina, e entrò nella camera, e cominciò a fare uno grande pianto, e lamentandosi cominciò a dire: «Io voglio morire per lo suo amore ». E pel grande dolore che al cuore gli venne per le parole che aveva dette Fioravante, cioè che amava più Drusolina che lei, strinse le pugna e cadde morta. E di queste cose Drusolina non sa niente, perciò che ella rimase con Fioravante; e volendosi partire, Drusolina disse: «Io voglio tornare al mio palagio reale», E andonne alla camera dove dimorava Galerana, e trovolla morta di dolore per quelle parole che Fioravante aveva loro dette. E sentendo che messer lo re Balante tornava, diliberò prima pigliare partito, e guardò la sera che niuno della casa non sentissino niente che Galerana fosse cosí morta: ella andò soletta, e gittolla dalla finestra alla marina. E quando venne la mattina vegnente, e Drusolina andò alla prigione a Fioravante, e disse la cagione bellamente, acciò che le guardie non sentissono niente, e disse [a] Fioravante: «La mia sorella Galerana si è morta per lo vostro amore». Allora Fioravante rispose e disse: «In verità bene ne sono dolente». Disse Drusolina: «Io la gettai in mare, acciò che della morte sua non se ne senta alcuna cosa». Disse Fioravante: «Voi avete fatto prudentemente». Allora Drusolina, come infiammata del suo amore, gli si gittò al collo e abracciollo, e disse: «Sire, non lasciate per rispetto del compagno vostro che voi non prendiate sollazzo e gioia della persona mia». E Fioravante rispose: «Dama sappiate certamente che io non arò a fare di voi carnalmente, se voi non vi fate prima cristiana». Allora ella disse: «Io sono molto contenta di farmi cristiana, però ch' io voglio sempre essere al vostro comandamento, e fare e dire ogni vostro talento». Disse Drusolina: «Volete voi uscire di prigione?». Disse Fioravante: «Io voglio imprima vedere se 'l mio padre, re di Francia, mi manda soccorso, però che io sono certo che, come egli saprà che io e il mio fedele compagno siamo in prigione, egli provederá di soccorso». E Drusolina disse: «Dunche siete voi figliuolo del re di Francia? Ed io vi dico, per mia fede, che io vi voglio dieci cotanti più bene che prima». Allora, stando in maggiore amore e in più grande benivolenza insieme, che non era prima, disse Drusolina: «Sire, quando piacesse a voi, io voglio celatamente fare che voi e 'l vostro compagno abbiate le vostre arme; e poi, quando voi vorrete uscire di prigione, sí me lo direte, e io ve ne caverò».

Capitolo XV.

Come il maliscalco del re, Tibaldo, andò al re Fiore, e piangendo disse

quello che Lione e Lionello avevano fatto del tradimento di Monalto.

Era giunto dinanzi al re Fiore il maliscalco del re, Tibaldo, e incominciò fortemente a piagnere e con grandi singhiozzi incominciò a parlare dicendo: «Magnifico re, signore nostro, merzé per Dio! Sappia la vostra Maestà come e' vostri figliuoli Lione e Lionello sono in Balda col re Balante e col re Galerano, e hanno tanto fatto, che Fioravante e Riccieri sono in prigione, e molti de' suo baroni e cavalieri, e non so s'eglino sono vivi o morti». E Tibaldo, ch'era giunto dinanzi al re Fiore, disse: «Io mi viddi sanza alcuna speranza, e convennemi fuggire con la mia gente, e a pena potemmo campare; e Lione e Lionello stanno col re Balante». E allora il re rispose a Tibaldo: «Saprestimi tu dire chi era quello bello cavaliere?». Rispose Tibaldo: «Certamente sí, avvisando la vostra Maestà ch'egli è Fioravante, figliuolo del re di Franza». Allora il re Fiore si diede delle mani nel viso e trasse grandi guai, e disse: «Io non sarò ma' più lieto in vita mia, imperò ch'egli era mio nipote; ma se mai io potrò porre le mani a dosso a Lione e a Lionello, incontanente gli farò impiccare per la gola». E a Tibaldo disse: «Ora intendi, Tibaldo, che Fioravante è mio nipote, e a ragione non poteva avere Uliana, mia figliuola, per moglie». Allora Tibaldo rispose: «Signore, voi sapete bene che voi l'avevate promessa a me, e per ragione debbe essere mia». E il re cosí gliele consentí. E di poi il re disse: «Io voglio incontanente mandare uno messaggio al re di Francia, significandogli come Fioravante e il suo compagno Riccieri sono in prigione in Balda». E incontanente scrisse lettere, e con prestezza le mandò; e comandò a' messaggi che mai non restassino né dí né notte di camminare, tanto che fossino giunti in Franza al re; e' quali messaggi cosí feciono. E come furono giunti dinanzi al re, s' inginocchiorono e posongli la lettera del re Fiore in mano; e il re la fece di presente aprire e leggere, e quando intese che Fioravante, suo figliuolo, e Riccieri, suo buono compagno, erano presi da' saraini e che erano in prigione, ebbe allora il maggiore dolore che mai potesse avere. E incontanente ebbe il suo consiglio, ed ebbe ordinata una bella e nobile ambasceria, e mandolla allo Apostolico di Roma, significando come Fioravante suo figliuolo e Riccieri paladino erano presi dagli saracini in Balda, e che la Santità sua facesse ragunare il maggiore sforzo che egli potesse, e venissino in Franza: «e io farò ragunare la mia gente, e poi andrò a Balda, a riscuotere Fioravante e Riccieri di prigione».

