Andrea da Barberino

I REALI DI FRANCIA

A CURA DI

 GIUSEPPE VANDELLI

 E

 GIOVANNI GAMBARIN

Libro V

Edizione di riferimento

Andrea da Barberino, I Reali di Francia, a cura di Giuseppe Vandelli e Giovanni Gambarin, Gius. Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librai, Bari 1947

I REALI DI FRANCIA

LIBRO V

Qui comincia il quinto libro de' discendenti di Gostantino.

Capitolo I.

Imprima si tratta come si diede ordine di fare la vendetta di Buovo d'Antona

per Guido, per Sinibaldo e per lo re Guglielmo d'Inghilterra,

figliuoli che furono di Buovo, e per molti altri signori.

Sinibaldo, re d' Erminia e figliuolo di Buovo, passati due anni dopo la morte di suo padre, venne in ponente, e a Londra furono insieme li tre fratelli, cioè Guido, Sinibaldo e 'l re Guglielmo d'Inghilterra; e fu con loro Ruberto dalla Croce, Sanguino d'Antona e Guerrino, figliuolo di Sinibaldo d'Erminia, e Bernardo di Chiaramonte, figliuolo di Guido; e qui si giurò e affermò di fare la vendetta di Buovo. E mandarono a spiare e a sentire dov'era Gailone, il quale uccise Buovo, e cercarono tutta Fiandra e le terre de' Maganzesi, e seppono come egli aveva rinnegato, e come era a Bambillonia, e ch'egli era il maggiore uomo ch'el soldano avesse sotto la sua signoria, e come egli aveva lasciati sei figliuoli; onde i figliuoli di Buovo giurarono d'uccidere tutti a sei questi figliuoli di Gailone per vendetta di Buovo. Non si possono fare le cose tanto celate, che non si sappiano; e a Dio non piacque tanta crudeltà. E venne questo consiglio agli orecchi della moglie di Gailone, come quella che aveva temenza de' suoi figliuoli e teneva molte spie segretamente. Quando ella sentí la giurazione della morte de' suoi figliuoli, e vedendo che contro a' figliuoli di Buovo non potrebbe riparare, ella n'andò con tutti e' suoi figliuoli a Parigi dinanzi dal re Pipino, e piagnendo gli contò quello ch' e' figliuoli di Buovo avevano giurato. Pipino gli fece tutti a sei mettere in prigione, e mandò a pigliare tutte le loro terre, e misevi la guardia per sé, cioè per la corona di Franza. E' figliuoli di Buovo feciono grande assembramento, e quando seppono ch'el re Pipino aveva prese tutte le loro terre e tutto il loro paese, mandarono Sinibaldo a Parigi a sapere la cagione. E quando fu dinanzi al re Pipino, e' fece grande lamento della morte di Buovo, e a che modo Gailone come traditore l'aveva morto a pie' dell'altare; e dimandando la cagione per che il re aveva prese le terre de' loro nimici, lo re Pipino rispose che le terre erano sue e che i suo' passati le avevano date a' loro anticissori; «e per vendetta di Buovo gli ho messi in prigione, per fargli morire. Ma io vi prego per vostro onore che prima si seguiti quello che ha fatto il male, e se lui non si può avere, faremo sopra costoro la vendetta, e io vi profero tutta mia possanza».

Sinibaldo si tornò in Inghilterra, e parlatone co' fratelli, e' furono molto contenti, e furono d'accordo d'andare con grande armata in Egitto, tenendo questo parlamento: «Se Gailone è capitano della gente del soldano, egli verrà alle mani contro a noi, e noi attenderemo d'averlo nelle mani». E feciono quanto sforzo per loro si potè; e 'l re Pipino die' loro cinquantamila cavalieri e Oro e fiamma, la reale bandiera di Franza, e questa bandiera raccomandò al re Guglielmo d'Inghilterra e a Ottone da Trieva. Sinibaldo tornò in Erminia, e ordinò grande apparecchiamento, e gli altri fratelli e amici e parenti si trovarono con grande forza di gente per mare e per terra, e andarono ad Acquamorta, ed ivi navicando n'andarono in Erminia, e ivi si trovorono centoventi migliaia di cristiani, e non v'era Sicurans d'Ungheria tra questa gente, ed erano bene armati ottantamila cavalieri e quarantamila pedoni. Non si potrebbe dire la bella gente e la nobile cavalleria ch'egli erano; e quivi si diede ordine e donde e come el campo fosse di vettovaglia fornito; e quando ebbono il tempo prospero, entrarono in mare e verso Bambillonia navicarono.

