Vittorio Alfieri

LE MOSCHE E L'API.

FAVOLETTA.

Edizione di riferimento:

Opere, varie filosofico-politiche, in prosa e in versi, di Vittorio Alfieri da Asti. tomo quarto. Parigi, presso Gio. Claudio Molini, librajo nella strada, detta Mignon, 2, quartier de l′Odeon. anno ix. (1801).

 

 

LE MOSCHE E L'API.

FAVOLETTA.

 

D'api un libero sciame,

Industríoso e lieto,

Se ne vivea felice:

Stuol di mosche inquïeto,

A cui la fame anco l'invidia accrebbe,

Un suo moscon per capo eletto s'ebbe;

E l'una sì gli dice.

 

Noi siam pur tante,

L'api pochissime;

Ciò non ostante,

Son potentissime.

Esca abbondante,

Securo tetto,

Pace e diletto;

E che non hanno

Quelle iniquissime?

E il tutto fanno,

Rette a repubblica.

E noi, chi siamo?

Noi pur vogliamo

Libertà pubblica.

 

Era il moscone

Un vero omone,

Saggio, prudente,

E dell'api sapiente.

Onde a quel dire oppone

Il ragionar seguente.

 

Care mie figlie, è facile

Il chiacchierar, ma il fare

Dà un po' più da studiare.

L'api sono insettoni,

Aspre di pungiglioni,

Che le fan rispettare.

Ma noi, di tempra gracile,

Che faremmo in battaglia,

Se un soffio ci sparpaglia?

Le pure api si pascono

Dittamo, erbette, e rose;

E in noi sempre rinascono

Mille voglie golose.

 

La libertà di svolazzar quà e là,

Col periglio temprata

Di una qualche ceffata,

Sia dunque ognor la nostra;

Nè questa a noi giammai tolta verrà,

Se il senno il ver dimostra.

 

Così il dotto moscon, lor viste fosche

Ralluminando, apria

Che non potria mai farsi un popol mosche.

FINE.

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Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2011