Capitolo XVI.

Come il papa passò per Toscana e per Lombardia, e andò in Franza

con compagnia di dodici cardinali e con sessanta migliaia di buoni cavalieri.

Quando il papa ebbe intesa l'ambasciata, fece subitamente ragunare suo sforzo, e mossonsi da Roma con dodici cardinali in sua compagnia e bene sessanta migliaia di buoni cavalieri; e venne per Toscana e per Lombardia, e passò in Franza. E sentendo il re come il papa personalemente venia con grandissima compagnia, subitamente gli si fece incontro con grande quantità di baroni e di signori e di cavalieri; e come furono acozzati insieme, il re con grandissima riverenza si cavò la corona di capo e disse: «Padre santissimo, io vi raccomando il mio figliuolo Fioravante». Allora il santo Padre gli disse: «Tu puoi assai chiaramente vedere se egli mi cale del tuo figliuolo, che io in persona co' miei cardinali e tanta buona gente siamo venuti alla tua requisizione». E il re rispose: «Mille merzé n'abbiate voi, Padre santissimo!». E quando furono riposati due giorni, e il re fece raunare tutta la sua gente; e quando furono ragunati tutti, si trovarono centocinquanta migliaia di cavalieri, e all'onore di Dio e della Vergine Maria tennono il cammino verso Dardenna. E quando furono presso alla terra, la novella andò al re Fiore sí come il re di Franza veniva con grandissima moltitudine di cavalieri. Allora il re Fiore si gli fece incontro con grandissima gente; e quando il re vidde l'Apostolico di Roma, si trasse la corona di capo, e fecegli tanto onore e riverenza, quanto seppe e potè ; e quando vidde il re Fiorello, feciono grande festa insieme, e entrarono col Padre santo insieme nella terra. E quando furono bene riposati, e il re Fiorello di Franza domandò de' suoi figliuoli. Allora il re Fiore incominciò a lagrimare, e disse: «E' miei figliuoli m'hanno morto e vituperato. Fioravante mi capitò alle mani, e io non lo conobbi, né lui né 'l compagno, e mai seppi chi eglino si fussino insino che eglino furono presi». E stando in questo ragionamento, Tibaldo di Limia giunse in sul palagio; e giugnendo alla camera, e' vidde tutti questi signori che stavano molto pensosi. Egli con grandissima riverenza s'inginocchiò, faccendo quella riverenza che si richiedeva a tanti e tali signori come erano costoro.

Capitolo XVII.

Come il re di Francia fece molte carezze a Tibaldo,

e domandollo in che modo Fioravante fu preso.