Capitolo II.

Come l'armata de' cristiani presono Damiata, e 'l soldano

venne loro incontro, e le schiere s'ordinarono.

Navicando l'oste de' cristiani con prospero vento verso le parti d' Egitto, intervenne che per ventura l'armata giunse nel porto di Damiata, e avvenne quello che per loro non si sarebbe pensato, imperò che una parte delle nave entrarono in uno ramo del fiume del Nilo, che mette in mare presso a Damiata a quattro leghe, e scesono in terra ottomila cavalieri e cinquemila pedoni, e per predare corsono verso Damiata. In questo mezzo la moltitudine delle navi giugnevano al porto di Damiata; e levato il romore nella cittá, traeva la gente al porto e difendevano il porto, e l'ammiraglio aveva già mandato via uno a cavallo, ch'andassi a Bambillonia. E quelli che correvano per lo paese, lo pigliarono, e saputo dove egli andava, e saputo come la gente di Damiata era corsa a difendere il porto, subito si ristrinsono li sopradetti ottomila cavalieri e cinquemila pedoni, e avendo per loro capitano Riccardo di Conturbia, assalirono la cittá, dove non si temevano, e poca difesa trovarono, ed entrarono drento; e fu morto l'ammiraglio. E quando la gente ch'era al porto sentirono le gride, si missono a fuggire; e quelli delle navi, sentendo ch' e' cristiani erano drento, seguitarono i saraini ed entrarono nella cittá, e ivi fermarono l'armata e mandarono per le navi di Riccardo, e feciono grande allegrezza della prima vettoria, e predorono tutto il paese insino al mare Rosso.

La novella n'andò a Bambillonia al soldano. Egli ha da Damiata a Bambillonia cento miglia, ed è posta in sul fiume del Nilo alla parte d'Asia, e passa uno ponte a Bambillonia el fiume del Nilo in Africa; e passato il ponte, v' è una cittá che si chiama il Cairo di Bambillonia. El soldano fece subito sua gente ragunare, e mandò inanzi a lui Gailon di Maganza con trecento migliaia di saraini; e 'l soldano venne drieto a lui con dugento migliaia. Non è da farsi maraviglia se tanta gente avea in uno poco di tempo ragunata il soldano, imperò che tutta la gente del paese e del reame per l'ordine hanno e per comandamento che quando e' cristiani pigliano alcuna terra e pongono campo, debbono venire alla cittá di Bambillonia, e cosí ad altri luoghi diputati; e perciò fece tanta gente.

Il decimo dí dopo la presura di Damiata giunse Gailon presso a Damiata a dieci leghe, e fece tre schiere di questa canaglia. La prima diede a uno siniscalco della corte del soldano, chiamato Apolindres, e diegli centomila saraini; la seconda diede a uno duca, chiamato Talaman d'Ascanillus, e diegli altri centomila; la terza tenne per sé; e con questa gente venne verso alla cittá di Damiata, e 'l soldano veniva drieto a loro a una giornata, con dugento migliaia di simile gente o poco migliori.

Capitolo III.

 La prima battaglia che feciono i cristiani contro a Gailone.