Domandando il re di Franza il re Fiore: «Chi è costui il quale è qui venuto?», disse il re Fiore: «Costui è quello con cui era Fioravante, quand'egli fu preso». Allora il re di Franza l'abracciò e baciò, e disse: «Io vi priego che voi mi diciate in che modo egli fu preso il mio figliuolo Fioravante». Allora Tibaldo disse: «Se voi volete che io ve lo dica, fatemi impromettere al mio signore, che è qui presente, che è qui presente, che mi perdoni se io in alcuna cosa fallassi ». E il re Fiore non aspettò che il re di Franza gli dicesse alcuna cosa, ma per se medesimo gli disse: «Tibaldo, di' sicuramente come il fatto è passato, e in che modo tu scampasti..., e che, se Fioravante fosse stato conosciuto, non lo arebbono menato pregione, anzi l'arebbono morto, imperò che eglino gli volevano gran male». Allora lo re di Franza disse: « Non ci è da dire più, né da stare a perder più tempo, anzi andiamo lá prestamente». E incontanente tutti uscirono fuori della terra, e trovoronsi in numero circa a dugento migliaia di buoni cavalieri; e montorono a cavallo tutti bene armati, e andarono verso Balda, e la notte vegnente puosono l'assedio d'intorno alla terra di Balda. E la mattina lo re Balante si levò, e vidde questa gente, e incontanente se ne andò al re Galerano, suo fratello, e disse: «Che faremo? Tu vedi quanta gente ci è venuta a dosso: vogliamo noi uscire loro a dosso con la nostra gente?». Rispose Galerano: «A me pare che noi non istiamo a vedere ». Incontanente mandarono uno bando che tutta la loro gente si debba ragunare, cavalieri e pedoni, e sanza alcuno indugio fossono tutti armati; e ragunorono cento migliaia di buoni cavalieri, e più non ne poterono avere. E Drusolina si stava alla pregione con Fioravante; e cosí stando, sentirono il romore che si faceva per la terra. Allora Fioravante disse: «Madonna, io vi priego che vi piaccia dirmi che romore è quello che si fa per la terra». E Drusolina incontanente si mosse, e andò alla madre, e disse: «Madonna, io mi levo da dormire, e parmi sentire uno grande romore. Che romore è egli quello ch'io sento?». E la madre gli disse: «Guarda bene i prigioni che tu hai a guardia, imperò che ci è venuto a dosso tutta la cristianità». E Drusolina disse: «Madonna, e' sarà bene fatto». E incontanente tornò alla prigione a Fioravante, e disse: «Amore mio e vita mia, il tuo padre, signore e re di Franza, è venuto con tutta cristianità, e ancora il papa con dodici cardinali, per trarti di prigione». Allora disse Fioravante: «Io ti priego per lo mio amore che tu mi apparecchi e rechi le mie arme e quelle di Riccieri, e gli nostri cavalli». E Drusolina andò, e fece quello che bisognava, e disse a Fioravante: «Vuoi tu uscire di prigione?». E Fioravante disse: «Andate in su la torre, e porrete mente come la nostra gente si porta; e se voi vedessi ch' e' cristiani perdessino, venitecelo a dire, e noi gli riscoteremo; e se eglino vincono l'altra parte, noi non vogliamo uscire di prigione». E Drusolina si mosse, e andò in sulla torre, e stava a vedere se lo re Balante e il re Galerano uscivano fuori con la loro gente, e vidde ch'eglino erano usciti. E quando furono nel campo, incontanente feciono le loro schiere; e i primi uomini che si levassino furono Lione e Lionello, che andorono inanzi al re Balante e al re Galerano, e dissono: «Noi vogliamo uno grande dono da voi». E lo re disse: «Domandate quello che vi piace». E eglino dissono: «Noi vogliamo essere amendue e' primi feritori che comincino la battaglia incontro al nostro padre, e di certo noi ve lo recheremo vivo o morto o preso». E egli disse: «Abbiate la grazia»; e diede loro la prima schiera, e disse loro: «Ora siate prodi uomini; e io vi prometto che, se voi me lo recherete o morto o preso, il vostro padre, o vero lo re di Franza, o vero l'Apostolico di Roma, io vi chiamerò signori di cristianità, che all'uno darò la corona di Franza, e l'altro farò imperadore di Roma». Allora si partirono con la loro gente, e andorono incontro a' cristiani. E quando Tibaldo vide venire Lione e Lionello, incontanente gli conobbe, e andò al re Fiore di Dardenna, e inginocchiossi a' suoi piedi, e disse: «Io v'addimando la prima battaglia, e vogliola cominciare prima ch'altro uomo». E il re gli disse: «Va al re di Franza, che io per me sono contento, e dottene la parola, se te la dá egli». Allora Tibaldo si mosse, e andò al re di Franza, e inginocchiossigli a' piedi, e disse: «Re del mondo, Iddio, adempì e' vostri disideri! Io v'addimando una grande grazia». E lo re disse: «Addomanda ciò che tu vuoi». E egli addomandò d'essere il primo uomo che cominci la battaglia. E il re disse: «Io per me ti do la parola, ma egli è degna cosa di rendere onore al papa, e però va' a lui, e addomandala». E Tibaldo cosí fece; e, fatte le debite riverenze, il papa gli misse la mano in capo e disse: «Con la benedizione di Dio e con la mia sia cominciatore, e fa' che sia prode uomo e ardito cavaliere». Allora Tibaldo si partí dal papa, e andò al re di Franza dicendo: «Quando a voi pare, e' sarebbe tempo che voi facciate le schiere». E il re disse: «Hai tu auta la parola da l'Apostolico?». E Tibaldo disse: «Signore, veracemente egli m'ha data la parola». Allora il re di Franza fece una schiera di quaranta migliaia di cavalieri, e diegli a Tibaldo, dicendogli: «Io ti priego per mio amore che tu sia pro' cavaliere». E poi fece un'altra schiera, la quale fu di cinquanta migliaia di cavalieri, e diella al re Fiore, e disse: «Fratello mio, togli questa gente, e va a Tibaldo, e fa che tu sia prode uomo; e priegoti che tu sia il secondo che percuota apresso di lui». La terza schiera tenne per sé e pel papa e per l'altra chericeria, che erano cinquanta migliaia di buoni cavalieri; e tutti furono bene armati e bene a cavallo.