Apressandosi le schiere di Gailon a Damiata, sentirono i cristiani la loro venuta, e levato il romore, uscirono fuori a campo sotto Oro e fiamma; e fu fatto Sinibaldo generale capitano, non per più degno, ma per la signoria degli Ermini, che erano più usi per la Soria. E quando dava ordine di fare le schiere, si levò il romore al porto di Damiata e nella cittá, e misse questo romore grande paura nella gente. La cagione del romore fu che per mare giunsono grande armata di navi; e subito fu mandato Guido a difesa del porto. E giugnendo l'armata alle navi de' cristiani, si cominciò grande allegrezza tra' cristiani, che questo era Sicurans, re d'Ungheria; e condusse in aiuto dei cristiani diecimila cavalieri e diecimila arcieri; e della sua venuta si fece grande allegrezza. In questo mezzo Sinibaldo fece cinque schiere: la prima volle Sinibaldo per sé, con ventimila; la seconda diede a Ruberto della Croce e a Riccardo e a Ottone, con ventimila; la terza diede a Bernardo suo nipote, figliuolo di Guido, e a Sanguino d'Antona, con ventimila; la quarta die' al re Guglielmo d'Inghilterra, con quarantamila cristiani e con la bandiera Oro e fiamma; la quinta lasciò a Guido suo fratello, a guardare la cittá e 'l navilo, con tutti i rimanenti. E poi comandò che l'oste lo seguisse; ed egli si mosse e andonne alla sua schiera, e menò con seco Guerrino suo figiuolo. E quando giunse alla schiera, già l'una schiera vedeva l'altra; ma egli era presso al tramontare del sole, e aspetta rono insino alla mattina la battaglia.

La notte fu per tutto il campo manifesto ch'el re d'Ungheria era venuto, e tutto il campo ne prese cuore e ardire. E apparita la mattina, e' saraini vennono verso i cristiani con terribili boci e apressònsi; e Sinibaldo mosse con grande romore la gente sua, e nella giunta uccise Apolindres, siniscalco del soldano; e come la sua schiera entrò tra' saraini, subito come canaglia tra loro medesimi si missono in fuga. E Sinibaldo, seguitando la traccia, giunse con loro insieme nella seconda schiera, la quale, tra per cagione di quelli fuggenti e per li cristiani tra loro, poco mancò che non si roppono; ma era tanta la moltitudine, che una grande parte non sentivano el romore. E Sinibaldo pensò ch'egli era di lungi all'altra schiera una lega galeesca, e però fece sonare a raccolta. E in questo mezzo e' saraini si fermarono, e intanto giunse Gailone e fecegli ritornare alla battaglia; e assalirono da capo, e ricominciossi la battaglia. Guerrino uccise il duca Talaman d'Ascanillus: nondimeno era tanta la moltitudine de'saraini, che i cristiani furono attorniati da ogni parte, cioè questa schiera di Sinibaldo. E sarebbero periti; ma Ruberto e Riccardo e Ottone giunsono, e fu sí grande il loro assalimento, che tutta la moltitudine de' saraini cominciarono a fuggire, e fu fatta grandissima uccisione. Quando Gailone vidde tanta moltitudine fuggire, disse ad alcuno suo amico de' baroni: «Per Maometto, troppo sono i cristiani franca gente a rispetto della nostra!». E fece due parti della sua schiera, e assalí i cristiani da due parti e da traverso, ed abatté Sinibaldo. Ma Guerrino lo rimisse a cavallo. Ed era terribile battaglia, quando Bernardo di Chiaramonte e Sanguino d'Antona entrarono nella battaglia. Allora furono le tre schiere de' saraini in fuga, e furono sconfitti e morti quel di centodieci migliaia di saraini; ma erano canaglia e male in ordine. Gailon di Maganza tornò, con quegli che fuggivano, al soldano, con la novella della sconfitta, e consigliò el soldano che non andasse con questa gente a trovare i cristiani, ma ch'egli mandasse per migliore gente che questa. E però si tornò il soldano indrieto, e aspettò migliore soccorso che questo. Sinibaldo e Guerrino e Ruberto e Riccardo e Ottone, Bernardo e Sanguino si tornarono indrieto più stracchi che feriti, loro e' cavalli tutti sanguinosi; e 'l re d'Ungheria si dolse assai perché non lo avevano richiesto. 

Capitolo IV.

 Come il soldano da capo tornò a Bambillonia, e ragunò grande gente e

molti re e signori. E i cristiani, usciti a campo, si partirono da

Damiata e inverso Bambillonia n'andorono.

Ritornandosi il soldano verso Bambillonia, sentendo il grande danno ch'egli avea ricevuto, e mandò per tutte le terre, significando la sconfitta ricevuta e la perdita di Damiata, e mandò in Soria, per lo Egitto e in Arabia, per insino in Caldea, e di molte parti ebbe grande soccorso: tra' quali signori furono manifesti questi. Imprima vi venne il re di Pelestina, vicino di Giudea, e menò grande gente; vennonvi quelli signori ch'erano alla sua obedienzia. Come costui, feciono tutti gli altri che vi vennono. Costui aveva nome Ettorpatris. Vennevi Nastaron, re d'Arabia Petrea, vennevi el duca Traconis di Tracondia; vennevi Polomeo della Rissa; bandiera Oro e fiamma, e con loro trentamila cavalieri, la più fiorita gente del campo. E fatte le schiere, si feciono in contro al soldano.

Gailone si fece le schiere della sua gente, e fece otto schiere. La prima diede a Ettorpatris, re di Pelestina, con quarantamila saraini; la seconda die' al re Nastaron d'Arabia Petrea, con quarantamila saraini; la terza all'ammirante di Giudea, con quarantamila saraini; la quarta diede al re Galerano di Soria; ed egli volle essere in quella schiera col re Galerano, e disse al re: «Come io arò fatto le schiere, ne verrò in questa schiera con voi». La quinta guidò Morandas di Moranzia, e con lui Sadoc, il prenze da' monti Libici, con quarantamila; la sesta guidò lo re Pulinoro d'Arenoicca; la settima guidò re Polomeo della Rissa e Traconis di Tracondia, con quarantamila, e cosí tutte le altre di prima furono ognuna quarantamila. L'ottava e utima guidò el soldano di Bambillonia, che furono centomila, la più fiorita gente. E fatte le schiere, ogni parte andava per trovare e' loro nimici. 

Capitolo VI.

Come si fece la battaglia del primo di, e la morte di molti.

Fatte da ogni parte le schiere, si misse l'una gente andare verso l'altra, e viddonsi in su grandissime campagne. Allora l'oste si fermarono da ogni parte, e molto furono le schiere da ogni parte confortate. E quando fu dato il segno dal re Sicurans, si mosse tutta la sua schiera, e dall'altra parte si mosse il re Ettorpatris di Pelestina. E 'l re Sicurans si mosse contro a lui, e furono i primi a ferirsi. Lo re Sicurans lo passò insino di drieto e gittollo morto alla terra: della cui morte fu grande romore, e la gente si percossono l'una con l'altra, e grande uccisione si commisse. E non poterono durare i saraini della prima schiera, perché molto spaventorono della morte del loro signore, e missonsi in fuga. E la seconda schiera entrò nella battaglia sotto lo re Nastaron d'Arabia Petrea, e molti cristiani facea morire: nondimeno lo re Sicurans sempre manteneva francamente la battaglia. Ma Sinibaldo e Guerrino suo figliuolo entrarono nella battaglia con la sua schiera con tanta tempesta, ch' e' saraini furono messi in fuga. Non si potrebbe dire la grande uccisione che fu allora commessa de' saraini. E seguitandogli, si scontrorono nella terza schiera dell'ammirante di Giudea, e Guerrino si scontrò con lui e ricevette uno grande colpo di lancia da lui; ma eglino cominciorono la battaglia con le spade in mano, e grande battaglia era la loro. Alla fine Guerrino gli tagliò il braccio ritto; e volendo fuggire dinanzi a Guerrino, una frotta di cavalieri cristiani l'uccisono. E cosí morí l'ammirante di Giudea, e furono sconfitte le tre schiere de' saraini.