Capitolo XVIII.

Come si cominciò la battaglia, fatte le schiere de' saraini;

e come vi morirono Lione e Lionello.

Allora lo re Galerano fece le sue schiere; e la prima schiera diede a Lione e Lionello, e diede loro ventimila boni cavalieri; la seconda schiera diede al re Balante con trenta migliaia di cavalieri; e trenta migliaia di cavalieri ritenne per sé. E quando l'una parte e l'altra si furono apressati, e Tibaldo con la sua gente venne inverso di loro, e molto bene si conobbono insieme, e duramente si percossono con le lance; ma alla fine Tibaldo cacciò morto Lione a terra del cavallo; e simigliantemente fu percosso Lionello, e anche vi rimase morto. E molti altri baroni uccise, inanzi che la sua lancia si rompesse; e poi misse mano alla spada, e fece tanto d'arme con la sua gente, che quella schiera non valse niente. Allora il re Balante entrò nella battaglia, e sí fieramente percosse fra e' cristiani colla sua gente, che egli andò insino la dove era Tibaldo, e riscontroronsi insieme e con le lance si percossono per forma tale, che si passorono gli scudi e gli sterghi; ma pure finalmente il re Balante percosse sí forte Tibaldo, che egli lo cacciò morto a terra del cavallo. Allora la schiera del re Balante percosse la schiera di Tibaldo, e sconfissela tutta; e sappiate che il re Balante era molto gagliardissimo uomo, e non arebbe trovato niuno cavaliere che egli non avesse abattuto. E di poi entrò nella battaglia lo re Fiore con la sua schiera, e riscontrossi col re Balante, e dieronsi si grande il colpo delle lance, che fu cosa di grande maraviglia. Lo re Fiore ruppe la sua lancia; ma il re Balante ferì lui per sí grande forza, che egli l'abatté morto a terra del cavallo. E di poi tutti e' cavalieri della schiera del re Balante parevano per modo rinvigoriti, che parevano draghi inverso la schiera de' cristiani, traboccando e uccidendogli, che egli era loro forza di voltare le spalle e fuggire quanto più potevano, essendo tutti in rotta; e andavano su pe' poggi, e stavano a vedere chi rimanesse vincitore del campo, e guardavano se la 'nsegna del re di Francia s'abatteva a terra.

Capitolo XIX.

Come il re Balante abatté il re di Francia a terra del cavallo,

e anche abatté Oro e fiamma e gittò per terra.