Allora si mosse lo re Galerano di Soria e Gailone di Maganza, e per lo ammaestramento di Gailone feciono grande danno a' cristiani e cominciossi grande battaglia. La moltitudine de' saraini era tanta, ch'e' cristiani erano troppo afannati; e mentre che la battaglia era sí grande, Gailon vidde lo re Sicurans che molto danneggiava la sua gente e molto confortava i cristiani. E Gailon, raccolti una brigata de' suoi, circa a cinquecento, e' più vantaggiati, assalí lo re Sicurans. E veramente l'uccideva; ma una brigata de' suoi Ungheri, ch'erano circa a dugento, si missono alla morte e combattendo contro a Gailon furono quasi tutti morti: ma eglino uccisono tutti quelli di Gailon. Nondimeno egli arebbe morto Sicurans; ma Sinibaldo, udendo il romore, si volse in quella parte, e quando Gailon lo vidde venire, abbandonò la battaglia e cominciò a fuggire e tornò tra la sua gente. E confortando la sua gente, egli e lo re Nastaron e lo re Galerano con molti altri signori mantenevano la battaglia. E confortando e' saraini, intanto che i nostri cristiani erano a grande pericolo, intervenne che Gailon vidde Guerrino, figliuolo di Sinibaldo, che faceva tanto d'arme, che solo egli era cagione di sostenere tutta la battaglia: e Gailone con una lancia in mano lo percosse e abattello alquanto innaverato. E come giunse in terra, si levò ritto, e con la spada in mano francamente si difendeva; e uno franco gentile uomo di Bretagna lo soccorse. E mentre che egli gli voleva dare uno cavallo, e lo re Nastaron d'Arabia gli die' d'una lancia, e abatté Anseigi e 'l cavallo; ed erano a grande pericolo, se lo re Guglielmo non fusse entrato con la sua schiera nella battaglia. Allora furono tutti in volta i saraini, le prime quattro schiere. In questo assalto Sinibaldo rimasse a cavallo Guerrino e Anseigi di Brettagna, e se lo re Guglielmo non fosse entrato allora nella battaglia, Anseigi non avrebbe generato Salamene né Ansoigi suoi figliuoli. Sinibaldo molto spregiò il suo figliuolo, che si era cosí lasciato abattere. Guerrino, pieno di vergogna, si misse nella battaglia, e Anseigi con lui, e sí fiera battaglia commettevano, che facevano ogni persona maravigliare. Guerrino vidde lo re Nastaron d'Arabia che sosteneva la loro gente, ed era uno franco saraino. Guerrino si gli gittò come uno drago a dosso e partigli la testa per lo mezzo e gittollo morto a terra. Anseigi uccise Tibal d'Arabia suo cugino; e per la morte di questi due i saraini in tutto arebbono abbandonato il campo, se la quinta schiera non fosse entrata nella battaglia: ciò fu Morandas e Sadoc da' monti Libici. Questa schiera ritenne i cristiani, e fece tornare i saraini alla battaglia. Allora uscí Guerrino della battaglia e tornò insino alla schiera quarta e rifasciossi, e subito ritornò alla battaglia. E nella giunta uccise Lionetto, figliuolo del re Morandas di Moranzia, per la cui morte mille saraini perderono la vita. Quando Sinibaldo vidde il figliuolo fare tanto d'arme, lodò Iddio e a lui lo raccomandò.

El giorno pose fine alla battaglia, perché la notte sopraggiunse, e l'uno e l'altro campo alquanto si radussono. Lo re Sicurans la notte per consiglio di tutti fu mandato a mettere uno agguato di lá di Sirlonas, pensando che il dí uscirebbono fuori a assalire il campo, e 'l re v'andò.

Capitolo VII.

Come la mattina ricominciarono la battaglia,

nella quale fu morto Ottone da Trieva e molti altri signori.