Drusolina stava in su la torre, e gli occhi suoi aveva alle insegne de' cristiani, e guardava s'elle s'abattevano, e bene le conosceva, e simigliantemente quelle della chiesa di Roma, e stava a vedere s'ell'erano fatte cadere; e anche teneva mente a quelle del re di Franza, e molta gente vedeva partire del campo e fuggire a' poggi e alle montagne. E veggendo il papa e lo re di Franza cosí fuggire e' cristiani, entrarono nella battaglia con la loro schiera insieme co' cardinali, e ferirono molto valentemente. Ma quando il re Balante vidde costoro cosí fiera mente battagliare, si fece incontro e riscontrossi col re di Franza, e diegli sí grande il colpo, che egli lo cacciò a terra del cavallo; e poi percosse a colui che teneva Oro e fiamma in mano e abatté lui e la 'nsegna a terra del cavallo; e poi percosse a colui che teneva la santa croce, e abatté lui e la'nsegna a terra del cavallo. E molti buoni baroni istavano a vedere, o ponevano mente se le 'nsegne della Chiesa, cioè delle chiavi, erano abattute, e rotte l'altre genti ch'erano rimase.

 Capitolo XX.

Come Drusolina discese in prigione della torre,

e come ella cavò di prigione Fioravante e Riccieri.

Drusolina, che era in su la torre, quando vidde tutte le'nsegne a terra, incontanente andò a Fioravante ed a Riccieri alla prigione, e disse: «Fioravante, la tua gente non vale nulla». Disse Fioravante: «Come sta la cosa?». Disse Drusolina: «Tutta la gente si fugge pe' poggi e per le montagne, e quelli che non fuggono, sono morti; e Oro e fiamma del re di Franza si è abattuta, e tutte l'altre insegne della tua gente sono in terra». Allora disse Fioravante: «Madonna, io vi priego per amore che voi cerchiate delle nostre arme, e fateci menare e' nostri cavalli». E ella non fu nigrigente; e incontanente furono recate l'arme e menati e' cavalli, e si gli trasse fuori di prigione. E quando amendue furono armati di grandissimo vantaggio, e Drusolina abracciò e baciò dolcissimamente Fioravante, e disse: «Io ti priego per lo mio amore che tu ti porti bene»; e posegli una grossa lancia in mano, e cinsegli Durlindana, e uno bellissimo scudo gli porse, e poi gli disse: «Io ti raccomando il mio padre, che voi non lo uccidiate». E egli disse: «Non vi bisogna pregarmene». E allora n'andorono e' due cavalieri per la terra, e non v'era nessuno che gli conoscessi, e dicevano le persone l'uno all'altro: «Chi sono questi cavalieri? Veracemente eglino assembrono due re di corona». E Drusolina riguardò quanto ella poteva vedere. E quando e' cavalieri furono

fuori della porta, incontanente percossono alla schiera del re Galerano, che non aveva ancora combattuto; e Fioravante punse suo destriere, e ferì con la sua lancia uno gonfaloniere, e cacciollo morto a terra del cavallo, e Riccieri percosse un altro cavaliere, e fece il somigliante. E il re Galerano si volse verso Fioravante, e Fioravante contro a lui, e diegli per sí gran forza, che egli l'abatté morto a terra del cavallo. Allora Fioravante e Riccieri andavano per lo campo uccidendo molta gente, e ognuno gli fuggiva come se fussino draghi iscatenati; e tanto combatterono Fioravante e Riccieri, che tutta la schiera fu rotta. E poi percossono a quella del re Balante, e ne' primi colpi ciascuno di loro abattè il suo morto per terra, e le lance erano sí grosse, che ancora non erano rotte. E Fioravante si riscontrò col re Balante: egli lo conobbe, e incontanente volse sua lancia, e diegli del stocco, e cacciollo a terra del cavallo; e voglio che sappiate che questa fu la prima volta che il re Balante fu messo a terra del cavallo. E il re Balante incontanente si rizzò, e rimontò a destriere, e cominciò a fuggire, e andò in quelle parti dove credeva trovare il re Galerano; e quando lo trovò morto con la sua gente, fuggì in Balda, e molta gente gli tennono drieto. E Drusolina stava alla finestra, e vidde tornare 'l suo padre; e incontanente ella discese giù, e montò in su uno palafreno, e andògli drieto. E il re se n'andò in Iscondia con molta gente, e Drusolina se n'andò con lui e lasciò la terra.

Capitolo XXI.

Come Fioravante trovò il santo Padre, e come lo domandò del padre suo,

e come il santo Padre gli disse ch'egli era stato abattuto, e come egli lo trovò.