Apparita la chiaritá del dí, da ogni parte erano mutate le schiere e messa gente fresca alle frontiere dinanzi, sí che da lato de' cristiani venne alla prima battaglia Riccardo, Sanguino e Ruberto con la quarta schiera; e tutta la gente ch'el dí inanzi avevano combattuto si recarono da parte allato alle bandiere. Dal lato de' saraini venne alla battaglia lo re Pulinoro d'Arenoicca, e apressandosi le nimiche schiere, el romore si levò. E cosí l'una schiera contro all'altra, Riccardo si scontrò con la lancia in mano col re Pulinoro, e amendue caddono a terra co' cavalli. Sanguino d'Antona si scontrò con Furians, fratello del detto re Pulinoro, e dieronsi delle lance; e Furians passò Sanguino insino di drieto con la lancia, e morto cadde tra' piedi de' cavalli. Ruberto dalla Croce uccise uno ammirante. Chi potrebbe dire la gente che da ogni parte cadeva morta in questo iscontrare delle schiere? E durando alquanto la battaglia, i cristiani missono in volta la prima schiera ch'era con loro alle mani; ma in battaglia entrò lo re Polomeo della Rissa e Traconis duca di Tracondia. Questa schiera erano sessanta mila, vennono in due schiere da lato della battaglia e missono i nostri cristiani in mezzo; e fu sí grande il pondo di questa gente, che furono abattuti e morti più d'ottomila cristiani. Riccardo di Conturbia fu abattuto, e Ruberto dalla Croce, e furono a grande pericolo, se Guido non avesse mandato alla battaglia Ottone da Trieva e Bernardo di Chiaramonte con diecimila della sua schiera. E della schiera dell'altro dí si mosse Sinibaldo e Guerrino e 'l re Guglielmo d'Inghilterra con quindicimila cristiani, e queste due schiere assalirono i saraini. Ora cominciò la maggiore battaglia che ancora fosse stata, e furono pinti per forza indrieto i saraini, e fu rimesso a cavallo Ruberto e Riccardo. In questo combattimento Bernardo di Chiaramonte vidde Furians d'Arenoicca che molto danneggiava i cristiani; e Bernardo furioso gli si avventò a dosso con la spada, e per lo mezzo la testa lo partí.

Quando Sinibaldo vidde fare a Bernardo tante valentie, disse a Guerrino suo figliuolo: «Quando somiglierai tu il tuo cugino Bernardo?»; e mostròglielo. Per queste parole tutto quel giorno combatterono i due cugini a gara: non si potrebbe dire i gran fatti d'arme che feciono quel giorno. Quando il soldano vidde la sua gente fuggire, si mosse con mezza la sua schiera, ch'erano centomila, ed entrò nella battaglia con cinquantamila; e nella giunta passò Ottone da Trieva con una lancia, e morto l'abatté. Per la sua morte fu grande romore, e i cristiani molto impaurirono; ma i franchi capitani si ristrinsono e tutti insieme serrorono le schiere, Sinibaldo, Guerrino, Bernardo e 'l re Guglielmo, Riccardo, Ruberto e Anseigi; e ristretti, confortaron la gente cristiana e con grande strida si rimissono nella battaglia. Dugento trombetti sonarono da lato de' cristiani alla battaglia. In questa battaglia Guerrino uccise lo re Pulinoro d'Arenoicca, e Sinibaldo uccise lo re Polomeo dalla Rissa; Bernardo di Chiaramonte levò il capo dalle spalle a Traconis duca di Tracondia; re Guglielmo uccise Largatris, fratello del soldano; e quante migliaia de saraini furono misse al filo delle spade non si potrebbe dire. Il soldano si fuggì insino alle sue bandiere, e tutto il resto della sua gente fece andare alla battaglia; e mandò a dire a Gailone ch'entrasse con tutta la gente nella battaglia. E mossisi il soldano e Gailone e re Galerano e 'l re Morandas e Sadoc da' monti Libici, a questa gente non poterono fare i cristiani risistenzia, e furono sconfitti e perderono campo insino presso alle bandiere. Ma eglino si mossono tutto il resto, e corsono alla battaglia, e aspra e grande battaglia si ricominciò. Guido si mosse con la bandiera e andò verso le bandiere de' saraini per rincorare e' cristiani, e fece entrare nella battaglia diecimila cristiani, e altri dieci mila n'avea seco colle bandiere. Ora la battaglia era dubitosa, e' cristiani avevano il peggiore ed erano in grande pericolo.

Capitolo VIII.

Come Sicurans, re d' Ungheria, prese la cittá detta Sirlonas,

e' cristiani ebbono vittoria.

Già era ora di nona, quando della città di Sirlonas uscí fuori tutto il popolo per assalire le bandiere de' cristiani; ed erano per istima ventimila o più, e con grandissime grida assalirono la schiera di Guidone, ch'era rimaso con le bandiere e avea diecimila cristiani, ch'erano il fiore della gente, e bene il dimostrorono. Quando Guido di Chiaramonte vide venire questa gente, cominciò a confortare e' sua cavalieri e fecegli stare stretti alle bandiere. Alcuni dicevano: «Rimanghino e' mezzi di noi a guardia delle bandiere, e gli altri ferischino». Disse Guido a' suoi trombetti: «Gridate, pena la testa, che veruno non si parta dalle bandiere, che in poco d'ora vedrete la nostra vettoria». Per questo tutti si serrarono intorno alle bandiere, e queste genti della cittá gli assalivono, ed eglino pure saldi si difendevano. Allora uscí lo re Sicurans d'agguato con la gente che aveva menata la notte, e giunto alla porta di Sirlonas, sanza colpo di spada entrò nella città. E quando vidde che nella cittá non era se non femine e vecchi e fanciulli, non lasciò entrare drento se non la metá della sua gente, e comandò a due de' suoi gentili uomini che rimanessino a governo della cittá, perch'ella fusse bene guardata; ed eglino cosí feciono; ed egli spiegava le sue bandiere per soccorrere i cristiani. In questo mezzo e' cristiani ch'erano alle mani col soldano, furono sospinti indrieto insino a Oro e fiamma, e Guido sostenendo quegli della cittá, vide venire le bandiere del re Sicurans, e vide cominciare a fuggire quegli della cittá, perché avevano sentito come e' cristiani aveano preso la cittá loro. Sicurans die' loro a dosso, e in poco d'ora n'uccisono la maggiore parte. E ristretti alle bandiere, lo re d'Ungheria si volse verso la dubitosa battaglia. Guido si mosse con Oro e fiamma, ed entrò nella battaglia, e levossi uno grido: «Guarda, guarda Oro e fiamma!». Questa fu grande forza e rincoramento de' cristiani, e spavento de' saraini, che la dubitosa battaglia tornò in vettoria de' cristiani. E parve una cosa miracolosa che Guido con diecimila cavalieri per mezzo de' saraini andò con la santa bandiera insino alle bandiere del soldano; e tutti gli altri cristiani, vedendo Oro e fiamma nel mezzo de' saraini, seguitavano la traccia, e furono gittate per terra le bandiere del soldano. Guido uccise a pie' delle bandiere il soldano con la spada in mano; Bernardo suo figliuolo uccise Galerano, Sinibaldo uccise lo re Morandas di Moranzia, Anseigi di Bretagna tagliò la testa a Sadoc da' monti Libici. Per la morte di tanti signori rimase l'oste de' saraini sanza pastori, e non avendo in loro né guida né conforto, da ogni parte impaurati fuggivano. Apresso ebbono novella come i cristiani avevano preso la città di Sirlonas, e non vedendo riparo, ogni parte si misse in isconfitta. Gailone di Maganza, vedendo la rotta de' saraini (e non aveva saputo come Sirlonas era perduta) e volendo tornare verso Bambillonia, vidde Oro e fiamma dove lasciò le bandiere del soldano: non volle inverso quella parte fuggire, ma egli si pensò d'entrare nella cittá di Sirlonas, e fuggì insino a una porta della cittá. Quando conobbe ch'ella era de' cristiani, si fuggiva indrieto; e la gente lo riconobbe, e 'l romore si gli levò drieto. Egli fu preso e menato dinanzi al re Sicurans, ed egli lo fe' menare nella cittá e mettere in prigione legato bene e bene guardato. Apresso, essendo già sera, e' cristiani stanchi e sanguinosi cominciarono vettoriosi a tornare indrieto; e quando fu palese che la cittá era de' cristiani, ne vennono con grande allegrezza e festa alla cittá, ed entrarono tutti e' signori nella cittá, dove si fece grande allegrezza della vettoria. E in quella sera non fu appresentato Gailone, ma bene fu palese a Guido e a Sinibaldo come egli era preso. Di questo molto si rallegrarono, perch'era il fine della guerra. E fecesi la sera grandi fuochi nella presa cittá, e l'altro giorno fu fatta festa a Damiata e alle nave del porto.