Andando Fioravante e Riccieri per lo campo, sí si fu scontrato col Padre santo, il quale era ancora a cavallo. E come Fioravante fu a lui apressato, gli si diede a conoscere; e fatte le debite riverenze, il papa ebbe di lui tanta allegrezza, che egli l'abracciò strettamente, e poi gli disse: «Vedi, Fioravante, quanto noi abbiamo fatto per te, e a che partito noi ci siamo messi! Che siamo stati per essere sconfitti, e i tuoi cugini sono stati morti, e tanti altri signori e baroni e cavalieri». Disse Fioravante: «Padre santo, dove è il mio padre?». Rispuose il papa: «Figliuolo mio, io non so s'egli è vivo o morto, imperò che egli fu abattuto poco fa». E immantanente Fioravante si partí da lui, e andò pel campo cercando del padre; e tanto cercò, che egli lo trovò in terra malamente inaverato, e non si poteva rilevare. E Fioravante allora lo prese, e poselo in su uno destriere; e poi andò cercando per lo campo, e trovò Oro e fiamma ch'era abattuta, e rilevolla su in alto; e di poi Fioravante entrò in Balda con tutta la sua gente, e missonla a fuoco e a fiamma, e tutta la disfeciono. E poi si tornarono inverso Francia tutti di brigata. E cavalcando insieme, Fioravante disse a messer lo re: «Voi mi desti bando per uno vecchio di cento anni: se voi m'avessi morto, pensate a che partito sarebbe la cristianità!». E cavalcarono per modo, che a salvamento giunsono in Franza, e entrorono in Parigi con tutta la gente; e di poi ognuno tornò al suo albergo, e il re rimase con Fioravante suo figliuolo.

Capitolo XXII.

Come la novella andò in Brettagna a Salardo

come Fioravante era tornato; e come Salardo venne in Franza.

Sentendo Salardo come Fioravante era tornato, incontanente si misse a ordine, e cavalcando in brieve tempo giunse a Parigi; e come fu scavalcato, se ne andò alla reina, e di poi si gittò ginocchioni a' piedi del re e di Fioravante dicendo: «Io vi chieggo merzé, che mi dobbiate perdonare, se per niuno tempo io v'avessi offesi». Allora disse Fioravante a Salardo: «Ista' suso, che io ti perdono tutto quello che tu m'hai fatto». Salardo stette alquanto nella corte del re per cagione che vi si faceva grande festa per gli uomini e per le femmine di Parigi per amore della tornata di Fioravante, e simile facevano allegrezza el papa e' cardinali e tutti e' taliani. E standosi Fioravante in Francia uno certo tempo, Salardo n'andò un dí dinanzi alla reina, madre di Fioravante, e disse: «Madonna, voi sapete quello che voi mi promettesti, quando Fioravante mi tagliò la barba: voi mi promettesti di dargli la mia figliuola per moglie; onde io vi priego che cosí come voi me lo promettesti, egli è dovuto che voi me lo attegniate». Disse la reina: «Io manderò per lui, e dirògli quello che mi parrà intorno a questa materia». E Salardo allora si partí da lei. Allora la reina incontanente mandò per Fioravante, e disse a lui: «Figliuolo mio, tu sai che quando tu tagliasti la barba a Salardo, e il re tuo padre ti voleva fare impiccare per la gola, allora io, per campare te dalla morte, impromissi a Salardo che, se egli ti perdonava, io ti farei torre la sua figliuola per moglie, sí che ora è tempo che tu la debba torre». E Fioravante, udendo quelle parole, si stava molto pensoso, e stavasi cheto sanza parlare; e quando fu stato uno grande pezzo, e egli disse: «Madre mia, io vi priego per lo mio amore e se voi m'amate, che voi non me ne parliate più, però che inanzi mi lascierei morire, che io la togliessi, imperò che io ho promesso a colei per cui io ho la vita». Rispose la reina: «Avete voi amore di donna?». E Fioravante disse: «Madre mia, sí che io ho amore della più bella che sia al mondo». Allora la reina ebbe grandissimo dolore; e veduto Fioravante il dolore della reina, sí si partí con grande ira, e ogni dí la reina gli diceva queste cose. E Salardo vi metteva anche suoi amici a pregare, perché dubitava che Riccieri non ne fusse contento.

[Qui ricomincia l'accordo del codice magliabechiano

col bodleiano e con l'edizione di Modena.]

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Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2011