Capitolo IX.

Come e' cristiani disfeciono la cittá di Sirlonas in Egitto,

e tornati a Damiata, feciono squartare Gailone, che uccise Buovo,

dandogli grandi tormenti; e tornaronsi in Franza.

Riposaronsi i cristiani alla cittá di Sirlonas trenta giorni, medicando e' feriti, e fu per tutto il consiglio diliberato che Gailone fusse dato nella podestà di Ruberto: ed egli lo salvò a buona guardia. Passato il mese, Guido e Sinibaldo e 'l re Guglielmo, raccolta tutta la baronia, gli ringraziorono, dicendo che solamente per fare morire Gailon avevano fatto il passaggio oltre al mare, e che a Dio era piaciuto di darlo loro nelle mani, e che «poiché Iddio ci ha data la vettoria, noi non vogliamo che per noi muoia più gente». E per questo furono lodati, e levarono campo e feciono disfare la cittá di Sirlonas, e tornaronsi a Damiata con grande allegrezza e festa. E riposati il primo giorno, l'altro dí apresso, per fare nota la vendetta di Buovo, Ruberto dalla Croce fece istracinare Gailon per tutta la cittá di Damiata, e dinanzi al porto del mare, presente a tutte le nave, lo fece per modo stracinare, ch'egli non morí, e poi, vivo com'egli era, lo fece isquartare a quattro cavagli, e uno quarto ne fece porre in su uno paio di forche in sul porto, con uno brieve che diceva: «Questo è Gailon di Maganza traditore, che uccise Buovo d'Antona, mio fratello, nel tempio di Santo Salvadore, essendo Buovo ginocchione all'altare; e fu cagione della morte di tanti saraini e della disfazione della cittá di Sirlonas». E tre quarti ne apiccarono in tre parti della città di Damiata, e diliberarono che Damiata non si disfacesse, perch'ella era terra di marina. E quella medesima scritta era all'uno quarto di Gailone che all'altro.

E fatta questa vendetta, entrarono in mare e portaronne grande ricchezze e molti corpi di gentili uomini, tra' quali fu il corpo d'Ottone da Trieva e 'l corpo di Sanguino d'Antona; e ritornoronsi nel reame di Franza. E 'l re Sicurans si tornò in Ungheria, e trovò che gli mancava seimila cristiani, di quegli che egli mosse d'Ungheria. L'altra gente che ismontarono al porto d'Ayguamorta si trovarono avere mancati trentacinque migliaia di cristiani. E andaronne a Parigi al re Pipino, che ne fece grande allegrezza, e renderongli Oro e fiamma; ma molto gl'increbbe della morte di Ottone da Trieva. E Sinibaldo mandò in Erminia uno grande barone del paese, che governasse il reame come re. La cagione è perché il re Pipino gli donò tutta Borgogna e Maganza e Savoia e Provenza. E Sinibaldo gli domandò per uno anno tutta la gente che egli aveva rimenata, e 'l re gliela concesse: onde egli prese tutto il paese che gli fu donato, e donogliele perché non lo volevano ubidire: però gliele concedette. E prese Sinibaldo la maggiore parte di Borgogna e di Savoia, e Maganza e Losanna e Provenza; e poi el re fece perdonare a' figliuoli di Gailone, e render loro Fiandra, e fece che Sinibaldo per suo amore rendè loro Maganza e Losanna, e riebbono Pontieri. Allora fece Sinibaldo fare una città in Campagna in su' confini di Franza, e chiamasi Mongrana; per la quale città fu tutta la schiatta di Sinibaldo chiamata la gesta di Mongrana, e discesene una valorosa gesta e franchi uomini d'arme.

 

Finito il quinto libro della vendetta di Buovo. Deo gratias. Amen.

Indice Biblioteca

Biblioteca

Progetto Quattrocento

Progetto Quattrocento

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2011